SAFARI IN TANZANIA - PARTE PRIMA

località: tanzania
regione: tanzania del nord
stato: tanzania (tz)

Data inizio viaggio: giovedì 14 giugno 2007
Data fine viaggio: martedì 26 giugno 2007

Arriviamo all'aereoporto internazionale del Kilimanjaro e ci trasfeririamo all'Ethiopian Hotel (un alberghetto molto carino e pulito ornato da graziose pitture naif) nella città di Arusha. L'albergo, molto pulito, vanta tra l'altro una buonissima cucina sia continentale che etiopica (ottimo lo Zighinì).
Presi i contatti con la nostra agenzia e svolte le pratiche burocratiche, passiamo il pomeriggio passeggiando a zonzo per la graziosa città di Arusha.
L’agenzia, con cui siamo in contatto già dall’Italia, durante il ns. incontro ad Arusha ci ha convinto a fare un safari senza l’incombenza della cucina. A questo penserà Deo (il cuoco) che occupandosi della cucina renderà il safari più rilassante, divertente e sicuro. Fare un safari col cuoco al seguito consente infatti di affrontare la vancanza senza l'onere delle noiose incombenze domestiche come, cucinare, lavare i piatti, riordinare il campo.
Ah, nel gruppo siamo in 6: Massimo, Andrea, Marcella, Luisa, Manuela e Pinuccia. Siamo amici e anche in Italia ci frequentiamo spesso.
Così la mattina successiva ci alziamo di buon ora e dopo un ottima colazione incontriamo la nostra guida (James) con cui condividiamo il programma di viaggio.
Caricati i bagagli sulla jeep (verso le 10) finalmente si aprte.
Dopo circa un ora arriviamo al villaggio di Mto wa Mbo e qui prendiamo posto nel nostro camp. Mentre Deo prepara il pranzo, noi montiamo le tende e ci rilassiami davanti ad un fresca birra africana.
Dopo pranzo visitiamo il villaggio, che vanta tra l'altro un mercato molto pittoresco e ricco di oggetti artigianali in legno ma… senza perdere d'occhio l'orologio. Alle 15,30 infatti si parte per il primo fantastico game drive nel Manyara National Park, la cui entrata dista solo 5 minuti dal villaggio.
Il nome del parco e del lago derivano dalla parola Masai "Manyara", che è il nome di una pianta: l'Euforbia Tirucalli usata dai Masai per costruire recinti e steccati.
La prima parte del parco è costituita da una lussureggiante foresta umida, molto simile ad una foresta tropicale. Qui però l'abbondante acqua viene dalle falde sotterranee della Rift Valley piuttosto che dalle piogge. La vegetazione comprende alberi alti e specie particolari (baobab, alberi delle salsicce, alberi del pane). Qui incontriamo babbuini, diverse specie di uccelli, ma anche elefanti, antilopi, giraffe, bufali, dik dik, cercopitechi. Ogni cosa è una scoperta e il nostro primo istinto è quello di scattare foto a ripetizione per paura di non trovarci nuovamente in condizioni tanto favorevoli.
E’ un errore. Se continuiamo così torniamo in Italia con 10.000 faoto… Meglio moderarsi…
La zona adiacente alla riva è più aperta. Qui avvistiamo ippopotami, bufali, zebre, giraffe e anche tre leoni. Giriamo nel parco fino alle 18,30 quando il parco chiude. Essere puntuali è importante per evitare discussioni e multe da parte dei rangers). Così finisce il primo game drive. Che emozione!! Lo sognavo da tanto un safari in Tanzania.
James che si è diligentemente messo a nostro servizio, ha un occhio di lince. Vede gli animali a centinaia di metri di distanza. Una cosa da non credere.
Finito il game drive torniamo al campo dove troviamo Deo che in nostra assenza ha già preparato una gustosa cenetta a base di pasta al sugo, insalata e frittata e frutta tropicale. Il bar del camp vende ottima birra gelata. Cenetta coi fiocchi.
Alla fine della giornata siamo stanchi ma soddisfatti. La sera ci corichiamo presto per essere in forze il giorno dopo. E poi siamo comunque tutti cotti….
Così la mattina seguente ci alziamo verso le 7,30, facciamo colazione e partiramo per il secondo game drive nel Manyara. Il game drive è una replica del primo e vediamo più o meno le stesse cose del giorno precedente. Viviamo però un’esperienza shock a causa di un elefante che si avvicina fino 50 centimetri dalla ns. jeep. E se mette la proboscide dentro e strapazza qualcuno sbattendolo di qua e di la ??? La guida ci consiglia di stare in silenzio e, un po’ spaventati, seguiamo alla lettera le sue indicazioni. Dopo 30 secondi (i più lunghi della mia vita) l’elefante soddisfatto si allontana e torna nel gruppo dal quale si era staccato.
James dice che si è comportato in questo modo perché nel gruppo c’erano dei piccoli.
Verso le 11,30 torniamo al camp, smontiamo la tenda e ci gustiamo il brunch preparato da Deo.
Dopo pranzo, smontiamo il campo e ci muoviamo verso la seconda meta del nostro viaggo, il villaggio di Karatu, dove arriviamo dopo circa un ora.
Anche quì montiamo subito le tende nel Resort di cui siamo ospiti e, dopo una bella doccia bollente e un altra bella birra africana consumata al bar, possiamo fare un giretto a zonzo per le vie di questo caratteristico villaggino tanzaniano. Le case sono tutte basse. Il villaggio è pieno di vita e di bambini. Il paesaggio circostante è molto bello. Mosso e pieno di coltivazioni. Ricorda la toscana. Durante il giro conosciamo qualche ragazzo e un gruppo di bimbi ai quali offriamo le caramelle acquistate all’emporio.
La sera pasteggiamo con un buon vino sud africano acquistato per pochi dollari allo spaccio del camp. Ancora notte in camp ma qui godiamo veramente di tutte le comodità. Il bar del resort è accogliente e possiamo vedere il telegiornale via satellite.
La mattina seguente ci svegliamo presto e partiamo verso l'area di Conservazione integrale dello Ngorongoro. Arriviamo al lodge dove lasciamo i bagagli alla reception prima di muoverci alla volta del cratere principale. L'entrata vera e propria del cratere dista circa mezz'ora dal lodge. Abbiamo fatto bene a svegliarci preso. Così non perdiamo troppo tempo e possiamo goderci il safari nel Craterre.
La visuale che si gode dal bordo del cratere è spaziale. Sembra un plastico ma è la realtà. Sotto di noi vediamo in distanza elefanti e mandrie di bufali. Siamo a oltre 2000 metri e gli animali sono 600 metri sotto di noi. Arrivati sul fondo cominciamo a girare e goderci la fauna numerosa che ci circonda. E’ come essere in uno zoo…ma al contrario: noi prigionieri nelle macchine e il paradiso terrestre tutto intorno a noi: gnu, bufali, gazzelle, zebre, eland, elefanti, leoni, antilopi, sciacalli, ippopotami, iene, fenicotteri, rinoceronti, serpentari, aquile. Gli animali sono tantissimi. Da non credere…. Restiamo nel cratere tutto il giorno e torniamo al Lodge solo nel tardo pomeriggio. Dalla terrazza ci gustiamo una bella cioccolata dal lodge. Fa un po’ freddo ma è logico siamo oltre i 2000. Dalla terrazza dominiamo il cratere. Che spettacolo questo tramonto !!! Dopo una bella cena la giornata finisce piacevolmente davanti al grande camino, che quì è particolarmente indicato vista la temperatura che si avvicina agli 0 gradi.
La mattina successiva non ci alziamo molto presto. La guida ci spiega che è meglio arrivare al gate verso le 13:00 per ottimizzare la nosra permanenza nel Serengeti. Ci fermiamo quindi per visitare prima uno dei villaggi masai che troviamo lungo la strada e poi le gole di Olduvai, uno dei siti più significativi per la paleontologia umana.
I masai sono amichevoli però per farci accedere al loro villaggio dobbiamo pagare 50$ a macchina. Dopo che abbiamo pagato danzano per noi e sono disponibili a farsi fotografare in tutte le salse (forse è un po’ finto questo villaggio).
A Olduvai invece c’è un piccolo museo dove viene illustrata l’evoluzione umana. Ammiriamo inoltre la gola sotto di noi mentre un signore ci spiega la storia delle gole e delle significative scoperte che sono state fatte in questo luogo in oltre 30 anni di ricerche paleontologiche. Fa molto caldo.
Proseguiamo per il gate del parco dove arriviamo come previsto verso le 13,00.

PARTE PRIMA

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