MESSICO TOCCATA E FUGA : MESSICO

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Diario di viaggio MESSICO MESSICO
messico toccata e fuga

messico

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Autore: msbara

massimiliano baravelli, Età 20057 giorni (55), imola
la cultura non è quello che sai, ma quello che fai di ciò che sai

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messico toccata e fuga

località: messico
stato: messico (mx)

Data inizio viaggio: venerdì 13 ottobre 2006
Data fine viaggio: sabato 14 ottobre 2006

Lo scorso mese di ottobre, durante un viaggio nel sud ovest degli Stati Uniti, abbiamo compiuto un'escursione di un giorno in Messico. Un'esperienza divertente e istruttiva.

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venerdì 13 ottobre 2006

Dopo aver attraversato la California ed esserci fermati a Phoenix per un paio di giorni, ci siamo trasferiti a Tucson, nel sud dell'Arizona, dove siamo stati a trovare un amico che studia là. Avendo il confine con il Messico a meno di 100 miglia di distanza, decidiamo che una scappata potremmo anche farcela. E la facciamo. Partenza al mattino di buon'ora, ma fa già un gran caldo, e prima delle 11 siamo al confine, in una città che sul suolo Usa si chiama Nogale e che appena di là dalla frontiera si trasforma in Nogales. Agli americani non interessa minimamente chi va di là, tanto che alla dogana, che si affronta a piedi, nessuno controlla nessuno.
In dieci secondi siamo in Messico, è l'impatto è tosto. Tanto Nogale è "americanamente" pulita e tranquilla, quanto Nogales è caotica e sporca. Case cadenti, strade piene di gente, a pezzi e puzzolenti, ingorghi di auto e camion, animali per la strada, carretti trainati da asini, mercatini. In 200 metri, tutto un mondo di differenza. Ma il fascino, pur diverso, è il medesimo. Ci sono negozi dappertutto, perchè evidentemente i prezzi sono più bassi e anche gli americani vengono qua a fare acquisti, specialmente di medicinali, perchè le farmacie sono decine e decine.
Nonostante la tentazione non compriamo nulla, se non birra chiara a volontà. Prima per la strada, poi in un ristorantino dove annaffiamo abbondantemente tortillas e altri piatti tipici, facendoci raccontare storie di vita dal gestore, uno che ha lavorato in California per anni prima di tornare in Messico.
Si sta benissimo, in questo acceno di Messico sgarruppato e dignitoso, dove la gente ride per le strade e ti presta il sombrero per fare le sciocche foto di rito.
Verso sera ci tocca tornare negli States, perchè il primo motel disponibile è lontano, e noi dobbiamo tornare a nord.
Mentre i doganieri ci controllano e stavolta, visto che entriamo, molto più attentamente, ripenso al Messico, al fatto che per motivi strani alla fine non ci sono mai stato (una volta a biglietto praticamente fatto un uragano ha squassato lo Yucatan e ho rinunciato perchè a Merida raccattavano i profughi e non era tempo di turismo), al fatto che vorrei tanto vederlo davvero. Prima o poi lo farò, prometto.

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