﻿<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:trackback="http://madskills.com/public/xml/rss/module/trackback/"><channel><title>ViaggiScoop.it, I viaggi di www.viaggiinasia.com</title><link>http://www.viaggiscoop.itviaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com</link><description>I miei viaggi inseriti su www.viaggiscoop.it</description><dc:language>it-IT</dc:language><managingEditor>info_noreply@viaggiscoop.it (Viaggiscoop.it)</managingEditor><webMaster>info_noreply@viaggiscoop.it (Viaggiscoop.it)</webMaster><copyright>Copyright 2004-2026 ViaggiScoop.it</copyright><generator>ViaggiScoop.it RSS generator v1.1</generator><image><title>ViaggiScoop.it</title><url>http://www.viaggiscoop.it/image/logo_RSS.gif</url><link>http://www.viaggiscoop.itviaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com</link><width>103</width><height>26</height></image><item><title>Notizie dal Ladakh 40 giorni dopo il disastro, Leh, Lamayuru, Choglamsar, Ladakh</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_9429.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_9429.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/70/9429/94785.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;INDIA, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Atterrai a Leh il 13 settembre e appena fuori dall’aeroporto il mio sguardo fu subito attratto da una lunga fila di persone, con bastoncini d’incenso e fiori in mano, che si snodava fino alla deviazione per Choglamsar .

Erano in attesa del Dalai Lama, che nel suo programma di visita a Kargil e a Bodh Karbu aveva inserito un passaggio a Leh per dare conforto alle famiglie disastrate e per vedere con i suoi propri occhi le tracce lasciate dal nubifragio infrantosi sulla regione il 6 agosto scorso. Nel pomeriggio 25000 persone si sono dirette alla Lamdon School per ascoltare Sua Santit&amp;amp;#224;.

Era penetrante, il suo messaggio. Il nocciolo del discorso: Quello che e&amp;#39; successo in Ladakh e&amp;#39; terribile, e partecipo al dolore di tutti coloro che hanno subito perdite personali e materiali. Purtroppo non e&amp;#39; stato soltanto il Ladakh ad essere afflitto dal maltempo, pensiamo al Pakistan e alla Cina dove ci sono state perdite ancora piu&amp;#39; grandi di qui. Io sono qui con voi nel momento del vostro dolore, ma ora dovete reagire. Non serve a nulla affliggersi: fa male sia a voi stessi che ai defunti. Quello che e&amp;#39; accaduto &amp;amp;#232; passato, adesso bisogna lasciar andare. Possiamo recitare dei mantra, saranno di beneficio a voi e ai cari che avete persi, e cosi&amp;#39; potete almeno fare qualcosa per loro. Ora bisogna concentrarsi sul futuro: abbiamo visto quanto poco ci mette la natura a distruggere cio&amp;#39; che ha richiesto anni di lavoro, e da questo disastro bisogna trarre delle lezioni: imparate a scegliere bene il posto dove costruire case e edifici, e costruite in modo piu resistente e piu forte. Pensate a quanto sia futile dedicare tutto il vostro tempo e la vostra energia ad accumulare denaro e beni materiali, e cercate di diventare persone migliori, di aiutarvi l&amp;#39;un l&amp;#39;altro invece di competere.

Forte anche la reazione dei Ladakhi. Alla sera li si trovava a discutere quanto detto dal Dalai Lama, e ad essere daccordo con le sue parole: gli ha dato il coraggio per guardare in avanti. Questo popolo predisposto all’allegria, alla gioia e al riso non manca nemmeno di vedere alcuni lati comici della situazione, come questo: mi racconta un amico che aveva appena comperato alcuni sacchi di cemento da un negoziante kashmiro, a 100 rupie al sacco; non gli erano bastati e l&amp;#39;indomani ne aveva acquistati altri, solo che il negoziante gli aveva aumentato il prezzo da un giorno all&amp;#39;altro. Allora l&amp;#39;amico, sdegnato, gli ha fatto notare che il karma lo avrebbe punito per tanta disonesta&amp;#39;, ed ecco che l&amp;#39;indomani l&amp;#39;acqua gli ha distrutto la casa e portato via tutti i suoi sacchi di cemento rimasti. Cosi, forte di quell&amp;#39;esperienza, l&amp;#39;amico e&amp;#39; riuscito a far abbassare di 5 rupie al chilo i pomodori venduti da un altro kashmiro: gli ha detto che era un disonesto e che avrebbe fatto la fine del suo compare nel prossimo nubifragio....

Ho sentito una storiella simile a proposito dei venditori di mattoni cotti al sole a Shey e a Chushot, due luoghi dove la terra e&amp;#39; piu&amp;#39; idonea per la fabbricazione dei mattoni. Anche loro avevano alzato il costo a sproposito, e proprio loro hanno subito le piu grandi perdite.

Le zone piu colpite sono state quelle piu basse, vicino al fiume Indo: la parte bassa di Leh, Saboo, Choglamsar, Chushot, Shey. Girando in macchina le tracce si vedono: case distrutte, campi distrutti, alberi divelti. Tante pietre...la forza dell&amp;#39;acqua le ha tirate giu&amp;#39; con forza, lasciando solo loro al suo passaggio. Era stato distrutto anche il grande muro mani a Shey; ora sono al lavoro un gruppo di donnine sorridenti: una ad una ripuliscono le pietre scolpite con una spazzola, e le ripongono sopra al muro. 

Dall&amp;#39;altro lato, in direzione di Lamayuru, le zone maggiormente colpite sono Phyang, Nimmu, Basgo, Ney e Themisgam. Ma le strade sono perfettamente percorribili; i 4 ponti distrutti sono stati sostituiti con ponti militari, mentre invece dei ponti che collegavano una sponda dell&amp;#39;Indo con l&amp;#39;altra si e&amp;#39; ritornati indietro nel tempo rimettendo una carrucola con un cestello, per far passare almeno qualche merce. Nel tratto tra il ponte di Alchi (rimasto intatto) e Khalse ne ho visto due.A Leh gli alberghi e i negozi funzionano normalmente; tutt&amp;#39; al piu&amp;#39; manca qualche rifornimento a causa del prolungato coprifuoco in Kashmir.  Ma per le strade la vita e&amp;#39; quella di sempre. Presto ci saranno elezioni locali, e si vede un grande andirivieni di possibili candidati.

Le epidemie, il colera, i cadaveri putrefatti, l&amp;#39;acqua inquinata sui i quali i media hanno tanto insistito per molti giorni per non dire settimane: di queste cose non ho visto traccia. Ho sentito parlare di due campi per gli sfollati, che riguardano in tutto circa 300 persone, dove la gente, in attesa dei prefabbricati promessi dal governo indiano prima dell&amp;#39;inverno, vivono tuttora nelle tende. Sicuramente rimangono persone che prima di tornare alla normalita&amp;#39; dovranno aspettare ancora parecchio tempo. Ma in genere ho percepito un Ladakh che reagisce, che vuole lasciare la disgrazia dietro le spalle al pi&amp;amp;#249; presto e che ritorna velocemente alla vita di tutti i giorni. Sperando soltanto una cosa: che i turisti ritornino al piu presto....

vedi pagina visita Dalai Lama: http://dalailama.com/gallery/album/0/84
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_9429.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Notizie dal Ladakh 40 giorni dopo il disastro&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>INDIA</category><pubDate>Sun, 26 Sep 2010 18:15:48 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_9429.ashx</guid></item><item><title>un gita in mustang, mustang</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/nepal/diario_di_viaggio_nepal_8691.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/nepal/diario_di_viaggio_nepal_8691.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/70/8691/86228.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;NEPAL, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una Gita nel Mustang Inferiore
E cos&amp;amp;#236;…quest’anno niente Tibet. Per qualche strano motivo i miei clienti e io, mentre eravamo a Kathmandu in attesa di volare a Lhasa, ci siamo sentiti dire di no, il permesso per il Tibet questa volta non ce lo davano... Che fare? Guardiamo la mappa del Nepal e decidiamo per il Mustang inferiore che nessuno di noi aveva visitato: un misto di passeggiate e trasferimenti in macchina, da non stancarci troppo, a differenza del Mustang vero e proprio dove bisogna fare trekking dormendo in tenda. Saliti sulle Toyota, ci troviamo a Pokhara e da qui ci spostiamo a Tatopani, portandoci in su verso il Mustang. Ci troviamo quindi in una regione di religione e cultura a maggioranza buddhista, e in alcune parti anche di lingua tibetana. Tatopani, un piccolo villaggio con un’unica strada pavimentata con lastre di pietra, senza macchine come un isola pedonale, &amp;amp;#232; noto per le sue sorgenti di acqua calda, ma noi facciamo una gita a Narchung, un villaggetto distante un’ora di cammino. Gli abitanti sono di origine mongola, un misto tra buddhisti e induisti, una comunit&amp;amp;#224; di agricoltori e di orafi. Narchung si trova a un altezza di 1346 metri e l’unica via di accesso &amp;amp;#232; un ponte sospeso. Le case fatte in pietra con tetto in ardesia. Cammino fra queste stradine di pietra e sembra di essere in un villaggio di baite sulle nostre montagne; c’&amp;amp;#232; poca gente e gli incontri si limitano a tre bambini sorridenti e una giovane donna che d&amp;amp;#224; istruzioni al sarto seduto per terra con la sua macchina da cucire. Ci dirigiamo verso Lete dove si entra ufficialmente in Mustang e continuiamo fino al villaggio di Tukuche. Ora siamo davvero entrati  in un atmosfera tibetano-buddhista. Poco prima delle case troviamo un muro mani e s’intravedono gi&amp;amp;#224; dei gompa. I gompa, come dovunque nel Mustang Inferiore, sono relativamente nuovi e quasi tutti appartenenti alla scuola Nyingmapa. All’interno sono semplici ma accoglienti. A Tukuche incontriamo l’abate che nel cortile sta costruendo una statua, e ci intratteniamo con una breve conversazione in tibetano. Mi sento a casa! A Tukuche, siamo ospitati in un piccolo lodge a conduzione familiare. Passeggiando per l’unica strada, in un cortiletto scopro un’antica iscrizione che racconta della visita del monaco giapponese Kawaguchi; era passato di qua sulla strada verso il Kailash e poi verso Lhasa. Ekai Kawaguchi era stato uno dei pochi viaggiatori che era riuscito a entrare in Tibet e restarci per tre anni senza essere scoperto all’inizio del 1900. Il paesaggio si fa sempre pi&amp;amp;#249; arido; la vegetazione lussureggiante delle valli lascia il posto a vastissime vallate dominate dalle maestose catene del Nilgiri e Dhaulagiri coperte di ghiaccio. A un ora di macchina o due ore a piedi, su una strada che oramai si pu&amp;amp;#242; definire “pista”, si trova il villaggio di Marpha, a 2650 metri. Le macchine restano fuori dal villaggio e si entra passando sotto uno stupa. La strada &amp;amp;#232; fatta con lastre di pietra e fiancheggiata da case in pietra e negozi, molti dei quali gestiti da tibetani. Il pomeriggio andiamo a visitare un moderno gompa Nyingmapa. Sopra al gompa  una casetta sostenuta da pali di legno e aggrappata a una parete rocciosa funge da centro di ritiro e sulla montagna, alla destra, si vede un enorme stupa. Mi chiedo come hanno fatto a costruirlo l&amp;amp;#236; sopra, ma guardando meglio mi accorgo che si tratta di una roccia dipinta come uno stupa. I tetti piatti -dai quali sventolano le bandierine colorate- sono coperti di grossi tronchi di alberi. Il giorno seguente mi avvio a piedi verso Jomson, a 2743 metri. Cammino da solo attraverso una valle deserta, bellissima. Non c’&amp;amp;#232; un suono, rarissimi gli automezzi. Cammino con il naso all’ins&amp;amp;#249;, mai stanco di guardare i ghiacciai che mi circondano. Sembra che su quei ghiacciai viva un signore... il signore del vento che ogni giorno, stufo della solitudine, verso le 11 comincia a soffiare sulle valli, e smette di farlo intorno alle 16, lasciando che il freddo scenda dalle montagne. All’incirca un’ora da Jomson vedo sulla mia sinistra un villaggio che se ne sta tutto solo su una collinetta, Syang. Superati i soliti stupa votivi mi trovo fra le casette chiuse con lucchetti, il silenzio e il signore del vento. &amp;amp;#200; deserto! Trovo soltanto una bimba in vena di sorrisi, e in un cortile, una coppia che costruisce una corda di canapa. Proseguo verso il gompa –Sree Tashi Lhakhang della scuola Nyingmapa- costruito pi&amp;amp;#249; in alto delle case. Scendo dalla parte opposta e mi dirigo verso Jomson attraversando una valle larghissima tagliata da un piccolo fiume; durante il periodo dei monsoni suppongo sar&amp;amp;#224; impraticabile. Jomson &amp;amp;#232; una citt&amp;amp;#224;, con un aeroporto! Sempre a causa del signore che alle 11 comincia a soffiare gli aerei -piccoli- che collegano Pokhara e Jomson interrompono il lavoro da quell’ora. Anche qui un unica strada molto larga, con  un mercatino delle verdure e tanti negozi per turisti, compreso l’immancabile German Bakery. E partiamo per Kagbeni, il penultimo villaggio della nostra gita in Mustang. Siamo a 2870 metri. Dopo la visita al gompa Samphel ling mi faccio una passeggiata nel villaggio che mi porta sotto uno stupa il cui soffitto &amp;amp;#232; decorato con molti mandala e raffigurazioni del pantheon buddhista. Proseguendo mi trovo davanti alla statua di un personaggio in piedi che stringe un coltello nella mano destra, con  il  pene eretto. La guida mi dice che &amp;amp;#232; il protettore dell’entrata al villaggio e che all’uscita si trova la sua compagna. L’indomani, attraverso un paesaggio arido e stupendo, ci avviciniamo a Muktinath. In lontananza intravediamo prima il villaggio di Jarkot che fa capolino sulla punta di una collina, e dietro di esso spunta Muktinath, circondato dal Dhaulagiri. Ci fermiamo per fotografare Jarkot e scendiamo su un declivio che finisce in un profondo burrone al fondo del quale il fiume scorre tranquillo. Mentre mi guardo intorno noto dei fiorellini e un profumo conosciuto. &amp;amp;#200; timo-serpillo… voi direte: “e allora?”. Be’, allora niente! Per me &amp;amp;#232; una piantina con tanti ricordi e ne raccolgo due buste piene. Finalmente arriviamo a Muktinath, un villaggio disordinato e pieno di trekkers; infatti trovare le camere &amp;amp;#232; un problema notevole, ma ci riusciamo. Il nome Muktinath, o anche Muktichhetra, deriva da “Mukti”, e “nath”, e significa “il luogo della Salvezza”. Infatti &amp;amp;#232; uno dei 126 luoghi di pellegrinaggio dedicati a Vishnu che ogni buon induista deve visitare almeno una volta nella vita. Si trova a 3750 metri di altezza. Il tempio dove sto andando &amp;amp;#232; venerato anche dai buddhisti. Entrando nel complesso si notano i  tempietti pagodeggianti, e, soprattutto, i sacerdoti, un misto tra sacerdoti ind&amp;amp;#249; e suore tibetane. Il tempio principale dedicato a Vishnu &amp;amp;#232; semi-circondato da un muro dal quale sgorga l’acqua santa attraverso 108  fontanelle a forma di testa di toro. I devoti si bagnano sotto di esse o ne bevono l’acqua. Quando il signore del vento ha smesso di brontolare e quella enorme palla gialla sospesa nel cielo comincia la sua discesa verso altri luoghi mi incammino verso il villaggio; e non posso fare a meno di fermarmi a bere un t&amp;amp;#232; in un localino che porta il nome di Bob Marley! Il giorno dopo, l’ultimo a Muktinath, facciamo un escursione sulla cima di un colle a 4070 metri, il confine con il Mustang Superiore. Il sentiero sale in una valle deserta, e mi fanno compagnia profumi di erbe e le montagne innevate che fanno da corona. Dalla cima del colle, in lontananza, si pu&amp;amp;#242; scorgere Lo Manthang –la capitale del Mustang- e il palazzo estivo del re; subito dopo una montagna segna il confine con il Tibet Il nostro viaggio &amp;amp;#232; finito. Devo dire grazie a chi non mi ha permesso di entrare in Tibet; infatti mi ha offerto la possibilit&amp;amp;#224; di conoscere una zona himalayana stupenda, abitata da gente ospitale e sorridente. Forse un po’ scomoda come accesso e com&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/nepal/diario_di_viaggio_nepal_8691.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;un gita in mustang&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>NEPAL</category><pubDate>Thu, 18 Feb 2010 12:58:08 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/nepal/diario_di_viaggio_nepal_8691.ashx</guid></item><item><title>Il Paese di bambu ed il festival di Hornbill, Arunachal Pradesh e Nagaland</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_4572.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_4572.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/70/4572/38514.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;INDIA, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.viaggiinasia.com 
Viaggio in Arunachal Pradesh e nel Nagaland
Il Tirap, il paese di bambu...
Per entrare nell&amp;#39; Arunachal Pradesh, uno stupendo stato nell’estremo est dell’India -anche se straziato dalla guerra civile-, la via pi&amp;amp;#249; facile &amp;amp;#232; arrivare in aereo a Dibrugarh [Assam]. L&amp;#39;accesso  all&amp;#39; Arunachal nella regione di Tirap &amp;amp;#232; sorvegliatissimo dai militari perch&amp;amp;#232; questa zona confina con la Birmania e il movimento naxalita &amp;amp;#232; molto forte. Qui, a quanto pare, i militari non devono rispondere delle loro azioni neanche al governo centrale! La strada diventa disagiata; buche e salite al buio verso Khonsa, dove si arriva dopo cinque ore di sofferenza. Il compenso per le fatiche &amp;amp;#232;  una guest house gi&amp;amp;#224; parzialmente occupata da VIP indiani; le poche camere rimaste (tre per l&amp;#39;esattezza...) sono da spartire fra eventuali altri ospiti in arrivo. Khonsa, un paesone di diecimila anime, &amp;amp;#232; situato ad un altezza di 792 m., ed &amp;amp;#232; la porta d’ingresso per il villaggio di Tutse dove vivono le tribu Olo o Tutsa, e per altri villaggi con etnie Nocte e Wangcho. &amp;amp;#200; una zona poco visitata dal turismo a causa della mancanza di infrastrutture  e della difficolt&amp;amp;#224; per ottenere i permessi. Le strade, dissestate, sono orlate da foreste di bambu; dietro al bambu, altre foreste che sembrano un muro verde e impenetrabile. Il villaggio &amp;amp;#232; costruito interamente in bambu; le case a palafitta  hanno un pavimento di bambu intrecciato; al centro della casa si trova un fuoco, per cucinare e per scaldarsi; le pareti, ovviamente in bambu, sono  decorate all’esterno con teste di mithun Il  villaggio &amp;amp;#232; poco pulito e popolatissimo di cagnolini che finiranno in padella; l’acqua viene erogata da una fontana al centro del paese e gli abitanti ci si recano con un contenitore in bambu per farne scorta. Poco distante dal villaggio si trova il cimitero. Le tombe, -gli abitanti sono cristiani per cui seppelliscono i loro morti-, sono circondate da canne che si elevano chiudendosi a cupola; sui lati sono appesi gli oggetti del defunto - una radio, una valigia, delle bottiglie ed altro-, che devono accompagnarlo nel viaggio nell&amp;#39;aldil&amp;amp;#224;... una sfumatura di animismo integrata nel cristianesimo locale. In altri posti, lungo la strada, si trovano alte torri di bambu con un ombrello in cima; il giorno del decesso vi viene appeso un gatto o un gallo insieme alle piccole propriet&amp;amp;#224; del defunto; in questo caso secondo la credenza popolare l’animale deve portare gli oggetti nell’aldil&amp;amp;#224; seguendo il defunto. I Nocte e i Wangcho, personaggi amichevoli e ridanciani , s&amp;#39;incontrano facilmente mentre si recano al lavoro camminando scalzi sul poco asfalto di queste povere strade; come unico abito indossano un perizoma, hanno il torso nudo, una cesta di bambu a tracolla e l’immancabile dao in mano. Il dao &amp;amp;#232; una sorta di macete, pu&amp;amp;#242; essere di varie forme, abbellito con diversi ornamenti: alle volte il fodero &amp;amp;#232; rivestito con  pelli d’animale, -linci,orsi etc-, alle volte solo di bambu. I villaggi sono tuttora governati da un re; a Nimu il &amp;amp;quot;palazzo reale&amp;amp;quot; &amp;amp;#232; una enorme casa di bambu, con vasti spazi, molte camere, il tutto senza nemmeno un piccolo mobile. Fenu, la regina di Nimu appartenente all&amp;#39;etnia Wangcho, &amp;amp;#232; piccolina e fragile; ha 39 anni ed &amp;amp;#232; la preferita fra le quindici mogli del re, che in totale gli hanno dato ventinove figli. In tutti i villaggi vi sono delle strutture chiamate &amp;amp;quot;Murun&amp;amp;quot;, dormitori dove una volta vivevano i giovani;  disposti in posizioni strategiche in modo da poter avvistare i nemici in caso di guerra, i murun contengono un enorme tamburo ricavato dal tronco di un albero. Il tamburo serviva per avvertire dell&amp;#39;avvicinarsi del nemico, per richiamare al raduno per un consiglio del villaggio, o semplicemente per un rituale. In un villaggio Wangcho, vicino ad uno di questi murun si trova una capanna che contiene 47 teschi : su un piano pi&amp;amp;#249; alto il teschio del re nemico, pi&amp;amp;#249; in basso i teschi dei nemici &amp;amp;quot;comuni&amp;amp;quot;. Eh si; fino al 1970 qui  esistevano ancora i tagliatori di teste!
Gli Apatani
I villaggi Apatani sono pi&amp;amp;#249; moderni di quelli nel Tirap, un misto di case in cemento e bambu, e strade abbastanza ben tenute, anche se non asfaltate attraversano i villaggi. I giovani hanno abbandonato gli abiti tradizionali, ma tra gli anziani si incontrano ancora personaggi fantastici. Le donne hanno due cerchi di legno nero inseriti nelle narici e il loro viso &amp;amp;#232; tatuato come quello delle donne Gallong. I cerchietti inizialmente erano piccoli, e man mano si introducevano quelli pi&amp;amp;#249; grandi, fino a provocare una sorta di taglio fra le due narici. Questa usanza &amp;amp;#232; stata abbandonata venti anni fa, soltanto le donne pi&amp;amp;#249; anziane ne portano ancora i segni. La tradizione sciamanica &amp;amp;#232; tuttora mantenuta viva. Per esempio, finita la costruzione di una nuova casa, come buon auspicio vengono fatte offerte rituali. Si costruisce un piccolo totem di bambu, e lo sciamano lega un gallo dalle zampe, con la testa in giu. Cantando strappa alcune penne che conficca nella parte superiore del totem e poi con disinvoltura afferra il dao e decapita  pollo. Lo slega e strofina il sangue sulla parte inferiore del totem; subito dopo lo taglia a met&amp;amp;#224; ed estrae il fegato che consegna al padrone di casa. Sul fegato si leggono i presagi buoni o cattivi. Con il resto della famiglia lo sciamano entra in casa ed, intorno al solito fuoco centrale, il gallo viene cucinata mentre tutti beveno una birra locale. Non &amp;amp;#232; soltanto nei villaggi Apatani che si corre verso la modernizzazione; anche nei villaggi nel Tirap descritti sopra la popolazione giovanile &amp;amp;#232; quasi del tutto assente: i ragazzi lavorano nelle grandi citt&amp;amp;#224;, vestono abiti moderni, le ragazze sono disinvolte come mai lo sarebbero nel resto dell’India e solo gli anziani ancora siedono sulla piccola veranda della casa in bambu a intrecciare panieri o ceste con canne (di canna? Si di canne per non ripetere bambu), ancora vestono gli abiti tradizionali, ancora le donne portano collane fatte con monete risalenti al 1904; epoca Britannica. 
Il Nagaland: il Hornbill festival a Kohima
Anche se con strutture abbastanza primitive, il Nagaland ha una popolazione oramai modernizzata. Ma ancora esiste la possibilit&amp;amp;#224; di vedere le etnie nei loro costumi tradizionali nelle feste nei villaggi dove eseguono danze in costume, e soprattutto nel Hornbill festival. Il Nagaland &amp;amp;#232; composto da 16 trib&amp;amp;#249; completamente differenti per usi e costumi ma riunite tutte sotto il simbolo della piuma dell’uccello &amp;amp;quot;bucero bicorno&amp;amp;quot;. In occasione del festival le etnie si ritrovano in un villaggio appositamente costruito fuori Kohima. L’organizzazione del festival &amp;amp;#232; meticolosa; sono stati costruiti bagni in cemento, ed un’arena con una scalinata semicircolare. Ogni etnia ha un suo spazio, con una tipica casa della trib&amp;amp;#249;, un ristorante con piatti tipici e, naturalmente, i componenti della trib&amp;amp;#249; che sotto la guida di un maestro si allenano nelle danze o nei giochi che in seguito eseguiranno in pubblico. Il programma del festival viene svolto con puntualit&amp;amp;#224;. I membri delle etnie che partecipano allo show mattutino o pomeridiano siedono sulla scalinata avvolti nei loro scialli di lana rossi e neri tipici del Nagaland, ancora tessuti a mano; quando entrano in campo vengono introdotti da una voce, alle volte femminile alle volte maschile, e il simbolismo della danza o della lotta o del gioco viene spiegato con dovizie di particolari. &amp;amp;#200; uno spettacolo di colori, suoni di tamburi, urla selvagge, canti e risate che si svolge in un cerchio di colline verdi, fra filari di stelle di natale enormi, di colore rosso o bianco. La sera molti dei componenti delle etnie si spogliano dei loro costumi: rimettono i jeans e li si ritrova nel bazar di Kohima. Il Nagaland, anche con strade dissestate, mancanza &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_4572.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Il Paese di bambu ed il festival di Hornbill&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>INDIA</category><pubDate>Sat, 22 Dec 2007 10:35:22 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_4572.ashx</guid></item><item><title>Navigando sullo Tsangpo, Tibet</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/cina/diario_di_viaggio_cina_4330.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/cina/diario_di_viaggio_cina_4330.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/70/4330/36415.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;CINA, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://viaggiinasia.com
Navigando sullo Tsangpo
Nuovo viaggio in Tibet, nuovo viaggio sulle gowa. L’aereo parte in orario e si atterra a Gonkar airport. Quali cambiamenti! Oramai sembra di essere in un aeroporto occidentale: professionalit&amp;amp;#224;, velocit&amp;amp;#224; e soprattutto pochi controlli. Anzi qualcosa &amp;amp;#232; cambiato! Il cambiamento principale a Lhasa riguarda la visita  al Potala. A causa dell’enorme afflusso di turisti, -cinesi e occidentali-, il governo locale  ha limitato il numero di biglietti d’ingresso per giorno. Bisogna salire la “santa scalinata” a piedi e appena entrati si dispone di “esattamente” un’ora per la visita, pena una sgridata e probabili altre sanzioni per la guida locale. Quindi affannati ci precipitiamo per le sale del Potala; molte sono chiuse, in altre non si pu&amp;amp;#242; pi&amp;amp;#249; entrare, si pu&amp;amp;#242; guardare soltanto dalla porta. Ovviamente cos&amp;amp;#236; non si riescono ad ammirare i magnifici mandala in oro in tutti i loro particolari. Arriviamo all’uscita giusto in tempo; manca un minuto - siamo salvi! Il giorno dopo inizia la parte pi&amp;amp;#249; particolare del viaggio, 3 giorni di navigazione sullo Tsangpo sulle barchette di pelle di yak. Prima di partire andiamo a vedere la stazione ferroviaria di Lhasa. La guida tergiversa, ci avverte che non possiamo fare foto etc. Ma noi andiamo lo stesso. Edificio futuristico, pulizia incredibile, vetrate, tabellone in lingua inglese, cinese e tibetana che annuncia gli orari dei treni, i costi e il tipo di treno. Facciamo pure qualche foto dall&amp;#39;esterno; nonostante ci sia la polizia a due passi che non mostra il minimo interesse in ci&amp;amp;#242; che stiamo fotografando. Il pulman, con la stessa cassetta di musica per due ore, si dirige ora verso Simpori. Il campeggio viene posto sotto gli alberi, sulla riva sinistra del fiume, dove due enormi maiali razzolano non molto lontano dalle tende. Lo staff li allontana con un mirato lancio di pietre e noi siamo tranquilli. Al mattino saliamo sulle barchette. Il mio rematore si chiama Tsering. Bench&amp;amp;#232; non sia molto alto &amp;amp;#232; solido come una roccia, e ha gli occhi come due fessure; ride sempre, anche quando ci troviamo su uno Tsangpo molto arrabbiato. Dietro, verso ovest, scorgiamo nuvole nere e basse; davanti, verso est, una tempesta di sabbia. Pochi minuti dopo ci troviamo proprio nel bel mezzo alla tempesta. Lo Tsangpo riceve il vento contro corrente; i rematori ridono e sembrano instancabili nonostante la fatica del remare contro vento. E finalmente arriviamo a Dorje Drak. Mi accorgo subito di una nuova strada che, mi dicono, unisce Lhasa a Samye su questa riva. I Cinesi sono incredibili con le loro fisse per le strade, vanno dovunque! Per fortuna non &amp;amp;#232; asfaltata, si confonde con le dune di sabbia e in fondo rende la vita pi&amp;amp;#249; facile per gli abitanti di questi villaggi che fino a due anni fa non avevano nessun collegamento stradale. Oggi ci aspettano soltanto 4 ore di navigazione per arrivare a Ngadrak, e li ci fermeremo due notti. Arrivati saliamo su un trattore il cui cassone, coperto e con delle panche semi imbottite, &amp;amp;#232; stato trasformato in &amp;amp;quot;vano passeggeri&amp;amp;quot;, e cominciamo a traballare per circa due ore. Passiamo attraverso villagi ancora “naturali”, yak al pascolo, campi ben coltivati, poca presenza cinese. Ad un certo punto il trattore-pulmino si ferma e qualcuno lancia sul vano sopra la cabina una pecora con il ventre aperto, poi lo stomaco e le interiora. Il viaggio continua, e dopo un bel p&amp;amp;#242; si ferma per scaricare la pecora e quello che le apparteneva. Arriviamo nel gompa di Zade. Siamo a 4400 m. Il mattino dopo saliamo molto adagio per un sentiero ripidissimo, verso le grotte che nel VIII sec. hanno ospitato Guru Rimpoche con Yeshe Tsoghiel. Passeggiata meravigliosa, che raggiunge i 4900 m. L&amp;#39;indomani, ultima giornata sulle gowa: con 3-4 ore di navigazione  raggiungiamo Samye, uno dei pi&amp;amp;#249; importanti monasteri tibetani, dove il buddhismo fu dichiarato religione di stato. Arrivo, saluti, abbracci con rematori, e via verso il monastero su un pick-up, in mezzo a dune di sabbia e polvere. A Tsedang mi trovo sbilanciato quando andiamo a visitare lo Yumbu Lhakhang: vedo file di cinesi affrontare i pochi minuti di salita a cavallo o  a cammello. Ne vedo uno accovacciato,  mentre una signora tenta in tutti i modi di salirci sopra; scivola, ritenta e alla fine con l’aiuto del cammelliere sale soddisfatta! Nei prossimi giorni il nostro viaggio prosegue verso ovest. Per arrivare a  Gyantse, lasciata la strada principale, ci inoltramo su una pista di sabbia fra dune e sabbia; sembra di essere in Africa! Fortunatamente finora i Cinesi hanno tralasciato di asfaltarla...Una pista  simile ci aspetta dopo Sakya. Gli autisti sono riluttanti; cos&amp;amp;#236; pure la guida, che passa il suo tempo a dormire, che sia in macchina oppure sulle barche. Ora che &amp;amp;#232; pronta una meravigliosa strada asfaltata per Shegar, chi gliela fa fare a soffrire in mezzo al nulla, fra dune e deserto? Comunque io insisto e si va. Incontriamo un piccolo villaggio, 4 case, semi sepolto dalla sabbia, con una sorgente d’acqua calda dove le donne lavano; incontriamo campi ben coltivati e verdi- da dove prendono l’acqua &amp;amp;#232; un mistero; incontriamo carretti tirati da cavalli, che procedono nel vento e nella sabbia. Infine arriviamo a Shegar, punto di partenza per Rombug e il campo base dell’Everest; nevischia.Rombug e campo base dell’Everes! Il giorno dopo saliamo verso Rombug sotto un cielo nero. Ci fermiamo sul colle, 5200 m, da dove si vede la catena Himalayana, con al centro l’Everest, minaccioso e imponente; avvolto dalle nuvole nere, non si degna di mostrarci la sua cima. Contrariamente a quanto &amp;amp;#232; stato riportato recentemente nei giornali su questa strada e su Rombug [la strada &amp;amp;#232; stata asfaltata, con un notevole impatto ambientale; a Rombug ci sono bancarelle che vendono di tutto, e ci sono persino le prostitute; dico a 5000 m??? mah] nulla &amp;amp;#232; vero; l&amp;#39;ho ritrovata come due anni fa, forse spianata un p&amp;amp;#242; meglio, ma nient&amp;#39;altro! Al campo base fa un freddo incredibile e c’&amp;amp;#232; neve. Al ritorno visitiamo il monasterino che ospita una comunit&amp;amp;#224; di monache e monaci; all’interno  sentiamo:“ cu cu” - su una colonna &amp;amp;#232; appeso un pendolo svizzero! La discesa verso Nyalam si prospetta avventurosa perch&amp;amp;#233; a causa di “lavori stradali” &amp;amp;#232; aperta solo dalle 19 in poi. Facciamo al buio il tratto pi&amp;amp;#249; brutto e pi&amp;amp;#249; pericoloso per arrivare a Zhangmu, dove ceniamo in un ristorante tipo pub, -peccato che si sono dimenticati di portarci un ordine e Barbara va a letto digiuna! Un freddo, l’attesa in coda per l’apertura della frontiera al mattino... Gli ufficiali di frontiera sono molto compiti e seri e fanno il possibile per sveltire le pratiche. Peccato che fra un Toyota e l&amp;#39;altro si infila un gregge di pecore che non sembra abbiano voglia di sveltire nulla. S’infilano sotto le macchine; passeggiano incuranti dei calci ricevuti decidono di lasciare spazio alle auto. Si ritorna a Kathmandu, si ritorna a casa in India; chiss&amp;amp;#224; cosa trover&amp;amp;#242; in Tibet l’anno venturo, l&amp;#39;anno delle Olimpiadi cinesi, -ammesso che ci facciano entrare? Da Lhasa arriva la notizia che la popolazione tibetana brucia incenso in tutta la citt&amp;amp;#224; per la medaglia d&amp;#39;oro del congresso americano conferita al Dalai Lama; mi dicono che c’&amp;amp;#232; molta polizia che controlla, ma senza intervenire, e che i monaci di Drepung sono confinati nel loro monastero. E il Presidente Hu, intanto, parla di riforme democratiche. Mah!
Un bel viaggio.... 
Franco Pizzi
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/cina/diario_di_viaggio_cina_4330.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Navigando sullo Tsangpo&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>CINA</category><pubDate>Sun, 28 Oct 2007 12:05:53 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/cina/diario_di_viaggio_cina_4330.ashx</guid></item><item><title>Alcuni commenti sul viaggio in Orissa e Chhattisgarh , Orissa e Chhattisgarh</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_3530.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_3530.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/70/3530/27921.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;INDIA, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
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Alcuni commenti sul viaggio in Orissa e Chhattisgarh 

Premessa: 
Personalmente mi sento un pochino a disagio a fare un viaggio del tipo &amp;amp;quot;etnico&amp;amp;quot; dove si entra   nei villaggi appositamente per &amp;#39;osservare &amp;#39; le persone diverse. Mi sembra un&amp;#39;intrusione maggiore rispetto alla visita di altre zone indiane, il Rajasthan per esempio, in cui s&amp;#39;incontrano persone e situazioni con particolari curiosi o scioccanti lungo la strada.  Inoltre la fascia tribale dell&amp;#39;Orissa e di Chhattisgarh e&amp;#39; un India piu&amp;#39; India degli altri luoghi normalmente visitati, e anche se vivo in questo paese da quasi vent&amp;#39;anni mi  rattristo nel vedere persone che vivono in condizioni cosi miserabili e, soprattutto, nel constatare che nessuno si adopera perche&amp;#39; qualcosa possa cambiare. Tantissimi  di loro sono malati, soprattutto tra i bambini. A volte non hanno nulla da mangiare, cosi in alcuni casi si nutrono dei noccioli di mango che sono velenosi, e ogni anno si sente di qualche morte per inedia o per avvelenamento. Si notano anche tanti abusi da parte di persone appartenenti alle classi appena appena fuori dalla struttura tribale che prendono vantaggio del fatto di sapersi destreggiare un tantino meglio degli sfortunati appartenenti alle etnie. 
Comunque il viaggio e&amp;#39; stato una bella esperienza.  Da Raipur, la capitale dello stato di Chhattisgarh, siamo andati al palazzo di Kanker - dove gli ex- reali, in questo caso giovani e simpatici,  hanno adibito il loro &amp;amp;quot;palazzo&amp;amp;quot; (per la verita&amp;#39; piccolino e piuttosto semplice, tenuto un po&amp;#39; cosi cosi) a hotel per turisti. Loro, i padroni, hanno tutti i diritti sui loro &amp;#39;sudditi&amp;#39;, e questo ci ha permesso di visitare un villaggio nel loro territorio dell&amp;#39;etnia  &amp;#39;Muria dal corno di cervo&amp;#39;, molto autentico, e di assistere ad uno spettacolo di danze, con la possibilita&amp;#39; di vederne anche tutti i  preparativi. In seguito abbiamo visitato un mercato dove si stava svolgendo un combattimento di galletti, e un altro villaggio dei &amp;amp;quot;Maria dal corno di buffalo&amp;amp;quot;. Era  interessante  vedere le etnie nei propri villaggi. Rispetto all&amp;#39;Orissa sono molto colorati, come si potra&amp;#39; notare dalle foto. 
Da Chhattisgarh siamo passati in Orissa.  Ogni giorno un  mercato diverso, un altra etnia, un altro villaggio.
Il paesaggio nella zona tribale e&amp;#39; molto affascinante, foreste con alberi enormi, risaie, colline. Avrete visto qualche  foto dei Bonda e delle altre etnie; a distanza di poche decine di chilometri si trovano etnie completamente differenti fra di loro. Per questo il viaggio in Orissa e&amp;#39; molto ricco: rispetto alle poche altre zone indiane dove vi sono rimaste etnie da visitare, qui se ne trovano davvero una grande varieta&amp;#39;. E non so per quanti anni ancora resisteranno: i Dongria Kondh per esempio stanno per scomparire perche&amp;#39; una ditta inglese, la &amp;amp;quot;Vedanta Cie&amp;amp;quot;, ha comperato le colline ricche di bauxite dove vivono, da sfruttare  per una fabbrica di alluminio. Distruggeranno la foresta, togliendo all&amp;#39;etnia il suo habitat e obbligandolili a cambiare stile di vita.
La popolazione delle etnie vive interamente alla giornata: ogni mattina portano un casco di banane, un pacco di foglie di sal, oppure qualche litro d&amp;#39;alcool di mahua ad un  mercato;  vendono la loro merce, molte volte prima di arrivare al mercato, ai mediatori fuori-casta che  li stanno aspettando lungo la strada; quasi gli strappano via le loro poche cose. In cambio gli danno  qualche soldino che finisce per essere speso prima di tornare a casa per l&amp;#39;acquisto di alcool! Dopo mezzogiorno sono tutti ubriachi. Uomini, donne, e bambini- danno l&amp;#39;alcool anche ai bambini. Non sanno leggere, non sanno scrivere, non sanno nemmeno quando sono nati ne&amp;#39; quanti anni hanno i propri figli. 
Sono per la maggior parte animisti. Abbiamo assistito ad un rito di passaggio alla puberta&amp;#39; di una bambina, con un sacrificio animale eseguito da uno sciamano che entrava in trance. Via via che ci si avvicina alla strada,  si nota di piu&amp;#39; l&amp;#39;influenza della &amp;#39;civilta&amp;#39;; qui molti villaggi sono stati convertiti- principalmente al cristianesimo. Abbiamo assistito alla festa di San Giuseppe in un villaggio Desia Kondh, con tanto di sacerdote arrivato per celebrare. 
Dopo la zona tribale si raggiunge l&amp;#39;aria piu&amp;#39; &amp;#39;civile&amp;#39; dell&amp;#39;Orissa. Usciti fuori  dalla foresta, la vita cambia drasticamente: villaggi e coltivazioni di riso, pescatori, artigiani; un livello di vita simile ad altre zone indiane. 
Una chicca del viaggio e&amp;#39; stata la festa al tempio di Taratarini, una delle manifestazioni della dea Parvati. La festa e&amp;#39; una ricorrenza annuale: ogni martedi&amp;#39; tra il 14 marzo e il 14 aprile i devoti di Taratarini si recano al tempio in cima alla collina  per chiedere la benedizione alla dea. Come spesso accade in India, vi arrivano coppie che desiderano un figlio, e quando il figlio o la figlia compie il primo anno di vita la famigliola viene al tempio, e al piccolo o la piccola vengono tagliati i capelli, che vengono offerti alla dea come ringraziamento. 
C&amp;#39;era aria di festa, allegria. Una fiumana di gente saliva in cima alla collina, sotto il sole cocente.  Arrivati sopra  una coda &amp;amp;quot;a serpente&amp;amp;quot; di  circa mezz&amp;#39;ora era l&amp;#39;ultimo ostacolo da superare prima di ricevere il &amp;amp;quot;darshan&amp;amp;quot; della dea.  C&amp;#39;erano squadre di &amp;amp;quot;soccorso&amp;amp;quot; che spruzzavano acqua sulla gente da un annaffiatoio per rinfrescarli durante l&amp;#39;attesa...Dopo il darshan la discesa in un pianoro dove ogni familiglia si preparava il pasto &amp;amp;quot;sacrificale&amp;amp;quot;; con un capretto portato vivo da casa,  macellato sul posto. Una volta si faceva il sacrificio animale rituale, ma ora che il rito e&amp;#39;  vietato la gente ricorre a questo espediente per mantenere viva la tradizione.
L&amp;#39;ultima tappa del viaggio erano le cittadine ricche di cultura: i meravigliosi templi a Bhubaneshwar e a  Konarak, e Puri, affascinante luogo di pellegrinaggio indu&amp;#39;. Un viaggio senz&amp;#39;altro molto interessante, nonostante i lunghi trasferimenti, le alzatacce e le strade brutte...
 
Kristin Blancke, maggio 2007 

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_3530.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Alcuni commenti sul viaggio in Orissa e Chhattisgarh &lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>INDIA</category><pubDate>Sun, 03 Jun 2007 13:41:08 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_3530.ashx</guid></item><item><title>Ardh Kumbh Mela in Allahabad, Allahabad, Uttar Pradesh</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_3123.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_3123.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/70/3123/24385.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;INDIA, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www. viaggiinasia.com 
L&amp;#39;Ardh Kumbh Mela ad Allahabad.
L’Ardh Kumbh Mela &amp;amp;#232; una sorta di mezzo Kumbh Mela che si festeggia ogni tre anni a met&amp;amp;#224; fra il passato Maha Kumbh Mela e il prossimo che si tiene ogni 6 anni. Il Kumbh Mela viene festeggiato nelle 4 citt&amp;amp;#224; dove secondo la tradizione sono cadute le gocce di amrita -l’elisir dell’immortalit&amp;amp;#224;-: Ujjain, Allahabad, Haridwar e Nasik. Quest’anno si e’ svolto sul Sangam di Allahabad, il punto di confluenza di tre fiumi sacri: il Gange, lo Jamuna e il mitico Sarasvati.. Il Sangam &amp;amp;#232; un enorme distesa di sabbia; veramente enorme. Due mesi prima dell’inizio delle festivit&amp;amp;#224; vengono piantati 20 000 pali per la luce, uniti fra loro con 3 000 Km di filo elettrico, quanto basta per unire il Sub Continente Indiano dal Kashmir a Kanyakumari. La distesa &amp;amp;#232; riempita di campi, tanti campi che ospitano differenti tipi di popolazioni: i campi militari e quelli della polizia sono i pi&amp;amp;#249; estesi, la sorveglianza &amp;amp;#232; capillare; dopo ci sono i campi che ospitano i vari sadhu, alcuni veri e propri ashram, dove il Sadhu “capo” si sistema con il suo seguito e riceve i pellegrini con le loro offerte, dispensa benedizioni e insegnamenti. I Naga sadhu, i pi&amp;amp;#249; spettacolari perche sono quelli nudi dal comportamento strano, vivono pi&amp;amp;#249; appartati e sono pi&amp;amp;#249; difficili da avvicinare. Seguono i campi dei poveracci, dei mendicanti, degli storpi, orrendi nella loro sporcizia, disseminati di spazzatura e escrementi umani. Gi&amp;amp;#224;! Perch&amp;amp;#232; nonostante la pubblicit&amp;amp;#224; fatta su alcuni giornali italiani circa i “bagni prefabbricati” i pellegrini preferiscono l’aria aperta, e non cercano di appartarsi ma qualsiasi punto vada bene per i loro bisogni esattamente nel momento in cui devono farli! Vi spiego com&amp;#39;erano quei bagni prefabbricati: quattro pezzi di lamiera sostenuti malamente da paletti di legno, senza porta; all’interno una serie di buche distanti 40 cm l&amp;#39;una dall&amp;#39;altra, senza nessuna divisione, e pieni fino a non poter essere neanche utilizzabili! Ma la folla &amp;amp;#232; felice, poco si preoccupa dell’igiene, poco si preoccupa del freddo e dell’umidit&amp;amp;#224;. La folla &amp;amp;#232; un fiume di colore che scende sorridente verso i ghat dove, bagnandosi, sperano di trovare una purificazione completa. Noi arriviamo alla sera; il Sangam &amp;amp;#232; spettacolare. La folla scende verso il Sangam illuminato a giorno. Prendiamo la barca e ci dirigiamo verso la confluenza, il punto pi&amp;amp;#249; ricercato per il bagno. Un famigliola di pellegrini &amp;amp;#232; immersa nell’acqua fino alla cintola; hanno la pelle d’oca, ma proseguono insensibili con l’offerta del rituale aarti, la cerimonia del fuoco. Dolcemente poggiano  una foglia a forma di barchetta con varie offerte sull’acqua: fiori, frutta e un lumino acceso che si unisce a tanti  altri lumini che scivolano sul fiume. Ci parlano in un buon inglese e chiedono se possiamo mandare le foto via email. Ritorniamo al mattino di buon’ora, le sei, e ci avviciniamo ad un ghat che scopriamo &amp;amp;#232; riservato ai VIP indiani. L’ufficiale di polizia, una specie d’orso, non prende neanche in considerazione la mia press card n&amp;amp;#232; le suppliche della guida; si gira gridando e se na va con i nostri documenti in mano. Lo fermo, richiedo, ringhia, mi rid&amp;amp;#224; la mia press card e se ne va. Dobbiamo farci una decina di km a piedi per arrivare al Ghat dove i poveri mortali come noi possono imbarcarsi. Tragitto lungo ma in fondo non &amp;amp;#232; male. Non &amp;amp;#232; male perch&amp;amp;#233; siamo nella folla, quella famosa folla che scende sorridente verso il ghat; sorridono anche a noi e noi seguiamo la marea! Altra gita in barca fino al Sangam. Stamane ci saranno 100.000 persone. Molte sono in acqua; si bagnano, giocano, sorridono e fanno offerte. Alcune mamme, speranzose che anche i loro piccoli possano essere purificati, li immergono e i bimbi strillano, con ragione, per il freddo. &amp;amp;#200; il penultimo bagno importante. Scendiamo dalla barca perch&amp;amp;#233; ci aspettano un&amp;#39;altra decina di Km per arrivare alle macchine, e passiamo fra gli ultimi Sadhu rimasti alla festa. Alcuni sono molto gentili e si fanno fotografare, altri appena vedono la macchina fotografica allungano la mano per chiedere soldi. Passiamo fra i venditori di pappagallini di plastica verde appesi ai bastoni portati in spalle, attraverso i mendicanti e gli storpi in condizioni cos&amp;amp;#236; pietose che non avevo mai visto; passiamo nei campi lerci di alcuni pellegrini; ci imbattiamo in una bimba completamente dipinta di blu con un tamburello in mano che recita la parte di Shiva. Merita una foto e qualche soldino, &amp;amp;#232; troppo bella e la sua trovata intelligente. Entriamo nella tenda di alcuni Sadhu gentili ed ospitali, semi nudi; uno di loro parla un perfetto inglese. Mi chiede da dove arriviamo mentre dietro di lui un suo compagno prepara un enorme cylum che fumer&amp;amp;#224; fra pochi secondi. Li lasciamo stringendoci la mano. L’altoparlante continua a dire nomi di persone che si sono perse o che sono state ritrovate. Una signora, non si capisce bene se ubriaca, pazza o semplicemente felice, ci corre incontro con la lingua fuori, ridendo e ballando forsennatamente. Non vuole nulla! Come &amp;amp;#232; arrivata, sparisce. In una tenda appartata c’&amp;amp;#232; l’ultimo Naga Babu dell’Ardh Kumh mela. &amp;amp;#200; seduto, nudo e grasso, nella sua tenda; davanti a lui brucia un tronco, ed &amp;amp;#232; circondato da varie armi: tridente, spade ed altri oggetti. La guida tremante fa allontanare le donne e mi dice di togliermi le scarpe per andargli vicino; continua dicendo che non devo neanche toccare la macchina fotografica perch&amp;amp;#233; il Naga non avrebbe esitato ad uccidermi. Me ne guardo bene! La guida si prosterna davanti a lui, io rimango in piedi. Il poverino viene assalito da un lungo discorso del Naga, non capisco nulla ma seguo i suoi gesti. Ogni tanto s’interrompe poi riprende facendo schioccare le dita, punta minaccioso il dito contro la guida impaurita, tira fuori un pacchetto di sigarette, e fuma. Il suo seguito lo ammira con reverenza. Dopo una quindicina di minuti, scocciato delle sue grida, dico alla guida che voglio andare via. Lui &amp;amp;#232; felice. &amp;amp;quot;Cosa ha detto il Naga?&amp;amp;quot;, gli chiedo, mi risponde che era arrabbiato per l’affluenza di occidentali, si chiedeva perch&amp;amp;#233; facciamo sempre foto etc... Forse ha ragione... il Kumbh Mela viene pubblicizzato e venduto in tutto il mondo come un attrazione turistica! Il mattino dopo torniamo per l’ultima volta; stanno gi&amp;amp;#224; smontando tutto, il flusso umano &amp;amp;#232; diminuito notevolmente. Salutiamo il Sangam posando anche noi una barchetta con offerte sull’acqua, come richiesta di una benedizione. Alla stazione ci aspetta un ulteriore sorpresa. Il treno dovrebbe partire alle 18,30. Quando arriviamo si fa fatica anche a camminare, tant&amp;#39;&amp;amp;#232; affollato. &amp;amp;#200; semplicamente impossibile. Il marciapiede &amp;amp;#232; talmente pieno che rimangono pochi centimetri liberi prima di cadere sui binari. L’altoparlante annuncia che il nostro treno partira verso le 21, subito dopo diventano le 22. Per fortuna troviamo una panchina dove sederci e aspettiamo al freddo godendoci lo spettacolo. Arrivano tre treni gi&amp;amp;#224; affollati. La ressa/rissa per salire non &amp;amp;#232; descrivibile a parole. Una cliente un p&amp;amp;#242; intimorita mi chiede sorridendo: “Sar&amp;amp;#224; cos&amp;amp;#236;, il nostro vagone?” La tranquillizzo, il nostro ha le cuccette prenotate. Arriva e cerchiamo di salire assistiamo all’ultimo spettacolo: uno dei nostri portatori mentre sale viene assalito da un Sadhu che pretende di salire prima di lui. Litigano perch&amp;amp;#232; il Sadhu non molla, non capisce che i posti sono prenotati, e minaccia con il tridente; interviene il controllore che lo spintona facendolo cadere sull’altro nostro portatore che a sua volta fa cadere le valigie. Alla fine guadagniamo le nostre cuccette con tutti i bagagli. Il treno, dopo altri venti minuti, si muove lentamente e noi salutiamo Allahabad. 
Franco Pizzi, febbraio 2007
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_3123.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Ardh Kumbh Mela in Allahabad&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>INDIA</category><pubDate>Mon, 05 Mar 2007 10:48:22 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_3123.ashx</guid></item><item><title>di passaggio nel Kham; cinque cose che mi hanno colpito, kham, tibet</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/cina/diario_di_viaggio_cina_2116.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/cina/diario_di_viaggio_cina_2116.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/70/2116/16395.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;CINA, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.viaggiinasia.com
DI PASSAGGIO NEL KHAM: 5 COSE CHE MI HANNO COLPITO
di Kristin Blancke
-I paesaggi:   A differenza della maggior parte delle altre aree tibetane finora visitate, la parte inferiore del Kham (comunque sempre al di sopra dei tremila metri...) &amp;amp;#232; molto &amp;amp;quot;alpina&amp;amp;quot;: molto verde, con tanti tanti fiori, e una preponderanza di prati blu; dolci colline e belle casette, che assomigliano quasi a chalet svizzeri. Ogni villaggio ha le sue proprie caratteristiche architettoniche, con leggere differenze nell&amp;#39;uso di colori e di decorazioni nel legno. Anche quando ci s’innalza al di sopra dei 4000 metri rimane comunque ancora un p&amp;amp;#242; di vegetazione; qui spariscono i villaggi, e ci si ritrova tra grandi praterie con tende di nomadi. Mentre la vegetazione alle altitudini relativamente pi&amp;amp;#249; basse &amp;amp;#232; ovviamente bellissima, un&amp;#39;amante degli altopiani come me predilige questi luoghi pi&amp;amp;#249; elevati, con i loro spazi cos&amp;amp;#236; vasti costellati di tende di nomadi, di greggi di pecore e capre, di cavalli e di yak; tanti yak.... 
-I monasteri Dovunque nel Kham si sente una grande voglia di ricostruzione. Delle centinaia di vecchi monasteri rimane poco, tutti distrutti  dai musulmani oppure durante la rivoluzione culturale. Ma adesso si ricostruisce. Molto lavoro &amp;amp;#232; gi&amp;amp;#224; stato fatto nell&amp;#39;ultimo decennio,  in tanti altri monasteri sembra di essere in un cantiere. Particolare attenzione viene data alla pittura degli affreschi, con colori sgargianti, per i nostri gusti un p&amp;amp;#242; kitsh . 
-I monaci Ma poi che ci fanno in tutti quei monasteri? In alcuni luoghi si avverte un senso di desolazione, di abbandono; pi&amp;amp;#249; volte ci venne detto che se il Dalai Lama non ritorna i monaci si sentono persi, e tanti, tantissimi cercano di scappare in India, legalmente oppure illegalmente, dove ritrovano il monastero-madre in esilio. Rimangono i monaci anziani e malati. In altri posti invece, laddove c&amp;#39;&amp;amp;#232; un supporto notevole dei rimpoce che risiedono all&amp;#39;estero, si sente un grande fervore religioso. Un esempio &amp;amp;#232; Dzogchen. Un luogo incantevole: situato a oltre 4000 metri, si sale fino ad un muro-mani da un villaggio con poche case e negozi , e oltrepassato il muro si entra in un&amp;#39;ampia vallata cosparsa di templi. In fondo alla valle, in  un grande tempio con il pavimento di legno, erano in corso degli insegnamenti di Longchen Nyingthik. Siamo arrivati nel momento della pausa. Centinaie di monaci si rovesciano fuori per un momento di relax. Avevamo notato una fila di motociclette parcheggiate ordinatamente l&amp;#39;una di fianco all&amp;#39;altra. Ed ecco che vediamo saltarci sopra i monaci....Dall&amp;#39;altra parte della valle una bella costruzione ospita uno &amp;#39;shedra&amp;#39;, un istituto per gli studi, e poco pi&amp;amp;#249; in l&amp;amp;#224;, in un tempio grande e nuovo, viene data un&amp;#39;iniziazione tantrica - vietato l&amp;#39;ingresso alle donne. Anche qui tanti monaci; uno di loro &amp;amp;#232; stato in giro per l&amp;#39;Europa, come parte di una troupe di monaci che eseguivano i Chams,- le danze rituali dei monaci-. Ha trascorso un periodo di tempo al monastero di Dzogchen nel sud dell&amp;#39;India, e in quel frangente ha fatto il suo viaggio. 
Sershul Gompa &amp;amp;#232; un altro luogo di grande ispirazione. Anche questo monastero &amp;amp;#232; situato in un posto sperduto nelle montagne, ad una trentina di km dalla capitale della contea, Jumang. Arriviamo di sera, dopo una lunga giornata piovosa, e siamo ricevuti nella guest house del monastero: bella, pulita, semplice ma accogliente, con tanto di ristorante e di sala-soggiorno con una grande vetrata che guarda la valle. Finalmente, dopo tutti gli alberghi cinesi -parecchio &amp;amp;quot; anonimi &amp;amp;quot; - finora visitati, troviamo un po di &amp;amp;quot;calore umano&amp;amp;quot;! La visita del complesso monastico in una mattina assolata, raggiunto con una piacevole passeggiata, &amp;amp;#232; una gradevolissima sorpresa: una serie di costruzioni sparse sulle colline circostanti, tra cui uno shedra (istituto di studio per i monaci), un tempio, e alcune &amp;amp;quot;tende-scuola&amp;amp;quot; (sono tende da nomadi piene di ragazzini dei villaggi intorno ). Incontriamo una monaca che ha studiato a Dharamshala, e che ora abita a Sershul per aiutare il rimpoce come traduttrice quando arrivano gli ospiti stranieri: taiwanesi, singaporesi, occidentali, che vengono in questo luogo sperduto a seguire qualche corso di meditazione. 
-I &amp;amp;quot;devoti&amp;amp;quot;, laici e monaci Lungo la strada incontriamo un altro luogo molto particolare. I nostri autisti ce ne parlano mentre siamo su un passo di 4600 metri. Ci dicono che poco innanzi si trova un luogo dove vivono 10 000 monache da un lato del fiume, 10000 monaci dall&amp;#39;altro, al seguito ad un grande maestro  (sicuramente la cifra sar&amp;amp;#224; esagerata!). Il Lama &amp;amp;#232; cos&amp;amp;#236; famoso perch&amp;amp;#232; mostra miracoli sul suo corpo: per chi possiede l&amp;#39;occhio della fede (!) &amp;amp;#232; possibile vedere sul suo torace tutti i maestri che gli hanno dato insegnamenti, con il Dalai lama sulla sua testa. Basta una deviazione di pochi chilometri per arrivare in questo sito. Impressionante! Subito vediamo una costruzione, tipo hangar, con dentro tanti monaci e monache, che stanno seguendo una funzione religiosa, una puja in occasione del giorno di Yeshe Sogyal (la consorte tibetana di Guru Rimpoce). Ma guardando intorno notiamo un enorme cantiere ; un tempio pi&amp;amp;#249; o meno finito, e tante costruzioni. Centinaia di baracche dove vive la gente, venuta qui da ogni parte del Tibet per seguire questo maestro. Dice un monaco, originario di Lhasa: &amp;amp;quot;Noi veniamo qui perch&amp;amp;#232; possiamo davvero imparare a meditare, non soltanto a studiare il dibattito, ma a meditare, con l&amp;#39;aiuto di un maestro che mostra i segni della sua realizzazione!&amp;amp;quot; 
 -Le cittadine e la gente: Pelyul, Derge, Kanze sono cittadine piccole, abbastanza carine, con costruzioni caratteristiche, in legno. Yushu al contrario &amp;amp;#232; una citt&amp;amp;#224; piuttosto grande, prevalentemente cinese. Gli alberghi  rigorosamente di propriet&amp;amp;#224; dei cinesi, con personale tibetano. In citt&amp;amp;#224; un misto di etnie, tra colorati tibetani tipo cowboy del far west con le loro donne magnificamente addobbate, e cinesi che gestiscono tutti i business. Mi ha colpito la totale mancanza della classe &amp;#39;imprenditoriale&amp;#39; tibetana. Dove sono i negozianti scaltri e simpatici che ritroviamo nelle altre parti del mondo tibetano? Sembra che da queste parti sono rimasti i tibetani contadini e pastori e venditori ambulanti oppure di generi di poca qualit&amp;amp;#224;, mentre tutta l&amp;#39;attivit&amp;amp;#224; commerciale di un certo rilievo &amp;amp;#232; in mano ai cinesi. La lingua franca, in citt&amp;amp;#224; come nei villaggi, &amp;amp;#232; il cinese, anche tra tibetani di differenti regioni. Buffo trovarsi in una situazione dove per spiegarsi ci vuole una triplice traduzione: dal mio tibetano al tibetano della guida, che essendo di Lhasa non capisce i dialetti locali e deve ricorrere al cinese ...A volte  non basta nemmeno questo, e devono intervenire gli autisti d’origine Khampa! Ho come l&amp;#39;impressione che in genere tra le gente laica vige un clima di tranquilla rassegnazione: questa regione fa parte della Cina da molto tempo! Prova ne &amp;amp;#232; l&amp;#39;apertura della festa dei cavalli a Yushu: parata militare cinese all&amp;#39;inizio, parata militare alla fine; militari a piedi e militari a cavallo; carri con pubblicit&amp;amp;#224; cinesi. Ma i ritratti del Dalai Lama si ritrovano dovunque, qui non c&amp;#39;&amp;amp;#232; bisogno di nasconderli!   
Dharamsala 16 luglio 2006&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/cina/diario_di_viaggio_cina_2116.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;di passaggio nel Kham; cinque cose che mi hanno colpito&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>CINA</category><pubDate>Sat, 19 Aug 2006 13:22:48 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/cina/diario_di_viaggio_cina_2116.ashx</guid></item><item><title>a spasso per l&amp;#39;India, Benares, Allahabad, Bhopal</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_1851.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_1851.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/70/1851/13057.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;INDIA, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.viaggiinasia.com
A SPASSO DI QUA E DI LA IN INDIA 

La navigazione sul Gange riserva sempre nuove esperienze, a volte piacevoli, a volte disturbanti. Voglio tentare di descriverle per evitare che vadano perse dalla memoria, e perch&amp;#232; possano essere utili a qualcuno che far&amp;#224; questo viaggio in futuro. L&amp;amp;#8217;avventura inizia ad Allahabad, citt&amp;#224; famosa come uno dei quattro siti dove ha luogo il Khumb Mela, e quindi sacra; pi&amp;#249; sacra ancora di Benares, perch&amp;#232; vi si incontrano tre fiumi: il Gange, lo Yamuna e il mitico e invisibile Sarasvati. Infatti fu in queste acque che furono sparse le ceneri di grandi uomini, come il Mahatma Gandhi. Il ghat dove ci imbarcheremo dista una ventina di km dalla citt&amp;#224; e ci si arriva percorrendo un piccola e stretta strada di campagna. Prima troviamo un ultimo villaggio, in quel momento in festa: bancarelle con zucchero filante di tutti i colori, musica [orrenda e ad un volume incredibile], bimbi che giocano.Le barche sono pronte; il ricevimento &amp;#232; classico, con collane di fiori e musica. Non rimane che sdraiarsi sui materassi e partire. La nostra prima tappa si trova a cinque ore di navigazione sulle acque di questo sacro fiume. Il campeggio viene preparato sulla sponda del fiume; le tende, alte e spaziose con letti e lenzuola, vengono montate velocemente, nel mentre ci si disperde nel deserto di sabbia che funge da toeletta La tavola &amp;#232; pronta e prima di cena ci portano degli stuzzichini di tutti i generi, che noi consumiamo accompagnadoli con una bottiglia di rum. A fine cena qualcuno va nella tenda; esce e mi dice che mancano le coperte. Mancano le coperte? Lo dico al responsabile che risponde laconicamente:
 &amp;amp;#8220;Le abbiamo dimenticate, servono?&amp;amp;#8221; &amp;amp;#8220;Certo che servono!&amp;amp;#8221; dico. 
&amp;amp;#8220;Ok, provediamo&amp;amp;#8221;, ma non dice come. Nel mentre vedo che una barca si allontana di buona lena nel buio. Chiedo di nuovo: &amp;amp;#8220;Allora, le coperte? Dove va quella barca?&amp;amp;#8221; Impassibile il ragazzo mi risponde: &amp;amp;#8220;Sull&amp;amp;#8217;altra sponda c&amp;amp;#8217;&amp;#232; un villaggio. Le vanno a comperare&amp;amp;#8221; 
Risposta: &amp;amp;#8220;Ah&amp;amp;#8221; e aspettiamo bevendo il nostro rum. Le coperte, incredibile, arrivano! Erano utili perch&amp;#233; la notte era fredda!   
Gli altri giorni di navigazione continuano tranquilli, l&amp;amp;#8217;acqua &amp;#232; quasi verde e in alcuni punti &amp;#232; bassa. Durante la giornata non mancano le curiosit&amp;#224;: delfini gangetici che saltano improvvisamente davanti o al lato della barca, uccelli che si levano in volo dalle sponde sabbiose, serpenti d&amp;amp;#8217;acqua che scivolano quasi in superficie e qualche cadavere che galleggia pigramente sull&amp;amp;#8217;acqua. Per chi non &amp;#232; mai stato sul Gange, quest&amp;amp;#8217;ultimo spettacolo lo sorprende, lo incuriosisce e lo disturba. Ma &amp;#232; la norma. Nel Gange vengono gettati, senza essere cremati, i cadaveri degli asceti, dei bambini e dei malati. Quindi non mancano; alle volte sono arenati sulle rive dove i cani se li disputano, alle volte scendono verso l&amp;amp;#8217;oceano; &amp;#232; il fluire della vita nella morte, come il fluire delle acque del fiume sacro che nasce lontano con rapide fragorose e poi si tranquillizza prima di entrare definitivamente nell&amp;amp;#8217;oceano. Ci fermiamo a Chunar per una passeggiata. Scopro, anche se ci sono stato altre volte, un cimitero inglese. Sarebbe uno stupendo monumento se non fosse usato per giocare e come toeletta. Alcune lapidi sono intatte, incastonate in bellissime tombe-monumenti. Si leggono ancora i nomi degli inglesi che vi sono sepolti: alcuni colonnelli, altri capitani; insomma, i defunti dell&amp;amp;#8217;epoca coloniale. Stasera si campeggia di nuovo sulla spiaggia. Siamo allegri, anche se qualcuno si preoccupa per l&amp;amp;#8217;igiene perch&amp;#232; ha notato un teschio poco prima del campeggio. Lo tranqulizzo! Si cucina con acqua minerale e nello stesso modo vengono lavati i piatti. Ceniamo a suon di musica, allegri, ma sull&amp;amp;#8217;altra sponda davanti a noi succede qualcosa. C&amp;amp;#8217;&amp;#232; movimento. Ci accorgiamo, anche se &amp;#232; buio, che stanno costruendo una pira, il cadavere &amp;#232; gi&amp;#224; vicino al Gange. Non ci sono urla, non c&amp;amp;#8217;&amp;#232; disperazione! La pira viene accesa mentre i familiari si siedono attorno e aspettano la fine. Noi continuiamo a mangiare a ridere e a bere, non c&amp;amp;#8217;&amp;#232; contrasto anche se qualcuno preoccupato mi chiede se &amp;#232; corretto fare ci&amp;#242; che stiamo facendo. Per avere la risposta basta guardare i barcaioli e lo staff: riuniti intorno al fuoco cantano e ballano. Stiamo per arrivare all&amp;amp;#8217;Assi ghat di Varanasi.
Benares la vedo tutta! Il fiume fa una mezza luna e mi pare bellissima. Affascinante. Da lontano posso vedere i suoi famosi e sacri ghat dove i fuochi delle pire bruciano 24 ore su 24; il Gange diventa pi&amp;#249; sporco, sulle sponde uomini e donne lavano i panni e si lavano nelle acque sacre, qualcuno siede in meditazione su delle costruzioni in cemento. La mitica Benares &amp;#232; li a portata di mano, pronta ad essere gustata con questo arrivo inusuale. L&amp;amp;#8217;Aarti, la cerimonia del fuoco che si celebra tutte le sere sul ghat, vista dalle barche &amp;#232; incantevole. Nel buio della sera le barche scivolano sulle acque del Gange. Si passa davanti al ghat pi&amp;#249; famoso e pi&amp;#249; sacro di Benares dove le pire ardono continuamente, e poi si ritorna verso il ghat dove i Bramini celebrano il rituale su dei podi di cemento. Gente! La cerimonia del Shivratri, il matrimonio di Shiva con Parvati, &amp;#232; tutt&amp;amp;#8217;altra cosa. La strada &amp;#232; transennata ed &amp;#232; piena di polizia in tenuta antisommossa. Non si sente tensione, non c&amp;amp;#8217;&amp;#232; paura. Arrivano! Il corteo &amp;#232; preceduto da donne che hanno sulle spalle delle lampade che funzionano con un generatore anch&amp;amp;#8217;esso portato a spalle. I fili dell&amp;amp;#8217;elettricit&amp;#224; passano sopra le loro teste. Poi un turbinio di personaggi sfilano al di la delle transenne; arrivano le divinit&amp;#224; a dorso d&amp;amp;#8217;elefante, con abiti sgargianti. &amp;#200; l&amp;amp;#8217;India al suo massimo: confusione, colori, botti, animali e folla. Poi ci allontaniamo dalla festa per recarci in un India meno confusionaria e pi&amp;#249; turistica. Da Khajuraho, per stradine non sempre comode, si arriva prima al parco di Bandavgarh e poi a quello di Kanha, entrambi situati ad un altezza di 450 m. Al mattino si parte presto, si viaggia con le jeep nel parco e si attende finch&amp;#232; via radio comunicano che gli elefanti hanno avvistato le tigri. Sembra che siano gli animali pi&amp;#249; ricercati al mondo vedendo la quantit&amp;#224; impressionante di gente che c&amp;amp;#8217;&amp;#232;. Per fortuna il parco &amp;#232; grande e le piste tante, quindi ognuno segue la sua. Incrociamo un autista che comunica qualcosa al nostro; il nostro spara la jeep a tutta velocit&amp;#224; verso qualche posto. Si capisce che ci sono le tigri. Si ferma e saliamo su degli immensi elefanti. Ci dirigiamo poco distante dalla macchina e nell&amp;amp;#8217;erba alta ci sono  cinque tigri; la mamma con i suoi cuccioli. La mamma &amp;#232; distesa a pancia molle e uno dei suoi pargoli si muove guardando verso l&amp;amp;#8217;alto e ci dice qualcosa ringhiando. Poco dopo avvistiamo un&amp;amp;#8217;altra tigrotta che si allontana con la sua preda in bocca, molto signorilmente non ci degna di uno sguardo e procede verso un posto pi&amp;#249; tranquillo per mangiare. Domani partiamo per Bhopal, tristemente famosa per la sua fabbrica. Non ci sono villaggi sulla strada per Bhopal; solo enormi estensioni di terreni ben coltivati, i cui proprietari vivono nelle grandi citt&amp;#224; tipo Bombay. Ad un certo punto ci fermiamo; sulla strada &amp;#232; stato sparso del frumento o qualche altra granaglia perch&amp;#232; le macchine ci passino sopra per trebbiarlo. Visto molte volte sulle strada indiane. Ma non ci fermiamo per questo, ci fermiamo per le case. Ai bordi delle strade i lavoratori si sono costruiti le loro capanne con la paglia residua dell&amp;#39;operazione, incredibilmente piccole e insicure, che ospitano intere famiglie. Bhopal non &amp;#232; lontana; alla sera una sorta di piccolo nubrifagio ci tiene compagnia per molte ore. Naturalmente penso a quella gente nelle capanne di paglia. Ma in India &amp;#232; tutto naturale!

Franco Pizzi
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_1851.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;a spasso per l'India&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>INDIA</category><pubDate>Fri, 14 Apr 2006 13:49:23 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_1851.ashx</guid></item><item><title>Questa incredibile India, Himachal</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_1591.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_1591.ashx"&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;INDIA, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.viaggiinasia.com QUESTA INCREDIBILE INDIA Arrivando all&amp;#39;aeroporto di New Delhi una pubblicit&amp;#224; ci avverte che stiamo entrando nell&amp;amp;#8217;&amp;amp;#8221;Incredibile&amp;amp;#8221; India. &amp;quot;Incredible India&amp;quot; &amp;#232; lo slogan riportato sui giubbotti delle guide locali e nei centri turistici del sub-continente . Infatti l&amp;amp;#8217;India &amp;#232; incredibile, per l&amp;#39;enorme variet&amp;#224; etnica e culturale delle persone che vi abitano, per i suoi paesaggi mozzafiato ai piedi dell&amp;amp;#8217;Himalaya, per le sue spiagge di sabbia bianca nel sud, per i monumenti da sogno che ci fanno immaginare la vita lussuosa al tempo dei maharaja, per la gentilezza della sua gente; &amp;#232; incredibile per i contrasti molto accentuati, per lo stridore della musica amplificata dagli altoparlanti, per i profumi di fiori e incenso e le puzze di materiale organico disseminato un p&amp;#242; dovunque. &amp;#200; semplicemente incredibile. Ma &amp;#232; anche inguaribilmente &amp;amp;#8220;incredibile&amp;amp;#8221; per la sua recidivit&amp;#224; all&amp;amp;#8217;imbroglio, per la ricchezza di immaginazione nel tentare di fregare il turista. I casi sono tanti; alle volte grossolani, bambineschi; alle volte pi&amp;#249; sofisticati. Come organizzatori di viaggi consideriamo che sia nostra responsabilit&amp;#224; accompagnare il cliente, se non personalmente almeno telefonicamente, per sapere se tutto procede bene. In questo modo ci viene riportato tutto il repertorio dei tentativi del genere &amp;amp;#8220;vediamo se riesco a guadagnare qualcosa di pi&amp;#249;&amp;amp;#8221;. L&amp;amp;#8217;elenco &amp;#232; lungo, illustro qui soltanto alcuni degli esempi che pi&amp;#249; ci hanno colpito. Un p&amp;#242; di anni fa un cliente ritorna in albergo a Delhi e dopo avergli chiesto come ha passato la giornata mi risponde:&amp;amp;#8220; Bene, ma nel sottopassaggio del Palika Bazar mi si avvicina un ragazzo e mi chiede se voglio che mi pulisca le scarpe. Stupito guardo le scarpe e effettivamente vedo che sono imbrattate con una sostanza indefinibile. Accetto! Alla fine mi chiede 700 rupie; e io pago&amp;amp;#8221;. Dico SETTECENTO RUPIE!!!!!!!!!!! Quasi mezzo stipendio indiano. Il trucco &amp;#232; il seguente: un amico del giovane truffatore con molta discrezione e velocemente sporca le scarpe del &amp;amp;#8220;cliente&amp;amp;#8221;, in seguito il giovane chiede gentilmente se ha bisogno del servizio. Uscendo dall&amp;amp;#8217;albergo, ci guardiamo intorno un tantino spaesati nella grande Delhi. Non siamo sicuri se prendere un taxi o un auto-risci&amp;#242;. Prontamente si avvicina un guidatore dell&amp;amp;#8217;auto-risci&amp;#242; che ci propone di portarci dove vogliamo per 5 rupie. La tentazione di accettare &amp;#232; grande, anche perch&amp;#232; a Delhi per 5 rupie un turista non beve nemmeno un t&amp;#232;. Se accettiamo veniamo dirottati in un negozio per turisti, only for one minute, dove poi ci sentiamo in dovere di comperare qualcosa e lui intasca la commissione. Oppure, anche senza comperare nulla, a lui basta portarci dentro al negozio, gi&amp;#224; solo con questo ottiene dei &amp;#39;punti&amp;#39; e quando arriva a 10 la sua commissione &amp;#232; garantita... Pochi giorni fa un clienti arriva di notte a Delhi. Appena fuori dall&amp;amp;#8217;aeroporto c&amp;amp;#8217;&amp;#232; un botteghino dove uno prenota un &amp;quot;pre-paid taxi&amp;quot;; basta dare i dati e il nome dell&amp;amp;#8217;albergo e si riceve una ricevuta con il numero del taxi e l&amp;#39;ammontare esatto da pagare. Arrivati a destinazione la ricevuta viene data all&amp;amp;#8217;autista e si va in camera. Cos&amp;#236; ha fatto il nostro cliente. Sennonch&amp;#232; riceve una telefonata da un misterioso signore che dice: &amp;amp;#8220; L&amp;#39; ho aspettato all&amp;amp;#8217;aeroporto con una macchina rossa ma lei non &amp;#232; venuto, e ora come facciamo?&amp;amp;#8221; Sotto-intende &amp;amp;#8220;Chi paga?&amp;amp;#8221;. Fortunatamente non ha dato retta e tutto &amp;#232; finito li. Il trucco funziona cosi: arrivato all&amp;#39; albergo l&amp;amp;#8217;autista del taxi passa i dati al compare che chiama in albergo e ci tenta. Incredibile... In una vettura di prima classe aria condizionata, il meglio ottenibile sulle ferrovie locali, un t&amp;#232; costa 5 rupie e una cena sulle 25-30 rupie. I nostri clienti pagano per lo stesso servizio 300 rupie, il costo di un pasto in un ristorante discreto di Delhi... Il sottoscritto, un p&amp;#242; di anni fa, decide di consumare la cena in treno. Pago con una banconota di 500 rupie. Aspetta e aspetta il resto, ma il treno parte; non vidi mai il resto. Sempre io: voglio comperare una bottiglia d&amp;amp;#8217;acqua minerale in stazione. Al botteghino c&amp;amp;#8217;&amp;#232; un cartello che avverte &amp;amp;#8220;Mineral water 10 Rs&amp;amp;#8221;. La bottiglia mi viene data e chiedo quanto costa. Il viso innocente di chi sta dall&amp;amp;#8217;altra parte del bancone mi dice: &amp;amp;#8220;20 rupie&amp;amp;#8221;. Contesto indicando il cartello e lui sorridendo mi dice &amp;amp;#8220;Beh, allora dieci rupie&amp;amp;#8221;. Stazione di Pathankot: Punjab. Sistemi pi&amp;#249; elaborati che toccano la corda della compassione si verificano negli alberghi di lusso. Pochi giorni fa un signore va alla reception di un albergo 5* per cambiare 50 euro. Prende le sue rupie, circa 2500, e torna in camera. Dopo alcuni minuti viene raggiunto dall&amp;amp;#8217;impiegata, in lacrime, che gli racconta che forse si &amp;#232; dimenticato di darle i 50 euro, oppure sono andati persi. La tragedia indiana, millenaria, si ripete nella camera. Il signore si guarda in tasca ed &amp;#232; sicuro che gli euro non ci sono, nel mentre lei piange e dice che sar&amp;#224; licenziata se non rimborsa la cifra astronomica andata persa; la moglie del signore si commuove e insiste perch&amp;#233; vengano dati altri 50 euro. Il signore cede e alla fine tutti sono felici e contenti. Voi direte: &amp;amp;#8220;Ma che c&amp;amp;#8217;&amp;#232; di strano, poteva essere una normale perdita di soldi e la richiesta di un controllo?&amp;amp;#8221;. Di strano c&amp;amp;#8217;&amp;#232; che non &amp;#232; la prima volta che succede e stranamente in alberghi 5 stelle, quelli di cui si pensa:&amp;amp;#8220;Se sono qui sono al sicuro da tutto&amp;amp;#8221;. Di strano c&amp;amp;#8217;&amp;#232; che o qualcuno ha rubato i soldi alla povera cassiera o lei finge; di strano c&amp;amp;#8217;&amp;#232; che &amp;#232; strano. I mendicanti... un&amp;amp;#8217;altra truffa per il turista buono, toccandolo nei sensi di colpa. Dietro ai mendicanti esiste un racket enorme e spesso crudele. I mendicanti si spostano con facilit&amp;#224; e velocemente da una citt&amp;#224; all&amp;amp;#8217;altra a secondo dei festival o di qualsiasi altra dimostrazione culturale o religiosa che attira turisti in un determinato posto. Dharamsala &amp;#232; uno di questi. In alcuni periodi dell&amp;amp;#8217;anno masse di mendicanti si trasferiscono nel villaggio di McLeod Ganj. Un amico occidentale che vive qui, incuriosito dal vedere la stessa mendicante per anni, sempre con un bambino della stessa misura che non cresce mai, indaga. La scoperta &amp;#232; &amp;amp;#8220;incredibile&amp;amp;#8221;. La mendicante, in questo caso Rajastana, &amp;quot;affitta&amp;quot; il bambino da una mamma, per 50 rupie al giorno. Lo spaccia per suo e chiede elemosina per il piccolo affamato. Le condizioni igieniche in cui &amp;#232; tenuto il bambino sono pietose. Non male come idea: la mamma che affitta si guadagna un p&amp;#242; di calma nell&amp;amp;#8217;assenza del bimbo e 50 rupie per l&amp;amp;#8217;affitto, la mendicante il suo stipendio giornaliero. L&amp;amp;#8217;amico propone alla mendicante un lavoro a casa sua come donna delle pulizie. Lei lo guarda come dire &amp;amp;#8220;Sei scemo?&amp;amp;#8221; e se ne va. Un altro sistema per intenerire l&amp;amp;#8217;occidentale &amp;#232; questo: il bimbo mal vestito e sporco si avvicina al turista e gli dice &amp;amp;#8220;no money, only food&amp;amp;#8221;. Come si fa a negare cibo a quel poverino? Lo si prende per mano, ci si sente pi&amp;#249; buoni, e lo si porta nel negozio dove lui [il bimbo] acquista tutto quello che desidera, e il pap&amp;#224; occidentale paga. Si salutano e il bimbo porta la spesa alla mamma. Tutti felici, soprattutto la mamma che si rivende gli acquisti... Quanto sopra non sar&amp;#224; certo un motivo che impedisca di visitare un paese &amp;amp;#8220;incredibile&amp;amp;#8221; come l&amp;amp;#8217;India. Ma un filino d&amp;amp;#8217;attenzione non guasta per evitare di trovarsi nei pasticci e poi, al rientro, criticare tutto un popolo per causa di alcuni furbacchioni! Franco Pizzi Dharamshala, 3 febbraio 2006&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_1591.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Questa incredibile India&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>INDIA</category><pubDate>Fri, 10 Feb 2006 10:33:24 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_1591.ashx</guid></item><item><title>Questa incredibile India, Himachal</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_1592.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_1592.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/70/1592/24398.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;INDIA, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.viaggiinasia.com QUESTA INCREDIBILE INDIA Arrivando all&amp;#39;aeroporto di New Delhi una pubblicit&amp;#224; ci avverte che stiamo entrando nell&amp;amp;#8217;&amp;amp;#8221;Incredibile&amp;amp;#8221; India. &amp;quot;Incredible India&amp;quot; &amp;#232; lo slogan riportato sui giubbotti delle guide locali e nei centri turistici del sub-continente . Infatti l&amp;amp;#8217;India &amp;#232; incredibile, per l&amp;#39;enorme variet&amp;#224; etnica e culturale delle persone che vi abitano, per i suoi paesaggi mozzafiato ai piedi dell&amp;amp;#8217;Himalaya, per le sue spiagge di sabbia bianca nel sud, per i monumenti da sogno che ci fanno immaginare la vita lussuosa al tempo dei maharaja, per la gentilezza della sua gente; &amp;#232; incredibile per i contrasti molto accentuati, per lo stridore della musica amplificata dagli altoparlanti, per i profumi di fiori e incenso e le puzze di materiale organico disseminato un p&amp;#242; dovunque. &amp;#200; semplicemente incredibile. Ma &amp;#232; anche inguaribilmente &amp;amp;#8220;incredibile&amp;amp;#8221; per la sua recidivit&amp;#224; all&amp;amp;#8217;imbroglio, per la ricchezza di immaginazione nel tentare di fregare il turista. I casi sono tanti; alle volte grossolani, bambineschi; alle volte pi&amp;#249; sofisticati. Come organizzatori di viaggi consideriamo che sia nostra responsabilit&amp;#224; accompagnare il cliente, se non personalmente almeno telefonicamente, per sapere se tutto procede bene. In questo modo ci viene riportato tutto il repertorio dei tentativi del genere &amp;amp;#8220;vediamo se riesco a guadagnare qualcosa di pi&amp;#249;&amp;amp;#8221;. L&amp;amp;#8217;elenco &amp;#232; lungo, illustro qui soltanto alcuni degli esempi che pi&amp;#249; ci hanno colpito. Un p&amp;#242; di anni fa un cliente ritorna in albergo a Delhi e dopo avergli chiesto come ha passato la giornata mi risponde:&amp;amp;#8220; Bene, ma nel sottopassaggio del Palika Bazar mi si avvicina un ragazzo e mi chiede se voglio che mi pulisca le scarpe. Stupito guardo le scarpe e effettivamente vedo che sono imbrattate con una sostanza indefinibile. Accetto! Alla fine mi chiede 700 rupie; e io pago&amp;amp;#8221;. Dico SETTECENTO RUPIE!!!!!!!!!!! Quasi mezzo stipendio indiano. Il trucco &amp;#232; il seguente: un amico del giovane truffatore con molta discrezione e velocemente sporca le scarpe del &amp;amp;#8220;cliente&amp;amp;#8221;, in seguito il giovane chiede gentilmente se ha bisogno del servizio. Uscendo dall&amp;amp;#8217;albergo, ci guardiamo intorno un tantino spaesati nella grande Delhi. Non siamo sicuri se prendere un taxi o un auto-risci&amp;#242;. Prontamente si avvicina un guidatore dell&amp;amp;#8217;auto-risci&amp;#242; che ci propone di portarci dove vogliamo per 5 rupie. La tentazione di accettare &amp;#232; grande, anche perch&amp;#232; a Delhi per 5 rupie un turista non beve nemmeno un t&amp;#232;. Se accettiamo veniamo dirottati in un negozio per turisti, only for one minute, dove poi ci sentiamo in dovere di comperare qualcosa e lui intasca la commissione. Oppure, anche senza comperare nulla, a lui basta portarci dentro al negozio, gi&amp;#224; solo con questo ottiene dei &amp;#39;punti&amp;#39; e quando arriva a 10 la sua commissione &amp;#232; garantita... Pochi giorni fa un clienti arriva di notte a Delhi. Appena fuori dall&amp;amp;#8217;aeroporto c&amp;amp;#8217;&amp;#232; un botteghino dove uno prenota un &amp;quot;pre-paid taxi&amp;quot;; basta dare i dati e il nome dell&amp;amp;#8217;albergo e si riceve una ricevuta con il numero del taxi e l&amp;#39;ammontare esatto da pagare. Arrivati a destinazione la ricevuta viene data all&amp;amp;#8217;autista e si va in camera. Cos&amp;#236; ha fatto il nostro cliente. Sennonch&amp;#232; riceve una telefonata da un misterioso signore che dice: &amp;amp;#8220; L&amp;#39; ho aspettato all&amp;amp;#8217;aeroporto con una macchina rossa ma lei non &amp;#232; venuto, e ora come facciamo?&amp;amp;#8221; Sotto-intende &amp;amp;#8220;Chi paga?&amp;amp;#8221;. Fortunatamente non ha dato retta e tutto &amp;#232; finito li. Il trucco funziona cosi: arrivato all&amp;#39; albergo l&amp;amp;#8217;autista del taxi passa i dati al compare che chiama in albergo e ci tenta. Incredibile... In una vettura di prima classe aria condizionata, il meglio ottenibile sulle ferrovie locali, un t&amp;#232; costa 5 rupie e una cena sulle 25-30 rupie. I nostri clienti pagano per lo stesso servizio 300 rupie, il costo di un pasto in un ristorante discreto di Delhi... Il sottoscritto, un p&amp;#242; di anni fa, decide di consumare la cena in treno. Pago con una banconota di 500 rupie. Aspetta e aspetta il resto, ma il treno parte; non vidi mai il resto. Sempre io: voglio comperare una bottiglia d&amp;amp;#8217;acqua minerale in stazione. Al botteghino c&amp;amp;#8217;&amp;#232; un cartello che avverte &amp;amp;#8220;Mineral water 10 Rs&amp;amp;#8221;. La bottiglia mi viene data e chiedo quanto costa. Il viso innocente di chi sta dall&amp;amp;#8217;altra parte del bancone mi dice: &amp;amp;#8220;20 rupie&amp;amp;#8221;. Contesto indicando il cartello e lui sorridendo mi dice &amp;amp;#8220;Beh, allora dieci rupie&amp;amp;#8221;. Stazione di Pathankot: Punjab. Sistemi pi&amp;#249; elaborati che toccano la corda della compassione si verificano negli alberghi di lusso. Pochi giorni fa un signore va alla reception di un albergo 5* per cambiare 50 euro. Prende le sue rupie, circa 2500, e torna in camera. Dopo alcuni minuti viene raggiunto dall&amp;amp;#8217;impiegata, in lacrime, che gli racconta che forse si &amp;#232; dimenticato di darle i 50 euro, oppure sono andati persi. La tragedia indiana, millenaria, si ripete nella camera. Il signore si guarda in tasca ed &amp;#232; sicuro che gli euro non ci sono, nel mentre lei piange e dice che sar&amp;#224; licenziata se non rimborsa la cifra astronomica andata persa; la moglie del signore si commuove e insiste perch&amp;#233; vengano dati altri 50 euro. Il signore cede e alla fine tutti sono felici e contenti. Voi direte: &amp;amp;#8220;Ma che c&amp;amp;#8217;&amp;#232; di strano, poteva essere una normale perdita di soldi e la richiesta di un controllo?&amp;amp;#8221;. Di strano c&amp;amp;#8217;&amp;#232; che non &amp;#232; la prima volta che succede e stranamente in alberghi 5 stelle, quelli di cui si pensa:&amp;amp;#8220;Se sono qui sono al sicuro da tutto&amp;amp;#8221;. Di strano c&amp;amp;#8217;&amp;#232; che o qualcuno ha rubato i soldi alla povera cassiera o lei finge; di strano c&amp;amp;#8217;&amp;#232; che &amp;#232; strano. I mendicanti... un&amp;amp;#8217;altra truffa per il turista buono, toccandolo nei sensi di colpa. Dietro ai mendicanti esiste un racket enorme e spesso crudele. I mendicanti si spostano con facilit&amp;#224; e velocemente da una citt&amp;#224; all&amp;amp;#8217;altra a secondo dei festival o di qualsiasi altra dimostrazione culturale o religiosa che attira turisti in un determinato posto. Dharamsala &amp;#232; uno di questi. In alcuni periodi dell&amp;amp;#8217;anno masse di mendicanti si trasferiscono nel villaggio di McLeod Ganj. Un amico occidentale che vive qui, incuriosito dal vedere la stessa mendicante per anni, sempre con un bambino della stessa misura che non cresce mai, indaga. La scoperta &amp;#232; &amp;amp;#8220;incredibile&amp;amp;#8221;. La mendicante, in questo caso Rajastana, &amp;quot;affitta&amp;quot; il bambino da una mamma, per 50 rupie al giorno. Lo spaccia per suo e chiede elemosina per il piccolo affamato. Le condizioni igieniche in cui &amp;#232; tenuto il bambino sono pietose. Non male come idea: la mamma che affitta si guadagna un p&amp;#242; di calma nell&amp;amp;#8217;assenza del bimbo e 50 rupie per l&amp;amp;#8217;affitto, la mendicante il suo stipendio giornaliero. L&amp;amp;#8217;amico propone alla mendicante un lavoro a casa sua come donna delle pulizie. Lei lo guarda come dire &amp;amp;#8220;Sei scemo?&amp;amp;#8221; e se ne va. Un altro sistema per intenerire l&amp;amp;#8217;occidentale &amp;#232; questo: il bimbo mal vestito e sporco si avvicina al turista e gli dice &amp;amp;#8220;no money, only food&amp;amp;#8221;. Come si fa a negare cibo a quel poverino? Lo si prende per mano, ci si sente pi&amp;#249; buoni, e lo si porta nel negozio dove lui [il bimbo] acquista tutto quello che desidera, e il pap&amp;#224; occidentale paga. Si salutano e il bimbo porta la spesa alla mamma. Tutti felici, soprattutto la mamma che si rivende gli acquisti... Quanto sopra non sar&amp;#224; certo un motivo che impedisca di visitare un paese &amp;amp;#8220;incredibile&amp;amp;#8221; come l&amp;amp;#8217;India. Ma un filino d&amp;amp;#8217;attenzione non guasta per evitare di trovarsi nei pasticci e poi, al rientro, criticare tutto un popolo per causa di alcuni furbacchioni! Franco Pizzi Dharamshala, 3 febbraio 2006&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_1592.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Questa incredibile India&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>INDIA</category><pubDate>Fri, 10 Feb 2006 10:34:14 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_1592.ashx</guid></item><item><title>Tibet novembre 2005: Viaggio sulle gowa, tibet</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/cina/diario_di_viaggio_cina_1195.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/cina/diario_di_viaggio_cina_1195.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/70/1195/8109.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;CINA, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.viaggiinasia.com/
Tibet novembre 2005: Viaggio sulle gowa

Il Tibet non finisce mai di meravigliarmi: per le innovazioni edilizie e tecnologiche, per i paesaggi e la vita che si svolge fuori dalle grandi citt&amp;#224; su percorsi mai fatti prima, per quello che si scopre parlando con lo staff. Quest&amp;amp;#8217;anno, con 10 compagni di viaggio, il 29 ottobre prendiamo  l&amp;amp;#8217;ultimo aereo per il Tibet- se qualcosa andava male avremmo fatto la strada due volte. Arrivati a Gongkar airport siamo ricevuti in un nuovo edificio perfettamente funzionante, da sorridenti ufficali tibetani e cinesi. La nuova super strada che passa sullo Tsangpo, a qualche decina di Km prima del vecchio Chagdzam, con il suo tunnel decorato da arcobaleni, conduce a Lhasa in meno di un&amp;amp;#8217;ora. E&amp;amp;#8217; autunno. Lungo la strada gli alberi privi di foglie permettono di individuare il Potala gi&amp;#224; subito dopo il Drolma Lhakhang. A Lhasa un tempo stupendo ci permette di fare tutte le nostre visite al mattino, ma il pomeriggio nuvoloso ci trattiene nelle camere riscaldate dell&amp;amp;#8217;albergo in pieno barkhor. Nelle viuzze antiche il barkhor &amp;#232; rimasto originale,  pieno di negozietti, carrettini che vendono frutta,  e pellegrini che si prosternano davanti al Jokhang. La gita a Ganden &amp;#232; particolarmente piacevole,  soprattutto la passeggiata sul lingkhor: per la prima volta vedo un &amp;amp;#8220;durtr&amp;#246;&amp;amp;#8221;, luogo dove viene celebrato il funerale dell&amp;amp;#8217;aria. Un grande pietra  piatta  &amp;#232; costruita sull&amp;amp;#8217;orlo di uno strapiombo. Poco prima &amp;#232; stato effettuato un funerale;  ci sono macchie di sangue fresco sulla pietra,  capelli e coltelli sparsi un p&amp;#242; dovunque, e sul lato destro si trova un primitivo, semplice posto dove vengono bruciati i resti che non sono stati divorati dagli avvoltoi! Ma le nuvole, che preoccupazione! Cosa succeder&amp;#224; sulle gowa? Il mattino che andiamo a imbarcarci sulle barche il cielo &amp;#232; stupendamente limpido e, quasi per miracolo, cos&amp;#236; si manterr&amp;#224; fino al nostro arrivo in Nepal! 
Si parte!
Il tratto della navigazione, in cui erano previste cinque notti in tenda, dopo il freddo della prima notte in tenda si riduce a due notti in campeggio, e  le rimanenti al riparo delle guest house nei monasteri. Si sta bene in barca. Abbiamo tutto: coperte, cibo; ma quando il vento decide di soffiare il freddo si fa intenso. La giornata passa ammirando meravigliosi panorami e alle volte incagliandoci nell&amp;amp;#8217;acqua verde smeraldo un filino bassa. Il mio rematore si chiama Karma, anni 63, sempre vestito uguale e infaticabile.  Il primo giorno passiamo sotto il ponte della nuova ferrovia che collega Lhasa con Golmud, un ponte modernissimo che tutto sommato non distrugge il paesaggio pi&amp;#249; di tanto   Per assicurarmi se &amp;#232; gradito anche dai tibetani &amp;amp;#8220;locali&amp;amp;#8221; chiedo a Karma se gli piace; lui lo trova  molto bello. Vediamo anche il treno!Durante le lunghe ore di navigazione si parla. Parlo soprattutto con  la nostra giovane corrispondente tibetana e con  la guida sempre gentile e disponibile. Ci&amp;#242; che scopro mi lascia stupito, perch&amp;#232; si avvicina molto al mio proprio pensiero. Pema ha studiato all&amp;amp;#8217;universit&amp;#224; di Pechino. Mi racconta che i suoi migliori amici sono cinesi per via della loro mentalit&amp;#224; aperta e priva di superstizioni; &amp;#232; d&amp;amp;#8217;accordo con me che il potere del clero nei tempi passati ha danneggiato  il Tibet non poco; &amp;#232; d&amp;amp;#8217;accordo sul bisogno di &amp;amp;#8220;guardare avanti&amp;amp;#8221;; &amp;#232; d&amp;amp;#8217;accordo sulla &amp;amp;#8220;poca utilit&amp;#224;&amp;amp;#8221; della fuga di tutti i capi spirituali in India o in Occidente, che invece di combattere al fianco di coloro che sono rimasti, come dei veri Buddha hanno preferito la facile vita in &amp;amp;#8220;esilio&amp;amp;#8221;; &amp;#232; d&amp;amp;#8217;accordo sulle molte favole raccontate dalla tradizione tibetana. Ma vede anche le restrizioni imposte dal governo cinese; comunque, dice: &amp;amp;#8220;ci sono delle leggi, se le rispetti ti lasciano in pace&amp;amp;#8221;. Intanto passa le ore a sgranare la sua mala e a pregare! Tashi invece fra le altre cose mi racconta che i tibetani hanno il diritto di avere tre figli - alla faccia della sterilizzazione forzata! Arriviamo al campeggio; lo staff, eccezionale e tutto tibetano, ha gi&amp;#224; preparato le tende, il cuoco magnifico ha gi&amp;#224; predisposto the, caffe e biscotti. La cena &amp;#232; sempre abbondante, e con molti piatti differenti. Ma fa freddo. A Dorje Drag, con gioia di tutti noi, troviamo posto nella guest house del monastero. Ci dividiamo nelle grandi camere e ci godiamo un atmosfera di calma, silenzio, quasi mistica. Al mattino chiedo di un mio vecchio conoscente, un anziano lama che vive li. Mi indicano una porta e entro. &amp;#200; seduto con calma e con un gran sorriso sulla bocca, mi da la mano e mi fa sedere arrviamo nel tardo pomeriggio . Il trasferimento avviene su un trattore che ci sballotta e ci stanca di pi&amp;#249; che il tragitto da fare a piedi per arrivare al monastero di Za De, un monastero di monache tibetane a 4000 m. Dormiamo in guest house e per fortuna, come a Dorje Drag, ci sono letti, coperte e lenzuola e si sta al calduccio. L&amp;amp;#8217;ultimo giorno approdiamo vicino a Samye, i toyota ci aspettano e lo staff viene con noi!. &amp;#200; l&amp;amp;#8217;ultima sera con loro ma &amp;#232; anche la sera del mio compleanno. Una festa eccezionale, eravamo 23 persone, una torta gigantesca, birra e vino. Insomma sembrava di essere a casa. La serata &amp;#232; finita a panna in faccia fra i ragazzi dello staff. Inizia la discesa verso il Nepal con i Toyota. Le distanze, oramai, si sono accorciate; la nuova strada asfaltata, veloce e sicura, conduce fino a Nagartse; dopo ricomincia lo sterrato. Fra due anni la strada fino al confine tibetano sar&amp;#224; completata. Stupro dell&amp;amp;#8217;ambiente? Non direi; una strada non rovina certo i paesaggi stupendi che la fiancheggiano, e poi che dire delle nostre reti stradali? Ma forse qualche nostalgico preferirebbe che i tibetani continuino a  spostarsi a piedi percorrendo distanze enormi in mesi, senza pensare alle comodit&amp;#224; di cui &amp;amp;#8220;anche&amp;amp;#8221; il popolo tibetano vorrebbe usufruirevicino a lui. Parliamo e mi emoziono. Mi ricorda il mio vecchio lama e resterei volentieri con lui per un po di tempo. Ma il tempo no c&amp;amp;#8217;&amp;#232;! Le gowa ci aspettano per andare a Ngadrag dove. Comunque i posti selvaggi, dove i carretti o altri mezzi primitivi di trasporto non sono del tutto scomparsi, esistono ancora. La strada che conduce da Shigatse a Shegar via Renda e Sakya ci porta in un Tibet che mi era quasi sconosciuto se non per le steppe deserte del lago Namtso. La strada attraversa un deserto di sabbia finissima, per molti tratti le dune nascondono la pista e villaggi dei quali non si sospetterebbe l&amp;amp;#8217;esistenza appaiono nel deserto.  Fra la sabbia emergono rovine di antichi villaggi o fortezze  e l&amp;amp;#8217;immancabile tempesta di sabbia ci tiene compagnia per un paio d&amp;amp;#8217;ore. L&amp;amp;#8217;autista guida impassibile! Il giorno dopo siamo a Rombug, al campo base dell&amp;amp;#8217;Everest. Il &amp;amp;#8220;Signore delle montagne&amp;amp;#8221; si mostra senza una nuvola, maestoso e un filino minaccioso per la sua severit&amp;#224;. Rombug &amp;#232; un piccolo villaggio, con un piccolo gompa dove convive una comunit&amp;#224; di monache e monaci. Bello, pulito; suppongo viva sulle spedizioni alpinistiche. I cinesi non hanno potuto fare a meno di innalzare anche qui un&amp;amp;#8217;antenna per i telefonini. Ma che fare, noi l&amp;amp;#8217;abbiamo utilizzata... Al ritorno verso la ventosa e fredda Shegar ci fermiamo a mangiare nel villaggio di Tashi Dzong. Altro scorcio del Tibet antico. Un bazar con stradine polverose percorse da carretti trainati da cavalli, donne e uomini con magnifici costumi locali che si fanno fotografare senza chiedere soldi. Mangiamo in un tipico ristorantino tibetano, non veramente pulito ma pieno di gente, con un&amp;amp;#8217;atmosfera dimenticata nei ristoranti delle grandi citt&amp;#224;.
E presto arriviamo a Zhangmu, e il viaggio &amp;#232; finito...
Franco Pizzi
Dharamsala; 30/1105
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/cina/diario_di_viaggio_cina_1195.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Tibet novembre 2005: Viaggio sulle gowa&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>CINA</category><pubDate>Wed, 30 Nov 2005 11:10:29 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/cina/diario_di_viaggio_cina_1195.ashx</guid></item><item><title>il nuovo volto del Tibet, Tibet</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/cina/diario_di_viaggio_cina_880.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/cina/diario_di_viaggio_cina_880.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/70/880/5641.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;CINA, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
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IL NUOVO VOLTO DEL TIBET
 Quest&amp;#39;anno, per la prima volta , sono entrato in Tibet dalla frontiera di Zhangmu, vale a dire via terra. Non sono mancate le sorprese.
La strada che da Kathmandu arriva a  Kodari, anche se un p&amp;#242; pericolosa, in questo periodo dell&amp;#39;anno paesaggisticamente &amp;#232; stupenda; sembra di viaggiare e inoltrarsi in valli popolate da elfi che vivono dietro le cascate che scendono rumorose da ripidi e verdi pendii. Basta non guardare il burrone al lato della strada .                                             Ma questa strada mi &amp;#232; conosciuta. Per me  le sorprese iniziano alla frontiera cinese. Un ufficiale che, meraviglia, parla inglese ed &amp;#232; anche gentile, ci invita a lasciare i passaporti perch&amp;#232; oramai la frontiera &amp;#232; chiusa, bisogna ritornare l&amp;#39;indomani. Sorvoliamo! A cena si va in un ristorantino subito di fianco all&amp;#39;albergo; pulito, proprietari cortesi che rispondono al mio tibetano, e nel menu, tra le  altre voci, si trova &amp;quot;polpette di carne&amp;quot;. Io non le prendo ma i miei amici le mangiano con gusto. Primo cambiamento in Tibet: si pu&amp;#242; mangiare anche non-cinese; nei ristoranti va di moda avere un cuoco nepalese, che fornisce una grande variet&amp;#224; di piatti graditi al palato dei turisti. L&amp;#39;indomani iniziamo a salire verso Shegar, il giorno dopo verso Shigatse. La strada &amp;#232; orrenda: quella sterrata ma battuta che conoscevo non esiste pi&amp;#249;; dappertutto buche enormi, fango, guadi. Quante volte la macchina entra in uno fosso e non si sa se se ne uscir&amp;#224;. Ma lo sguardo sorridente sul volto dell&amp;#39; altrimenti impassibile &amp;quot;nonno&amp;quot;, il mio autista, &amp;#232; rassicurante.
Subito penso che il degrado della strada sia dovuto alla trascuratezza delle autorit&amp;#224; locali, ma poi mi accorgo che ai bordi della strada decine di persone stanno lavorando incuranti della pioggia. Pi&amp;#249; avanti ruspe, non per tirare fuori eventuali Toyota impantanati, ma per lavori... I cinesi stanno asfaltando la strada! Incredibile lo spiegamento di uomini e di mezzi, ad altezze superiori ai 4500 metri. I risultati si vedono pochi giorni dopo sulla strada che dal villaggio di Nagartse sale verso il Kambala, a quasi 5000 m. Pochi anni addietro spesso mi  trovavo fermo per ore su questa strada devastata da inondazioni e frane; ora la macchina corre veloce su una strada a due corsie con guardrail ai bordi e striscia continua al centro che tutti rispettano. Il nonno mi guarda soddisfatto e mi dice &amp;quot;Ta Lhasa giopo yonghi re&amp;quot; (ora Lhasa arriver&amp;#224; veloce). Infatti un percorso che solo l&amp;#39;anno scorso era lungo e disagevole ora lo si fa comodamente in poche ore. Certo qualcosa &amp;#232; cambiato anche sulla cima del passo: invece dei pittoreschi cumuli di terra adesso le bandierine sono circondate dall&amp;#39;asfalto...Colti da una sorta di diluvio in cima al passo, dopo uno sguardo veloce al magnifico lago ora avvolto da colori apocalittici scendiamo verso la capitale. La strada &amp;#232; veloce in direzione di Lhasa. A poca distanza dalla capitale vedo sulla mia destra uno svincolo e un ponte enorme che attraversa il fiume. Chiedo che cos&amp;#39; &amp;#232; e mi viene detto che &amp;#232; la nuova strada che porta all&amp;#39;aeroporto in 45 minuti, invece che un&amp;#39;ora e trenta. Rimango con la testa voltata per un p&amp;#242;, sbalordito da quell&amp;#39;enorme opera fatta in poco pi&amp;#249; di un anno. Rimango a guardare proprio come quando qualche centinaio di anni fa, arrivando dalla stessa strada, si doveva vedere il Potala .
E ora &amp;quot;Lhasa la bella&amp;quot;, &amp;quot;zepei lhasa&amp;quot;come viene chiamata sui poster appesi nelle case e nei negozi in ogni angolo del Tibet. Vedere la valle interamente piena di costruzioni su questo poster fa temere il peggio; arrivare in macchina nella parte moderna della citt&amp;#224; pure. Ma il barkhor, il cuore della citt&amp;#224;, mi rassicura. L&amp;#39;atmosfera &amp;#232; rimasta, le stradine sono rimaste, le vecchie case tibetane sono rimast .  Intorno al barkhor sono sorti ristorantini, ambientini  caldi e puliti, gestiti da giovani tibetani vestiti alla moda, molto disinvolti, che offrono piatti occidentali . Rimango sbalordito quando leggo sul menu &amp;quot;fonduta&amp;quot;. E ancora di pi&amp;#249; quando dopo pochi minuti &amp;#232; sul tavolo. Ottima! Uscendo verso le 22.00 le strade sono ancora piene di vita, tibetani e cinesi sembrano passeggiare tranquillamente sotto le luci dei negozi, dei disco, dei ristoranti, insomma sembra quasi di trovarsi a Kathmandu. Per la visita del Potala il flusso di visitatori viene regolato da orari fissi: bisogna chiedere un appuntamento il giorno prima. Non &amp;#232; male questa innovazione; visitare il Potala con i suoi stretti corridoi quando era super affollato di pellegrini e turisti era una sorta di tortura.Nelle strade non avverto tensione, non  sento pericoli, non  vede molta polizia. Facilmente ci si procura un taxi a prezzo fisso per corsa. La Lhasa notturna offre di tutto.  Tornando verso l&amp;#39;albergo mi ritrovo nel viale sotto al Potala e mi accorgo che l&amp;#39;illuminazione &amp;#232; data da lampioni orrendi, di un incredibile kitsch. Fra un lampione e l&amp;#39;altro vedo un palma. Una palma? Una palma a Lhasa? Si! Di plastica, ad altezza naturale, con foglie e tanto di cocco pendente da uno dei rami. Beh, i governanti avranno voluto dare un tocco di colore in mezzo all&amp;#39;asfalto e all&amp;#39;ordine della citt&amp;#224;...
Quando ci dirigiamo verso Tsedang chiedo alla guida di prendere la nuova strada per l&amp;#39;aeroporto, quella che mi ha fatto voltare la testa arrivando a Lhasa.  Diritta, levigata, veloce ci conduce verso l&amp;#39;imbocco del tunnel. L&amp;#39;entrata &amp;#232; segnata da arcobaleni sgargianti, quasi fosforescenti. L&amp;#39;interno mi ricorda un tunnel europeo: piazzole di soccorso, telefoni ad ogni centinaio di metri, aereatori enormi che pendono dalla volta. Manca solo il casello! Mi zittisco perch&amp;#232; voglio guardare attentamente tutto intorno a me e cercare d&amp;#39;immaginare cosa mi potr&amp;#242; aspettare fra pochi mesi quando torner&amp;#242;. Forse una strada asfaltata che unir&amp;#224; Lhasa con il Nepal?...
Voi direte: &amp;quot;Perch&amp;#232; ti stupisci di queste cose che in Europa sono normali&amp;quot;? Perch&amp;#232; io torno in India, un paese dove il dinamismo mostrato dai cinesi &amp;#232; semplicemente inimmaginabile! Perch&amp;#232;, a parit&amp;#224; di condizioni atmosferiche e ambientali, paragonando il Ladakh al Tibet c&amp;#39;&amp;#232; un divario enorme. Amo il Ladakh con tutto il cuore, ma non posso negare che negli ultimi anni l&amp;#39;ambiente &amp;#232; degenerato, il fumo delle macchine rende l&amp;#39;aria irrespirabile, Leh &amp;#232; costantemente avvolta in una spessa coltre di inquinamento. Dove sta la differenza? Macchine migliori, benzina pi&amp;#249; pulita... Il livello di vita della gente pure &amp;#232; migliore in Tibet; non solo per i cinesi, anche per i tibetani. Fin negli angoli pi&amp;#249; remoti del Tibet, sull&amp;#39;altopiano a 4500 metri, la gente nomade vive in condizioni migliori dei suoi fratelli nel Changthang indiano. Di questo sono rimasto scioccato.... Io, che da dieci anni viaggio in Tibet,  notando i cambiamenti francamente non posso dire di essere deluso dalle comodit&amp;#224; di cui tutti usufruiscono, non solo noi o i cinesi, ma anche i tibetani. Certo &amp;#232; un Tibet differente da quello che ho conosciuto tempo fa. Forse le innovazioni possono essere criticate; i filo-tibetani emozionali e la propaganda tibetana a Dharamsala diranno senz&amp;#39;altro che i cinesi stanno stravolgendo il Tibet, stanno mettendo fine al suo modo di vita tradizionale. Non discuto sull&amp;#39;influenza dell&amp;#39;immigrazione dei cinesi, sulle minori opportunit&amp;#224; di lavoro dei tibetani rispetto ai cinesi han, e sull&amp;#39;evidente mancanza di libert&amp;#224; sotto un regime tuttora communista. Basta pensare che per i festeggiamenti in occasione del 40imo anniversario della regione autonoma per 15 giorni viene negato l&amp;#39;ingresso ai turisti! Ma, guardando dal lato puramente materiale,  in fondo.........quale parte del mondo &amp;#232; rimasta intatta e incontagiata dalla modernizzazione che, se guardiamo onestamente in fondo al nostro cuore,  fa tanto comodo a tutti?   
Franco Pizzi
Dharamshala, agosto 2005 


&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/cina/diario_di_viaggio_cina_880.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;il nuovo volto del Tibet&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>CINA</category><pubDate>Thu, 08 Sep 2005 12:26:08 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/cina/diario_di_viaggio_cina_880.ashx</guid></item><item><title>ladakh: fuga d&amp;#39;amore nella valle di Nubra, Nubra, Ladakh</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_652.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_652.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/70/652/4188.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;INDIA, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.viaggiinasia.com; pizzifranco@yahoo.it

Fuga di amore nella valle di Nubra

Di ritorno da un viaggio in Ladakh, anche dopo anni che viaggio in questa magnifica regione dell&amp;#39;India, porto con  me soltanto bei ricordi, dei paesaggi, della gente  incontrata,  di tutto ... 
A giugno abbiamo fatto un breve giro in occasione del festival di Hemis, notoriamente molto turistico. Gli spettatori erano quasi tutti occidentali. Tanti! I Ladakhi forse avranno preferito andarci in un giorno di minore affluenza turistica. Qualche disappunto per la mancanza di folklore locale &amp;#232; stato comunque ricompensato dai bei costumi dei monaci che eseguivano le danze e da un magnifico, caldo, sole. 
Il giorno successivo eravamo pronti dal mattino presto per un&amp;#39; escursione di due giorni nella Valle di Nubra - ma siamo stati fermati a causa di una love story ... 
A Leh ero stato avvertito di un qualche problema nella valle  creato da una storia d&amp;#39;amore, ma avevo deciso di tentare lo stesso. La mia guida non mi aveva ancora spiegato nei dettagli il cuore del problema; mi aveva accennato vagamente ad una vedova e ad un musulmano. Mah, chiss&amp;#224;?
La strada che conduce a Nubra &amp;#232; una strada militare ( si valica un passo di 5330 metri, per arrivare in una valle che arriva al ghiacciao del Siachen, dove da anni, a pi&amp;#249; di 5000 metri, si affrontano l&amp;#39;eserciti indiano e pakistano ) ed &amp;#232; quindi mantenuta dall&amp;#39;esercito. Arrivati al primo posto di blocco i militari ci dicono: &amp;quot;Si, ci sono dei problemucci , ma tentate ugualmente&amp;quot;. E cos&amp;#236; facciamo. 
Quest&amp;#39;anno c&amp;#39;era tanta, tanta neve: ai bordi della strada alti muri di neve fungevano da guardia-rail!

Superiamo il colle e scendiamo dall&amp;#39;altro versante in una stupenda valle. Arriviti al villaggio di Khalsar, ci fermiamo al posto di blocco. Un rapido sguardo intorno mi fa temere il peggio. Tante macchine ferme e turisti che passeggiano fra i campi e l&amp;#39;unica strada di questo villaggio a dire la verit&amp;#224; un p&amp;#242; squallido. I poliziotti di guardia m&amp;#39;informano che dobbiamo aspettare un paio di ore per sapere com&amp;#39;&amp;#232; la situazione pi&amp;#249; avanti sulla strada. Finalmente la mia guida si decide a spiegare cosa sta succedendo. 
Una donna ha tre bambini. Muore il marito, un funzionario dell&amp;#39;esercito, e il governo decide di donarle 3 lakhs di rupie [ circa 6.000 euro]. Pochi giorni prima del nostro arrivo la vedova fa una fuga d&amp;#39;amore con un musulmano; i due scappano a Srinagar, abbandonando i figlioletti. La gente del villaggio si ribella e, siccome la popolazione indiana &amp;#232; molto sensibile ai problemi di cuore, gli altri villaggi si uniscono alla ribellione: alla polizia viene chiesto di riportare la donna a casa. Ma sembra che le forze dell&amp;#39;ordine, indaffarate con problemi pi&amp;#249; seri, trascurino il caso. I rivoltosi sono preoccupati per il risvolto economico della faccenda: se la donna scappa, a chi vanno tutti quei soldi, chi li gestice? Ecco la decisione presa sull&amp;#39;onda delle emozioni: si creano blocchi stradali e si minaccia di tirare pietre contro tutte le macchine che osano passare. Indipendentemente dall&amp;#39;impressione negativa che una tale azione potr&amp;#224; lasciare ai visitatori stranieri, le macchine dei turisti vengono incluse nel divieto. 
Dopo qualche ora di attesa un funzionario della polizia ritorna dal fronte e ci dice che i rivoltosi sono proprio decisi. E quindi noi torniamo a Leh ( 6 ore in macchina....). 
Ritentiamo dopo alcuni giorni, questa volta con successo. Il punto interrogativo della gestione dei soldi nel frattempo &amp;#232; risolto, e con questo anche il problema della strada chiusa. &amp;#200; stupefacente pensare come in India un&amp;#39;intera valle venga chiusa per una storia d&amp;#39;amore, e le forze dell&amp;#39;ordine non si prendono la cura di intervenire in nessun modo. Ma come dicono gli slogan &amp;quot;this is India: love it or leave it!&amp;quot;

Ma il Ladakh rimane sempre affascinante!
Nel secondo tentativo l&amp;#39;escursione a Hundar &amp;#232; stata movimentata piacevolmente dai cammelli Bactriani.
Nubra era per secoli una delle principali ramificazioni della via della seta seguita dalle carovane provenienti dal Rajasthan e dirette verso il Pakistan o il Tibet . Durante l&amp;#39;ultima guerra con il Pakistan i carovanieri si sono visti costretti ad abbandonare i loro cammelli e fuggire altrove. Il tempo pass&amp;#242;, la guerra fin&amp;#236; e i cammelli oramai abituati alla valle si  moltiplicarono e vissero tranquillamente fra le dune e la savana di Hundar. 
Naturalmente alcuni locali hanno pensato di sfruttare i cammelli economicamente. 
Al nostro arrivo non si vede un cammello in giro; la nostra guida si  addentra un attimino in una macchia di verde ed esce con due locali che portano due cammelli. Alcuni  clienti fanno un giretto fra le dune a dorso di cammello, altri scattano fotografie. Le foto non costano nulla, il piccolo safari costa un filino. Ma &amp;#232; stata una bella esperienza per  tutti noi incontrare fra le dune di Hundar queste bestie simpatiche ma un p&amp;#242; imprevedibili. 
Franco Pizzi
Dharamsala 02/07/05


&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_652.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;ladakh: fuga d'amore nella valle di Nubra&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>INDIA</category><pubDate>Sun, 03 Jul 2005 12:57:07 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_652.ashx</guid></item><item><title>il bhutan in occasione del festival di paro</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/bhutan/diario_di_viaggio_bhutan_530.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/bhutan/diario_di_viaggio_bhutan_530.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/70/530/3180.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;BHUTAN, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

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IL BHUTAN IN OCCASIONE DELLA FESTA DI PARO

Che bel paese, il Bhutan! 
Erano due anni che mancavo da questa terra con la sua natura stupenda che riserva una sorpresa naturalistica dietro ad ogni curva; ma con gente un p&amp;#242; strana... Prima di partire avevo letto sul Kuensel, il giornale nazionale Bhutanese, che in tutto il paese &amp;#232; entrata in vigore la legge anti-fumo; una legge un p&amp;#242; confusa nell&amp;#39; applicazione concreta. Qualche giorno prima il Re, in  un&amp;#39; intervista rilasciata a giornalisti indiani, aveva ammesso di fumare, e anche molto, ma aveva dichiarato di aver  imposto questo divieto per il bene delle future  generazioni. Paese democratico, il Bhutan!  Nella nuova normativa risulta che ogni turista pu&amp;#242; portare con s&amp;#232; una stecca di sigarette gratis, con il divieto di venderle nel paese. Ma... ci hanno dato una bella stangata all&amp;#39;arrivo! Eravamo otto persone, sette magnifiche e gentili signore ed io. Su otto eravamo cinque fumatori, per cui in valigia ognuno portava le sigarette che dovevano coprire il fabbisogno per i  9 giorni di permanenza in Bhutan, visto che e&amp;#39; vietata la vendita delle sigarette. Riempiti i moduli e pagati 20 dollari per il visto, due signori in abito tradizionale ,-il &amp;quot;gho&amp;quot;,  una veste nei tipici colori bhutanesi che scende fino alle ginocchia e calzettoni che salgono fino alle ginocchia-, labbra e denti rossi per la continua masticazione del betel [famoso per i suoi effetti cancerogeni...]- si avvicinano con il viso alterato dalla cupidigia,  con il sorrisetto furbo di: &amp;quot;ora vi freghiamo&amp;quot;. Sono gli ufficiali di dogana. Si  avventano sulle valigie delle mie clienti e con immenso piacere tirano fuori sigarette dicendo: &amp;quot;Bisogna pagare 28 dollari per ogni stecca. Non &amp;#232; permessa l&amp;#39;importazione di una sola sigaretta; nel nostro paese non si fuma&amp;quot;. Mi  permetto,  ad alta voce, di protestare, ma fanno orecchie da mercante: incassano e danno ricevute! Questo era il  nostro &amp;quot;welcome to Bhutan&amp;quot;. All&amp;#39;occhio, fumatori! Siamo perseguitati anche nei paesi buddhisti...Nel nostro giro la prima sosta era Paro, dove si svolgeva il festival annuale. Bench&amp;#232; i festival siano interessanti, per noi organizzatori diventano un incubo a causa della poca ricettivit&amp;#224; alberghiera. Infatti sembra che tutto il mondo si concentra in questo piccolo paese occupando tutte le stanze di tutti gli alberghi, e chi prima arriva meglio alloggia. Le agenzie bhutanesi, che fanno pagare una quota fissa di 200 dollari al giorno, ti danno comunque gli alberghi che vogliono, senza tener conto delle richieste fatte in precedenza. Avevo giurato che non ci sarei mai pi&amp;#249; andato....L&amp;#39;inaugurazione del festival di Paro avviene  in un posto magnifico, anche se &amp;#232; un p&amp;#242; faticosetto arrivarci:  non arrivano le macchine e bisogna camminare 30 minuti, su per un sentiero che si inerpica sotto un costone roccioso sul quale &amp;#232; arroccato lo Dzong di Dzongdhaka, il cui monastero data del XIII sec. L&amp;#39;atmosfera &amp;#232; simpatica; le danze si svolgono nel cortile dello Dzong, e intorno vi sono ogni sorta di bancarella, dove si vende di tutto. Gente felice sale con il suo picnic per passare la giornata sotto il sole, -una delle poche con il sole!- L&amp;#39;indomani andiamo ad assistere all&amp;#39;inizio del festival vero e proprio  nello Dzong di Paro. All&amp;#39;entrata un poliziotto obbliga i partecipanti a togliere il cappello, in segno di rispetto, nonostante il sole e il caldo feroce. Faccio notare che una signora del gruppo soffre di un malattia alla testa e non pu&amp;#242; togliere il cappellino. Risposta: &amp;quot;O lo toglie o se ne va&amp;quot;. Lo toglie! 
Anche qui dentro una folla ordinata &amp;#232; accucciata intorno ai lati del cortile. I buffoni, gli azzara, sorvegliano simpaticamente che non si occupi tutto lo spiazzo dove devono avvenire le danze. Lo spettacolo dura molto, e pochi sono in grado di resistere fino alla fine; dopo aver visto i primi danzatori con bellissimi abiti di broccato e ascoltato le musiche di tamburi e radung, si &amp;#232; soddisfatti e si va via.. Mentre gironzolo fra le bancarelle vedo una tenda verde e sorpresa ...una grande scritta invita i visitatori di procurarsi dei profilattici gratuitamente. Il Bhutan &amp;#232; famoso per i suoi dzong, imponenti fortezze-monasteri sorti nei luoghi di importanza strategica per difendersi da eventuali invasioni tibetane, tutti costruiti intorno al XVII sec dallo Shabdrung Ngawang Namghiel. In effetti sono maestosi e incutono timore; gli interni [quel poco che ti fanno visitare] danno una sensazione di calore, perch&amp;#232; tutto &amp;#232; costruito in legno. Gli dzong contengono uffici governativi/amministrativi e monasteri, quindi dentro si vedono impiegati, rigidamente in abiti tradizionale, che vanno a casa a fine lavoro, qualche bella sala del monastero con affreschi stupendi, e  monachelli che giocano nei cortili. Da Jakar, capoluogo del Bumthang con diversi templi e monasteri, siamo andati a visitare il piccolo villaggio di Ura. Il paesaggio &amp;#232; cambiato: le foreste tropicali lasciano il posto a  campi verdi e ben coltivati. Il Bumthang &amp;#232; costituito di cinque  ampie vallate costellate con le casette tipiche del Bhutan che ricordano gli chalet svizzeri. In genere il popolo bhutanese &amp;#232; cortese e sorridente,  le persone sono disposte a farsi fotografare e a parlare, -quando ci si capisce-. Thimphu, la capitale del Bhutan, ci riporta verso il nostro mondo. &amp;#200; molto cambiata dall&amp;#39;ultima volta che l&amp;#39;ho visitata; dovunque supermercati ben forniti e discoteche. Ma il mercato settimanale del sabato &amp;#232; rimasto molto carino. Le bancarelle spesso altro non sono che un tappeto steso per terra; l&amp;#39;odore di pesce secco &amp;#232; un tantino invasivo; ci sono noci moscate fresche utilizzate per la composizione del betel [noce di betel], verdure e oggetti vari per l&amp;#39;uso quotidiano dei locali. A Thimphu &amp;#232; rimasta ancora la mancanza di semafori, e ancora il vigile al centro degli incroci danza quando avverte gli automobilisti, -pochi-, che possono proseguire o fermarsi. Ma la natura, che varia da una vegetazione tropicale al freddo Himalayano, &amp;#232;  ci&amp;#242; che colpisce di pi&amp;#249; in questo paese! Lungo la strada centrale che porta in Bumthang e poi prosegue per il confine con l&amp;#39;Assam, -area in questo periodo vietata ai turisti-, &amp;#232; un susseguirsi di foreste lussureggianti, scimmie che vengono fino al bordo della strada quasi per far ammirare la loro bellezza, piccoli cervi che camminano tranquillamente al bordo della strada. E i fiori! Quanti fiori ci sono! La foresta &amp;#232; punteggiata di immensi rododendri in fiore; magnolie gigantesche sorgono un p&amp;#242; dovunque quasi a formare un bosco nel bosco. Ogni istante c&amp;#39;e qualcosa di bello da vedere e fotografare.  La sera faceva freddo ma eravamo riscaldati dalle stufe a legna sistemate nella sala da pranzo. Un peccato lasciarle, perch&amp;#232; in camera &amp;#232; freddo. Per arrivare nel Bumthang si valicano tre passi fra i 3000 m e i 3400 m. Sul valico del Dochu-la sono state erette 108 stupe, sugli altri si gode un ottima panoramica delle montagne intorno.Puntsoling ci aspetta con un clima umido e piovoso.. Una citt&amp;#224; di confine che non offre molto. Una popolazione mista fra Indiani, Bhutanesi e Nepalesi passeggiano fra le stradine non molto pulite o fanno acquisti in supermercati ben riforniti. Uscendo dall&amp;#39;albergo si pu&amp;#242; facilemente varcare l&amp;#39;arco che segnala il confine fra il Bhutan e l&amp;#39;India. Lo faccio spesso perch&amp;#232; in India si pu&amp;#242; telefonare a un costo meno elevato del Bhutan. Lo faccio perch&amp;#232; rientro nel caos caldo e amichevole indiano che contrasta con il paesaggio ordinato e lindo, quasi svizzero del Bhutan. Domani varcheremo tutti insieme il confine per infilarci nella piccola casetta dell&amp;#39;immigration e per continuare il nostro viaggio su strade affollate, clacson rombanti e confusione. L&amp;#39;India. 
Franco Pizzi, aprile 2005



&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/bhutan/diario_di_viaggio_bhutan_530.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;il bhutan in occasione del festival di paro&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>BHUTAN</category><pubDate>Wed, 13 Apr 2005 14:21:17 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/bhutan/diario_di_viaggio_bhutan_530.ashx</guid></item><item><title>Per Amore del Ladakh, ladakh</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_458.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_458.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/70/458/2679.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;INDIA, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
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Per amore del Ladakh
alcuni consigli per i viaggiatori

Considero il Ladakh un pochino come la &amp;#39;mia terra&amp;#39;, e rimango dispiaciuta quando sento  commenti di questo genere: 
&amp;quot;Ma, tutto sommato, il Ladakh non &amp;#232; poi cos&amp;#236; speciale.&amp;quot;
 &amp;quot;Tutti quei monasteri! Visto uno visti tutti.&amp;quot;
&amp;quot;Il Ladakh? Va bene per qualche giorno, dopo diventa ripetitivo.&amp;quot; 
&amp;quot;Quanto ho sofferto...un mal di testa.!&amp;quot;
Iniziamo da quest&amp;#39;ultimo commento: il problema dell&amp;#39;altitudine. &amp;#200;  risaputo che al di sopra dei 3500 m l&amp;#39;altitudine si fa sentire, ma alcuni piccoli accorgimenti faranno superare le difficolt&amp;#224;  pi&amp;#249; facilmente. 
Innanzittutto: l&amp;#39;arrivo. Da dove si arriva? In Ladakh si pu&amp;#242; arrivare via strada, dal Kashmir - anche se per il momento questa via d&amp;#39;accesso &amp;#232;  meno utilizzata per problemi di sicurezza nel Kashmir- oppure da Manali, approccio che crea non pochi  problemi, perch&amp;#232; gi&amp;#224; dall&amp;#39;inizio si devono superare due passi al di sopra dei 5000 m, senza un minimo di acclimatazione.  
Ma torniamo al Ladakh. La maggior parte dei turisti arrivano in aereo da Delhi. Anche in questo caso si devono prendere alcune precauzioni. Che uno sia giovane o di et&amp;#224; matura, il proprio corpo deve abituarsi ad uno sbalzo di altitudine, praticamente dal livello del mare fino a 3500 m, in 1 ora di tempo. Come fare? 
Per prima cosa : rallentare.....rallentare tutti i movimenti, e non fare sforzi durante il primo giorno. Lasciatevi portare in albergo o alla guest house, lasciate che siano gli autisti a caricare e scaricare  i vostri bagagli, e arrivati in albergo sedetevi con una bella tazza di t&amp;#232; o caffe. Perch&amp;#232; questo &amp;#232; il secondo punto: bisogna bere per stimolare le  reni. Una volta fatto ci&amp;#242;, andate a dormire. 
Ma come, non si viene cos&amp;#236; lontano  per dormire! Vero! Ma intanto siete reduci da un lungo volo intercontinentale, e il volo da Delhi &amp;#232; partito prestissimo al mattino, quindi avete comunque un p&amp;#242; di sonno arretrato. Riposatevi qualche ora, fino all&amp;#39;ora di pranzo, e  prendetevela con molta calma anche nel pomeriggio: un giretto in macchina allo Shanti Stupa per ammirare il paesaggio, una visita in macchina  al monastero di Samkar, un giretto di non pi&amp;#249; di un ora a piedi in centro, tanto per guardarvi un p&amp;#242; intorno, e basta. La vostra prima notte non sar&amp;#224; tanto facile...il mal di testa, le palpitazioni al cuore, l&amp;#39;insonnia, la nausea che possono procurare disagi fisici e paure sono tutti sintomi normali. Se vi capitano, sedetevi nel letto, oppure fate quattro passi  per mettere di nuovo in moto il corpo, e abbiate pazienza. Passer&amp;#224;... 
Oh la prima mattinata, a colazione, che spettacolo! 
Non disperate. Dopo aver mangiato qualche boccone vi sentirete meglio. Prendetevela con calma anche in questo secondo giorno, magari approfittandone per farvi una &amp;quot;scorpacciata di monasteri&amp;quot;, una prima introduzione nel mondo di questa forma di buddhismo cos&amp;#236; fantasiosa che &amp;#232; quello tibetano. Pu&amp;#242; darsi che anche la seconda nottata non sia delle pi&amp;#249; rilassanti.. Ma sappiate che siamo sempre nel &amp;quot;normale&amp;quot;, niente di cui preoccuparsi. 
Dopo due giorni  &amp;#232; arrivato il momento delle  escursioni &amp;quot;fuori Leh&amp;quot;. In Ladakh questo significa che ci si pu&amp;#242; dirigere verso Lamayuru, verso la valle di Nubra, oppure verso i laghi del Changthang. Per Nubra e Changthang &amp;#232; ancora troppo presto. Dovrete passare oltre i 5000 m, e non siete ancora completamente acclimatati. Molto meglio andare prima verso Lamayuru, dove in realt&amp;#224; scendete leggermente rispetto a Leh, e riservarvi il passaggio a Nubra per la prossima tappa. Non cambia nulla, e vi risparmiate ulteriori malesseri.
Il secondo problema: monasteri, monasteri, sempre monasteri.....Ammeno che uno non sia un vero specialista del buddhismo tibetano &amp;#232; difficile capire le differenze tra tutti quei monasteri, e  &amp;quot;farli&amp;quot; tutti diventa davvero monotono. Bisogna fare una cernita, e limitarsi ai punti salienti di ognuno di quelli visitati. Non &amp;#232; necessario andarli a vedere  tutti, e non &amp;#232; indispensabile  visitare tutte le sale di ogni monastero. Artisticamente parlando, il Ladakh &amp;#232; molto ricco in dipinti e affreschi. Per darvi qualche esempio: la collezione di thangka nel palazzo reale di Stok &amp;#232; sublime, il Sumtsek ad Alci non ha paragoni (forse esagero un pochino, Tabo non &amp;#232; di meno, e Guge e Tsaparang nemmeno), a Hemis c&amp;#39;&amp;#232; una collezione di sculture su ardesia che &amp;#232; unica, al palazzo di Shey gli affreschi sono meravigliosi, a Lamayuru, oltre al paesaggio spettacolare, si trova un muro che illustra tutte le fasi del passaggio da una vita all&amp;#39;altra, giorno per  giorno, come descritto nel  Bardo Thodr&amp;#246;l (libro tibetano dei morti); a Thikse &amp;#232; bella la statua di Maitreya, a Ridzong il carattere unico del monastero &amp;#232; dato dalla sua posizione &amp;quot;protetta&amp;quot; dalle montagne circostanti. A Likir &amp;#232; meraviglioso vedersi spuntare da lontano il monastero e la statua (orrenda..) in mezzo al verde.
Tutte queste cose sono &amp;quot;uniche&amp;quot; da non mancare. Oltre a questo potrete ammirare la struttura dei monasteri, la divisione in differenti sale, i dipinti murali &amp;quot;tipici&amp;quot; (per esempio la ruota della vita, di cui uno degli esempi pi&amp;#249; chiari si trova a Hemis), ma sono cose che si ripetono in ogni monastero. La cosa migliore &amp;#232; farseli spiegare una volta da una guida competente. 
Recentemente molti viaggi in Ladakh vengono organizzati in occasione delle &amp;quot;feste rituali nei monasteri&amp;quot;. Le feste sono occasioni importanti, perch&amp;#232; permettono di vedere tanta gente locale, e di partecipare a quello che per loro  &amp;#232; una manifestazione religiosa importante. Ma, signori miei, non illudetevi: in estate un quarto dei presenti saranno turisti...purtroppo si assiste frequentemente a scontri fra turisti: qualcuno, per amor della sacra fotografia, s&amp;#39;intromette vicino ai monaci danzatori, e qualcuno di poco paziente inveisce contro di lui perch&amp;#232; non riesce ad evitarlo nelle sue foto! Basterebbe  un pochino di pazienza per soddisfare le esigenze di tutti....
Comunque, i monasteri non sono l&amp;#39;unica cosa che offre il Ladakh,  ci sono anche i suoi stupendi paesaggi. Qualcuno, pensando alle altitudini in cui si trova, rimane deluso perch&amp;#232; non si aspetta di vedere montagne himalayane senza neve e senza ghiacciai come le si trovano, per esempio, in Nepal. Qui il paesaggio &amp;#232; brullo e deserto, ma le pareti delle montagne hanno un caleidoscopio di colori incredibili, dal viola al rosso, dal verde al marrone e al grigio. Durante il viaggio in questo deserto, di colpo appare un oasi di verde, un villaggio circondato da campi coltivati orlati da ruscelli d&amp;#39;acqua. Passeggiando a piedi tra campi e villaggi ci s&amp;#39;impregna del dolce gorgoglio dell&amp;#39;acqua, dei soavi profumi, del canto dei contadini intenti alla mietitura. Quanto sono gentili, i Ladakhi! Il viaggiatore rimarr&amp;#224; stupito d&amp;#39;incontrare un popolo cos&amp;#236; mite che vive in un ambiente cos&amp;#236; duro. La valle di Nubra &amp;#232; spettacolare, insolita perch&amp;#232; conformata da due fiumi ampissimi con dune di sabbia e montagne innevate sullo sfondo. La regione dei laghi, anche se un pochino pi&amp;#249; difficile da visitare perch&amp;#232; si deve dormire in tenda a 4500 m, apporter&amp;#224; un ulteriore tocco di meraviglia al vostro viaggio in Ladakh: qui siete veramente in un altro mondo, un mondo &amp;quot;rarefatto&amp;quot;, non soltanto per la mancanza di ossigeno ma anche per la sua sublime bellezza. 
Per concludere, ci&amp;#242; che intendo dire &amp;#232; questo: se calibrate bene tutti gli aspetti del viaggio, cultura, religione, e natura, vi garantisco che il Ladakh non lo dimenticherete mai pi&amp;#249;! 

Jule..... 
Kristin Blancke 
1 marzo 2005
 






&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_458.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Per Amore del Ladakh&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>INDIA</category><pubDate>Thu, 03 Mar 2005 11:09:44 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_458.ashx</guid></item><item><title>kerala, la terra di Dio, samudra, kerala</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_263.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_263.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/70/263/1644.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;INDIA, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

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Kerala, God&amp;#39;s own country-&amp;quot;la terra di Dio&amp;quot; : una breve vacanza &amp;quot;benessere&amp;quot;, al mare, con massaggi ayurvedici

novembre 2004

Prima di atterrare all&amp;#39;aeroporto di Trivandrum il pilota aveva annunciato 34 gradi, e quando scendo, ancora vestito da Dharamsala 1350 m, mi sembra di entrare in un forno. Ma sono gi&amp;#224; troppo impegnato a guardare le palme che circondano l&amp;#39;aeroporto e a sentire il profumo della salsedine. L&amp;#39;albergo non &amp;#232; molto distante dall&amp;#39;aeroporto; un albergo moderno e bello. La mia camera &amp;#232; a 50 m dal mare e la stanza, d&amp;#224; su una verandina coperta da un bel porticato stile coloniale; i prati del grande parco che circonda il complesso sono tenuti in maniera sorprendentemente ordinata per essere in India. Mi siedo sulla veranda e  ascolto il rumore delle onde gigantesche dell&amp;#39;oceano. Sono 26 anni che manco da Kovalam.
Il mio programma di vacanza &amp;#232; molto semplice: colazione, spiaggia, un paio di ore al giorno dedicate ai massaggi ayurvedici, cena con rum finale.
I massaggi sono stati prenotati presso un resort ayurvedico di propriet&amp;#224; del dottor Franklin,  probabilmente cristiano.
Il giorno dopo il mio arrivo usufruisco di un servizio di trasporto in macchina messo a disposizione dalla clinica. Mi ritrovo in un bellissimo ambiente. Estremamente pulito, funzionale, e con tante piante e verde tutto intorno. La prassi vuole che conosca il dott. Franklin, nel suo studio piccolo ma curato fin nei dettagli. Presentazioni!
La mia prenotazione prevede per una settimana di &amp;quot;Panchakarma&amp;quot;. Dopo la consueta visita e spiegazione di che cosa &amp;#232; la medicina ayurvedica, chiedo al dottore in cosa consiste questa &amp;quot;Panchakarma&amp;quot;. Mi spiega che &amp;#232; una cura di purificazione a base di erbe, clisteri e altri trattamenti con il fine di purificare tutto il corpo.
Perplessit&amp;#224;... Lo nota anche lui e mi dice che forse &amp;#232; meglio che faccia una settimana di ringiovanimento. Questo mi piace.
Mi affida nelle mani di un giovane massaggiatore, molto gentile e molto preparato; mi invita a spogliarmi. Rimango in mutandine. &amp;quot;Anche quelle&amp;quot;, mi dice,  e nota la mia reticenza; ubbidisco. Mi fa accomodare su uno sgabello e comincia a ungermi i capelli con olio di cocco, poi massaggia le braccia e la schiena. Mi fa sdraiare su un lettino, e noto la pulizia dell&amp;#39;ambiente... strano in India! Mentre mi massaggia la parte posteriore del corpo vedo sulla destra una corda che pende da una trave del soffitto. Guardo questa corda e il materasso sotto di essa e comincio a pensare al nome Franklin e a torture di vario genere. Finita la parte posteriore Gigi mi fa girare e comincia con l&amp;#39;altra parte del corpo; oramai sono unto e bisunto, e rimarr&amp;#242; in questo stato per tutta la settimana. Gigi termina con un massaggio al viso e alle orecchie.
Mi fa scendere e mi fa cenno di sdraiarmi sul materassino sotto la corda; ubbidisco silenziosamente.
Sono disteso sulla pancia e lui si attacca alla corda, che ha vari nodi a differenti distanze, e dopo avermi chiesto se la pressione del piede va bene comincia a massaggiarmi. &amp;#200; velocissimo e leggerissimo, talmente abile che sembra mi stia massaggiando con le mani.
La prima parte del trattamento, che si ripeter&amp;#224; per sette giorni, &amp;#232; finita. Sono tutto olio di cocco. Mi mette addosso un camicione verde e pulito e mi fa passare nell&amp;#39;altra camera consegnandomi nelle mani di due graziose e gentili signore.
Anche questa stanza &amp;#232; pulita come la prima. Su un lato vi &amp;#232; un magnifico tavolo di legno antico e sopra di esso un contenitore di terracotta con un beccuccio dal quale goccioler&amp;#224; l&amp;#39;olio tiepido. Il massaggio si chiama &amp;quot;Dhara&amp;quot;, &amp;#232; magnifico. Una delle signore spegne la luce e parla sottovoce con la sua collega, poi applica una sorta di benda sulla parte inferiore della fronte per non far gocciolare l&amp;#39;olio sul viso e comincia dolcemente a far dondolare il contenitore, da una tempia all&amp;#39;altra, facendolo passare sopra la fronte. Il massaggio Dhara dura 20 minuti.
Nei giorni seguenti il massaggio di Gigi rimane lo stesso ma cambia la seconda sessione.
Oggi ho il &amp;quot;Pizhichil&amp;quot;. Gentilmente passato dalle mani di Gigi in quelle delle due signore, anche queste mi dicono che devo stare nudo. Sono imbarazzato! Mi fanno sdraiare sul solito tavolo e mi versano addosso litri di olio di cocco tiepido. Massaggiano tutto il corpo, portano via l&amp;#39;olio e ne versano dell&amp;#39;altro. Sono sul tavolo, totalmente unto, quindi girarmi diventa un&amp;#39;impresa notevole. Scivolo in gi&amp;#249; ma le signore mi afferrano prontamente, cerco di girarmi ma non riesco a fare un movimento e se non fosse per l&amp;#39;aiuto delle signore mi ritroverei per terra.
Il giorno dopo &amp;#232; la volta del &amp;quot;Gnavarakizhi&amp;quot;. Ancora mi sdraiano sul lettino in legno antico e le signore mi si presentano con una sorta di fagottino di stoffa contenente del riso bollito e una mistura di erbe; il tutto tiepido. Sistemate da un lato e dall&amp;#39;altro del corpo le due signore mi palpettano dalla testa ai piedi con questo impiastro, e appena raffreddatosi il primo, una terza fanciulla &amp;#232; pronta a passare altri due fagotti tiepidi.
Alla fine di questo trattamento, come anche del &amp;quot;Pizhichil&amp;quot;, puliscono il corpo con foglie di palma asportando via tutto ci&amp;#242; che &amp;#232; rimasto di superfluo.
Ultimo giorno. Oggi &amp;#232; il turno di una maschera sul viso e sul corpo. Il viso viene cosparso con un impiastro di banana, papaia e altre erbe, il corpo con argilla e polvere di sandalo. Vengo lasciato li per 20 minuti e poi &amp;#232; il momento della sauna. Mi trovo in una stanzetta con un cubo abbastanza grande da poter contenere un corpo. Le pareti laterali sono di vetro, dentro vi &amp;#232; uno sgabello girevole per poter regolare l&amp;#39;altezza in modo che la testa possa uscire e essere tenuta ferma fra due tavole. Immettono del vapore caldo informandosi se la temperatura &amp;#232; piacevole, e mi lasciano a sudare per 20 minuti.
Finito!
Prima di uscire incontro di nuovo il dot. Franklin che si informa  come &amp;#232; andata la settimana. Gli spiego che vengo da un India dove difficilmente si trova tanta pulizia e organizzazione, il ch&amp;#232; mi ha lasciato piacevolmente sorpreso, come sono anche  piacevolmente sorpreso  della perfetta organizzazione  e della preparazione tecnica, la cortesia e la discrezione del personale. Mi porta a visitare i bungalow del suo centro, anche questi eccezionalmente puliti e belli, con giardini intorno, ma manca qualcosa...la spiaggia. Franklin, vecchio volpone, mi capisce e mi dice che la spiaggia &amp;#232; distante solo 5 minuti e che una  macchina della clinica ti ci porta quando vuoi e ti viene a prendere quando lo desideri!
Passo il pomeriggio sulla spiaggia riservata per i turisti. Non per un atteggiamento  di &amp;quot;neo-colonialismo&amp;quot;, ma gli indiani  hanno l&amp;#39;abitudine di usare la spiaggia come toilette e quindi per evitare di inciamparsi in depositi  indesiderati ci vogliono le spiaggie private. La mia &amp;#232; gestita da Khan. Affitta sdraio e ombrellone per 200 rupie al giorno e ti porta tutto quello che vuoi da bere o da mangiare. Il mare non permette di nuotare: l&amp;#39;oceano sembra sempre adirato e cavalloni simili a muri d&amp;#39;acqua si rovesciano continuamente sulla spiaggia; non rimane che giocare tuffandosi e facendosi trascinare sul bagnasciuga. Ricordo una delle prime immagini della spiaggia di Kovalam: 26 anni fa,  5 cadaveri di gente annegata per poca cautela giacevano sulla spiaggia.
Su una collinetta aridosso della spiaggia vi sono due ristorantini molto semplici e belli: il Lobster e il Saljemini. Sono puliti, con i tavolini coperti con tovaglie a quadretti bianchi e rossi, e la sera sono illuminati da candele in contenitori di vetro per ripararle dal vento. Passo li ogni sera, a mangiare gamberoni e aragoste, a bere birra e rum, e a guardare i cavalloni. 
Me ne vado rilassato e felice e dall&amp;#39;aereo guardo ancora in gi&amp;#249;; vedendo il mare pulito, le distese di cocco, ricordando la gentilezza della gente del sud si fa strada in me l&amp;#39;idea di venire a vivere in questo paradiso.







&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_263.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;kerala, la terra di Dio&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>INDIA</category><pubDate>Sat, 11 Dec 2004 18:34:01 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_263.ashx</guid></item><item><title>Tibet: la discesa dello Tsangpo con le gowa, Lhasa, Samye, Dorge Drak, TIBET</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/cina/diario_di_viaggio_cina_93.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/cina/diario_di_viaggio_cina_93.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/70/93/715.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;CINA, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;articolo e foto di Franco Pizzi
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Le gowa sono piccole barche fatte in pelle di yak; per una barca serve la pella di 3  yak e ci vuole una settimana di lavoro. Fino a qualche anno fa erano i mezzi di navigazione pi&amp;#249; usati in Tibet, per il trasporto di passeggeri o di merci; alcuni autori-esploratori descrivono  decine di barche che trasportavano pellegrini da una sponda all&amp;#39;altra . Ora le gowa sono sostituite da barconi a motore che attraversano lo Tsangpo molto pi&amp;#249; velocemente, ma non hanno certamente il fascino della piccola barchetta che si muove lenta sulle acque placide e verdi del fiume.
La mia esperienza con le gowa incominci&amp;#242; appena fuori Lhasa, con un  gruppetto di clienti;  vi condurr&amp;#242; giorno per giorno in questo viaggio stupendo per farvi conoscere un p&amp;#242; di Tibet inusuale.

22/10
Lasciamo Lhasa sulle barchette; siamo in tre su ogni barca,  un p&amp;#242;  stretti  seduti su delle tavole rivestite di coperte, con i nostri bagagli come  poggia schiena. La destinazione &amp;#232; Ushe, 4 ore e trenta di navigazione. Il Kyiciu &amp;#232; particolarmente tranquillo oggi; &amp;#232; pulito, la sua acqua &amp;#232; verde con  sfumature blu, e guardando verso l&amp;#39;alto non si vede una nuvola; un cielo terso come quello del Ladakh.
Arriviamo alla spiaggetta nel pomeriggio e mentre i barcaioli mettono su le tende noi ci avviamo verso il gompa a 4270 m, facendoci 400 m di dislivello su un sentiero un filino ripido. Ridiscesi mi siedo sulla sabbia mentre le mie clienti con il loro vociare rovinano il silenzio incantato che ci circonda. 
Guardando verso ovest, al tramonto, la catena del Nyang la Chen all&amp;#39;orizzonte &amp;#232;  di un colore rosa e le sue punte lontane segnano la fine del mondo. Il tramonto &amp;#232;  veloce e colorato; il calare del sole si unisce al sorgere della luna quasi piena. Le clienti parlano ancora, non si sono accorte di questa magia, in questa terra di favola dove ogni fenomeno &amp;#232; visto come una manifestazione della volont&amp;#224; di qualche divinit&amp;#224;.
Al mattino nella tenda la temperatura &amp;#232;  -2 gradi ma presto, all&amp;#39;esterno, salir&amp;#224; a +10.

23/10
Il Kyiciu &amp;#232; un affluente dello Tsangpo e oggi facciamo il nostro ingresso in questo fiume maestoso sulle cui rive &amp;#232; nata la civilt&amp;#224; tibetana. In barca!
Siamo entrati nello Tsangpo e i barcaioli cantano, cantano e giocano. Fanno le gare e cantano; sembra che la fatica del remare per loro non esisite, non si stancano! Il sole &amp;#232; troppo forte ma non abbiamo nessun riparo, sulle barche non c&amp;#39; &amp;#232; molto da fare. Ad un certo punto sentiamo delle grida di richiamo; sull&amp;#39;altra sponda un pulman di turisti si &amp;#232; fermato, ci stanno salutando e scattano foto. Sull&amp;#39;altra sponda sono vicini all&amp;#39;aeroporto, che rovina il paesaggio.  Subito dopo non si sente pi&amp;#249; nulla, a parte il rumore delle rapide non molto rapide; una musichetta in armonia con la bellezza selvaggia di questo luogo. 
La mia guida si chiama Pemba, un ragazzo timido, gentile, preparato e disponibile. Siamo diventati amici. Anche con il cuoco che oramai conosco da molto tempo siamo in rapporti ottimi; come se fosse lo chef di un grande albergo, dall&amp;#39;altra barca mi chiede in tibetano,  urlando, cosa vogliamo per cena. Incredibile. Oggi non abbiamo gite per cui passiamo il nostro tempo sulla spiaggia a chiacchierare su vari argomenti riguardanti il Tibet e il buddhismo.
Il tramonto ha sempre attirato gli uomini di tutte le razze e di tutti i credo come un qualcosa di misterioso, di divino e anche se ai giorni nostri sappiamo che cosa &amp;#232;, non ci sfugge questo momento magico. Almeno, io faccio parte di questo genere di persone; osservo quello che sta succedendo: verso ovest il fiume diventa una colata di oro zecchino; dal Kailash le benedizioni degli yogin arrivano sulle acque dello Tsangpo, e mi sento a mio agio  nella mia tenda nel deserto di sabbia.

24/09
Stamane siamo partiti alle 10. Con comodo; il tempo da queste parti scorre come deve: &amp;quot;lento&amp;quot;! Lenta &amp;#232; la navigazione su l&amp;#39;immenso Tsangpo. A ovest, la direzione opposta a quella verso dove stiamo lentamente scivolando, il fiume sembra racchiuso da una catena di montagne, in questo periodo dell&amp;#39;anno innevate. Verso sud-est: spazio! Sembra che il fiume termini nel cielo. Stiamo costeggiando la sponda sinistra e non vediamo quella destra; dune di sabbia dorata lavorate dal vento, banchi di sabbia con rara vegetazione impediscono la vista della super strada che corre verso Tsedang. Ora siamo nel distretto di Lokha &amp;quot;la regione che guarda a sud&amp;quot; 
La sponda sinistra &amp;#232; ancora in mano alla natura; a mezzogiorno ci siamo fermati in un villaggio di pescatori, quello dei nostri barcaioli. Il villaggio &amp;#232; primitivo, le case sono fatte con materiale rudimentale, e le gowa sono state appoggiate agli alberi ad asciugare. Facciamo visita alla casa del mio barcaiolo; una moglie con voce dolce mi invita a bere il chang e a mangiare qualcosa. Accetto solo il chang. Andando via mi chiedo, se sanno che il loro paese &amp;#232; sotto i cinesi, se la loro influenza si &amp;#232; fatta sentire dovunque oppure se qualcosa o qualcuno &amp;#232; riuscito a sfuggire.
Siamo di nuovo in barca e sono seduto al livello dell&amp;#39;acqua; gli unici rumori che si sentono sono i remi che tagliano quest&amp;#39;acqua benedetta e antica e i canti dei barcaioli, alle volte dolci e alle volte no, ma sempre in armonia con il posto.
Il nostro campeggio &amp;#232; sulla spiaggia antistante al monastero di Dorje Drak, un monastero Nyingmapa in via di ricostruzione, abitato da 27 monaci. All&amp;#39;interno troviamo una folla di pellegrini arrivati da Lhasa; sono ospiti dei monaci e dormiranno sulle coperte stese sul pavimento del cortile. Sono gentili e ci offrono  p&amp;#246; cha [il t&amp;#232; tibetano] e patate bollite. Gentilmente rifiutiamo.
Per cena  mangiamo pesce pescato dai barcaioli; forse i pesci avevano mangiato la carne dei cadaveri pi&amp;#249; a monte, ma sono gustosi. 

25/09/
una giornata completa di navigazione, con le solite canzoni dei barcaioli. Il paesaggio sulla sponda sinistra &amp;#232; lunare; dune di sabbia e rocce. Il campeggio &amp;#232; sistemato su una spiaggia bellissima e Pemba sta trattando per i trattorini che domani ci  condurranno al villaggio; e poi, a piedi, andremo alle grotte sacre di Guru Rimpoce.

26/09/
il trattorino &amp;#232; venuto a prenderci alle 9, e ci siamo fatti un viaggio massacrante di un&amp;#39;ora. Arrivati al villaggio proseguiamo per il gompa delle monache, a 45 minuti di cammino. Un piccolo monastero tenuto da monache carine e gentili, molto pulito e con tanti fiori che rivelano una gestione femminile. Ci mettiamo in cammino per le grotte su un sentiero molto, molto, ripido; dobbiamo salire, 1500 m di dislivello. 
Al nostro ritorno la spiaggia offre un momento magico e tranquillo, grossi uccelli,- i Dun Dun- si muovono tranquillamente fra le secche mentre i pescatori tirano le reti per un&amp;#39;altra cena a base di pesce.

27/09
oggi &amp;#232; l&amp;#39;ultimo giorno di barca. I rematori tirano le reti e vi trovano 50 pesci. Li sventrano e poi li mettono a seccare al sole. Saranno le loro scorte per l&amp;#39;inverno, oppure li venderanno in qualche piccolo mercato.
Samye, uno dei pi&amp;#249; famosi monasteri del Tibet perch&amp;#232; in quel luogo il buddhismo fu riconosciuto come religione di stato, rappresenta per noi il ritorno nella civilt&amp;#224;. 
La barca si ferma sulla spiaggia dove un camion ci attende per portarci a Samye.
Il viaggio &amp;#232; finito; almeno, questa parte del viaggio. Per una volta mi sono reso conto di essere vissuto a stretto contatto con 6 tibetani, e la mia &amp;#232; stata un&amp;#39;esperienza molto positiva, moltodiversa dai contatti con i tibetani in esilio. I barcaioli hanno guadagnato 2200 yuan in sei giorni, direi niente per il lavoro che hanno svolto: hanno remato tutto il giorno, aiutato a montare le tende, pescato per  regalarci il pesce, soddisfatto le assurde pretese di alcuni clienti. Persone simpatiche e belle.
Rimbaud disse : &amp;quot;Che ci faccio io qui?&amp;quot; Anche io me lo chiedo. La risposta? &amp;quot;non lo so&amp;quot;













&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/cina/diario_di_viaggio_cina_93.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Tibet: la discesa dello Tsangpo con le gowa&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>CINA</category><pubDate>Mon, 08 Nov 2004 16:47:03 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/cina/diario_di_viaggio_cina_93.ashx</guid></item><item><title>foto e articolo di Serino Luca e Ciambella Silvia, Rajastan</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_201.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_201.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/70/201/1418.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;INDIA, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

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Ciao, 
siamo Luca e Silvia quest&amp;#39;anno abbiamo scelto l&amp;#39;India come meta delle nostre vacanze. 
Il problema era come reperire le info utili per decidere il tipo di viaggio e le localit&amp;#224; da vedere, poi non ricordiamo come, &amp;quot;becchiamo&amp;quot; il sito di Franco e Kristin, www.viagginasia.com ....Grande scoperta!
In pochi giorni pianifichiamo il giro e vai.....dall&amp;#39;8 ottobre al 1 novembre. 
Arriviamo a Delhi in piena notte e andiamo subito in albergo, il mattino dopo bel giro alla citt&amp;#224; con Moschea del venerdi e Qutb Minar. Alle 18 circa abbiamo il treno per Benares, seconda classe con cuccetta e AC.....incubo! Non &amp;#232; proprio il treno classico indiano carico di gente ma &amp;#232; comunque affollato di gente e come pulizia fa schifo. Panico e chiamata a Kristin e Franco (che cercano di rassicurarci eh?) ma non si pu&amp;#242; far altro che accettare la sorte! Notte da incubo ma tutto passa e quindi......Arriviamo  Benares molto presto e finalmente vediamo l&amp;#39;india come ce l&amp;#39;immaginavamo!Colori favolosi e gente tranquilla (si fa per dire!).L&amp;#39;alba dopo andiamo  fare il giro sul Gange ed &amp;#232; una grande emozione, bisogna vederlo con i propri occhi anche se insonnoliti.
E da qui comincia il nostro amore per l&amp;#39;India, grandi contraddizioni anche emozioni contrastanti; alcuni momenti vorresti scappare, invece, il momento dopo, vorresti viverci!! Esempio &amp;#232; il giro del Rajhastan. Come scordare Jaipur, Jodhpur, Pushkar e Udaipur.......Favolose! Anche un giorno ad Amritsar capitale del Punjab (un sacco di sikh) con il Tempio d&amp;#39;Oro &amp;#232; bellissimo ed imperdibile! 
Forse anche aiutati da una organizzazione, con auto ed autista, voli puntuali e guide, perfettamente all&amp;#39;altezza. 
Inoltre il continuo sostegno telefonico di Franco e Kristin sempre pronti a consigliarci e &amp;quot;confortarci&amp;quot;. D&amp;#39;altronde l&amp;#39;india &amp;#232; tosta e farla senza appoggi in loco &amp;#232; &amp;quot;mooolto difficile&amp;quot;, almeno la prima volta.
Ultimi giorni li passiamo in montagna a Mcleod Ganji e Dharamsala nell&amp;#39; Himachal Pradesh.....e vabb&amp;#232; li ci sono i monaci buddisti ed il Dalai Lama.....altre emozioni (anche se il Dalai Lama non lo vediamo). Conosciamo di persona Franco finalmente.
Potremmo dilungarci su situazioni e stati d&amp;#39;animo particolari ma &amp;#232; meglio (vi consiglio) andarci e vivere l&amp;#39;esperienza. 
Grazie ragazzi (Franco e Kristin) e speriamo a presto (torneremo in India magari al sud) 
Luca e Silvia 
alleghiamo qualche foto 

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_201.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;foto e articolo di Serino Luca e Ciambella Silvia&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>INDIA</category><pubDate>Thu, 02 Dec 2004 13:44:19 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_201.ashx</guid></item><item><title>Un viaggio in Nepal e Tibet, Kathamandu e Lhasa</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/nepal/diario_di_viaggio_nepal_388.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/nepal/diario_di_viaggio_nepal_388.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/70/388/2361.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;NEPAL, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.viaggiinasia.com/	
viaggio in nepal e tibet
Un viaggio di una quindicina di giorni in Nepal e in Tibet non pu&amp;#242; certamente fornire una profonda conoscenza di questi due paesi, ma quanto meno pu&amp;#242; darvi l&amp;#39;idea di cosa sono stati nel passato. Il piccolo regno del Nepal nel X e XI secolo era una sorta di crocevia che ospitava intellettuali e santi provenienti dall&amp;#39;India e dal Tibet. Soggiornavano e s&amp;#39;incontravano in questo stato per scambiarsi conoscenze filosofiche e religiose e informazioni di viaggi. Il Nepal era una terra di artigiani, molto apprezzati per le loro capacit&amp;#224; di intarsiare il legno e per i loro dipinti. 
Dell&amp;#39;esistenza del Nepal la comunit&amp;#224; internazionale seppe soltanto nel XVIII sec, a causa di un gesuita che, ammalatosi in Tibet, per fare ritorno in India aveva scelto -seguendo il consiglio di qualche locale- la strada attraverso il Nepal, allora ancora sconosciuta. Oggigiorno Kathmandu ci offre un panorama molto diverso da quello che doveva aver visto il gesuita. Gli alberghi sono situati in zone molto turistiche, non lontano da Thamel, quartiere che offre tutto ci&amp;#242; di cui un viaggiatore possa aver bisogno, compreso ristoranti con ottimo cibo. Non disdegnatelo perch&amp;#232; quando sarete in Tibet lo rimpiangerete! Ma Kathmandu non &amp;#232; solo Thamel; basta inoltrarsi per le strette viuzze che portano verso Durbar Square per ritornare nel medioevo. Mercatini per strada dove si  vende frutta o verdure, casette con tetti e facciate di legno intarsiato, che nascondono cortili con stupendi tempietti; piccoli stupa dovunque; i sorrisi disinteressati della gente ci fanno varcare la soglia del nostro tempo per entrare in un altro, sconosciuto. 
Certo, visitare Patan o Bhaktapur vuol dire immergersi in ambienti frequentati da turisti,  ma guardando bene si pu&amp;#242; facilmente immaginare come dovevano essere una volta questi luoghi. Il tempo sembra essersi fermato definitivamente a Pashupatinath, la Benares del Nepal, luogo dedicato a Shiva dove avvengono tutte le cremazioni della valle, situato sulle rive del fiume Bagmati che confluisce nel Gange, uno dei luoghi pi&amp;#249; sacri del Nepal. Intorno alle pire che consumano il corpo del defunto la vita continua tranquilla; i bambini giocano nel fiume e le donne lavano, i sadhu - veri e falsi-  sono seduti poco distante a meditare silenziosamente (quelli pi&amp;#249; appiccicosi sono  falsi). 
Un giro nei villaggi intorno alla valle di Kathmandu regala altre sorprese al turista che sceso dalla macchina ritrova condizioni di vita da noi completamente dimenticate. 
Recentemente la vita in Nepal &amp;#232; influenzata non poco da continui problemi politici: la minaccia dei maoisti, scioperi generali della popolazione, e, in questi giorni, un vero e proprio colpo di stato ad opera del re. Oggi mentre scrivo le comunicazioni telefoniche e via e-mail sono tuttora interrotte, ma i voli aerei funzionano normalmente. Chi intende visitare il Nepal deve tener conto di questi fattori, ma deve anche sapere che i turisti non sono un bersaglio dei terroristi e sono sempre trattati cortesemente ai posti di blocco. Pi&amp;#249; che altro s&amp;#39;incontrano disagi: traffico bloccato con impossibilit&amp;#224; di fare le escursioni prefisse, negozi  chiusi, militari che controllano lungo  le strade.
Un giorno a piedi a Kathmandu ha un suo charme tutto particolare...Finora i trasporti da e per l&amp;#39;aeroporto- di cruciale  importanza per i viaggiatori- sono sempre stati assicurati, a volte il proprio mezzo di trasporto viene scortato dalla polizia. 
Poi l&amp;#39;aereo con un balzo di un&amp;#39;ora ci porta verso un&amp;#39;altro mitico paese dell&amp;#39;Asia centrale, il Tibet. Occorrevano mesi per arrivare nella citt&amp;#224; proibita di Lhasa ai tempi di Desideri e, anche qui, ci&amp;#242; che lui aveva visto e descritto oramai non esiste pi&amp;#249;; ma la vista aerea dell&amp;#39;Everest e delle strette valli incuneate fra montagne inaccessibili non per questo smette di meravigliarci. La strada che ci porta verso la capitale del Tibet &amp;#232; veloce e ben asfaltata, ma spesso il pulman frena bruscamente perch&amp;#232; vi sono tibetani seduti quasi al centro della strada a chiacchierare tranquillamente; per loro  &amp;#232; ancora una pista nel deserto che attraversavano con gli yak. Agli alberi che fiancheggiano la strada sono appoggiate le gowa, le barchette fatte con pelle di yak, una volta unico mezzo di comunicazione sullo Tsangpo, il fiume sacro che dal Kailash percorre migliaia di km per arrivare in India, dove prende il nome di Brahmaputra. Ed ecco Lhasa in distanza. Fra gli alberi si scorge il Potala, l&amp;#39;enorme e misteriosa abitazione del Dalai Lama. 
Entrare in Lhasa non &amp;#232; entusiasmante ma, come in Kathmandu, si scoprono posticini dove la vita &amp;#232; rimasta quella di un tempo o quasi, per esempio intorno al Barkhor. 
Il Tibet diventa pi&amp;#249; Tibet quando incominciamo la nostra discesa verso il confine nepalese. I villaggi formati da case con muri fatti in mattoni di fango, affiancate da alte cataste coniche di sterco di yak che serve per il riscaldamento e per la cucina, i tibetani che lavorano in gruppo durante la mietitura scandendo il ritmo lavorativo con canti che rimbalzano dagli uomini alle donne, tutto ci&amp;#242; ci porta in un Tibet che sembra rimasto autentico. Non &amp;#232; difficile entrare a curiosare in una casa, e non &amp;#232; difficile farsi offrire una tazza di &amp;quot;p&amp;#246; cha&amp;quot;- il tipico the al burro che i tibetani bevono in continuazione-. I nomadi sono felici di mostrarvi la loro tenda fatta in pelo di yak. Sono tende spaziose che offrono quanto occorre a questa popolazione che vive in un clima molto rigido. Ancora s&amp;#39;incontrano carovane di tibetani che si spostano con i loro yak seguendo le stagioni, montagne altissime e senza nome che dominano valli strette e villaggi arroccati sui pendii di colline. Piccoli monasteri che, a differenza di quelli visitati, sono irraggiungibili dove,  forse, si conserva ancora quella spiritualit&amp;#224; per la quale va famoso il paese delle nevi. 
Naturalmente il Tibet e il Nepal hanno seguito la modernizzazione, e i cambiamenti connessi con essa, materiali, politici e sociali, sono evidenti. Non tutto ci&amp;#242; che vediamo sar&amp;#224; di nostro gradimento; decisamente n&amp;#232; il Tibet n&amp;#232; il Nepal sono uno Shangrila dove la vita &amp;#232; idilliaca...Ma il viaggiatore che s&amp;#39;inoltra in queste terre con mente aperta e un pizzico di fantasia non potr&amp;#224; fare ameno di lasciarsi trasportare da un fascino che non &amp;#232; ancora del tutto perduto. 
Buon viaggio
Franco e Kristin,febbraio 2005   


&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/nepal/diario_di_viaggio_nepal_388.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Un viaggio in Nepal e Tibet&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>NEPAL</category><pubDate>Thu, 10 Feb 2005 13:27:29 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/nepal/diario_di_viaggio_nepal_388.ashx</guid></item><item><title>I Potenti del Kumba Mela</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_199.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_199.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/70/199/1408.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;INDIA, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.viaggiinasia.com
I Potenti del Kumba Mela ad Ujjain, Aprile 2004
Prima di raccontarvi la mia recente esperienza al Kumbh Mela di Ujjain, mi sembra doveroso dare una brevissima introduzione sul suo significato. Il kumbh [vaso] mela [festival, festa] si origina dalla mitologia induista, e si rif&amp;#224; all&amp;#39;episodio in cui d&amp;#232;i e demoni si allearono momentaneamente nello sforzo di estrarre il nettare dell&amp;#39;immortalit&amp;#224; dall&amp;#39;oceano, zangolando le sue acque.
Quando Dhanwantari usc&amp;#236; dall&amp;#39;oceano con un vaso di amrita, fu necessario trovare qualcuno che lo distribuisse; per questo Vishnu assunse la forma di una bellissima donna e con un piccolo trucco  diede ai demoni il &amp;quot;varuni&amp;quot;- una sorta di liquore- e agli d&amp;#232;i il vero nettare dell&amp;#39;immortalit&amp;#224;. Ma i demoni non cascarono nell&amp;#39;imbroglio e afferrarono il vaso.
Durante la lotta alcune gocce di nettare caddero sulla terra e nella confusione il figlio di Indra, Jayant, si impossess&amp;#242; del vaso e corse via. Egli sost&amp;#242; in quattro luoghi dell&amp;#39;India per riposarsi. Ogni qualvolta si fermava beveva il nettare e nel posare il vaso per terra alcune gocce caddero al suolo. Queste gocce diedero origine ai quattro luoghi sacri dove ancora oggi viene celebrato il KumbhMela: Haridwar, Allahabad, Nasik e Ujjain.
Quest&amp;#39;anno &amp;#232;  la volta di Ujjain ad ospitare la grande festa; nel primo giorno di luna piena, il 5 aprile, -una delle cinque date sacre per il bagno nel fiume-, il mio gruppo ed io ci siamo uniti alle 200.000 persone sul Rama ghat che scende verso il fiume Kshipra. 
Siamo arrivati il giorno prima, e gi&amp;#224; l&amp;#39;ingresso in citt&amp;#224; con le nostre macchine &amp;#232; stato un avventura. Sotto un sole che regalava una temperatura di 40 gradi la polizia ci ha fermati non volendo farci proseguire per entrare in citt&amp;#224;. I servizi di sicurezza erano imponenti ed efficaci, 15000 poliziotti e 10000 uomini delle forze antisommossa, e il nostro posto di blocco comandato da un gentile ma fermo ufficiale ci ha fatto perdere un bel p&amp;#242; di tempo e di sudore.
Finalmente siamo riusciti a raggiungere il nostro stupendo campeggio fisso, di propriet&amp;#224; del maharaja di Jodhpur. Servizio coloniale!
Nel tardo pomeriggio ci siamo avventurati, con un tuc tuc locale, verso il centro della citt&amp;#224; dove si svolgevano i preparativi per la festa. La prima impressione era quella di camminare in una fiera; musica, bancarelle che vendevano di tutto, e gente, tanta gente, che camminava nella nostra direzione, verso il Rama ghat. Il vialone sul  lato destro era costellato di campi tendati che ospitavano sadhu di varie sette, ognuno con il suo spazio, meglio dire: una tenda e un fuoco; e tutti fumavano grandi cylum. L&amp;#39;odore dell&amp;#39;hashish riempiva i campeggi. 
Ho trovato poca sacralit&amp;#224; e molta apparenza fra questi sadhu vestiti in arancione; entrato in una tenda vidi un famoso santone che sta sempre solo su una gamba mentre appoggia l&amp;#39;altra  su una corda che pende da una struttura di legno. Gli chiesi di fotografarlo e mi sorrise per dimostrare il suo consenso. Clik.
 Mi ripresi subito dal mio senso di delusione quando fuori, seduto per conto suo, vidi un sadhu della setta degli Aghori, con una tradizione di alcuni millenni alle spalle.
 Me lo fece notare la mia guida. Una piccola setta, questa degli Aghori! Il loro territorio preferito sono i luoghi di cremazione; si adornano con ossa umane e si rotolano nelle ceneri dei morti; mangiano carne, - al contrario dei sadhu precedentemente visti che sono strettamente  vegetariani-, si cibano di carne umana e di escrementi e sono convinti che andando contro le regole sociali dimostrano equanimit&amp;#224;  verso ogni cosa, in un mondo dove non esiste n&amp;#232; puro n&amp;#232; impuro, n&amp;#232; buono n&amp;#232; cattivo.
Lui stava li! Immobile, non sembrava curarsi molto di quello che succedeva intorno a lui, a parte  minacciare noi invadenti occidentali che provavamo a fotografarlo con il suo bastone.
Ripresa la nostra camminata in discesa, la strada si faceva pi&amp;#249; stretta e i campi organizzati lasciavano il posto a semplici tende o rifugi a ridosso di muri e case. Stavamo entrando nel territorio dei Naga Baba.
I Naga, l&amp;#39;attrazione della festa per gli occidentali, appartengono ad una setta Shivaita e sono conosciuti come persone molto combattive; infatti il loro gruppo &amp;#232; suddiviso in una sorta di reggimento. 
Qui si percepiva qualcosa di diverso dai campi visitati prima. Un clima di austerit&amp;#224; circondava questi eremiti nudi, coperti di cenere, quasi spettrali; i loro unici beni erano un tridente e una pelle sulla quale sedevano. La figura tipica dell&amp;#39;antico asceta induista stava davanti a noi. Quando mi avvicinai per fotografarli i loro occhi arrossati guardavano dritti nei miei; non si capiva bene se era un &amp;quot;si&amp;quot;, un &amp;quot;no&amp;quot;, o un &amp;quot;chi se ne frega&amp;quot;. Non un sorriso, ma il viso sereno li distingueva dagli altri molto pi&amp;#249; giocherelloni. Nella tenda una figura magrissima, nuda e bianca a causa delle ceneri, sedeva in meditazione.
Il Naga baba mi chiam&amp;#242; vicino a lui; dopo che lo ebbi fotografato mi disse qualcosa guardando la mia povera e rumorosa macchina fotografica; non capii ma ero intimorito dalla sua seriet&amp;#224;; per un attimo pensai che voleva sfasciarla; poi si appoggi&amp;#242; al muro e perse ogni interesse per me. Era in un&amp;#39;altro posto.

In un Kumbh Mela precedente c&amp;#39;erano stati disordini e morti, a causa della ricerca di priorit&amp;#224; per fare il bagno sacro. La disputa era fra i Naga e i Sadhu di altre sette: si azzuffarono e morirono in onore dell&amp;#39;idea della pace. Questa volta la suddivisione era severa; su una sponda i Naga, che avevano la precedenza, sull&amp;#39;altra, dove eravamo anche noi, gli altri sadhu.
Noi arrivammo alle 06.00 sui ghat, il momento in cui i Naga stavano cominciando la loro discesa verso il Rama ghat. Non li vedevamo bene, erano lontani; poi l&amp;#39;idea... Tirai fuori la press card e la polizia ci dette il permesso di andare dove nessun&amp;#39;altro poteva avvicinarsi. Eravamo in otto, con una sola press card! 
La scalinata di fronte a noi era affollata di Naga, l&amp;#39;acqua era zeppa di corpi nudi che ballavano, saltavano, giocavano. Erano felici! Le figure austere del pomeriggio prima per un attimo erano sparite, ora erano bambini gioiosi che giocavano e vivevano un momento particolarmente sacro!
Stavamo per andare via quando sul ghat udimmo grida felici, vedemmo un corri corri. Stava arrivando il primo di una lunga lista di &amp;quot;potenti&amp;quot; sadhu! Una carozza in argento trasportava un santone veneratissimo, che portava gli occhiali; appena scese, chi poteva gli si avvicinava per toccargli i piedi, per offrire corone di fiori. Lui si avvi&amp;#242; maestosamente verso il fiume con il suo seguito, si bagn&amp;#242;, e mentre ritornava un&amp;#39;altra processione era in arrivo. Questa volta un sadhu vecchio scendeva verso il ghat, con il volto sorridente e appoggiato alle braccia di alcuni suoi discepoli. Aveva 151 anni. Cosi mi fu detto!
L&amp;#39;altoparlante annunciava ogni Sadhu in  arrivo con il nome proprio, era l&amp;#39;apoteosi. Chi arrivava con elefanti, chi su camion riccamente addobbati, chi su macchine in mezzo ad una folla che solo l&amp;#39;India pu&amp;#242; produrre. Noi eravamo li, in mezzo ai colori, alla gioia dei partecipanti, ai fiori; non  sapevamo pi&amp;#249; cosa guardare e cosa no: era tutto degno di attenzione, meraviglia, affascinato stupore di cosa pu&amp;#242; succedere in un festival religioso indiano.
La differenza con l&amp;#39;altra sponda era notevole; mentre i Naga arrivavano a piedi, nudi e senza alcun mezzo di trasporto, da questa parte vi era uno sfoggio di ricchezza o almeno agio, sadhu con seguiti di molti discepoli, bastoni in argento che battevano il selciato per fare strada ai &amp;quot;potenti del Kumbh Mela&amp;quot;.
Alle 10,00, con 38 gradi di temperatura, decidemmo di andarcene via, al nostro campeggio, a bere una coca. Eravamo soddisfatti, contenti di avere avuto la possibilit&amp;#224; di immergerci in questa folla e in un certo qual modo di essere stati protagonisti di questo eccezionale avvenimento nel paese dove tutto pu&amp;#242; succedere: &amp;quot;l&amp;#39;India&amp;quot;.....      
franco pizzi
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_199.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;I Potenti del Kumba Mela&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>INDIA</category><pubDate>Thu, 02 Dec 2004 12:21:13 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_199.ashx</guid></item><item><title>Quadretti di vita indiana, himachal pradesh/ladakh</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_198.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_198.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/70/198/1404.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;INDIA, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quadretti di vita indiana

Sono passati oramai 30 anni da quando entrai in India la prima volta, arrivando via strada dall&amp;#39;Italia. Era un viaggio avventuroso ma interessantissimo, per le conoscenze che si facevano e per i luoghi stupendi che si attraversavano, alcuni di essi oramai distrutti da guerre fraticide. 
Ho girato  l&amp;#39;India in lungo e in largo, prima come giovane con pochi soldi in tasca e poi, a causa del lavoro che svolgo, come turista di lusso. Ho imparato, comunque, che l&amp;#39;India va vista a pezzetti, a quadretti, perch&amp;#232; &amp;#232; impossibile inglobarla in un&amp;#39; unica idea.


In particolare mi piace  venire a  contatto con la gente dei villaggi in cui  passo. Ora vivo nello stato prehimalayano dell&amp;#39;Himachal Pradesh, che ogni giorno mi regala  scorci di vita rurale da me dimenticati. Ad esempio, nella mia passeggiata quotidiana, per arrivare ad un grande prato dove porto a giocare il mio cane, devo attraversare due o tre villaggi nei quali la vita si svolge ad un ritmo lento, quasi medioevale. Camminando incontro gente che mi sorride e mi saluta, ma senza la falsit&amp;#224; della gente di citt&amp;#224; abituata ai turisti, il cui sorriso &amp;#232; un esca per venderti qualcosa. Incontro il  trasportatore di pietre di ardesia con i suoi cavalli, che scende dalla montagna verso la cittadina di Dharamsala. La desi-anda-madam (la signora che vende le uova fresche e gustose delle sue galline che razzolano libere e con le quali il mio cane gioca tranquillamente) mi saluta ad ogni mio passaggio.  Incontro il pastore dell&amp;#39;etnia gaddhi, con l&amp;#39;inconfondibile berrettino di lana, la giacca di lana grezza e l&amp;#39;orecchino d&amp;#39;oro, che fa la transumanza con il suo gregge di pecore. Passo davanti a case belle e ad umili capanne, quelle dei Bihari arrivati da poco tempo dall&amp;#39;est dell&amp;#39;India in cerca di lavoro. Incontro i bambini, tanti bambini, che prima si mettevano a strillare nonappena vedevano spuntare quel bestione che &amp;#232; il mio cane, ma ora, dopo pochi mesi, sono diventati suoi amici, e ad ogni mio passo sento che lo chiamano per nome. I cani, ovviamente, li conosco tutti. Con il piccolo particolare che in India i cani sono aggressivi, visto che la maggior parte sono randaggi . Incontro anche qualche muccha, liberamente a spasso, come in tutta l&amp;#39;India. E poi ci sono tanti uccelli. E il gorgolio dell&amp;#39;acqua. E basta che  alzi lo sguardo per vedere la catena del Dhauladar (4500 m) coperta di neve illuminata da un sole invernale. Non fa per niente caldo adesso, ma dentro di me vi &amp;#232; il calore del momentopresente, perch&amp;#232; senza distrarmene posso  vivere in pieno la realt&amp;#224; presente.        			                                             
                                                             

Viaggiare in questo modo diventa estremamente affascinante. Anche in Ladakh, localizzato nell&amp;#39;estremo nord del paese e di cultura buddista, spesso viaggio cos&amp;#236;. Al mattino faccio una camminata,  nel pomeriggio arrivo nella casa dove devo soggiornare. L&amp;#39;accoglienza &amp;#232; semplicemente calorosa! L&amp;#39;ospitalit&amp;#224; viene onorata con l&amp;#39;offerta di una tazza di t&amp;#232; caldo, mentre viene sistemata la &amp;quot;camera da letto&amp;quot;. Passo il pomeriggio  seguendo la signora che va a mungere la mucca o le dzomo, o, se &amp;#232; il periodo giusto, seguo  gli abitanti del villaggio nei campi per la mietitura. Il lavoro, invece di essere accompagnato da rimbrotti o moti di insoddisfazione, &amp;#232; scandito da canti  intonati dal gruppo dei lavoratori. Ci si ferma, si beve il t&amp;#232;, si continua! La gamma di colori offerta dalla natura toglie l&amp;#39;attenzione dal terreno e naturalmente ci si rivolge verso l&amp;#39;alto. Quando cala il sole e il freddo si fa sentire si torna in casa, intorno alla stufa con i proprietari. Si parla di varie cose, in attesa della cena; una cena frugale ma ottima e soprattutto calda. Dopo, sempre intorno alla stufa, s&amp;#39;incomincia a bere il chang (birra locale); qualcuno tira fuori una tanica di metallo (tipo tanica di benzina militare) e percuotendola come fosse un tamburo, ne tira fuori un suono ritmato, fantastico per lo strumento che &amp;#232;, e intona una canzone ladakha, al ch&amp;#232; si alzano uomini e donne, e ballano danze locali. In pochi minuti la casa &amp;#232; affollata da molti altri abitanti del villaggio venuti a vedere il turista ma anche a partecipare ai canti e alle danze. Di  stupendo c&amp;#39;&amp;#232; la certezza che tutto ci&amp;#242; non &amp;#232; uno spettacolo per turisti, ma &amp;#232; il loro quotidiano di persone felici che vivono in un ambiente impervio ma felice. Poi tutti a nanna, in una camera calda e pulita anche se molto spartana! Al mattino si resta ancora un p&amp;#242; con loro, e poi si riparte verso una nuova casa. 

In breve, in alcune zone l&amp;#39;India &amp;#232; percorribile anche senza le strutture di super lusso, sebbene in alcuni posti sono indispensabili; ci si pu&amp;#242; spostare anche pernottando in semplici guesthouse - ovviamente assai spartane- , a piedi invece che in macchina con aria condizionata, camminando da un paese all&amp;#39;altro, senza per questo dover intraprendere un faticoso &amp;#39;trekking&amp;#39;. Per concludere citerei una frase del Mahatma Gandhi: &amp;quot;La vera India &amp;#232; l&amp;#39;India rurale&amp;quot;! Era vero allora, e in gran parte lo &amp;#232; tuttora.......

Pizzi Franco e Kristin Blancke
Dharamsala 26/01/04 
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_198.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Quadretti di vita indiana&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>INDIA</category><pubDate>Wed, 01 Dec 2004 16:13:46 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_198.ashx</guid></item><item><title>Feste invernali in Ladakh, Leh, Alci, Lamayuru,Stok, Hemis, Matho, Ladakh</title><link>http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_91.ashx</link><description>&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_91.ashx"&gt;&lt;img src="http://www.viaggiscoop.it/foto/70/91/696.jpg" style="float:left;margin:0 10px 10px 0" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;INDIA, Asia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Feste invernali in Ladakh

testo di Kristin Blancke-www.viaggiinasia.com
foto di Stefano Morbiato


L&amp;#39;anno scorso sono stata invitata a guidare un gruppo di turisti francesi per i festival invernali in Ladakh. Era fine febbraio, periodo delle feste annuali nei monasteri di Stok e Mathro, famosi per i loro oracoli.
Chissa che freddo, mi dicevo! Devo proprio farlo?
Ma dai, fatti coraggio, ti metterai vestiti caldi, e vai!
Era fine febbraio, il periodo dei festival di Stok e Mathro. Avevo gia fatto questo viaggio alcuni anni prima. Ma allora ero con mio marito, mi sentivo pi&amp;#249; forte e pi&amp;#249; sicura.
Eccoci in aereo, sorvolando l&amp;#39;Himalaya innevata, in una splendida giornata di sole. I primi &amp;#39;Jule&amp;#39; non appena atterriamo a Leh. Fa sempre piacere ritrovare gli amici Ladakhi gi&amp;#224; dall&amp;#39;aeroporto....Wangchuk e Lobsang sono ad attenderci per portarci in albergo.Hoi, ora ci sono stanze con riscaldamento centrale!Grande miglioramento dalle stufe a kerosene della volta precedente.Come sempre invito i clienti ad andarsi a riposare, per l&amp;#39;acclimatamento all&amp;#39;altitudine; ci vediamo nel pomeriggio, per una breve passeggiata a Samkar Gompa.
Fa freddo, ma non troppo. Le strade sono libere, le macchine circolano normalmente. Dal piazzale sotto lo Shanti Stupa vediamo la prima panoramica della valle. Cielo terso, di un azzurro che si trova solo a queste altitudini. Montagne incappucciate di neve. E grandi spazi. La catena dello Stok davanti a noi, il Kardung La e la via verso la valle di Nubra dietro, il Tsemola con le sue bandierine, le stupe lungo il percorso: tutto al suo posto. I campi coperti di neve, i ruscelletti secchi, alberi nudi, gente sorridente, come sempre. Pochi turisti: saremo in tutto una quarantina di stranieri, e altrettanto turisti indiani. I negozi per turisti sono chiusi, mancano all&amp;#39;appello i venditori kashmiri e tibetani. Insomma: il Ladakh dei Ladakhi- e dell&amp;#39;esercito indiano, ovviamente. Anche in inverno le donnine vendono verdure lungo la strada; ma la scelta &amp;#232; ridotta: cavoli, patate, qualche radice. Per&amp;#242; negli ultimi anni vengono portate provviste via aereo. Adesso frutta e carne sono anche disponibili in inverno .Quindi, dopo un primo giro di riconoscimento della citt&amp;#224;, torniamo a rintanarci in albergo, con le faccie rosse per il freddo. E intorno all&amp;#39;aperitivo - il solito rum con succo d&amp;#39;ananas- mi tocca a preparare i clienti per domani, il festival di Stok.

  Partiamo in jeep. C&amp;#39;e molto traffico, tanti pulmini si dirigono a Stok, stracarichi di persone. Il monastero si trova ad un chilometro circa al di sopra del palazzo reale, circondato da bianche montagne. Quanta gente............ persone anziane,uomini e donne con i cappellini con le punte girate ins&amp;#249;, il rosario in mano, il viso raggrinzito, gli occhi coperti di cataratta; facce forti ma bonarie. Bimbi con le guance paffutelle, l&amp;#39;immancabile moccolo al naso, nastrini rossi nei capelli. Giovani anche, ragazzi in jeans e giubotto di pelle,  ragazze con il salwar kameez indiano e sciarpe coloratissime. Siamo stipati gli uni sugli altri, in attesa dell&amp;#39;inizio delle danze rituali. Noto che i costumi dei danzatori sono nuovi splendenti , il ch&amp;#232; da un tocco di ricchezza allo spettacolo. Non vi descrivo le danze, sono simili ai chams visti anche in estate, in vari monasteri. Si susseguono a ritmo spedito, e in un battibaleno sono passate due ore! Tempo per la pausa-pranzo; ci dirigiamo sul tetto di una casa vicina, dove il nostro staff ci ha preparato il pranzo caldo, che consumiamo seduti al sole, in mezzo allo spettacolo magnifico di queste montagne. Ma non fermiamoci tanto, che gi&amp;#224; c&amp;#39;invitano le trombe! E non vogliamo mancare all&amp;#39;arrivo degli oracoli . 
La loro apparizione &amp;#232; spettacolare: sono in due, vestiti di bianco, uno con una parrucca rossa in testa, l&amp;#39;altro nera, a piedi nudi, con un&amp;#39;enorme spada in mano. Corrono avanti e indietro, entrano nelle varie sale del tempio,  ri-escono tenendosi in equilibrio lungo i cornicioni stretti del tetto del monastero. Ognitanto si fermano, aguzzano la lama della spada sui corniccioni e la passano sulla lingua e sulle braccia, il tutto accompagnato da urla e grida, mentre un brivido di paura corre tra i presenti. Si dice infatti che l&amp;#39;oracolo si taglia quando &amp;#232; offeso, dagli astanti, dai monaci, o dai musicisti. Qualche spettatore li ferma per porgli una domanda, gli lega una sciarpa bianca addosso in segno di rispetto, e l&amp;#39;oracolo proclama la sua risposta ad alta voce; poi riprende la corsa.Quando arriva vicino alla gente gli passa la spada sopra alle teste chinate in segno di benedizione.Questa corsa dura pi&amp;#249; o meno un&amp;#39;ora , poi i due oracoli entrano in una stanza ed escono dalla trance.Lo stato d&amp;#39;animo della folla &amp;#232; festoso e allegro, e soddisfatti da questa prima giornata tutti tornano a casa.
L&amp;#39;indomani ci ritroviamo allo stesso posto. Non ci sono danze; gli oracoli hanno fatto il giro del villaggio, a benedire case e persone e a fare profezie; fanno una breve apparizione al monastero, poi ripartono a benedire il palazzo reale di Stok. Nel frattempo lo spettacolo si sposta in una specie di amfiteatro naturale, un grande spiazzo fuori dal monastero. E&amp;#39; meraviglioso osservare tutta la gente, disposti  a grappoli sulla collina,  mentre al centro dello spiazzo l&amp;#39;astrologo prepara  e consacra lo &amp;#39;tsogs&amp;#39;. Ecco gli oracoli di ritorno.....ora sono decisamente allegri; tagliano lo tsogs a pezzi e lanciano ricche porzioni tra la gente, con altre grida e profezie. Dopo ancora un breve discorso di buon augurio, rientrano nel monastero dove escono dalla trance. E noi andiamo a mangiare, nella stessa casa di ieri. Poi torniamo nello spiazzo. Ora lo scenario &amp;#232; cambiato: arriva una processione di monaci, con i cappelli gialli delle cerimonie, e tutti gli strumenti musicali rituali . Al centro dello spiazzo &amp;#232; stata preparata una catasta di legna, e sopra viene messa la torma . I monaci  si dispongono intorno, in semicerchio, e fanno una puja del fuoco per  bruciare tutti gli ostacoli e le interferenze. Mentre eseguono i canti e le preghiere viene acceso un grosso fal&amp;#242; , e la torma viene  bruciata. Tutta la gente assiste con gioia allo svolgimento di questo spettacolo grandioso, un p&amp;#242; impazienti per l&amp;#39;atto finale: quando le musiche finiscono e  i canti  taciono, quando la torma &amp;#232; bruciata, ecco che arrivano i ragazzini e una pioggia selvaggia di sassi viene lanciata nel fuoco, affinch&amp;#232; anche l&amp;#39;ultimo demone rimasto non possa sfuggire...
Tutti a casa, ora! Con ancora l&amp;#39;allegria nel cuore, scendiamo un pezzetto a piedi; il silenzio della montagna, il vento che ci accarezza il viso:quale contrasto con il trambusto della festa appena lasciata....
&amp;#200; piaciuto a tutti, lo spettacolo. A cena se ne discute allegramente, e diventa un occasione per spiegargli alcuni aspetti del buddhismo tibetano. Adesso ci aspettano tre giorni d&amp;#39;intermezzo. Andiamo a visitare alcuni monasteri fuori Leh: Alci, Lamayuru, Likir. Con due notti in guest-house, riscaldata da stufe a legna. Ma la semplice forza di questa natura maestosa e dei suoi devoti abitanti ci d&amp;#224; una carica talmente forte che si superano questi piccoli inconvenienti.





&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_91.ashx"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; per vedere le altre foto e il diario del viaggio &lt;em&gt;Feste invernali in Ladakh&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://www.viaggiscoop.it/viaggiutente.aspx?idU=70&amp;user=www.viaggiinasia.com"&gt;www.viaggiinasia.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><dc:creator>www.viaggiinasia.com</dc:creator><category>INDIA</category><pubDate>Mon, 08 Nov 2004 11:05:49 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/asia/india/diario_di_viaggio_india_91.ashx</guid></item></channel></rss>