Il Lago Maggiore visto dalla prima palafitta d’Italia: una giornata ad Arona

località: arona
regione: piemonte
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: venerdì 19 settembre 2014
Data fine viaggio: venerdì 19 settembre 2014

Vivace località di villeggiatura d’estate, luogo tranquillo e senza tempo d’autunno e d’inverno, quando sullo sfondo blu cobalto del Lago Maggiore avvolto da una leggera foschia si distinguono i colori pastello di una città di antichissime origini: ecco un’istantanea di Arona, situata sulla sponda piemontese del lago. La sua vicinanza a Milano, oltre alle sue bellezze architettoniche e naturalistiche la rendono una delle mete ideali per staccare dallo stress, ritrovando una piacevole dimensione a misura d’uomo.
Il fascino di questo paesaggio carico di poesia, che oggi attira numerosi turisti, non lasciò indifferenti nemmeno i viaggiatori che si avventurarono da queste parti addirittura diversi millenni fa. Risale infatti all’età del bronzo la comunità palafitticola che abitò questo territorio, ed è proprio nell’attuale comune di Arona, nel Parco naturale dei Lagoni di Mercurago, che nel 1860 fu rinvenuta la prima palafitta in Italia. Da alcuni anni il sito archeologico fa parte del patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Quando si parla di preistoria, si immagina spesso uno stile di vita limitato all’essenziale, tra caccia e raccolta di bacche, invece in questo caso la storia ci racconta di una civiltà piuttosto evoluta, detta la Civiltà della Terramare, che vedeva i propri cittadini impegnati nel commercio ”internazionale” di ambra proveniente dal Mar Baltico e dello stagno dei Monti Metalliferi, merci che venivano trasportate sul Po fino all’Adriatico. Una piroga intagliata nel legno ritrovata nella torbiera del Lagone, insieme a tre ruote di legno testimoniano queste antiche e ferventi attività commerciali.
Ben presto gli abitanti del territorio si resero conto della necessità di difendersi dagli attacchi, ed è una moltitudine di altri oggetti, anche d’uso quotidiano tra cui una pregevole cavigliera di bronzo, rinvenuti nei pressi della Rocca a raccontare le origini del maniero un tempo imponente. „Impenetrabile fortezza circondata da cinque mura che ne rendono impossibile l'accesso, con un'alta e snella torre sormontata da una sventolante bandiera.” Con queste parole lo scrittore francesce Stendhal descrisse la visione che durante il suo viaggio ad Arona catturò la sua fantasia. Fondata prima dell’anno Mille dai Longobardi, il castello venne in gran parte distrutto dall’esercito napoleonico poco dopo la visita di Stendhal. Oggi dell’antica fortezza si possono ammirare i resti, tra cui diversi bastioni e rondelle, oltre al suo incantevole parco abitato da numerosi animali, aperto al pubblico da alcuni anni con una serie di attrazioni tra cui una mostra che ripercorre la storia della Rocca Borromea e diversi filmati storici dell’Aronese. Nel 1538 nella Rocca nacque il futuro cardinale San Carlo Borromeo. Nominato cardinale quando aveva poco più di vent’anni, Carlo ebbe un ruolo decisivo nell’attuazione del concilio di Trento e della riforma tridentina. Oltre alla Rocca, il ricordo del religioso dalla proverbiale fede solida e incrollabile è custodito anche dall’imponente scultura conosciuta come il Sancarlone. Alta oltre trenta metri, la statua eretta sul Sacro Monte di San Carlo, nell’omonima frazione, è ispirata alla Statua della Libertà di New York.
Ritornando nel centro storico ammiriamo diversi edifici di grande bellezza e rilevanza storica tra cui il Broletto, eretto alla fine del Trecento vicino alla chiesa di Santa Maria di Loreto. Tra gli archi gotici del portico, in una serie di medaglioni provati dal tempo si riconoscono ancora i ritratti dei nobili al governo della città. Presso la settecentesca Villa Ponti furono invece ospitati personaggi come Napoleone, Toscanini e Stravinskij. Durante la nostra passeggiata raggiungiamo anche la splendida Collegiata della Natività di Maria Vergine, risalente al Quattrocento, che custodisce al suo interno diverse pregiate opere d’arte tra cui un polittico di Gaudenzio Ferrari del 1511. Percorrendo alcune caratteristiche vie della zona pedonale, molto piacevoli anche grazie ai numerosi negozi e botteghe d’arte, arriviamo davanti alla chiesa dei Santi Martiri, detta anche di San Graziano, cosruita sul luogo di un’antica abbazia benedettina.
Dopo questo bel giro, piacevolmente stanchi e con un discreto languorino decidiamo di fermarci per cena presso il Ristorante La Ruga del Corso, in via Cesare Battisti, a due passi dalla chiesa di San Graziano. Entrando, veniamo accolti nell’elegante e trendy zona bar dove iniziamo la serata con un piacevole aperitivo. Spostandoci nella bella sala da ristorante dalle atmosfere calde e intime, rese ancor più affascinanti dalle luci soffuse, scambiamo due chiacchiere con il titolare Matteo scoprendo che siamo anche qui all’interno di un edificio storico: ”Il ristorante è stato ricavato da un antico convento del 1400. Una location suggestiva in cui nel 2003 abbiamo creato un locale con l’intento di unire bar e ristorazione valorizzando le qualità di entrambi. Il ristorante rientra nel circuito delle Eccellenze Italiane con regolare certificato. Durante i nostri happy hour sono dei barmen professionisti a servire gli sfiziosi cocktail, oltre a calici di vino con degli stuzzichini, mentre la domenica sera è molto gradito il gran buffet, con pizze, focacce e primi piatti fino alle 21.30.”
La nostra cena, all’insegna delle specialità di pesce di mare e di carne, le quali compongono un menù che cambia spesso in base alla stagionalità dei prodotti sempre freschissimi, inizia con un una squisita zuppetta di moscardini con pane nero e con le capesante grigliate su coulis di patate e tartufo nero. Assaggiamo anche l’insalatina tiepida di mare con patate, il carpaccio di orata agli agrumi e pepe rosa, oltre a un misto di pesce crudo, mentre gli amanti della carne scelgono la buonissima battuta di bue al coltello con i suoi condimenti, senza rinunciare nemmeno agli ottimi salumi delle valli del territorio con delle conserve. Alcuni veri gourmet del nostro gruppo gustano delle ostriche fresche, disponibili anche con gli aperitivi.
Proseguiamo con gli scialatielli ai frutti di mare e con i paccheri di Gragnano con ragù di tonno e la sua bottarga, ma piacciono molto anche gli gnocchi alla toma con bacon. Annaffiamo queste bontà con degli ottimi vini della ricca carta che comprende oltre 400 etichette di tutta Italia ma anche francesi, oltre a un’ampia selezione di bollicine anch’esse sia italiane che francesi.
Tra le pietanze di pesce gustiamo la scottata di tonno ai semi di sesamo su flan di patata e salsa di soia, e non resistiamo nemmeno ai trancetti di pescatrice su crema di ceci al rosmarino. I nostri amici ”carnivori” si deliziano invece con una bella fiorentina e fa proseliti anche la spettacolare cotoletta orecchia d’elefante alla milanese.
Infine, cediamo volentieri alle dolci tentazioni dei dessert fatti in casa, tra cui il tiramisù rivisitato alla gianduja, il cannoncino biscottato alla ricotta e scaglie di fondente con salsa d’arancia, oltre a una sfiziosa torta con cioccolato bianco e lamponi e la crema catalana al cioccolato e zenzero.
La nostra giornata aronese si conclude con una selezione di formaggi italiani e francesi al carrello che gustiamo con mostarde e confetture fatte in casa che siamo sicuri avrebbe gradito anche Stendhal, di cui seguiremo senza dubbio le orme tornando volentieri ad Arona per nuove gite fuori porta.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.Arona.no.it
www.larugadelcorso.it
Cafè Ristorante La Ruga del Corso
Via Cesare Battisti, 12 Arona (NO)
Tel.: 0322/44196

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