Réunion: piccola Islanda dei tropici

località: reunion, saint-denise
stato: reunion (re)

Data inizio viaggio: domenica 22 aprile 2018
Data fine viaggio: martedì 1 maggio 2018

by Luca, Sabrina e Leonardo

Domenica 22 Aprile:
Siamo finalmente in partenza per questo primo viaggio del 2018, un anno per noi abbastanza ambizioso in materia, e partiamo in una calda giornata di primavera, tanto calda che ci guasta un po’ il gusto di essere diretti ai tropici, dove, pare, non saremo neanche troppo fortunati per quanto riguarda il meteo.
Con queste premesse e facendo i dovuti scongiuri, prendiamo il via da casa intorno alle 10:15 diretti sull’isola de La Réunion, un pezzetto di terra di origine vulcanica e di 2.500 chilometri quadrati di superficie, appartenente alla Francia e quindi all’Europa, ubicato nell’Oceano Indiano, fra il Madagascar e Mauritius, talmente poco noto che, fra tutti quelli a cui l’ho detto, colui che si è avvicinato di più alla sua posizione lo ha collocato nella regione caraibica!
Poco importa della generale ignoranza geografica che ci circonda e accompagnati dal buonumore dopo circa venti minuti di viaggio entriamo in autostrada A14 a Faenza, per cominciare subito a seguirla verso nord. Alle 11:00 siamo così a Bologna, ma questa volta non spiccheremo il volo dal capoluogo felsineo e continuiamo a macinar chilometri.
Attraversiamo in pratica l’intera Pianura Padana e intorno alle 13:00 giungiamo in vista di Milano per andare, più precisamente, al Parcheggio Low Coast di Linate, dove lasceremo in deposito l’auto per l’intera durata della vacanza.
Con la navetta gratuita ci facciamo accompagnare poi al vicino aeroporto, dove arriviamo con largo anticipo. Ne approfittiamo così per pranzare comodamente con i nostri panini e dopo ci prepariamo ad imbarcare i bagagli.
Oltrepassiamo i controlli di sicurezza e ci mettiamo in attesa del volo EZY 4298 alla porta numero 21. In perfetto orario poi l’Airbus A319 della compagnia Easy Jet rulla sulla pista meneghina a alle 13:53 decolla diretto a Parigi. Sembra un controsenso andare a nord, allontanandoci dalla meta, ma è proprio dalla capitale francese che spiccheremo il volo per Réunion.
Sorvoliamo le Alpi, ancora abbondantemente innevate, quindi le immense lande transalpine, prima di iniziare la discesa verso l’aeroporto di Orly, nel quale tocchiamo terra alle 17:53.
Dobbiamo obbligatoriamente ritirare i bagagli e, per fortuna, ce li consegnano in tempi rapidissimi, così senza patemi possiamo metterci alla ricerca della Orlyval, la linea su rotaia che collega i due terminal dell’aeroporto.
Ci spostiamo dal Terminal Ovest al Sud e lì troviamo il banco nel quale imbarcare nuovamente le valigie, questa volta a destinazione finale. Oltrepassiamo ancora i controlli di sicurezza, un po’ più rigidi e macchinosi di quelli italiani, e guadagniamo il gate di partenza. In questo modo, dopo una breve attesa, mettiamo piede sul volo SS 0910, un grosso Airbus A330 della compagnia Corsair, che alle 22:45 prende quota virando subito verso sud.
Veleggiando a velocità di crociera nei cieli francesi poco dopo sposto le lancette dell’orologio avanti di due ore sul fuso di Réunion e in un attimo è …

… Lunedì 23 Aprile:
Nell’oscurità sorvoliamo le Alpi, quindi l’Italia intera, poi attraversiamo il Mediterraneo e ci avventuriamo sul continente africano.
All’alba ci affacciamo sull’Oceano Indiano e, superato il Madagascar, ci apprestiamo ad atterrare, in un mare di nuvole, a Réunion. Così facendo alle 10:41 locali tocchiamo terra nell’aeroporto internazionale Roland Garros di Saint-Denis. Non piove, ma il cielo è velato ed il paesaggio cupo.
Recuperiamo sane e salve le valigie e poi ci rechiamo al banco di autonoleggio Enterprice a ritirare il mezzo prenotato fin da casa. Lì ci consegnano una Peugeot 2008 bianca (targata EC 860 XV) e con quella partiamo alla conquista dell’isola.
Andiamo lungo la superstrada che corre parallelamente alla costa e, procedendo in senso antiorario, oltrepassiamo il capoluogo Saint-Denis per continuare verso sud. Osserviamo i colossali lavori per la costruzione della nuova superstrada, il cui percorso in questo tratto sarà un lungo viadotto dentro l’oceano, e, dopo esserci fermati anche per una veloce spesa in un grande centro commerciale, arriviamo poco dopo le 14:00, nelle alture sopra la località di Les Avirons, al Chez Mamie, piccola struttura a conduzione famigliare che ci ospiterà per l’intera durata del nostro soggiorno a Réunion.
Ci accoglie una gentile signora, da ora in avanti chiamata Mamie, che ci mostra la nostra camera, dotata anche di una cucina in comune (con un’altra stanza attualmente vuota). Lì lasciamo i bagagli e, consumato un veloce pranzo, partiamo per una breve escursione nei dintorni, anche se il meteo non invita tanto a farlo.
Prima di tutto ci rechiamo nel vicino paese di Piton Saint-Leu per vedere, solo esternamente perché non si può visitare, il colorito tempio hindu Siva Soupramanien. Riccamente decorato come gran parte delle costruzioni di questo tipo … unica nota di colore in questa prima grigia giornata.
Dopo scendiamo fin sulle rive dell’oceano, nella località di Saint-Leu, ma di andare in spiaggia non se ne parla proprio … allora ci rechiamo al vicino centro marino di Kelonia, dedicato in particolare alle tartarughe marine presenti nella regione … Niente di ché se pensiamo che esattamente un anno fa eravamo allo splendido Acquario di Genova, ma almeno un luogo che è servito a farci passare un po’ di tempo in modo piacevole, con il piccolo Leo entusiasta dell’esperienza.
Intorno alle 18:00, stanchi dopo il lunghissimo viaggio, facciamo spesa per cena e ritorno al Chez Mamie, così, mentre ci apprestiamo a consumare le nostre cibarie, i proprietari della struttura vengono a metterci in guardia perché per domani è atteso l’arrivo di un ciclone tropicale e il loro consiglio è quello di non muoversi.
Il ciclone per gli amici si chiama Fakir ed è, per fortuna, solo di categoria uno. É un evento anomalo per la stagione, quindi un piccolo “privilegio”! … Un brivido che però avremmo volentieri evitato.
L’impatto è previsto sull’isola circa per mezzanotte e le conseguenze si avvertiranno almeno per tutta la giornata di domani

Martedì 24 Aprile:
Il ciclone Fakir è arrivato puntuale durante la notte e si sente chiaramente sulla nostra testa.
Quando ci svegliamo è al massimo della sua potenza: le chiome delle palme sono sferzate dal forte vento, oltre i cento chilometri orari, ed il vialetto di accesso al Chez Mamie è un fiume in piena.
Passiamo tutta la mattinata ad osservare il fenomeno e a mezzogiorno pranziamo ospitati dai signori della struttura, poi, nel primo pomeriggio, la furia del ciclone si placa. Apprendiamo così che molte strade sono chiuse e che sull’isola ci sono anche due vittime.
Il sole fa finalmente capolino fra le nuvole e, anche se un po’ scossi, non resistiamo alla tentazione di andare in auto a fare un giro nei paraggi.
Le strade della zona sono sature di detriti, ma in buona parte percorribili, allora giungiamo al mare nei pressi di L’Étang-Salé les Bains a Le Gouffre, un accidentato tratto di costa nel quale le onde dell’oceano, oggi agitato, si infrangono sulle rocce formando enormi schizzi, che immortaliamo.
Dopo imbocchiamo la superstrada numero 1 e andiamo a sud fino alla cittadina di Saint-Pierre, considerata un po’ la capitale del sud di Réunion.
Prima ci fermiamo alla sua periferia per vedere il tempio tamil Shri Mahabadra Karli, dalle decorazioni e dai colori particolarmente accesi, il cui unico neo è quello di essere accessibile solo ai fedeli (a dire il vero si può visitare, ma solo un giorno alla settimana, in orari limitatissimi).
Subito dopo andiamo verso il centro cittadino, dove lasciamo l’auto in un parcheggio sul lungomare, quindi ci avventuriamo a piedi lungo le vie principali. I negozi però sono quasi tutti chiusi causa il ciclone, compreso il mercato coperto, ospitato in una tipica struttura metallica ottocentesca, così il luogo, normalmente pieno di vita, ha invece un aspetto piuttosto desolante.
Passiamo comunque a dare un’occhiata alla moschea Attyaboul Massadjid, che possiede un altissimo minareto, e al tempio cinese, che però è chiuso, poi ci rechiamo nella spiaggia di Saint-Pierre, generalmente bagnata da un bel mare azzurro, ma i fiumi, ingrossati dalla tempesta, hanno portato tanta acqua limacciosa e le grandi onde del mare in burrasca fanno il resto, offrendo uno spettacolo tutt’altro che invitante.
Ci fermiamo ugualmente per un po’ di tempo, consolandoci del fatto che almeno è smesso di piovere, e più tardi, sulla via del ritorno, ci gustiamo anche il sole, ormai prossimo al tramonto, che seminascosto fra le nuvole fa proprio un bell’effetto.
Riconquistiamo il Chez Mamie e più tardi ce ne andiamo a dormire con una buona dose di ritrovato ottimismo … Per domani è previsto bel tempo, così potremo dare il via all’esplorazione vera e propria dell’isola, sempreché le strade siano aperte.

Mercoledì 25 Aprile:
Siamo finalmente pronti ad intraprendere il nostro itinerario alla scoperta di questa terra … ma il rumore che vien da fuori è inconfutabile e disarmante: piove forte! … Ancora! … Eppure le previsioni meteo erano buone!
A Réunion bisogna partire presto al mattino per godersi i panorami dell’interno, ma invece delle 6:30 mi alzo un po’ svogliato che son quasi le 7:00. Facciamo colazione e poi partiamo sotto la pioggia.
Man mano che scendiamo dalle colline però il fenomeno si placa e ben presto usciamo da quel dannato nuvolone che ci assediava, così a pochi chilometri di distanza splende già un bel sole.
Procediamo sulla superstrada numero 1 verso nord e nei pressi dell’abitato di Saint-Paul veniamo anche coinvolti in un ingorgo, che mai ti aspetteresti in un’isola dell’Oceano Indiano, poi però usciamo dalla principale arteria e cominciamo a salire sulle alture, seguendo le indicazioni per Dos d’Ane.
Il nastro d’asfalto s’inerpica a vertiginosi tornanti fino a questa sperduta località e da lì saliamo ancora un po’, fra intriganti panorami, fino al parcheggio dal quale parte la passeggiata di Cap Noir.
Ci avventuriamo lungo un sentiero ben segnalato e subito ci affacciamo dall’alto sul selvaggio Cirque de Mafate, uno dei tre cirques di Réunion, che sono enormi voragini formatesi in seguito all’implosione dell’antico vulcano Piton des Neiges, ora spento. Questo tipo di ambiente è talmente unico e prezioso che nel 2010 l’Unesco lo ha dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità, un riconoscimento che spetta a pochi altri siti naturali nel mondo.
Gli altri cirques sono quelli di Cilaos e Salazie, che vedremo più avanti durante il viaggio, e sono anche accessibili in auto. Solo il Cirque de Mafate è raggiungibile a piedi oppure in elicottero, infatti adesso ce n’è uno che sta facendo una sorta di staffetta per andare a rifornire le strutture turistiche presenti al suo interno.
Dall’alto il panorama sulla profonda voragine è spettacolare e raggiunge il suo top al chiosco di Cap Noir. È un paesaggio verdissimo e primordiale quello che si para davanti ai nostri occhi, con profondi canyon e picchi rocciosi, nel quale la verticalità è preponderante … Sembrano scene tratte da Jurassic Park, sullo sfondo di un bellissimo cielo azzurro, solo, però, sono già arrivate tante nuvole, per le quali mi assumo la responsabilità, perché questa mattina non ci ho creduto e abbiamo perso quasi un’ora sulla tabella di marcia.
Dopo il chiosco proseguiamo lungo il sentiero, che si fa piuttosto impegnativo e si sviluppa fra la folta vegetazione tropicale, salendo di quota con forti pendenze, anche mediante alcune scalette metalliche, e arriviamo al picco chiamato Roche Verre Bouteille, mentre siamo ormai sfiniti e avvolti dalle nubi. Da lì seguiamo poi il crinale e degradiamo dolcemente fino al parcheggio, concludendo la prima emozionante, seppur faticosa, escursione a Réunion.
Scendiamo da Dos d’Ane e approdati a quote inferiori ritroviamo il sole pieno, poi andiamo di nuovo verso sud e giunti nei pressi della località di Saint-Gilles ci fermiamo per andare a vedere la Ravine Saint-Gilles (appunto), che è una rigogliosa vallata al termine della quale dovrebbe esserci un laghetto dove si getta una bella cascata … ma la zona è chiusa e (lo apprendiamo oggi) da qualche tempo non più accessibile.
A questo punto decidiamo di andare in una spiaggia a pranzare e a trascorrervi il resto della giornata.
Optiamo così per la vicina Plage de la Saline, conosciuta come una delle migliori di Réunion, protetta dalla barriera corallina … e in effetti è molto bella, nonostante il mare mosso al di là del reef. Sfoggia anche splendidi colori, ma la barriera non può proteggere dal vento che, in conseguenza del ciclone, soffia ancora piuttosto teso da sud. Allora, dopo pranzo, scappiamo alla ricerca di un lido più riparato.
Ci spostiamo, di una decina di chilometri, nella spiaggia di Boucan Canot, che non è delimitata dal reef, ma essendo rivolta a nord risulta, oggi, protetta dalle raffiche e più vivibile, anche se, causa il forte moto ondoso, vi è comunque il divieto di balneazione.
Fra gli scogli, sulla destra della baia, c’è anche un’intrigante piscina di acqua di mare, ma anche lì è fatto divieto tuffarsi, allora con Leonardo mi concedo un bagnetto fra alcune rocce, dove l’acqua è calda, oltre che azzurra e trasparente, e vi si sta benone!
Passiamo tutto il pomeriggio a Boucan Canot, cercando un po’ di serenità, dopo le ultime fatiche e le eccezionali vicende meteorologiche, poi, con il sole ormai vicino alla linea dell’orizzonte, raccogliamo tutti i nostri pensieri e ci avviamo verso il Chez Mamie, non prima, però, di avere assaporato un bel tramonto.
Quando infine ci approssimiamo al nostro alloggio incredibilmente comincia a piovere e apprendiamo che lo ha fatto più o meno per tutto il giorno, confermando l’incredibile variabilità climatica di questa terra, che però ha finalmente cominciato a mostrarci le sue bellezze.

Giovedì 26 Aprile:
Sveglia quando fuori è ancora buio, perché oggi vogliamo arrivare in cima al Piton de la Fournaise, uno dei vulcani più attivi del pianeta (detiene il record per la frequenza di eruzioni), che svetta nella parte meridionale di Réunion con i suoi 2.632 metri di altitudine, e vogliamo arrivarci assolutamente prima che lo invadano le nuvole.
Procediamo spediti verso il sud dell’isola e in corrispondenza della città di Saint-Pierre deviamo in direzione dell’interno sulla strada numero 3. Saliamo di quota oltre l’abitato di Le Tampon e man mano osserviamo il paesaggio cambiare aspetto, da tropicale a quasi prealpino, caratterizzato da verdi prati con mucche al pascolo.
Siamo nell’area geografica di Plaine des Cafres, situata a 1.200 metri di altezza, fra i cirques ed il Piton de la Fournaise e da qui, più esattamente dal paese di Bourg-Murat, imbocchiamo la Route du Volcan, che inizia subito a salire vertiginosamente con l’ausilio di stretti tornanti.
È una mattinata splendida, con il cielo terso ed il panorama, verdissimo, che spazia fin sulle vette dei cirques più a nord. Poi la vegetazione si dirada fin quasi a sparire e l’ambiente intorno a noi assume un aspetto quasi marziano quando ci affacciamo dall’alto sul Plaine des Sables, uno spettacolare altopiano formato da ceneri vulcaniche.
Dall’omonimo passo (a 2.360 metri di quota) scendiamo quindi a fitti tornanti verso la spianata, dove la strada si fa sterrata e piena di buche, ma comunque percorribile. Qui notiamo una troupe che probabilmente sta girando uno spot pubblicitario, viste le fiammanti BMW sullo sfondo dell’infernale paesaggio.
Dopo pochi chilometri la strada risale fino ai 2.319 metri del Pas de Bellecombe e lì termina, praticamente sul bordo della caldera.
Da questo punto il panorama è grandioso e ci si sente quasi sul tetto del mondo, con l’oceano, che si perde, smisurato, all’orizzonte. Quando poi ci affacciamo dall’alto sul grande cratere esterno del Piton restiamo incantati: è un nero e vasto plateau di forma circolare al centro del quale si erge il Dolomieu Crater, principale bocca da fuoco del vulcano, mentre vicino al bordo, proprio sotto di noi, risalta per contrasto cromatico il piccolo cono di rossi detriti chiamato Formica Leo.
Scendiamo lungo una ripida scalinata proprio verso la Formica Leo, quindi camminiamo su di una immensa colata lavica, solidificata in forme a volte bizzarre, fino alla curiosa Chapelle de Rosemont, una piccola caverna formatasi in seguito all’innalzamento della crosta magmatica, che per il suo aspetto a guglia ricorda vagamente, appunto, una cappella.
Da lì, praticamente ai piedi del Dolomieu Crater, la cui bocca si trova quattrocento metri più in alto, ci avviamo poi sulla via del ritorno e, saliti gli oltre cinquecento scalini lungo il bordo della caldera, riconquistiamo anche il Pas de Bellecombe.
È stata davvero un’esperienza indimenticabile, consumata a stretto contatto con le strabilianti forze della natura, una bella pagina del nostro viaggio a Réunion, che si è svolta anche nei tempi giusti … infatti le tanto temute nuvole stanno già risalendo la china del Piton e ben presto ne invaderanno anche la vetta.
Prima di lasciarci inghiottire dalla nebbia, subito dopo il Pas des Sables, possiamo però assaporare un altro piccolo spettacolo: quello del vecchio Cratére Commerson, al cui interno, per un fortuito gioco di luci e vapore acqueo, si è venuto a formare un incredibile arcobaleno!
Avvolti dalle nubi scendiamo poi fino a Bourg-Murat e lì andiamo a visitare la Cité du Volcan, un esauriente museo dedicato all’attività del Piton de la Fournaise, ma anche a tutti i vulcani in genere. Un percorso scientifico ben articolato che entusiasma in particolare il piccolo Leo, grazie anche alla visione di un bel filmato in 4D.
Passato da poco mezzogiorno ci rechiamo a pranzare nella vicina località di Bois Court, presso l’area ricreazionale del punto panoramico sulla vallata di Grand Bassin … Qui addentiamo con soddisfazione i nostri panini, ma non possiamo godere del panorama sulle bellezze naturali di Grand Bassin perché le nuvole invadono tutta l’aera e ce lo impediscono … peccato!
Scendiamo allora verso la costa occidentale di Réunion, alla ricerca di una spiaggia nella quale trascorrere un paio d’ore e la scelta, visto il vento che soffia ancora da sud, cade come ieri su quella di Boucan Canot. Lì si sta bene, ma non per molto, perché quasi subito arriva una sfilata di nuvole dispettose a guastare la festa.
Restiamo comunque fino al tramonto, quando facciamo rientro al Chez Mamie per concludere una giornata iniziata benissimo, ma finita un po’ peggio.

Venerdì 27 Aprile:
La partenza è come al solito di buon ora. L’intenzione è quella di non scendere dalla nostra attuale posizione, ma di salire ancora, fino alla località di Le Tévelave e da lì seguire la Route Forestière du Tévelave, poi quella des Tamarins, che corre tutta in quota attraverso la folta vegetazione tropicale, e infine percorrere l’ultimo tratto di strada in salita fino a Le Maïdo, a 2.220 metri di altezza, uno dei punti panoramici più spettacolari di Réunion.
Appena imboccata la strada forestale ci troviamo però di fronte ad una sbarra che c’impedisce di proseguire e la causa è ancora da attribuirsi al ciclone Fakir … accidenti a lui!
L’alternativa è quella di scendere fino alla superstrada, percorrerne un bel tratto e poi risalire, lungo un irto tracciato, con centinaia di curve, fino alla sospirata meta. Così, armati di santa pazienza, c’avviamo lungo la retta via, anche perché la mattinata è splendida e non possiamo lasciarci sfuggire l’occasione di osservare lo spettacolo.
Poco dopo le 9:00 giungiamo finalmente a destinazione e possiamo goderci lo splendido colpo d’occhio sul Cirque de Mafate da quella sorta di balcone naturale che è Le Maïdo, con la visuale che spazia in lontananza fin sull’oceano tempestato di piccole nuvole, rendendo la vista praticamente aerea! …
Restiamo per un po’ ad assaporare il panorama da tutte le possibili angolazioni (e ci mancherebbe, dopo la fatica fatta per raggiungerlo!), poi affrontiamo la lunga discesa, che intorno alle 11:00 ci fa arrivare nella cittadina di Saint-Paul, dove prima di tutto ci rechiamo a vedere, solo esternamente, il tempio hindu Siva Soupamanien.
Subito dopo vorremmo fare quattro passi nel rinomato mercato, che qui si tiene tutti i venerdì ed è considerato il più tipico dell’isola … infatti pare vi sia presente tutta l’isola, perché parcheggiare nei paraggi è proprio impossibile. Allora ci spostiamo nella periferia occidentale dell’abitato, dove si trova l’originale e caratteristico Cimetière Marin, ubicato in riva all’oceano, nelle cui monumentali tombe sono seppelliti i più noti personaggi di Réunion.
A questo punto della giornata, ormai a mezzogiorno, ci avviamo verso la spiaggia e proviamo ad andare nella vicina Plage de l’Hermitage, quella che è considerata la più bella dell’isola, nella speranza che il vento, che in questi giorni spira da sud, si sia un po’ placato.
Le ire di Eolo non si sono ancora completamente sopite, ma troviamo un angolo abbastanza riparato e lì pranziamo, nell’attesa anche che un grosso nuvolone tolga il disturbo.
Nel pomeriggio poi il sole esce completamente allo scoperto e finalmente accende tutti i colori del mare … davvero bello, con le sue infinite sfumature d’azzurro e le acque cristalline che bagnano una bianca battigia bordata di rigogliosa vegetazione.
In compagnia di Leonardo vado anche in esplorazione con maschera e boccaglio sull’antistante barriera corallina e lì, con somma soddisfazione, vediamo numerosi pesci e belle conformazioni, un’esperienza non certo paragonabile a quelle del Mar Rosso o delle Maldive ma comunque soddisfacente.
Trascorriamo così in maniera piacevole tutto il pomeriggio nella Plage de l’Hermitage, fino al tramonto, quando riordiniamo tutte le nostre cose e facciamo ritorno alla base, concludendo un’eccellente giornata.

Sabato 28 Aprile:
Prendiamo il via più o meno alla solita ora e dal Chez Mamie andiamo verso sud, fino all’abitato di Saint-Louis, dove cominciamo a salire sulle montagne.
Dopo oltre venti chilometri di strada irta e piena di curve e dopo il paese di Les Makes, con l’ultimo tratto attraverso una fitta foresta tropicale, giungiamo al punto panoramico chiamato La Fenetre, a 1587 metri di quota.
Lasciata l’auto nell’apposito parcheggio ci affacciamo così dall’alto sul Cirque de Cilaos, il più noto e anche popoloso dei cirques di Réunion, la cui vista è spettacolare, anche se non proprio nella giusta luce, oltre che condizionata da un po’ di foschia nei bassi strati della profonda voragine, ma almeno senza nuvole.
Osservato il cirque dall’alto siamo ora intenzionati ad andare al suo interno. Per fare questo scendiamo da La Fenetre fin quasi a Saint-Louis e poi cominciamo a seguire la Route de Cilaos, nota anche come “strada delle quattrocento curve”, uno dei nastri d’asfalto più tortuosi al mondo.
All’inizio la strada si insinua in una stretta gola e subito incontriamo un cartello poco rassicurante con su scritto: “Route de Cilaos barrée” … quindi, poco più avanti, una deviazione obbligatoria su di un ponticello sospeso, nel quale può transitare una sola auto alla volta, per il paese di Îlet Furcy.
Attraversiamo con un briciolo di apprensione il ponte e ci affacciamo, all’altro lato del villaggio, di nuovo sull’alveo del fiume, che questa volta si affronta su di un rozzo passaggio sterrato. Passaggio che però è bloccato dalle forze dell’ordine, con tutte le auto ferme in coda, mentre sull’altro versante del canyon e quindi sulla strada principale si vedono cadere, in diretta, grossi massi sulla carreggiata!
Chissà se e, soprattutto, quando faranno passare … allora prendiamo una decisione e, accontentandoci della vista di Cilaos solo dall’alto, facciamo dietrofront, affrontiamo ancora una volta il ponticello e cambiamo obiettivo.
Scendiamo a Saint-Louis ed imbocchiamo la superstrada numero 1 verso nord, così da andare alla ricerca di una spiaggia, anche se in netto anticipo sulla tabella di marcia.
La scelta cade sulla Plage de la Saline, dove qualche giorno fa soffiava forte vento … davvero una bella spiaggia, non c’è che dire, ma in barba alle previsioni, anche oggi è sferzata da raffiche non troppo piacevoli … Allora andiamo a colpo sicuro nella vicina Plage de l’Hermitage, dove eravamo ieri.
Il posto è splendido e dopo il parziale fallimento della mattinata possiamo almeno gustarci un delizioso pomeriggio balneare, con bagni di sole e mare cristallino e con una barriera corallina, ricca di pesci, davvero di buon livello e solo un po’ troppa corrente per effettuare un tranquillo snorkeling.
Come sempre restiamo in spiaggia fin quasi al tramonto, ma questa sera rientriamo con un po’ più di sollecitudine. Ci aspetta infatti una cena preparata personalmente da Mamie, che consumiamo in compagnia di tre nuovi ospiti e durante la quale assaporiamo diverse e squisite pietanze creole.
In quell’occasione apprendiamo poi, dai padroni di casa, che ieri notte ha anche eruttato il Piton de la Fournace … niente di particolare o preoccupante, ma solo l’ennesima dimostrazione della grande attività di questo vulcano situato nel bel mezzo dell’Oceano Indiano.

Domenica 29 Aprile:
La sveglia è sempre piuttosto presto, con la vacanza che volge ormai al termine.
Ci sono rimasti da vedere il sud ed il nord-est dell’isola, oltre al Cirque de Salazie, che però abbiamo deciso di sacrificare, visto il giorno perso a causa del ciclone … Oggi ci dedicheremo così al sud.
Andiamo lungo la superstrada numero 1 fino a Saint-Pierre (nel cui tratto ci accorgeremo, tornati a casa, di aver preso anche un velox) e da lì ci avventuriamo lungo la strada numero 3, che attraversa tutta Rèunion fino alla sua costa orientale.
Passiamo nei pressi della deviazione per la Route du Volcan e proseguiamo in discesa fino alla litoranea cittadina di Saint-Benoît, dove andiamo a destra sulla strada numero 2 e in direzione del cosiddetto “Sud Sauvage”, ma anche verso grossi nuvoloni.
Dopo pochi chilometri arriviamo nel paese di Sainte-Anne, nel quale si trova la curiosa Église de Sainte-Anne, edificata nel 1857 in uno stile stravagante, con la facciata interamente ricoperta di originali stucchi raffiguranti fiori, frutti e angeli. Anche una cappella al suo interno offrirebbe interessanti decorazioni, ma è in corso di svolgimento la funzione religiosa e non possiamo accedervi. Il grigiore del cielo poi domina la scena e dobbiamo accontentarci
Più avanti, lungo la strada numero 2, sempre nei pressi di Sainte-Anne, vediamo anche il vecchio Pont des Anglais, un pittoresco ponte sospeso non più praticabile (neanche a piedi) e piuttosto bisognoso di restauri, che quando fu costruito, sul finire del XIX secolo, era il più lungo del mondo nel suo genere.
Da questo punto in avanti la costa ed il nastro d’asfalto che la segue sono praticamente alle pendici del Piton de la Fournaise, infatti nel successivo paese, che si chiama Piton Sainte-Rose, possiamo ammirare la chiesa di Notre-Dame-des-Laves, letteralmente miracolata dalla colata lavica del 1977, che l’ha circondata da tre lati, lasciandola incredibilmente indenne.
Da lì, attraversando alcune piantagioni di canna da zucchero, andiamo fino in riva al mare, a scoprire il punto in cui il magma si è scontrato con le acque dell’oceano, mentre le nuvole si diradano e torna a farci visita il sole.
Da Piton Sainte-Rose pochi chilometri ci portano quindi allo svincolo per l’Anse des Cascades, una piccola e scenografica baia nella quale alcune cascate si gettano a pochi metri dal mare … ma la strada è sbarrata e non percorribile, forse l’ennesima vittima del ciclone Fakir!
Continuiamo allora nel nostro itinerario, entrando nell’area di Le Grand Brûlé, dove il possente vulcano sfoga normalmente la sua potenza, e ci fermiamo fra immense colate al punto panoramico su quella del 2007, che fu piuttosto violenta e raggiunse anche l’oceano.
Poco più avanti uno sterrato porterebbe invece a Pointe de la Table, laddove si è sfogata l’eruzione del 1986, ma il tracciato è accessibile solo ai mezzi autorizzati. Andiamo allora al vicinissimo Puits Arabe, dal quale si possono gustare intriganti scorci di nere colate laviche in balia delle onde oceaniche. Lì c’è anche una bella area attrezzata per pic-nic contornata da un bel boschetto di vacoa e disseminato di inquietanti cartelli gialli che mettono in guardia sulla presenza degli squali … ma chi oserebbe poi bagnarsi in quelle acque irrequiete?
Un altro tratto di strada ci conduce quindi a Cap Méchant. Qui le nere scogliere modellate dalla forza del mare sono spettacolari, con un sottile promontorio roccioso, scenograficamente bucato alla base, che crea scorci altamente suggestivi, grazie anche alla bianca schiuma delle onde oceaniche, che in questo luogo si infrangono con violenza … Il blu intenso del cielo fa poi il resto.
Restiamo affascinati per un po’ a goderci lo spettacolo, quindi a Cap Méchant pranziamo con i nostri panini in una bella area attrezzata e in compagnia di tante persone del posto, venute qui a passare la domenica.
Ripreso il viaggio arriviamo nella località di Langevin e da lì andiamo verso l’interno risalendo la Rivière Langevin.
Le rive del fiume sono piene di locali che vi trascorrono il giorno festivo, noi invece le fiancheggiamo per diversi chilometri, fino a giungere al cospetto della stupenda Cascade de Grand Galet, una delle più scenografiche e fotografate di Réunion.
Una miriade di rivoli d’acqua scende in un verdissimo anfiteatro dando vita ad un bellissimo colpo d’occhio. A volte le cascate impressionano per la loro potenza, questa invece per la sua delicatezza, che però non deve trarre in inganno.
Soddisfatti anche di questa esperienza riprendiamo strada per l’ennesima volta e a questo punto della giornata gradiremmo trascorrere un po’ di tempo in una spiaggia.
Superiamo il paese di Saint-Joseph e anche la vicina spiaggia di Grande Anse, perché non adatta alla balneazione, e giunti a Saint-Pierre, dove si chiude in pratica il nostro cerchio del “Sud Sauvage”, proseguiamo spediti sulla superstrada numero 1 verso nord, anche se in quella direzione si ammassano nubi poco rassicuranti.
Alla fine optiamo ancora una volta per la Plage de la Saline … Oggi lì non tira vento ed il mare è calmissimo, solo il sole è latitante, anche se verso sera viene a farci una timida visita.
Al tramonto rientriamo infine alla base, dove ci attendono le valige da ricomporre, in previsione della partenza verso casa di domani.

Lunedì 30 Aprile:
Questa mattina consumiamo la colazione preparata da Mamie, poi saldiamo il conto, salutiamo cordialmente lei e suo marito, che ci hanno davvero trattati bene durante il nostro soggiorno, e con tutti i bagagli prendiamo strada, ma non verso l’aeroporto. Sarà infatti anche oggi una giornata di visite a spasso per l’isola, perché il volo di ritorno è previsto in partenza solo in serata.
Andiamo verso sud fino a Saint-Pierre e da lì seguiamo la strada numero 3 che attraversa l’isola, come ieri, mentre in cima al passo entriamo in una fitta coltre di nubi.
Fra la nebbia prendiamo poi la deviazione per la Route Forestière de Bébour-Bélouve, nella speranza che più avanti si diradi.
Procediamo in un ambiente che pare uscito dall’era cretacea, tanto che ci balena in testa l’idea che prima o poi ci attraversi la strada un velociraptor, e dopo circa venti chilometri, ritrovato l’azzurro del cielo, giungiamo in un parcheggio dove termina il nastro d’asfalto.
Da qui, a piedi e in breve, conquistiamo il Point de vue de Bélouve, dal quale si ha un magnifico colpo d’occhio sul sottostante Cirque de Salazie (terzo ed ultimo della serie) e sul Piton des Neiges, il picco più alto di Réunion con i suoi 3.070 metri, oggi un po’ nascosto dalle nuvole.
Sul posto c’è anche un pezzo di archeologia dei mezzi di trasporto: è una funicolare costruita nel XIX secolo, con scopi più che altro militari, che trasportava due persone per volta dal fondo del Cirque de Salazie. Ancora oggi si può vedere la cabina nel suo punto di partenza ed il cavo che scende verso il basso … Una bella opera di ingegneria e un rozzo antenato della moderne funivie.
Ci godiamo per un po’ il panorama e poi torniamo all’auto, rinunciando così a percorrere il trekking di nove chilometri che da qui porta a vedere dall’alto (e in lontananza) la cascata Trou de Fer, una delle più note di Réunion, soprattutto a causa di un ginocchio di Sabrina che fa le bizze, ma anche per mancanza di tempo.
Ripercorriamo tutto il tragitto fatto in mezzo alla foresta e riguadagniamo la principale arteria che attraversa l’isola, per scendere poi fino alla costa orientale nel paese di Saint-Benoit, dove giriamo a sinistra e verso nord sulla strada numero 2, ma non per molto.
Poco dopo imbocchiamo infatti la deviazione che porta al Belvédère de Takamaka, una selvaggia vallata disseminata di picchi e cascate … sempre più intrigante man mano che si risale … Giunti però ad un chilometro dalla meta troviamo la strada chiusa, causa una frana verificatasi nel novembre del 2017, e non percorribile, anche a piedi … peccato!
Pranziamo in un’area attrezzata per pic-nic, poi ripartiamo e lungo la valle ci fermiamo per seguire un sentiero che dovrebbe portare al Bassin la Mer, un interessante laghetto nel quale si getta una cascata, ma nella zona risulta proprio impossibile lasciare parcheggiata l’auto e dobbiamo rinunciare.
Scendiamo allora fino alla costa, per risalire quasi subito sulle prime alture fin nei pressi del Bassin la Paix, un altro laghetto con cascata, anzi due … molto scenografiche e suggestive! (Seguendo il fiume si arriverebbe anche all’altro Bassin, quello di la Mer, ma la via è lunga e accidentata, quindi abbandoniamo l’idea).
Soddisfatti dell’esperienza fluviale appena vissuta facciamo nuovamente ritorno alla costa e da lì andiamo a nord lungo la superstrada numero 2 fino alla località di Saint-André, dove usciamo per andare a vedere il Temple du Colosse, uno dei templi tamil più importanti di Réunion, caratterizzato dalle solite decorazioni a vivaci colori, ma ovviamente non è aperto al pubblico e dobbiamo accontentarci di fotografarlo attraverso la recinzione.
Stessa musica pochi chilometri più avanti, alla periferia della cittadina di Sainte-Suzanne, dove si trova il variopinto tempio Tamoul de Bois Rouge, dal quale ci avviamo poi verso l’interno dell’isola, fino ai piedi della Cascade Niagara … Niente a che vedere con l’omonima e famosa cascata nord americana, ma comunque bella, anche se, vista l’ora, è ormai completamente all’ombra.
Sempre nei pressi di Sainte-Suzanne ci rechiamo al Bassin de Bœuf, dove una passeggiata fra enormi bamboo porta a vedere una piccola cascata dall’alto della vallata, poi, tornati al centro del villaggio, dedichiamo un po’ di tempo anche al suo faro, l’unico di Réunion, risalente al 1845.
Ormai a pomeriggio inoltrato puntiamo poi il navigatore sul centro della capitale Saint-Denis. Passiamo di fronte all’aeroporto, al quale torneremo più tardi, e andiamo a parcheggiare in riva all’oceano nei pressi dell’antica batteria di cannoni di Le Barachois.
Da lì, a piedi, facciamo una veloce carrellata degli edifici più interessanti della città, a cominciare dal settecentesco palazzo della Préfecture, per poi passare, lungo Avenue de la Victoire, prima davanti alla semplice cattedrale, tutta dipinta di bianco, quindi all’imponente Ancien Hôtel de Ville, la cui facciata, caratterizzata da una torre dell’orologio, spicca col suo colore giallo acceso.
Più avanti, lungo la stessa via, osserviamo le antiche dimore coloniali di Maison Déramond-Barre e Maison Carrère, infine facciamo una capatina nella pedonale Rue Maréchal Leclerc fino alla Mosquée Noor-e-Islam, mentre l’oscurità avanza inesorabilmente.
Consumiamo una merenda sul lungomare di Saint-Denis, con il cielo ancora infiammato dai colori del tramonto e poi partiamo verso l’aeroporto.
Ci fermiamo a fare il pieno e quindi andiamo a riconsegnare la nostra fedele Peugeot 2008, con la quale a Réunion abbiamo percorso 1.430 chilometri.
Entriamo in aeroporto e subito affrontiamo la coda al banco per il check-in, così, in breve, ci troviamo di fronte al gate numero 4 in attesa del volo SS 0911 che ci riporterà nel continente europeo.
All’ora prevista saliamo a bordo dell’Airbus A330 della Corsair e questo, puntualissimo, alle 22:33, si stacca da terra virando subito verso nord, così poco più tardi, mentre passiamo sopra al Madagascar scocca la mezzanotte ed è …

… Martedì 1 Maggio:
Sorvoliamo quasi tutto lo spazio aereo africano e ci affacciamo sul Mar Mediterraneo in corrispondenza delle coste libiche, mentre poco più tardi comincia ad albeggiare.
Passiamo sull’Italia intera e praticamente anche sopra casa nostra, tanto che verrebbe voglia di chiedere un paracadute, ma proseguiamo e atterriamo all’aeroporto di Parigi Orly alle 8:00 (ora francese e italiana), in buon anticipo sull’orario previsto.
In questo modo riusciamo a fare con calma tutte le procedure di recupero bagagli, cambio terminal e nuovo check-in per imbarcarci sul successivo volo Easy Jet EZY 4297.
In orario quasi perfetto, alle 11:10, l’Airbus A319 della compagnia low coast britannica rulla sulla pista parigina e prende quota verso Milano, così meno di un’ora più tardi, per la seconda volta in una mattina, scavalchiamo l’arco alpino, questa volta in direzione sud, e alle 12:25 atterriamo felicemente nell’aeroporto di Linate.
Ritiriamo sane e salve le valigie, facciamo un veloce spuntino e con la navetta del parcheggio andiamo a recuperare la nostra auto, così, già prima delle 13:30, siamo in viaggio verso casa.
Alle 14:00 scavalchiamo l’alveo del fiume Po’ e un’ora più tardi siamo a Bologna, quindi, intorno alle 15:30, usciamo dall’autostrada a Faenza e alle 15:44 concludiamo il viaggio davanti al cancello della nostra dimora.
È stata una vacanza molto particolare, iniziata male con il ciclone Fakir, ma finita decisamente meglio, perché vissuta su di un’isola tropicale, ma non sempre al mare, anzi, in minima parte, anche se quel poco mare è risultato di qualità e caratterizzato da una bella barriera corallina … Il resto sono stati magnifici panorami su di un ardito paesaggio, fatto di picchi vulcanici, rigogliosa vegetazione e spettacolari cascate, tanto che mi viene da definire (ghiacciai a parte) Réunion come una piccola Islanda dei tropici.

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