Mexico lindo y querido

località: cancun, izamal, chichen itza, merida, palenque, san cristobal de las casas, escarcega, puerto morelos
regione: quintana roo, yucatan, campeche, tabasco, chiapas
stato: messico (mx)

Data inizio viaggio: sabato 8 agosto 1998
Data fine viaggio: sabato 22 agosto 1998

Messico in avventura

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messico, un'avventura

sabato 8 agosto 1998

Ancora oggi, a distanza di quasi nove anni, io e i miei due compagni di viaggio ricordiamo la vacanza in Messico come la piu' emozionante ed avventurosa mai vissuta.
L'adrenalina si tagliava a fette, e al solo nominarlo, il Messico ci faceva brillare gli occhi. Siamo partiti veramente all'avventura, con l'idea di atterrare a Citta del Messico, mentre per ritardi nella prenotazione abbiamo dovuto scendere a cancun. Beh, forse è andata meglio cosi'...
Arrivati all'aeroporto, abbiamo prenotato per il giorno seguente un'auto per i nostri spostamenti; dei suddetti spostamenti pero' eravamo del tutto ignari.... Con un taxi collettivo ci siamo fatti portare all'hotel che abbiamo scelto frettolosamente grazie al consiglio di un operatore, dopo avergli spiegato le nostre poche pretese: inutile aggiungere che fra tutti i turisti saliti a bordo del taxi noi siamo scesi per ultimi: vale a dire che il nostro era l'albergo piu' scadente... Non abbiamo pero' perso tempo, la sera, dopo esserci risistemati un pochino, ci siamo fatti un giretto di tequila prima di andare a dormire...

a chichen itza

domenica 9 agosto 1998

Il giorno seguente, di buon mattino, abbiamo abbandonato cancun e proseguendo sulla MEX180 abbiamo raggiunto il sito archeologico di chichen itza, il più importante di tutto lo Yucatan. Arrivati a destinazione abbiamo però dovuto abbandonare i nostri propositi di bravi turisti, perchè un violento acquazzone impediva una visita degna di questo nome; sconsolati, ci siamo pertanto diretti al primo hotel (hotel...) trovato sulla strada. Ottima scelta anche per quanto riguarda la vista, dritta sul cimitero cittadino. A chichen itza abbiamo avuto il primo incontro con i bambini che assalgono gli stranieri offrendo per poche monete qualsiasi ammucchiapolvere che possano contentere le loro manine; si, anche a noi il cuore si è aperto un pochino e uno o due oggetti li abbiamo comprati. Mi pare...

chichen itza

lunedì 10 agosto 1998

Finalmente la giornata di sole e di cielo azzurrissimo ci ha permesso di visitare la citta' antica. Strano pero' l'impatto: una struttura moderna, con tanto di bar, ristorante, etc., mentre nell'aria si diffondevano le note dei Ricchi & Poveri in versione latina. Spero comprendiate il nostro choc!!!
Visitare chichen itza e' stata una forte emozione, anche perche' El Castillo l'avevamo visto decine di volte sui libri o in tv, e trovarcelo prima davanti agli occhi, poi addirittura sotto i piedi, e' stato un tuffo al cuore. Da buoni italiani ci siamo poi infilati dietro un gruppo con guida e abbiamo ascoltato le preziose informazioni che gli spettatori paganti ricevevano...
El Castillo, la Plataforma de Los Craneos, il Juego de la Pelota, i riti sacrificali, etc etc. Non sto a tediarvi con cose che magari conoscerete gia' tutti; per chi invece ha dubbi sulla possibilita' di farci un salto, beh, consiglio di toglierselo e di partire quanto prima...

tappa imprevista

martedì 11 agosto 1998

Di buon mattino ci dirigiamo in direzione di merida, ma dopo circa una sessantina di chilometri troviamo sul nostro percorso un incrocio con indicazioni per izamal. Leggo velocemente suklla nostra guida di che posto si tratti e, dalle poche note, resto incuriosito; cosi' decidiamo di fare questa deviazione, anche se di poche ore.
Le poche ore poi si tramuteranno in un giorno e mezzo, affascinati gia' da subito dallo splendido e scenografico viale di accesso alla citta': i suoi muri gialli ocra, con il bordo bianco, a fare da meraviglioso contrasto con un cielo che cosi' blu e' davvero difficile vedere. Il centro ha un unico incrocio, il traffico e' limitato a quattro cinque macchine e a qualche carrozza trainata da cavallo, ma ci sono addirittura due poliziotti che fungono, diremmo oggi, da ausiliari del traffico.
Parcheggiamo, e uno di loro si offre di controllare l'auto (aperta) con le nostre valigie in modo da permetterci di effettuare un rapido tour. Il posto ci piace, conserva lo spirito che avevamo immaginato di trovare nel nostro Messico sognato. Ritorniamo all'auto, diamo una mangia al poliziotto e scarichiamo le valigie presso l'hotel di Luis, per la cifra di 1.300 lire a testa. La stanza ha tutti i comfort: due materassi appoggiati su una struttura di cemento, nessun armadio ma un chiodo come appendiabiti fra i due letti, il bagno in camera separato dalla stanza con tendine scacciamosche. A garantirci frescura, una ventola che ogni due giri ne perde uno. Ma tant'e', non siamo mai stati cosi' bene. Abbiamo ancora il tempo per visitare il ocnvento; un solerte guardiano ci accompagna ad una visita, fino a scoprire dov'e' tenuta la madonna, patrona dello Yucatan, che viene portata in processione durante i festeggiamenti a lei dedicati. Ci spiega anche che nel 1993 Giovanni Paolo II celebro' qui una Messa, durante il suo viaggio in Messico.
Il convento e' francescano, presenta un colpo d'occhio straordinario grazie al suo infinito porticato, le vetrate sono preziose e raffigurato la Vergine e alcune scene di vita del Santo.
La sera un pianista esegue un concerto, al quale non possiamo mancare, anche perche' e' l'unico evento mondano previsto; siamo anche fortunati, il ristorante che abbiamo scelto per la cena (dove abbiamo mangiato in modo delizioso) e' rimasto aperto fino a tardi proprio per consentire al maestro e agli organizzatori dell'evento di rifocillarsi.

Merida

mercoledì 12 agosto 1998

Al mattino ci godiamo ancora una fresca spremuta, facciamo un rapido giro al mercato (ma tutto quel pesce coperto di mosche non ci attraeva per nulla) e andiamo a visitare cio' che resta di quello che probabilmente era il piu' importante sito archeologico dello Yucatan dopo chichen itza: la piramide di Kinik Kak Moo non e' in ottimo stato conservativo, eppure cio' che resta lascia un'idea della civilta' purtroppo sepolta dall'arrivo dei cattolici.
Si parte poi in direzione merida, la capitale dello stato che si affaccia sul Golfo del Messico. L'arrivo e' devastante: un traffico caotico, disordinato, reso ancora piu' confuso dalla presenza del mercato. Dopo aver cercato un parcheggio e un hotel per la sera, finalmente a piedi possiamo pero' ammirar eil suo bel centro storico di stile coloniale; il palazzo del governo conserva una serie di pitture che rievocano la storia dello Stato, mentr ea pochi, passi la cattedrale e' allestita a festa per i suoi primi 400 anni. In piazza notiamo la numerosa presenza di lustrascarpe, i nostri vecchi sciuscia'; quello che per noi potrebbe essere un lavoro umiliante invece appare un'attivita' come tante; sono molte le persone che si fermano a farsi ripulire le calzature, e la perizia e la dignita' che viene loro riconosciuta e pagata ci fa scomparire quell'ombra tutta europea che avevamo nei loro confronti.
La sera rientriamo nel nostro decoroso hotel e pianifichiamo il viaggio verso palenque.

Palenque

giovedì 13 agosto 1998

Il viaggio verso palenque e' lungo ma meraviglioso; in questo tratto guido io, nel nostro preciso e rispettato tour over che ci siamo prefissati. Mentre i miei due compagni di viaggi si appisolano, non posso non godere del silenzio e della solitudine di un tragitto che, lungo questa assolata lingua di asfalto oltre a noi prevede l'incrocio con pochi camion, qualche auto e nulla piu', anche al di la' della strada. Prima di raggiungere palenque restiamo sorpresi da una posada a due passi dal mare, con un piccolo ponte dal quale probabilmente partono i pescatori alla ricerca di fortuna in acqua. Ci fermiamo e consumiamo un pasto a base di pesce, nella piu' assoluta pace e tranquillita'. Ci guardiamo goduti: non e' meraviglioso?
Ripartiamo e, dopo aver superato con non poca difficolta' l'assedio dei mosquitos alle prime ore della sera, arriviamo a palenque: una rotonda con al centro la testa di un indigeno (in gesso...) ci da' il benvenuto, e a poche centinaia di metri, nel centro citta', troviamo un albergo, anche questo diremmo dignitoso, dove decidiamo di trascorrere la notte. Dopo cena ci addentriamo nel mercato; c'e' un po' di tutto, il clima e' tranqullo, nonostante l'ora tarda nessuno ci infastidisce perche' turisti, anzi, ci sentiamo protetti.

visita sito archeologico

venerdì 14 agosto 1998

La giornata e' dedicata al sito archeologico di palenque, una citta' ottimamente conservata immersa nella foresta, che sembra sia ancora viva, o quantomeno appena abbandonata dai suoi abitanti poco prima del nostro arrivo. El Palacio e' davvero in ottimo stato conservativo, cosi' come la maggior parte delle altre edificazioni; ci viene spiegato che non e' certo il suo utilizzo, se sui trattasse di un centro abitato oppure se servisse per particolari funzioni.
Appare pero' abbastanza chiaro che la citta' vivesse su tre dimensioni: quella del potere, quello del popolo e quello delle divinita', tutto concentrato in un ambiente urbano di pregevole suggestiva bellezza.
Il suo sapore magico è avvalorato poi dalla presenza, all'interno del Tempio delle Iscrizioni, della tomba di Pakal, considerato uno dei piu' grandi re maya di palenque: sorprendente quanto impossibile non accostare questa pratica sepolcrale a quella in voga presso gli antichi egizi.
Mentre ci allontaniamo veniamo pero' chiamati: e' il gruppo di ragazze toscane e di un fidanzato di una di loro, che avevamo incontrato all'aeroporto; che strano ritrovarsi nello stesso posto, a 500 km di distanza! Scambiamo due parole e ci chiediamo se non ci si possa rivedere a Playa del Carmen al termine della nostra vacanza. Chissa', ma sara' comunque dura; non era ancora l'epoca dei cellulari. Era piacevole preistoria!

san cristobal de las casas

sabato 15 agosto 1998

Abbandoniamo palenque e ci addentriamo nelle boscaglie del Chiapas, dopo aver effettuato una breve sosta presso le cascade di Agua Azul; purtroppo l'acqua non e' cristallina come ci aspettavamo, ad agosto, in piena stagione delle piogge, porta con se' fango e fanghiglia che la rendono marrone. Con l'ingresso in Chiapas ci gasiamo l'uno con l'altro, nessuno nasconde la propria emozione. In fondo siamo proprio dei pirla, pero' questa continua e naturale carica che abbiamo in corpo e' qualcosa che forse alla partenza non avevamo previsto. Non avevamo neppure previsto di rischiare di restare senza benzina sull'ultima salita che poi, arrivata al suo apice, fa precipitare la strada dritta dritta verso le prime luci di San Cristobal. Mea culpa, non avevo voluto spendere altri soldi per fare il pieno all'auto, considerando che il carburante restante sarebbe stato piu' che sufficiente per compiere il viaggio. Invece, a causa di qualche nostra imperizia... siamo agli sgoccioli e nessun ragazzino si avvicina per offrirci una misera tanica... In ogni caso ce la facciamo, e' quasi notte, saranno le 21 quando riusciamo a raggiungere la prima pompa di benzina della citta'. Io mi rifocillo con un paio di dolci che una donna vende agli automobilisti.
Piu' tardi troviamo alloggio in un albergo di fronte alla stazione dei bus. A San Cristobal fa fresco, siamo a 2200 metri d'altezza, e anche le stanze dell'albergo ricordano le abitazioni di montagna: il letto e' in ferro battuto e ci sono spesse coperte colorate a garantirci un tiepido riposo.

san cristobal

domenica 16 agosto 1998

Giornata interamente dedicata a San Cristobal. Nella piazza del municipio assistiamo ad una parata militare; ci spiegano che viene ricordato l'anniversario della caduta delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki.
Lungo tutto il porticato della casa municipale una miriade di banchetti propongono dolci di ogni tipo. Il forte odore dolciastro attira pero' anche numerosissime api, che ritroviamo all'interno dei cannoli, affogate nella crema...
Mentre percorriamo le vie della citta' un ignoto studente ci infila sotto il braccio copie del giornale antigovernativo; non a casa qui siamo nella terra del subcomandante Marcos; segni di lotta al potere centrale persistono anche nella piazza della cattedrale. Sono evidenti tracce di un sit in che rivendica le ragioni dei campesinos.
San Cristobal in questa fresca e assolata giornata si rivela in tutta la sua bellezza, con i colori dei suoi palazzi coloniali, i suoi mercati ricchi di lane che un po' fanno pensare anche a lande peruviane, le sue donne fasciate di pargoli dalle guance rosse. Poco distante c'e' la famosissima chiesa di San Juan Chamul, inaccessibile ai turisti, ai quali e' fatto divieto anche di fotografarne quel poco di interno che si intravede affacciandosi dal portone. Anche qui si respira un forte alito mistico.
Nel pomeriggio ci avviciniamo ad un'agenzia viaggi e prenotiamo per l'indomani un'escursione lungo in Canyon del Sumidero.

canyon del sumidero

lunedì 17 agosto 1998

Ci troviamo nella piazza del municipio di buona mattina, una jeep dell'agenzia di viaggi ci preleva per portarci al Canyon del Sumidero. Dopo un breve viaggio arriviamo a destinazione; ci imbarchiamo in una lancia insieme ad altri turisti e iniziamo a percorrere questo rio che divide le pareti rocciose com un Gran Canyon di westweniana memoria. La nostra guida si sofferma nei punti piu' spettacolari e ci permette di ammirare e fotografare le creazioni della natura, compresa una nicchia nella quale e' stata inserita un'immancabile statua della Madonna.
Al rientro, d'obbligo la mancia al "capitano di vascello" poi una sosta in un punto di ristoro (il pranzo e' compreso nel prezzo), con tanto di mariachi ad allietare il pasto.
L'occasione ci permette di conoscere due ragazzi pugliesi, con i quali trascorriamo poi la serata e la mezza giornata del di' seguente.
Con loro ci permettiamo una cena di lusso presso il ristorante posto in piena piazza del municipio e un paio d'ore di chiacchiericcio lungo i viali di San Cristobal, un luogo dal quale ci pare difficile riuscirci a staccare...

de regreso

martedì 18 agosto 1998

Oggi inizia il viaggio di ritorno, io devo rientrare entro pochi giorni in Italia, mentre i miei due compagni di viaggio si fermeranno una settimana (nelle loro previsioni, ma il resto e' un'altra storia...) a Cuba.
Partiamo di buona mattina da San Cristobal, tocca a Roberto guidare oggi ma, non appena si cominciano a scendere le impervie strade che da San Cristobal riportano a palenque, Roberto viene colto da forti mal di pancia e deve cedere a me il volante: piccoli inconvenienti dovuti non tanto al cibo quanto all'aria condizionata "incondizionatamente" usata nel ristorante "di lusso" nel quale abbiamo salutato i nostri amici pugliesi. Il viaggio e' lungo, ci fermiamo a Emiliano Zapata, attratti dal nome dell'illustre rivoluzionario, ma la cittadina ci delude: il museo con i cimeli dell'illustre guerrigliero, unica attrazione, è chiuso. In compenso veniamo aggrediti da milioni di zanzare affamate di sangue europeo e, dopo aver cercato ristoro nella peggiore granita mai gustata (non ero ancora stato a Gallipoli...) abbiamo proseguito il tragitto fino a giungere a Francisco escarcega.
Anche in questo caso si tratta di una città anonima, l'unico ristorante che ci pareva degno di considerazione, il "Titanic" (!!) chiudeva la cucina alle 21, così abbiamo ripiegato per un perro caliente por la calle... Alle 23 eravamo già a nanna...

puerto morelos - playa del carmen

mercoledì 19 agosto 1998

Il nostro viaggio prosegue a puerto morelos per una breve sosta per poi finire dritto dritto sulle bianchissime spiagge di Playa del Carmen. Qui giunti, decidiamo che per gli ultimi giorni messicani nn ne vogliamo piu' sapere di reperti archeologici ne' di zapatisti, ma abbiamo l'intenzione di goderci questo splendido sole e una spiaggia sulla quale si potrebbe morire.
Troviamo un ottimo hotel, all'epoca, di nuova costruzione, per il quale pagavamo 30.000 lire a testa.
In serata molti locali organizzano eventi a base di musica e cervesa sulla spiaggia

ricogiungimento

giovedì 20 agosto 1998

Dopo aver trascorso la giornata a fare nulla in spiaggia e ad ingozzarci al ristorante, in serata ritroviamo i toscani. Incredibilmente e senza esserci dati un preciso appuntamento, siamo nuovamente insieme. In otto sulla nostra piccola jeep sfrecciamo in lungo e in largo attraverso Playa del Carmen, un'oasi di divertimento, all'epoca ancora lontana dalle esagerazioni americane di cancun...

agli sgoccioli

venerdì 21 agosto 1998

Per me questo è l'ultimo giorno pieno in Messico; con i toscani ci concediamo un'altra giornata di puro relax, di shopping e di qualche assaggio di tequila. Non ci vergogniamo neppure di scegliere a pranzo un ristorante italiano e di ordinare spaghetti alla puttanesca, tanto per riassaporare i gusti di casa!!!!
In serata Playa del Carmen si anima di un mercatino, che ci permette di acquistare i classici regali dell'ultimo minuto...

fino all'ultimo

sabato 22 agosto 1998

Fatti i bagagli e abbandonato l'hotel non mi rassegno, mi sono organizzato per poter fare un ultimo bagno in queste acque cristalline e per pranzare in tutta calma a due passi dal mare. Io e i toscani ci dirigeremo poi verso l'aeroporto di cancun, abbiamo infatti lo stesso volo, mentre Enzo e Roberto partiranno per un altro destino...E' proprio il caso di dirlo!!!!