Diario di viaggio MONGOLIA 
mongolia: il volo dell'aquila
Data inizio viaggio: giovedì 15 settembre 2005
Data fine viaggio: venerdì 14 ottobre 2005
per la terza volta la Mongolia ci accoglie nella sua terra antica che non lascia mai indifferente chi si ferma. Laggiù nel confine con la Russia vive una etnia turcofona che ha ripreso con le antiche tradizioni come la caccia con le aquile e i giocchi equestri di abilità, tuto da scoprire durante il loro festival ad ottobre di ogni anno. Per giungerci km si steppa incontaminata, paesaggi mozzafiatti, incontri indimenticabili fanno la gioia del viaggiatori.
PER INFORMAZIONI PRATICHE PER UN VIAGGIO FAI DA TE LEGGERE LE MIE PAGINE: www.terramongolia.com
MONGOLIA: IL VOLO DELL'AQUILA
giovedì 15 settembre 2005
Dalla notte dei tempi si sa dell'esistenza del mal d'Africa ma pochi sanno della nostalgia delle steppe mongole. Qual'è quel sentimento sorto da cosi lontano che vela i nostri sguardi di questa malinconia alla sua sola invocazione? Da dove viene? Magari quei cavalieri che devastarono l'Europa accompagnati dal rumore infernale dei loro zoccoli hanno lasciato nelle nostre vene i loro geni?
È fisico, è cosi forte questa sensazione risentita dal più profondo del nostro essere davanti all'immensità, davanti a questo mare verde infinito, cosi simile però cosi diverso ad ogni onda che viene morire sulla landa. Qui nessun movimento violento soltanto quando Salik* si diverte a giocare con i fili d'erba, sorgente di vita per i cavalli e i greggi dei nomadi, un lento e grazioso movimento fa ondeggiare quel tappeto verde dove si mischiano le armonie del morin khur, il violino a testa di cavallo del popolo mongolo.
Per la terza volta i nostri passi calpestano quella terra magica... quella steppa che sa cosi bene vestirci di infinite emozioni.
Una iurta spunta come un fungo in mezzo al nulla. Un'altra, molto lontana, appena visibile. Nessun albero. Ciuffi d'erba grigia, esili, in un paesaggio lunare. Laggiù delle colline color ocra oscillano verso le montagne innevate dell'Altai che svettano sopra tre paesi: Mongolia, Russia e Cina. Siamo all'estremo ovest del territorio di Gengis Khan, nella provincia di Bayan Olgi. Questa mattina, sotto il vento che il sole non riesce a riscaldare, gli uomini lasciano le loro tende rotonde, a cavallo, in moto o a piedi. Avvolti in caldissimi capotti, calzando i loro stivali , portano il tradizionale copri capo kazakh in seta tutto foderato di pelle di volpe, hanno appuntamento con le aquile, le loro aquile. Oggi l'onore e il saper fare ancestrale dei loro maestri può, con un colpo d'ala, volar via o ottenere il massimo rispetto dal clan dei falconieri.
Occhi pronti ad affrontare l'arsura del sole e capaci di reperire il minimo movimento nell'immensità i Khazakh cavalcano da diverse generazioni attraverso la steppa. È nella regione dell'Altai dove si può incontrare quelli che hanno saputo meglio custodire l'arte della falconeria. I Kazakh catturano le loro aquile da giovani, un solo esemplare per nido e sempre una femmina. L'aquila rimane con loro circa sette anni prima di ritrovare la libertà per permetterle di riprodursi. Anni durante i quali l'uomo e l'uccello dipendono l'uno dall'altro: l'aquila riceve il cibo dalle mani del Kazakh, in controparte il Kazak recupera le prede dell'aquila, soprattutto volpi e marmotte dalle quale ottiene la pelliccia che porta o che vende.
A passo di carica, la loro aquila troneggiante sul braccio, tutti i falconieri gallonati iniziano a girare più volte attorno allo stadio improvvisato in quel angolo remoto della steppa e il ritmo della cavalcata si scatena nel seguire la musica. Il torneo è aperto!
Malgrado la loro stanchezza, senza dimenticare di fare scintillare nei raggi del sole i loro finimenti d'argento, i cavalli uno ad uno si avvicinano, lo sanno molto bene che pure da loro dipenderà la vittoria. Per il concorso gli abiti tradizionali sono di rigore e sull'avambraccio destro del suo padrone l'aquila impassibile si lascia ammirare tremante di fare brutta figura sulla giuria, si è cosi tanto allenato per quello. Per lui cosi fiero e reale, durante le prossime quarantotto ore non ci sarà riposo e se vuole risentire l'eco della sua vittoria nella steppa sempre sul chi va là dovrà stare per non mancare l'ora della gloria. La concentrazione è al massimo tra le aquile, dalla collina dalla quale devono lanciarsi aspettano con ansia la chiamata del loro padrone per aprire le loro ali ed esibire il volo più rapido ed elegante della loro vita prima di atterrare sul suo braccio. Alcuni faranno soltanto di testa loro andando a vagabondare alla grande disperazione dei loro proprietari nelle montagne dei dintorni. Tifiamo per il nostro preferito, quello del più giovane falconiere, 12 anni, presente con suo padre che gli ha insegnato tutta l'arte della falconeria, come suo padre a sua volta aveva fatto con lui cosi tanto tempo fa oramai. Rispondendo istintivamente al suo grido, con un velocissimo e maestoso colpo d'ala, andrà a posarsi sul guantone del suo giovane padrone assicurandogli un eccellente punteggio. Dopo una notte passata a confabulare sulle possibilità di ognuno, le aquile guardando i vari giochi di abilità equestri kazakh attendono sull'alto della montagna di poter piombare sulla falsa volpe trascinata dal suo proprietario dietro al suo cavallo dimostrando cosi la propria abilità a cacciare delle prede.
Delle grida rauche e selvagge rimbombano nella steppa fracassandosi sui monti circostanti. I Kazakh incitano le loro aquile a fare valere le loro capacità. Per gli allievi poco attenti sta scoccando l'ora dell'ultima chance. Taluni chiameranno invano con accenti disperati nella voce i loro uccelli, altri birbanti disdegneranno in un primo momento la finta volpe prima di decidersi a catturarla ma altri, come il nostro beniamino, saranno più fortunati e si poseranno sopra agitando con orgoglio le loro ali non dimenticandosi di reclamare con grida acute un po' di carne di coniglio, della quale sono cosi ghiotti, prima di accettare di abbandonare la loro preda.
La distribuzione dei premi si farà in un gioioso disordine mentre lassù un ritardatario aleggia giocandosi delle correnti salendo e scendendo in un cielo puro. Prende il suo tempo, allarga le sue ali. Lo sa che è ammirato e temuto nello stesso tempo, questo decupla il suo sentimento di fierezza e quando meno ce lo aspettiamo si abbatte rapido come un lampo sulla sua preda alla quale non rimane più già che un solo soffio di vita quando si sente sollevata da terra.
Ma è fuori concorso... perchè egli è totalmente libero in quella steppa che anche fa viaggiare le nostre emozioni, vera felicità per i nostri sensi.
*Salik: vento in lingua mongola
Graziella (angy8@bluewin.ch)
PS: www.mongoliatours.org o mejet69@yahoo.com per scoprire la Mongolia liberi come le aquile!
informazioni pratiche: le mie pagine a: http://www.terramongolia.com
LE AQUILE E I KHAZAKI
giovedì 15 settembre 2005
FESTIVAL DELLE AQUILE: attualmente esistono 2 festival delle aquile nella regione di Bayan Olgi sul confine con la Russia. Uno molto tradizionale che si svolge su 2 giorni a circa 10km da Bayan Olgi. Viene richiesto ad ogni turista 10$ a giornata incluso un concerto di musica folcloristica in città. Dopo le inscrizioni e la presentazione di ogni falconiere ognuno deve dimostrare le capacità del suo uccello durante le varie prove. Si possono vedere anche vari giochi di destrezza equestre tipiche della Asia centrale e assistere ad un piccolo Nadam con corse di cavalli e archieri. L'atmosfera vi è autentica.
A circa 60km da Olgi si svolge un altro festival alle stesse date. I 2 tornei si fanno concorrenza ed è evidente che uno scomparirà fra alcuni anni. è nel 2000 che i Khazakh hanno deciso di riprendere con la tradizione dei tornei e 2 anni dopo il secondo festival nasceva. Fu concepito per attirare i turisti dei tour operator et per fare arrivare tanti falconieri danno premi piu belli e pagano la loro partecipazione. Si svolge pure su 2 giorni e si vedono le stesse prove come in tutti i concorsi dei paesi vicini dove si affrontano sino a 200 falconieri. Al turista verrà chiesto 20$ a persona e al giorno incluso lo stesso concerto di Olgi di musica folcloristica. È possibile affittare una tenda da campeggio per 50$ o di dormire sotto una iurta per il doppio e pagherete pure 20$ per poter piazzare la vostra propria tenda
Il festival di Olgi dovrebbe sempre svolgersi il 1 week end di ottobre di ogni anno
ANDARE A OLGI occorrono circa 4 a 5 giorni di jeep da UB. Dei mezzi pubblici si recano li facendo il tragitto senza soste in 5 giorni. La migliore soluzione consiste nel noleggiare une jeep da UB per non avere poi problemi di spostamenti una volta giunti sul posto e poter approfittare dei meravigliosi paesaggi attraversati. Sul posto se siete senza mezzi potrete trovare un taxi per pochi tugrug, molto piu difficile per recarsi all'altro festival a 60km da Olgi.
Si raccomanda Mejet: mejet69@yahoo.com (inglese)
CACCIA CON LE AQUILE: durante il festival possibilità di avere contatti con i vari falconieri con chi organizzarvi per andare a caccia con loro nelle montagne dei dintorni
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