Tour della Thailandia : TAILANDIA

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Diario di viaggio TAILANDIA TAILANDIA
Tour della Thailandia

Chang Mai,Triangolo d'Oro,Bangkok,Ayutthaya,Phuket,phi phi islands

Triangolo d'Oro
foto inserita il
22 Nov 2016 19:37
Triangolo d'Oro
Pagine 1
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Tour della Thailandia

Località: Chang Mai, Triangolo d'Oro, Bangkok, Ayutthaya, Phuket, phi phi islands
Stato: TAILANDIA (TH)
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Data inizio viaggio: venerdì 21 gennaio 1994
Data fine viaggio: lunedì 31 gennaio 1994

Giunto in Thailandia insieme a due amici con volo Air Asia da Siem Reap in Cambogia all'Aeroporto Don Mueang di Bangkok. Il nostro programma prevedeva il pernotto nella capitale per poi proseguire per Ayuttaia ma a causa di gravi disordini verificatisi il giorno prima optavamo per trasferirci immediatamente nel nord, a Chang Mai. Il Tour in Thailandia è parte di un viaggio in Indocina comprendente anche Vietnam e Cambogia (vedi itinerari relativi).

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venerdì 21 gennaio 1994 . Chang Mai

Atterrati all'Aeroporto Don Mueang di Bangkok espletiamo le formalità doganali, pranziamo nel Burger King attendiamo il volo Air Asia per Chang Mai. Il volo è breve e in poco più di un'ora siamo nella seconda città del Paese, nella capitale dei Lanna. Il tempo di prenotare il taxi nella hall dell'Aeroporto ed eccoci all'Hotel prenotato frettolosamente solo ieri pomeriggio. Siamo leggermente fuori dal quadrilatero in cui è racchiuso il centro storico, la hall è bella, le camere un pò meno. Abbiamo a disposizione due doppie ma in entrambe le camere non c'è acqua calda. Facciamo una passeggiata contornando i fossati che un tempo circondavano le mura di cui ora restano solo brevi tratti. E' ancora in piedi una delle porte che davano accesso alla città. Di notte le vita si sviluppa però all'esterno del centro storico, in particolare c'è una lunga via animata da go go bar pieni di giovani ragazze che con i loro sinuosi corpi invitano i turisti ad entrare per bere con loro o giocare con l'onnipresente biliardo a stecca. Numerosi anche i centri massaggi e i ristoranti per tutti i gusti e per tutte le tasche. Da questa via si diramano alcune stradine laterali che nascondono night club e locali piuttosto ambigui. C'è anche una grossa struttura coperta che ospita bancarelle, go go bar e un ring per la thai-boxing, una forma di pugilato in cui si usano anche i piedi. Alla fine della via c'è il Night Market dove si trova un pò di tutto e soprattutto il taroccato ma a prezzi non troppo convenienti. Lungo la strada ceniamo in un ristorante dove si ascolta buona musica dal vivo. Rientrando verso l'Hotel passeggiamo lungo i fossati che circondano il centro storico, anche qui sono presenti numerose attività tra cui agenzie di viaggio in una delle quali abbiamo prenotato il tour per domani. Tornati all'Hotel per il pernotto mi rendo cominciano i primi sintomi della diarrea del viaggiatore che comprometterà in parte i prossimi tre giorni.
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sabato 22 gennaio 1994 . Il Triangolo d'Oro

Dopo aver trascorso la notte con diarrea e brividi di freddo, decido di non mangiare e bere per l'intera giornata, mi faccio coraggio e, dopo essermi accertato di non avere febbre, parto con i miei amici per il tour al Triangolo d'Oro. La zona così definita si trova nella Thailandia nord occidentale ed è percorsa dal Mekong che segna i confini con Laos e Birmania.Negli anni 80-90 era tristemente famosa per essere il principale mercato mondiale della droga grazie alle estese piantagioni di papavero da oppio. Il trasferimento è lungo per cui, durante il viaggio con il microbus che è venuto a prelevarci nei pressi dell'Hotel, ci fermiamo in un centro termale dove scaturisce acqua calda. Arrivati nelle vicinanze di Chang Rai visitiamo un Tempio buddista bianchissimo e finemente elaborato nei minimi dettagli. La complessa simbologia spazia dai dalle statue dei dannati che allungano le loro mani dagli inferi alla beatitudine della raggiunta salvezza. Il Tempio è molto bello da fotografare. Proseguiamo per il vero e proprio Triangolo d'Oro, la zona di confine dove avveniva il contrabbando dell'oppio ora convertita al turismo di massa. Sul lungofiume c'è una grossa statua dorata di Budda. Saliamo su una barchetta a motore che prima ci porta in prossimità di un isoletta birmana, poi fa scalo in Laos dove scendiamo (vedi itinerario relativo). Risaliti sulla barca torniamo sull'altra sponda del fiume, in Thailandia. Dall'imbarcadero proseguiamo più a nord fermandoci in un ristorante dove non tocco cibo a scopo precauzionale. Ci fermiamo poi nella città di Mae Sae posta proprio sul confine con la Birmania, Paese che da alcuni anni si chiama Myanmar. Visitiamo il locale mercato coperto che termina con una terrazza che si affaccia su un torrente che segna il confine tra i due Paesi. Solo una trentina di metri ci separano dalle case in territorio birmano. Ripartiamo per andare a visitare un villaggio multietnico con il relativo mercato artigianale. Qui incontriamo tra gli altri gli Akka e i Karen. Gli Akka che sono originari dello Yunnan in Cina sono noti per i loro copricapo particolarmente elaborati, rifiniti con palle argentate. I Karen sono famosi per le loro donne a cui fin da piccole viene allungato il collo con degli anelli metallici. Sono le così dette donne giraffa che qui vediamo impegnate al telaio. Il villaggio è costituito prevalentemente da capanne ma sbirciando nei retro bottega si nota che anche qui grazie all'apporto dei turisti, la modernità sta arrivando. A fianco alle umili capanne sono presenti ciclomotori e antenne satellitari. Anche la più originale delle Karen che mostra orgogliosamente il suo lungo collo non rinuncia ad usare il cellulare. Tutto cio che è tribale da queste parti è diventato un buisness. Dopo un lungo e scomodo trasferimento torniamo in Hotel a Chang Mai. Con il tuk tuk torniamo nella strada della movida notturna per cenare in un ristorantino. Oggi pur sentendomi ancora disturbato non ho avuto diarrea per cui azzardo la cena. Tornando in Hotel me ne pentirò amaramente, trascorrerò la notte in bagno.
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domenica 23 gennaio 1994 . Doi Sethup e Chang Mai

Anche oggi sono molto disturbato dalla diarrea del viaggiatore ma dobbiamo cambiare Hotel ed andiamo in quello prenotato dall'Italia ubicato dentro le mura cittadine. La nostra camera è vicina alla sala dove vengono servite le colazioni da cui proviene un buon odore. Inoltre la sistemazione è migliore della precedente anche se l'acqua calda continua a latitare. Prendiamo uno di quei furgoncini rossi adibiti al trasporto delle persone e saliamo sulla collina di Doi Sethup che sovrasta la città e ospita il più famoso tempio della Thailandia settentrionale. La strada arriva fino a un certo punto, poi si prosegue a piedi su una lunga scalinata il cui passamano è costituito da un naga (una specie di serpentone) o in alternativa, come abbiamo fatto noi, su una ferrovia a cremagliera. In cima alla montagna si potrebbe godere di una panoramica su Chang Mai ma la foschia dovutaallo smog lo impedisce. Il Wat, come si chiamano i Templi in Thailandia, presenta tutte le classiche architetture buddiste: statue dorate, chedi, immaginidi Budda, elefanti, naga ecc. Scendiamo per la scalinata e riprendiamo il furgoncino dirigendoci più in alto in un villaggio dell'etnia Mong. Il villaggio è originale ma troppo turistico, in pratica è un grande mercato artigianale anche se credo che molti degli oggetti esposti siano di produzione industriale. I prezzi sono contenuti forse per la nutrita concorrenza. Tra i banchi intravediamo qualche capanna degli autoctoni, C'è anche un piccolo ma insignificante Museo e un giardino botanico terrazzato in cui la fanno da padroni i papaveri da oppio. Una cascatella artificiale completa l'idilliaco quadro che nasconde un passato di crocevia della droga di questa regione. Torniamo con il furgone a Chang Mai e dopo aver mangiato un hamburger in un pub lungo i fossati ci dedichiamo a vedere i principali Templi della città: Entriamo nell'ordine nel Wat Chedi Luang, che presenta anche un'alta e antica Stupa danneggiata da un terremoto, nel vicino Wat Phan Tao in tek di e nel Wat Phra Singh, il più celebre della città. I tre Templi sono belli, costruiti in stile Lanna con tetti spioventi che si sovrappongono uno sull'altro. Al loro interno, a cui si accede dopo essersi tolti le scarpe, si trovano grosse statue dorate di Budda assiso. Gli interni sarebbero sobri ed eleganti ma tutte le cianfrusaglie dorate appese al soffitto e alle pareti come i nostri ex voto li rendono kitc. Vedere questi tre templi comporta una lunga passeggiata al termine della quale prendiamo un tuk tuk per l'Hotel. Riusciamo solo la sera, ancora in tuk tuk, per cenare in un ristorante italiano del centro storico. Tornato in Hotel ricomincia a farsi sentire la diarrea del viaggiatore.
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lunedì 24 gennaio 1994 . In Hotel a Chang Mai

Stamani avevo prenotato un tour organizzato verso la montagna più alta della Thailandia, ma non sto ancora bene e preferisco restare a letto in Hotel. Chiamo anche il medico dell'Assicurazione di viaggio che mi fornisce alcune indicazioni. Uscirò solo la sera per andare a cena stando molto attento a quello che mangio. Una giornata forzatamente di assoluto relax ma sembra avermi fatto bene perchè sto meglio. I miei compagni di viaggio dopo avermi comprato delle medicine oggi hanno trascoso la giornata visitando mercati compreso quello di un vicino villaggio famoso per la produzione di ombrelli decorati.
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martedì 25 gennaio 1994 . Da Chang Mai a Phuket

Stamani dopo aver mangiato qualcosina alla colazione a buffet dell'Hotel, prendiamo il taxi per l'Aeroporto dove prendiamo il volo diretto a Phuket. L'Aeroporto dove atterriamo dopo circa due ore si trova a nord dell'isola, prendiamo il microbus per Patong percorrendo una strada intensamente trafficata. Arriviamo a destinazione dopo circa un ora e mezza. Alloggiamo a The Guesthause una sistemazione a quindici minuti a piedi dal centro della cittadina. Abbiamo a disposizione due camere doppie. Da qui andiamo a cena in un vicino ristorante italiano lussuoso dove io preferisco non mangiare poi andiamo si Bangla Road, la strada della movida notturna, Si tratta di una strada pedonale affollata di turisti su cui si affacciano go go bar, locali notturni enormi come il Tiger pieni di ballerine di lap dance in abiti succinti, night club, bordelli mascherati da centri massaggio e teatri erotici che qui chiamano ping pong. Tutto questo però possiamo solo immaginarlo perchè stasera i locali sono chiusi per ordine pubblico in quanto è in corso una tornata elettorale molto delicata, preceduta nei giorni scorsi da scontri in piazza che hanno portato anche alla morte di alcune persone. Episodi questi in realtà accaduti nella lontana capitale ma il divieto di divertirsi e bere alcolici è esteso a tutto il territorio nazionale. E allora passeggiamo sulla Bangla insieme a migliaia di turisti smarriti e sorpresi dall'oscuramento forzato. Vicino al Tiger, come da accordi, incontro un mio paesano che vive negli Stati Uniti e insieme a lui che è qui da qualche giorno andiamo fino alla spiaggia. Io che non ho cenato al ristorante faccio il pieno in un supermercato di Gatoreide e biscotti secchi. Lasciato il paesano a cui diamo appuntamento per la sera successiva, rientriamo in Guesthause per il pernotto. Il proprietario che è un brianzolo ci ha prenotato per domani l'escursione alle phi phi islands e dobbiamo alzarci di buon ora.
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martedì 25 gennaio 1994 . Phi Phi Islands e Patong

Ci alziamo presto, di fatto siamo noi ad aprire per primi il cancello della Guesthouse. Aspettiamo molto più del previsto l'arrivo del microbus dell'agenzia, sollecitandoli pure con una telefonata che effettua una coppia di inglesi che viaggeranno con noi. Finalmente vengono a prelevarci e ci conducono ad un porto privato vicino alla città di Phuket. Prima ci portano nella sede dell'agenzia dove ci offrono una colazione di cui faccio volentieri a meno, poi al molo di legno dove saliamo su un imbarcazione velocissima. Troppo veloce da non riuscire ad apprezzare il paesaggio. Dopo essere stati violentemente sballottati sostiamo nella piccola Isola di Khai. La sabbia è bianca e impalpabile e probabilmente questa isola è anche bella ma è talmente affollata di turisti e ombrelloni che difficilmente è apprezzabile. Vi sono delle rocce che separano le due spiagge. Lasciata l'isoletta proseguiamo la crociera alla volta dell'Arcipelago delle Isole Phi Phi. Sono isole dall'alto profilo roccioso il cui profilo si tuffa verticalmente in mare. Precipizio a parte le isole sono ricoperte da ricca vegetazione. Di tanto in tanto, tra un dirupo e l'altro, si aprono delle strette baie bagnate da un mare che assume strane sfumature. Piccole spiaggette irraggiungibili con la nostra imbarcazione, hanno trovato spazio in fondo alla baia. Questo luogo in piccolo ricorda un fiordo norvegese. Lasciata la baia ci fermiamo in una spiaggia affollata di motonavi e turisti, non per prendere il sole, ma per mangiare a buffet le schifezze che offre il ristorante del posto. Come all'isola Khai non ci sono moli e per raggiungere la riva si scende dalla barca e si cammina nell'acqua. Dopo l'insufficiente pasto andiamo con l'imbarcazione alla vicina Monkey Beach sulla quale vivono alcune scimmie talmente abituate ai numerosi turisti da non apparire assolutamente preoccupate della nostra presenza. Una scimmietta si beve tranquillamente una bottiglia di Pepsi Cola. Proseguiamo la crociera, ci fermiamo di fronte alla Grotta dei Vichinghi che si apre in una delle alte falesie. I Pirati qui non dovrebbero mai averci abitato ma la grotta viene utilizzata dai locali per raccogliere i nidi di rondine molto ricercate dalla cucina cinese. Ci sono infatti impalcature di bamboo a questo scopo.Morfologicamente ricorda alcune grotte che qualche anno fa vidi lungo il fiume Li in Cina. Dopo essere passati da un'altra bella baia, talmente stretta e circondata da falesie da sembrare di essere in un canyon sommerso dalle acque, sostiamo in quello che da alcuni anni è diventato un must, Maya Beach. Il luogo è famoso per essere stato il set del film "The Beach" con Leonardo Di Caprio. Purtroppo è affollatissimo e impossibile da apprezzare. Torniamo al porticciolo da cui siamo partiti e da dove con il microbus ci riportano a Patong in prossimità della guesthouse. L'escursione è stata deludente, il cibo scarso e poco invitante, i luoghi super affollati, la barca troppo veloce e una continua animazione in inglese troppo chiassosa. La sera andiamo a Bangla Road e rispetto a ieri la situazione è notevolmente cambiata. Ora i locali notturni sono tutti aperti, i grandissimi bar come il Tiger che occupa tutto un isolato, sono stracolmi di giovani ragazze che ballano lap dance, sulla strada avvenenti prostitute si confondono con i lady boy e le dark queen, un furgone scoperto con due ragazzi che mimano la thai box invitano chiassosamente con un megafono ai combattimenti e alcuni ragazzi pubblicizzano gli spettacoli erotici che qui chiamano semplicemente ping pong. Ci troviamo con il mio compaesano che vive negli USA e su suo consiglio ceniamo in un ristorante a base di pesce. In effetti è una grande struttura coperta in fondo ad una traversa di Bangla Road dove sono ubicati numerosi ristoranti specializzati in pesce, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Andiamo in quello più frequentato e ci facciamo cuocere il pesce dopo averlo scelto sul bancone. Fortunatamente la diarrea del viaggiatore ha finito il suo ciclo e ho ripreso regolarmente a mangiare. Passeggiando per la Bangla ci avvicina una coppia di anziani signori che ci propongono una serata al "ping pong". Per curiosità accettiamo ma solo dopo lunghe trattative sul prezzo dell'ingresso. Lo spettacolo è ridicolo, ci sono alcune belle ragazze a seno nudo che fanno lap dance su un bancone del tutto uguali a quelle che si vedono gratuitamente nei bar della Bangla Road, unica differenza c'è una signora non più giovanissima e poco attraente che, completamente nuda, si inserisce nella vagina delle palline da ping pong e poi le "risputa" in un bicchiere. Riesce anche a infilare in vagina una cerbottana e spingendo aria fare scoppiare con una freccia un palloncino. Uno spettacolo indecente, se ne vedono di migliori in Italia. Usciti prima del tempo salutiamo il mio compaesano che domani mattina partirà per la Malesia. Rientriamo in guesthouse per il pernotto.
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mercoledì 26 gennaio 1994 . James Bond Island e Phang Nga Bay

Anche stamani ci alziamo di buon ora per un escursione. Dopo l'esperienza non troppo positiva di ieri la affrontiamo con poco entusiasmo ma non possiamo lasciare Phuket senza aver visto la celeberrima isola di James Bond. Questa volta il microbus dell'agenzia è puntuale, il trasferimento al porto molto più lungo perchè dobbiamo raggiungere il nord dell'isola. Anche il Porto è meglio di quello di ieri, il molo è in cemento armato e non di tavole sconnesse come quello di ieri. L'imbarcazione non è un motoscafo veloce ma un mezzo piuttosto grande e lento. Questo ci permetterà di gustare il panorama e di navigare dolcemente assaporando la brezza marina. Davanti a noi si stagliano gli spettacolari faraglioni che costituiscono il Parco Marino di Phang Nga Bay. Sembra di essere a Guilin in Cina ma la temperatura qui è decisamente più gradevole. E' una specie di Baia di Halong posta ai tropici, tutto è paesaggisticamente molto bello. La prima sosta è di fronte a una di queste isole calcaree che offrono al mare le scoscese pareti. La nostra nave è dotata di canoe e l'equipaggio è formato da numerosi vogatori che ci accompagneranno. Su ogni canoa trovano posto dai due ai tre turisti più il vogatore. Voghiamo entrando all'interno di una grotta alla fine della quale ci si ritrova in una laguna abitata da scimmie e circondata da mangrovie. Percorriamo la grotta a ritroso, il barcaiolo con una torcia ci illumina alcune stalagmiti e una colonia di pipistrelli. Risaliamo sulla nave e proseguiamo la crociera. Tutta un'altra cosa rispetto allo snervante tour di ieri, oggi possiamo rilassarci, possiamo consumare frutta fresca, biscotti ripieni molto buoni e bibite a volontà. Scendiamo nuovamente in acqua con le canoe in prossimità di un'altra isola-falesia e passando da uno stretto pertugio ci ritroviamo in una laguna interna molto bella con mangrovie e spiaggetta dove approdiamo. Dopo brevissima sosta risaliamo sulla canoa percorrendo all'inverso la galleria naturale che ci separa dal mare aperto e raggiungiamo la nave. A bordo ci aspetta il pranzo a buffet a base di pesce, riso e frutta. Intanto facciamo rotta per l'Isola di James Bond in prossimità della quale trasbordiamo su una long boat per attraccare all'imbarcadero. Anche questa piccola isola è costituita da una irta conformazione calcarea, E' diventata famosa nel mondo dopo che nel 74 vi è stato girato parte del film "L'uomo dalla pistola d'oro" del ciclo di 007. L'uomo in questione era interpretato da Christopher Lee che su quest'isola aveva il suo rifugio segreto. In effetti sull'isola c'è una grotta ma soprattutto c'è quell'isolato faraglione che si erge dal mare che è diventato un vero e proprio must. Ovviamente a seguito della fama qui è pieno di turisti e c'è pure un conseguente mercatino di souvenir. Il tutto però non riesce a sciupare un luogo di per se veramente bello e ci sentiamo anche noi degli avventurieri come 007 dopo una giornata trascorsa a navigare in un luogo così spettacolare. Lasciamo quest'isola ma solo per recarci ad un'altra ma di tutt'altro tipo. Questa volta si tratta della classica isola tropicale con sabbia bianca e mare cristallino. Anche per venire qui bisogna usufruire delle canoe perchè non ci sono approdi. Ne approfittiamo per fare un'oretta di balneazione. Non siamo molti turisti per cui possiamo godere della spiaggia e del bar dove consumiamo una bibita. Mentre comincia a salire l'alta marea con le canoe raggiungiamo la nave e partiamo per il rientro a Phuket. Arrivati al molo saliamo sul microbus che in circa un'ora ci conduce alla Guesthouse di Patong. Bellissima escursione di cui sono pienamente soddisfatto e che mi ripaga della delusione del giorno precedente. La serata la trascorriamo in Bangla Road dove ceniamo nel ristorante della sera precedente. Due chiacchiere con i numerosi ospiti della Guesthouse e poi a letto.
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giovedì 27 gennaio 1994 . Patong

Come per quasi tutte le altre tappe abbiamo un giorno di relax anche a Patong il che significa che non abbiamo escursioni e non c'è nulla di programmato. Ci alziamo tardi e ognuno di noi fa quello che vuole. Ad esempio uno dei miei compagni di viaggio si fa portare in taxi sulla spiaggia di Kata, io invece vago senza meta tra Patong e la Guesthouse. La sera invece esco con uno dei miei amici per andare a cena al mercatino del pesce dove ti scegli quello che vuoi mangiare e te lo fai cuocere grigliato o fritto. Ti siedi poi a un tavolo dove ordini da bere e assisti a uno spettacolino. Noi abbiamo l'occasione di vedere artisti che sapientemente giocano con il fuoco. C'è anche della buona musica eseguita dal vivo e un bravo contante locale. Rientriamo alla Guesthouse passando per l'affollata Bangla Road.
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venerdì 28 gennaio 1994 . Ayutthaya e Bangkok Night

Appena alzati vengono a prenderci con il taxi prenotato ieri in Gusthouse e ci portano all'Aeroporto. Come all'andata la strada è abbastanza lunga ma il traffico questa volta è limitato e arriviamo in una quarantina di minuti. Aspettiamo al gate per più di tre ore poi partiamo con volo Air Asia alla volta dell'Aeroporto Don Mueang di Bangkok. L'Aeroporto si trova a nord della capitale, a una trentina di chilometri dal centro e a 80 dalla città di Ayutthaya. Prendiamo un taxi per Ayutthaya dove dopo circa un'ora ci facciamo lasciare di fronte alla Stazione ferroviaria. Lasciamo i bagagli all'interno del deposito presso la Stazione. All'uscita veniamo praticamente accerchiati da un guidatore di tuk tuk che a prezzi astronomici vorrebbe farci visitare la città. Tentiamo di trattare il prezzo con un suo collega ma ci appare subito chiaro che c'è un cartello tra i vari conducenti per cui il prezzo non scende. Attraversata la strada però risolviamo la situazione noleggiando una bicicletta ciascuno con relativo lucchetto, il prezzo è conveniente e ci forniscono anche di una mappa dei siti storici. Per tutto il pomeriggio girovaghiamo tra i vari Templi racchiusi fuori e dentro il centro storico costituito da un'isola circondata da fiumi e canali. Prima tappa al Wat Mahathat per osservare i numerosi resti di stupa, cortili, statue di Budda. Ayutthaya fù la capitale del Siam e nel periodo di massimo splendore conquistò Angkor Wat e l'Impero Khmer, a sua volta però fù occupata e distrutta dai birmani. Dai cambogiani mutuò lo stile di molti dei suoi Templi, di cui oggi dopo il saccheggio da parte dei birmani rimangono solo alcune strutture principali. L'ingresso ai Templi è quasi sempre a pagamento ma il prezzo è economico. La visita è libera. Anche noi come tutti i turisti, ci facciamo fotografare con la testa di Budda avvolta da un reticolo di rami, statua diventata simbolo della città. Da qui ci trasferiamo al Wat Phra Sanphet effettuando anche una breve sosta lungo il percorso che ci consente di vedere dall'esterno la grande stupa del Wat Ratburana. In un area piuttosto vasta preceduta da un grosso mercato di bancarelle, si trovano alcuni dei monumenti principali di Ayutthaya. Entriamo prima nel più recente Wat Phra Mongkhon Bophit per contemplare l'enorme statua dorata di Budda. Il Tempio è stato costruito con i contributi del Myanmar, l'antica Birmania, a tardiva riparazione dei saccheggi compiuti in passato. Il Tempio somiglia molto ai numerosi visti a Chiang Mai, con i policromi tetti a spiovente intersecati l'uno nell'altro. Di fianco a questo ci sono le tre grandi stupa del Tempio Wat Phra Sanphet e a ridosso di queste i ruderi dell'antico Palazzo Reale. In lontananza vediamo degli elefanti con tanto di baldacchino riparato da ombrello che porta a passeggio i turisti. Riprese le biciclette attraversiamo un ponte, lasciamo l'isola e andiamo a vedere il Budda sdraiato, posto in una zona un pò nascosta e vestito di una tunica gialla. Con un lungo trasferimento costeggiando uno dei tanti canali, arriviamo al bellissimo Wat Chai Wattanaram che ricorda il Bayon di Angkor per le numerose torri in stile Khmer. Ancora una lunga e faticosa pedalata sotto il sole e torniamo alla Stazione dei Treni, riconsegnamo le biciclette, ritiriamo i bagagli dal deposito e prendiamo il primo treno per Bangkok. Per fortuna i treni sono frequenti e partiamo subito. Il treno su cui saliamo è paragonabile a un nostro regionale ma molto più fatiscente il che è tutto un dire. In pratica è un'ammasso di ruggine su rotaie però rispetto ai nostri ha il vantaggio che viene passato lo straccio in terra e viene un tipo con un secchio pieno di ghiaccio e bibite in lattina. Arrivati alla Stazione di Bangkok rivolta a nord, prendiamo un taxi per l'Hotel che abbiamo prenotato dall'Italia. Ci impieghiamo un po di tempo per trovarlo a causa del traffico della capitale ma soprattutto perchè il tassista non lo conosce e finisce per andare in tilt. A un certo punto si ferma per una ventina di minuti ad un semaforo senza andare oltre, sembra non saper che strada prendere, poi finalmente gli viene un lampo di genio, si fa per dire, e chiede a un collega che lo indirizza a uno degli Hotel più belli e lussuosi della città, il Lebua, che occupa una torre avvenieristica vanto di Bangkok. Sapendo che la nostra è una sistemazione abbastanza economica non capiamo. Poi viene svelato l'arcano, effettivamente dormiremo in un appartamento della torre che il Lebua ha ceduto a privati che a loro volta subaffittano ai turisti. E così con grande meraviglia ci ritroviamo in un appartamento del tutto simile alle suite del Lebua, con tutti i confort relativi e una terrazza spalancata sulla città. Tra l'altro per salire al piano dell'appartamento usufruiamo della hall e dell'ascensore del Lebua. La sistemazione è eccezionale: un'ampia camera, un grosso televisore ai cristalli liquidi, il dvd, un bagno spazioso, doccia con acqua calda e una cucina pluri accessoriata. Usciamo in città e scopriamo i primi inconvenienti del nostro alloggio, ci credono clienti del Lebua e procacciatori di clienti e autisti di tuk tuk ci assalgono con numerose offerte. Non è difficile capire che anche qui c'è la lobby dei tuk tuk. Comunque ne prendiamo uno per percorrere Silom Road fino alle due strade parallele di ??? 1 e 2 su cui si svolge la movida notturna. Anche Silom Road però è movimentata e ospita un mercato di centinaia di bancarelle dove si vende di tutto: dall'ananas sbucciata, alla valigia, dagli insetti fritti alle protesi falliche. Vorrei soffermarmi su queste ultime vendute su un banco all'aperto come da noi si vendono i vestiti, la proprietaria seduta lì vicino ha la sua bambina in braccio di 2 o forse tre anni. Ne più ne meno come ho visto fare tante volte in Italia, la piccola mette le mani sulla merce del banco, ma qui non gioca con una camicetta o un cappello, maneggia un grosso fallo di lattice, una scena assurda e inconcepibile per noi, una bambina che passa la giornata in grembo alla mamma tra vibratori e sex toy, però... Ceniamo in un ristorante italiano ubicato in una traversa di Silom Road, spendiamo il giusto e paghiamo quanto avremmo pagato in Italia. Facciamo una passeggiata nelle strade della movida tra venditori di cianfrusaglie, go go bar con ragazzine avvenenti, discoteche e centri massaggi. E' una Bangla Road molto ridotta. Da qui prendiamo un tuk tuk che ci riporta in Hotel per il pernotto.
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sabato 29 gennaio 1994 . Bangkok

Ci svegliamo nella nostra bella suite, questa volta dalla terrazza si gode di una panoramica giornaliera della capitale. La colazione non è compresa ma nei pressi della hall c'è uno Starbucks Caffè e ne approfittiamo per una colazione all'americana. Anche se questo è il nostro ultimo giorno in Thailandia, partiremo solo dopo mezzanotte per cui abbiamo prenotato la camera per poterla tenere fino a stasera. Questo ci consentirà di non portare dietro i bagagli e di poter fare uina doccia prima del volo. Io e i miei compagni di viaggio ci separiamo, uno di loro ha già visto Bangkok molti anni prima, l'altro è più interessato al più grande centro commerciale del mondo di cui ieri sera ci ha parlato a cena il ristoratore italiano. Io prendo un tuk tuk che si offre di portarmi con una cifra ridicola al più vicino imbarcadero sul Chao Phraya, il fiume che attraversa la capitale. L'irrisorietà del prezzo del tuk tuk scopro presto che è dovuta al fatto che il conduttore non mi porta all'imbarco dove partono i battelli pubblici ma a quello delle barche turistiche. La differenza di prezzo tra le due imbarcazioni è abissale e mentre il tuk tuk aspetta la percentuale dai barcaioli io non mi faccio fregare e a piedi raggiungo in una decina di minuti l'altro porticciolo, quello dove fa tappa il barcone per il trasporto pubblico. Qui il prezzo è molto contenuto visto che è un mezzo di trasporto utilizzato anche dai locali che si spostano da una parte all'altra della città. E' affollato, sono costretto a stare in piedi, ma la panoramica offerta dalla breve crociera è la stessa delle barche per i turisti che costano venti volte di più. Scendo alla fermata in prossimità del Palazzo Reale, preceduto da una lunga teoria di bancarelle alimentari e non. Quando esco dal mercato si apre di fronte a me il lungo muro di cinta del Palazzo. Seguo le mura e il flusso dei turisti e trovo l'ingresso. Il biglietto è un pò costoso ma merita perchè il Palazzo Reale ha molto da offrire. Tra l'altro mi aggrego ad una gita organizzata di italiani per usufruire della loro guida tailandese. Questo luogo non è solo un Palazzo Reale ma anche una vasta area sacra dove trovano posto numerose stupa, tra cui tre spiccano sulle altre, poste una a fianco all'altra e con diversi stili architettonici: thai, Khmer e dello Sri Lanka. Alcuni chedi sono stati costruiti dai vari Re a ricordo dei loro cari. Qui si trova pure l'immagine sacra più venerata della Thailandia, la statuetta di giada definita "Budda di Smeraldo", posta nel Wat Phra Kaew. Sono in molti a voler entrare in questo Tempio per cui è consentito starci per pochissimo tempo, giusto per dare uno sguardo alla statuetta rivestita, dal sovrano ad ogni cambio stagione, di abiti d'oro. Andiamo poi a vedere i Palazzi dall'esterno ed entriamo nella sala del trono, in quella delle cerimonie funebri e nell'armeria. Anche se il Re da anni vive in un altro Palazzo Reale, qui vengono ancora celebrate le ricorrenze più solenni, come l'incoronazione. Ringrazio il gruppo di italiani che mi ha ospitato e seguendo le mura esterne del Palazzo arrivo al Wat Pho, forse il Tempio più bello di Bangkok, storicamente ed architettonicamente importantissimo. Qui è nata la prima scuola ufficiale di massaggio Thai, qui si trova l'enorme Budda reclinato, una lunga statua dorata. Nonostante sia la più visitata del Tempio questa non è certamente l'unica raffigurazione del Budda, ve ne sono a centinaia nei cortili e all'interno delle sale delle ordinazioni. Anche il Wat Pho è a pagamento ma ti danno una bottiglietta d'acqua in omaggio. Dal Tempio torno con una lunga passeggiata tra le numerose bancarelle all'imbarcadero presso il Palazzo Reale. Da qui salgo sul barcone pubblico per tornare nella zona del mio alloggio. Navigando sul Chao Phraya passo davanti al Wat Arun, il primo Tempio edificato nell'area di Bangkok quando la capitale fù qui spostata da Ayutthaya. L'edificio sacro è un pò il simbolo della città con la sua forma ad alta stupa con guglia terminale. Quando questo edificio fù costruito Bangkok non esisteva ancora, insieme alla corte fù trasferito nel Tempio anche il venerato Budda di Smeraldo, spostato poi definitivamente sulla sponda opposta dopo la costruzione del Palazzo Reale. Arrivato all'imbarcadero, tenendo come punto di riferimento l'alta torre dove alloggiamo, con una lunga passeggiata torno all'hotel Lebua dove casualmente mi incontro con i miei compagni di viaggio. Loro sono stati nell'enorme centro commerciale, hanno fatto una breve crociera sul Chao Phraya e sono stati per un pò in balia di un conduttore di tuk tuk che cercava di portarli dove voleva lui anzichè dove avrebbero voluto loro. Con un taxi ci facciamo portare al ristorante della sera precedente ma anche qui subiamo un tentativo di truffa. All'ingresso del locale c'è una scritta con il piatto del giorno, la pasta alla carbonara, in offerta speciale. Ovviamente uno dei miei compagni ne approfitta e ordina quella pasta ma sorprendentemente quando arriva il conto costa tre volte di più dell'offerta. Alla seguente protesta e a varie assurde giustificazioni del proprietario italiano sul fatto che la dose era superiore al normale (ma che glie l'ha chiesta?) riusciamo a farci applicare il prezzo in promozione. Il Ristorante si chiama "La Tana" ed è ubicato in una traversa di Silom Road, in una parallela delle due strade della movida notturna. Da qui a piedi raggiungiamo con una lunga passeggiata l'Hotel. Aspettiamo in camera l'ora della partenza poi in taxi andiamo all'Aeroporto, questa volta il BKK che è quello internazionale. Facciamo il chek-in e attendiamo il volo.
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domenica 30 gennaio 1994 . Si parte

Attendiamo il volo che parte verso l'una di notte. Saliamo su un aereo Emirates per Dubai (Emirati Arabi Uniti) dove abbiamo stabilito, approfittando dell'attesa per il volo per Roma, di fare una brevissima visita panoramica della città.

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