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Diario di viaggio · KENYA · 2007

KENYA

.......Arrivati a Nairobi, è buio e all’uscita dell’aeroporto ad aspettare me e Veronica un ragazzo della Come to Africa Safaris ( ed assieme a lui centinaia di persone schiamazzanti con un foglio in mano);…

ZA diario di Claudio Zambelli
Rubiera
27/07/2007 → 02/08/2007
7 giorni di viaggio
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Dove
Nairobi, Masai Mara, Lake Nakuru, Amboseli, NamangaKENYA · Africa
Quando
27/07/2007 → 02/08/20077 giorni di viaggio
Chi
Claudio Zambelli@zambo · Rubiera
Il racconto
1 giornate raccontate0 like · pubblicato il 27/09/2007
Giorno 127 luglio 2007

.......Arrivati a Nairobi, è buio e all’uscita dell’aeroporto ad aspettare me e Veronica un ragazzo della Come to Africa Safaris ( ed assieme a lui centinaia di persone schiamazzanti con un foglio in mano); con questa agenzia dal giorno dopo inizieremo il nostro safari keniano. Lungo la strada per l’hotel, rimaniamo piacevolmente impressionati da una Nairobi moderna, ordinata e d abbastanza pulita. Grattacieli, luci, insegne, non me la sarei aspettata così. Il giorno seguente scopriremo poi che il buio della notte aveva nascosto molte cose. Lungo il percorso e all’arrivo in albergo ci fanno il lavaggio del cervello sui pericoli di Nairobi; mai camminare soli,a attenzione a questo e a quello…. Alla fine decidiamo di bere una birra in un pub, siamo gli unici bianchi, c’è musica e l’ambiente e tranquillo.

Torniamo in camera per la nostra prima notte africana; sciolgo il nodo alla zanzariera, i rumori della strada……mai dormito così bene ma….era già ora di lasciare Nairobi. La scelta della nostra agenzia per il safari keniano ( come per il versante tanzaniano) è avvenuta grazie ad alcune recensioni positive e, soprattutto, badando al risparmio. Da questo momento, per 16 giorni, ci saremmo dovuti scordare le comodità di un buon letto; niente lodge di lusso, semplicemente servizi basilari, sacco a pelo, tenda e tanto spirito d’avventura. Masai Mara, Lake Nakuru ed Amboseli sarebbero state le nostre tappe; tra l’una e l’altra centinaia di Km, strade sterrate, distanze interminabili ma soprattutto la vita locale che ci scorreva dal finestrino. Eravamo in 5: noi 2 italiani, 2 peruviani ed un Australiano (sembra una barzelletta…?).

La nostra guida, Opany, sarebbe stato il nostro angelo custode per 6 giorni e del Kenya ci doveva trasmettere i segreti. Ovviamente in un safari di gruppo è determinante allacciare rapporti con gli altri partecipanti ma il ruolo più importante è quello della guida; da lui dipende il buon esito del safari e l’affiatamento generale. Opany, un omone alto 1.95 Mt circa ,120 Kg di peso, a prima vista era abbastanza distante e serioso ma dietro questa maschera, sapeva regalare momenti di calore, simpatia, dolcezza, allegria. Uomo davvero intelligente e gran lavoratore, con lui ci siamo trovati bene. Lasciata alle spalle Nairobi, veniamo catapultati in un orizzonte di bidonvilles, baracche, povertà e tanta confusione. L’impatto con questa realtà è stato abbastanza forte.

Proseguendo , breve sosta su una terrazza naturale che domina uno scorcio della rift valley, passando per la caotica cittadina di Narok, un paio di ore di pista sterrata e finalmente l’ingresso al Masai Mara. Descrivere le meraviglie di questo e degli altri parchi che abbiamo visitato credo che sia superfluo; altri prima e meglio di me l’hanno già fatto. Io mi limito a ricordare il colore giallo dell’erba al tramonto, le dolci forme delle colline, le colonne interminabili degli gnu, antilopi e zebre in questa stagione di migrazioni. Giraffe, elefanti, cheetah-ghepardi, leonesse con i cuccioli ed il leone con la folta criniera. Il popolo Masai, i loro villaggi e gli allevamenti; le loro coperte colorate: quanto colore in questa terra. Dal Masai Mara, attraversando gli altipiani della regione di Naivasha arriviamo a Nakuru. È una serata grigia ed anche il giorno seguente lo sarebbe stato.

La sera Opany ci fa assaggiare dal suo piatto l’ugali , ne mangio con le mani e lui scoppia in una fragorosa risata. Da quel momento credo si sia accesa una scintilla tra di noi. Il lake Nakuru ci ha piacevolmente impressionato; peccato che sia stata una delle rarissime giornate dove il tempo è stato grigio e nebbioso. Dall’alto del lookout si gode di una vista incredibile sul lago e le distese sottostanti. Nel lago migliaia di fenicotteri rosa dipingono l’orizzonte, nei verdi prati ancora giraffe, bufali, babbuini, leopardi appollaiati sugli alberi e rinoceronti, oramai molto rari da vedere ma in questo luogo protetto così vicini a noi. Sempre dal lookout, “l’assalto” di una scolaresca locale in gita scolastica: un ragazzo si avvicina a me e Veronica e vuole una foto con noi.

No problem dico e da li…uno ad uno tutti gli studenti hanno voluto fare lo stesso….insomma,10 minuti di foto ininterrotte, un po’ di imbarazzo e tante risate…chissà, magari assomigliavamo a qualcuno di famoso ?!! A parte questi ragazzi, la città di Nakuru è il luogo dove per la prima volta mi sono reso conto dell’indipendenza che viene data ai bambini, anche piccolissimi. Dai 3 / 4 anni in poi camminano soli per le strade, i più fortunati hanno lo zainetto per andare all’asilo e a scuola; niente scuolabus o genitori che ti stringono la mano; prendi e vai….fin da piccolo devi imparare a sopravvivere. Di nuovo sul van, sarebbe stato il trasferimento più lungo, da Nakuru a Namanga, 8 ore di strada e la notte da trascorrere al confine con la Tanzania. Per fortuna che la musica che Opany ci propinava era gradevole e passavamo il tempo intonando….”Jambo, Jambo Bwana, abari gani….” .

Il giorno dopo Amboseli, al’ingresso ci attende una distesa di sabbia e all’orizzonte….proprio niente. Siamo venuti fino qui per vedere il Kilimangiaro ed abbiamo due giorni per sperare che la foschia venga spazzata via dal vento. Non siamo stati così fortunati, purtroppo il Kilimanjaro l’abbiamo visto solo per qualche minuto la mattina presto ed il suo ghiacciaio intravisto tra le nuvole:peccato. Amboseli a me è piaciuto molto, lo ricordo come il paradiso degli elefanti, ne abbiamo visti decine e decine ed il territorio circostante è molto vasto e vario. La sera, il nostro accampamento sotto una grande acacia era davvero magico, il fuoco illuminava la notte, intorno a noi la savana, stelle come non mai e silenzio assoluto. Solo i versi degli animali di tanto in tanto ci ricordavano la loro presenza.

Veronica iniziava ad avere un po’ di febbre; il nostro amico peruviano era già da qualche giorno che l’aveva alta; spesso abbiamo pensato alla malaria ma i test e i medici locali ci hanno rassicurato. La scelta di fare la profilassi sembrava essere giusta. Di nuovo a Namanga per le pratiche doganali. Superato il confine Keniano, la fila per ottenere il visto per la Tanzania. Dopo 7 giorni dovevamo salutare Opany; è stato un amico, per la prima volta in Africa, nei suoi occhi ho visto quella luce speciale. Non ci rimane che aspettare il bus per Arusha; ci abbracciamo e facciamo una grande risata. Un nodo mi si stringe in gola , non sarebbe stato l’ultimo nel corso del viaggio. Attraversiamo il confine, il Bus è sovraffollato, vediamo la cima del monte Meru: siamo in Tanzania…..

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