Gita con Pinocchio tra Albenga, Alassio e Casanova Lerrone - Parte I. : ITALIA

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Gita con Pinocchio tra Albenga, Alassio e Casanova Lerrone - Parte I.

Casanova Lerrone

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Gita con Pinocchio tra Albenga, Alassio e Casanova Lerrone - Parte I.

Località: Casanova Lerrone
Regione: Liguria
Stato: ITALIA (IT)
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Data inizio viaggio: sabato 20 maggio 2017
Data fine viaggio: sabato 20 maggio 2017

Che la Liguria sia una regione stupenda si sa. Ma sarà più bella vista dalla costa dove possiamo perderci nei vicoli tra le case colorate affacciate sul mare, alzando ogni tanto lo sguardo sulle alture vestite del verde pastello degli uliveti, o al contrario, il suo fascino colpisce di più dall’alto dove a fare da sfondo ai borghi fiabeschi è il verde scuro delle catene montuose? Nel dubbio, abbiamo deciso di passare una giornata godendoci un po’ entrambi i lati di questa regione “verticale”, andando a scoprire alcune delle località più rinomate e affascinanti del Ponente savonese.
La nostra gita inizia da Albenga, città dove è del tutto inevitabile camminare col naso all’insù e con la bocca aperta dallo stupore alla vista di così tante splendide torri che spuntano ovunque dietro i palazzi e in fondo ai vicoli. Quelle del Vecchio Comune e della cattedrale sono le tre torri simbolo della città, a ricordare gli antichi conflitti tra i poteri ecclesiastici e quelli comunali.
Narra la leggenda che molti secoli fa in città ci fosse un serpente che terrorizzava gli abitanti. In particolare rendeva impossibile recarsi da Albenga ad Alassio, uccidendo chiunque passasse per quella strada. Così la popolazione fece una processione pregando San Michele Arcangelo, patrono della città, di uccidere il tremendo rettile. Il miracolo non tardò ad arrivare: durante la notte si vide un improvviso bagliore che dal cielo s’indirizzava verso un punto preciso della strada. Proprio lì la gente trovò il serpente ucciso. La cattedrale di San Michele Arcangelo, fondata verso le fine del IV secolo, è tra gli edifici più antichi della città. La chiesa odierna sorge sul sito della costruzione paleocristiana e al suo interno custodisce preziosi affreschi e altre opere.
Per niente intimoriti dall’eventuale presenza di un lontano parente del terribile rettile, visitiamo anche Alassio, città del famoso Muretto, luogo portafortuna degli innamorati. Il giorno di San Valentino, infatti, le coppie si danno appuntamento sotto la celebre opera degli “amoreux” di Raymond Peynet, lasciando le loro lettere d’amore nella cassetta della posta collocata vicino alla scultura degli innamorati, opera di Eros Pellini. La prima delle ormai tantissime piastrelle colorate, firmate dai personaggi dell’arte, dello spettacolo e dello sport a essere collocata sul celebre Muretto di Alassio, è stata quella di Ernest Hemingway.
Per ammirare il panorama mozzafiato di Alassio dall’alto, raggiungiamo l’antica strada panoramica romana nel quartiere Santa Croce, dove è situata l’omonima chiesa, edificata nel XI secolo dai monaci benedettini provenienti dalla vicina Isola Gallinara. Dal belvedere si apre una vista meravigliosa sull’isola dove San Martino, perseguitato dagli eretici, si rifugiò per fare l’eremita per quattro anni.
Dopo questi bei giri ad Albenga e ad Alassio, riprendiamo l’auto e ci avviamo verso le alture per scoprire la prospettiva meno gettonata, quella appunto che ci consente di ammirare il panorama da lassù. Il primo comune dove ci fermiamo è Garlenda, un luogo dove si arriva con la voglia di saltare in sella a un cavallo, e si scopre che oltre ai cavalli del maneggio ci sono anche quelli delle storiche Fiat 500 che avevano messo le ali sotto i piedi di generazioni di italiani nell’epoca del boom economico. Ha sede infatti proprio qui il Museo della Fiat 500, intitolato a Dante Giacosa, famoso ingegnere che ha progettato molti modelli della Fiat, tra cui la mitica Topolino. Ogni anno, nel primo weekend di Luglio, si svolge in paese la festa delle 500, con un grande raduno. Mentre Garlenda è tra le mete preferite anche degli amanti del golf, tutto il territorio è frequentato da numerosi escursionisti.
Proseguendo verso Casanova Lerrone attraversiamo un paesaggio selvaggio e affascinante percorrendo una strada un po’ tortuosa, costeggiata da muretti a secco e dolcemente immersa negli uliveti. La voglia di passeggiare nel verde cresce man mano che avanziamo lungo questo percorso tipicamente ligure e non sarà certo difficile soddisfarla. Siamo infatti vicini al Passo del Ginestro, un valico alpino che collega le province di Savona e di Imperia, particolarmente affascinante nella tarda primavera quando si è nel pieno della fioritura delle ginestre. Ci sono diversi percorsi escursionistici anche del CAI che consentono di scoprire questi splendidi territori che possiamo perlustrare anche in sella a una moto o di divertenti quad che è possibile noleggiare.
I primi ”escursionisti” che si avventurarono da queste parti erano tribù preistoriche, mentre il centro agricolo di Casanova Lerrone era noto circa sin dal X secolo. A ricordarci i secoli di storia attraversati da questo grazioso comune sparso, composto da frazioni colorate che spiccano dal verde sono il castello di Poggiolo nella località di Bassanico e la fortificazione eretta dalla famiglia Doria presso il capoluogo comunale, oltre alle antiche rovine di qualche fortificazione e ai resti della quadrangolare torre detta "di Ubaga" nella frazione di Vellego. Ogni frazione vanta la sua bella chiesa, e uno degli edifici religiosi più importanti è il santuario di Nostra Signora della Visitazione nella frazione di Degna. Edificato sul luogo dell'apparizione mariana a una pastora sordomuta che secondo la leggenda ritrovò l'uso della parola, custodisce al suo interno un gruppo ligneo attribuito allo scultore Anton Maria Maragliano.
Dopo aver gironzolato tanto, decidiamo di fermarci per cena con un discreto languorino. Abbiamo scelto la nostra meta culinaria dopo aver letto le recensioni su Tripadvisor in merito al Ristorante Pinocchio situato nella frazione Vellego. Lasciamo l’auto nel comodo parcheggio della piazza antistante ed entriamo nel favoloso regno di Pinocchio dove ad accoglierci con grande gentilezza è il titolare e chef Giandomenico Ermia.
Ci accomodiamo nella sala arredata con eleganza mista a un tocco di rusticità e mentre dalla parete ci sorride la Fata Turchina, scambiamo quattro chiacchiere con il titolare. ”A fondare il ristorante sono stati i miei genitori Sara e Nino nel 1980. Erano reduci da un’esperienza ventennale nel campo della ristorazione e questo locale, da modesto ristorante di campagna, è presto diventato un punto di ritrovo per tutto il territorio fino ad Albenga, città dalla quale provenivano molti habituè tra cui anche i militari delle caserme ormai dismesse. Capita tuttora che qualcuno di loro faccia tappa da noi ricordando volentieri i tempi di allora. Inoltre, il Pinocchio è sempre stato un punto di riferimento goloso anche per molti turisti stranieri, in particolare tedeschi che continuano a frequentare il ristorante.” Giandomenico è il terzogenito di tre fratelli, e dalla fine del 2002 è lui il titolare che porta avanti l’attività che aveva iniziato ad amare e a vivere sin da piccolo. ”Il nome Pinocchio nasce proprio nel periodo in cui eravamo bambini: quella è stata infatti la nostra favola preferita”, ricorda Giandomenico con un sorriso. Per la gioia dei bambini che sono con noi, Pinocchio è sempre presente in vari angoli della sala, e ci sorride con simpatia mentre inziamo ad assaggiare gli antipasti.

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