Chiare, fresche acque salate a Verucchio: gita nell’entroterra di Rimini - Parte I. : ITALIA

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Chiare, fresche acque salate a Verucchio: gita nell’entroterra di Rimini - Parte I.

Verucchio

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Chiare, fresche acque salate a Verucchio: gita nell’entroterra di Rimini - Parte I.

Località: Verucchio
Regione: Emilia Romagna
Stato: ITALIA (IT)
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Data inizio viaggio: sabato 30 settembre 2017
Data fine viaggio: sabato 30 settembre 2017

Oltre alla vivacità della riviera, fatta di spiagge affollate, di musica a tutto volume, di animazione e di locali notturni, esiste anche un’altra Romagna, molto più vera e intima, che conquista il visitatore con il fascino autentico dell’entroterra. Basta fare una quindicina di chilometri da Rimini per raggiungere il bellissimo borgo di Verucchio, luogo ricco di storia e di cultura, insignita dal 2005 del riconoscimento della Bandiera arancione del Touring Club Italiano.
Iniziamo la nostra visita da Villa Verucchio, seguendo le orme di un viaggiatore illustre che ci precedette in questi meravigliosi luoghi di oltre ottocento anni, durante uno dei suoi lunghi pellegrinaggi: San Francesco. Secondo la tradizione, il santo si fermò qui nel 1213 per riposarsi. Visto che faceva freddo, provò a dare fuoco al secco bordone che aveva con sé, ma il bastone non prese fuoco. Disse allora Francesco: “Se non vuoi ardere, allora cresci!”, piantando il bordone di cipresso nel terreno. Ne è nato un gigantesco albero monumentale, tuttora vivo, alto 25 metri e dal tronco largo 7,5 metri. L’età del cipresso di San Francesco è stata confermata anche dai botanici, mentre sul luogo del miracolo venne costruito poco tempo dopo l’avvenimento miracoloso un convento francescano. Oggi ad accogliere l’albero del santo è il chiostro della chiesa di S. Croce, meraviglioso luogo di raccoglimento.
Anche quando raggiungiamo il centro storico del borgo, situato in cima alla collina sovrastata dalla Rocca malatestiana, idealmente ci sentiamo sempre all’ombra del cipresso di San Francesco, anche perché quell’albero è stato testimone delle numerose vicissitudini che hanno segnato gli ultimi ottocento anni della storia di Verucchio. C’era durante la signoria dei Malatesta, ma anche durante il dominio pontificio, ha visto il periodo napoleonico, così come tutti gli eventi del Novecento.
Quando San Francesco arrivò sul territorio di Verucchio, probabilmente anche il suo sguardo venne attirato dalla mastodontica rocca situata all’apice dello sperone di roccia che domina la vallata. Malatesta da Verucchio, detto Mastin Vecchio, condottiero e signore di Rimini dal 1295, ricordato anche da Dante nella Divina Commedia, nacque nel maniero nel 1212 evidentemente sotto una buona stella: visse infatti per ben cent’anni. La Rocca del Sasso è stata rimaneggiata diverse volte nel corso dei secoli e oggi è una delle più grandi e meglio conservate fortificazioni malatestiane.
A Verucchio esisteva anche un’altra rocca malatestiana, la Rocca del Passerello, le cui parti sopravvissute sono oggi in fase di restauro, mentre su parte dei suoi resti venne costruito nel 1600 il monastero delle monache di S. Chiara.
Il territorio di Verucchio era abitato già da molto prima del passaggio di San Francesco: visitando il Museo Civico Archeologico, ubicato nel Monastero dei Padri Agostiniani del XIII secolo, possiamo scoprire innumerevoli reperti unici dell’epoca villanoviano-etrusca, tra cui anche un elegante trono di legno intarsiato.
Durante il nostro percorso storico-culturale visitiamo anche la suggestiva pieve romanica, e ritornando in centro, nella caratteristica piazza Malatesta, la principale del paese, ammiriamo palazzo Giungi, risalente al Seicento. Al ritmo della musica della banda dell’Aeronautica militare raggiungiamo la chiesa Collegiata, considerata la cattedrale della media Valmarecchia e realizzata nel 1863 dall’architetto verucchiese Antonio Tondini.
Per crescere, un albero ha bisogno di fratello Sole, ma anche di tanta acqua: sarà forse anche per questo che San Francesco compì sul territorio di Verucchio anche un altro miracolo, quello di creare una sorgente benedetta, nota come la Fonte di San Francesco. Il nostro “pellegrinaggio” turistico ci porta proprio alle acque benedette dal Santo, nel meraviglioso parco termale in cui è immersa l’Osteria Pizzeria Acque Salate, situata sulla strada provinciale Nord che collega Villa Verucchio con il borgo storico, nelle vicinanze del convento francescano.
Dopo aver lasciato l’auto nel comodo parcheggio di fronte all’osteria, veniamo accolti con grande gentilezza dalla titolare Giada Giovannini, profonda conoscitrice della storia e delle tradizioni locali, la quale gestisce la storica proprietà con una preparazione impeccabile e con un entusiasmo contagioso. Facciamo quattro chiacchiere con lei sorseggiando una fresca bevanda nel dehor, mentre il nostro sguardo spazia tra gli alberi secolari del parco, soffermandosi su scorci carichi di storia, ma anche di opportunità per il futuro.
“Il primo tentativo di utilizzo terapeutico delle acque delle Fonti di San Francesco che sgorgano in questa proprietà risale al 1924 e riscosse subito un notevole successo: arrivavano talmente tanti turisti a bere l’acqua che le Ferrovie Padane decisero di istituire uno speciale collegamento da Rimini. Nel 1933 si svolse qui addirittura un convegno di idrologia, con la partecipazione di numerosi medici autorevoli dell’epoca. Era il periodo in cui si stavano scoprendo tecniche come l’elioterapia o l’idrologia e si organizzavano anche gite per bambini per far loro respirare lo iodio. A un certo punto si presentò la necessità di regolamentare queste attività e così il direttore sanitario dell’epoca, Antonio Del Piano, già sindaco di Rimini e padre luminare della pediatria moderna nonchè promotore della costruzione delle colonie estive per bambini, ottenne i permessi per lo sfruttamento terapeutico delle acque per fini di idropinoterapia”, inizia il racconto di Giada, cresciuta praticamente insieme a questa proprietà, acquistata negli anni ’70 dai suoi genitori, Gilberto Giovannini, già proprietario della famosa torrefazione omonima, oltre che dello storico bar riminese Bottega del caffè, e da mamma Rosanna Valbonesi, la quale si è sempre dedicata con passione e talento a mantenere il parco in bellezza, ma ha anche avuto occasione di sperimentare su se stessa i benefici delle acque delle Fonti di San Francesco.
“Durante la seconda guerra mondiale questo territorio, attraversato dalla Linea gotica, subì delle tremende devastazioni e ci volle del tempo perché le attività termali si potessero riprendere. Nel 1948 il Convegno Nazionale di Talassologia riconobbe con una pergamena d’onore le qualità eccelse delle acque salso-bromo-iodiche delle Fonti che sgorgano a 18-19 gradi, e dieci anni dopo anche il Touring Club Italiano rilasciò a Verucchio un’insegna di riconoscimento di borgo termale, come si evince dalla targa apposta sull’edificio del Comune”.
Negli anni ’70 grazie al lavoro dei genitori di Giada, il parco termale è diventato un punto di riferimento nella zona, noto per le indimenticabili feste da ballo, per i matrimoni organizzati in grande stile e per l’ottima cucina del ristorante della villa. Varie difficoltà burocratiche avevano però impedito loro di valorizzare l’acqua termale, anche se avevano progettato di costruire un albergo e dare vita a un vero e proprio centro termale, forti anche di diversi attestati universitari che confermavano le proprietà curative di queste acque.

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