La terra dai mille volti e dai mille contrasti

località: cape town, wilderness, tsitsikamma, durban, hluhluwe, ezulwini, hazyview, hoedspruit
stato: sud africa (za)

Data inizio viaggio: lunedì 12 giugno 2006
Data fine viaggio: domenica 25 giugno 2006

Il nostro viaggio e' iniziato a CAPE TOWN, con un mezzo a noleggio, col quale abbiamo visitato la città e i suoi dintorni, gli stati meridionali di Western e Eastern cape fino a Port Elizabeth.
Martedì 13 giugno: CAPE TOWN
Giovedì 15 giugno: CAPE TOWNWILDERNESS (450Km / 4h 30)
Venerdì 16 giugno: WILDERNESSTSITSIKAMMA (145Km / 1h 30)
Sabato 17 giugno: TSITSIKAMMA – PORT ELIZABETH (170Km / 2h)

Con un volo interno ci siamo quindi spostati a DURBAN da cui, con un altro mezzo, abbiamo visitato i grandi parchi HLUHLUWE-Umfolozi e Kruger, lo stato indipendente dello Swaziland, la zona del Mpumalanga per poi raggiungere Johannesburg.
Domenica 18 giugno: DURBANHLUHLUWE (300Km / 3h)
Lunedì 19 giugno: HLUHLUWEEZULWINI (450Km / 4h)
Martedì 20 giugno: EZULWINI - HAZYVIEW (400Km / 4h)
Giovedì 22 giugno: HAZYVIEWHOEDSPRUIT (150Km / 2h 40)
Sabato 24 giugno: HOEDSPRUIT – JOHANNESBURG (450Km / 4h 30)
Qui abbiamo riconsegnato la macchina dopo un percorso complessivo di circa 3500 chilometri e dopo circa 10ore di volo siamo giunti di nuovo a Verona.

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Il giorno della partenza

lunedì 12 giugno 2006

Verso metà mattina ci rechiamo all' aeroporto Catullo di Villafranca. E’ arrivato il giorno della partenza, finalmente coroniamo il nostro sogno, quello di visitare una parte dell’Africa.

Alle 13.15 decolliamo su di un volo Air Dolomiti alla volta di Francoforte, qui ci fermiamo poco più di un paio d'ore e quindi prendiamo, verso le 17, un altro volo con la South African Airways con destinazione CAPE TOWN.

lunedì 12 giugno 2006

L'arrivo a Cape Town e l'escursione a Robben Island

martedì 13 giugno 2006

La notte trascorre abbastanza tranquilla, dopo circa 12 ore di volo intercontinentale e dopo aver sbrigato le formalità doganali finalmente mettiamo piede sul suolo sudafricano. E’ ancora buio anche perché sono le 5 del mattino. Per fortuna non dobbiamo effettuare alcun cambiamento di fuso orario. Ci avviamo quindi a ritirare dapprima le nostre valige e poi a ritirare la nostra auto che ci accompagnerà per la prima parte del viaggio. Purtroppo abbiamo un piccolo imprevisto, in quanto non essendo in possesso di una carta di credito la Europcar non può rilasciarci la nostra auto.
Dopo circa un paio d’ore di contrattazioni ci accordiamo per lasciare come garanzia dei soldi in contanti, il secondo problema incombe quando dobbiamo prelevare i soldi agli sportelli automatici, in certe banche i nostri bancomat non funzionano. Per fortuna dopo aver camminato per almeno mezzora troviamo quello giusto e finalmente possiamo prelevare i soldi che ci permetteranno di noleggiare la macchina. Dopo aver versato come cauzione circa 500 euro, finalmente ci consegnano una Toyota Corolla con il cambio automatico e ci mettiamo alla ricerca del nostro hotel, anche perché siamo un po’ stanchi dal lungo viaggio e abbiamo bisogno di riposare.

La guida a sinistra è un po’ impegnativa, ma seguendo gli altri automobilisti viene tutto più naturale. Per raggiungere il nostro primo hotel dobbiamo percorrere una tangenziale che dall’aeroporto raggiunge il centro di CAPE TOWN. Appena usciti dal parcheggio notiamo subito chilometri e chilometri di baracche, le famose “town ship” che lambiscono la carreggiata.
Anche se sono solamente le 9 del mattino, le strade sono molto trafficate e ci accorgiamo subito che non esistono regole, le macchine sorpassano sia destra che a sinistra, quindi bisogna prestare molta attenzione.
Arriviamo all’albergo con una certa facilità, anche perché in aeroporto ci hanno dato alcune informazioni molto dettagliate.
La casa è veramente bella, stile vittoriano di inizio 900 completamente ristrutturata, la camera è stupenda e molto spaziosa, non manca niente. Ci regalano perfino una bottiglia di vino per augurarci il benvenuto.
www.walden-house.com

Decidiamo così di riposarci un po’, prima di andare a visitare la città.
Verso le 12:00 ci dirigiamo verso il vecchio porto di CAPE TOWN, ribattezzato Victoria & Alfred Waterfront in onore della regina Vittoria e di suo figlio, dopo averlo riqualificato come spazio turistico-commerciale. Parcheggiamo la nostra macchina e andiamo all’imbarco del traghetto per raggiungere Robben Island, la famosa prigione dove Nelson Mandela è stato prigioniero per più di 20 anni durante l’Apartheid.
Il viaggio in traghetto, circa 1/2 ora, è stato un vero inferno, l’oceano era molto mosso, anche perché le condizioni atmosferiche non erano delle migliori.

Arrivati sull’isola, che dal 1997 è stata dichiarata patrimonio per l’umanità, ci aspettano due pulmini che ci accompagnano durante la visita dell’intera isola nonché del carcere.
Io durante il tragitto in pulmino ho dormito quasi sempre, mentre Marica era molto attenta a quello che la nostra guida stava spiegando.
L’interno del carcere ci ha fatto molta impressione e la nostra guida, che durante l’apartheid era un detenuto, ci ha spiegato molto bene le condizioni di vita dei prigionieri.
Venivano schedati in base al colore della pelle ed in base alla religione, e anche la quantità di cibo veniva suddivisa con questi criteri assurdi.

La cella di Nelson Mandela era estremamente piccola, circa 2mt per 2mt. Si può immaginare benissimo le condizioni igieniche e psicologiche che i detenuti dovevano sopportare.
Alla fine della visita abbiamo avuto un po’ di tempo per visitare autonomamente, la parte restante dell’isola, dove vive una colonia di pinguini africani.
Abbiamo preso il traghetto per il ritorno, decisamente meno traumatico, e arrivati di nuovo al porto ci accorgiamo che alcune foche, distese sulla banchina in cemento, comodamente riposano.

Decidiamo di andare a mangiare qualcosa
e lungo la strada incontriamo una giovane ragazza madre che ci chiede l’elemosina, noi non avendo soldi gli diamo alcune magliette e delle penne, lei però un po’ rammaricata se ne và.

Raggiungiamo il centro del Waterfront, uffici, negozi, ristoranti lussuosi e molti bar, e in uno di questi decidiamo di pranzare.
La cameriera è molto gentile e quando ci chiede alcune informazioni sull’ordinazione, noi un po’ in difficoltà con l’inglese ci facciamo aiutare da un ragazzo seduto vicino a noi. Era un americano che aveva trascorso la luna di miele in Italia e la stava terminando in Sudafrica.
Facciamo un giro al Waterfront e poi ci dirigiamo verso la nostra camera, anche perché comincia a far buio ed è consigliabile stare molto attenti, infatti prima di raggiungere la macchina incrociamo diversi gruppi di uomini con un fare al quanto sospetto. Noi facciamo finta di niente e raggiunta la macchina ci avviamo verso la nostra camera.
Qui ci attende una piacevole sorpresa, il camino della nostra stanza era acceso e rendeva l’atmosfera veramente romantica.
Per cena decidiamo di mangiare in un locale vicino al nostro alloggio. Il ristornate si chiama Arnold, è molto carino e alla fine ci regalano perfino una bottiglia di vino rosso. Dimenticavo, nel frattempo fuori dal locale si è scatenato un vero e proprio acquazzone che ci trattiene per un po’ all’interno del locale.
Verso le 10 raggiungiamo di nuovo la nostra stanza. E’ la nostra prima notte in Sudafrica ed è tutto il giorno che ci domandiamo dove siamo, non riusciamo a crederci.
Dopo mesi e mesi, finalmente siamo arrivati nella tanto sognata Africa.

Escursione al Capo di Buona Speranza

mercoledì 14 giugno 2006

Al mattino ci svegliamo intorno alle 8:00, colazione molto abbondante e poi in macchina: direzione Table Mountain. Arrivati alla partenza delle funivia ci sconsigliano di partire perché la cima è coperta di nuvole.
Decidiamo così di andare a visitare la penisola del Capo passando per Camps Bay, Hout Bay, Chapman’s peak …
Ci fermiamo per una passeggiata sulle rive dell'oceano presso la località di Sea Point, che raggiungiamo passando tra belle villette; qui e' veramente difficile pensare di essere in Africa, e non in California o in Florida. Riprendiamo quindi il nostro mezzo e superiamo il promontorio che conduce alla cittadina di Hout Bay, situata sulla leggendaria Chapman's bay.
Da qui, dopo un'altra breve fermata, ci inoltriamo per la Chapman's Peak Drive, stupenda strada panoramica sulla baia, che sale a picco sul mare e raggiungiamo di nuovo l'oceano, sulla costa est della penisola, in corrispondenza della grande False Bay. Dopo una ventina di chilometri arriviamo a Simon's Town, e ci fermiamo poco oltre presso ‘The Boulders’.
Questa e' un bella zona di piccole baie circondate da grandi massi arrotondati. Presso una di queste baie si e' stabilita e prospera da diversi anni, una colonia di pinguini del Sudafrica, e da poco nella zona e' stato istituito un parco naturale. Ci inoltriamo per i sentieri attrezzati che ci conducono presso la spiaggia, su cui si trovano centinaia di piccoli pinguini, oltremodo carini, dopo averne già incontrato qualcuno mentre ci avviciniamo.
Le gelide acque che caratterizzano queste zone hanno evidentemente costituito un habitat ideale per questi pinguini, che infatti nuotano allegramente, entrando ed uscendo dall'oceano qui piuttosto calmo, raggiungendo i numerosi nidi che si trovano nei dintorni.
Marica è rimasta incantata, tanto che impugnata la macchina fotografica, ha cominciato a fotografare qualunque cosa si muoveva.
Per fortuna che per il Natale precedente ci eravamo regalati la fotocamera digitale!!!
Continuiamo il nostro percorso fino ad arrivare all’entrata del parco nazionale del Capo di buona Speranza.
Il paesaggio è molto brullo, quasi privo di vegetazione, e c’è solo una strada che ci porta fino a Cape Point, dove c’è un piccolo posteggio, un negozio di souvenir e un ristorante dove decidiamo di mangiare, la vista è mozzafiato.

Da qui, con una breve teleferica, giungiamo fino alla piazzola, tutto intorno solamente oceano.

Dopo una lunga scalinata raggiungiamo il nuovo faro, che in posizione dominante, sovrasta tutta la zona.

Le vedute da questo punto panoramico, dove si trovano le più alte scogliere del Sudafrica, a quasi 250 metri dal livello del mare, sono veramente grandiose, data anche la fortuna che abbiamo di trovare una splendida giornata. Questo promontorio, definito il più bello del mondo, divide idealmente i due Oceani, quello Indiano con la tiepida corrente di Agulhas e quello Atlantico con il freddo sistema del Benguela. Sulla destra invece si vede la punta del Capo di Buona Speranza, a poco più di un chilometro di distanza, definito da Bartolomeo Diaz, che lo doppiò per primo nel gennaio del 1488, 'Capo Tormentoso'. Per la discesa ci serviamo delle lunghe scale in pietra, costruite sulle pendici dell'altura su cui si trova il faro, e circondate da bellissima vegetazione.
Riprendiamo la nostra auto e ci dirigiamo verso il Capo di Buona Speranza, la zona e' piuttosto selvaggia, con alcuni sentieri che conducono alle alture circostanti, mentre la spiaggia e' coperta di alghe gigantesche lunghe anche una decina di metri, e battuta da grandi onde.
L’odore di salsedine mi da quasi la nausea ma sapere dove siamo mi da un senso inimmaginabile di libertà.
Riprendiamo quindi la strada del ritorno, mentre, dopo poche centinaia di metri un grosso struzzo ci attraversa di corsa la strada, poi scorgiamo in lontananza che si aggira tra le rocce un roditore grande quasi come un coniglio, la procavia del capo.
Per cena ci rechiamo presso l’African Cafè, un locale consigliato dalla nostra inseparabile guida, la Lonely planet.
Il ristorante è bellissimo e caratteristico, tutto in stile africano, le pareti sono molto colorate e i camerieri ci accolgono con la loro grande cordialità.
Il menù è fisso e ci fanno assaggiare molti piatti tipici della cucina africana, dal Sudafrica al Marocco, dallo Zimbabwe alla Namibia, e così via.
Come usanza africana il cameriere ci lava le mani e poi sarà esclusivamente lui che ci servirà tutta le sera. Le pietanze che ci vengono proposte sono alcune molto buone, altre meno, ma sicuramente è una esperienza assolutamente da fare.
Come al solito, anche in questo caso ci viene offerto il roiboos tea che noi beviamo molto volentieri.

In viaggio verso Wilderness passando per Stellenbosh

giovedì 15 giugno 2006

Ci svegliamo intorno alle 8:30, solita colazione abbondante, e poi partiamo per andare a visitare le Table Mountain, prima però abbiamo il tempo di fare una fotografia panoramica all’intero complesso montuoso direttamente dal balcone della nostra camera. Giudicate un po’ voi !!!

Il tempo è perfetto e quindi presa la funivia e arrivati fino alla cima della famosa montagna, che racchiude il cuore della città, godiamo di uno spettacolare paesaggio. A destra si può vedere il porto e l’isola di Robben Island, mentre tutt’intorno l’oceano Atlantico che si perde nell’orizzonte con le sue mille gradazioni di colori.
E’ appena il terzo giorno, ma visto le tante cose che dovremo vedere decidiamo di farci spedire la memory card con un corriere espresso presso uno dei ns. hotel. Purtroppo il tempo a nostra disposizione è poco e quindi dopo aver passeggiato in lungo e in largo è giunto il momento di ritornare alla macchina, non prima comunque di essere passati nel negozio di souvenir per acquistare qualche ricordo.
Arrivati alla macchina, cominciamo la nostra lunga giornata visitando la zona famosa per i suoi vigneti, Stellenbosh, incontrando per strada le solite town ship, molta gente ai bordi della carreggiata che fa l’autostop e numerose scuole molto affollate.
Raggiunto Stellenbosh, bellissima cittadina incastonata fra vigneti e colline, ci rechiamo presso un’azienda agricola per acquistare un paio di bottiglie.
Sono circa le 10 del mattino ma è inevitabile non degustare questi vini, e quindi dopo un paio di bicchieri irrimediabilmente ci sentiamo un po’ frastornati.

Lasciamo Stellenbosh e raggiunta la N2 proseguiamo in direzione di Wildernees. Durante il viaggio ci fermiamo a Swellendam per mangiare qualcosa, dove ci fermiamo fuori dal paese per regalare alcune magliette a dei bambini che c’erano venuti incontro.
Proseguiamo il nostro viaggio senza soste fino a Wildernees, strade bellissime e per la maggior parte diritte.
Arriviamo intorno alle 18:00, è già buio, la camera non è proprio il massimo, anche perché forse c’eravamo abituati troppo bene con quella precedente di CAPE TOWN. Comunque riposiamo un po’ e poi andiamo a cena.
www.proteahotels.com/protea-hotel-WILDERNESS-resort

Ceniamo nel ristorante del Protea Hotel, dove siamo alloggiati, una famosa catena di hotel del Sudafrica, e ci accorgiamo immediatamente che qui le porzioni sono davvero molto abbondanti.

Destinazione Tsitsikamma, passando per Outdshoorn e Knysna

venerdì 16 giugno 2006

Al mattino sveglia alle ore 9:00, facciamo colazione e poi decidiamo di andare a vedere la spiaggia di Wildernees. E’ deserta ma è incredibile il paesaggio che la circonda: dietro di noi montagne e foreste, davanti l’oceano Indiano.
La zona di Wildernees è famosa anche perché si trova all’inizio della rinomata Garden Route, che durante l’estate si trasforma in una cornice dai mille colori grazie alla folta e variegata vegetazione. Purtroppo in questo periodo di inizio inverno la vegetazione non è molto rigogliosa, ma si può immaginare benissimo lo spettacolo di questo tratto di costa.
Ad un certo punto per visitare i dintorni della cittadina, ci imbattiamo in una strada molto particolare, per oltrepassare questo punto dobbiamo forzatamente attraversare parallelamente i binari del treno a nostro rischio e pericolo in quanto non ci sono ne segnalatori visivi ne tanto meno le sbarre.
Solamente dopo averlo passato ci accorgiamo che il treno sarebbe passato di li a poco, un treno a vapore nel suo più massimo splendore.


Decidiamo di fare una breve deviazione in direzione Outdshoorn per andare a visitare la città degli struzzi, famosa negli anni novanta, quando erano di moda le piume di struzzo. Passiamo nei pressi della grande città di George, lasciando la strada costiera e dirigendoci verso l'interno, verso la regione del Karoo.
La strada si fa sempre più tortuosa, e si inerpica sulla catena di montagne Outeniqua, attraversando verdi distese di fynbos. Dopo una ventina di chilometri, ci fermiamo presso l'Outeniqua Pass, un valico di montagna con magnifici panorami sia sulla lontana pianura che sulle montagne circostanti.

Dall'altra parte della catena montuosa si estende la regione del Little Karoo, il paesaggio e' piuttosto arido e poco abitato, e il panorama infatti man mano cambia, e la strada diventa quasi pianeggiante. Pochi chilometri dopo avvistiamo, a lato della strada, un allevamento dei famosi struzzi del luogo.
Ancora poche decine di chilometri e arriviamo presso la città di Oudtshoorn, la capitale turistica del Little Karoo.
Seguendo le indicazioni della nostra inseparabile guida andiamo a mangiare in uno dei famosi ristoranti della città dove cucinano il piatto tipico del luogo.
Anche se abbiamo percorso più di 100 chilometri ne è valsa veramente la pena, la carne di struzzo è squisita e molto saporita.

Ritorniamo sulla strada principale e proseguendo sulla Garden Route in direzione di TSITSIKAMMA raggiungiamo Knysna, famosa per le town ship e per i numerosi mercatini di artigianato locale.
Decidiamo così di inoltrarci all’interno della township, passando in macchina ci sentiamo un po’ osservati ed abbiamo anche un po’ paura. E’ incredibile la povertà di queste zone, abituati al nostro livello di vita è difficile comprendere la loro situazione.
Proseguendo ancora per una trentina di chilometri arriviamo a Plettenberg bay, dove ci fermiamo solamente il tempo di scattare una foto in riva all’oceano. Arriviamo così a Tsisikamma, una splendida località in mezzo all’omonimo parco nazionale, famoso per la foresta di yellowood.
L’albergo è molto carino e suggestivo, siamo proprio a contatto con la natura, il verso di alcuni animali a noi sconosciuti ed il canto degli uccelli, rendono tutto molto incantevole, anche se la temperatura si è notevolmente abbassata.
www.proteahotels.com/protea-hotel-TSITSIKAMMA

Da Port Elizabeth in volo per Durban

sabato 17 giugno 2006

Ci svegliamo con il cinguettio degli uccelli e dopo aver fatto colazione ci rimettiamo in strada in direzione di Port Elizabeth.
Facciamo una breve deviazione per andare a vedere una delle maggiori attrattive della zona, il 'Big Tree'. Dopo alcune ricerche e lasciata la macchina in un piccolo posteggio, iniziamo un percorso su di un sentiero attrezzato, che si addentra tra i grandi alberi di quella che è una delle più spettacolari foreste sudafricane. Dopo poche centinaia di metri arriviamo in vista del 'Big Tree', un albero della specie yellowwood di quasi quaranta metri di altezza, e con nelle vicinanze un altro esemplare caduto di dimensioni quasi uguali.

Purtroppo come al solito il tempo è poco e così ci rimettiamo in macchina ed arriviamo fino a Jeffrey’s bay.
Durante il tragitto incrociamo numerosi furgoni che trasportano i lavoratori. E’ il mezzo più usato e logicamente meno costoso per spostarsi da casa al lavoro.
La località è caratterizzata da immense spiagge, battute da onde gigantesche, che l’hanno resa tra le più famose del Sudafrica, e del mondo, per la pratica del surf.

Arrivati in spiaggia capiamo subito il perché, numerose surfisti sfidano le onde più alte per compiere evoluzioni sempre più difficili aspettando l'onda perfetta, mentre alcuni bambini si godono con la loro spensieratezza questi momenti di puro divertimento.
Arriviamo a Port Elizabeth intorno alle 12:00 e con una certa difficoltà troviamo l’aeroporto. Purtroppo dopo aver acquistato numerosi souvenir siamo costretti a comprare anche uno zainetto per evitare problemi in aeroporto. Decidiamo così di andare in centro e fortunatamente troviamo numerosi banchetti che vendono proprio di tutto. Troviamo lo zaino che fa al caso nostro e poi ci dirigiamo con tutta fretta all’aeroporto. Qui lasciamo il nostro mezzo, e decolliamo in orario, e dopo circa un’ora arriviamo a destinazione. Ritiriamo i bagagli e sbrighiamo rapidamente le formalità per il ritiro del mezzo che avevamo prenotato già in Italia, e ci viene assegnato un modello identico a quello che abbiamo lasciato solo poche ore prima, l’unica cosa è che non ha il cambio automatico ed effettivamente me ne accorgo subito.
Ci dirigiamo verso il Balmoral Hotel, il quale si trova a ridosso dell’oceano e proprio sulla lunghissima Marine Parade.
Appena scesi dalla macchina ci accorgiamo subito che la temperatura si è decisamente alzata ed inoltre nell’aria c’è uno strano profumo fatto dalle innumerevoli spezie usate per la preparazioni dei piatti tipici indiani.
L’hotel è uno dei più longevi, ma è tenuto benissimo. Decidiamo subito di andare a visitare il lungo mare. Mercatini da ogni parte e di conseguenza, anche in questa circostanza, Marica non riesce a non comprare, quadri, maschere e numerose statuette in legno.
Mangiamo qualcosa in un bar in riva all’oceano, ma subito dopo decidiamo di andare in camera a guardare la partita dei mondiali; oggi gioca l’Italia contro gli Stati Uniti.
Dopo una partita molto sofferta il risultato è di parità 1 a 1.

Il nostro primo game drive nella savana

domenica 18 giugno 2006

DURBAN è una grande città subtropicale dal clima mite tutto l'anno, e dal fascino intenso e solare, tanto più in una bellissima giornata come questa. Dopo colazione ci incamminiamo per i magnifici viali di palme, incrociando una gran quantità di persone di origine indiana; la comunità indiana della città infatti è la più grande del Sudafrica, con quasi un milione di individui. La giornata è bellissima e fa anche molto caldo. Anche qui come a Jeffrey’s bay ci sono numerosi surfisti. Avremmo proprio bisogno di fare un bel bagno e soprattutto di prenderci qualche ora di assoluto relax, ma non avendo molto tempo siamo costretti a rimetterci di nuovo in marcia, anche perché dobbiamo arrivare alla prossima tappa entro le 13:00.
Passeggiamo un po' sul lungomare e su qualcuno dei lunghissimi moli, dai quali si hanno belle vedute della città, e durante il ritorno al nostro albergo per prelevare le valigie, riconosciamo un uomo distinto in giacca e cravatta il quale pochi minuti prima si stava godendo le prime onde del mattino. Proseguiamo sempre sulla nostra N2 e poco fuori DURBAN ci accorgiamo che il paesaggio diventa sempre più “africano”, villaggi sparsi a destra e a sinistra e con le tipiche costruzioni circolari dai tetti di paglia.
Arriviamo fino ad HLUHLUWE e cerchiamo di individuare l’entrata della riserva privata dove c’è prenotata la nostra camera per un giorno.
www.zululandtreelodge.co.za

Entriamo nella riserva e dopo pochi metri incrociamo un impala, siamo molto eccitati, ma subito dopo ci accorgiamo che è l’animale più comune e che quindi ne vedremo dappertutto.
Dopo essere stati accolti con un buon aperitivo di benvenuto, la nostra ranger ci accompagna al nostro lodge. E’ bellissimo, tutto in legno e costruito su una palafitta per evitare che gli animali possano dare fastidio.
La nostra ranger ci comunica che il pranzo è alle ore 13:00 mentre alle 16:00 si parte per il game drive pomeridiano.
Il pranzo è abbastanza buono, ma è la cornice che rende tutto così unico, infatti il ristorante è all’aperto e quindi ci fanno visita animali di ogni tipo, scimmie, impala, facoceri, nyala, ecc.
Alle 16 meno un quarto, dopo esserci riposati un po’, ci prepariamo per il nostro primo safari, è molto eccitante l’idea di trascorrere le due ore successive in mezzo alla savana africana. Arrivati all’entrata dei lodge la nostra ranger ci aspetta con il suo fuoristrada, pronti, si parte.
Quest’oggi si effettua il safari all’interno della riserva privata.
Il nostro primo animale del giorno, dopo aver girato per circa mezz’ora, tra l’altro molto interessante, è una giraffa che si sta dissetando in uno dei laghetti del parco; è bellissima, la sua immagine si rispecchia nell’acqua limpida. Dopo un po’ ne arriva un’altra e i loro movimenti alternati indicano che stanno in allerta per non essere attaccati da qualche predatore.
Abbandoniamo le giraffe e poco più avanti ci ritroviamo davanti due rinoceronti; sono enormi e tra l’altro fanno anche molta paura. Ad un certo punto uno dei due, si gira verso di noi e con fare minatorio, sicuramente infastidito dalla nostra presenza, ci punta. A questo punto la ranger per precauzione ingrana la retromarcia, ma passato il pericolo ci fermiamo ancora un po’ per ammirare da vicino questi incredibili animali.

Dopo circa un’ora e mezza di safari inizia a far buio, il tramonto in africa ti toglie il fiato, i colori che si intrecciano con quelli della savana sono indimenticabili.
Appena cala il sole ci rendiamo conto che siamo in inverno, la temperatura si abbassa notevolmente ed allora ci vediamo costretti ad utilizzare la coperta che la nostra ranger ci aveva messo a disposizione.

Vediamo ancora impala, il cefalofo di Grimm, il kudu maggiore una grande antilope con colossali corna attorcigliate e numerose specie di uccelli di cui non conosciamo il nome e tanti tanti altri animali.

Arrivati al lodge ci beviamo un buon tè caldo e attendiamo le 19:30 per cenare.
C’è molta gente ed infatti il menù prevede molti piatti tradizionali, più o meno buoni.
Finita la cena ci dirigiamo verso la nostra camera, ma alzando gli occhi al cielo ci accorgiamo che ci sono migliaia di stelle; lo spettacolo è impressionante. Non avevamo mai visto un cielo del genere, questo è possibile perché non c’è inquinamento luminoso, dato che eravamo isolati nella savana.

Viaggio nello Swaziland

lunedì 19 giugno 2006

Alle 5:30 del mattino una telefonata ci sveglia di soprassalto, era la nostra ranger che ci dava il buon giorno.
Alle 6 dovevamo essere pronti per la nostra escursione presso il HLUHLUWE- Umfolozi park.
Dopo circa mezz’ora di strada, la jeep era scoperta e faceva un freddo terribile, arriviamo all’entrata del parco.
E’ ancora buio, quindi non si vedeva praticamente niente ma dopo aver visto sorgere il sole, sulla nostra strada si mette

davanti un elefante, la ranger ci dice che è un maschio di circa 30 anni; è indescrivibile poter ammirare un animale del genere nel proprio habitat naturale.
Il paesaggio è da cartolina, la foschia della mattina avvolge le pianure della zona.

L’elefante ci terrà compagnia per circa mezz’ora senza poterlo sorpassare, e le foto scattate, naturalmente, sono tantissime.
Poi finalmente il nostro compagno di viaggio si decide e va a grattarsi lungo le sponde di un torrente in secca che costeggiava la strada.
Proseguendo incontriamo una zebra con il suo inseparabile amico. L’uccellino che le fa la pulizia.

Raggiungiamo un altopiano e ci fermiamo per una sosta, il solito roiboss tea e alcuni pasticcini.

Sono ormai più di due ore che siamo in giro, e nel frattempo avvistiamo ancora elefanti, impala, giraffe e zebre, poi ad un certo punto, proprio sulla strada vediamo il bufalo africano, è enorme, ma a dir la verità non è proprio così bello.

Verso le 9:00 facciamo ritorno alla nostra riserva, con un po’ di corsa facciamo colazione e poi via verso la nostra prossima meta.

Decidiamo di fare una piccola deviazione per andare a visitare un villaggio Zulu, ma sfortunatamente ci comunicano che il villaggio è disabitato, sono rimaste solamente le capanne, le quali una volta a settimana vengono riutilizzate per fare uno spettacolo per i turisti.

Ci siamo rimessi in macchina con destinazione Swaziland, il paesaggio è in continuo cambiamento e si vedono sempre più spesso dei villaggi isolati con costruzioni tipicamente africane.

Lungo la strada ci capita una cosa incredibile. Visto l’ora, circa le 3 del pomeriggio e non avendo ancora pranzato, ci fermiamo lungo la strada dove alcune signore stanno vendendo della frutta. Loro non parlano inglese e quindi
non era semplice spiegarsi. Noi volevamo soltanto due banane, mentre loro capivano che volevamo l’intero casco.
Dopo un po’ si avvicina una giovane ragazza che parla un po’ di inglese e ci aiuta.
Il costo delle banane era di 2 rand e noi gliene diamo 20, non volendo il resto la signora comincia ad urlare e saltare di allegria.
La felicità ed il sorriso di quella signora ci ha riempito il cuore di gioia.

Finalmente arriviamo alla frontiera, dobbiamo scendere dalla macchina, entrare nell’ufficio per il visto perché devono compilare i documenti tutti rigorosamente a mano, la procedura è molto laboriosa, ma alla fine ci lasciano passare.
Lo Swaziland e' un paese ad economia prevalentemente agricola, piuttosto povero ma anche molto dignitoso, governato da una monarchia, che la quale secondo noi, non migliora affatto le condizioni di vita degli abitanti.
Prima di arrivare al nostro hotel ci fermiamo per strada a regalare di nuovo qualche maglietta e qualche penna ai bambini che ritornano da scuola.
Una differenza però tra il Sudafrica e lo Swaziland l’abbiamo notata subito, infatti in questo piccolo stato non si vede il razzismo, ne per strada ne tanto meno fra la gente.
E’ pomeriggio inoltrato ma decidiamo comunque di recarci a visitare il vicino Villaggio culturale Swazi. Procediamo per alcuni chilometri in un pittoresco paesaggio, ricco di corsi d'acqua e di vegetazione, nelle cui vicinanze si trova tra l'altro la riserva naturale Mlilwane.
All'ingresso del villaggio troviamo ad aspettarci una simpatica guida dai coloriti costumi, che ci accompagna nella lunga e interessante visita. Ci lasciano visitare solamente una parte del villaggio e quindi non veniamo a contatto con la popolazione ma solamente con la guida che ci illustra dettagliatamente le condizioni di vita degli abitanti. Il villaggio e' costituito da una decina di grandi capanne, e ricostruisce i vari ambienti
di vita della popolazione Swazi, basate sull'allevamento del bestiame. In alcune si può entrare dalla stretta e bassa apertura, mentre la guida ci descrive in inglese le funzioni dei vari ambienti.
Poi la nostra guida ci porta a vedere la montagna e le cascate dove un tempo venivano iniziati i giovani della tribù. Ora questa pratica è stata soppressa anche perché la polizia è molto rigida ed attenta a queste usanze e quindi si rischia anche il carcere.

Arriviamo all’hotel dove ci accolgono con …
… un bicchiere di tè freddo!!!
Noi sorridiamo ma facciamo finta di niente. Ceniamo con un ottima costata poi a letto dopo aver fatto quasi 300km e pensando già a domani che ne dovremo fare altrettanti, non sapendo ancora quello che ci stava per succedere.
www.ezulwinisun.co.za

Un pò di riposo in una villa nella regione del Mpumalanga

martedì 20 giugno 2006

Come al solito partiamo dopo aver fatto un’abbondante colazione, visitiamo un mercatino di artigianato locale e poi via verso la frontiera.
Incontriamo ancora parecchi mercatini disposti lungo la strada, e presso alcuni ci fermiamo per ulteriori acquisti e contatti con la cortese popolazione locale.
I venditori del posto, perlopiù donne, nell’esporre i loro manufatti, ci contagiano con loro allegria continuando a canticchiare canzoni popolari. E’ inevitabile fare il paragone con la nostra cultura, molto più riservata e sempre più egoista.
Lungo la strada alcuni bambini vestiti con foglie di banano, danzano a ritmo di un tamburo, sono molto piccoli e ci fanno molta tenerezza. Gli diamo tutti i soldi che abbiamo e poi ripartiamo.

Prima di raggiungere la frontiera incrociamo numerosi villaggi sparsi a destra e sinistra della strada principale. Le case sono semplicemente di fango e legni, incredibile.
Per raggiungere la frontiera dobbiamo percorre un tratto di strada non asfaltata.
Anche in questo caso, come per l’entrata nello Swaziland, dobbiamo fermarci e compilare i documenti per rimettere piede sul suolo sudafricano.

Passata la frontiera ci aspetta di nuovo un tratto di strada non asfaltata, subito è molto divertente ma alla fine dopo aver percorso quasi 100km di sterrato, rivedere di nuovo l’asfalto ci sembra quasi un miracolo.

Durante questo tratto abbiamo incontrato parecchie piantagioni di pini, abeti e larici, ma non abbiamo incontrato nessuna persona. Se avessimo avuto dei problemi alla macchina sarebbe stato un vero guaio.
Arriviamo ad HAZYVIEW, centinaia piantagioni di banane, a destra e a sinistra ed altrettante piantagioni di canna da zucchero.
Con un po’ di fatica, finalmente arriviamo al nostro alloggio, Casa do Sol Resort.
www.relaishotels.com/casadosol

Un’incantevole villa in stile mediterraneo immersa nel verde con giardini ben curati e comodità di ogni genere.
Facciamo un giro nel parco interno, la vegetazione è molto rigogliosa e dopo una risanante doccia calda, andiamo a cena.
Il cibo è squisito e sia il locale che i camerieri sono molto molto chic.

Escursione lungo il Blyde river Canyon

mercoledì 21 giugno 2006

Al mattino andiamo a visitare un vero villaggio tribale “Shangana”, all’entrata la nostra guida ci comunica che per entrare dobbiamo chiedere il permesso al capo villaggio, il quale dopo averci fatto inginocchiare ci fa un cenno con la testa e ci fa entrare.
Il villaggio è molto piccolo ma possiamo immaginare benissimo com’è lo stile di vita di questa tribù.

Alcune donne stanno costruendo una sorta di stuoia per dormire e gli uomini costruiscono oggetti di vario tipo.

All’interno del villaggio c’è perfino il medico o stregone che cura le malattie con radici ed erbe della zona.

Ci mettiamo di nuovo in strada per proseguire il nostro itinerario con destinazione Blyde River Canyon.
Il primo punto panoramico è il pinnacolo, una formazione rocciosa molto alta che sale verso il cielo da una fitta foresta, ma aldilà di questo nient’altro.
Proseguendo poi verso il fiume Blyde raggiungiamo la cittadina di Graskop, famosa per le frittelle salate e vista l’ora di pranzo decidiamo di fermarci.
La frittella è veramente ottima, il locale molto frequentato da turisti ci permette di scambiare qualche parola con due novelli sposi di Bologna, anche loro in luna di miele, e considerato che per circa 10 giorni non abbiamo incontrato nessun italiano ci fa molto piacere chiacchierare con loro.

Li salutiamo e ci mettiamo di nuovo in cammino, fino alla prossima tappa, “The God’s of Window”. Il panorama è davvero suggestivo, percorriamo un piccolo sentiero attrezzato che ci porta su di una sporgenza che ci mostra il paesaggio sottostante a circa 1000mt più in basso.
Facciamo ritorno di nuovo alla macchina e prima di ripartire visitiamo gli innumerevoli venditori di artigianato locale.
Proseguendo lungo il canyon raggiungiamo “Bouke’s Luck Potholes”.
Dopo un breve percorso a piedi, arriviamo in vista di un piccolo canyon scavato dal fiume nella roccia, dove i gorghi del fiume hanno formato nei millenni delle bizzarre buche cilindriche .
Lo scenario è davvero magnifico, alcuni ponti attraversano il fiume, in questo periodo secco, per meglio ammirare lo spettacolo che la natura ci riserva.
Riprendiamo quindi la strada verso nord , e nei chilometri seguenti ci fermiamo alcune volte in diversi punti panoramici sul Blyde River Canyon, che in questo punto raggiunge la massima estensione.
Questo e' il terzo canyon del mondo per grandezza, ed in questa zona è veramente spettacolare, e caratterizzato da curiose formazioni rocciose, tra cui le “Three Rondavels”, tre grandi torrioni naturali di roccia ricoperti di vegetazione, dalla forma appunto di tre capanne.

Rimaniamo incantati. Lo scenario che si apre davanti ai nostri occhi è indescrivibile, restiamo almeno un’ora ad ammirarlo e a scattare numerose fotografie.
Da qui in poi la strada perde lentamente quota, scendendo verso la pianura, dove raggiungiamo poco dopo la cittadina di Pilgrim’s Rest, molto famosa all’inizio del 1900 per la ricerca dell’oro. Questa località molto caratteristica e suggestiva ormai è diventata esclusivamente turistica dopo che i ricercatori d’oro l’hanno abbandonata quando l’oro cominciava a scarseggiare.
Comincia a far buio e quindi è meglio ritornare al nostro alloggio. Dopo circa un’ora di strada arriviamo; ci prepariamo e andiamo a cena nel secondo ristorante della villa, come al solito la cena è molto buona, accompagnata come sempre da un ottimo vino.
Solo oggi, dopo circa 10 giorni di viaggio, mi rendo conto che fra un po’ tutto questo finirà, ma prima ci attende l’ultima riserva e di conseguenza il safari. Inevitabilmente mi assale un po’ di nostalgia ma purtroppo tutte le cose belle sono destinate a finire.
MA DOVE STA’ SCRITTA QUESTA GRANDISSIMA CAZZATA!!!

Nella riserva privata vicino al parco Kruger

giovedì 22 giugno 2006

E’ mattina, e dopo esserci svegliati e aver fatto colazione, ci prepariamo, nostro malgrado per raggiungere l’ultima tappa. Passando per la hall della villa l’incaricato ci consegna un sacchettino con delle vivande, frutta secca, biscotti, succhi di frutta e molto altro, veramente gentilissimi.
Lungo il viaggio che ci separa da Hoespruit, circa 150km, incontriamo parecchie donne che lavorano i campi. Da notare che per raccogliere i frutti della terra queste signore si mettono in posizioni veramente scomode, soprattutto per la schiena.

Il paesaggio nel frattempo cambia completamente, finché dopo le ultime svolte la strada diventa sempre più pianeggiante. Da qui lo sguardo comincia a spaziare su amplissime distese di savana, e raggiungiamo non dopo poca fatica l’entrata della riserva privata.

E’ molto caratteristica e dopo averci offerto un aperitivo ci accompagnano alla nostra camera. E' veramente stupenda e molto suggestiva. Ci hanno assegnato il lodge del ghepardo, come uno dei 5 big five, che si affaccia su un torrente e con un po’ di fortuna avremo la possibilità di vedere qualche animale che verrà a bere.
www.edeni.com

Pranziamo al ristorante, anch’esso affacciato sulle rive del fiume, e dopo aver visitato anche gli altri spazi che la struttura ci fornisce, piscina, un negozio ed un giardino, finalmente partiamo per il nostro safari.

Partiamo subito con la nostra jeep, siamo in due gruppi, c’è il ranger che guida la jeep ed il trucker che segue le orme degli animali e le comunica al ranger.

Dopo aver girato un bel po’ finalmente vediamo un elefante che sta liberamente pascolando, scattiamo numerose fotografie e subito dopo andiamo alla ricerca di qualche altro animale.
La riserva privata è molto grande ed offre la possibilità di vedere tutti i big five, anche se noi avevamo già visto all’HLUHLUWE National Park, l’elefante il rinoceronte ed il bufalo.
Ormai s’è fatto tardi e mentre stiamo raggiungendo i lodge incrociamo due leonesse a caccia, praticamente ci passano a mezzo metro dalla macchina, è uno spettacolo indescrivibile, ma purtroppo è troppo buio per poter fare delle foto, pazienza sarà per la prossima volta.

Un giorno intero nella savana

venerdì 23 giugno 2006

Verso le 6 del mattino ci viene a svegliare il nostro trucker, ma noi eravamo già pronti, e dopo aver bevuto un po’ di tè saliamo di nuovo sulla jeep per il safari del mattino, fa parecchio freddo, i primi animali che incontriamo sono due sciacalli.
Poi la nostra ranger ci riporta sul sentiero dove la sera precedente avevamo incrociato le due leonesse,
e come per magia appena arrivati vediamo subito che c’è il branco al completo.
Il capobranco, un giovane maschio, due cuccioli e due leonesse.
Le dimensioni di questi felini sono impressionanti come del resto le loro orme che raggiungono circa la larghezza del battistrada della nostra jeep.
Restiamo fermi per più di mezzora ad ammirare questi fantastici animali e poi ci rimettiamo in cammino.

E’ arrivata l’ora dello spuntino, e raggiunta una piazzola ci accampiamo.
Dopo poco avvistiamo un gruppo di impala che a colpi di corna si stanno giocando il posto da maschio dominante del branco.

Avvistiamo poi una grossa antilope, un gruppo di facoceri, giraffe, di nuovo elefanti, gnu, e molti altri animali.

Poi tutto d’un tratto il nostro trucker scorge in mezzo alla boscaglia, un movimento sospetto, e dopo aver fatto un po’ di manovra ci accorgiamo che un ghepardo sta consumando con tutta tranquillità il suo cibo, purtroppo è un impala, il rumore delle ossa che si rompono fa venire i brividi. Purtroppo la postazione non è delle migliori e quindi le foto non sono proprio nitidissime.

Per cena allestiscono un grande fuoco dove verranno cucinate le carni che dopo tutti insieme mangeremo in allegria.

Il nostro ultimo giorno in Sudafrica

sabato 24 giugno 2006

L’alba nella savana è spettacolare quanto il tramonto, e la quiete di questi posti ti rende libero.
Poco dopo, sempre nello stesso laghetto, abbiamo la possibilità di intravedere un ippopotamo che si sta riposando in tutto relax.

Siamo ormai sulla via del ritorno, anche perché sono quasi due ore e mezza che siamo in giro, ma ad un tratto abbiamo la fortuna di ammirare un leopardo proprio sulla cima di un albero, la nostra ranger che si trovava in Sudafrica da circa un anno non l’aveva mai visto, e presa la macchina fotografica ha iniziato a scattare numerose fotografie, come del resto abbiamo fatto tutti quanti.

Gli ultimi animali che vediamo sono questi due magnifici esemplari di giraffe, le quali si sono fatte avvicinare senza paura, in modo tale da poterle vedere più da vicino.

Facciamo le valigie per l’ultima volta, e dopo aver fatto una colazione molto abbondante, abbandoniamo nostro malgrado questo angolo di paradiso e ci rimettiamo in strada per raggiungere Johannesburg, anche perché abbiamo parecchi chilometri da fare, prima di raggiungere l’aeroporto, mentre davanti a noi si erge spettacolare la grande catena montuosa che porta all'alto veld.

Durante il tratto di autostrada che ci separa da Johannesburg, e precisamente a Withbank ci fermiamo in un’area di servizio per mangiare qualcosa e purtroppo veniamo raggirati da un gruppo di uomini che ci rubano il nostro bancomat.
Questo spiacevole inconveniente non deve rovinarci la nostra vacanza, anche se per un attimo ero veramentefurioso. Ma poi vista la situazione ed essendo riusciti a bloccare il bancomat dall’Italia ci siamo rimessi in marcia.

Ormai stiamo percorrendo gli ultimi chilometri che ci separano dall’aeroporto, mentre alle spalle ci lasciamo oltre che i chilometri fin qui percorsi, più di 3500, i ricordi indelebili che ci porteremo per sempre nel nostro cuore.

Questo magnifico luogo con la sua straordinaria gente resterà per sempre vivo nella nostra memoria e sicuramente, e ne siamo assolutamente certi, che questo non è affatto un addio ma un arrivederci.