Sulla via Francigena con i pittori del Novecento: un weekend a Tortona - Prima Parte

località: tortona
regione: piemonte
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: sabato 22 novembre 2014
Data fine viaggio: domenica 23 novembre 2014

Partire per il mare dalla grande città è sempre in qualche modo una piccola avventura. Lo diventa ancora di più se a metà strada, quando abbiamo appena lasciato alle spalle la pianura Padana e in lontananza cominciano a intravvedersi le prime colline dell’alessandrino, improvvisamente spunta un leone... Un leone d’argento, su sfondo rosso fuoco, che tiene tra le zampe una rosa fogliata e fiorita d’argento, e la cui forza, come vuole la tradizione, sono tre doni: valore, lealtà e cortesia. Si tratta del famoso leone di Tortona, città anticamente chiamata Derthona, il cui motto, sin dai tempi romani, è: “Pro tribus donis simil Terdona leonis”, ovvero, Tortona è simile a un leone, in virtù di tre doni. In realtà i doni, se si decide di uscire dall’autostrada al casello di Tortona e di concedersi, come abbiamo fatto noi, un bel weekend in questa città, possono essere anche decisamente più di tre, data la ricchezza artistica, ma anche paesaggistica ed enogastronomica di Tortona. La città del leone si trova in una posizione geografica strategica, fatto che nei secoli è stato in parte la sua croce, e in parte la sua fortuna. Crocevia del commercio, fiorente centro agricolo già in epoca romana, oggi vicina alle principali metropoli del Nord, nel corso della storia Tortona fu anche ferocemente contesa da varie potenze. La nostra passeggiata in centro inizia dal Duomo, edificato nella seconda metà del XVI secolo su una chiesa preesistente. Al suo interno abbiamo ammirato, oltre a dei dipinti di artisti del Cinquecento e del Seicento come Aurelio Luini e Camillo Procaccini, anche le reliquie di San Marziano, santo al quale, secondo la tradizione, si deve la conversione della città al cristianesimo. Le caratteristiche vie di Tortona, che a tratti ricordano quelle dei centri storici liguri, si snodano tra curve e leggere salite tra le case dai balconi fioriti, i muri di antiche chiese e le vetrine di graziosi negozi. Davanti all’Oratorio di San Rocco incontriamo un gruppo di studenti in gita che come noi, scattano foto alla facciata dell’edificio religioso. Proseguendo, raggiungiamo la Chiesa di Santa Maria Canale, la più antica della città, risale infatti al XI-XII secolo. Al suo interno si trovano degli affreschi rinascimentali, oltre a degli interessanti dipinti del Cinque- e del Seicento, tra cui una Natività di scuola leonardesca. La nostra passeggiata artistica continua nel tempo portandoci a visitare la Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio, dove ammiriamo l’esposizione permanente dedicata al Divisionismo, un momento fondamentale della cultura artistica italiana tra Ottocento e Novecento, con opere pregiate di numerosi artisti tra cui Giuseppe Pellizza da Volpedo, Plinio Nomellini, Angelo Morbelli ed Emilio Longoni. L’arte pittorica ha sempre accompagnato la storia tortonese, infatti la città ha dato i natali a più di un pittore importante, tra cui Angelo Barabino, allievo ed amico di Giuseppe Pellizza da Volpedo, e Cesare Saccaggi. E la tradizione continua, al punto che le pennellate artistiche ci accompagnano perfino presso la nostra dimora per questo weekend, che era la casa di Gigi Cuniolo, esponente tortonese del paesaggismo novecentesco, nato nel 1903. Ad accoglierci con grande gentilezza presso Casa Cuniolo, che oggi è un’accogliente guest house immersa nel Parco del Castello nella parte alta di Tortona, è la titolare Gabriella Cuniolo, figlia dell’artista. Ci sistemiamo nelle nostre comodissime camere, arredate con mobili anni ’30 in uno stile raffinato a cui dà il suo importante contributo anche la biancheria da casa scelta dalla signora Gabriella, titolare di un negozio in via Emilia, meta imprescindibile degli amanti dei tessuti originali e di qualità. Mentre sorseggiamo un buon caffè e mangiamo qualche dolcino nell’elegante sala sulle cui pareti possiamo ammirare diverse opere di papà Gigi, ci lasciamo affascinare dal racconto della titolare che rievoca i tempi passati: “Questa villa è stata costruita negli anni ’30 da mio nonno Giuseppe e divenne la casa della nostra famiglia. La sua posizione affascinante in mezzo al verde con la possibilità di vedere i vecchi ruderi della città romana la rende un luogo ideale per una vacanza lontano dal chiasso e dallo stress, così dopo la scomparsa di mio padre nel 1976 l’ho ristrutturata e quella che un tempo era la casa dell’artista oggi è aperta a tutti.”

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