Egitto, meglio soli che male accompagnati : EGITTO

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Diario di viaggio EGITTO EGITTO
egitto, meglio soli che male accompagnati

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Autore: msbara

massimiliano baravelli, Età 20060 giorni (55), imola
la cultura non è quello che sai, ma quello che fai di ciò che sai

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egitto, meglio soli che male accompagnati

stato: egitto (eg)

Data inizio viaggio: lunedì 10 maggio 2010
Data fine viaggio: lunedì 17 maggio 2010

Dopo vent’anni di onorata carriera, ho iniziato a viaggiare nel 1990, a 18 anni, per la prima volta ho fatto la scelta di partecipare ad un viaggio organizzato. Vorrei poter dire di essere stato convinto da Daniela, ma non è vero. L’idea è stata mia, e lei l’ha solo avallata nemmeno troppo convinta.
Avevo pensato che, contrariamente al solito, il tour organizzato ci potesse far spendere un po’ meno, e guadagnare un po’ di tempo: avevamo solo una settimana per girare l’Egitto, ci volevano un paio di voli interni, poi la crociera sul Nilo, i vari ingressi nei siti archeo-logici, oltre ovviamente agli alberghi. Insomma, i mille euro e rotti che ci chiedeva il tour operator ci parevano una cifra molto appeti-bile, anche se per una volta avremmo dovuto sacrificare la nostra abituale autonomia. Ma ci saremmo presto resi conto di aver fatto un enorme errore.

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CAIRO IN DUE GIORNI

lunedì 10 maggio 2010

Arriviamo al Cairo lunedì notte, dopo un viaggio eterno, iniziato a mezzogiorno e finito dieci ore dopo. Colpa della nube di polvere vulcanica e di qualche altro ritardo. La nostra prima notte a Il Cairo finisce presto: una cena veloce all’Holiday Inn e poi tutti a nanna, che domattina la sveglia è all’alba.
Ed è infatti ancora prestissimo quando partiamo, rigorosamente con il pullman numero 19, quello a noi riservato, per una prima visita del Cairo. Facciamo così la conoscenza della nostra guida Abdoul, un egiziano di circa 60 anni, con un italiano fluente e una conoscenza enciclopedica della storia del suo paese. Gentile e simpatico, rappresenta l’unico vero valore aggiunto di questo tipo di viaggio.
Al mattino ci porta a vedere la Cittadella e le moschee più famose, poi ci trasferiamo al Museo Egizio per una visita fiume. Dopo un pranzo al ristorante, nel pomeriggio ci concedono un po’ di tempo libero per lasciarci gironzolare per il mercato di Khan el Khalili. Verso le 17 torniamo in albergo, dove mi concedo un po’ di piscina prima della cena. Il programma successivo, almeno il nostro, salta quando Daniela inizia a sentirsi male: diarrea, vomito e febbre saranno suoi compagni fedeli per circa 24 ore e le impediranno, il giorno dopo (e dopo un’altra levataccia), di partecipare all’escursione a Giza, dove mi godo la Piramidi e la Sfinge. Nel pomeriggio si va a Menphi, dove c’è l’enorme statua di Ramsete II, poi a Saqqara a vedere le piramidi a gradoni.
Il nostro tempo al Cairo sta per terminare, il mattino dopo ci si sveglia alle 5 e si parte, in aereo, per Abu Simbel.

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ABU SIMBEL E ASWAN

giovedì 13 maggio 2010

Il volo che ci porta nel profondo sud dell’Egitto, al confine con il Sudan, arriva ad Abu Simbel alle 10 del mattino. La visita al tempio di Ramsete II (sto faraone pare fosse un po’ stronzo, ma di roba da ammirare ce ne ha lasciata tanta...) vale da sola il prezzo del viaggio. Nel primo pomeriggio ripartiamo per Aswan, dove troviama ad attenderci la nostra nave, la Grand Princess. Piuttosto bella, elegante, con una cabina spaziosa e pulita. Dopo un po’ di riposo prendiamo una piccola imbarcazione che ci porta lungo il Nilo, oltrepassiamo l’isola Elefantina e sbarchiamo a vedere un villaggio nubiano. Siamo in gita, e siamo tanti, ma l’esperienza sembra finalmente autentica. Il mattino successivo, stranamente senza levataccia, andiamo a vedere il tempio di File, la diga di Aswan, poi inizia la navigazione che ci riporta verso nord.

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FANTASTICO NILO E LUXOR

venerdì 14 maggio 2010

Di tutto questo viaggio, a parte i siti archeologici, la cosa che ho apprezzato di più è stato il paesaggio offerto dalle sponde del Nilo. Faceva un caldo pazzesco, ampiamente sopra i 40°, e praticamente tutti i nostri 70 compagni di viaggio hanno preferito restarsene rinchiusi in camera con l’aria condizionata, così ho potuto trascorrere gran parte del placido tempo della navigazione sul ponte, seduto all’ombra, perdendomi ad osservare lo straordinario scenario che si mostrava ai lati del fiume. Una sottile strisci di terra verdissima, ornata da palme e vegetazione lussureggiante, intervallata da qualche piccolo villaggio. Quanta vita sui fianchi del Nilo: bambini che facevano il bagno, contadini al lavoro nei campi coi loro bufali, donne che lavavano i panni. Una vista davvero stupenda.
La nostra prima tappa è Kom Ombo, dove ci fermiamo giusto il tempo per visitare il tempio di Sobek. In serata si riparte e l’approdo è a Edfu. Lì, il mattino dopo, altra visita ai templi, prima di ripartire in direzione di Luxor, dove arriviamo dopo una lunga navigazione. In serata rituale festa a bordo in stile egiziano: avessi potuto me la sarei evitata, ma non ho potuto.
Il mattino dopo parte un vero tour de force: 8 ore consecutive di visita ai vari siti di Luxor e dintorni che iniziano con la sveglia che suona alle 5. Andiamo a Karnak, poi nella Valle dei Re, al tempio di Medinet, quello di Luxor, a vedere i colossi di Memnon. Tutto bellissimo anche se, così, senza una sosta, non è stata una passeggiata.
Nel tardo pomeriggio sbarchiamo i bagagli dalla nave e li portiamo in albergo, allo Sheraton. Passiamo lì l’ultima notte egiziana, il mattino dopo ultima levataccia: ci aspetta l’aereo per l’Italia.
Sarebbe inutile stare a spiegare quanto questo paese abbia da offrire, ma la modalità di viaggio da noi scelta si è rivelata un mezzo disastro. Non certo per colpa del tour operator, che fa il suo mestiere e lo fa benissimo, ma perché proprio in questo modo di approcciare un paese straniero non ci siamo trovati. A parte il sentore di gita scolastica (eravamo circa 70, tutti cresciutelli, ma troppo spesso il livello dei commenti, delle domande, dei comportamenti, era davvero infantile), questo modo di muoversi in un paese straniero non ti permette di apprezzare e capire quasi nulla della realtà in cui ti stai immergendo. Il tour operator ti costringe in un mondo alieno al contesto, ovattato, dove non ti confronti quasi mai con la realtà: addirittura quasi tutte le persone con cui interagisci parlano italiano, è tutto talmente organizzato che non hai praticamente bisogno di cambiare i soldi in moneta locale. Certo, nemmeno loro hanno il potere di eliminare il "fastidio" degli ambulanti, del caldo e della puzza, ma gran parte dei nostri compagni di viaggio, se avessero potuto, avrebbero fatto a meno anche di questi minimi disagi. Troppi di loro non sono riusciti a calarsi minimamente nella realtà che li circondava, un po’ per cattiva volontà, e probabilmente pure un po’ perché, abituati a questo tipo di vacanze, non sono programmati per vivere esperienze diverse.
Ci resta, insomma, un rimpianto bello grande, ma la sfortuna di Daniela, che quando era malata si è persa le Piramidi, ci fornisce un succulento assist per programmare un nuovo viaggio in Egitto, che magari comprenderà anche le oasi. Ma stavolta torneremo all’antico: zaino in spalla, biglietto aereo in tasca e "pedalare".

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