﻿<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:trackback="http://madskills.com/public/xml/rss/module/trackback/"><channel><title>ViaggiScoop.it, I viaggi di maria54</title><link>http://www.viaggiscoop.itviaggiutente.aspx?idU=240&amp;user=maria54</link><description>I miei viaggi inseriti su www.viaggiscoop.it</description><dc:language>it-IT</dc:language><managingEditor>info_noreply@viaggiscoop.it (Viaggiscoop.it)</managingEditor><webMaster>info_noreply@viaggiscoop.it (Viaggiscoop.it)</webMaster><copyright>Copyright 2004-2026 ViaggiScoop.it</copyright><generator>ViaggiScoop.it RSS generator v1.1</generator><image><title>ViaggiScoop.it</title><url>http://www.viaggiscoop.it/image/logo_RSS.gif</url><link>http://www.viaggiscoop.itviaggiutente.aspx?idU=240&amp;user=maria54</link><width>103</width><height>26</height></image><item><title>alla scoperta di Cuba</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/america centrale e caraibi/cuba/diario_di_viaggio_cuba_1372.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/america centrale e caraibi/cuba/diario_di_viaggio_cuba_1372.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/240/1372/9205.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;CUBA, America Centrale e Caraibi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con una ventina di giorni a disposizione non &amp;#232; difficile programmare la visita a tutta Cuba. L&amp;#39;isola &amp;#232; lunga e stretta e ben si presta ad un giro circolare. E&amp;#39; quello che desideravamo, vedere l&amp;#39;est e l&amp;#39;ovest, il sud ed il nord, il mare ed i monti, la campagna e le citt&amp;#224;. 
Dopo aver visitato l&amp;#39;Havana partiamo per l&amp;#39;ovest, verso Vi&amp;#241;ales e Maria La Gorda. Scegliamo un itinerario fuori mano e quindi molto genuino e integro. E&amp;#39; il Circuito Norte che passa per villaggi pieni di vita: gente in coda per gli acquisti, scolari in divisa (camicia bianca, pantaloni o gonna, rossi o ocra, a seconda del livello) che vanno o tornano da scuola, bancarelle con decorazioni carnevalesche in carta, chioschi con panini alla porchetta e soffici pizzette, rari trattori, molti cavalli e biciclette, qualche camion carico di gente, rarissime auto.
La strada inizialmente vaga tra campi di canna da zucchero, poi, seguendo l&amp;#39;andatura del terreno, sale e scende una zona collinosa coperta di vegetazione e campi coltivati, case sparse e paesetti. Un po&amp;#39; dappertutto svettano gli alti, grigi tronchi delle palme reali con il frastagliato e ondeggiante pennacchio verde. La terra &amp;#232; sanguigna e generosa. Quando la strada sale sui dossi ecco che la vista viene appagata, le colline si susseguono ad altre colline, qualche volta si riesce a scorgere anche il mare o qualche rara lontana ciminiera.
Le case della campagna, bohios, sono tutte simili: tetto in foglie di palma e pareti in legno, a un piano e con il portico, ma qui all&amp;#39;ovest hanno una particolarit&amp;#224;: tutte, ma proprio tutte, all&amp;#39;esterno, sotto al portichetto ci sono due sedie a dondolo.
Anche nei paesi le case sono generalmente a un piano, ma in muratura e con il tetto di tegole, disposte in lunghe file ai lati delle strade, la porta d&amp;#39;ingresso immette nel soggiorno, dietro c&amp;#39;&amp;#232; la cucina e il patio o un cortile, sul quale si affacciano le stanze da letto. Le case, come le chiese, sono azzurre o rosa, turchesi o gialle, verdine o glicine. 
Man mano il paesaggio cambia, scorrono banani, galline, maiali scuri, cani, capre, buoi che trainano carri o rudimentali slitte fatte di due tronchi. Tanti aironi guardabuoi e i &amp;quot;soliti&amp;quot; avvoltoi roteanti nel cielo. Cominciano a delinearsi i mogotes, sorta di montarozzi rocciosi coperti di vegetazione che spuntano dritti e ripidi dalla pianura.
Mi aspettavo molti pi&amp;#249; fiori ma la stagione invernale &amp;#232; secca e la vegetazione &amp;#232; ancora in riposo. Solo alcuni alberi sono fioriti, la loro straordinaria chioma rossa spicca sul resto di rami ancora senza foglie. E arriviamo a Vi&amp;#241;ales, un paese in splendida posizione dove la vita scorre lenta e regolare, scandita dai ritmi delle stagioni. Il clima &amp;#232; ideale per la produzione di pregiatissimo tabacco. Campi e campi di tabacco, disseminati di essiccatoi, divisi da siepi spontanee, intervallati anche da altre coltivazioni. Qui c&amp;#39;&amp;#232; abbondanza di tutto, le nostre cene, nelle case particular, saranno tra le pi&amp;#249; ricche e varie di tutto il viaggio, verdura e frutta freschissime: lattuga, pomodori, peperoni, pompelmi e arance, guayaba dalla polpa rossa, carnosa e un po&amp;#39; pepata, banane e ananas - buonissimi soprattutto quelli mignon - per accompagnare l&amp;#39;ottima carne di pollo o maiale ruspanti.
Molte coltivazioni, ma c&amp;#39;&amp;#232; anche abbondanza di zone selvagge, di parchi e riserve dove si possono fare escursioni, in genere guidate. Avere una guida, pi&amp;#249; o meno ufficiale, &amp;#232; preferibile, sia per le necessarie informazioni su flora e fauna, ma anche perch&amp;#233; i sentieri non sono segnanti e perdersi sarebbe facile. Durante una di queste escursioni visitiamo una zona calcarea fortemente fessurata e coperta di vegetazione, abbiamo visto la rara palma da sughero, felci arboree, termitai abbracciati ad alti tronchi e strani alberi dal tronco spinoso, altri ospitano orchidee e decine di piante epifite che si appoggiano sui rami in attesa di un po&amp;#39; di rugiada e ancora liane e palme e il primo Tocororo, l&amp;#39;uccello nazionale, con i colori della bandiera. 
Nel percorso siamo accompagnati da Lazaro, incontrato per caso, 30-40 anni, sembra pi&amp;#249; un irlandese che un cubano: piccolo e magro, capelli rossi, carnagione chiara con lentiggini. Il suo aspetto &amp;#232; davvero misero, scarpe sventrate e vestiti rattoppati. Dopo la visita ci accompagna alla sua casa, ci mostra uccellini canori e tre sfortunati cuccioli di jutia (simile alla nutria) che tiene in gabbia, catturati per poi mangiarli. Lazaro, povero ma generoso, prima di salutarci ci regala una ventina di pompelmi appena scrollati dall&amp;#39;albero.
Ci spostiamo ancora pi&amp;#249; a ovest, lungo la strada ci sono vari mucchi di carbone e pennacchi di fumo che escono dalle molte carbonaie accese. A Maria la Gorda, che doveva essere un paradiso (palme in riva al mare, vegetazione florida e fondali tra i pi&amp;#249; belli di Cuba) arriviamo a pomeriggio avanzato. Come ci avevano detto, l&amp;#39;uragano Ivan dello scorso anno ha ridotto proprio male questa zona, all&amp;#39;interno: itinerari naturalistici chiusi, rami e alberi massacrati con l&amp;#39;80% di foglie in meno - che in compenso ci ha consentito di avvistare molti uccelli tra cui il piccolissimo colibr&amp;#236;, e lungo la riva, palme spelacchiate, conchiglie, coralli e gorgonie spiaggiate. Ci&amp;#242; nonostante, molto belle sono state l&amp;#39;escursione alla &amp;quot;Grotta delle perle&amp;quot; e la piacevole nuotata con avvistamento del fondale corallino pieno di pesci colorati. Ma, data l&amp;#39;ora tardo pomeridiana e l&amp;#39;assenza di vento, ad aspettarci all&amp;#39;uscita dall&amp;#39;acqua troviamo una miriade di minuscoli famelici moscerini che ci hanno messo le ali ai piedi e in un lampo abbiamo lasciato il malconcio &amp;quot;paradiso&amp;quot; per lanciarci in una lunga corsa di trasferimento verso Trinidad. 
Citt&amp;#224; bellissima e unica, tranquilla, piena di musica, di fascino, di turisti e di inferriate. Pi&amp;#249; che in ogni altro posto visitato, i balconi, tutti, sono adorni e protetti da grate, le pi&amp;#249; antiche, che risalgono al 1700, sono in legno, quelle in ferro invece sono del 1800. Balconi giganteschi che mettono in mostra l&amp;#39;interno di bellissime case coloniali, soprattutto al tramonto o in zone ombrose le imposte vengono aperte e le persone, in questo luogo, un po&amp;#39; casa un po&amp;#39; strada, si siedono a prendere il fresco.
Anche qui la giornata non basta mai. La mattina a fare escursioni tra i verdi monti di Topes del Collantes, ricchi di ruscelli e cascate freddissimi, poi al mare, per qualche ora di sole e nuotate varie per curiosare tra il ricco fondale, ma ci sono anche da vedere gli interessanti musei, quello di architettura e quello civico, la galleria d&amp;#39;arte, i mercatini straripanti di bei ricami e lavori all&amp;#39;uncinetto, collane di semi, macchinine di carta pesta e di altri oggetti che non ritroveremo pi&amp;#249;. Ed &amp;#232; bello anche perdersi nelle silenziose stradine lastricate, dove sono pi&amp;#249; frequenti i cavalli che le auto, e infine, la sera, alla Casa della Trova per ascoltare musica sorseggiando un fresco mojito (zucchero di canna, succo di lime, rum bianco, hierba buena (somiglia alla menta), soda, ghiaccio). 
Nel nostro spostamento verso est, dopo Trinidad tutto ritorna piatto. La pianura &amp;#232; punteggiata da laghi e paludi, dove vive anche il coccodrillo, ma per il resto tutto sembra una grande distesa di canna da zucchero, che alla fine dell&amp;#39;inverno e all&amp;#39;inizio della primavera viene raccolta, infatti per strada si nota un certo via vai di lavoratori e di camion per il trasporto negli stabilimenti per la lavorazione. Questi centri di raccolta si notano anche a distanza per il fumo che esce dagli impianti e dal profumo dolciastro dell&amp;#39;aria.&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/america centrale e caraibi/cuba/diario_di_viaggio_cuba_1372.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;alla scoperta di Cuba&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=240&amp;user=maria54"&gt;maria54&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>maria54</dc:creator><category>CUBA</category><pubDate>Tue, 03 Jan 2006 23:50:08 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/america centrale e caraibi/cuba/diario_di_viaggio_cuba_1372.ashx</guid></item><item><title>LIBIA:GHADAMES, UBARI, AKAKUS, MATHENDUSH - 2004, GHADAMES, UBARI, AKAKUS, MATHENDUSH</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/africa/libyan arab jamahiriya/diario_di_viaggio_libyan arab jamahiriya_1371.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/africa/libyan arab jamahiriya/diario_di_viaggio_libyan arab jamahiriya_1371.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/240/1371/9202.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;LIBYAN ARAB JAMAHIRIYA, Africa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Deserto: un richiamo, una necessit&amp;amp;#224;, un sogno?
&amp;amp;quot;Dio ha creato paesi ricchi d&amp;#39;acqua perch&amp;amp;#233; gli uomini vi vivano,
i deserti perch&amp;amp;#233; vi ritrovino la propria anima&amp;amp;quot; (proverbio tuareg)
Ma cosa ci sar&amp;amp;#224; mai in un deserto?: silenzio, solitudine, spazio, sintesi e, sole, stelle, sabbia, sassi, sete, ma anche animali, acqua, albe, arte. 
Deserto &amp;amp;#232; incantarsi davanti ad un paesaggio roccioso, &amp;amp;#232; desiderare la frescura dell&amp;#39;oasi, &amp;amp;#232;?, ma andiamo per ordine.
Il deserto in Libia non &amp;amp;#232; una rarit&amp;amp;#224;. Ad esclusione della fascia costiera larga circa 200 chilometri e qualche oasi, il 93% del paese &amp;amp;#232; arido, e, dato che la Libia &amp;amp;#232; uno dei paesi africani pi&amp;amp;#249; estesi, di deserto ce n&amp;#39;&amp;amp;#232; per tutti i gusti e altrettanto vari possono essere gli itinerari. Per noi la scelta &amp;amp;#232; stata facile, era il primo viaggio e quindi abbiamo scelto il percorso pi&amp;amp;#249; bello, il pi&amp;amp;#249; classico, nel Fezzan, regione a sud ovest ma attraversando il Jebel Nafusa (Montagne occidentali).
Percorriamo i 750 km, da Tripoli a Ghadames, su una strada asfaltata e scorrevole. Ogni scritta, compresi i cartelli stradali sono rigorosamente in arabo, indecifrabili. All&amp;#39;inizio passiamo per popolosi quartieri, gente per strada, traffico tranquillo. Per un paio d&amp;#39;ore ai lati della strada scorrono ininterrottamente, officine, laboratori, negozi, ristoranti, coltivazioni e rifiuti, finch&amp;amp;#233; ci sono case. Poi tutto diventa arido e sassoso, prima piatto poi montagnoso. Affiancate alla strada imponenti linee elettriche. Superiamo un gregge, qualche bancarella con frutta e ceramiche. Rari i paesi, abitati da berberi. Per strada solo uomini, molti sono completamente avvolti nel caldo gard, un tradizionale telo di lana bianca che serve da cappotto. Dromedari al pascolo. Un paio di brevi soste per sgranchirsi le gambe, ma vento e sabbia ci ricacciano subito in auto. Qualche fiocco di neve, chi l&amp;#39;avrebbe detto? Nel deserto! 
Un paio di posti di blocco, ci fermiamo, vengono mostrati i documenti, un malloppo di fotocopie e certificati. Ormai &amp;amp;#232; notte, i due libici che ci accompagnano chiacchierano fitto, &amp;amp;#232; una parlata fluida, armoniosa, sommessa, che assopisce. Ed eccoci a Ghadames, a mio avviso una citt&amp;amp;#224; simbolo della Libia di oggi con forti testimonianze del passato.
Passato che si manifesta nel colore nero della pelle di molti abitanti e nella medina (dichiarata patrimonio dell&amp;#39;umanit&amp;amp;#224; dall&amp;#39;UNESCO), ora completamente deserta. Gheddafi, nel suo desiderio di modernizzazione, ha completamente sradicato la popolazione dalle case tradizionali. Nel 1984 nella citt&amp;amp;#224; vecchia vivevano pi&amp;amp;#249; di 6000 persone, quattro anni dopo una sola irriducibile famiglia. Ora vivono in quartieri nuovi, anonimi e incompiuti. D&amp;#39;estate il caldo &amp;amp;#232; insopportabile e c&amp;#39;&amp;amp;#232; chi torna alle vecchie abitazioni, pi&amp;amp;#249; fresche e vivibili. Ma si sa i processi di modernizzazione sono inarrestabili e legittimi, e spesso il salto &amp;amp;#232; troppo vistoso e lacerante. 
La medina di Ghadames &amp;amp;#232; come un corpo morto, nelle vene non scorre pi&amp;amp;#249; il sangue, non pi&amp;amp;#249; voce e sguardi, movimento e pensiero. Ma, anche se deserta la citt&amp;amp;#224; vecchia &amp;amp;#232; suggestiva. Contornata da mura con 2 torri di guardia, 7 ingressi, che venivano chiusi al tramonto, uno per ogni quartiere. Nei vicoli c&amp;#39;&amp;amp;#232; ombra, a volte buio totale. Il colore dominante &amp;amp;#232; il bianco, spesso nell&amp;#39;intonaco c&amp;#39;&amp;amp;#232; l&amp;#39;impronta di una mano, &amp;amp;#232; la &amp;amp;quot;firma&amp;amp;quot; del muratore. Le porte in legno, sono tozze e massicce, alcune portano i segni di chi &amp;amp;#232; stato in pellegrinaggio alla Mecca. Nelle piazzette, dove si svolgeva la vita sociale dei quartieri (riunioni, matrimoni, feste, compleanno del profeta) sono esposti interessanti oggetti di artigianato. I venditori non assillano, lasciano guardare e la contrattazione &amp;amp;#232; veloce. Taher, la nostra guida, ci racconta di come era organizzata la vita: di giorno le donne vivevano prevalentemente in casa, anzi sui tetti, uscivano solo di mattina presto e al tramonto. Nessuna limitazione per gli uomini, che per&amp;amp;#242; si raggruppavano per et&amp;amp;#224;: giovani, bambini, gli anziani vicino alla moschea. Anche per i matrimoni valgono le categorie, una tradizione tuttora in uso, si fanno tra consimili: originari, immigrati, ex schiavi. 
Il giro passa per il palazzo del Pasci&amp;amp;#224;, il pozzo, poi i bagni pubblici con acqua corrente. E arriviamo agli orti ombreggiati dalle palme, qui si sente lo scorre dell&amp;#39;acqua, siamo proprio sopra ad una delle canalette che la portano all&amp;#39;interno della medina. L&amp;#39;acqua, preziosissima, era regimentata. Un addetto controllava il pozzo e teneva conto dei consumi. A Maggio c&amp;#39;era la riunione dei saggi di famiglia per organizzarne l&amp;#39;uso: vendita, affitto e pagamento di quella usata. 
Ghadames, importante oasi e centro di commerci, &amp;amp;#232; stata per secoli fondamentale tappa per le carovane che portavano merci ma anche notizie, schiavi e materiali preziosi. Dal centro Africa verso l&amp;#39;Europa: oro, pietre preziose, cavalli, piume di struzzo, mentre dal Vecchio Continente arrivavano perle e lino. L&amp;#39;ultima carovana &amp;amp;#232; partita nel 1940, poi c&amp;#39;&amp;amp;#232; stata la guerra e molte famiglie di carovanieri si sono stabilite in Niger o nel Mali e i traffici si sono interrotti.
Le carovane si accampavano fuori citt&amp;amp;#224; nei pressi della sorgente che ora, pare per effetto di un terremoto, &amp;amp;#232; ridotta ad un desolato buco, con solo un po&amp;#39; d&amp;#39;acqua verdastra sul fondo. 
La visita finisce con un pranzo tipico in una abitazione altrettanto tipica. Alcuni abitanti, cogliendo le opportunit&amp;amp;#224; che il turismo offre, stanno restaurando e aprendo le loro vecchie case per interessanti visite. Dopo l&amp;#39;ingresso, c&amp;#39;&amp;amp;#232; un breve corridoio, una ripida e stretta porta all&amp;#39;ampia sala soggiorno. Via le scarpe, sul pavimento c&amp;#39;&amp;amp;#232; un soffice tappeto e decine di cuscini su cui sedersi. Lungo le pareti un largo e alto gradino in muratura funge da panca e ripiano. I candidi muri sono decorati (dalle donne) con disegni stilizzati rosso fuoco, un po&amp;#39; di giallo e verde. Tantissime ciotole di rame e specchi sono appesi al muro, per decorare e per riflettere la luce che entra soltanto da una porta e dal lucernario posto in cima all&amp;#39;alto soffitto. Attorno al soggiorno, sopraelevate di alcuni gradini le stanze da letto, quasi delle nicchie - quella matrimoniale, con un baldacchino, veniva usata la notte di nozze o in caso di morte del marito per ricevere eventuali visite. Un&amp;#39;apertura porta alla &amp;amp;quot;stanza&amp;amp;quot; esterna: il tetto a terrazza, dove, a parte un piccolo locale per cucinare, il resto &amp;amp;#232; aperto. Uno spazio per stendere, seccare, lavorare, dormire in estate, spostarsi. Anche oggi, nonostante le aperture di Gheddafi, ad esclusione di Tripoli, &amp;amp;#232; rarissimo vedere una donna in pubblico, le regole sociali e religiose sono molto radicate e le donne sono in genere segregate in casa. Quindi i tetti della medina, con le case addossate le une alle altre, diventavano la loro strada. Me le immagino volteggiare funamboliche in uno svolazzo di lunghe vesti colorate. 
Almeno la visione da lass&amp;amp;#249; &amp;amp;#232; speciale, totalmente diversa dagli spazi angusti della citt&amp;amp;#224; &amp;amp;quot;bassa&amp;amp;quot;, l&amp;#39;orizzonte &amp;amp;#232; libero, la brezza ti asciuga il sudore, si vedono i voli delle tortore. 
E dopo questo tuffo nel cielo torniamo dentro dove &amp;amp;#232; pronto un ottimo pranzo, preparato da donne invisibili e servito dagli uomini: olive, harissa, shorba, cus-cus di carne e verdure, bibite o birra ma analcolica (in Libia non sono permessi gli alcolici), frutta e per finire the verde alla menta.
Ristorati e rifocillati, &amp;amp;#232; il momento di partire per il deserto. Abbandoniamo le comodit&amp;amp;#224;, per 10 giorni le nostre strade saranno piste, per casa la jeep, per tetto la tenda.&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/africa/libyan arab jamahiriya/diario_di_viaggio_libyan arab jamahiriya_1371.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;LIBIA:GHADAMES, UBARI, AKAKUS, MATHENDUSH - 2004&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=240&amp;user=maria54"&gt;maria54&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>maria54</dc:creator><category>LIBYAN ARAB JAMAHIRIYA</category><pubDate>Tue, 03 Jan 2006 18:43:31 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/africa/libyan arab jamahiriya/diario_di_viaggio_libyan arab jamahiriya_1371.ashx</guid></item></channel></rss>