Thailandia, acqua a catinelle : TAILANDIA

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Diario di viaggio TAILANDIA TAILANDIA
Thailandia, acqua a catinelle

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Thailandia, acqua a catinelle

Stato: TAILANDIA (TH)
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Data inizio viaggio: giovedì 7 aprile 2011
Data fine viaggio: sabato 23 aprile 2011

Non sono mai stato particolarmente attratto dalla Thailandia, ma per arrivare in Laos (così come per andare in Vietnam e Cambogia), in qualche modo bisogna passarci. E stavolta, almeno qualche giorno, abbiamo pure deciso di restarci.

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venerdì 8 aprile 2011 . Un po' di Bangkok

Un paio di giorni nell’afa infernale e nello smog della gigantesca metropoli asiatica, a spasso tra wat, stupa, musei e mercati, sempre fradici di sudore ma anche stupiti per gli angoli di tranquillità, e bellezza, che la città riesce comunque a regalare. Perché anche se non ci siamo innamorati di questa città, bisogna ammettere che il Palazzo Reale, o il Buddha disteso, o il Wat Po (tanto per citare qualcuno dei bellissimi monumenti di questa città) sono davvero straordinari. Inoltre, tutto sommato, bersi una birra Chiang a Kaoh Sanh, magari mentre ci si fa massaggiare i piedi, non è la cosa peggiore che può capitare.
Dopo due giorni, però, Bangkok ci ha stancato. E non solo per il caldo. Ma prima di partire per il nord del paese, spendiamo un giorno intero per visitare Ayutthaya, antica capitale del Siam, che non lesina altri Wat, altri stupa, altri buddha, tutti di fogge e dimensioni diverse.
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domenica 10 aprile 2011 . ACQUA NEL NORD

Il giorno dopo un aereo ci porta a Chiang Rai, la nostra prossima tappa. Che avremmo voluto raggiungere con un mezzo diverso, e con più calma, passando per Chiang Mai. Ma in Thailandia è la settimana del capodanno (siamo nel 2554, giusto per essere precisi) e non si trovano posti disponibili su aerei, treni e autobus, quindi decidiamo di saltare quella tappa e andare direttamente nell’estremo nord.
Dove in realtà c’è comunque parecchia gente e c’è, soprattutto, il capodanno. Che ci insegue ovunque, e ci inseguirà per tutta la settimana. Soprattutto ci insegue la battaglia dell’acqua. Avevamo letto di questa bizzarra abitudine, ma l’avevamo sottovalutata. E invece non si può, non si può soprattutto quando si ricevono, ogni volta che si scende in strada, intere secchiate d’acqua in faccia. Non si può se questa battaglia ti costringe a vivere una settimana perenne-mente bagnato fradicio e perenne-mente preoccupato che i soldi, i documenti, la macchina fotografica o il cellulare si possano in qualche modo salvare. Perché noi siamo in giro, con gli zaini in spalla, e non sempre possiamo lasciare tutti i beni in albergo.
A Chiang Rai facciamo ufficialmente conoscenza con la guerra dell’acqua, ma anche con una bella piccola città, dove il clima è leggermente più fresco e l’aria più respirabile. Una città che è incastonata in una natura meravigliosa, tra fiumi, colline lussureggianti e risaie, che ci godiamo scorrazzando con un paio di bici a noleggio. Siamo ai confini con il triangolo d’oro che però, come spiega efficacemente la Lonely Planet, ormai saluta, più che le carovane dell’oppio, le carovane dei turisti. Il secondo giorno, dopo una fugacissima visita a un villaggio delle tribù di montagna, arriviamo fino a Mae Sai, città al confine con la Birmania, talmente al confine che il mio cellulare ha adottato il fuso orario del Myanmar, facendoci rischiare di perdere l’autobus.
Mae Sai ha un enorme mercato cinese, tanti piccoli ristoranti sulla strada, sfattoni che vendono marijuana e dialogano con te in italiano quando la vogliono piazzare, ed è dominata da una collina dalla quale si vede un bel panorama della Birmania. Sulla via del ritorno arriviamo sul Mekong, dove il fiume funge da confine tra Thailandia, Birmania e Laos. È proprio da lì, attraversando il maestoso simbolo dell’Indocina a bordo di una specie di sampam (le classiche barche piatte e strette), che la mattina dopo lasciamo la Thailandia ed entriamo in Laos.


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mercoledì 20 aprile 2011 .

Dopo aver speso una settimana in Laso rientriamo in Thailandia.
All’aeroporto di Vientiane, che in tutta la giornata celebra la partenza di 14 voli, alle 5 del mattino c’è un solo altro turista in attesa: è italiano pure lui, di Bologna, e come noi attende di tornare a Bangkok. Il mondo a volte è davvero piccolis-simo.
La nostra vacanza fila verso il termine, ma prima di tornare in Italia ci fermiamo un paio di giorni nell’isola di Koh Samet, a tre ore di autobus da Bangkok, dove possiamo riposarci e prendere un po’ di sole. Le spiagge sono bianche e bellissime, l’acqua trasparente (anche se fin troppo calda), la gente poca. Anche l’isola è molto bella, verde e collinosa, ma per essere un parco naturale, per il quale si deve pagare pure l’ingresso (200 bath, 5 euro), in giro c’è troppa spazzatura. Bottiglie di plastica e sacchetti picchiettano il verde dell’entroterra, e in alcuni casi la puzza è fortissima.
L’ultima immagine della Thailandia (ma potremmo dire di tutta l’Asia) è questa: scenari meravigliosi, monumenti ineguagliabili, ma l’incapacità di valorizzare e rispettare le proprio ricchezze resta ancora evidente. Troppe volte abbiamo visto giovani asiatici buttare per terra, in una terra meravigliosa e incontaminata, le bottiglie di plastica vuote. È vero che nemmeno il cosiddetto primo mondo è esente da colpe o ha risolto tutti i suoi problemi con i rifiuti, di qualsiasi natura essi siano. Ma ogni volta che vado in Asia non posso non riflettere sul fatto che questo stupefacente continente, tra tutte le problematiche che sta affrontando e che dovrà affrontare, prima o poi dovrà rendersi conto che la distruzione dell’ambiente naturale avrà, anche per loro, conseguenze devastanti.

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