Diario di viaggio MESSICO 
dal chiapas allo yucatan
san cristobal de las casas, palenque, campeche, merida, chichen itza, cancun, tulum, playa del carme
Data inizio viaggio: sabato 14 agosto 2004
Data fine viaggio: sabato 28 agosto 2004
Passata la frontiera Guatemala/Messico io, Ilaria e un bel gruppo di amici con cui abbiamo fatto amicizia nel frattempo, ci apprestiamo a scoprire il Messico, dal Chiapas fino allo Yucatan, passando dalla zona del golfo.
SIamo stati fortunatissimi. Pur essendo agosto abbiamo beccato un clima meraviglioso e secco (eccetto un scroscio di brevissima durata una sera a Campeche).
Il meritato relax ci attende dopo la visita di tutti i isti archeologici esistenti, nella mitica riviera maya dalle spiagge bianchissime.
Voglia di ripartire?? Zeroooooooo
sabato 14 agosto 2004
La frontiera è la cosa che ci ricorderemo di più di tutto il viaggio. Veniamo scaricati al confine che dobbiamo attraversare da soli, a piedi e con le valige in mano, carichi come asini (x via delle carrettate di acquisti fatti in Guatemala). Sembriamo i profughi.
Finiamo su un pullmino scassatissimo e bollente e perdiamo le ore per il disbrigo formalità di espatrio.
La strada verso San Cristobal de Las Casas in Chiapas è lunga, tortuosa e isolata.
Il viaggio è un incubo. Siamo in 12 spaiccicati in un bus da 8 posti.
Fortuna arriviamo a San cristobal in una posada molto carina dove ci riprendiamo.
domenica 15 agosto 2004
San Cristobal è una ridente cittadina del Chiapas dove fa pure freschino. Siamo intorno ai 2000-3000 metri s.l.m.. La città si estende su stradine ciottolate un po’ su e un po’ giù. E’ molto bella davvero e mi ha lasciato molti ricordi.
Abbiamo trovato addirittura un ristorante preferito, la Salsa Verde, una specie di griglieria dove cuociono su enormi piastre di tutto di più, dalle mitiche quesadillas, alla res, ai nachos, ai nopalites (che sono cactus), vivamente sconsigliato a chi soffre di allergie perché è praticamente impossibile che non ti finisca nel piatto qualcosa che ha ordinato un altro. Ebbene sì, ho mangiato anche i cactus e vi posso dire che sono buonissimi. Unico neo del locale l’aria, piuttosto affumicata. A fine cena sei grigliato anche tu e diventi una bistecchina succulenta per tutti i cani randagi della città che cominciano a seguirti in ogni angolo più remoto di San Cristobal.
San Cristobal è la città dei grunge messicani (o esteri trapiantati). Alla sera nelle sue stradine o nello Zocalo, ovvero la piazza principale stile spagnolo coloniale, si trovano ragazzi che suonano o ballano e vendono collanine, dolci (rigorosamente ricoperti di insetti), perfino maria se si preferisce.
Tanti ricordi belli, ma anche l’inizio dell’incubo. Abituati a viaggiare in un paese praticamente privo di turisti, ci troviamo catapultati in un’altra dimensione.
Fuori San Cristobal si trova una chiesa molto particolare, quella di San Juan Chamula (quella di Zinancantan passa in secondo piano).
L’esperienza in chiesa è stata indimenticabile in tutti i sensi. Premetto che è assolutamente vietato fotografare, nemmeno di nascosto, perché i santoni locali non gradiscono. Pare che la settimana prima abbiano ammazzato di botte un turista francese reo di avere fatto una foto col telefonino. Effettivamente davanti al sagrato vediamo un povero giapponese inseguito e poi circondato da questi santoni vestiti con enormi pellicce nere. Pare che abbia fatto una foto con la digitale. Il turista fa vedere ai santoni che non esiste nessuna foto. Loro non si accontentano e pretendono la macchina. Lui non molla e alla fine si nasconde tra un gruppo di turisti che lo circonda e protegge. Non sappiamo come sia andata a finire, ma immagino bene perché all’uscita non abbiamo visto macchie di sangue sul sagrato…
Dentro la chiesa è una bolgia infernale dantesca, una marea umana di locali e turisti. Per terra erba e paglia e file interminabili di candele lunghe, colorate e sottili (che non bisogna assolutamente far cadere perché porta sfiga, ma vi giuro che fare lo slalom tra tutta quella cera è un’impresa). La gente locale prega e si dispera con accanto ogni genere alimentare e non. Per ottenere una grazia (ovvero scacciare il malocchio) devono ruttare (per tirare fuori il maligno), quindi continuano a bere bevande gassate per riuscire meglio. C’è perfino un rivenditore autorizzato di bevande gassate all’interno della Chiesa. Allucinante!!!
Non si è capito se sacrifichino gli animali per qualche motivo religioso, o se vogliano tirare fuori il maligno anche da loro, perché abbiamo visto una povera gallina agonizzante al suolo imbottita di Tequila…no comment!!! In tutta questa bolgia suonatori di ogni tipo di strumenti musicali ti stordiscono, varie processioni religiose ti tagliano la strada (occhio a non far cadere le candele), spari di razzi ti fanno saltare per aria, incensi e fiori ti nauseano con i loro profumi…Comunque davvero affascinante, una cosa mai vista prima, peccato non essere riusciti a fare una foto.
lunedì 16 agosto 2004
Sulla strada per Palenque facciamo una sosta alle famose cascate di Agua Azul, dove l’acqua è davvero azzurra, ma non facciamo il bagno perché pare siano infestate di serpenti velenosi. Peccato che in quel momento il resto del mondo stia sguazzando ignaro del pericolo. Devo dire che queste cascate mi hanno delusa parecchio. Sono il classico posto turistico dove ti portano per perdere tempo…di posti più belli è pieno il mondo!!! Poi c'è un'umidità impressionate...
A Palenque l’unica cosa che c’è da vedere è il sito archeologico nella giungla. Molto bello, anche perché forse è solo il secondo del viaggio.
martedì 17 agosto 2004
La strada per Campeche è stupenda, anche perché abbiamo lasciato gli altipiani del Chiapas e stiamo per raggiungere la costa e più precisamente il Golfo del Messico. Il paesaggio cambia radicalmente e le strade da tutto curve diventano piatte e dritte. Alle porte di Campeche una splendida laguna ci accoglie e poi finalmente l’oceano.
Purtroppo arriviamo a Campeche sotto un nubifragio tropicale. Una scena davvero inquietanto e allo stesso tempo suggestiva. Per fortuna dura una ventina di minuti e torna il sereno.
Campeche è un vero gioiello. La città vecchia è situata dentro le mura, le case sono basse e colorate come piace a me, e il colore nero del cielo dà un tocco irresistibile. Essendo una città di mare si va a mangiare pesce e i famosi camarones (io li prendo col mango). I soliti mariachi ci intrattengono suonando canzoni cubane e popolari italiane.
La sera facciamo un giro per la città e troviamo una fontana che va a tempo di musica, cambiando allo stesso tempo colore, una chiesa con un faro al posto del campanile….Insomma l’atmosfera è unica e infatti questa città mi rimarrà nel cuore.
Mi spiace dovermene andare.
mercoledì 18 agosto 2004
Prima di arrivare a Merida ci spariamo il terzo sito archeologico del viaggio, quello di Uxmal, uno dei più belli per me.
Per via della calura decido di non salire nemmeno in cima alle piramidi, ma di cercare riparo sotto una pianta.
Arriviamo a Merida nel pomeriggio. Ci sono circa 38 gradi.
Merida è detta città bianca per via delle sue bianche residenze coloniali molto belle. Tolte quelle non rimane molto. Siamo fortunati però, perchè nello Zocalo assistiamo a delle danze popolari in costume.
Cosa degna di nota la cena da Pancho’s, spettacolare, la miglior cena del viaggio.
giovedì 19 agosto 2004
Da Merida si va a Chichen Itza, uno dei siti Maya più famosi.
La temperatura aumenta sempre più e anche il tasso di umidità…. Il sito è bello, ma le piante che lo rinfrescano ancora di più…
La piramide principale è imponente e ripida. Praticamente devi salire e scendere a gattoni se non vuoi cadere. E’ un’impresa, ma ne vale la pena. La stessa cosa si può fare dall’interno, ma le facce dei turisti che escono ci fanno capire che non è il caso. Pare ci siano 50 gradi all’interno e che sia talmente umido che manchi l’aria.
Il sito è restaurato per benino, comunque è bello, anche se ho preferito gli altri.
venerdì 20 agosto 2004
Dopo la faticaccia archeologica facciamo una sosta di una notte a Cancun, per riprenderci.
LA spiaggia del nostro hotel, in fondo alla zona hotelera è un incanto. Bianchissima. Il mare è turchese da cartolina.
Cancun è una giungla d'asfalto piena di locali per turisti, eppure ha un suo perchè. Brutta, ma curiosa e comunque non per più di una notte.
sabato 21 agosto 2004
Io e Ila andiamo a farci una settimana di mare a metà tra Cancun e Playa del carmen, in un hotel molto spartano chiamato La Posada del Capitan Lafitte, un posto che consiglio a chiunque.
Ci sono 6 km di spaiggia bianca protetti per via della nidificazione delle tartarughe.
La Posada è eco-compatibile, ma dotata di tutti i confort.
SIamo talmente fortunate che vediamo pure nascere centinaia di tartarughe.
Un posto da sogno che non dimenticheremo mai (speriamo si conservi così e che non costruiscano nulla in zona)
domenica 22 agosto 2004
Non ancora sature di siti archologici organizziamo una gita a Tulum.
A Playa del Carmen andiamo alla stazione dei bus e prendiamo il primo che parte.
Il sito è molto rovinato, ma la sua posizione in riva a un mare da cartolina è qualcosa di magnifico.
In spiaggia ci sono pure le iguane che prendono il sole con te.
Non ho mai visto un mare così bello nella mia vita.
martedì 24 agosto 2004
Cozumel è un'isola con una riserva marina molto bella di fronte a Cancun. Ci si arriva prendendo uno dei numerosi traghetti che partono dal molo di Playa del carmen.
Basta contrattare il prezzo.
A Cozumel c'è un aro molto carino, una riserva coi coccodrilli e un reef magnifico.
Bisogna pagare un ingresso, ma è abbordabilissimo, lo fanno per cercare di salvaguardare la natura.
C'è un bus inglese a due piani tutto di legno che si muove all'interno della riserva.
Noi abbiamo affittato una jeep e ci siamo girati proprio tutta l'isola.
sabato 28 agosto 2004
Un solo consiglio, se fate scalo negli usa, lasciate aperte le valigie, perchè sennò gli addetti alla sicurezza ve le spaccano come è successo a me e Ilaria.
Ho ritrovato la mia chiusa con del nastro adesivo e un biglietto dentro con scritto "ci scusiamo per l'inconveniente, ma abbiamo dovuto effetturae dei controlli antiterrorismo"
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