Diario di viaggio INDIA 
good-bye sonia...
rajasthan, karnataka, kerala, tamil nadu
Data inizio viaggio: giovedì 12 gennaio 2012
Data fine viaggio: mercoledì 9 maggio 2012
Viaggio indipendente - 4 mesi
www.massifish2.wordpress.com
Quattro mesi, quattro Stati, quattro diverse anime di un Paese dai tanti volti, passando dalla forza del Rajasthan all’innocenza del Karnataka, dalla ricchezza del Kerala alla generosità del Tamil Nadu.
Quattro Stati e quattro colori : il rosso sgargiante dei sari del Rajasthan, il bianco puro e semplice come la gente del Karnataka, il verde dominante di tutto il territorio del Kerala, l’oro dei templi del Tamil Nadu.
Gli indiani sono in generale gente allegra, attraente e piacevole (con tutti i lori eccessi e difetti) e l'India e' un Paese immenso, con tanti Stati (28), culture, lingue (almeno 18) e religioni (almeno 6). Quindi ogni Stato va trattato proprio come se fosse un Paese a se'.
Il Rajasthan e’ uno degli Stati indiani tra i più popolari e tra i più visitati dai turisti stranieri, grazie al suo passato imperiale (dai moghul ai rajput), glorioso e ricco di cultura. Se da un lato, quindi, questo rende un viaggio in questa regione molto piacevole, proprio perché s’incontrano luoghi ricchi di storia e gente abituata al turismo, dall’altro si paga anche il prezzo di questa "abitudine" venendo a contatto con meccanismi turistici decisamente poco gratificanti. Questo non vuole di certo essere un’accusa né una giustificazione, ma in generale il comportamento della gente del Rajasthan, almeno di quella delle popolari destinazioni dove sono approdato (Jaipur, Pushkar, Bundi, Udaipur), non è di certo quello che mi ha entusiasmato di più, qui in India. Anzi, per dirla tutta, credo che il bilancio sarebbe stato abbastanza negativo se il mio viaggio fosse finito con il Rajasthan.
Dopo un mese trascorso in questo Stato, dove avevo avuto la forte sensazione che fosse davvero difficile fidarsi di un indiano e che in generale ogni approccio verso uno straniero fosse mirato soltanto ed unicamente per cavarne qualcosa, arrivando nel Nord del Karnataka, che sprizzava di genuinità pura in ogni gesto e comportamento umano, ho cominciato a vedere le cose in maniera diversa, a rendermi conto delle differenze tra uno Stato e l’altro, ho iniziato a conoscere la gente in maniera più naturale, ad avere maggior fiducia nei loro confronti. La mia generale opinione degli indiani è in questo modo nettamente cambiata.
In Rajasthan ho trovato la gente molto più furba e smaliziata (forse perché molto più abituata al turismo), ma man mano che ho cominciato a scendere verso Sud l’atteggiamento generale della gente è iniziato a cambiare, diventando molto più soft, meno duro, più dolce e meno pesante nei confronti dello straniero (con le dovute eccezioni), facendo sì che il viaggio in India cominciasse ad essere molto più rilassante e sereno, forse anche perché io per primo, col tempo, sono diventato più relax e lentamente mi sono abituato al Paese e alla gente.
Infatti, non voglio di certo dare tutte le colpe a questo Stato o ai rajasthani, sarebbe un grande errore, perché una parte di responsabilità in questo rapporto conflittuale con il Rajasthan ce l’ho senza dubbio anche io. Anzi, credo che il Rajasthan abbia pagato il prezzo per essere stato, dopo Delhi ed Agra, il primo Stato indiano da me visitato, di essere stato la prima parte di questo lungo viaggio, parte durante la quale si perde tanto, soprattutto molte energie che psicologicamente sono necessarie per adattarsi e per capire i luoghi che si visitano e la gente che s’incontra, e in quel caso forse la realtà è inevitabilmente percepita in maniera diversa. Sarei curioso di vedere la mia reazione al Rajasthan ora, dopo quattro mesi di viaggio. Sono certo che l’impatto sarebbe diverso, nonostante certe caratteristiche di questa terra che sono comunque nettamente diverse da quelle del Sud.
Ora, che sia ben chiaro, quello che vi sto dicendo è molto relativo perché alla fine è proprio in Rajasthan che ho vissuto alcuni dei momenti migliori di questo viaggio, dall’incontro a Jaipur con J.P., il mio primo tenero amico indiano, al giorno da maestro trascorso nella scuola privata alla periferia di Udaipur o ai 15 giorni di tenerezza trascorsi a Bundi.
Del Rajasthan ricorderò innanzitutto i colori che, forti e vivaci, dominano su tutto, dai sari coloratissimi delle donne rajasthane, ai sgargianti turbanti degli uomini locali, dai colori pastello e tenui di città come Jaipur o Udaipur, ai vivi colori di tutti i prodotti di artigianato locale per cui il Rajasthan é noto.
Del Rajasthan ricorderò il mio primissimo the indiano, quello allo zenzero, che regala a questa bevanda un gusto unico, esotico e speciale. Ricorderò anche i primi cibi di strada che ho avuto il coraggio di provare, i primi thali e il mio primo caldo carrot cake, mio compagno preferito nelle fresche serate di Bundi.
Del Rajasthan ricorderò anche il freddo del mattino e quello della sera, i ragazzi avvolti nei loro caldi e colorati shol o gli uomini imbacuccati in quelle piccole sciarpette rosse o verdi che avvolgevano intorno alla testa, passandole sotto al mento, quasi come se avessero male ai denti. Ricorderò il mio primo invito in una casa indiana, dal signor Rama, contornato dalla sua dolcezza e cortesia.
Ricorderò infine il mio primo grande amore, Helen, la scozzese 78enne conosciuta a Bundi, la cui forza e temperamento mi sono stati di grande insegnamento.
Arrivando in Karnataka ho iniziato a scrivere delle pagine del mio diario di viaggio completamente nuove, fresche e genuine, proprio come la gente che mi ha dato il benvenuto in questo Stato, segnando una svolta importante in questa esperienza di viaggio. Quel commercializzare tutto, persino i rapporti umani, che tanto mi aveva deluso, infastidito e quasi indispettito in Rajasthan, ha finalmente lasciato il posto a pura innocenza e semplicità (forse anche troppa) che però non hanno potuto lasciarmi indifferente.
Ma oltre le prime settimane trascorse nel Nord di questa regione, la gente del Karnataka mi è parsa sin dall’inizio più sincera, più onesta, meno affarista e nettamente più accogliente di quella del Nord, anche in luoghi commerciali e molto turistici come Hampi e Gokarna. Forse è proprio qui, in Karnataka, dove lentamente hanno cominciato ad attutirsi i miei isterismi sui comportamenti degli indiani e le mie giuste paranoie su quel continuo, temerario spirito dell’imbroglio a danno dei turisti, lasciando spazio a maggiore fiducia che col tempo é stata ricambiata e mai tradita. Questo è stato un passo in avanti notevole nel processo di adattamento e di conoscenza umana in questa terra. Anzi, credo proprio che da quel momento preciso in poi le cose siano iniziate a cambiare, per me e per questo viaggio.
Del Karnataka ricorderò innanzitutto i volti di tutti quei bambini, quei giovani e quegli adulti che mi hanno accolto nel Nord di questo Stato e che per 12 giorni mi hanno salutato, chiesto "Which Country, Sir?", sorriso, fermato per strada, stretto la mano e che alle volte mi hanno anche rotto le scatole, ma con molto innocenza e ingenuità, le stesse che mi hanno regalato uno dei momenti più belli della mia vita, l'Holy Festival di Hampi, la Festa dei Colori.
Ricorderò il sapore dei primi idli (tortini di farina di riso cotti al vapore, tipico piatto del Sud dell’India) gustati nell’allegra città di Gulbarga, nonché il primo sacro, genuino ed ottimo pasto in una casa indiana, da Shiù, nel villaggio situato alle porte di Hampi, tra risaie e campi di albero di banano.
Del Karnataka ricorderò anche la deplorevole categoria umana dei turisti stranieri, le cui tipologie, caratteristiche e contraddizioni, proprio in questa regione mi sono parse ancora più chiare e forti.
CONTINUA...
Tutela e copyright dei viaggiatori: ogni riproduzione non autorizzata dall'autore del seguente materiale testuale e fotografico è vietata per scopi diversi da quelli personali