Patagonia vista da noi

regione: buenos aires, patagonia, misiones, santa fe, entre rios, corrientes.
stato: argentina (ar)

Data inizio viaggio: mercoledì 10 novembre 2004
Data fine viaggio: sabato 4 dicembre 2004

Alla scoperta della Patagonia, della Pampa, delle cascate di Iguazù.

La descrizione di queste prime tre giornate rende l'idea di quello che è stato il viaggio...
Assieme a mia moglie Tina abbiamo deciso di "tradurlo" in un resoconto con lo scopo di rendere partecipi tutti coloro i quali sono interessati a scoprire le bellezze naturali che quella porzione dell'altra parte del mondo ci offre.
Ne è nato un libro la cui sinossi illustra il contenuto:
"L'intenzione di questo lavoro non è quella di voler essere una guida nel senso propriamente inteso, ma semplicemente il resoconto di un'esperienza vissuta nel contesto di un mondo del tutto particolare, in un altro emisfero, abbracciato a scenari dagli spazi infiniti e meravigliosi, dove la natura ancora imperversa. Non è la testimonianza di grandi avventure vissute all'estremo delle vette di una delle più affascinanti catene montuose del pianeta o di migliaia di chilometri percorsi al limite delle possibilità o della resistenza. Vuole soltanto essere l'esposizione di un percorso portato a termine da due viaggiatori in avanti con gli anni che hanno pianificato quella che si direbbe un'escursione fatta su misura, pur volendo restare in un clima di slancio di vitalità.
La scelta dei luoghi è caduta su quelli che fanno parte del circuito turistico: Buenos Aires, penisola Valdes e dintorni, El Calafate ed i ghiacciai, Ushuaia nella Terra del Fuoco e, per completezza, le cascate di Iguazù e nord del Paese.
Il viaggio è stato integrato da un tour nelle Province di Sante Fe, Entre Rios e Corrientes, con un'escursione sul Rio Paranà, un brevissimo soggiorno in una estancia ed una visita alla laguna della cittadina di Victoria."
La qaulificatissima Dr.ssa Cinzia Frigo, già Console d'Italia a Montevideo, con una pluridecennale esperienza nel Cono Sud del Sudamerica ha voluto onorarci di fare la presentazione dalla quale traiamo alcune significative righe:
"La Patagonia ha dei luoghi fantastici da far mozzare il fiato. Il suo cielo azzurro che per effetto ottico appare così vicino da poterlo toccare è una costante che impressione il visitatore. Negli anni 80 era ancora turisticamente vergine. Da poco era terminata la ridicola guerra con l'Inghilterra della Thatcher e lo spirito d'avventura mi spingeva a fare chilometri e chilometri nella penisola Valdes, Puerto Madyn, Punta Tombo (la famosa spiaggia ricoperta da migliaia e migliaia di pinguini). Mi dileggiavo a inseguire balene con un gruppo di sub della base militare di Puerto Belgrano. Ancora vivido è il ricordo di un maestoso esemplare di balena uscire dalle acque marine della Baia di Puerto Piramides a me così vicino da poterlo fotografare a meno di un metro dal gommone su cui ero imbarcata. Vissi la meravigliosa sensazione di essere di fronte a un dio marino che si concede alla curiosità umana con generosa benevolenza. E le colonie di foche con i loro cuccioli, gli elefanti marini. Insomma, per chi ama la natura un vero e proprio paradiso... ".
L'opera si compone di 255 pagine in carta lucida con 108 foto a colori scattate dagli autori ed un glossario di otto pagine.
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1° giorno. Partiamo. Dopo mesi di piacevole pianificazione.

mercoledì 10 novembre 2004

Mi è sempre rimasta in testa l'Argentina, sin da quando, bambino, passavo, con mia madre, in Corso Buenos Aires a Genova. Forse era per il nome in se stesso: diverso ma comprensibile. Corso "Bonesaire", come diceva mia nonna. Là in fondo, nella sua imponenza, il monumento equestre al Generale Manuel Belgrano il cui cavallo, tutto nero, che, visto dai miei occhi di allora, mi sembrava immenso, quasi da far paura

D'estate mi portavano in campagna nell'entroterra. In certi paesini, nel vedere case abbandonate e cadenti, mi dicevano che erano di proprietà di gente che era emigrata in Sudamerica, molti, molti anni prima. Della maggior parte se ne era persa memoria.

Compagni di giochi estivi mi raccontavano che avevano procugini laggiù, senza peraltro saper precisare dove. A scuola, il maestro delle elementari, ci spiegava che nella pampa vi era un'erba così alta da nascondere un uomo a cavallo.

Ho atteso cinquant'anni, però alla fine ce l'ho fatta!

Da dove cominciare? Con mia moglie abbiamo parlato ad un'amica che c'era stata l'anno prima. Ci ha dato delle indicazioni sufficienti a farsi un'idea di come pianificare la vacanza. Soprattutto per il periodo dell'anno in cui andarci.

All'inizio avevamo dubbi circa gli spostamenti interni: tutto in aereo. Sono passati molti anni da quando, assieme agli amici di Genova, siamo andati a Capo Nord con tre Fiat 500. Nel momento o quasi, in cui Armstrong scendeva sulla luna, noi stavamo mangiando fisk filet in un chiosco nei giardini Tivoli a Copenaghen. Non ho più ventitrè anni ed anche la salute si è un pò allontanata.
Poi, nel corso della pianificazione, abbiamo incluso una parentesi in auto. Volevamo essere un po' più a contatto con il Paese, nel visitare tre Provincie a nord-ovest di Buenos Aires.

Avendo molto tempo a disposizione, ho contattato, via e-mail, una trentina di agenzie di viaggio di Buenos Aires.

Una delle prime a rispondermi è stata quella dove lavora un ragazzo che ha l'età di mia figlia ed un cognome italiano. Parla e scrive la nostra lingua in modo apprezzabile. Gli ho mandato un programma di massima e lui ha subito capito ciò che volevamo. Per ogni cosa mi mandava la scelta di tre opzioni: alberghi, escursioni, spettacoli di tango, etc.

Con molto stupore e, conseguente disappunto della mia genovesità, ho subito constatato che il turismo argentino ha diversi prezzi, praticati per aree geografiche: Argentina, resto del Sudamerica, America del Nord, Europa. Naturalmente, per noi, i prezzi sono quelli più elevati. Questa distinzione vige anche nei biglietti d'entrata dei Parchi Nazionali.

Man mano che pianificavamo la vacanza, ci allargavamo nell'itinerario. All'ultimo, oltre al tour classico in aereo della Patagonia, cascate di Iguazù e soste a Buenos Aires, ci siamo allungati, in auto, nelle Provincie di Santa Fe, Corrientes ed Entre Rios, per visitare riserve di caccia e pesca. Un altro bel giretto.

Non è stato facile far collimare gli orari degli aerei, le prenotazioni degli alberghi, delle gite, il noleggio auto e tutto il resto. Da parte mia c'era la determinazione di riuscire nell'intento, da parte del mio "agente a Baires" la volontà di portare a termine un lavoro.

Partiamo. Il pacchetto prevede il volo Milano, Barcellona, Madrid, Buenos Aires. Per noi sarebbe stato più comodo il volo Nizza-Madrid dal momento che l'aeroporto della Costa Azzurra è a soli 35 minuti di auto. Ci accompagna mia figlia ed il nostro futuro genero: al momento di salutarci ci danno le raccomandazioni che si danno agli scolari, assieme alla merendina, prima di entrare in classe.

2° giorno. Arrivo a Buenos Aires. Approccio con il centro. Cena con spettacolo di tango.

giovedì 11 novembre 2004

L'aereo era pieno. Le undici ore e mezza del salto sull'Atlantico sono state molto lunghe. Abbiamo dormito pochissimo. Impeccabile il servizio di bordo del personale della compagnia di bandiera spagnola.

Arriviamo alle 7,30. Da dentro l'aeroporto vediamo che il cielo è plumbeo: forse è piovuto. Notiamo che i carrelli per i bagagli accettano anche euro. Come si sono aggiornati alla svelta!

L'aeroporto internazionale di Ezeiza, al primo impatto, ci lascia favorevolmente impressionati. Mentre io attendo i bagagli, Tina, mia moglie, va a vedere se c'è qualcuno ad attenderci. Ritorna con uno stanco sorriso: ha visto i nostri nomi nella selva di persone con i cartellini in mano che attendono i passeggeri.

Mentre usciamo, un signore in borghese, con giacca e cravatta, senza alcun distintivo di riconoscimento, mi sembra che ci chieda se abbiamo nulla da dichiarare. Tiro diritto, non ho nulla da dichiarare.

L'autista che è venuto a prenderci è giovane e simpatico. Appena ci mettiamo in auto, informa, con un portatile, la sua ditta che ci ha accolto e che ci avviamo per Baires. Entriamo sull'autopista e la prima cosa che balza agli occhi è che il parco macchine è vetusto. Anche quello dei camion.

Nell'ora di tragitto che ci separa da Avenida Corrientes dove abbiamo l'albergo, parliamo dell'attuale situazione economica Argentina e delle allarmanti notizie che si sentivano un paio di anni fa circa la denutrizione in certe Provincie.

Lasciamo l'autopista mentre siamo, ormai, in città. Puerto Madero è sulla nostra destra. All'autista lascio una mancia di un dollaro, come avevo, da buon genovese, studiato prima di partire.

La questione mance l'avevo studiata bene. Un euro in moneta non da, sul momento, la giusta impressione. Cinque euro, per mance normali, mi sembravano troppi. Ho comprato una mazzetta nuova da cento dollari in banconote da uno: è risultata la soluzione perfetta. La mia genovesità ne va fiera!

Scendiamo al NH Jousten. La facciata dell'albergo, in stile liberty, è come l'avevamo vista sul sito internet: ci piace. Alla ricezione il personale è tutto giovane e cordiale. La stanza, al quinto piano, è di nostro completo gradimento.
Mi avevano detto che in Sudamerica, nella classificazione degli alberghi, si tengono un pò più larghi rispetto a noi, per cui, in generale, le stelle attribuite, sono quasi sempre una in più. Nel nostro caso penso che le quattro stelle se le sia guadagnate tutte.

Chiamiamo Marcelo, il nostro agente di viaggio, per dirgli che siamo arrivati, che tutto procede bene e confermiamo l'appuntamento presso il nostro albergo all'ora di cena.

Dopo aver conferito nuova vitalità ed efficenza ai nostri fisici indeboliti e affaticati, ci siano buttati in città.

Fatte poche centinaia di metri ci siamo trovati in Florida, una delle due strade pedonali e di shopping del centro. Sentiamo delle grida e dei suoni, come di trombe cupe. Nella nostra direzione stanno venendo dei manifestanti con cartelli. Sono circa un centinaio, uomini e donne. Si fermano davanti alla sede di una banca, che sembra chiusa da tempo.

Gettano contro le porte bottiglie, uova ed altro. A terra, davanti all'ingresso con la saracinesca abbassata, posano dei giornali ai quali poi danno fuoco. Dietro ai manifestanti ci sono tre poliziotti: due in tuta blù con basco in testa e sulle spalle un apparecchio con il quale da noi si da il verderame alla vigna. Gettano spruzzi d'acqua sui giornali accesi e li spengono. Il terzo, in divisa normale, sui 55 anni, sembra essere l'omologo del nostro Maresciallo.

I manifestanti riaccendono altri giornali, i polziotti li rispengono con un fare serafico, senza bisogno di ricevere ordini dal Maresciallo. Ci allontaniamo alla svelta, non sappiamo cosa possa accadere. Non ci sono altri poliziotti. Commentiamo che da noi ci sarebbero stati almento cinquanta tra poliziotti e carabinieri, per un tale servizio di ordine pubblico.

Ad un tratto arriviamo in una piazza e notiamo sulla nostra sinistra la casa Rosada. Quindi siamo sulla famora Plaza de Mayo, dove le madri dei desaparecidos vanno a manifestare, sin dai tempi della dittatura militare.

E' l'ora di pranzo ed entriamo in un ristorante nei pressi, ampio e dall'apparenza molto pulito. Lo stile ha qualcosa degli anni trenta. Gli avventori, tutti in cravatta, sembrano impiegati nell'ora di pausa. Tina, che è sempre fortunata nell'ordinare i menù che non conosce, chiede, alla cieca, un "bife de lomo con papas fritas". Indovina. E' un bisteccone alla griglia con patate fritte, tagliate longitudinalmente e molto croccanti. La qualità della carne è eccellente, mi dice. I prezzi sono abbordabilissimi. Lascio un'adeguata mancia che rallegra il cameriere che ci ha seguito con molta simpatia.

Il lungo, anzi lunghissimo viaggio, si fa sentire. La nostra apparente rigenerata vitalità si spegne. Il cambio del fuso orario incomincia a fiaccarci. Ritorniamo in albergo per un tuffo in branda dove restiamo sino a tardo pomeriggio. Ci alziamo giusto in tempo per l'appuntamento con Marcelo, nella hall.

Scendiamo e lui è già là ad aspettarci, da solo. Dopo esserci presentati, la moglie arriva. Viene direttamente dal lavoro: anche lei lavora in un'agenzia di viaggi.

Ci racconatiamo un pò di noi, dell'Italia, dell'Argentina, dei loro nonni italiani. Quello di lui della provincia di Potenza e quello di lei della provincia di Brescia. Ci accorgiamo che l'ora sta fuggendo e che purtroppo l'auto che doveva venirci a prendere non arriva. Alcune telefonate per saperer che la macchina non verrà: c'è stato un disguido. Usciamo in strada e prendiamo un taxi, uno delle centinaia che solcano, in permanenza, le avenidas ampie come mari.

Mi accorgo che i taxi sono molto economici: spendo sette pesos per la corsa, mancia compresa. Un poco più di tremilacinquecento delle nostre vecchie lire.

La cena con spettacolo di tango l'avevo scelta nel locale "Esquina de Carlos Gardel", (www.esquinacarlosgardel.com.ar), su suggerimento di Marcelo che ho voluto invitare, assieme a sua moglie, per tutta la cortesia e sotrattutto pazienza che aveva usato nei miei contronti in tutti questi mesi. Il locale si trova nel barrio Abastro, quartiere che pare non sia proprio una canonica.

Ha l'aspetto di un teatro ed il notro tavolo è in una buona posizione. Ciò dimostra che Marcelo ci ha tenuto a fare una buona figura. ll personale di servizio, oltre ad essere cordialissimo, dimostra una spiccata professionalità. Tutti, uomini e donne, vestono in modo inappuntabile.

L'italianità dell'Argentina la scopro scorrendo il menù. I piatti con nomi italiani sono di gran lunga la maggior parte. E così sarà per il resto della vacanza. Non lo avrei creduto.

Ho ordinato, tra l'altro, un vitel tonnè. La salsa lascia in bocca un lieve retrogusto di acciuga salata, proprio come lo faceva mia nonna. Il vino, compreso nel menù ed a volontà, non eccelle, però è un buon superiore alla media. Attira la mia attenzione la mediterranea "ensalada de los Tanos": bocconcini di mozzarella, olive nere, olio d'oliva e basilico.
Marcelo mi spiega che la parola "Tanos" deriva da "neapoletanos" ed è estesa, genericamente, oltre a tutti gli argentini di origine italiana, anche agli italiani stessi. Gli stereotipi rimangono. Comunque è detta in senso vezzeggiativo. Siamo, come italiani, molto apprezzati.

Stiamo ancora fienendo di cenare che lo spettacolo inizia. Due ore di balli magistralmente interpretati dagli artisti. Un escursus sulla storia del tango e della milonga. Le scene sono riempite da ricchi costumi.
Anche se nella specifico non mi sento all'altezza di poter giudicare, nel complesso mi è piaciuta la serata. Molto. Impressionante l'orchestra che si alza dal palco e rimane sospesa per tutta la durata dello spettacolo.





















3° giorno. Tour della città. Partenza per Trelew. Arrivo a Puerto Madryn.

venerdì 12 novembre 2004

Alle 09:00 siamo già davanti all'albergo aspettando il pullman che ci porta a fare il tour della città. Avevamo scelto l'opzione in lingua spagnola. Notiamo che a bordo ci sono anche degl inglesi.

La guida, un giovanotto sui 25 anni cerca di mettercela tutta per parlare nelle due lingue: castellano e inglese. Si nota che c'è una grande spinta a cercare di fare bene e di dare una buona impressione del Paese, sottolineando le cose positive e tralasciando quelle negative.

La prima sosta è presso la Cattedale in Plaza de Mayo. La facciata è a dodici colonne, una per ogni apostolo. All'interno vi è la tomba del Generale Josè de San Martin, "el Libertador" e quella del Milite Ignoto argentino. Montano la guardia, in grande uniforme, due militari del "Regimiento de Granaderos a caballo General San Martin". Che, se vogliamo, sono un pò come i nostri Carabineri Guardie del Presidente delle Repubblica, conosciuti come "Corazzieri".

Infatti svolgono servizi d'onore e rappresentanza. Li troviamo davanti alla casa Rosada, sede della Presidenza della Repubblica, palazzo ubicato anch'esso sulla Plaza de Mayo. Una nota che stona sono gli ostacoli, in ferro, posti davanti all'edificio.
Sì che hanno la funzione di salvaguardia, però, a parte il deturpamento estetico della piazza, danno l'impressione di assedio al palazzo medesimo. I poliziotti di guardia all'esterno sono cordiali. Molti hanno impressi, sul volto, dati somatici indio.

A lato dell'edificio vi è una enorme bandiera che voglio fotografare dal di sotto. Devo avvicinarmi ad una garitta blindata, posta oltre le transenne. Ad alta voce dico che sono un turista italiano. Esce un sergente dalla mole possente e mi dice che anche suo suocero è un "Tano". Mi lascia scattare le foto alla bandiera e poi, brevemente, ci lasciamo andare a battute sui politici, sia argentini che italiani. Presenti e passati. Sembra che ci conosciamo da sempre. Peccato, non gli ho neppure chiesto il nome e, tantomeno, gli ho detto il mio.

Proseguiamo il tour in direzione del barrio de La Boca.

La "Republica de la Boca", come la chiamano gli abitanti del quartiere. Ad essere precisi, l'attuale è la terza edizione della Repubblica della Boca. Nella seconda metà Ottocento il barrio rimaneva distaccato dalla città, posto alla bocca del fiume Riachuelo, da dove prende il nome. Erano circa ventimila gli italiani che vi abitavano, con una prevalente maggioranza di genovesi. Vivevano in fitte case con le pareti ed i tetti di lamiera ondulata, rimasti tali. Quartiere di gente povera, rimasto tale.

Si narra che la prima "edizione" della Republica de la Boca sia nata verso la metà del XIX Secolo, quando, a seguito di forti proteste operaie, era stata issata la bandiera genovese - croce rossa in campo bianco - e fatta richiesta di annessione all'allora Regno di Sardegna. Il successivo e tempestivo intervento del Presidente Roca ha fatto cessare la protesta e gli abitanti gli hanno pure dedicato una strada. Vi sono pareri unanimi nel ritenere che ciò sia, nel tempo, diventata una leggenda in quanto, pare, il fatto non è supportato da dati certi.

Lo stadio del quartiere, è denominato "La bombonera" dai tifosi del "Boca Junior" che, ci tengono a dirlo, sono il 40 per cento dell'intera tifoseria Argentina del calcio. Vengono chiamati i "Xeneizes" a ricordo della genovesità del barrio, anche se la parola ha assunto la sua piena argentinità in quanto, a Genova, la scriviamo: "Zeneixi".

Ritoniamo in albergo per prepararci: nel pomeriggio partiamo per Trelew, Provincia di Chubut, la prima città a sud del Rio Colorado, considerato il confine con la Patagonia.

Nella fase di atterraggio si vede l'estesa steppa patagonica, di colore marrone che, a prima vista, da l'impressione di una landa deserta. L'aeroporto è in mezzo alla pianura. Le formalità di uscita sono rallentate da due signore con camice bianco che fanno posare a tutti i bagagli su dei banconi e ci chiedono se abbiamo con noi del cibo, per ispezionarlo. Fortunatamente non ne abbiamo, così ci allontaniamo velocemente in cerca del nostro autista che ci deve condurre a Puerto Madryn.