Diario di bordo da una città per viaggiatori veri: un weekend a Genova - Seconda Parte

località: genova
regione: liguria
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: venerdì 21 novembre 2014
Data fine viaggio: domenica 23 novembre 2014

Quando Cristoforo Colombo partì per il suo viaggio che avrebbe ridisegnato il mappamondo, anche la mappa della città di Genova stava per essere notevolmente ridisegnata. L’aristocrazia genovese decise di creare dal nulla un grande quartiere di rappresentanza, destinando un’area degradata e periferica ad accogliere le residenze di alcune delle principali famiglie della città; nel giro di pochi anni sorsero così due sequenze parallele di grandi palazzi, per lo più dotati di cortili colonnati, di giardini pensili e di stupende sale affrescate. Lungo l’odierna via Garibaldi si possono ammirare tra l’altro Palazzo Tursi, Palazzo Rosso e Palazzo Bianco che costituiscono il prestigioso percorso dei Musei di Strada Nuova. Nel 1576 vennero istituiti i registri cosiddetti “Rolli degli alloggiamenti pubblici”, i quali raggruppavano i palazzi nobiliari che a turno venivano sorteggiati per accogliere visite di Stato. Uno dei primi viaggiatori ad essere rimasto affascinato dal sistema dei Palazzi dei Rolli, oggi patrimonio dell’Umanità Unesco, fu Pietro Paolo Rubens che nel 1622 pubblicò il libro I Palazzi di Genova con i rilievi di tutti i più importanti edifici del centro storico, proponendolo in Europa come una sorta di “manuale per la residenza del perfetto gentiluomo”. Uno dei più bei palazzi dei Rolli è il Palazzo Reale, residenza della corte sabauda a Genova a partire dal 1824, costruito verso la metà del Seicento dalla famiglia Balbi che aprì la via stessa che oggi porta il loro nome. Era uno dei pochi palazzi ad avere un accesso diretto al mare tramite un ponte che consentiva alle carrozze di imbarcarsi. Dopo i Balbi, la dimora passò ai Durazzo che operarono significativi interventi architettonici che arricchirono il palazzo di decorazioni incredibilmente raffinate e sfarzose di cui la scenografica Galleria degli Specchi, dove sono state girate alcune scene del film Grace di Monaco con Nicole Kidman, è solo uno degli esempi. Nel corso delle giornate Rolli Days che ricorrono più volte l’anno, è possibile visitare anche molti di quei palazzi storici che di solito restano chiusi al pubblico.
I viaggiatori che salpavano dal porto genovese verso lidi lontani, non tornavano certo in patria a mani vuote: molti di loro portavano a casa dei “souvenir” originali come scheletri e pelli di belve esotiche, collezioni di insetti, di ragni e di serpenti dalle fattezze mai viste prima, insieme a una moltitudine di reperti zoologici di ogni sorta, un vero e proprio tesoro per la scienza. L’esploratore e naturalista più celebre che organizzò e promosse numerose spedizioni a cui spesso partecipò direttamente fu Giacomo Doria, che nel 1867 fondò il Museo di Storia Naturale. I reperti di oltre 4,5 milioni di esemplari provenienti da ogni latitudine, vengono studiati da naturalisti di tutto il mondo i quali sono riusciti a descrivere parecchie nuove specie proprio grazie al materiale zoologico unico del Museo. L’alluvione del 9 ottobre 2014 ha pesantemente danneggiato la struttura distruggendo l’attrezzatura scientifica, ma fortunatamente non ha toccato le preziose collezioni. Il Museo, che si accinge a festeggiare i suoi 150 anni nel 2017, è quindi ripartito con l’entusiasmo di sempre e punta sul fascino mozzafiato dell’esposizione di seimila esemplari disposti su una superficie di cinquemila metri quadrati, molto apprezzata anche dagli esploratori più piccoli a cui vengono proposte una grande quantità di attività didattiche tra cui la Notte al Museo: una serata dedicata a giochi e laboratori, maschere da animali, storie della natura e poi tutti a dormire in sacco a pelo, sotto lo sguardo vigile dello scheletro fossile del colossale Elefante antico.
Se è vero che da Genova si può salire in Paradiso prendendo un ascensore, è altrettanto vero che nel periodo natalizio, quando i sontuosi palazzi del centro, così come i caruggi tra cui spiccano torri e antiche chiese si vestono delle luci della festa, ritrovare una dimensione spirituale diventa quasi inevitabile. A Genova, città con una notevole tradizione di intagliatori di figurine da presepe (il Museo Giannettino Luxoro ne conserva oltre ottocento), il mistero della Natività assume anche una significativa valenza artistica grazie ai numerosi presepi della città. Il primo documento che parla di un presepe genovese risale al 1610 e come suggeriva Henry Aubert nel suo Villes et gens d’Italie del1923, possiamo ammirare queste suggestive creazioni compiendo un vero e proprio tour dei presepi. Un viaggio spirituale e artistico durante il quale colpiscono anche le dimensioni delle riproduzioni della scena della Natività: presso l’Accademia Ligustica è esposto il presepe del ceroplasta bavarese di origini italiane, Johann Baptist Cetto, che misura poco più di 8 cm per 6. Neanche lo spazio dello schermo di uno smartphone, ma per l’artista fu sufficiente per compiere un miracolo creando una scena densa di figure e di elementi di ogni genere, dalle colonne fino ai fili d’erba, tutto minuziosamente elaborato e arricchito di particolari. Dal presepe più piccolo a quello più grande la strada è in verticale e si compie prendendo la funicolare da cui si apre una vista mozzafiato sulla città. Si raggiunge così il Santuario della Madonnetta, costruito alla fine del Seicento sul luogo di una serie di apparizioni mariane. La chiesa ottagonale, preceduta da uno spettacolare sagrato in ciottoli bianchi e neri è uno straordinario luogo di raccoglimento, l’edificio religioso con cui Genova si riconsacrava alla Madonna, particolarmente ricco di opere d’arte e di preziosi oggetti di culto tra cui 25 mila reliquie esposte sulle pareti. Nella Cappella della Pietà si può ammirare un meraviglioso gruppo ligneo scolpito da Anton Maria Maragliano tra il 1732 e il 1733, raffigurante la Pietà. Arriviamo così al Presepe, uno tra i più suggestivi tra quelli genovesi e visitabile tutto l’anno. Disposta su una vasta superficie semicircolare, l’opera presenta una moltitudine di storiche statuine databili dal XVII al XIX secolo, collocate in una scenografica ambientazione della Genova antica. Tra le belle figurine di legno colorato rivediamo molti dei luoghi storici che abbiamo visitato durante il nostro weekend genovese: da Porta Soprana a Palazzo San Giorgio fino al mercato, le torri e le chiese a conferma del fatto che a Genova non si smette mai di viaggiare. Da qui si salpa, si va in Paradiso e si ritorna, e dietro ogni scorcio che si conosce e si ama, ce n’è sempre uno nuovo da scoprire. Come suggerisce lo slogan turistico della città, “Genova more than this”: Genova è sempre molto di più di quello che si è già visto.

Francesca Bertha

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