Sulla via Emilia tra arte, poesia e buona tavola: una giornata a Reggio Emilia - Parte I.

località: reggio emilia
regione: emilia romagna
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: sabato 28 febbraio 2015
Data fine viaggio: sabato 28 febbraio 2015

L’imponente cupola del Duomo doveva ancora essere progettata e costruita, la torre della basilica di San Prospero era caduta da pochi anni e anche il miracolo mariano che avrebbe dato il via alla costruzione del Santuario della Beata Vergine della Ghiara doveva ancora accadere, quando per le caratteristiche vie del centro di Reggio Emilia ogni tanto si vedeva passeggiare un giovane, primogenito tra dieci fratelli di nobile famiglia. Frequentando la corte avrebbe potuto vivere una vita all’insegna dei divertimenti, ma lui preferiva dedicarsi allo studio, specialmente a quello della letteratura di cui sarebbe diventato uno dei più celebri esponenti. Fu in quegli anni, verso la fine del Quattrocento, che nel cuore del giovane Ludovico Ariosto si creò un legame così forte con la propria città natale da scrivere, circa vent’anni dopo, quando era ormai reduce da numerosi viaggi: “Chi vuole andare a torno, a torno vada: vegga Inghelterra, Ongheria, Francia e Spagna; a me piace abitar la mia contrada”.
Dicono che questo spirito caratterizzi tuttora gli abitanti di Reggio Emilia: accanto a una sincera apertura verso le novità, lo stile delle metropoli piene di negozi alla moda come nella centralissima e antica via Emilia e accanto allo spirito di accoglienza verso chi viene da fuori, è profondamente radicato nel loro cuore l’amore per le proprie radici e tradizioni. Non a caso siamo nella città del Tricolore: la bandiera italiana fu ideata ed esposta per la prima volta il 7 gennaio 1797 nella Sala del Tricolore del Municipio.
La nostra giornata alla scoperta della “contrada” tanto amata da Ariosto ci porta piacevolmente “a torno” per le caratteristiche vie, le suggestive piazze del centro storico come ad esempio piazza Fontanesi dal fascino misterioso, collegate tra loro da affascinanti percorsi porticati, e tra i palazzi dietro i cui portoni spesso si nascondono meravigliosi giardini di stile spagnoleggiante.
Tra le nostre prime mete figura la centralissima piazza Prampolini, nota come piazza Grande o piazza del Duomo, su cui si affacciano gli edifici più importanti della città: oltre al Duomo, anche il palazzo del Municipio, il palazzo del Monte con la torre dell’orologio e il palazzo vescovile. Sempre qui si può ammirare il battistero, costruito nel Medioevo e ristrutturato di recente, la cui pianta originale richiamava quella del Santo Sepolcro di Gerusalemme. L’edificio della cattedrale probabilmente esisteva già nel 451, anche se le prime notizie che la riguardano risalgono al IX secolo. La torre campanaria ottagonale risale al 1268, anno in cui fu ricostruita dopo un crollo di quarant’anni prima, mentre per poter ammirare la sontuosa cupola si dovette aspettare il 1623.
A Reggio Emilia l’arte si incontra a ogni angolo nelle forme più svariate ed è anche nell’eredità degli illustri nativi della città. Oltre ad Ariosto, erano di qui anche il poeta quattrocentesco Matteo Maria Boiardo, il pittore Antonio Allegro detto il Correggio, e il celebre attore Romolo Valli a cui è intitolato il Teatro municipale.
L’estro artistico reggiano non conosce ostacoli alla creatività: in piazza del Duomo si erge addirittura la scultura di un fiume. La figura allegorica del Crostolo, il corso d’acqua che attraversa la città, è molto amata dagli abitanti. Molti secoli fa, non lontano dalla piazza centrale c’era un modesto convento abitato fino al 1313 dai frati serviti. Sul muro dell’orto di questa struttura era dipinta un’immagine della Madonna e si narra che un sordomuto di nome Marchino avesse riacquisito il dono della parola e dell’udito dopo aver pregato davanti a essa. Il luogo del miracolo divenne presto meta di pellegrinaggio e nel 1597 fu posta la prima pietra del santuario della Beata Vergine della Ghiara.
Un altro miracolo importante fu compiuto nel V secolo dal vescovo San Prospero, patrono di Reggio Emilia: invocando un intervento provvidenziale, il santo riuscì a tenere lontano dall’abitato gli unni di Attila grazie a una fitta coltre di nebbia che avvolse la città dopo la sua preghiera. Oggi la basilica di San Prospero, che custodisce anche le vestigia del santo, è uno dei monumenti più importanti della città. Significativo esempio di barocco emiliano, l’edificio originale della chiesa fu consacrata nel 997, e nei secoli successivi venne ricostruita a varie riprese: la torre venne abbattuta nel 1487 e il campanile ottagonale tornò a sorvegliare la piazza tra il 1536 e il 1570, mentre la basilica stessa, dopo una travagliata ricostruzione, venne riconsacrata nel 1543. La basilica, dalla facciata risalente alla metà del Settecento, conserva al suo interno diverse preziose opere pittoriche cinque- e seicentesche, oltre a dei pregevoli gruppi scultorei.

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