Giorno 15 maggio 2009
Località: Biarritz, Hondarribia, Zumaia, cabo Maxtxitxako, Alto del sollube Regione: Aquitania, Paesi Baschi Stato: FRANCIA (FR) 0 Data inizio viaggio: lunedì 4 maggio 2009 Data fine viaggio: venerdì 22 maggio 2009 Martedì 5 maggio Pyla plage-Biscarosse-Biarritz--Hondarribia-Zumaia-- cabo Maxtxitxako--Alto del sollube 360km Colazione nell’unico bar trovato aperto con cappuccino e brioche e poi via verso la spiaggia di Biscarosse lunga 104 km che arriva fino a Capbreton .
Qui abbiamo camminato sulla sabbia guardando molti ragazzi fare windsurf poi ci siamo diretti a Biarritz, luogo mitico della bell’epoque diventato alla moda grazie alla contessa Eugenia de Montijo moglie di Napoleone terzo ,che costruì la sua residenza estiva a picco sul mare ora diventato l’ hotel Du Palais ,che col casinò in stile art decò fa da cornice alla spiaggia che oggi è uno dei poli europei del surf grazie alle sue onde. Di fronte vediamo la chiesa ortodossa di Saint Alexander Nevsky dalla bella cupola blu che non abbiamo visitato perché a maggio è aperta al pubblico solo giovedì e sabato pomeriggio Un’altra piazza caratteristica è place Sante Eugenie su cui si affaccia la chiesa parrocchiale.
Più avanti lo scoglio della Vergine e dalla parte opposta la punta di Saint Martin.su cui si eleva un faro alto 44 m Continuando sulla strada costiera siamo entrati nei paesi baschi (in basco Euskadi) il primo paese che incontriamo è Hondarribia il cui centro è delimitato da solide mura. Percorriamo le sue strade acciottolate affiancate da molte case e palazzi blasonati ,nella parte alta in plaza De Armais abbiamo visto il castello di Carlo V che ospita un parador,il quale è un architettura molto austera ;un cubo in pietra con una porta e qualche finestra.
Scendendo vicino al mare, in particolare in calle San Pedro è possibile vedere case con moltissime finestre colorate In seguito abbiamo proseguito verso ovest percorrendo la suggestiva strada a picco sull’Atlantico e ci siamo fermati a Zumaia abbiamo parcheggiato e ci siamo incamminati costeggiando il canale che arriva allo sbocco sul mare. La prima cosa che ci ha colpito è la pulizia neanche una foglia per terra,le piazze e le case impeccabili con i loro giardini fioriti, il viale che porta all’imboccatura del porto è costeggiato da grandi alberi ,i cui rami si intrecciano formando un arco; in questo periodo dell’anno sono senza foglie e il sole attraversandoli getta la sua ombra per terra formando dei ricami. I marciapiedi sono ricoperti da un prato pieno di fiorellini bianchi e le panchine invitano a rilassarsi guardando il panorama.
In posizione più elevata quella che sembra una fortezza dominante sulla città è la chiesa di San Pedro . La costa Gipukoana, che da Zumaia porta a Deba è costituita da salite , curve e sorprendenti formazioni geologiche formate da sedimenti di ardesia alternati ad arenaria e argilla (il flysh), nelle scogliere ,grotte scavate dalle onde sembrano orbite oculari di teschi umani Prima di fermarci per la notte volevamo vedere capo Matxitxako e San Jan de Gaztelugate, perciò ci siamo affrettati verso Bermeo superatolo la strada si inerpica su per la montagna attraverso un bosco di eucalipti che profumano l’aria . Dopo qualche km siamo arrivati al capo, nel punto più alto a 122m. S.l.m, dove si trova un faro da cui si può vedere la baia sottostante .
La costa offre un paesaggio fatto di scogliere e isolette, quella di Aketze e quella di San Jan de Gaztelugate, mentre una leggera foschia stava calando sul paesaggio nell’oceano si poteva scorgere una piattaforma petrolifera In seguito abbiamo proseguito per arrivare all’ eremo di San Jan de Gaztelugate ma la strada era interrotta a causa di un crollo in quanto in questo punto il mare erode la costa rocciosa . Abbiamo deciso dunque di vedere l’eremo il giorno successivo passando dalla parte opposta, sono già le 21 e abbiamo iniziato a sentire la stanchezza della giornata quindi siamo ritornati verso Bermeo per cercare un albergo . Dopo la tranquillità delle coste ci siamo ritrovati in una città trafficata e caotica, con strade interrotte da lavori stradali e una miriade di sensi unici . Anche il navigatore è andato in tilt e non abbiamo trovato neanche un albergo .
Siamo usciti dalla città in direzione dell’Alto di Sollube e finalmente dopo diversi giri a vuoto abbiamo trovato un b&b il Manuko Benta aVizcaya All’esterno pare una casa di contadini rivestita di pietra ,non mi aspettavo il bellissimo interno con scale e pianerottolo in legno lucidissimo ,tappeti , tavolini antichi con lampade che diffondono luci soffuse ,candele profumate, camere con lo stesso stile, il copriletto e le tende sono in pizzo Il b&b al piano terra è dotato di un piccolo ristorante dove abbiamo ordinato un piatto dal nome impronunciabile. Quando è arrivato abbiamo gustato della buonissima carne con verdura; mentre fuori una fitta nebbia ha avvolto tutto
Castro Urdiales chiesa Santa Marìa
Giorno 26 maggio 2009
Mercoledì 6 maggio San Jan de Gaztelugate--Castro Urdiales--Noja--Capo Ajo--Santander--Santillana del Mar-Comillas 210 km Questa mattina dopo aver pagato 34 € per la cena e 56€ per camera e colazione siamo usciti e ci siamo accorti di essere a diversi centinaia di metri s.l.m. e avere un bel panorama davanti a noi, con il sole che illumina la valle e le colline intorno Siamo diretti verso Bakio e imboccata la strada per San Jan de Gaztelugate con nostro rammarico abbiamo trovato dei cartelli che indicavano che la strada era interrotta . Chieste informazioni abbiamo proseguito in quanto ci era stato comunicato che era possibile vedere l’eremo dall’alto.
Dopo aver continuato per circa 1 km abbiamo trovato un punto in cui dal ciglio della strada è possibile vedere una piccola isola collegata alla terra ferma da uno stretto corridoio e 231 gradini costruiti su una sporgenza rocciosa al cui termine sorge la piccola chiesa ; al di sotto gli scogli e l’oceano spumeggiante che si infrange sui due archi, i raggi del sole che passando attraverso una leggera foschia conferiscono a questo luogo qualcosa d’irreale e di magico. Con negli occhi questa visione meravigliosa abbiamo lasciato i Paesi Baschi per dirigerci verso Castro Urdiales in Cantabria ,una volta arrivati ci siamo recati al porto dove i pescherecci stavano scaricando il pesce , abbiamo girato nella piazza del municipio con la torre del orologio e abbiamo curiosato fra i negozi sotto i portici .
Di fronte la città ,con case dai tetti a punta che sembrano quasi dei piccoli castelli Continuando siamo arrivati all’estremità del promontorio dove sorge un faro costruito su un castello medioevale che pare appartenesse all’ordine dei templari, collegato con un ponte sospeso sull’oceano fatto ad arco , le onde passando sotto e infrangendosi contro le rocce producevano un rumore assordante. Dietro al faro si trova la chiesa di Santa Maria una costruzione in stile gotico con archi rampanti e all‘interno magnifiche sculture in legno. Nella piazza antistante la chiesa è collocata la statua di Vespasiano ,la visita è terminata con una camminata lungo il molo e voltandoci per tornare abbiamo goduto della vista di questo complesso monumentale, ed è un colpo d’occhio veramente eccezionale.
Proseguiamo fino a Noja , città situata su una collina che domina il mare, la via che abbiamo percorso è un susseguirsi di case, palazzi, discoteche, pub, sale giochi e ristoranti, fortunatamente tutti chiusi. Non vorrei mai trovarmi in alta stagione, con una fiumana di villeggianti che la invadono , tutta un’altra cosa sono la spiaggia e il mare costellati da centinaia di scogli che affiorano dall’ acqua. Alcuni vicino alla riva, hanno forme strane ,uno addirittura pareva un rinoceronte pronto ad attaccare il nemico un altro un castello,un’altro ancora una mano con le dita aperte protese verso il cielo .
Abbiamo camminato lungo la spiaggia sotto un sole fin troppo caldo e inspirato il profumo della salsedine che sale dal mare Più avanti a solo 13 km c’è Capo Ajo arrivati ci avviamo verso il faro e vediamo diversi autocarri da cui spuntano cavi che girano da tutte le parti e un elicottero volteggia sopra il promontorio, una troupe inglese sta girando un documentario noi comunque abbiamo ammirato il panorama passeggiato e scattato foto Abbiamo proseguito fino a Santander , percorriamo la ca 141e costeggiamo la bahia di Santander ,passiamo il ponte sulla ria de Solia e attraversiamo Astillero porto commerciale e zona industriale qui vi sono imprese dedite all’ attività di costruzione e riparazione barche.
Abbiamo proseguito sul paseo de la Pereda,calle De Castellar , da una parte il mare con l’imbarcadero dall’altra una fila continua di bei palazzi bianchi, proseguendo sulla avenida de la Reina Vittoria i palazzi lasciano il posto a belle ville e a una vegetazione rigogliosa. Arriviamo in avenida De La Magdalena dove c’è il parcheggio che guarda playa la concha o playa del cammello chiamata così per una roccia dalle fattezze assomigliante a questo animale ,siamo ai primi giorni di maggio ma sulla spiaggia ci sono già diversi ragazzi che prendono il sole
Santillana del Mar
Giorno 36 maggio 2009
La punta della Penisola Della Magdalena è un parco pubblico, l’ ingresso è libero,sono 25.000mt in cui si può fare jogging ,rilassarsi sotto maestosi alberi o passeggiare liberamente e ammirare l’ oceano. All’ interno dell’ parco possiamo vedere le scuderie, il piccolo faro della Cerda posto sulla punta all’ estremità dell’parco ,di fronte al faro è possibile vedere l’ isola de Mouro proseguendo arriviamo al palacio della Magdalena antica residenza estiva di Alfonso XIII costruito nel 1909 in stile inglese. Più avanti su una terrazza costruita sulle scogliere ,le repliche dei tre galeoni sui quali Francisco De Orellana esplorò e diede il nome al rio delle Amazzoni . Arrivando al suo estuario nell’agosto del 1542 ,diede questo nome al fiume in quanto lungo il suo percorso fu attaccato da indigene guerriere come le Amazzoni della mitologia greca .
Al fianco dei galeoni è posizionata la zattera di balsa con la quale Vital Alsar affascinato dall’ idea di un viaggio attraverso il pacifico nel 1970 compì l’ impresa con tre compagni ,coprì in 156 giorni le 7000 miglia che separano l’ Equador dall’ Australia dove giungeva dopo tempeste e difficoltà di ogni genere senza che la zattera subisse avarie degne di rilievo Nel parco vi è anche un mini zoo , l’acqua arriva direttamente dal mare e si possono vedere foche, pinguini e otarie, per i bimbi o per chi non vuole affaticarsi c’è il magdaleno un trenino turistico che in 25 minuti realizza un completo percorso all’ interno della penisola e fornisce spiegazioni . Al termine della visita prima di andarcene ci dirigiamo dove termina lo spazio per il parcheggio da questo punto si può vedere un altra spiaggia la più famosa quella di Sardinero.
Sembra che la regina Isabella quando soggiornava alla Magdalena facesse il bagno di onde in queste acque ,alle spalle della spiaggia edifici e ville di stampo bella epoque e il famoso casinò Lasciamo la città continuando sulla carretera Cantabrica ,dopo circa 30 km arriviamo a Santillana Del Mar parcheggiamo a uno dei tanti posteggi della cittadina che si gira interamente a piedi Santillana è un gioiello medievale conservato benissimo, con strade acciottolate,edifici in pietra e negozi artigiani ,addentrandoci nella cittadina vediamo numerose dimore dalle facciate adorne di emblemi gentilizi in eccellente stato di conservazione.
La via san Joan Infante è fiancheggiata da case basse con balconi in legno pieni di fiori ,questa sbocca in Plaza Major uno degli angoli più caratteristici della cittadina con le case Aguila Y La Parra e il parador Gil Blas, più avanti il municipio con una grande balconata in ferro lavorato e la torre di Don Boria. Procedendo si incontrano altre case nobiliari , da questo punto la via è denominata Del Rio e si dirige verso un pittoresco abbeveratoio,chiude la prospettiva la collegiata di Santa Juliana del XIII secolo uno dei monumenti romanici più rappresentativi della regione .
La chiesa affonda le proprie origini in un monastero ,che secondo la tradizione custodiva le reliquie di Santa Juliana di Nicodema(Turchia) decapitata da Massimiano perché cristiana e portata sulla costa Cantabrica da monaci Benedettini La visita della colegiata è a pagamento € 3 a persona, all’ interno il sarcofago scolpito di Santa Juliana e pitture murali, sull’ altare un retablo del XV secolo in stile ispano fiammingo con tavole pittoriche sul martirio dei santi apostoli, a destra si entra nel chiostro romano ispanico con fantastici capitelli, lungo le pareti sarcofagi a motivi araldici di personaggi rilevanti del clero e lla nobiltà Proseguiamo sulla ca 131 e dopo 17 km arriviamo a Comillas,dove ci fermiamo e troviamo subito una camera per 35€ in una pensione proprio di fronte alla spiaggia, scaricate le valigie siamo usciti a visitare la città .
La prima cosa che ci colpisce è la grandiosa mole dell’ università pontificia che domina sopra le case purtroppo è tutta impachettata per ristrutturazioni. Dall’ alto della collina che circonda la città c’è una bella vista sulla costa,e sul cimitero monumentale, dove spicca con la spada in mano la grande scultura dell’angelo sterminatore. Continuiamo il giro della città fino al palazzo di Sobrellano antica residenza del marchese di Comillas ,circondato da un vasto parco dove Gaudì ha costruito l’ estroso villino El Capricho in stile arabeggiante con muri e torretta rivestiti di ceramica raffiguranti girasoli collocati per creare effetti cromatici fantasiosi.
Si sono fatte quasi le 22 che per gli Spagnoli e un’ora normale per cenare, cerchiamo un ristorante e di fronte alla spiaggia entriamo quello di un corporazione di pescatori dove per 30€ mangiamo del pesce freschissimo con un’ insalata e patatine, dopo questa lunga giornata andiamo a dormire
Santuario di Covadonga
Giorno 47 maggio 2009
Giovedì 7 maggio Picos D’Europa--Santuario Di Covadonga- faro de Cabo De Penas -Luarca- -Ribadeo------337 km Questa mattina il tempo è pessimo piove a dirotto e c’è nebbia, il programma iniziale che prevedeva il giro dei Picos D’ Europa passando da Panes fino a Fuentè Dè poi ritorno a Potes e passare dalla parte opposta dei Picos fino ad arrivare a Posada De Valdeon e poi a Covadonga dobbiamo cambiarlo ,decidiamo di proseguire subito per Covadonga seguendo la litoranea in direzione di Pechon. La strada è a ridosso delle falesie con molte piccole rias, piccoli fiordi in cui il mare entra per chilometri nella terra ferma, intanto ha smesso di piovere ma resta una leggera nebbia offrendo uno scenario misterioso Proseguiamo e siamo nelle Asturie ,qualche km prima di Ribadesella imbocchiamo la strada che ci porterà all’ entrata da questo versante del Parco Nazionale dei Picos D’ Europa .
Una catena montuosa che unisce la suggestione di profonde gole alla spettacolarità dei picchi anche se poco visibili vista la leggera nebbia Arrivati nel cavo di una stretta vallata ,circondato da maestose montagne vediamo l’ imponente mole del Santuario Di Covadonga . All’entrata veniamo accolti dalle statue di due leoni dormienti,da un lato della montagna scende una cascata e c’è anche una sorgente d’ acqua dove i pellegrini si dissetano, dall’altro lato una scalinata porta a una grotta posta sopra la cascata fra cui spicca la cappella del sacrario con la statua della Vergine e la tomba di Pelayo re Visigoto delle Asturie che avrebbe avuto l’invito a combattere i musulmani dalla Vergine apparsagli in sogno nella grotta .
La battaglia di Covadonga contro i mori consentì la sopravvivenza di una roccaforte cristiana nel nord della Spagna e fu considerata l’inizio della ”reconquista” dal dominio musulmano. A destra scavato nella montagna, c’è un corridoio che arriva alla piazza dove si erge la maestosa basilica, sotto le imponenti falesie che la circondano c’è la statua di Don Pelayo sormontata dalla croce della vittoria e la “campanona” una campana di 4 mt e 4 tonnellate costruita nel 1900 A 12 km ci sono i laghi Enol e la Ercina ma la pioggia che a ripreso a scendere e la nebbia; ci fanno desistere dal proseguire,usciamo dal parco nazionale e ci dirigiamo verso Cabo De Penas.
Lungo il tragitto vediamo delle strane case quadrate appoggiate su quattro pilastri , realizzate in legno col tetto in pietra senza scala :sono gli horreos luoghi utilizzati per proteggere il raccolto da roditori ,e per tenerlo il più asciutto possibile.
Seguendo le indicazioni stradali siamo giunti sulla sommità di una falesia, una lingua di terra che si addentra nel mar Cantabrico, con scogliere a più di 100mt d’altezza il faro di Cabo De Penas uno dei più antichi osservatori metereologi delle Asturie, nelle vicinanze del faro si trova una passerella di legno,questa si affaccia su un panorama mozzafiato del mare, sulle pareti rocciose e su scogli che affiorano dall’ acqua, tutto intorno prati pieni di fiori Proseguiamo su questa strada e ammiriamo un paesaggio in cui si alterano insenature , spiagge e porticcioli uno curioso è quello di Luarca costruito a forma di S con la strada panoramica che sale a strapiombo sul faro dove c’è la cappella di La Attalaya e il cimitero a picco sulla costa considerato uno dei più belli di Spagna Sono le ore 20 quando arriviamo alla ria di Ribadeo naturale punto di collegamento tra le Asturie e la Galizi
a e poco lontano dal mare troviamo una pensione la O Lar de Carmina tenuta da una signora simpaticissima che per 30 € ci dà una camera bella e pulita , scarichiamo la macchina ci riposiamo e poi scendiamo a cena anche qui mangiamo un buon piatto di pesce con insalata e patatine , prendiamo anche una fetta di torta a testa spendendo 17,80 € in due da non credere
Ribadeo Playa de las Catedrales
Giorno 58 maggio 2009
Venerdì 8 maggio Porto Barquero-Punta Da Estaca De Bares-Vixia De Herbeira-Sant Andres De Teixido-La Coruna-Camarinas--318 km Dopo colazione alle ore 8,30 siamo di fronte al mare, Ribadeo oltre a essere l’ avamposto della Galizia ha la spiaggia ritenuta la più bella della Spagna e d’Europa, il suo nome originale è spiaggia delle acque sante, ma è più famosa col nome ” spiaggia delle cattedrali” può essere visitata camminando sulla spiaggia solo con la bassa marea ,ci sono spettacolari forme rocciose scavate dall’ erosione del vento e dall’acqua che hanno creato forme che ricordano architetture gotiche come indica il nome della spiaggia, le rocce sembrano cattedrali di più di 30 metri d’altezza scavate al loro interno in grotte naturali ,veramente eccezionali ,con striature formate da secoli di immersione marina,si accede tramite una scala che arriva direttamente alla spiaggia Risaliti seg
uiamo il bellissimo sentiero che per qualche km si snoda sul ciglio degli scogli. Oggi non piove ma è molto nuvoloso e forse non si può goderne appieno di questa bellezza ma che comunque ci ha affascinato Continuando a seguire le coste frastagliate della Galizia arriviamo a Porto do Barquero caratteristico borgo di pescatori da qui con una stradina molto stretta si raggiunge Porto de Bares piccolo villaggio incastonato tra due spiagge,poi si prosegue per 2 km fino al faro costruito su una collina a 92 mt. s.l.m, questo è un importante centro di osservazione ornitologica,dalla parte posteriore del faro c’è un sentiero che porta alla punta della scogliera la più settentrionale della penisola Iberica qui si toccano l’ oceano Atlantico e il mare Cantabrico.
Questo posto è chiamato Estaca De Bares ed è la via turistica più a nord della Spagna dichiarata “sito naturale di interesse nazionale”la strada con uno scenario magnifico conduce su una penisola a nord -est di Cedeira ,attraversa la sierra De La Capelada, spazio dalla natura selvaggia e distese di erica e ginestre. La strada è stretta ma bella, ci siamo solo noi e mandrie di cavalli selvaggi che pascolano , mentre ammiriamo tutto quello che ci sta intorno, un magnifico puledrino si avvicina alla nostra auto . In cima alla collina molte pale eoliche sembrano uscire dalle nuvole basse e scure, il contrasto è sorprendente,continuando si arriva al punto più alto delle scogliere della Capelada denominato Vixia De Herbeira,il belvedere si trova a 612mt s.l.m. Vengono considerate le più alte d’Europa ,i panorami sono impressionanti .
Seguiamo una stradina tortuosa e davanti a noi ,ecco spuntare il santuario di Sant Andres de Teixido costruito sulla cima di una scogliera circondato dalle case del villaggio e dai numerosi negozi vendono souvenir tipici di questo posto ,statuine fatte dagli abitanti con le briciole di pane ,cotte e dipinte chiamate “sandresinos” S.Andrea è il protettore dei pescatori e mischiando la loro fede cristiana con alcuni retaggi di culti animistici gli abitanti sostengono il pellegrinaggio al santuario, posto in cui tutti i Galiziani si dovevano recare una volta nella vita pena tornarci da morto sotto forma di animale.
Un’altra credenza dice di andare a bere alla fontana dei tre canali sorgente del santo e quindi tirare un pezzo di pane nella fonte d’acqua ed esprimere un desiderio, se galleggia il desiderio si avvererà La chiesa creata da Miguel Lopez de La Pena nel 1789 è costruita in pietra ,molto semplice all’ interno, una sola navata ,l’altare è un grande portale barocco in legno che mette in luce al centro la splendida figura di S.Andrea con il mantello rosso ,di contorno colonne intagliate con tralci d’uva e nicchie con immagini di santi e cherubini che spiccano per il colore dell’oro, vi sono anche dipinti raffiguranti il martirio di S. Andrea Siamo sorpresi nel vedere su un lato della chiesa le numerose offerte votive lasciate dai fedeli in cerca di una grazia, ci sono oggetti di ogni tipo, bracciali, collane, guanti ,scarpine da neonato.
Usciti ci fermiamo a guardare la spettacolarità dell’ambiente, la magia del luogo non può lasciare indifferenti chiunque la visiti
Sierra de la Capelada
Giorno 68 maggio 2009
Usciamo dal paese attraversando boschi di eucalipto e seguiamo una strada in discesa con diversi tornanti fino a Punta Candelara. Dopo avere visto le meraviglie precedenti questa non ha nulla di particolare, proseguiamo passando per Cedeira e Ferrol per arrivare a La Coruna , la nostra meta non è visitare la città ma arrivare alla torre di Ercole.
La Coruna è conosciuta come “balcone dell’ Alantico” per arrivare al faro costeggiamo tutta la città, davanti al porto nell’ Avenida Della Marina osserviamo la particolare architettura delle case dipinte di bianco con le vetrate delle verande che creano riflessi geometrici e per questo è anche chiamata “città di cristallo” percorriamo il paseo marittimo che gira intorno all’ istmo,il promontorio su cui sorge il centro cittadino è lunghissimo e i lampioni in ferro colorati di rosso creano una bella scenografia Parcheggiamo vicino al faro la cui collocazione risale all’ epoca romana, sin dai tempi più remoti fu un porto strategico I primi a capirne l’ importanza furono i romani che costruirono qui una base navale Il faro fu costruito all’inizio del secondo secolo dall’ imperatore Traiano, degli scavi hanno scoperto alla base della torre una pietra con la seguente iscrizione che, tradotta si
gnifica “Consacrato a Marte, Gaio Servio Lupo architetto di Aemium in Lusitania,a compimento di una promessa”. All’ inizio della salita che porta alla torre vediamo la statua di Caronte legato ad Ercole nella mitologia. Pagando un tichet di 3€ a persona si può accedere all’ interno dove ci sono i resti primitivi dell’ antica costruzione e salire 242 gradini per arrivare alla punta più alta del faro stupendo belvedere a 68 m di altezza.
Il vento fortissimo spazza il promontorio rendendo il paesaggio limpido e dai colori vivaci,il panorama è magnifico, da una parte la città dall‘altra una grande rosa dei venti e il mare spumeggiante contro le rocce, tutto intorno alla torre un grande parco con sculture celtiche Purtroppo bisogna scendere e continuare il viaggio,ripartiamo verso Camarinas questa zona è una delle più desertiche della Galizia, da Coruna fino a Finisterre si snoda la “costa della morte” che deve il suo macabro nome alla quantità di navi travolte dalla furia dell’ oceano.
Arrivati a Camarinas seguendo le indicazioni della Routard cerchiamo la pension Gaviota ci accoglie una signora che ci fa vedere la camera in mansarda che paghiamo € 35 Dobbiamo salire tre piani di scale con valigie,borsa con macchina fotografica ,pc e ammenicoli vari ,Michele brontola ma sono già le 21 e non voglio perdere altro tempo per cambiare alloggio, quindi come dice un proverbio delle nostre parti:gambe in spalla e si sale, oltretutto la camera è bella e pulita. Doccia veloce e via a cercare un ristorante, entriamo al Villa De Oro dove io ordino polpo alla gallega,mentre Michele è indeciso, allora il proprietario va in cucina e poco dopo esce con un grande vassoio pieno di pesce freschissimo e ci chiede di scegliere quello che più ci potrebbe soddisfare ,cucinato era squisito si scioglieva in bocca e come contorno verdure e insalata.
Strapieni paghiamo il conto 30€ e andiamo in giro per la città, le vetrine dei negozi sono piene di centrini ,asciugamani e altra biancheria con dei merletti stupendi, nel frattempo si è alzato un vento gelido e torniamo in camera
Faro cabo Vilàn
Giorno 79 maggio 2009
Sabato 9 maggio Cabo Vilan- Muxia -Finisterre -Santiago De Compostela -Combarro--275 km Come d’accordo con la proprietaria della pension lasciamo la chiave della camera nell’atrio e usciamo,non piove ma il cielo è nuvoloso,la sera prima avevamo adocchiato una pasticceria e ci fermiamo a fare colazione,cappuccino con churros che assomigliano a dei lunghi biscotti e filloas che sono frittelle dolcissime con la crema e alle 9 siamo in viaggio per Cabo Vilan. La ria di Camarinas si estende dalla Punta da Barca nella parte sud, a Cabo Vilan a nord, la strada non asfaltata si inerpica sui fianchi della scogliera, la forza del vento permette lo sfruttamento del’energia eolica e qui nel parco di Cabo Vilan le pale si muovono a velocità incredibile.
Il faro sorge su una piccola lingua di terra che entra nel mare e fronteggia un isolotto chiamato Vilan di fora, costruito su un costone di roccia granitica rosa di forma ottagonale ,è alto125 mt e vi si accede salendo una scala di 250 gradini, fu il primo faro spagnolo a funzionare grazie alla luce elettrica, alla base c’è un grande edificio bianco provvisto di un passaggio coperto, è la casa del guardiano Nelle vicinanze di Cabo Vilan sono avvenuti numerosi naufragi, il più famoso è quello della nave inglese Serpent avvenuto il 10 novembre 1890 dove morirono 172 cadetti della marina gli unici 3 che sopravissero portavano il giubbotto di salvataggio.
Questo fatto venuto a conoscenza della marina inglese fece si che il giubbotto diventasse obbligatorio sulle navi I tre sopravvissuti vennero aiutati dagli abitanti di Xavina,che diedero sepoltura ai morti in un campo vicino alla spiaggia che da allora è noto come cimitero degli Inglesi e lo si può vedere proseguendo sulla strada del faro Tutto intorno è un tripudio di fiori colorati,che dal’alto degli scogli scende fino al mare, predomina il giallo ma ci sono anche fiori rossi, viola ,rosa, fuxia e altri ancora è una vista meravigliosa che ci resterà impressa per sempre Ci spostiamo fino ad arrivare a Muxia piccolo porto di pesca adagiato su una punta di terra nella Ria di Camarinas, celebre per il santuario di Nosa Senora Da Barca posto su una rupe nelle vicinanze del faro della Punta Da Barca, tutto intorno grandi rocce granitiche sulle quali si può camminare che scendono fino al mare
Questo santuario è collegato al cammino di Santiago , la leggenda riporta che qui Nostra Signora apparve all’apostolo su una barca di pietra per incoraggiarlo a proseguire la sua predicazione ,secondo gli abitanti della zona è Muxia la fine del cammino di Santiago anche se, pochi pellegrini arrivano qui, tutti si dirigono verso la più famosa Finisterre All’interno della chiesa sull’ altare un retablo del XVIII secolo con abbondanti decorazioni e le statue dei dodici apostoli,dal soffitto pendono numerosi modellini di velieri e di barche I pellegrini in segno di devozione rendono omaggio alla Vergine allo scopo di proteggere i marinai dai capricci dell’oceano , nei quattro giorni successivi alla seconda domenica di settembre tentano di spostare “a pedra de abalar “(pietra oscillante) che simboleggia la barca della Vergine il cui dondolio dà un lungo lamento, oppure passare sotto “a pedra d
os cadris” blocchi di granito sagomati dalla forza degli elementi naturali, si dice che le malattie renali vengano guarite Più in alto rispetto alla chiesa vediamo un monolite chiamato “la herida”( la ferita) eretto dall’associazione “Nunca Mais“ (mai più) a testimonianza del disastro causato dall’ affondamento della petroliera Prestige il 19 novembre 2002 avvenuto di fronte a Muxia che perdendo 70.000tonnellate di combustibile ha avuto un impatto tragico sulle coste della Galizia, un disastro che ha messo l’ economia in ginocchio, il 60% dei Gallegos vive di pesca A Muxia è stato possibile verificare il disastroso impatto che un incidente di questo tipo può generare, le rocce ,la spiaggia e persino il selciato della piazza di questo grazioso villaggio era ricoperto da uno strato di olio, in alcuni punti spesso di parecchi centimetri Prima di andarcene ci sediamo sulle rocce e guardiamo i
potenti spruzzi dell’ oceano, nonostante dal giorno del disastro siano passati quasi sette anni e il vento e la pioggia hanno sferzato queste coste la ferita si vede ancora, la scogliera in alcuni punti è ancora annerita dal catrame. Fisterra il punto in cui i popoli antichi credevano finisse il mondo e ,la terra sembra lasciare spazio al’ infinito del mare e ai suoi misteri, è la nostra prossima tappa è anche il punto finale del cammino di Santiago luogo dove i pellegrini andavano a raccogliere la capasanta a prova del’ avvenuto pellegrinaggio, per noi è una scelta di comodità d’itinerario visto che Santiago lo visiteremo dopo.
Cabo Fisterra
Giorno 89 maggio 2009
La strada che porta al faro passa dalla città di Fisterra, ci sono case e molti cantieri che deturpano il paesaggio, proseguendo si costeggia l’oceano e il paesaggio migliora anche se non c’è paragone con Muxia e Cabo Vilan , incontriamo pellegrini chi in bicicletta ,chi a piedi con zaino e bastone ,arrivati al faro camminiamo sulle falesie e vicino a una roccia con una grossa croce di pietra vediamo degli scarponi bruciacchiati , intorno molti resti di fuochi, la tradizione vuole che i pellegrini brucino un indumento usato durante il percorso Lasciamo Fisterra e la costa della morte per andare a Santiago ,costeggiando la ria di Muros che si estende sotto forma di fenditura nel mezzo di rocce granitiche, la strada si snoda sempre lungo un paesaggio suggestivo con belle spiagge e la laguna.
Avvicinandoci a Santiago vediamo le guglie della cattedrale sbucare da sopra i tetti e quando ce la troviamo davanti restiamo senza fiato. È grandissima, la pianta a croce latina misura 97 x 65 metri e le volte si alzano fino a 24 metri. La facciata principale ,l’obradoiro è in stile barocco ,venne eretta tra il 1738 e il 1750 allo scopo di proteggere il portico della gloria dalle intemperie, rivolta a occidente è l’ingresso principale della cattedrale ,terzo tempio del mondo cristiano dopo Roma e Gerusalemme ed è preceduta da una scalinata monumentale. Ai lati due torri alte 76 metri con le statue dei genitori di Santiago,quello della madre nella torre das Campas , del padre nella torre da Caraca e al centro nella parte più alta campeggia la statua di Santiago, di contorno altre statue, balconate e pinnacoli.
Superato il portale si entra nel portico da gloria antica facciata della cattedrale terminato nel 1188 dopo un lavoro durato 20 anni, è un capolavoro della scultura romanica composto da tre archi con oltre 200 figure scolpite sul granito, la colonna centrale dove i pellegrini appoggiano la mani chiedendo che vengano esaudite le loro preghiere è consumata dallo sfregamento che nel corso dei secolo ha lasciato il segno.
L’altare sormontato da un baldacchino è un tripudio barocco al cui centro sorge la statua di san Giacomo ricoperta da un mantello d’argento, è attraversato da due passaggi a senso unico, uno scende alla cripta costruita sulle fondamenta della chiesa e nella quale si conservano le reliquie dell’ apostolo visibile dietro un piccolo cancello, davanti un inginocchiatoio dove alcuni stanchi ma felici pellegrini pregano,l’altro sale dietro l’altare permettendo ai pellegrini di baciare il busto del santo ,di fronte una statua in pietra che pare abbia le fattezze del Maestro Mateo, l’ architetto che costruì il portico da gloria e vediamo alcuni giovani compiere un curioso rituale, battere tre volte la testa sulla statua, abitudine pare provenga dagli studenti universitari come segno augurale per avere intelligenza e fortuna negli esami Sopra un portale nella lunetta, si trova scolpita la rapprese
ntazione della corte della Gerusalemme celeste, in alto spiccano due grandi organi barocchi, nelle navate laterali si trovano 4 delle 16 cappelle presenti nella cattedrale. Dalla cupola pende la sfera che aggancia il mitico botafumeiro, un enorme incensiere d’argento che ha origini lontane, il suo uso infatti risale al medioevo quando il suo profumo cercava di mitigare l’ odore dei pellegrini che giungevano al termine del cammino dopo molti giorni in cui non avevano molte possibilità di lavarsi Pesa 62 chili ed è alto1,60 m ed è il più grande al mondo, esso viene caricato con40 kg tra carbone e incenso raggiungendo il peso complessivo di circa 100 kg ,la corda che lo sospende alla crociera misura 65 m è di 5 cm di diametro e pesa 90 kg . In precedenza le corde erano fatte con la canapa o sparto dal 2004 sono in materiale sintetico.
Per muoverlo ci sono 8 uomini chiamati tiraboleiros vestiti di rosso, essi lo issano a 22 m d’ altezza e quindi con un sistema di corde e carrucole gli imprimono un moto pendolare fino a fargli sfiorare il soffitto a una velocità di 70 km l’ ora ,è usato solo nelle messe solenni e in occasione del’anno santo. Recentemente lo si può vedere in funzione alla richiesta di gruppi di pellegrini pagando 300€. Quando il butafumeiro non è in funzione viene sostituito da un altro incensiere ,conosciuto col nome”la alcachofa”il carciofo. Il museo della cattedrale è diviso in vari spazi vi sono esposti varie opere scultorie, collezioni di reliquiari, di oreficeria.
Il pantheon reale ,dove si possono vedere i sepolcri dei sovrani di Galizia, dal transetto si giunge anche al chiostro dove vi sono varie sale che ospitano importanti raccolte di arazzi , il butafumeiro quando non è in funzione e la biblioteca dove si conservano libri dal valore incalcolabile Ora siamo nella praza do Obradoiro su cui si affaccia la cattedrale ed è una delle più belle, circondata da splendidi edifici come il Pazo de Xelmìrez( palazzo episcopale), di fronte il Pazo de Raxoi sede del municipio e recentemente della presidenza della giunta della Galizia sovrastato dalla statua a cavallo di Santiago Matamoros brandente la sciabola .
A sinistra il rettorato del collegio di San Xerome , mentre a nord la piazza è chiusa dall’Hostal dos Reis Catòlicos voluto nel 1492 dai regnanti Ferdinando e Isabella per accogliere i pellegrini, ora trasformato in uno dei più lussuosi parador della Spagna ,sulla facciata vi sono pilastri decorati e sculture con le effigi dei re cattolici Girato l’ angolo della cattedrale siamo in praza del’Imaculada dove vediamo la facciata chiamata del’ Acibecheria e il monastero di San Martin Pinario il più importante di Santiago oggi trasformato in seminario, sovrasta l’entrata un grande scudo di Spagna con l’immagine di San Martino a cavallo scolpito tra due eleganti colonne. Proseguiamo verso il retro della cattedrale e ci troviamo in praza da Quintana con la Porta Santa o porta del perdono, questa viene aperta solo in occasione dell’ anno santo compostelano o quando il 25 luglio cade di domenica.
Seguendo un rituale ormai consolidato i pellegrini entrano dalla Porta Santa e escono dal portico Da Gloria, in passato da questa porta vi entravano solo i sovrani, in questa piazza si affacciano anche la casa Da Parra e il monastero di San Paio de Antealtares con 48 finestre chiuse da grate fatto costruire da Alfonso II per custodire le reliquie di Santiago appena scoperte Girando sempre attorno alla cattedrale ci troviamo in Praza Das Praterias(porta degli orefici) per le tante botteghe di argentieri che si affacciavano, qui c’è l’ unica porta esterna in stile romanico sovrastata dalla torre del’orologio in stile barocco alta 72 mt chiamata Berenguela per la sua campana, tutte insieme queste piazze formano l’ Obradorio parola Galiziana che descrive il luogo dove lavoravano gli artigiani.
Proseguiamo la visita tra stradine strette e edifici storici,sotto a un portico un ragazzo con il vestito tradizionale suona la gaita (cornamusa galiziana), passeggiamo per vie con numerosi negozi di abbigliamento, souvenir, con oggetti collegati al cammino come il bastone e la veira( conchiglia a pettine), monili in giaietto e statuette in argento così carine che ne comperiamo una decina per amici e parenti. Continuando a girovagare per la città siamo arrivati davanti alla chiesa che accoglie il Pantheon dei galiziani illustri e il monastero di Santo Domingos di Bonaval ora museo do Pobo Galego (museo del popolo Galiziano ). Entrati, quello che ci sorprende è la triplice scala a chiocciola,visitiamo le sale dedicate al mare,ai mestieri, alla campagna all’ abbigliamento con esposti vestiti tradizionali che ci aiutano a comprendere la cultura Galiziana
Santiago de Compostela MUseo del Pobo Galega
Giorno 99 maggio 2009
Questa città di un indiscusso interesse religioso,di arte, cultura e storia meriterebbe molto più che la visita che oggi noi abbiamo fatto ma il tempo è un tiranno ci obbliga a proseguire il viaggio Usciamo dalla città e prendiamo l’ autopista del cantabrico che ci porta nella rias Baixas affacciate sul’ Atlantico, questa è la zona più rurale della Spagna, l’acqua ha scavato una costa tanto frastagliata da plasmare fiordi e spiagge nel bellissimo litorale della ria di Pontevedra, a pochi chilometri c’è Combarro dove troviamo una camera sulla strada principale all’hotel Xeito (32€ ) Mentre cerchiamo un ristorante per cenare visitiamo questo villaggio di pescatori, camminiamo su stradine lastricate in pietra che digradano verso la riva dove si affacciano case con appesi ai balconi mazzi di granturco messi ad essiccare e piazzette con i cruceros (antichi crocifissi in pietra Arrivati al port
o vediamo un panorama con gruppi di horreos che si affacciano sulla baia i meglio conservati di tutta la Galizia ,alcuni di questi sono diventati negozi di degustazione di vino, altri di prodotti tipici della zona Gli horreos Galiziani, sono diversi da quelli Asturiani ,questi hanno origini Celtiche e Romane,sono appoggiati su piedistalli a forma di fungo in pietra rettangolare e la ventilazione è consentita da scanalature,sul tetto hanno pinnacoli e croci simbolo di protezione e fertilità All’ interno di una di queste case campagnole c’è il ristorante Alvarinas dal caratteristico arredamento antico con vecchie botti e altri aggetti tradizionali, mangiamo un piatto di mariscos (frutti di mare)e beviamo uno dei migliori vini di queste zone, l’ Albarino, paghiamo la cena 31€. Anche oggi è stata una giornata piena e soddisfatti ritorniamo in hotel.
Castro Monte Santa Tegra
Giorno 1010 maggio 2009
Domenica 10 maggio Vigo-Baiona--Santa Tegra -confine Portogallo-123 km. Sono le 8,30 e siamo in viaggio sulla ria di Vigo un prolungamento del mare di fronte alle isole Cies ,passiamo sopra il ponte de Rande e ci dirigiamo verso monte Do Castro alto 136 m che domina la città. La prima impressione di Vigo non è bella, lavori stradali, cantieri che ci obbligano girare come trottole e per fortuna vista l’ora mattiniera il traffico è inconsistente.
Vediamo case e palazzi imbrattati con parole (viva questo, abbasso quello,te quiero te odio)per quasi tutte le strade che percorriamo, arrivati nelle vicinanze del parco del monte Do Castro parcheggiamo e ci avviamo verso il belvedere, in ogni angolo ci sono carte , bottiglie, lattine sporcizia, vediamo anche la baia e il porto da cui salpano imbarcazioni commerciali e pescherecci, l’ economia della città è basata sul’ industria automobilistica, metalmeccanico e alimentare con la lavorazione e la conservazione del pesce e sui grandi cantieri navali, sopra tutti questi edifici aleggia una nebbiolina che conosciamo bene lo smog.
Lasciamo velocemente la città e andiamo a Baiona che sorge nei pressi di capo Sillerio, nella baia dondolano sull’acqua diverse imbarcazioni tra cui la replica della caravella “La Pinta” che qui nel 1493 approdò comandata da Martin Pinzòn luogotenente di Cristoforo Colombo annunciando al mondo la scoperta del’ America. La baia si schiude nelle vicinanze del fiume Minor, su una rocca si erge la fortezza di Montereal con tre chilometri di mura su cui si può passeggiare tra bastioni , barbacani e cannoni ,all’interno del perimetro una chiesa circondata da un portico aperto sui giardini mentre il nucleo centrale della fortezza è diventato un lussuoso parador A una trentina di chilometri c’è A Guarda, la città più meridionale della Galizia e il monte Santa Tegra si alza con viste panoramiche sul fiume Mino, la strada è ripida ma offre una vista fenomenale sulla baia .
Durante i lavori di costruzione della strada nel 1913 è stato scoperto un castro celtico romano composto da più di mille abitazioni ,vi sono numerosa fondamenta di forma ovale e la ricostruzione di una casa come doveva essere a quei tempi, proseguendo ai bordi della strada ci sono due via crucis ,una antica fatta di semplici croci, l’ altra di ispirazione celtica come quelle di Irlanda e Scozia. Sulla cima ,il piccolo santuario di santa Tegra, dove è esposta alla venerazione dei fedeli una piccola reliquia del braccio della santa .
Per 0,80 € visitiamo il museo dove sono esposti pezzi del’età del bronzo, del ferro, monete romane,pezzi in argento e lavorazioni in pietra La vetta è chiamata Pico Do Facho (cima del fuoco) dove anticamente si accendevano falò per avvisare la città del’ arrivo dei pirati, qui vi è una croce commemorativa e una magnifica veduta della cittadina, del porto di La Guarda da una parte ,e le coste del Portogallo dall’altra. Proseguiamo il viaggio verso Camposancos all’imboccatura del rio Mino dove si prende il traghetto per Caminha in Portogallo, ma poi decidiamo di seguire la strada verso l’interno fino al ponte di Amizade e arrivare a Vila Nova de Cerveira Il viaggio prosegue in Portogallo
Spiaggia di Biscarosse