Se al Nilo qualche divinità lontana donasse il potere della parola..quanto avrebbe da raccontare, quante ne ha viste..Quattro giorni nella capitale egiziana, il cairo...tra le millenarie piramidi e sorvegliati dall'occhio vigile della Sfinge, in giro per il traffico caotico della metropoli africana..gustandone i sapori, ammirandone le bellezze, riempendosi di una cultura straordinariamente affascinante.
Dal Cairo islamico e la sua rinomata e secolare università, al museio egizio con la spettacolare collezione su Tutankhamon, al NIlo che scorre placido sussurando aneddoti, soffermandosi sui sorrisi di questo popolo gentile e sublime. Emozioni egiziane dalla capitale dell'Islam...
cairo.quando il Nilo racconta...
martedì 7 novembre 2006
Se il Nilo potesse parlare, racconterebbe di una città mitica e sorprendente, fulcro della civiltà islamica e non solo. il cairo è la città più popolosa dell’Africa, la tredicesima al mondo.. un mondo a parte.
Le sue radici si intrecciano nelle caverne di una memoria lontana e inaccessibile, ecco perchè a noi, increduli profani, la civiltà faraonica ci affascina ma allo stesso tempo ci lascia attoniti.
Incomprensibili sono nella loro magnificenza le piramidi, mostri di pietra dalle forme poco consuete, gloriosi monumenti funerari a sovrani dal potere sconfinato quanto il deserto che li circondava.
Kefren, Cheope, Micerino..tre piramidi che ricordano costruzioni fantascientifiche, extraterresti nella loro imprevedibile architettura. E poi la Sfinge, creatura umanoide che sembra vegliare su qualcosa o qualcuno, chissà mistero. La civiltà faraonica è una sequela infinita di dinastie e di sovrani, ciascuno ha lasciato su queste terre segni inconfondibili del potere assoluto.
Se il Nilo potesse parlare, spiegherebbe di come in un piccolo angolino, a sud della città si nasconda timidamente la CAIRO copta. Uno spicchio di cristianità nello scorrere del tempo islamico, un pietruzza rovinata ma orgogliosa. il cairo copto è un luogo tranquillo e silenzioso: il tempo sembra fermo ai tempi delle persecuzioni sanguinarie, dei nascondigli di fortuna e della fede impossibile. I cristiani ortodossi, perseguitati dai vari califfi, si sono nascosti qui, in questo angolo simboleggiato dalla Chiesa Sospesa, antica e piccola cattedrale “sospesa” su un vecchio colonnato romano, intima nicchia di fede preservata.
A fianco ecco le piccole comunità di San Giorgio e San Sergio, chiesette dissacrate ma sacre, sede questa ultima della sacrestia dove, si dice, soggiornò durante un tempo la Sacra Famiglia.
Se il Nilo potesse parlare, racconterebbe di sultani crudeli e malvagi, di massacri di massa, indicibili torture, vessazioni infinite. Segni inconfondibili di questa sovranità incorruttibile sono le maestose moschee del CAIRO, i cui minareti sembrano avvertire il visitatore di trovarsi davanti alla culla della civiltà islamica, il luogo dove il Corano è stato studiato, divulgato, interpretato e fatto verbo.
Epicentro assoluto è la moschea di Al-Azar, costruzione di una bellezza architettonica impressionante, qui dove gli studenti di tutto il mondo islamico vengono ancora oggi ad imparare, ad ascoltare, a scrivere e studiare. Università antica come il cairo, centro di fede secolare e affascinante. Qui siamo nel CAIRO islamico, lambito dal megalomane bazar egiziano, con i profumi, i colori, le arcate di pietra medievale, il rumore dei suo commerci, le urla dei venditori, le imprecazioni dei consumatori. Un turbinio che ha nell’atmosfera antica qualcosa di autentico ed introvabile. Bere un tè, seduti ad ammirare questo andirivieni di gente, mucche, gatti, stoffe, piatti, spezie, oro, argento, souvenirs taroccati, prezzi gonfiati.. che meraviglia!
Se il Nilo potesse parlare, racconterebbe del sultano Al-Hakim, uno dei più crudeli in assoluto, un folle sanguinario appartenente alla dinastia dei Mammelucchi. Ci spiegherebbe di come girasse per le stradine del bazar a braccetto di un enorme uomo di colore e come godesse nel sodomizzare in pubblico le sue vittime... Racconterebbe di come Mohammed Alì, al quale è dedicata la più maestosa delle moschee della città, avesse trucidato 50 mammelucchi dopo averli invitati alla sua festa, dopo i balli, le orgie, il cibo offerto, spietata ospitalità.
Ma il Nilo sicuramente si soffermerebbe sulla dolcezza infinita di questo popolo battagliero e truffaldino, ma gentile ed armonioso. I sorrisi e la bellezza ancestrale delle sue donne velate, nascoste sotto lunghi shador che lasciano trasparire fascino oscuro ed accattivante. Occhi ammiccanti, bocche di ciliegia, ciocche che rivelano capriccio, sgarbo, inquietudini sottili e nascoste.
Alla fine il Nilo potrebbe anche soffermarsi un attimo sulla sua grandiosità, esaltandosi nei suoi massacri immani, arrossendo per la sua immensa bontà, quanti raccolti salvati, quanto cibo offerto ma anche quanti disastri, quante vite trascinate via, lungo la strada che porta alle immense necropoli di sabbia.
Il Nilo è il vero padrone di questo luogo millenario, dove il peso della storia è cosî soffocante che, di fronte alla maschera d’oro di Tutankhamon nel magnifico Museo Egizio, si può rimanere colpiti da una sindrome strana, un senso di labirintite latente, troppa magia tutta in solo momento.
Infine, forse il Nilo spenderebbe qualche parolina anche per il sottoscritto, giunto in questo Egitto in punta di piedi e senza troppe pretese, senza far rumore, ma rimasto ben presto estasiato, con tanti ricordi e tanti sogni. Sarebbe già un bel regalo da portare con me…
Buon viaggio
Andrea
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