Zhongdian…due passi dal Tibet : CINA

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Diario di viaggio CINA CINA
zhongdian…due passi dal tibet

zhongdian

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Autore: simonasal

Simona Salini, Età 7201 giorni (19),

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zhongdian…due passi dal tibet

località: zhongdian
regione: yunnan
stato: cina (cn)

Data inizio viaggio: domenica 3 febbraio 2008
Data fine viaggio: giovedì 7 febbraio 2008

Dal centro di Lijiang, verso le 12, prendo una navetta che mi porta alla stazione degli autobus, lì prendo un paio d’ore più tardi il pullman per Zhongdian, una città a nord distante circa 200 km.

Dopo aver mangiato un piatto di riso in uno dei numerosi ristoranti nei pressi della stazione, parto per la città.

Zhongdian, conosciuta anche come Shangri-La dagli stranieri, è una città che merita indubbiamente una visita, nonostante sia diventata un mèta turistica molto conosciuta mantiene la semplicità di una bella cittadina cinese. L’aspetto più affascinante di questa città è che si può assaporare e riconoscere ovunque la cultura tibetana, una fortuna per coloro che non possono o non se la sentono di raggiungere la più impervia regione del Tibet. (Foto 1)

Arrivo in città dopo 3 ore di viaggio, la parte nuova si presenta ai miei occhi come un grande centro cinese attraversato da ampi e rumorosi viali costeggiati da edifici moderni, osservo le persone, i loro tratti sono decisi, le guance arrossate dal freddo, alcuni indossano un copricapo bianco, testimone della presenza di una piccola comunità cinese musulmana, poi confermata dalle numerose macellerie che incontro per strada le cui insegne sono chiaramente indicative. (Foto 2)

Al centro della piazza principale c’è la statua di un cavaliere al galoppo, intorno si alternano grandi edifici incolori e cadenti a negozi di vario genere, in realtà poco invitanti. (Foto 3)

Mi faccio condurre da un taxista nella parte vecchia della città, situata nella zona periferica rispetto al cuore nuovo del centro.

Appena arrivata rimango impressionata dal silenzio e dalle strade rocciose completamente deserte, ma anche dalle numerose strutture che si offrono a noi stranieri. (Foto 4)

Cammino cercando di orientarmi ed è un sali e scendi di stradine tortuose in pietra, tutto sembra essere volutamente pulito e levigato, non mancano negozi di artigianato locale, vecchie abitazioni in legno e caffé, molti dei quali chiusi per la bassa stagione turistica.

Cerco e incontro con lo sguardo case sorrette da mura di terra essiccata e tinteggiate con calce bianca, la struttura chiaramente in legno è essenziale, priva di fronzoli, secondo la tradizione tibetana.

Mi dirigo senza accorgermene in quella che è la piazza principale della città, la bandiera cinese sventola alta sopra le costruzioni di legno, al centro si trova qualche bancarella dove si vendono spiedini di carne e verdure. (Foto 5)

Mi fermo in uno dei numerosi alberghi, ceno velocemente in un ristorante e rimando al giorno successivo una visita più accurata della città.

La luce del giorno mi permette di apprezzare ancora di più Zhongdian, rinchiusa in altipiani verdeggianti; passeggiando incontro il primo stupa, poggiato su una base cubica di mattoni, dalla colonna bianca sono legate e partono delle corde sottili a cui sono fissate piccole bandiere colorate di verde, rosso, giallo e blu, sono i mantra, preghiere buddiste. (Foto 6)

Proseguo fino ad arrivare ad un tempio posto su una cima, da qui il panorama mi permette di vedere meglio l’intera città, le montagne sono spolverate di neve e il freddo è pungente. (Foto 7)

Esco dalla città vecchia e cammino sui marciapiedi che fiancheggiano i grandi viali, prendo l’autobus per il monastero tibetano di Songzanlin, un complesso religioso che risale a 300 anni fa e ospita diverse centinaia di monaci.

Il paesaggio che incontro man mano che mi allontano dal centro cambia aspetto, le montagne diventano più imponenti, le case semplici, nuove distese di campi coltivati riempiono il paesaggio e scorgo i primi greggi di yak.

Arrivo al monastero e rimango stupita dalla sua imponenza.

Dinanzi all’entrata un gruppo di giovani donne vendono chincaglieria da pochi soldi; inizio a salire verso il monastero, circondato da case diroccate e abbandonate che donano all’intero paesaggio un atmosfera unica. Intravedo le prime macchie porpora muoversi, sono i monaci, silenziosi e schivi, con le loro teste rasate e i sandali consumati li vedo ovunque, in preghiera, seduti a leggere testi sacri, svolgere umili mansioni. (Foto 8)

Il silenzio è ovunque, il monastero si erge su 20 metri, è bianco e rifinito con colori sgargianti, circondato da numerosi edifici, il tetto è corredato di statue dorate che brillano al sole. (Foto 9)

La sala della preghiera è grande e avvolta dal fumo dolce dei bastoncini di incenso, burro di yak, frutta e denaro sono le offerte che vedo più ricorrenti.

Quando mi affaccio sul tetto del tempio godo di un panorama unico; 3200 metri, un’altezza che mi permette di vedere campi a perdita d’occhio, montagne rigogliose di alberi, greggi di pecore e capre, grossi yak che pascolano quieti, la vallata sembra sterminata e il senso di pace che si respira è unico. (Foto 10)

Comprendo subito il perché questo monastero sia uno tra i più importanti della Cina meridionale, è maestoso, suggestivo, testimone di una storia difficile, avendo attraversato le tristi vicissitudini legate alla Rivoluzione Culturale, quasi abbandonato a se stesso, bombardato, da pochi anni sta risorgendo dalle proprie ceneri…una vicenda vissuta ovunque in Tibet e nell’interra Cina negli anni delle Guardie Rosse, anni in cui, senza alcun rispetto nei confronti di religioni e culture, si è fatto scempio di monasteri, santuari e ogni cosa che simboleggiasse l’antica storia della Nazione.

La sera rientro in città, nella piazza del cuore vecchio di Zhongdien mi attende uno spettacolo inaspettato quanto gradito, gli abitanti del posto danzano una musica popolare che si diffonde nell’aria da un vecchio megafono, uomini e donne girono su se stessi facendo roteare i polsi e le mani, numerosi si muovono sicuri in passi leggeri e sorridono scaldandosi così dal freddo della notte ormai calata.

Osservo la danza in disparte, affascinata da questo rito che scoprirò ripetersi ogni sera.

Simona Salini

NOTIZIE INTERESSANTI:

* Da Lijiang ogni giorno partono due pullman per Zhongdian, uno alle 8,40 e uno alle 14,30; il viaggio dura tre ore e il prezzo del biglietto è di 45 y;
* Vicino alla stazione dei pullman di Lijiang ci sono numerosi ristoranti dove si può assaggiare un ottimo riso di carne e verdure per pochi yuàn prima della partenza per Zhongdian;
* Per visitare il monastero tibetano di Songzanlin occorre prendere l’autobus n. 3 che passa spesso da Changzheng Lu; l’entrata costa 10 y;
* Per mangiare un ottimo posto è Hellen’s Pizza, in Tuanjie Lu, i proprietari sono un simpatico italiano, Marco, e la fidanzata, una ragazza cinese molto gentile e un’ottima cuoca; Marco vive da molto nella città e può dare informazioni importanti sui luoghi da visitare; la carne è buonissima e i biscotti alle noci fatti in casa sono deliziosi;
* Per pernottare, se si decide di stare nella parte vecchia della città una buona soluzione può essere l’Old Town Bright Hotel, in Bei Men Street 22, con 80 y offre camere pulite e in pieno centro; da tenere presente però che in questa zona della città quasi tutti gli alberghi non hanno aria condizionata calda e fa sempre molto freddo;
* Se si vuole pernottare nella parte nuova della città un ottimo albergo è lo Shangri-La Hotel, in ChangZheng Road, ha camere spaziose, aria condizionata calda, pulitissimo, ma non si spende meno di 200y a notte;

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