Viaggio intorno al mondo tra le colline toscane: vacanze a Firenze - Parte III. : ITALIA

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Diario di viaggio ITALIA ITALIA
Viaggio intorno al mondo tra le colline toscane: vacanze a Firenze - Parte III.

Firenze

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Viaggio intorno al mondo tra le colline toscane: vacanze a Firenze - Parte III.

Località: Firenze
Regione: Toscana
Stato: ITALIA (IT)
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Data inizio viaggio: venerdì 10 giugno 2016
Data fine viaggio: mercoledì 15 giugno 2016

FATIMA, LA STREGA DELLE SPEZIE
(tratto dal libro “Vivo di gusto! – La cucina creativa toscana secondo Jamal Amin”)

Durante la mia permanenza mi ero ripromesso di visitare Alnif, un paese del Marocco centro orientale, conosciuto per il suo henné e – per me più interessante – per il suo cumino, famoso per il suo profumo particolarmente intenso. Sapevo di un mercato che vi si teneva il venerdì, in cui venivano vendute, fra i vari prodotti, le spezie più disparate, e tra queste il famoso cumino. Mi vi recai quindi un venerdì mattina, svegliandomi presto per poter godere della mia visita senza la confusione tipica dei mercati di strada, che sapevo mi avrebbe distratto dal mio obiettivo.
Arrivato ad Alnif, cercando indicazioni per raggiungere il mercato, venni più volte indirizzato verso la casa di un’anziana signora di nome Fatima. Decisi che forse questa donna, così nota in paese da essere oggetto di consigli e al contempo già depositaria ai miei occhi di una sorta di segreto, di un’aura magica, valeva la pena di una breve digressione dal mercato. In fondo, il mercato sarebbe rimasto anche più tardi, ma non potevo avere la stessa certezza sulla signora.
Mi feci accompagnare fino all’ingresso della sua casa e, una volta davanti alla soglia, esitai per un solo secondo, timoroso di poter disturbare la quiete di una tenera signora in età avanzata. Abbandonando quella sensazione, mi feci coraggio e bussai alla porta, uno splendido porticino color terra di Siena bruciata, in legno grezzo. Lei, Fatima, arrivò dopo pochi secondi, aprendomi subito il suo mondo con uno dei sorrisi più vivi, sdentati e genuini che avessi mai visto.
“Benvenuto straniero!” furono le prime parole che mi disse. Bastarono per farmi sentire a casa, come se fosse la casa di una vecchia nonna, mai vista, ma sempre conosciuta.
Mi accompagnò subito nel cuore della sua dimora, che scoprii essere anche un laboratorio, in cui utilizzava le spezie come principi per medicine e pratiche curative “ad hoc”.
Davanti a una tazza di buon tè alla menta, Fatima – che tutti chiamavano Strega Fatima per la sua attività – mi raccontò un po’ del suo mondo e del suo modo di curare le persone. Ciò che mi disse mi sbalordì: non avevo mai sentito niente di simile prima ed ero affascinato dalla sua storia e dal suo segreto. Fatima mi spiegò che aveva sempre avuto a che fare con le spezie nella sua vita. Dapprima, quando il padre le commerciava e lei gli dava spesso una mano nel trasportare i sacchi, aveva sviluppato un certo olfatto, abituandosi a riconoscerne i profumi, dai più intensi del cumino e del peperoncino, ai più delicati, ai più semplici e noti. Crescendo, aveva poi sviluppato la passione per il loro uso in cucina, ma al contempo anche per le loro virtù curative, dedicandosi alla presentazione di antichi rimedi, ma anche alla creazione di nuovi.
Aveva quindi provato a unire le due cose in un matrimonio che aveva trovato amore e devozione sufficienti per crescere e per durare negli anni. Quello che mi sbalordì fu il modo in cui Fatima creava i suoi rimedi: le persone si recavano da lei, senza che le avesse mai viste prima, e lei, così come aveva fatto con me, si prendeva cura di loro già dal primo momento, offrendo loro dell’ottimo tè e invitandoli a parlare di sé, dei loro bisogni, sogni e passioni, problemi e speranze. Dalle loro parole e dai loro volti, dagli sguardi che inciampavano in quel suo mondo stregato – oh sì, era davvero stregato, ma nel senso più magico del termine – Fatima attingeva come da un pozzo per raccogliere quanta più acqua poteva ed estirpava i loro segreti, così come le loro speranze e angosce più profonde, come un giardiniere estirpa una pianta nociva da un giardino, alleviando le loro pene. Dopo averli consolati, rinfrancati e rassicurati, si congedava da loro promettendo di riceverli la settimana successiva per dar loro la cura perfetta. E così era. Sempre. Non c’era mai stata una persona, mai una, che non fosse guarita con le sue terapie, i suoi unguenti miracolosi, le sue creme morbide dai profumi vellutati e dagli effetti miracolosi. Tutto questo grazie all’amore che lei ci metteva, per il modo in cui lei vedeva le persone dentro, attraverso la superficie, sotto la pelle, giù nel profondo fino agli inferi.
Mentre l’ascoltavo, mi tornava in mente un libro che avevo letto tempo prima, in cui una ragazzina orfana si era ritrovata a lavorare per una fiorista, dapprima come spettatrice esterna, quando nel retro del negozio sistemava le composizioni, mentre la proprietaria preparava bouquet e assisteva i clienti consigliando quali fiori usare per questa o quella occasione. Un giorno però, in cui la titolare era assente, aveva dovuto servire un cliente che voleva riconquistare la moglie in un periodo di crisi. La ragazza, seguendo la scia delle emozioni del signore, aveva tradotto ogni sensazione, ogni sentimento nella scelta di un fiore, componendo un magnifico bouquet che aveva centrato pienamente l’obiettivo del cliente.
La stessa passione, la stessa profondità nel leggere dentro gli altri, oltre lo sguardo, avevo ritrovato nelle due donne, una frutto della fantasia di una scrittrice, l’altra in carne e ossa, lì, davanti a me, che mi donava tutto il suo sapere, il suo essere. Mai mi ero sentito così nudo davanti a qualcuno, così come mi sentii allora. E mai così a mio agio.Cancellai tutti gli impegni che avevo quel pomeriggio, dimenticai tutte le cose che mi ero ripromesso di fare,posti da visitare, negozi in cui andare. Perché nulla, nessun ristorante, nessuna strada o incontro, mi avrebbero potuto arricchire tanto quanto fece Fatima in quelle poche ore che passammo insieme. Avendo compreso subito il mio bisogno di imparare, di poter assorbire nuova conoscenza per amore dell’Agriturismo, mi propose il suo aiuto in cambio di un piccolo e semplice sfizio: poter assaggiare un piatto che mai aveva mangiato prima. Io colsi immediatamente l’occasione che splendida donna mi offriva, quasi come fosse una sfida. Seppur non molto predisposto per questo genere di cose, mi dissi che in fondo un’occasione simile non mi sarebbe ricapitata facilmente e accettai. Sapevo che l’impresa sarebbe stata tutt’altro che semplice: riuscire a stupire Fatima, cucinando qualcosa che fosse per lei una novità, ma non discostandomi troppo dalla sua tradizione, era quasi un azzardo. Facendo appello a tutte le mie conoscenze, portai alla mente i piatti che più rappresentavano la terra in cui mi trovavo: cucinai così del cous cous, sotto forma di involtini ripieni, di pesce spada e tonno, e preparai il tipico pane ai cereali, utilizzando gli stessi ingredienti della gustosa focaccia di Tina alla crema di yogurt. Infine, unendo il dolce e il salato, preparai la pastilla, una sfoglia ripiena di carne di pollo o piccione, spolverata di cannella o zucchero a velo, che si può sostituire con dei ravioli ripieni di carne di quaglia con crema dolce di cipolle.
Fatima, dopo aver gustato tutti i piatti, mi confidò dei segreti sulle spezie, rendendomi depositario di una conoscenza che ancora oggi conservo e custodisco gelosamente e che mi ha messo in grado di trasformare ogni mia creazione, anche con l’uso di una singola di quelle spezie, che con lei ho imparato a conoscere e a guardare con occhi nuovi. Miei, e in fondo un po’ anche suoi.

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