Tibet: la discesa dello Tsangpo con le gowa : CINA

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Diario di viaggio CINA CINA
tibet: la discesa dello tsangpo con le gowa

lhasa, samye, dorge drak

il kumbum a Gyantse
il kumbum a Gyantse
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Autore: www.viaggiinasia.com

kristin blancke, Età 27925 giorni (76), dharamshala

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tibet: la discesa dello tsangpo con le gowa

località: lhasa, samye, dorge drak
regione: tibet
stato: cina (cn)

Data inizio viaggio: venerdì 22 ottobre 2004
Data fine viaggio: mercoledì 27 ottobre 2004

articolo e foto di Franco Pizzi
www.viaggiinasia.com

Le gowa sono piccole barche fatte in pelle di yak; per una barca serve la pella di 3 yak e ci vuole una settimana di lavoro. Fino a qualche anno fa erano i mezzi di navigazione più usati in Tibet, per il trasporto di passeggeri o di merci; alcuni autori-esploratori descrivono decine di barche che trasportavano pellegrini da una sponda all'altra . Ora le gowa sono sostituite da barconi a motore che attraversano lo Tsangpo molto più velocemente, ma non hanno certamente il fascino della piccola barchetta che si muove lenta sulle acque placide e verdi del fiume.
La mia esperienza con le gowa incominciò appena fuori Lhasa, con un gruppetto di clienti; vi condurrò giorno per giorno in questo viaggio stupendo per farvi conoscere un pò di Tibet inusuale.

22/10
Lasciamo Lhasa sulle barchette; siamo in tre su ogni barca, un pò stretti seduti su delle tavole rivestite di coperte, con i nostri bagagli come poggia schiena. La destinazione è Ushe, 4 ore e trenta di navigazione. Il Kyiciu è particolarmente tranquillo oggi; è pulito, la sua acqua è verde con sfumature blu, e guardando verso l'alto non si vede una nuvola; un cielo terso come quello del Ladakh.
Arriviamo alla spiaggetta nel pomeriggio e mentre i barcaioli mettono su le tende noi ci avviamo verso il gompa a 4270 m, facendoci 400 m di dislivello su un sentiero un filino ripido. Ridiscesi mi siedo sulla sabbia mentre le mie clienti con il loro vociare rovinano il silenzio incantato che ci circonda.
Guardando verso ovest, al tramonto, la catena del Nyang la Chen all'orizzonte è di un colore rosa e le sue punte lontane segnano la fine del mondo. Il tramonto è veloce e colorato; il calare del sole si unisce al sorgere della luna quasi piena. Le clienti parlano ancora, non si sono accorte di questa magia, in questa terra di favola dove ogni fenomeno è visto come una manifestazione della volontà di qualche divinità.
Al mattino nella tenda la temperatura è -2 gradi ma presto, all'esterno, salirà a +10.

23/10
Il Kyiciu è un affluente dello Tsangpo e oggi facciamo il nostro ingresso in questo fiume maestoso sulle cui rive è nata la civiltà tibetana. In barca!
Siamo entrati nello Tsangpo e i barcaioli cantano, cantano e giocano. Fanno le gare e cantano; sembra che la fatica del remare per loro non esisite, non si stancano! Il sole è troppo forte ma non abbiamo nessun riparo, sulle barche non c' è molto da fare. Ad un certo punto sentiamo delle grida di richiamo; sull'altra sponda un pulman di turisti si è fermato, ci stanno salutando e scattano foto. Sull'altra sponda sono vicini all'aeroporto, che rovina il paesaggio. Subito dopo non si sente più nulla, a parte il rumore delle rapide non molto rapide; una musichetta in armonia con la bellezza selvaggia di questo luogo.
La mia guida si chiama Pemba, un ragazzo timido, gentile, preparato e disponibile. Siamo diventati amici. Anche con il cuoco che oramai conosco da molto tempo siamo in rapporti ottimi; come se fosse lo chef di un grande albergo, dall'altra barca mi chiede in tibetano, urlando, cosa vogliamo per cena. Incredibile. Oggi non abbiamo gite per cui passiamo il nostro tempo sulla spiaggia a chiacchierare su vari argomenti riguardanti il Tibet e il buddhismo.
Il tramonto ha sempre attirato gli uomini di tutte le razze e di tutti i credo come un qualcosa di misterioso, di divino e anche se ai giorni nostri sappiamo che cosa è, non ci sfugge questo momento magico. Almeno, io faccio parte di questo genere di persone; osservo quello che sta succedendo: verso ovest il fiume diventa una colata di oro zecchino; dal Kailash le benedizioni degli yogin arrivano sulle acque dello Tsangpo, e mi sento a mio agio nella mia tenda nel deserto di sabbia.

24/09
Stamane siamo partiti alle 10. Con comodo; il tempo da queste parti scorre come deve: "lento"! Lenta è la navigazione su l'immenso Tsangpo. A ovest, la direzione opposta a quella verso dove stiamo lentamente scivolando, il fiume sembra racchiuso da una catena di montagne, in questo periodo dell'anno innevate. Verso sud-est: spazio! Sembra che il fiume termini nel cielo. Stiamo costeggiando la sponda sinistra e non vediamo quella destra; dune di sabbia dorata lavorate dal vento, banchi di sabbia con rara vegetazione impediscono la vista della super strada che corre verso Tsedang. Ora siamo nel distretto di Lokha "la regione che guarda a sud"
La sponda sinistra è ancora in mano alla natura; a mezzogiorno ci siamo fermati in un villaggio di pescatori, quello dei nostri barcaioli. Il villaggio è primitivo, le case sono fatte con materiale rudimentale, e le gowa sono state appoggiate agli alberi ad asciugare. Facciamo visita alla casa del mio barcaiolo; una moglie con voce dolce mi invita a bere il chang e a mangiare qualcosa. Accetto solo il chang. Andando via mi chiedo, se sanno che il loro paese è sotto i cinesi, se la loro influenza si è fatta sentire dovunque oppure se qualcosa o qualcuno è riuscito a sfuggire.
Siamo di nuovo in barca e sono seduto al livello dell'acqua; gli unici rumori che si sentono sono i remi che tagliano quest'acqua benedetta e antica e i canti dei barcaioli, alle volte dolci e alle volte no, ma sempre in armonia con il posto.
Il nostro campeggio è sulla spiaggia antistante al monastero di Dorje Drak, un monastero Nyingmapa in via di ricostruzione, abitato da 27 monaci. All'interno troviamo una folla di pellegrini arrivati da Lhasa; sono ospiti dei monaci e dormiranno sulle coperte stese sul pavimento del cortile. Sono gentili e ci offrono pö cha [il tè tibetano] e patate bollite. Gentilmente rifiutiamo.
Per cena mangiamo pesce pescato dai barcaioli; forse i pesci avevano mangiato la carne dei cadaveri più a monte, ma sono gustosi.

25/09/
una giornata completa di navigazione, con le solite canzoni dei barcaioli. Il paesaggio sulla sponda sinistra è lunare; dune di sabbia e rocce. Il campeggio è sistemato su una spiaggia bellissima e Pemba sta trattando per i trattorini che domani ci condurranno al villaggio; e poi, a piedi, andremo alle grotte sacre di Guru Rimpoce.

26/09/
il trattorino è venuto a prenderci alle 9, e ci siamo fatti un viaggio massacrante di un'ora. Arrivati al villaggio proseguiamo per il gompa delle monache, a 45 minuti di cammino. Un piccolo monastero tenuto da monache carine e gentili, molto pulito e con tanti fiori che rivelano una gestione femminile. Ci mettiamo in cammino per le grotte su un sentiero molto, molto, ripido; dobbiamo salire, 1500 m di dislivello.
Al nostro ritorno la spiaggia offre un momento magico e tranquillo, grossi uccelli,- i Dun Dun- si muovono tranquillamente fra le secche mentre i pescatori tirano le reti per un'altra cena a base di pesce.

27/09
oggi è l'ultimo giorno di barca. I rematori tirano le reti e vi trovano 50 pesci. Li sventrano e poi li mettono a seccare al sole. Saranno le loro scorte per l'inverno, oppure li venderanno in qualche piccolo mercato.
Samye, uno dei più famosi monasteri del Tibet perchè in quel luogo il buddhismo fu riconosciuto come religione di stato, rappresenta per noi il ritorno nella civiltà.
La barca si ferma sulla spiaggia dove un camion ci attende per portarci a Samye.
Il viaggio è finito; almeno, questa parte del viaggio. Per una volta mi sono reso conto di essere vissuto a stretto contatto con 6 tibetani, e la mia è stata un'esperienza molto positiva, moltodiversa dai contatti con i tibetani in esilio. I barcaioli hanno guadagnato 2200 yuan in sei giorni, direi niente per il lavoro che hanno svolto: hanno remato tutto il giorno, aiutato a montare le tende, pescato per regalarci il pesce, soddisfatto le assurde pretese di alcuni clienti. Persone simpatiche e belle.
Rimbaud disse : "Che ci faccio io qui?" Anche io me lo chiedo. La risposta? "non lo so"













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