Splendori del Rajasthan : INDIA

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Diario di viaggio INDIA INDIA
splendori del rajasthan

rajasthan

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Autore: scaragio

giovanni scaramuzzino, Età 29187 giorni (80), Via Brennero 34 Vipiteno (BZ)

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splendori del rajasthan

località: rajasthan
stato: india (in)

Data inizio viaggio: martedì 28 ottobre 2003
Data fine viaggio: lunedì 3 novembre 2003



Ci trasferiamo a Pushkar, per la fiera dei cammelli. Poiché i turisti sono ancora pochi (il pienone è atteso negli ultimi giorni, per i riti del plenilunio), scansiamo il campo tendato ed alloggiamo in un confortevole albergo.
Il villaggio ha un bazar ricco di merci, in cui è piacevole scegliere e contrattare; attigui al mercato i numerosi ghat scendono nel lago Pushkar. Il luogo è uno dei più sacri dell’India ed attira pellegrini da ogni regione. Ma anche qui., come a Dheli, il sacro include miseria, sporcizia e promiscuità; calpestare a piedi nudi – come impone il rispetto per il luogo sacro – le scalinate di pietra è un atto di vero eroismo e di sconfinata fiducia nel proprio sistema immunitario.
Poi, ci tuffiamo nella fiera. Le colline sabbiose che circondano la città sono coperte di tende e di mandrie di cavalli e cammelli. Lo spettacolo è straordinario. Gli uomini, vestiti nelle fogge più varie, con grandi turbanti colorati, accosciati, fumano e osservano, senza darlo a vedere, gli animali su cui hanno messo l’occhio. Le contrattazioni sono lente e complesse, interrotte da corse di cavalli, partite di polo con i cammelli, canti e danze. Infatti, per la ricorrenza, convengono a Pushkar etnie di ogni sorta; una casta di nomadi, che di definiscono “gipsy”, zingari, intrattiene commercianti e turisti con la musica: gli uomini suonano strumenti a corda e a percussione e le ragazze, dai grandi occhi luminosi e dalle movenze flessuose, danzano e si offrono, con grazia naturale e con giovanile freschezza, alla macchina fotografica. I santoni sadhu, professionisti del sacro, siedono in ieratica immobilità all’ombra dei pochi alberi che attecchiscono nella sabbia o camminano con incesso solenne, non tocchi dalla variopinta confusione. Sotto ripari improvvisati si fabbricano e si vendono bardature per cammelli, frustini, selle, strumenti musicali, tessuti; nelle grandi tende rabberciate che fungono da ristorante bolle l’acqua per il te e fumano pentoloni di minestra. Il mondo della fiera è prevalentemente maschile; le donne occhieggiano dalle tende, cucinano e cuciono, badano ai numerosi bambini. Ma i cavalieri galoppano per vantare l’eccellenza del loro destriero; uomini scarni e vigorosi, con grandi pugnali ricurvi alla cintola, osservano in silenzio; altri parlottano fitto accostando i turbanti rossi, gialli, turchini.
Cerchiamo di calarci in questo mondo così lontano e così affascinante; ci sentiamo accettati con benevola indifferenza, qualche volta con blanda curiosità. Solo i venditori ci seguono tenacemente, per strapparci il guadagno della giornata.
Nel pomeriggio del I novembre, ci trasferiamo ad Udaipur. Le cosiddette autostrade indiane meritano un cenno. Dell’autostrada hanno solo il pedaggio: sono, in realtà, un nastro d’asfalto su cui circolano pedoni, biciclette, motocicli, carri trainati da uomini, da cavalli e da cammelli. Questi ultimi sono veramente singolari: veicoli di legno, dalle ruote molto alte e dalle stanghe lunghissime, cui è aggiogato il cammello che, maestoso ed indolente, sembra accettare con sdegnosa tolleranza la fatica del traino. Dalle stradine laterali si immettono, senza alcuna precauzione, sulla larga e caotica arteria, uomini ed animali; l’autista deve avere occhi da ogni parte e limitare drasticamente la velocità. Comunque, raggiungiamo Udaipur senza incidenti. La sistemazione in albergo è macchinosa e il consueto rinfresco di benvenuto si protrae oltre ogni ragionevolezza. Alla fine ci viene assegnato un alloggio veramente straordinario. Abiteremo negli appartamenti reali trasformati in museo. Le nostre stanze si sviluppano attorno ad uno spettacolare salone completamente arredato con mobili di cristallo, che la bizzarria di un maharaja ai primi del novecento ordinò in Inghilterra senza poterli mai usare per la loro assoluta scomodità. L’alloggio è fastoso, ma quasi inaccessibile: la scala di ingresso è ripidissima e formata da gradini così alti che vanno scalati aiutandosi con le mani; le stanze sono arredate con sontuosi ammennicoli e corredate da letti monumentali muniti di baldacchini e cortine, ricettacolo di polvere secolare; ma tant’è, questa è l’India.


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Pensiero di MasalaKate pubblicato il 21/08/2007 21:54:04

Le foto sono bellissime!

E' il mio sogno tornare in India il prima possibile!!
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