Merida, diario di viaggio

località: merida, celestun, cuzama
stato: messico (mx)

Data inizio viaggio: venerdì 6 maggio 2005
Data fine viaggio: lunedì 9 maggio 2005


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venerdì 6 maggio 2005

Come al solito abbiamo pigliato un bus notturno che in circa nove ore ci ha condotto da Palenque a Merida. Siamo arrivati a destinazione intorno alle sei e trenta del mattino, con le idee già chiare in merito all'ostello in cui risiedere. I nostri piani sono però andati in fumo quando davanti a noi si è presentato un signorotto con i capelli bianchi che parlava un ottimo inglese: era il proprietario di un altro ostello ubicato proprio nel centro storico, che costava pure di meno di quello da noi individuato. Eravamo troppo stanchi per rifiutare la sua proposta ed è così che siamo saliti sulla sua macchina super scassata e siamo arrivati fino alla nostra nuova abitazione.
Nonostante il viaggio in bus si fosse rivelato più confortevole dei precedenti, eravamo stanchi morti e dopo una colazione leggera siamo finiti distesi sul letto. Risvegliatici nel primo pomeriggio, dopo aver recuperato una mappa della città, siamo andati verso la pizza centrale con l'intenzione di visitare la splendida cattedrale. Non appena messo piede in centro, siamo stati fermati da un esile messicano, che parlava fluidamente italiano che dopo averci bombardato con una serie di informazioni su città e dintorni, ci ha scortato fino ad un negozio di artigianato maya. Qui siamo stati accolti da un altro baldo giovane che ha iniziato una lunghissima spiegazione sulle tradizioni maya e sulla costruzione di oggetti artigianali ed in particolare sulle amache e sui cappelli di Panama. Ovviamente il suo intento era quello di venderci qualche cosa, ignaro della nostra precaria situazione finanziaria. Come ovvio non abbiamo comprato nulla e non è stato affatto facile uscire da quel negozio: ci siamo inventati una riga di frottole per poterci togliere di torno quell'individuo.
Eravamo ormai prosciugati di ogni energia, quando finalmente ci siamo nuovamente diretti verso la cattedrale. Giusto il tempo di mettere i piedi nella piazza principale ed ecco di nuovo alla carica un signore obeso che parlando un buon italiano, si spacciava per un impiegato dell'ufficio turistico municipale. Dopo una valanga di chiacchiere è venuto al sodo: ci proponeva una visita al vero ed unico negozio di artigianato maya, sostenendo che tutti gli altri proponevano solamente banali imitazioni. La cosa cominciava a puzzarci, ma è incredibile la forza di persuasione di certe persone... in men che non si dica e quasi senza accorgercene, eravamo in un altro negozio che ci proponeva ancora amache. Se la prima volta siamo stati pazienti e cortesi, questa volta ne avevamo fin sopra i capelli e ci siamo liberati dall'impiccio senza troppe remore. Di nuovo verso la cattedrale e di nuovo fermati dall'ennesimo venditore di fumo... questa volta era davvero troppo, non gli abbiamo nemmeno rivolto la parola e a testa bassa ci siamo infilati nella cattedrale. Anche nella pace della chiesa, avevamo il timore che da un momento all'altro sarebbe spuntato da dietro una colonna o da dentro un confessionale, l'ennesimo venditore di fumo. Per fortuna sembra abbiano una certa avversità per i luoghi consacrati e siamo riusciti a goderci in santa pace l'interno della cattedrale. All'uscita erano già calate le tenebre e ci siamo diretti a fare una doccia.
Dopo una fugace cenetta ci siamo infilati a letto per recuperare le fatiche del viaggio fino a Merida.

sabato 7 maggio 2005

Il giorno seguente, dopo una colazione a base di pane e marmellata, lo abbiamo trascorso a gironzolare per la città, tra il mercato, le viuzze più caratteristiche ed il palazzo municipale da cui si godeva una superba vista della piazza principale. Siamo ritornato in ostello abbastanza presto ed abbiamo fatto la conoscenza di uno strano tipo che alloggiava con noi. Anche lui pur essendo messicano maneggiava molto bene il nostro idioma e così tra una chiacchiera e l'altra abbiamo scoperto che quell'omuncolo aveva trascorso più di metà della sua vita a fare l'artista di strada in giro per il mondo, senza ovviamente tralasciare il nostro Bel Paese in cui ha trascorso sette anni e ha lasciato un figlio. A parte queste chiacchiere, ci ha dato anche delle preziose informazioni sui luoghi da visitare nei dintorni cittadini, individuando in Celestun e Cuzama, destinazioni che non ci potevamo assolutamente lasciare scappare.
In serata ci siamo diretti a cenare in uno dei numerosi ristorantino che popolavano il centro... grazie all'insistenza di un baldo giovane di nome Ulisse, abbiamo consumato una cenetta deliziosa e quanto mai abbondante. Ma l'insistenza del buon Ulisse non era terminata con la cena: consumato il pasto infatti voleva portarci a tutti i costi in una discoteca dove lavorava. Abbiamo dovuto declinare l'invito perché il giorno seguente ci aspettava una super escursione a Cuzama, ma con la promessa che ci saremo rivisti la sera seguente.

domenica 8 maggio 2005

Detto fatto, la mattina successiva eravamo già su una camionetta che in circa un'ora ci avrebbe portato a Cuzama. È giunta l'ora che vi spieghiamo che cosa ci sarà mai da vedere in questa cittadina; in verità la cittadina non ha nulla da offrire, solo alcune case in mezzo a cactus e pietre, ma è proprio da questa città che parte un interessante tragitto che ci ha portati a visitare i famosi "cenotes", delle pozze naturali di acqua dolce che si nascondono sotto l'immenso deserto messicano. Altra cosa interessante e quantomeno caratteristica è stato il modo di raggiungere queste spettacolari cavità: si tratta di una primitiva ferrovia costruita anticamente per la raccolta ed il trasporto di una pianta (di cui non ricordiamo il nome) dalla quale si estrae il succo (che da origine alla tequila) e dalle quali fibre si producono le famose amache e innumerevoli oggetti per la vita quotidiana. E così ci siamo imbarcati in un artigianale carretto che al posto delle ruote gommate montava delle ruote ferrate che si adagiavano sulle sgangherate rotaie. Al posto della locomotiva c'era un irrequieto mulo che di tanto in tanto faceva i capricci e se ne andava per i fatti suoi venendo puntualmente fustigato dal pilota.
I "cenotes" sono semplicemente meravigliosi: lunghe scale metalliche conducono ad una profondità che varia dai quindici ai trenta metri e li un'acqua cristallina in cui è persino possibile immergersi e nuotare per avere un refrigerio dal soffocante caldo presente in superficie. La visita prevedeva tre soste in altrettanti "cenotes" nei quali non abbiamo certo mancato l'occasione per fare una nuotata. Davvero incredibile, come sotto ad una superficie ostile e desertica si possano nascondere queste oasi naturali che per secoli hanno garantito la sopravvivenza della popolazione locale. Il tutto è durato la bellezza di tre ore, dopo le quali siamo ritornati al punto di partenza da cui abbiamo ripigliato l'ultimo bus per Merida.
Rientrati alla base e fatto una doccia ci siamo concessi il lusso di una pizza dal gusto discutibile, dopo di che, come promesso la sera precedente, ci siamo incontrati con Ulisse per una serata in uno dei numerosi locali cittadini. Era una sorta di discoteca affollata di giovani messicani che si dimenavano al suono della tipica musica locali e dei più ballati successi internazionali. Abbiamo cercato di non fare troppo tardi visto che il giorno seguente avevamo deciso di abbandonare Merida alla volta di Celestum.
Zaini in spalla siamo diretti alla stazione da dove abbiamo preso il bus per la costa. Era parecchio tempo che stavamo lontani dal mare e la voglia di un tuffo cominciava a diventare irrefrenabile. Purtroppo però una volta arrivati ci siamo accorti che quello che avevamo davanti non era esattamente il mare dei carabi che avevamo in mente. Poco male, la nostra visita a Celestum aveva un'altra finalità: un tour sulla laguna (riserva naturale) nella quale era possibile effettuare del bird watching. Appena scesi dal bus siamo andati a posare i nostri zaini nell'unico ostello della città per poi andare a vedere la sfida decisiva per l'assegnazione dello scudetto tricolore: Milan-Juventus. Su consiglio del proprietario dell'ostello ci siamo recati nell'unico locale in cui era possibile vedere la partita, una "bettola" in riva all'oceano affollata di locali intenti a bere birra e a ingurgitare diavolerie a base di viscere di pesce. L'ambiente era certamente tipico e caratteristico... pure troppo! dalle casse usciva una musica assordante che impediva completamente l'ascolto della partita. Non appena terminato il match abbiamo pagato e tolte le tende ci siamo diretti verso la nostra camera dove abbiamo consumato una cena preparataci da due ragazze conosciute in ostello: grazie Daniela!

lunedì 9 maggio 2005

Svegliatici di buon ora ci siamo imbarcati in una delle tante lance per dirigerci verso la laguna, il tour si è divincolato tra colonie di cormorani, di fenicotteri e pellicani senza tralasciare un'interessante escursione tra una rigogliosa foresta di mangrovie ed alberi pietrificati dall'effetto del sale. Dopo due ore eravamo già di ritorno, il tempo di uno spuntino per riprendere ancora una volta il bus per Merida, soluzione obbligata per raggiungere Cancun.