Viaggio in Grecia: dalla Calcidica a Creta : GRECIA

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Diario di viaggio GRECIA GRECIA
Viaggio in Grecia: dalla Calcidica a Creta

Atene - Acropoli
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10 Dec 2012 18:52
Atene - Acropoli
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Viaggio in Grecia: dalla Calcidica a Creta

Stato: GRECIA (GR)
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Data inizio viaggio: venerdì 27 luglio 1990
Data fine viaggio: venerdì 24 agosto 1990

Old Travel _ By Luca e Sabrina

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venerdì 27 luglio 1990 .

Dopo le notti (quasi) magiche del mondiale italiano e gl'indimenticabili occhi di Totò Schillaci siamo pronti per affrontare, in compagnia dei miei genitori, ma anche di Pina ed Agostino in qualità di secondo equipaggio, un presuntuoso viaggio in camper verso la Grecia: un paese in realtà a noi vicinissimo ma che, in pratica, sembra essere lontano anni luce.
La Grecia occupa la porzione più meridionale della Penisola Balcanica e s'insinua con numerose articolazioni entro il Mediterraneo orientale, tra la penisola italiana e quella anatolica, ed è accompagnata da un corteo di isole che emergono, in massima parte, dalle acque cristalline del Mar Egeo. Il paese ha così una superficie complessiva di 132.000 chilometri quadrati e conta oggi circa dieci milioni di abitanti.
Partiamo in serata, incredibilmente verso nord ... la nostra intenzione, infatti, è quella di raggiungere la Grecia via terra, attraversando in toto la Jugoslavia.
Prendiamo strada da Forlì col buio ormai completo, cercando di evitare in questo modo le ore più calde della giornata, e andiamo in direzione di Ravenna. Da lì seguiamo poi la strada statale Romea che arriva a Mestre, quindi l'autostrada A4 fino alle porte di Trieste dove, nei paraggi, facciamo tappa e consumiamo il meritato riposo in vista del lunghissimo trasferimento di domani.
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sabato 28 luglio 1990 .

Nelle prime ore della giornata attraversiamo il confine italo-jugoslavo a Kozina e proseguiamo lungo la strada M12, così da raggiungere la città di Zagabria, transitando anche nei pressi di Rijeka, più nota a noi italiani come Fiume.
Da Zagabria imbocchiamo la M1, in parte autostrada ed in parte strada normale, che dopo un'infinità di chilometri ed un traffico intenso, dovuto ai numerosi immigrati turchi che rientrano a casa dalla Germania per le vacanze, ci porta a scavalcare la capitale Belgrado ... Ma non ci fermiamo e proseguiamo verso sud per giungere, in serata, quasi in vista dello stato confederato di Macedonia, nei pressi della città di Nis, dove ci fermiamo per la notte dopo oltre 1100 chilometri di desolante Jugoslavia.
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domenica 29 luglio 1990 .

Riprendiamo a seguire la strada M1, così arriviamo al confine greco nella prima mattinata ... Lo oltrepassiamo senza problemi e poi cominciamo a macinar chilometri lungo l'autostrada numero 1, in pratica l'unica del paese, se autostrada si può definire una carreggiata poco più larga del normale, a doppio senso di marcia con due corsie di emergenza che vengono sfruttate ad uso e costume come corsie di marcia lenta, ma di meglio non ce n'è e grazie a questo inusuale nastro d'asfalto arriviamo nel pomeriggio in vista di Atene!
Dopo quasi due giorni ed oltre duemila chilometri eccoci così pronti ad effettuare la prima visita ufficiale di questo viaggio. Siamo nella periferia occidentale della capitale al Monastero di Dafni, uno dei più significativi monumenti dell'arte bizantina di tutta la Grecia.
Entro una cinta muraria di forma quadrata si trova racchiuso il complesso monastico, nel quale spicca la chiesa, eretta verso la fine dell'XI secolo, abbandonata all'inizio dell'Ottocento e restaurata nell'ultimo dopoguerra.
Appena varcata la porta dell'edificio religioso, dalla perfetta struttura a croce greca inscritta in un quadrato e grande cupola centrale, non possiamo fare a meno di notare sopra la nostra testa gli splendidi mosaici su fondo oro, che costituiscono la parte più interessante e preziosa dell'intero edificio. Tutto il complesso ci ha però favorevolmente impressionato, soprattutto per il caratteristico ambiente nel quale è inserito.
Dopo la più che positiva visita introduttiva ci avventuriamo verso il centro di Atene e ben presto veniamo attirati dall'inconfondibile e universalmente nota sagoma dell'Acropoli, tanto che per la notte ci andiamo a fermare in un parcheggio situato proprio ai suoi piedi, con meravigliosa vista sui millenari monumenti illuminati ... e dopo il lunghissimo viaggio attraverso la Penisola Balcanica possiamo finalmente cominciare a goderci la vacanza nei suoi aspetti più veri.
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lunedì 30 luglio 1990 .

Nella mattinata ci dedichiamo subito alla visita del Museo Archeologico Nazionale la cui collezione, iniziata nel 1834, è una delle più vaste raccolte di testimonianze della civiltà e dell'arte greca antica.
Quello che certamente è uno dei più famosi musei al mondo ci tiene impegnati per tutta la prima parte della giornata in maniera entusiasmante, perché passeggiare fra le sue ampie sale disseminate di reperti, che vanno dalla preistoria all'epoca bizantina, è come fare un viaggio nel tempo attraverso secoli di storia di questo straordinario popolo.
Dopo una carrellata impressionante di anfore, gioielli, utensili, statue, affreschi e migliaia di altri oggetti provenienti dai siti archeologici di tutta la Grecia torniamo, verso mezzogiorno, di nuovo all'aria aperta ... ubriachi di cultura ellenistica.
Nel primo pomeriggio, grazie ad una funicolare, saliamo sul Licabetto, il più alto colle della capitale, con i suoi 277 metri, dove si trova anche la bianchissima cappella di Agios Geórgios e da dove si gode del più vasto panorama sulla città, con la vista che spazia sull'incredibile oceano di case e palazzi, ma anche sulla Stadio a forma di U nel quale il barone De Coubertin fece disputare, nel 1896, le prime olimpiadi dell'era moderna.
Concludiamo la giornata con un refrigerante bagno nelle acque sorprendentemente trasparenti della spiaggia cittadina, fra l'altro semideserta e quindi anche incredibilmente rilassante.
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martedì 31 luglio 1990 .

Allo scopo di evitare quanto più possibile la calura del solleone nelle primissime ore della giornata ci dedichiamo alla visita della mitica Acropoli di Atene ... Questa collina, alta 156 metri, è una fortezza naturale la cui sommità, tabulare, è strapiombante da ogni lato tranne che per un breve tratto, attraverso il quale si può accedere al luogo dove gli antichi greci eressero il più straordinario monumento alla loro civiltà (i primi insediamenti umani in questo sito risalgono addirittura al 2800-2500 a.C.).
Oltrepassato l'ingresso entriamo nei cosiddetti Propilei, monumentale via di accesso all'Acropoli, con la sua sfilata di colonne doriche ... quindi si spalanca ai nostri occhi il grandioso colpo d'occhio sul colonnato del Partenone, purtroppo in parziale restauro.
Il massimo capolavoro dell'arte greca fu eretto fra il 447 ed il 432 a.C. e, in termini architettonici, è un periptero dorico ottastilo anfiprostilo, cioè un tempio con otto colonne sulle fronti e diciassette sui lati, tuttora in ottimo stato di conservazione e palpitante di magica vitalità.
Di fianco al Partenone si trova l'Eretto: fra i più nobili capolavori dello stile ionico, portato a termine nel 406 a.C. su progetto dell'architetto Filókles e universalmente noto per il suoi Portico delle Korai. Uno dei più celebri monumenti al mondo è una loggetta alta 2,60 metri sostenuta invece che da colonne da sei stupende statue di figure sacre femminili, le cosiddette Cariatidi (o Korai): la seconda da sinistra è copia di quella conservata nel British Museum di Londra, le altre, pure copie, si trovano invece nel vicino Museo dell'Acropoli, allo scopo di preservarle dalla corrosione e dall'inquinamento atmosferico.
Esplorata palmo a palmo tutta la collina dell'Acropoli scendiamo quindi ai suoi piedi, dove si trova una vasta area archeologica che corrisponde all'Agorà, ovvero l'antica piazza di Atene, centro della vita pubblica ed amministrativa.
All'ingresso notiamo prima di tutto l'intrusa, caratteristica chiesetta bizantina degli Agii Apostoli, risalente all'XI secolo, quindi, attorniati da significativi ma scarni ruderi giungiamo allo Stoà di Attalo: un grande portico, lungo oltre cento metri, ricostruito fedelmente dalla scuola archeologica americana negli anni cinquanta, contenente gran parte del materiale rinvenuto negli scavi dell'Agorà.
Il monumento più importante di questo sito è però, senza ombra di dubbio, il cosiddetto Theséion Efaistiéion, che raggiungiamo con una breve passeggiata e che si può considerare, a tutti gli effetti, il tempio meglio conservato di tutto il mondo greco. La costruzione, innalzata all'epoca di Pericle, fra il 449 ed il 425 a.C., è un tempio dorico periptero esastilo, con sei colonne sui fronti e tredici sui lati, tutte originali e perfettamente integre, a far bella mostra di sé su di una collinetta dominante l'area archeologica.
In serata, dopo l'ennesimo pieno di cultura, concludiamo l'intensissima giornata con l'esplorazione del quartiere della Plaka, il più vecchio della capitale: un dedalo di viuzze disseminate di caratteristiche taverne, tipici ritrovi notturni e pittoreschi negozi straripanti di oggetti d'artigianato ... poi stanchi ci corichiamo, ancora una volta, al cospetto dell'eccezionale vista sull'Acropoli, illuminata e ricca di fascino millenario.
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mercoledì 1 agosto 1990 .

Dopo un tour de force non indifferente: dalla lunghissima strada per giungere ad Atene, fino alle levatacce per visitarne i monumenti più noti, oggi ci alziamo da letto con un po' più di calma, anche se la giornata è destinata a prendere il via con la visita ad un altro sito archeologico. Il nostro primo obiettivo questa mattina è, infatti, il tempio dell'Olimpieion, o ciò che ne resta.
Il più grande edificio del genere, in stile corinzio, dell'antichità (107 metri per 41) fu iniziato in onore di Zeus Olimpio nel VI secolo a.C. e più volte lasciato in stato di abbandono nei periodi successivi. Un tempo era contornato da 104 gigantesche colonne (alte 17,25 metri) di marmo pantelico, ma oggi ne rimangono solo 13 architravate all'angolo sud-est e due isolate nell'angolo sud-ovest, più una a terra a rocchi scomposti ... Il tutto si presenta sullo sfondo di una meravigliosa vista sull'Acropoli.
Le suggestive rovine dell'Olimpieion sono in pratica, per noi, l'ultima visita alla mitica capitale ellenica, dopodiché ci dedichiamo al più completo relax balneare nella sua spiaggia cittadina ... poi, in serata, ci svaghiamo per le vie della Plaka, assaggiando anche l'ouzo: un tipico liquore greco a base di anice.
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giovedì 2 agosto 1990 .

La visita di Atene ci ha impegnato per un tempo molto inferiore a quello previsto ... così nella giornata odierna prima facciamo una passeggiata alla luce del sole attraverso la Plaka, poi andiamo in spiaggia e nel pomeriggio ci presentiamo al porto del Pireo (lo scalo marittimo della capitale), dal quale in serata, alle 18:30, c'imbarcheremo su di un traghetto della compagnia Minoan Lines, per l'isola di Creta.
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venerdì 3 agosto 1990 .

Solchiamo i placidi flutti del Mar Egeo per tutta la notte e dopo undici ore e mezzo di navigazione, nella prima mattinata, sbarchiamo nel porto della città di Iraklio.
Creta, o Candia per i veneziani, che a lungo dominarono queste terre, è la maggiore delle isole greche e la quinta, per estensione, del Mediterraneo: 257 chilometri di lunghezza per 61 di larghezza ed una superficie di 8305 chilometri quadrati, sui quali oggi vivono stabilmente poco più di mezzo milione di persone.
Ci avventuriamo subito lungo la costa settentrionale per poi deviare verso l'interno e salire fra aspri scenari all'Altopiano di Lassithi: fertile pianura racchiusa fra alte montagne, ad oltre ottocento metri di quota, caratterizzata da pittoreschi mulini a vento, utilizzati in origine per irrorare le fertili terre circostanti.
Arriviamo così nel paese di Psihró, dal quale con una breve ascesa, percorribile volendo anche a dorso d'asino, raggiungiamo il Diktéo Andro: una scoscesa caverna ornata di qualche conformazione calcarea, che visitiamo a lume di candela, come pionieri del turismo, considerata dagli antichi il luogo natale di Zeus ... e scusate se è poco!
Lasciandoci alle spalle il curioso Altopiano di Lassithi torniamo al mare nei pressi della località di Aghios Nikolaus e da lì proseguiamo lungo la costa a levante dell'isola di Creta, oltrepassiamo l'abitato si Sitia e per la sera arriviamo nei pressi della famosa spiaggia di Vai, nel punto più orientale di questa terra, dove trascorriamo le ultime ore della giornata.
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sabato 4 agosto 1990 .

Dedichiamo le prime ore della mattinata alla spiaggia di Vai, forse l'unica in Europa a presentare un aspetto decisamente tropicale, grazie soprattutto all'insolita foresta di oltre cinquemila palme che si estende alle sue spalle. La leggenda vuole che sia stata una banda di pirati a trasformare questo posto in un esotico palmeto, semplicemente sputando sulla sabbia nuda alcuni noccioli di datteri, frutto di provvidenziali spuntini.
La spiaggia è un'area naturale protetta e offre indimenticabili scorci, ma è anche un luogo frequentatissimo e in vista delle ore centrali della giornata preferiamo spostarci appena un chilometro più a nord, nei pressi del minuscolo sito archeologico di Itanos, dove troviamo un altro invitante arenile nel quale rilassarci.
Nel tardo pomeriggio riprendiamo strada e andiamo verso sud, oltrepassiamo l'abitato di Palekastro e giungiamo di nuovo al mare, dopo un'infinità di curve, nella remota baia di Kato Zakros ... e in questa località, apparentemente ai confini del mondo conosciuto, una volta sistemati i camper per la notte, ci godiamo un infuocato tramonto.
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domenica 5 agosto 1990 .

L'insenatura di Kato Zakros però non ci offre molto di più dello spettacolo legato al sole calante, così nelle ore successive alla nuova alba, ci mettiamo subito in movimento, anche in considerazione della tappa odierna, che prevede un chilometraggio di tutto rispetto, lungo "strade greche" disseminate di insidie, ma soprattutto buche, e dal tracciato tortuosissimo.
Torniamo sui nostri passi fino al paese di Sitia e da lì imbocchiamo il nastro d'asfalto che porta in direzione della costa meridionale di Creta.
Giunti in vista del Mar Libico, che bagna questo lato dell'isola, seguiamo la litoranea verso ponente e, superata la bianca città di Ierapetra, ci fermiamo per un refrigerante bagno nelle acque cristalline di Nea Mirtos.
Nel pomeriggio c'avventuriamo un po' nell'interno, vista l'assenza di una vera e propria strada costiera in questa zona dell'isola, e seguendo impervi tracciati, in parte anche sterrati, attraversiamo caratteristici villaggi, nei quali si fa ancora largo uso degli asinelli come mezzo di locomozione, e ormai in serata riguadagniamo il mare, circa a metà della costa sud di Creta, fra alte falesie, nella scenografica insenatura di Matala, dove possiamo gustarci un altro meraviglioso tramonto, prima del meritato riposo.
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lunedì 6 agosto 1990 .

Dall'età minoica fino a quella romana la baia di Matala fu utilizzata come porto naturale, oggi invece è un tranquillo paesino di pescatori inserito in un bellissimo contesto naturale ... e proprio da lì, lunedì 6 agosto, andiamo ad iniziare un'altra settimana in questa straordinaria terra.
Siamo parcheggiati col camper praticamente in spiaggia ... una bella spiaggia, che ci godiamo nella prima parte della giornata, non disdegnando fra l'altro l'esplorazione dell'alta parete rocciosa che chiude a nord la baia, disseminata di anfratti e numerose grotte artificiali utilizzate come abitazioni trogloditiche o come luoghi di sepoltura in età romana. Dalla sommità delle falesie ci gustiamo infine il bellissimo panorama che insiste sull'intera insenatura.
A pochissimi chilometri di distanza da Matala, in tarda mattinata andiamo a visitare gli scavi archeologici di Festo.
Quello che è uno dei più importanti centri del suo genere sull'isola di Creta fu abitato dal neolitico fino all'epoca bizantina e manifestò il suo periodo di massimo splendore nell'età del bronzo, specialmente nella prima metà del secondo millennio a.C. ... oggi però non resta molto: solo le suggestive rovine di un immenso palazzo a testimoniare gli eccezionali livelli tecnico-organizzativi che raggiunse la civiltà minoica.
Attraversata ancora l'isola, questa volta da sud a nord, e giunti in vista di Iraklio (dove siamo sbarcati tre giorni fa) torniamo verso l'interno per guadagnare le alture prospicienti la costa egea, nelle quali si trova la cittadina di Anogia ... L'abitato, posto a circa ottocento metri di altezza, si può forse considerare come il più caratteristico di tutta Creta, ricco com'è di viuzze fiancheggiate dalle classiche abitazioni tinteggiate a calce, con i suoi abitanti, che ancora oggi si possono osservare in abiti tradizionali, intenti a svolgere antichi mestieri oppure ad oziare semplicemente di fronte ad una tipica taverna.
Da Anogia, ormai nel tardo pomeriggio, scendiamo nuovamente al mare e nella località di Bali, non eccezionale dal punto di vista balneare, trascorriamo le ultime ore di luce e poi l'intera notte.
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martedì 7 agosto 1990 .

Ci lasciamo alle spalle Bali (che non ha nulla a che vedere con la famosa isola indonesiana, sua omonima) e seguendo la strada costiera verso occidente arriviamo dopo una manciata di chilometri nella cittadina di Rethimno.
Il terzo agglomerato urbano dell'isola fu un tempo capoluogo di provincia, prima sotto i veneziani, poi sotto i turchi e di queste due civiltà conserva tutt'oggi diverse testimonianze ... Appena entrati nel centro storico, infatti, non possiamo fare a meno di notare l'alto minareto che affianca la chiesa veneziana di S. Maria, eretto nel 1890 durante il dominio della mezza luna.
Proseguendo in un intricato dedalo di viuzze giungiamo alla fortezza che domina il promontorio a nord dell'abitato, eretta per conto della Serenissima, fra il 1573 ed il 1578, dall'ingegnere militare Sforza Pallavicini.
Visitati i possenti bastioni, che racchiudono fra l'altro le rovine di una chiesa-moschea dall'enorme cupola, riprendiamo strada e ancor prima di mezzogiorno ci approssimiamo alla città di Hania, dopo Iraklio la più popolosa di Creta, ma prima di entrare nel centro abitato deviamo sulla destra, in direzione della penisola di Akrotiri, per andare a trascorrere un po' di tempo al mare.
Senza avere particolari indicazioni sul luogo ci avviamo lungo il golfo di Soudas e così facendo oltrepassiamo un check-point, entrando probabilmente anche in zona militare ... Tutto ciò ci permette di scoprire la bella baia di N. Souda, nella quale passiamo qualche indimenticabile ora, allietati da straordinarie acque trasparenti e da una divertente canoa presa a noleggio per l'occasione.
Nel tardo pomeriggio facciamo il nostro ingresso in Hania (capitale dell'isola quando fu uno stato indipendente dal 1898 al 1913, ma anche capoluogo, fino al 1971), fortemente segnata dal dominio veneziano, che ancora ne caratterizza l'impronta, ma in parte caratterizzata anche da quello ottomano ... infatti il suo monumento più significativo è probabilmente la curiosa chiesa di Agios Nikolaos, forse l'unica in Europa a possedere, contemporaneamente, un campanile ed un minareto!
La parte più scenografica è però la zona dell'antico porto veneziano, dove prospettano pittoresche costruzioni e si dipartono caratteristiche viuzze, nelle quali vaghiamo spensieratamente fin quasi al tramonto.
Più tardi ci ritiriamo per la notte negl'immediati dintorni, non prima, però, di aver preso informazioni ed aver fatto le dovute prenotazioni per l'impegnativa giornata che seguirà.
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mercoledì 8 agosto 1990 .

Ci alziamo prestissimo, con il buio più totale, e poco dopo le 5:00 prendiamo il via dalla stazione dei pullman di Hania ... Il sole sorge mentre con il nostro borbottante torpedone saliamo, in compagnia di altri escursionisti, in direzione delle montagne di Lefka Ori e verso il villaggio di Omalos. Superato quest'ultimo continuiamo in salita fino a Xsilòskalo, dove termina la strada, a 1227 metri di quota ... e da lì ci apprestiamo a scendere le Gole di Samaria, una delle principali attrazioni naturalistiche di Creta.
Una freccia indica l'inizio del sentiero, lungo 18 chilometri, che da qui arriva al mare attraversando un paesaggio aspro e selvaggio, protetto dall'Unesco come Patrimonio dell'Umanità fin dal 1962.
Ci avventuriamo in una vertiginosa discesa che, in pratica, termina circa ad un terzo del percorso, nel villaggio fantasma di Samaria, dove alcuni somarelli attendono i più pigri e da dove, in effetti, hanno inizio le gole vere e proprie.
Camminiamo ora sul fondo di una suggestiva forra, le cui alte pareti rocciose si avvicinano sempre più, fino a raggiungere una distanza minima che non supera i quattro metri ... poi l'alveo del torrente (in secca in questa stagione) si allarga e giunge placidamente al mare nella remota località di Agia Roumeli, sulla costa sud di Creta.
Siamo stanchi e ci concediamo un refrigerante quanto provvidenziale bagno, poi un battello ci riporta nel XX secolo ad Hora Sfakion, paese nel quale ritroviamo un nastro d'asfalto ed un pullman che, riattraversando le montagne, ci fa rientrare trionfalmente nella città di Hania, dove trascorriamo un'altra notte di questo bellissimo viaggio ellenico.
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giovedì 9 agosto 1990 .

Per rigenerarci dopo la grande fatica dedicata alle Gole di Samaria oggi ci spostiamo da Hania fin quasi sull'estrema punta nord-occidentale di Creta, oltrepassiamo il villaggio di Kasteli e scendiamo al mare, nella Baia di Livadi, alla minuscola località di Phalasarna ... Lì si trova un'ampia spiaggia, semideserta, battuta da onde fragorose, ma caratterizzata anche da ridotte e placide insenature, dove trascorrere un po' di tempo in completo relax ... quanto di meglio si possa chiedere per ritrovare se stessi ed il giusto entusiasmo.
A Phalasarna lo sguardo verso il mare aperto è rivolto a ponente, per cui solo dopo un bel tramonto ci ritiriamo all'interno del nostro camper in attesa del nuovo giorno.
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venerdì 10 agosto 1990 .

Ci avventuriamo in direzione della propaggine più occidentale di Creta. La strada si dipana a sud del Golfo di Livadi, fra aspre colline, poi, superato il piccolo villaggio di Vathi, si fa sterrata e, a tratti, terribilmente sconnessa ... diciotto lunghissimi chilometri che hanno fruttato innumerevoli imprecazioni, durante i quali più volte ci siamo chiesti se ne fosse valsa la pena, fino a raggiungere un luogo sperduto, lontano dai centri abitati e apparentemente ai confini del mondo conosciuto, identificato sulle mappe come Elafonisi, dal nome di un minuscolo isolotto prospiciente la costa.
Giunti al sospirato traguardo troviamo diverse auto e alcuni camper parcheggiati in un tratto di spiaggia carrabile, così, inizialmente, restiamo delusi del luogo, ma successivamente dobbiamo ricrederci.
A piedi attraversiamo il poco profondo e stretto braccio di mare che ci separa da un piatto e apparentemente insignificante lembo di terra, che invece si dimostrerà essere un vero e proprio paradiso mediterraneo ... In un ambiente praticamente incontaminato si trova un mondo fatto di dune, ricco di una flora tutta sua (con bianchissimi gigli a volontà) e carico di un fascino molto particolare ... ma tutto questo è solo il dietro le quinte di quella che, forse, è una delle spiagge più belle d'Europa.
L'azzurro intenso del mare, la trasparenza dell'acqua e riflessi rosa della sabbia fanno di Elafonisi un luogo straordinariamente bello e dal sapore decisamente tropicale, anche se ai tropici non siamo mai stati ...
A Elafonisi trascorriamo, naturalmente, tutta la giornata consumando idilliaci bagni e con un pensiero fisso in testa: che il posto rimanga sempre tale nel tempo e che lo scempio di un vergognoso sfruttamento turistico qui non venga mai consumato ... Cala quindi la notte e in un silenzio quasi ancestrale, dopo aver consumato una cenetta a base di freschissimo pesce in una piccola taverna (molto casalinga), inconsciamente ci rendiamo conto di aver raggiunto quello che probabilmente sarà l'apice dell'intera vacanza.
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sabato 11 agosto 1990 .

Forse a causa della nostra innata passione a viaggiare non amiamo trascorrere nello stesso luogo più di un giorno intero, ma Elafonisi è talmente bella che, all'unanimità, decidiamo di fare un'eccezione ... Così anche la giornata odierna la passiamo dalla prima all'ultima ora in quello che è, a tutti gli effetti, un vero e proprio paradiso balneare!
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domenica 12 agosto 1990 .

Ubriachi di sole e splendido mare nella mattinata lasciamo un po' a malincuore Elafonisi e riprendiamo il nostro itinerario ... Con negl'occhi ancora quegli splendidi riflessi cristallini anche i terribili diciotto chilometri di sterrato ci appaiono meno sconnessi e senza troppi patemi riguadagniamo il nastro d'asfalto.
Causa l'accidentata morfologia di Creta e la mancanza di una strada costiera lungo il suo profilo sud-occidentale siamo costretti a tornare verso nord fino ad Hania e da lì riattraversare l'isola per approdare, ormai nel pomeriggio, al meridione, sul litorale che dà sul Mar Libico, nella località di Frangokastello.
A detta della guida, uno dei luoghi più suggestivi di Creta, Frangokastello è dominata da una severa fortezza veneziana del XIV secolo che, tuttora miracolosamente intatta nel suo aspetto esteriore, con le sue torri merlate, guarda minacciosa verso il mare quale baluardo contro l'assedio dei pirati (prima) e degli ottomani (poi).
Sotto le mura del castello si trova anche una bella spiaggia, bagnata da acque azzurre e trasparenti, nella quale ci fermiamo fino a sera ... peccato solo per il meltemi, un fastidioso vento che in questa stagione, spesso, soffia con insistenza dal mare.
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lunedì 13 agosto 1990 .

Ci muoviamo da Frangokastello, lungo la costa verso est, viaggiando a debita distanza da un litorale particolarmente accidentato, per giungere poi al mare, fra intriganti scogliere, nella bella spiaggia di Damioni.
L'arenile merita sicuramente una sosta e vi trascorriamo, in pratica, l'intera giornata, anche se il luogo è costantemente battuto dal vento e l'acqua, causa una sorgente od una particolare corrente, risulta molto più fredda che in altre insenature balneabili di Creta ... Nonostante questo ci gustiamo, in completo relax, l'accattivante spiaggia di Damioni, un'altra perla di questa straordinaria isola mediterranea.
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martedì 14 agosto 1990 .

Trascorsa la notte a Damioni nella mattinata ci spostiamo ancora lungo la costa sud di Creta, verso oriente, e giunti nella località di Moni Preveli ci mettiamo alla ricerca del sentiero che porta alle gole e alla sorgente del Crutalo, secondo le nostre indicazioni un'altra meraviglia naturale dell'isola.
Inizialmente sbagliamo, ma poi imbocchiamo il cammino giusto che, condito da bei panorami, in circa mezzora ci fa approdare in una bella spiaggia di sabbia e ciottoli venutasi a creare alla foce di un fiumiciattolo.
Alle spalle dell'arenile si sviluppa un canyon dove subito ci avventuriamo ... Un vero e proprio paradiso se non fosse per la tanta immondizia lasciata qua e là da qualche scriteriato turista.
Inizialmente piuttosto ampia la gola accoglie il placido alveo del torrente fra due ali di palme ed oleandri, poi dopo qualche centinaia di metri si stringe e si fa più accidentata, con l'acqua che, scorrendo fra rocce tondeggianti, forma ovunque cascatelle e piscine naturali nelle quali brevemente ci rilassiamo, lasciandoci coccolare, poi torniamo in riva al mare (dove spicca fra l'altro una strana roccia a forma di fungo) a trascorrere in santa pace il resto del tempo a nostra disposizione.
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mercoledì 15 agosto 1990 .

La festività estiva per eccellenza sarà anche il nostro ultimo giorno sull'isola di Creta.
Torniamo verso nord e giunti a Rethimno adiamo ad oriente lungo la superstrada costiera per arrivare, nei pressi del capoluogo Iraklion, a Cnosso, il principale centro archeologico dell'isola.
Le rovine, portate alla luce nel 1900 dall'archeologo inglese Sir Arthur Evans ed in parte fedelmente ricostruite, sono ciò che rimane di un grande palazzo, abitato fin dal 2000 a.C., a suo tempo fulcro politico e amministrativo della gloriosa civiltà minoica.
Il vasto agglomerato di edifici si estende su di un'altura a sinistra del torrente Katsambás e secondo la leggenda fu costruito, per conto del mitico re Minosse, da Dedalo ... L'intera costruzione era, infatti, il cosiddetto "labirinto" all'interno del quale s'avventurò il prode Teseo per uccidere, con l'aiuto del "filo d'Arianna" il feroce Minotauro. Lo stesso Dedalo, assieme al figlio Icaro, fu poi racchiuso entro le mura del palazzo e insieme tentarono la fuga usando le celebri ali applicate con la cera ... Questo secondo la mitologia greca, in parte frutto della fantasia umana, ma un briciolo di verità c'è, perché il trono di Minosse fa ancora bella vista di sé e si può considerare a tutti gli effetti il trono (esistente) più antico d'Europa!
Vagato in lungo e in largo per le antiche vesta nel pomeriggio ci spostiamo ad Iraklio, capoluogo di Creta e principale centro abitato con i suoi oltre centomila abitanti, per andare a vedere l'interessantissimo Museo Archeologico, che conserva la quasi totalità dei reperti rinvenuti a Cnosso e in tutti gli altri siti dell'isola, rivestendo in questo modo un ruolo unico al mondo per la conoscenza della civiltà minoica.
Si fa così sera e per noi si chiude, in pratica, il sipario su questa straordinaria terra, infatti dopo una breve attesa saliamo sul traghetto della Minoan Lines che alle 20:30 si stacca dal molo di Iraklion e salpa per la Grecia continentale.
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giovedì 16 agosto 1990 .

Navighiamo per tutta la notte e nelle prime ore del nuovo giorno sbarchiamo nel porto del Pireo ... ma non ci fermiamo nella capitale ellenica e prendiamo a seguire la strada che corre lungo la costa sud-occidentale dell'Attica.
In uscita dalla metropoli attraversiamo località affollate ed iper-turistiche, per poi ritrovare lungo il tragitto luoghi più tranquilli ed accoglienti. Ci fermiamo così al mare nei pressi di Paleá Fókaia e lì passiamo qualche ora in completo relax.
Nel tardo pomeriggio riprendiamo strada e raggiungiamo Capo Sounion per andare a visitare le suggestive rovine del Tempio di Posidone ... In questo estremo lembo di terra gli ateniesi costruirono, infatti, un celebre santuario dedicato al dio del mare.
Al limite di una spianata si elevano, intriganti, sedici colonne doriche archiatravate e due pilastri della cella, reduci del Tempio di Posidone, eretto fra il 444 ed il 440 a.C., in sostituzione di un altro distrutto dai persiani. Il tutto si staglia su di un grandioso panorama, particolarmente suggestivo al tramonto ... Infatti, come noi, tanti altri turisti sono venuti, al termine della giornata, per godersi lo spettacolo ... davvero mozzafiato!
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venerdì 17 agosto 1990 .

Lasciamo Capo Sounion e risaliamo la penisola dell'Attica passando per l'interno. Torniamo verso Atene, aggirandola ad oriente, e transitiamo nei pressi di Marathon, che tante considerazioni storico-sportive porta alla mente, per poi imboccare l'autostrada numero 1 verso nord.
Dopo alcune decine di chilometri, in prossimità della cittadina di Thíva, prendiamo a seguire il nastro d'asfalto che porta in direzione del profondo Golfo di Corinto.
Giunti nella località di Distomo seguiamo le indicazioni che ci portano, quasi ai piedi del Monte Elikónas, al Monastero di Ossios Loukas.
Quello che è considerato uno fra i più importanti monumenti bizantini della Grecia fu eretto nell'XI secolo, sulla tomba del santo eremita Luca lo Stiriota, qui morto del 953, e subito divenne meta di pellegrinaggi.
Il monastero, racchiuso da una cinta muraria, comprende il Katholikon, la chiesa principale dedicata a S. Luca, perfetto esempio di croce greca inscritta in un quadrato con grande cupola centrale e magnifici mosaici, ed il Theotókos, l'edificio religioso più antico, risalente al X secolo.
Dalla corte possiamo godere di belle e caratteristiche viste del complesso, immerso in un ambiente desolato e di estrema suggestione, prima di riprendere strada e di raggiungere, nel tardo pomeriggio, il parcheggio prospiciente il sito archeologico di Delfi.
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sabato 18 agosto 1990 .

Nella mattinata ci apprestiamo quindi a visitare uno dei complessi archeologici più famosi ed affascinanti di tutta la Grecia, ovvero il Santuario di Apollo di Delfi.
Considerato sacro fin da tempi antichissimi, nel luogo si praticarono numerosi culti, fino a quello di Apollo, appunto, importato dai cretesi. Verso il VII secolo a.C. Delfi divenne addirittura santuario ed oracolo panellenico, scatenando fra l'altro numerose guerre sacre, per poi perdere importanza e cadere definitivamente in rovina nel IV secolo d.C. sotto la dominazione romana.
Entriamo nel cosiddetto Recinto Sacro dalla porta principale, ubicata all'angolo sud-orientale del sito, e saliamo lungo la pavimentata Via Sacra, fiancheggiata da numerosi ex-voto e vari edifici, fra i quali spicca il magnifico Tesoro degli Ateniesi, tempietto dorico eretto a suo tempo con il bottino di Maratona e ricostruito di recente con pezzi quasi tutti originali.
Arriviamo in questo modo alla spianata nella quale ancora oggi si ergono i resti di sei colonne facenti parte dell'originale Tempio di Apollo ... Qui, secondo gli antichi, si manifestava la presenza del dio per mezzo del leggendario oracolo.
Un grande teatro, capace di cinquemila posti e ricavato dal fianco di un pendio si trova nella parte superiore del complesso e a dominio dello stesso.
Ancora più in alto, per un ripido sentiero nel bosco, saliamo al pianoro dove si trova lo Stadio, iniziato nel V secolo a.C. e capace di oltre settemila spettatori, nel quale sono tuttora ben evidenti le linee di partenza, incise in maniera indelebile sulla nuda pietra.
Tutti i reperti di maggior pregio rinvenuti nell'area sono conservati in un attiguo museo al quale ci dedichiamo, naturalmente, al termine e a completamento della visita.
In tarda mattinata riprendiamo a macinar chilometri. Andiamo a nord lungo la strada numero 27 e, attraversando la piana detta molto pittorescamente "mare degli ulivi", per il grande numero di queste piante che vi si trovano, giungiamo quasi al mare nella località di Lamia.
Da lì procediamo di nuovo verso l'interno, seguendo le strade numero 3 e numero 30, fino a Trikala, da dove una manciata di chilometri ci portano a Kalambáka, ai piedi delle famose Meteore.
Particolari fenomeni corrosivi dell'arenaria, risalenti a circa venticinque milioni di anni fa, hanno dato vita a gigantesche rocce, dalla forma plastica, che si ergono come pilastri (fino a 400 metri di altezza) sulla piana del fiume Péneo.
I rilievi, modellati dall'acqua e dal vento, negli anni compresi fra l'XI ed il XVI secolo, ospitarono alla loro sommità numerosi monasteri, dei quali alcuni sono sopravissuti fino ai giorni nostri ... e hanno dato il nome al luogo: Meteore significa, infatti, monasteri nell'aria ...
Transitiamo nel villaggio di Kastráki, nel vero e proprio cuore della regione, con straordinarie viste sulle scenografiche rocce. Lungo la strada ci lasciamo alle spalle alcuni monasteri minori come quelli di Agios Nikólaus Anapáfsas e Agia Roussánou e in serata arriviamo nel parcheggio prospiciente il Megalo Metéoro, uno dei complessi religiosi più importanti ... di nome e di fatto! ... e lì trascorriamo la notte.
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domenica 19 agosto 1990 .

Ci dedichiamo, prima di tutto, alla visita del Megalo Metéoro ... Il convento, dedicato alla trasfigurazione, fu fondato verso il 1380 e vi si sale, al contrario di un tempo, per mezzo di una ripida scalinata ... non più grazie all'antico montacarichi collocato nella cosiddetta "torre di vrizoni", fino a qualche decennio fa unico strumento di accesso al monastero.
Per vari passaggi a galleria giungiamo poi alla chiesa, a croce greca, con solenni affreschi al suo interno ... ma è soprattutto il panorama che si gode dal complesso religioso che ci lascia letteralmente a bocca aperta.
Nelle immediate vicinanze esploriamo anche il monastero di Varlaam, più nuovo, in quanto risalente al XVI secolo, ma sempre molto scenografico e caratteristico.
Proseguendo lungo la strada che collega i principali siti assaporiamo altre straordinarie, viste sugl'inimitabili pinnacoli rocciosi e sulle ardite costruzioni che li hanno colonizzati, per poi scendere nuovamente a Kalambáka, dove lo spettacolo termina e si torna, idealmente, con i piedi per terra.
A questo punto della giornata affrontiamo un lungo trasferimento che ci porta prima nella città di Larissa, dove imbocchiamo l'autostrada numero 1 verso nord (grazie alla quale riguadagniamo la costa egea), quindi, sfiorando l'agglomerato urbano di Salonicco (che forse visiteremo in un'altra occasione), giungiamo in vista della Penisola Calcidica.
La particolarità della Penisola Calcidica è quella di essere suddivisa, a sua volta, in altre tre piccole penisole: ad occidente quella di Kassandra, ad oriente il Monte Athos (caso unico al mondo di repubblica teocratica e inaccessibile ... soprattutto per le donne) e al centro quella di Sithonia, verso la quale siamo diretti.
In serata percorriamo tutta la costa ovest di Sithonia e per la notte ci fermiamo in prossimità del suo punto più meridionale.
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lunedì 20 agosto 1990 .

La Penisola Calcidica ed in particolare quella di Sithonia sono note per la bellezza delle coste e del mare che le bagna, così, alla ricerca di una bella dose di relax balneare, ci fermiamo in una spiaggia nelle vicinanze e, contornati da un piacevole scenario naturale, trascorriamo tutto il tempo a nostra disposizione, fino al tramonto.
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martedì 21 agosto 1990 .

Continuiamo nell'esplorazione di Sithonia percorrendone la costa nord-orientale. Ci andiamo così a fermare nella stupenda baia di Armenistis ... ennesima occasione per godersi l'azzurro mare greco, con all'orizzonte, nascosto nella bruma dell'Egeo, il Monte Athos, che in questo modo appare ancora più enigmatico di quanto non lo sia nella realtà.
Il sole scende mettendo fine ad un altro episodio di questa bellissima vacanza ellenica.
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mercoledì 22 agosto 1990 .

L'alba del nuovo giorno annuncia invece a tutti noi l'inizio del lunghissimo viaggio di rientro in Italia.
Torniamo nei pressi di Salonicco e da lì andiamo a nord lungo l'autostrada numero 1 fino al confine.
Per attraversare la Jugoslavia cambiamo in dinari l'equivalente di duecentomila lire italiane e, vista l'inarrestabile svalutazione di quella moneta, ci restituiscono due pacchi impressionanti di banconote, che ci fanno sentire per qualche istante come Paperon de Paperoni ... ma è solo un'illusione destinata a svanire rapidamente.
Viaggiando sulla strada M1 sfioriamo la città di Skopie, passiamo per quella di Nis e, nella monotonia più assoluta in serata arriviamo nei pressi di Belgrado, dove facciamo tappa per riposarci.
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giovedì 23 agosto 1990 .

Nella primissima mattinata riprendiamo a macinar chilometri lungo la principale arteria del paese e, oltrepassata la capitale, dopo svariate ore di viaggio, giungiamo in vista di Zagabria, capoluogo della Croazia, quindi, imboccando la M12, ritroviamo prima il Mare Adriatico a Fiume (Rijeka) e poi l'amata Italia a Trieste, dove ci fermiamo ancora una volta per la notte.
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venerdì 24 agosto 1990 .

E' quindi l'ultimo giorno vero e proprio di questa vacanza, così percorrendo strade ed autostrade a noi più note e passando per Venezia e Ravenna, nel primo pomeriggio siamo di nuovo a casa ... Mettiamo in questo modo la parola fine ad un viaggio per certi versi epico, con oltre seimila chilometri percorsi, attraverso regioni non ancora battute dal turismo di massa e comunque ricchissime di storia e bellezze naturali ... Ci ha davvero entusiasmato la Grecia e certamente in un prossimo futuro torneremo entro i suoi confini per assaporarne altri aspetti, non meno interessanti, e visitare altre regioni, crediamo, altrettanto belle ... sotto tutti i punti di vista!

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Atene - Acropoli

Atene - Acropoli

Atene - Acropoli

Atene - Licabetto

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Atene - Olimpieion

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Creta - Altopiano di Lassithi

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Creta - Matala

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Creta - Anogia

Creta - Anogia

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Creta - Hania

Creta - Hania

Creta - Hania

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Creta - Elafonisi

Creta - Elafonisi

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Creta - Crutalo

Creta - Crutalo

Creta - Crutalo

Creta - Cnosso

Creta - Cnosso

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Attica - Capo Sounion

Attica - Capo Sounion

Monastero di Ossios Loukas

Delfi

Delfi

Meteore

Meteore

Calcidica - Sithonia

Calcidica - Sithonia
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  • Nulla arricchisce l'animo più dei ricordi ... Nulla, oltre alle persone care, arricchisce i ricordi più di un viaggio ... Forse nulla oltre ai ricordi porteremo con noi per l'eternità ...

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