Novembre a Caboverde

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località: capo verde
stato: capo verde (cv)

Data inizio viaggio: mercoledì 14 novembre 2007
Data fine viaggio: mercoledì 21 novembre 2007

CABO VERDE – 14/21 Novembre 2007

mercoledì 14 novembre 2007

h.18,40 locali

Siamo arrivati a Sal intorno alle 14,00, ora locale.
Abbiamo raggiunto con un taxi (10 €) il Sakaroule, la pousada dove siamo alloggiati a Santa Maria.
E’ molto carina, immersa tra la popolazione caboverdiana; molto lontana dagli standard degli all inclusive, per gente semplice.
Passeggiatina sulla spiaggia dorata e giretto per Santa Maria.
Impossibile non rendersi conto che qui i prezzi sono “italiani”.
Siamo rientrati in hotel per una doccia veloce. Adesso stiamo per ri-uscire. Mangeremo al cafè kultural, famoso per i suoi tavolini con la forma delle isole dell’arcipelago e per la musica dal vivo, oltreché per l’ottimo pesce.
Siamo abbastanza distrutti, infondo ci siamo alzati alle 6 e adesso per noi sono quasi le 21

sabato 17 novembre 2007

Stesi sulla spiaggia di Sal Rei, a Boa Vista. Dopo 1 ½ giorno a Santa Maria dove abbiamo constatato che tutti i luoghi comuni su Sal sono veri (donne bianche a caccia di uomini neri, e uomini neri che si vendono in spiaggia alle donne bianche; prezzi europei sia nei negozi sia nei ristoranti; un mare “oceano” che è una piscina gigante e una spiaggia bianca e setosa), il 15 siamo partiti alla volta di Boa Vista che, devo ammettere, mi ha affascinato dal primo passo a terra. Soggiorniamo al “Migrante Guest House”, una vecchia casa appartenuta alla famiglia ebrea Ben O’Leil, qui molto famosa, ristrutturata con perfetta cura da Cristiano (a lui potete chiedere tutte le informazioni utili per girare l’isola).
Per il momento ci stiamo godendo la pace e i tempi dilatati di Sal Rei.
Abbiamo fatto amicizia con un ragazzo senegalese in spiaggia. Qui di Senegalesi ce ne sono tanti e non sono molto amati dalla popolazione creola. Il nostro amico, Pascal, ci ha detto di voler venire in Italia. Queste persone credono che in Italia ci sia la terra promessa e poi quando arrivano, se arrivano (visto che molti muoiono in quelle bagnarole con cui cercano di approdare da noi), si ritrovano a vivere in 10 o più in una casa perché gli affitti sono alti e non arrivano a fine mese, in un paese straniero e per loro molto freddo. Noi abbiamo cercato di distoglierlo da questa intenzione, perlomeno la coscienza è a posto.
Abbiamo cenato la prima sera da Naida, sulla piazza principale. Si mangia benissimo a prezzi “giusti” e porzioni abbondanti.
Ieri invece abbiamo cenato al “Terra Sabe”, gestito da un ragazzo bresciano, Nicola, e uno di Sao Vicente.
Se andate, assaggiate il formaggio di capra alla piastra. Buonissimo!
Abbiamo preso una bottiglia di Fogo bianco, il vino capoverdiano che, ovviamente, per i ¾ è finito nella pancia di Ugo.
Domani abbiamo prenotato un tour dell’isola con un’altra coppia di turisti tedeschi, che soggiornano come noi al Migrante (17,50 € a persona).
Notte, notte

lunedì 19 novembre 2007

h 16,00 – Aeroporto di Rabil – Boa Vista

Siamo in attesa del volo per Espargos/Sal dove trascorreremo gli ultimi due giorni a Caboverde. Oggi per la prima volta ho capito, o perlomeno “credo” di aver capito, cos’ è la Sodade. Boa Vista ha un fascino che si scopre giorno dopo giorno e lasciarla mi fa sentire nostalgica. Sarei rimasta almeno un’altra settimana.
Beh, riprendo da dove ci siamo lasciati: ieri abbiamo fatto il tour del nord. Siamo partiti da Sal Rei alla volta di Rabil, poi per strade impervie abbiamo attraversato tre paesini, nell’ordine: Joao Galero, dove ho distribuito ai bimbi in giro per le strade i pennarelli colorati portati apposta dall’Italia; Fundo Das Figueiras, il centro abitato più importante del nord; Cabeco dos Tarafes, piccoletto.
Poi su strade sterrate ( e dire che ho denominato quelle di prima “impervie”) abbiamo raggiunto Ponta do Ervatao, una bellissima spiaggia dove nidificano le tartarughe, ma ahimè non in questo periodo; lì pausa pranzo e bagnetto.
Prossima tappa: faro de Morro Negro, il punto più vicino all’Africa e il sole cocente te lo fa capire bene.
Si scarpina un po’, ma la vista merita… Siamo ripartiti e, sulla strada del ritorno, abbiamo deviato verso il deserto di Viana.

Qui entro finalmente in gioco io…si era capito?
DESERTO! Bisogna proprio toccare con mano (e con piede!..) per capire veramente le sensazioni che si provano a trovarsi in una dimensione che muta in continuazione. Le dune segnate dal vento, saliscendi variabili, striature che sembrano scie di serpenti (che qui sono del tutto assenti), parti scoscese dalla superficie liscia e…noi due giochiamo come bambini alla prima gita della scuola.
Lasciamo questa oasi di sabbia che ci ha rilassato dopo lo stancante viaggio di rientro, per dirigerci verso l’ultima tappa del tour di Boa Vista: Praia de Chave.
Qui si trovano i resti diroccati di una vecchia fabbrica di mattoni dimessa verso metà del secolo scorso, di proprietà della famiglia Ben O’Leil, che tra l’altro abitava nella casa che poi è divenuta la splendida guest-house “Migrante”, dove abbiamo trascorso i nostri piacevoli momenti di relax.
Prima di abbandonare la spiaggia, ecco il colpo di scena finale: l’apparizione, è proprio il caso di dirlo, di una lunga fila di delfini che fendono l’acqua con grande eleganza e gioia, salutandoci con i loro salti per dirigersi come noi verso nuove mete.
Credo si possa affermare senza esitazione di aver trascorso una giornata che rimarrà per lungo tempo nei nostri ricordi di giramondo.

Dopo le parole mielose del marito che, prima di partire, aveva criticato i diari di viaggio di altri provetti “romanzieri”…rientro in scena per continuare il racconto.
Tornati al Migrante e ritemprati da una agognata doccia, siamo usciti per trovare un ristorante aperto, visto che a Sal Rei domenica è quasi tutto chiuso. Dopo qualche ricerca vana, abbiamo deciso di comune accordo di tornare al Terra Sabe, da Nicola e Bruno. Ma prima di fare la parentesi “ristorante”, tanto cara a noi italiani, vi volevo raccontare di una esperienza proprio carina.
Mentre andavamo al Terra Sabe, abbiamo sentito delle voci cantare e così siamo andati verso la musica.
Ci ha portato in una chiesa, gremita di giovani, che cantavano Halleluja ad un ritmo tra il rock e il rap.
C’erano altri italiani dentro la chiesa, tutti stupiti da quel modo di fare la messa, ma non ci abbiamo messo molto a cedere e partecipare a canti e danze, chiedendoci il perché in Italia sia così diverso…
Beh, siamo usciti da lì tutti sorridenti.
Allora torniamo al cibo. Noi ci permettiamo di consigliare il Terra Sabe per il meraviglioso formaggio di capra alla griglia, già precedentemente citato, e il pesce fresco; e poi perché l’atmosfera creata da Nicola e Bruno ci è piaciuta molto.
Un 10 e tante lodi vogliamo darli al Blue Marlin, che ci ha conquistato non solo per l’ottima, e pure economica, cucina di Santina, ma soprattutto per il suo sorriso e la sua dolcezza e perché abbiamo vissuto dentro il piccolo bar/ristorante dei momenti molto piacevoli. Lei e Luca (italiano doc) hanno creato un posto dove c’è una totale aggregazione tra creoli e italiani. Oggi poi ho visto un caboverdiano ordinare un espresso e anche il modo di berlo sembrava quello di un italiano. Non parlo poi della bellezza di Elias, il loro bimbo, un moretto dai riccioli biondi, che da grande farà una notevole strage di cuori.
Un consiglio: il carpaccio di serra e tonno: impedibile, come il budino al cocco.
Adesso sono le 17,05. Speriamo di non partire in ritardo. Una cosa è certa: io qui ci sarei rimasta ancora un po’.

P.s. Ah, dimenticavo! Sono orgogliosa di aver acquistato a 1200 Escudos, l’uril (all’aeroporto ne costava 4000), il gioco caboverdiano sul quale molti spendono il loro tempo qui a Boa Vista. Sono già diventata un’appassionata!

mercoledì 21 novembre 2007

Tra meno di 3 ore atterreremo a Roma. Che tristezza!
Il racconto riprende da Sal. Ieri siamo andati a fare un giro dell’isola insieme a Corsino, il nostro driver. Spesa: 4000 Escudos, circa 40 Euro. Siamo partiti da Santa Maria alle 10 circa. 1° tappa: Pedra de Lume, la vecchia salina dell’isola. Oggi è rimasto ben poco dei lavori forzati di uomini che perdevano anche la vita sotto il sole cocente all’interno di questo cratere spento da cui ancora adesso, ma con le macchine, si ricava il sale. Si accede tramite una strada sterrata che porta ad un tunnel. Da questo momento si procede a piedi, e superato il tunnel, si scende verso le saline. Volendo si possono fare dei massaggi al sale, molto utili sia per la pelle sia per i dolori articolari. Siamo rimasti qui 30 minuti circa, poi piccola tappa ad Espargos, capitale di Sal, dove abbiamo raccolto la famiglia di Corsino, moglie e due splendide bimbe, una di 1 anno e una di 4, Oneila e Oneleida. Insieme siamo andati a Buracona.
La chiamano la piscina naturale perché sembra una piscinetta rialzata dal mare. Il nome viene da un buco, il buraco, da cui si vede il mare con colori cristallini. Si dice che ci siano degli squaletti all’interno della grotta che si è creata. Non abbiamo verificato….
Infine abbiamo riaccompagnato la famiglia a casa e siamo tornati in albergo. Abbiamo cenato al cafè criolu entrambe le sere. Le mie prime e ultime aragoste caboverdiane, veramente eccezionali.
Oggi passeggiata lungo la spiaggia, ultimo saluto al leggendario pontile, qualche acquisto per ricordare la nostra vacanza qui e infine diretti verso l’aeroporto.

Al prossimo viaggio,
Noemi



Non ho partecipato con grande assiduità a questo diario, ma io….c’ero!!
Quindi posso unirmi a pieno titolo ai saluti verso queste briciole di terra sparse chissà come al largo dell’Africa tropicale.
Abbiamo trascorso una settimana in cui le parole d’ordine sono state: RELAX, PIACERE, ARMONIA, BELLEZZA….
Tutto grazie al clima atmosferico, ma soprattutto a quello che ci ha saputo offrire la gente di CABOVERDE….

Ugo

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