Quanto sono lontane le "biblioteche" polverose di Tichit e di Oualata! Girovaghiamo per le viuzze e compriamo dei gioielli in argento e ottone dalle donne del villaggio. Proseguiamo per Ouadane su una strada sterrata ormai candidata all'asfalto. Ci viene un po' di malinconia e ripensiamo a Tichit, Oualata, Nega, Rachid dove non esistevano strade; ripensiamo ai bambini, alla gente di quei villaggi senza luce e senza acqua nelle case! A Ouadane ci accoglie la guida turistica che ci accompagna nel tour del villaggio, moschea e biblioteca. Ci infiliamo in una cooperativa femminile ad acquistare gli ultimi souvenir. Siamo un po' in ritardo sulla tabella di marcia e ci vediamo costretti a lasciare ad un prossimo viaggio Ghuelb er Richat e l'Amour Pass, dirigendoci velocemente su Atar dopo aver visitato le pitture rupestri lungo la strada. Atar è una città.
Distributori, supermercati e traffico addirittura caotico. Diversi ci chiedono di vendere i nostri mezzi… ce li acquisterebbero in contanti e in euro!! Ceniamo in un locale di un simpatico marocchino mangiando pollo e patatine. Domani ancora pista, la pista della ferrovia!! E' l'alba del 20 agosto quando attacchiamo la pista abbastanza scorrevole per Choum. E' una giornata caldissima, per la prima volta superiamo i 45 gradi! A Choum veniamo presi d'assalto da una moltitudine di bambini sorridenti. C'è un caldo insopportabile, un forte vento caldo e la sabbia vola dappertutto. Ed ecco la ferrovia!! La pista segue la ferrovia, bisogna fare attenzione, è disseminata di pezzi di ferro taglienti.
Per evitare dei passaggi di dune decidiamo di fare alcuni chilometri direttamente sui binari! Il Dino fora sui binari e incomincia ad alzarsi una tremenda tempesta di sabbia! Attraversiamo piccoli villaggi che esistono perché esiste la ferrovia! Troviamo nei negozietti coca cola, fanta e acqua minerale a volontà. Le bibite sono addirittura ghiacciate, è un piacere a 45° gradi!! Ed ecco finalmente il treno… lo immortaliamo con foto e filmati! Ci accampiamo accanto alla ferrovia e mentre cuciniamo spaghetti al ragu' … ecco … nuovamente il treno. Nell'oscurità vediamo da lontano il fascio luminoso dei fari, è emozionante. Il treno è lunghissimo, chiude il convoglio la carrozza dei passeggeri. Un furioso vento caldo non ci lascia chiudere occhio tutta la notte. Al mattino smontiamo il campo di tutta fretta, il vento è ancora aumentato e ha scavato sotto le macchine delle enormi buche.
Partiamo senza nemmeno fare colazione. Dopo pochi chilometri siamo costretti ad una sosta forzata: siamo nel bel mezzo di una tempesta di sabbia con visibilità ridotta a zero. Incomincia a piovere, la temperatura scende a 21° e la sabbia compattata dall'acqua non si alza più. Si riparte. La pista diventa scorrevole e facile, e senza alcun problema raggiungiamo l'asfalto che ci riporterà a Nouadhibou. L'avventura in pista è finita. E' il 21 agosto. Ci rilassiamo al campeggio "Baie du levrier" a Nouadhibou. Il giorno dopo decidiamo di visitare il cimitero di navi a sud della città e la riserva di Cap Blanc dove avvistiamo le foche monache. Rientrando in Nouadhibou salutiamo ancora il treno che, con i vagoni vuoti, sta ripartendo alla volta della miniera. Concludiamo la giornata con una cena a base di pesce in uno dei ristoranti più "in" della città.
L'avventura in Mauritania è ormai finita, ci rimangono ora da percorrere migliaia di chilometri di asfalto, facendo qualche breve tappa, per raggiungere l'Italia. Ciao Mauritania … ritorneremo, inchallah!! FINE