capo verde by www.born2travel.it

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località: santa maria, palmeira, pedra de lume, boavista, santa monica, rabil, joao galego, fundo das figueiras
stato: capo verde (cv)

Data inizio viaggio: martedì 1 novembre 2005
Data fine viaggio: martedì 29 novembre 2005

se vuoi saperne di più o vedere tutte le foto visita: www.born2travel.it
27.11. 2005 Ilha do Sal (Capo verde)
Siamo in volo ormai da cinque ore. Ce ne aspettano altre due..
Prima abbiamo sorvolato dei paesi africani, molto emozionante... case bianche e basse e il deserto dall'alto...
Una volta arrivati, dopo una breve passeggiata sulla battigia (che tra l'altro, per via dell'alto tasso di salinità dell'acqua, illuminata dai raggi del sole,era rosa, che spettacolo!),.ci siamo denudati: via i pantaloni lunghi, il giubbino e le scarpe... indossato solo il costume e infradito siamo stati tutto il pomeriggio in giro a scoprire questo nuovo posto.
In mattinata, com mia zia e Claudia, preso un taxi, siamo andati a visitare la cittadina più vicina al nostro resort: Santa Maria. Il nostro taxi improvvisamente si ferma in un grande spiazzale, ed io: “No, scusa, portaci nel centro della città!” “Questo è il centro” (che parolone!), una piazza, ma che dico piazza, uno spiazzale, scarno, spoglio, con una paio di cani scheletriti che si punzecchiavano a vicenda, uno di questi mi ha fatto morire dal ridere quando per ripararsi dal caldo eccessivo s'è scavato un fosso nella sabbia e si c'è ficcato dentro! Scesi dall'auto veniamo assaliti da tanti venditori ambulanti, tutti senegalesi o della Guinea-Bissau! (per la serie: c'è sempre chi sta peggio di un altro!)
Tra questi c'era Ismail, un simpatico senegalese che ci ha fatto da Cicerone; ci ha portati dappertutto, spiegato un po' di cose su Capo verde, su come tanti italiani stanno investendo tanto denaro qui costruendo villaggi turistici! Su mia proposta ci ha mostrato dove viveva... Una piccola stanza, sporca e puzzolente che condivideva con altri cinque connazionali: che schiaffo alla miseria è il nostro resort al confronto, così vicino ma così lontano... In casa di Ismail non c'è l'acqua né il bagno; si lavano, quando capita, nelle docce pubbliche o in mare; le donne per cucinare o lavare si recano alla fontana pubblica e riempiono i secchi...
Alle 11.30 abbiamo assistito, sul pontile, al rientro delle barche dopo la battuta di pesca! Che spettacolo! Come nei documentari! Arrivavano con queste barche piene di pesce e direttamente sul posto li pulivano e vendevano.
Nel pomeriggio finalmente ci tuffiamo per la prima volta nell'Oceano Atlantico. Che bello! [Claudia]: “Anche questa è la felicità”


28. 11. 2005 Ilha do Sal (Capo verde)
Sveglia di buon'ora, del resto ancora non ci siamo abituati al fuso orario, apriamogli occhi insieme agli aironi che passeggiano sotto al nostro balcone. Con un taxi sgangherato, mezzo rotto, guidato dal simpatico Nelson, abbiamo visitato la cittadina di Palmeira, un porticciolo molto piccolo ma delizioso, con qualche senegalese che vendeva scarpe contraffatte (per giunta: male) e qualche capoverdiano che oziava al sole. Parlando con alcuni italiani che vivono qui, mi hanno raccontato che chi fa i lavori più umili sono quelli che vengono da: Guinea-Bissau, Angola, Ghana, Togo, Sierra Leone e questo perchè i capoverdiani hanno poca voglia di lavorare.
Chissà perchè, forse è proprio nella filosofia degli isolani in genere quello di non stressarti molto, lavorare poco, l'ho visto anche in aeroporto quando i facchini scaricavano i bagagli, lo facevano con una tale flemma come per dire: “Nessuno ci corre dietro!”

Da lì siamo andati ad Espargos a visitare una salina, sembrava di essere in Israele, c'erano vere e proprie montagne di sale e un bacino molto simile al Mar Morto in cui anche quando ti tuffavi: rimanevi a galla... completamente coperto di sale...

Sulla strada del ritorno ci siamo fermati in un villaggio desolato in cui c'erano tanti bambini che giocavano per “strada” (per strada per modo di dire perchè era un immenso spiazzale polveroso di sabbia). Ho fatto fermare il taxi e con mia zia abbiamo distribuito tanti “regalini” ai ragazzini: magliette, cappellini, zainetti, marsupi, penne ecc. Mi hanno letteralmente assalito, sembravano tante api sul miele.. e il miele... ero io...
Con un breve pit stop in aeroporto, prenotiamo un volo interno per l'isola di Boavista.

29. 11. 2005 Ilha do Sal (Capo verde)
Oggi l'oceano era arrabbiato! Io e Jeff ne abbiamo approfittato per un per un giro a Santa Maria. Ci siamo imbattuti in uno di quei classici campi di calcio africani: immensi, senza limiti nè porte con rete, c'era un gruppetto di ragazzini che giocava a calcio, scalzi, con magliette di grandi club europei, e allora mi ci sono intrufolato anche io... che divertimento! Ma nessuno mi passava mai la palla!?!


30. 11. 2005 Rabil (Capo verde)
30. 11. 2005 Rabil (Capo verde)
Attenti a definire “africani” i capoverdiani, si arrabbiano; loro sono creoli non africani!

Stamattina siamo volati verso l'isola Boavista con un volo della Cabo Verde Airlines. Ignari, stavamo per vivere l'avventura più entusiasmante di tutto il viaggio.
Dopo un volo di 20 minuti, c'era a malapena il check-in in aeroporto, atterrati noleggiamo una jeep-pick-up con autista: Francisco, un simpatico ragazzo della Guinea-Bissau che ci ha fatto compagnia tutto il giorno!

Facciamo un salto sulle dune di un piccolo deserto che, come ci ha spiegato il nostro amico, s'è formato con la sabbia portata dal vento!
Da lì si riparte alla volta della romaticissima e incontaminata spiaggia di Santa Monica... non c'era un'anima viva, solo unimmensa spiaggia bianca di 18 km sulla cui battigia battevano le azzurrissime onde dell'oceano Atlantico.
Ci siamo rilassati un po' lì, noi e la natura che ci avvolgeva interamente, mangiando una delle due banane che hanno costituito il nostro pranzo e cena...

Tappa successiva: un villaggetto di poche case dove abbiamo continuato la nostra opera di "ambasciatori O.N.U." distribuendo: penne, matite, zainetti ecc. ai tanti bambini che incontravamo nella piazzetta del paesino...
Da lì a 30 km di distanza visitiamo due paesini, dopo un lungo percorso in sterrato (da notare che le strade non sono asfaltate ma costruite, pietra dopo pietra, manualmente, nel vero senso della parola, da questi poveri africani); arriviamo a Joao Galego e veniamo subito colpiti dai colori vivissimi e sgargianti delle piccole case. [Zia Anna]: “Qui non se la passano male!”

Questa non è Africa, l'Africa è miseria, povertà, sporcizia. Qui si vive tranquillamente, con poco ma con decoro, tutti hanno il sorriso sulle labbra, tutti, nel loro nulla: sono felici!

A Fundo das Figueiras incontriamo una monaca portoghese che passeggiava con tre bambine dolcissime, tre "cioccolatine"! Così graziose, mi hanno fatto tenerezza quando una di loro, con una vocina deliziosa, ha sussurrato: “Obrigado” (grazie) a mia zia che le aveva regalato un lecca-lecca!
...E si parte per l'aeroporto...

Perso il volo, ci prepariamo per vivere al meglio questo fuori programma che ci mostra scorci di vita locale. Scopriamo allora cosa fanno i capoverdiani in una classica serata infrasettimanale dopo cena; è come vedere l'Italia di 50 anni fa, o meglio, il Sud Italia, in una normale serata estiva... con la differenza che ora, i protagonisti erano tutti neri. Vedevi i bambini, scalzi che giocavano a rincorrersi nella scarna piazzetta del centro, alcune signore anziane (stile “Mami” di “Via col vento”), che discorrevano sedute tranquillamente, coi loro grandi sederi, sulle panchine arrangiate chiacchierando del più e del meno. E di che vuoi discutere? Non succede mai nulla lì! Alcuni vecchi che seduti sul gradino dell'uscio delle proprie coloratissime case, con lo sguardo perso magari in un passato ormai lontano, che li vedeva ora a corteggiare una bella isolana, o a pescare un grande pesce oppure uno squalo, visto che qui ce ne sono molti.

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