ZANZIBAR

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località: bweju, nungwi, kendwa, pongwe, stonetown
stato: tanzania (tz)

Data inizio viaggio: venerdì 10 agosto 2007
Data fine viaggio: lunedì 20 agosto 2007

………..uscendo dall’aeroporto di Zanzibar facciamo subito conoscenza con il problema che ci perseguiterà per il resto del nostro soggiorno sull’isola: i trasporti. La nostra Lonely Planet in merito non è stata molto attendibile e, malgrado lunghe ed estenuanti trattative, non siamo mai riusciti a trovare nulla a buon mercato. Rimaneva la soluzione Dalla Dalla; ma con tutta la nostra roba da trasportare e con il desiderio di ridurre al minimo il tempo perso, non ci sembrava la soluzione ideale. Zanzibar, località turistica 365 giorni all’anno, anche in Agosto è particolarmente affollata, ma solo in alcune zone. Avevamo già prenotato qualche giorno nella zona Nord dell’isola, a Nungwi per l’esattezza, e da qui saremmo partiti per fare immersioni e visitare la splendida spiaggia di Kendwa. Prima però, avevamo ancora qualche giorno libero e, alla ricerca di pace e tranquillità, ci siamo diretti verso Bweju sperando di trovare una sistemazione.......

venerdì 10 agosto 2007

Qualcuno ci aveva fatto il nome dell’ Evergreen “Resort”, la guida ne parlava bene e ci siamo diretti li. Non so cos’è scattato ma è stato amore a prima vista. Rimanevano due camere libere, una delle quali al secondo piano di un Bungalows. Le pareti di legno ed il tetto rigorosamente di foglie di cocco, palme tutt’intorno…. Davano l’idea della capanna sull’albero. Veronica non ci ha più visto, è da anni che mi tormenta con….”vorrei una casa sull’albero”….neanche il tempo di chiedere il prezzo che ero già li che tentavo di arrampicarmi con i bagagli sulla ripida scala. Mai decisione fu più azzeccata. Il posto era tranquillissimo, la sera soffiava una brezza meravigliosa, in camera la luce era pallida e l’acqua a temperatura ambiente. La mattina, ci svegliavamo con il rumore delle onde. Un buon libro, passeggiando e pedalando in bici sulla spiaggia, relax sullo sdraio di corda intrecciata, tra le vie dei villaggi dei pescatori, la sera una grandiosa mangiata di pesce da Jamal, questa era la routine. Il mare spesso si allontanava,su questo versante le maree sono importanti e permettono ai locali la coltivazione delle alghe. Ricordo con piacere le donne, la mattina presto, camminare verso la raccolta e ritornare dopo pranzo quando l’acqua tornava a salire. Bweju con il suo silenzio e isolamento, la sua spiaggia incantatata e le sue palme ci è piaciuta davvero tanto, peccato dover partire per Nungwi…. Il pulmino collettivo è in ritardo di un paio d’ore e, dopo insistenti richieste, il ragazzo alla reception ci avverte che non passerà….è già pieno! Vado in spiaggia da un amico beach boy e con la sua macchina raggiungiamo Nungwi. Messi i bagagli nel nostro economico bungalow, Jumbo Brothers, andiamo a mangiare una pizza in riva al mare scrutando l’orizzonte. Il primo impatto con questa località non è stato ,per quel che ci riguarda , molto positivo. Abituati al silenzio della savana e al relax di Bweju, ci sentivamo ora catapultati in una dimensione estranea alla nostra idea di paradiso tropicale. Bar e ristoranti a perdita d’occhio, piccoli e grandi resort, cantieri aperti e nuove strutture ricettive in costruzione, internet-point, negozi ,happy-hours e musica fino a tarda notte. La costa di Nungwi è alta e frastagliata, molto selvaggia per alcuni aspetti, peccato che abbiano costruito in ogni centimetro quadrato. Siamo arrivati fin qui specialmente per fare immersioni a Mnemba e, considerando che la spiaggia dopo pranzo scompare , per visitare la vicina Kendwa. Passata la prima notte e svegliati dal romantico suono dei trapani…ho pensato come avremmo resistito qui 5 notti. In ogni caso era ora di immergersi; dopo due ore di barca , eccoci negli abissi di Zanzibar, esplorando un’angolo di oceano Indiano. Esperienza inaspettatamente molto positiva, mare caldo e calmo, bellissimi coralli, trasportati dalla corrente abbiamo incontrato tartarughe, murene, pesci scorpione, tantissimi nudibranchi. La mattina seguente, con la bassa marea, abbiamo fatto una bella passeggiata fino ad arrivare a Kendwa…beh, che dire, tutto un altro mondo. In questa località sono presenti alcuni grandi resort, nessuna catena internazionale, che però sono ben nascosti nell’entroterra e non deturpano il paesaggio idilliaco. L’acqua è trasparente come non mai, non ci sono alghe e la sabbia è di un bianco luminoso. Rimaniamo incantati da tanta bellezza e decidiamo di sondare nelle varie reception alla ricerca di una sistemazione; eravamo oramai convinti di abbandonare con grande anticipo Nungwi ma, ahimé, qui a Kendwa era tutto completo fino alla metà di settembre. Il consiglio è quello di prenotare con largo anticipo, almeno in alta stagione, ne vale davvero la pena. Di positivo in Est Africa, e anche qui a Zanzibar, è che il detto Akuna Matata (nessun problema) , a volte, ha motivo di esistere. Quando abbiamo comunicato la nostra partenza anticipata di 3 giorni alla nostra piccola pensione, potevamo aspettarci qualsiasi reazione ma invece non hanno creato il minimo problema, abbiamo pagato il dovuto e siamo partiti per tornare nella tanto rimpianta costa est. Lasciati i nostri amici belgi a Stonetown, eravamo combattuti tra l’idea di tornare a Bweju o scoprire un’altra spiaggia. Scelta la seconda opzione, ci dirigiamo verso Pongwe e troviamo una sistemazione al santa Maria Coral Park. A prima vista la struttura e la natura circostante è molto simile a quella di Bweju e per questo ci piace molto. Più tardi scopriremo che in realtà la struttura ed i servizi sono un po’ decadenti ma, tutto sommato, abbiamo ritrovato la pace che cercavamo, le amache su cui dondolarci e le palme sotto cui ripararci. Tra l’altro abbiamo constatato che almeno per quanto riguarda il periodo della nostro soggiorno, il tempo è nettamente migliore su questo versante; il vento infatti, soffiando da Est a Ovest, teneva sempre pulito il cielo permettendoci incredibili bagni di sole. La spiaggia di Pongwe è la più ricca che abbia mai visto in quanto a conchiglie, è un vero peccato che gli abitanti locali (ma è un problema di tutta l’Africa….hanno altro a cui pensare) la utilizzino come discarica a cielo aperto, non capendo quante opportunità turistiche avrebbero in più se solo si dedicassero alla pulizia della stessa. Ultima tappa: Stonetown. Avremmo voluto concederci l’ultima notte nel lusso e all’interno dell’architettura moresca del tembo House Hotel o del Dhow Palace ma, anche qui, niente fare, tutto completo. Ripieghiamo sul più modesto Abuso INN, nome inquietante ma in realtà soluzione pulita, comoda ed economica. Girovagando per la bella città che ha dato i natali a Freddie Mercury , ci dedichiamo agli ultimi acquisti, spezie, quadri Tinga Tinga ed artigianato in legno, mangiamo del buon pesce fresco ai caratteristici giardini Forodhani. Visitiamo i mercati, la cattedrale anglicana ed il monumento alla tratta degli schiavi. La cosa più piacevole è però girare nell’intricato labirinto di viuzze intonacate di bianco, dove risaltano porte e finestre color pastello. Da Zanzibar partiamo e dopo due scali a Dar Es Salaam e Kilimanjaro Airport arriviamo a Nairobi. Qui la compagnia ci dice che, causa overbooking, non c’è posto sull’aereo ma di aspettare un po’ per vedere quale soluzione potevano proporre. Dopo un attimo di sconforto ed un po’ di discussioni in merito, si avvicina l’assistente di volo e ci comunica che siamo stati messi in Business!! Accidenti che colpo, bene così!! Ma non poteva capitarci l’anno scorso tornando dall’Australia….non si è proprio mai contenti!! A malincuore dobbiamo salutare questa terra che per 24 giorni ci ha ospitato; Kenya, Tanzania e Zanzibar ci hanno rapito. In questi casi si parla di mal d’Africa, beh, ancora oggi non so cosa voglia dire. Di luoghi altrettanto esotici, incredibili, emozionanti e a modo loro unici ne abbiamo visti tanti e spero continueremo a raggiungerli. Di certo sono altre le cose che per me rimarranno memorabili ed indimenticabili; occhi sinceri, gesti disinteressati e tanta tanta generosità. Chi ha così poco, è riuscito a regalarmi davvero tanto; vedendo certe cose e vivendole direttamente, ora mi rendo conto quante siano le piccolezze per cui tutti i giorni discutiamo e perdiamo la pazienza. Non rimane altro che ricordarsi sempre la fortuna che abbiamo per le mani , farne tesoro e, per quel che mi riguarda, partire il prima possibile per nuove avventure/esperienze raggiungendo luoghi l e popoli lontani da cui continuare ad imparare.

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