Trekking nella valle dello Zanskar : INDIA

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Diario di viaggio INDIA INDIA
Trekking nella valle dello Zanskar

Valle dello Zanskar, Manali, Darcha

La valle dello Zanskar a Padum
foto inserita il
06 gen 2009 16:59
La valle dello Zanskar a Padum
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Trekking nella valle dello Zanskar

Località: Valle dello Zanskar, Manali, Darcha
Regione: Ladhak
Stato: INDIA (IN)
1

Data inizio viaggio: mercoledì 20 giugno 2007
Data fine viaggio: martedì 3 luglio 2007

Viaggio organizzato in proprio con una guida francese, Johann Pavia. Alloggi in hotel modesti e in tenda durante il trekking. Abbiamo speso 2300 euro a persona tutto compreso. Il trekking nella Valle del fiume Zanskar, modestamente impegnativo, è un'esperienza unica se vissuta con le persone giuste. Eravamo già stati in Ladhak e ci siamo ritornati proprio per affrontare un trekking himalayano.

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mercoledì 20 giugno 2007 . Viaggio nella valle dello Zanskar

23/6

Manali – Darcha

Inizio del trekking.

Siamo al campo. Io sono in tenda e sarò conciso perché il mal di montagna si fa sentire. E’ stata una giornata impegnativa. Un trasferimento bello e suggestivo, ma davvero estenuante, durato circa sette ore su una strada impossibile. Divertente la scena, al passo Rhotang, oltre 4.000 metri, dove tanti indiani in vacanza cercano il contatto con la neve e noleggiano attrezzature da sci, per noi obsolete, per poi immortalare lo storico momento. C’è chi predilige un abbigliamento “tecnico” con tute variopinte e chi invece preferisce ben più vezzosi pellicciotti, sia da uomo che da donna, disponibili anche in versioni tigrate e leopardate.
Dal passo si scende giù verso Darcha: la strada è davvero disastrata, ma finalmente si aprono scenari di alta montagna con un cielo blu nitidissimo. Non c’è più il traffico dell’altro versante con i conseguenti sorpassi da brivido a pochi centimetri dal precipizio. In compenso gli scossoni continui scombussolano un po’ tutti, con me e Francesco che ci contendiamo la palma del più sofferente.
Dopo una breve sosta in un dhaba de luxe in quel di Keylong, arriviamo a Darcha dove incontriamo Tashi che saluta calorosamente Johann, papà e Massimo e poi conosce me e Francesco. Mi colpisce la sua dentatura:accecante tanto è bianca, forte, sana. Ha un sorriso che infonde sicurezza e serenità e una pelle e un fisico forgiati dal sole e dal clima della montagna su cui vive. Si arriva, dopo una decina di chilometri, su una strada in costruzione, cui lavorano famiglie di nepalesi che vivono in condizioni ai nostri occhi drammatiche, al punto di partenza del trekking. Scendiamo dalla macchina e i bagagli vengono scaricati dal pick-up che ci ha seguito. Oltre a noi, Johann e Tashi ci sono un amico di Johann addetto alla cucina, Cham Chu, ed un ragazzo nepalese, Padan, esperto in scalate che ci darà una mano. Poi ci aspettano due uomini addetti agli otto cavalli che trasporteranno il vettovagliamento e un cavallo di soccorso.
Le nostre condizioni, sia per il viaggio sia per l’altitudine (3.620 metri) sono un po’ critiche: così non possiamo far altro che osservare, con un pizzico di invidia, i locali che zampettano qua e là per montare le tende e preparare il campo. Siamo a fondo valle. Il paesaggio è aspro, sassoso con un fiume che scende impetuoso e cascate con salti spettacolari. Qua e là fanno capolino picchi innevati che risaltano ancora di più nel blu profondo del cielo come un orso bianco tuffatosi in mare.
La cena è buona; il cuoco amico di Johann prepara una zuppa di verdure con pasta fresca davvero saporita. Peccato che le condizioni un po’ precarie del gruppo non permettano di gustarla appieno. Poi andiamo tutti a dormire poco dopo le otto, quando cala la notte. E’ la prima volta che mi accorgo di avere un oggetto inutile al polso; la giornata qui è scandita solo dalla luce e dall’oscurità.






24/6

Primo giorno di trekking.

Dopo uno splendido sonno di dieci ore (per fortuna!) mi sveglio alle 6 del tutto ristabilito dai malanni di ieri. Soprattutto non ho più la nausea e non mi sento stordito. Dopo la colazione accompagnata dal primo caffè in moka, molto apprezzato da tutti, partiamo. Per oggi sono previste circa quattro ore di cammino e un po’ meno di 400 metri di dislivello. La passeggiata fila liscia. Certo, si sente che siamo a quasi 4.000 metri di quota, ma, tutto sommato, ci difendiamo, pur non potendo emulare gli scatti fulminei di Johann che ogni tanto fugge avanti per girare il suo filmino, lasciandoci sotto la rassicurante protezione di Tashi. Arriviamo nella radura in cui ci accamperemo verso l’una dopo aver percorso il sentiero lungo il fiume, che abbiamo anche dovuto guadare camminando sui sassi come delle provette giovani marmotte; con un Piazza in versione “gran mogol” ce la siamo cavata alla grande. Ci fermiamo, dunque, in una bella radura verde solcata da un placido ruscello e circondata da un lungo muretto a secco. Dopo il pranzo, rapido e non cucinato, Johann con gli altri monta il campo, mentre noi ci dedichiamo a vari servizi, tra cui un bucato al fiume di altri tempi. Poi, riposo ed una bella e buffa doccia rinfrescante con l’acqua del ruscello, guardando alla valle che ci aspetta domani con un certo timore, mentre io sogno una partitella a pallone su questo prato a 4.000 metri.

25/6

Secondo giorno di trekking.

Oggi siamo arrivati al campo in cui si pernotta prima di affrontare il temuto e temibile Shingo-la. A dire la verità scrivo il 26 perché ieri sono stato poco bene. E allora parliamo al passato; La giornata era cominciata bene; nonostante l’altitudine salivo spedito assieme a Johann e così facevano gli altri, anche se con un passo più lento. Tra varie soste durante le quali ci dilettavamo a misurarci l’un l’altro le pulsazioni, pratica a cui Tashi si sottraeva, risalivamo un vallone austero, caratterizzato da morene e pietraie imponenti. Volgendo lo sguardo all’insù, e meglio ancora con il binocolo, si ammiravano ghiacciai con pareti verticali: mi sono stupito nel vedere queste formazioni che ai miei occhi rimangono attaccate alla roccia per miracolo, nonostante alcuni impressionanti crepacci che le solcano dall’alto in basso.
Arrivavamo al campo, piuttosto inospitale, e dopo 5 minuti cominciava a piovere intensamente ed a fare freddo. Di sera sono stato male, ma non mi sono preoccupato. Piuttosto mi è dispiaciuto veder l’ansia negli occhi degli altri, forse acuita dal timore di doversi trattenere un giorno in più in questo campo aspro e sassoso a causa del rompiscatole seminfermo che sta scrivendo.

26/6

Terzo giorno di trekking.

Mi sono ristabilito. Dopo una notte tranquilla e riposante, partiamo per il passo Shingo-la. Dovrebbe essere il giorno più duro. Si arriva ai 5.100 metri o più del passo coprendo 500 metri di dislivello per poi scendere di nuovo e raggiungere finalmente la regione dello Zanskar. Sto meglio certo, ma il fatto di aver mangiato poco o nulla e di aver assimilato ancor meno il giorno precedente mi rende debole e così, quando inizia la salita vera, monto a cavallo seguendo il consiglio di Johann. Mi dispiace non poter salire a piedi con tutti gli altri, ma forse sono davvero troppo debilitato per affrontare tale sforzo. Il cavallino nero che eroicamente mi porta mi fa risparmiare molta fatica ma non certo più di qualche brivido. Il sentiero è stretto e franoso ed è davvero un miracolo (o perlomeno così appare ai miei occhi) che il quadrupede non cada nel burrone portandomi con sé. Paura a parte, non essendo in debito di ossigeno, apprezzo meglio il paesaggio che pian piano si trasforma. Non c’è più neanche un filo d’erba: ghiacciai maestosi, di un bianco accecante ora che quasi li tocco. Il tempo è bello e non minaccia pioggia. Guardando dall’alto (troppo) della sella, osservo con apprensione il sentiero davvero ripido che attende gli altri.
Prima dell’arrivo al passo, si gira tutta la sella, evidentemente mal fissata dal mandriano, e cado da cavallo di schiena, fortunatamente senza conseguenze.
L’arrivo al passo è emozionante. C’è un piccolo pianoro con ghiaccio e neve che, sciogliendosi, formano un piccolo laghetto. Oltre l’ultima salitina, si intravedono altre montagne. Tira il vento tipico di tutti i passi, teso e sibilante. C’è abbastanza neve e alcuni ruscelli; per rendere ancor più “preistorica” la scena, il mandriano, un nepalese basso e tarchiato, che “tiene al guinzaglio” il mio prode cavallo, si toglie scarpe e calzini e attraversa a piedi nudi neve, ruscelli e pietraie. Sono allibito.
Dopo il passo, aspetto, in un posto riparato, l’arrivo degli altri. E’ con grande sollievo che vedo tutto il gruppo sbucare vicino al muro di preghiera e alle ba

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La valle dello Zanskar a Padum

A Karhjak

Tungri

Il Gompa di Pukhtal

Gompa di Tonghde

Shingu La

Nella valle

Trasporto di pietre verso Pukhtal

Scuola nella valle

Carovana di yak

Pranzo al Gompa di Phuktal
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Pensiero di macgreg pubblicato il 07/01/2009 18.58.20

esperienza grandiosa e foto semplicemente fantastiche
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  • giovanni scaramuzzino
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  • Via Brennero 34 Vipiteno (BZ)

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