Navigando sullo Tsangpo : CINA

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Diario di viaggio CINA CINA
navigando sullo tsangpo

case nel deserto
case nel deserto
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Autore: www.viaggiinasia.com

kristin blancke, Età 27925 giorni (76), dharamshala

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navigando sullo tsangpo

regione: tibet
stato: cina (cn)

Data inizio viaggio: venerdì 5 ottobre 2007
Data fine viaggio: giovedì 18 ottobre 2007

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Navigando sullo Tsangpo
Nuovo viaggio in Tibet, nuovo viaggio sulle gowa. L’aereo parte in orario e si atterra a Gonkar airport. Quali cambiamenti! Oramai sembra di essere in un aeroporto occidentale: professionalità, velocità e soprattutto pochi controlli. Anzi qualcosa è cambiato! Il cambiamento principale a Lhasa riguarda la visita al Potala. A causa dell’enorme afflusso di turisti, -cinesi e occidentali-, il governo locale ha limitato il numero di biglietti d’ingresso per giorno. Bisogna salire la “santa scalinata” a piedi e appena entrati si dispone di “esattamente” un’ora per la visita, pena una sgridata e probabili altre sanzioni per la guida locale. Quindi affannati ci precipitiamo per le sale del Potala; molte sono chiuse, in altre non si può più entrare, si può guardare soltanto dalla porta. Ovviamente così non si riescono ad ammirare i magnifici mandala in oro in tutti i loro particolari. Arriviamo all’uscita giusto in tempo; manca un minuto - siamo salvi! Il giorno dopo inizia la parte più particolare del viaggio, 3 giorni di navigazione sullo Tsangpo sulle barchette di pelle di yak. Prima di partire andiamo a vedere la stazione ferroviaria di Lhasa. La guida tergiversa, ci avverte che non possiamo fare foto etc. Ma noi andiamo lo stesso. Edificio futuristico, pulizia incredibile, vetrate, tabellone in lingua inglese, cinese e tibetana che annuncia gli orari dei treni, i costi e il tipo di treno. Facciamo pure qualche foto dall'esterno; nonostante ci sia la polizia a due passi che non mostra il minimo interesse in ciò che stiamo fotografando. Il pulman, con la stessa cassetta di musica per due ore, si dirige ora verso Simpori. Il campeggio viene posto sotto gli alberi, sulla riva sinistra del fiume, dove due enormi maiali razzolano non molto lontano dalle tende. Lo staff li allontana con un mirato lancio di pietre e noi siamo tranquilli. Al mattino saliamo sulle barchette. Il mio rematore si chiama Tsering. Benchè non sia molto alto è solido come una roccia, e ha gli occhi come due fessure; ride sempre, anche quando ci troviamo su uno Tsangpo molto arrabbiato. Dietro, verso ovest, scorgiamo nuvole nere e basse; davanti, verso est, una tempesta di sabbia. Pochi minuti dopo ci troviamo proprio nel bel mezzo alla tempesta. Lo Tsangpo riceve il vento contro corrente; i rematori ridono e sembrano instancabili nonostante la fatica del remare contro vento. E finalmente arriviamo a Dorje Drak. Mi accorgo subito di una nuova strada che, mi dicono, unisce Lhasa a Samye su questa riva. I Cinesi sono incredibili con le loro fisse per le strade, vanno dovunque! Per fortuna non è asfaltata, si confonde con le dune di sabbia e in fondo rende la vita più facile per gli abitanti di questi villaggi che fino a due anni fa non avevano nessun collegamento stradale. Oggi ci aspettano soltanto 4 ore di navigazione per arrivare a Ngadrak, e li ci fermeremo due notti. Arrivati saliamo su un trattore il cui cassone, coperto e con delle panche semi imbottite, è stato trasformato in "vano passeggeri", e cominciamo a traballare per circa due ore. Passiamo attraverso villagi ancora “naturali”, yak al pascolo, campi ben coltivati, poca presenza cinese. Ad un certo punto il trattore-pulmino si ferma e qualcuno lancia sul vano sopra la cabina una pecora con il ventre aperto, poi lo stomaco e le interiora. Il viaggio continua, e dopo un bel pò si ferma per scaricare la pecora e quello che le apparteneva. Arriviamo nel gompa di Zade. Siamo a 4400 m. Il mattino dopo saliamo molto adagio per un sentiero ripidissimo, verso le grotte che nel VIII sec. hanno ospitato Guru Rimpoche con Yeshe Tsoghiel. Passeggiata meravigliosa, che raggiunge i 4900 m. L'indomani, ultima giornata sulle gowa: con 3-4 ore di navigazione raggiungiamo Samye, uno dei più importanti monasteri tibetani, dove il buddhismo fu dichiarato religione di stato. Arrivo, saluti, abbracci con rematori, e via verso il monastero su un pick-up, in mezzo a dune di sabbia e polvere. A Tsedang mi trovo sbilanciato quando andiamo a visitare lo Yumbu Lhakhang: vedo file di cinesi affrontare i pochi minuti di salita a cavallo o a cammello. Ne vedo uno accovacciato, mentre una signora tenta in tutti i modi di salirci sopra; scivola, ritenta e alla fine con l’aiuto del cammelliere sale soddisfatta! Nei prossimi giorni il nostro viaggio prosegue verso ovest. Per arrivare a Gyantse, lasciata la strada principale, ci inoltramo su una pista di sabbia fra dune e sabbia; sembra di essere in Africa! Fortunatamente finora i Cinesi hanno tralasciato di asfaltarla...Una pista simile ci aspetta dopo Sakya. Gli autisti sono riluttanti; così pure la guida, che passa il suo tempo a dormire, che sia in macchina oppure sulle barche. Ora che è pronta una meravigliosa strada asfaltata per Shegar, chi gliela fa fare a soffrire in mezzo al nulla, fra dune e deserto? Comunque io insisto e si va. Incontriamo un piccolo villaggio, 4 case, semi sepolto dalla sabbia, con una sorgente d’acqua calda dove le donne lavano; incontriamo campi ben coltivati e verdi- da dove prendono l’acqua è un mistero; incontriamo carretti tirati da cavalli, che procedono nel vento e nella sabbia. Infine arriviamo a Shegar, punto di partenza per Rombug e il campo base dell’Everest; nevischia.Rombug e campo base dell’Everes! Il giorno dopo saliamo verso Rombug sotto un cielo nero. Ci fermiamo sul colle, 5200 m, da dove si vede la catena Himalayana, con al centro l’Everest, minaccioso e imponente; avvolto dalle nuvole nere, non si degna di mostrarci la sua cima. Contrariamente a quanto è stato riportato recentemente nei giornali su questa strada e su Rombug [la strada è stata asfaltata, con un notevole impatto ambientale; a Rombug ci sono bancarelle che vendono di tutto, e ci sono persino le prostitute; dico a 5000 m??? mah] nulla è vero; l'ho ritrovata come due anni fa, forse spianata un pò meglio, ma nient'altro! Al campo base fa un freddo incredibile e c’è neve. Al ritorno visitiamo il monasterino che ospita una comunità di monache e monaci; all’interno sentiamo:“ cu cu” - su una colonna è appeso un pendolo svizzero! La discesa verso Nyalam si prospetta avventurosa perché a causa di “lavori stradali” è aperta solo dalle 19 in poi. Facciamo al buio il tratto più brutto e più pericoloso per arrivare a Zhangmu, dove ceniamo in un ristorante tipo pub, -peccato che si sono dimenticati di portarci un ordine e Barbara va a letto digiuna! Un freddo, l’attesa in coda per l’apertura della frontiera al mattino... Gli ufficiali di frontiera sono molto compiti e seri e fanno il possibile per sveltire le pratiche. Peccato che fra un Toyota e l'altro si infila un gregge di pecore che non sembra abbiano voglia di sveltire nulla. S’infilano sotto le macchine; passeggiano incuranti dei calci ricevuti decidono di lasciare spazio alle auto. Si ritorna a Kathmandu, si ritorna a casa in India; chissà cosa troverò in Tibet l’anno venturo, l'anno delle Olimpiadi cinesi, -ammesso che ci facciano entrare? Da Lhasa arriva la notizia che la popolazione tibetana brucia incenso in tutta la città per la medaglia d'oro del congresso americano conferita al Dalai Lama; mi dicono che c’è molta polizia che controlla, ma senza intervenire, e che i monaci di Drepung sono confinati nel loro monastero. E il Presidente Hu, intanto, parla di riforme democratiche. Mah!
Un bel viaggio....
Franco Pizzi

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