Giorno 12 marzo 2008
Arrivo a Buenos Aires da Nizza (Francia) via Madrid.
C'eravamo già stati nel novembre 2004 in occasione del viaggio in Patagonia; ci siamo passati per ben quattro volte, nei vari giri su e giù per l'Argentina, con brevi soste di un giorno o al massimo due. Anche in questa occasione la meta non era Buenos Aires ma l'Uruguay, però abbiamo voluto trovare il tempo per due fine settimana, uno all'inizio e l'altro alla fine dellla vacanza, da trascorrere in una città che ci era piaciuta e che al turista offre molto. Il microcentro, che ho trovato anche in questa occasione molto controllato dalla Polizia, nel raggio di un chilometro, prendendo l'obelisco come epicentro, offre due spledide vie pedonali, ottime per lo shopping: Florida e Lavalle. In Florida c'è anche la prestigiosa Galleria Pacifico con i suoi tre piani di eleganti negozi. Il cambio favorevole aiuta molto, sia nelle spese che nella ristorazione.
L'dea era quella di non esagerare nel voler vedere troppe cose in quanto in Uruguay ci aspettava una vacanza abbastanza movimentata. Ci siamo limitati, quindi, a non allontanarci troppo dall'obelisco. Come pranzo un paio di "empanadas de carne" in un caffè in Florida, un po' di shopping e poi in albergo in Avenida Corrientes, a cercare di smaltire la stanchezza delle lunghissime ore di viaggio e del cambio del fuso orario: siamo arrivati nella tarda mattinata. Nel pomeriggio inoltrato due passi in centro. Attraversando Plaza de Mayo - la piazza di fronte alla Casa Rosada - notiamo che vicino all'obelisco ivi esistente, sono letteralmente accampati sotto a delle precarie tende di nailon (dalle quali traspaiono materassi, coperte, pentole e fornellini) dei veterani della guerra delle isole Malvine i quali, con vistosi striscioni protestano, molto civilmente, reclamando certi loro diritti.
Nei dintorni sostano e parlottano una ventina di loro, riconoscibili per l'abbigliamento. Ciascuno indossa almeno un capo di vestiario militare: chi pantaloni, chi giacca, chi berretto. Ad un certo punto si inquadrano ed uno di loro dopo aver dato l'attenti saluta in direzione della casa Rosada. Vedo che viene ammainata la bandiera dal pennone della facciata del palazzo presidenziale e capisco il perchè dell'inquadramento, dell'attenti e del saluto. Al ternine, il veterano che salutava si gira e rivolto a quelli inquadrati grida: "Viva la Patria" e gli altri rompono le righe. Mi sorprendo a pensare che dopo tutto quello che hanno passato, sia fisicamente che moralmente, ci vuole coraggio ad inneggiare; mi passa per la mente anche il fatto che potrebbe far parte della protesta.
Nel fare ritorno verso Avenida Corrientes, mi accorgo che, sempre sulla Plaza de Mayo, nel 2004 avevo notato e fotografato un "murales" sul marciapiede indicante un cerchio bianco, bordato da uno rosso, contente un berretto militare e la scritta "Juicio e Castigo" in nero. Nello stesso punto il "murales" non c'era più, come dimostrano le foto che ho inserito. Desaparecido pure esso. Alla sera cena e show alla Casa di Tango "Esquina Gardel" nel quartirere Abasto. Conoscevamo il locale perchè già stati nella precedente occasione per cui abbiamo voluto ripetere la soddisfacente esperienza. Questa volta però ci siamo riservati un tavolo in una posizione decisamente migliore della volta prima. La cena ottima: abbiamo scelto gamberoni e poi non disturba che il vino sia "a volontà" Lo spettacolo sempre di alto livello, con validissimi artisti ed accellenti costumi.
L'orchestra ci è parsa migliore.
La cattedrale con le sue dodici colonne.
Giorno 23 marzo 2008
Per il centro della Capitale.
Adesso il nome ufficiale è "Ciudad Autonoma de Buenos Aires"; mi sono dimenticato di chiedere se il titolo di "Capital Federal" sia sempre valido. Comunque è sempre la Capitale. Abbiamo voluto trascorrere un giorno in più prima di andare in Uruguay, giusto per rilassarci e così abbiamo fatto. La mattina ancora un pò di shopping tra Florida e Lavalle e poi era intenzione di andare in Calle Tucuman dove c'è un punto vendita di una nota marca argentina di cappelli. Abbiamo imboccato, a piedi, la Calle Teniente General Juan Domingo Peron che è una parallela di Avenida Corrientes in direzione della nostra meta.
Attraversata la Avenida 9 de Julio (dicono che con i suoi 108 metri di larghezza sia la più "ancha" del mondo) e conseguentemente passato l'obelisco, sempre continuando sulla Calle Peron ad un certo punto abbiamo notato una trattoria molto simile a quelle che una volta si trovavano nell'angiporto di Genova ed erano frequentate da operai. In bella vista, una griglia sulla quale un anziano "asador" stava arrostendo chili di carne. Dal marciapiede molto stretto e molto male in arnese, abbiamo dato uno scorcio all'interno e constatato che l'arredamento, modestissimo era del tutto simile alle citate trattorie di Genova. Continuiamo, non senza riprometterci che il nostro pranzo lo avremmo consumato in quel locale.
Dopo un poco, a causa del caldo ci siamo stancati ed abbiamo chiesto quanto ancora mancasse per arrivare dove dovevamo andare: Il fatto che la città sia divisa in "quadre" rende molto facile, conoscendo il numero civico, poter sapere quanto sia distante un posto, per cui ci è stato risposto che c'erano ancora 1.800 metri da percorrere. Abbiamo deciso che la cosa migliore fosse ritornare sui nostri passi e andare a trovare ristoro nella trattoria che avevamo visto prima. I tavolini saranno stati al massimo 50 x 50, comunque, in due, ci si stava. Naturalmente abbiamo chiesto carne asada. Era ottima, come tutta quella argentina. Di contorno un'insalata veramente squisita: rucola, pomodori e cipolla, il tutto tagliato molto sottile, come usa in Liguria. Cosa strana, gli avventori erano pochissimi, malgrado l'enorme massa di carne cotta e da cuocere che era sulla griglia.
Altra cosa strana, il telefono squillava ripetutamente. Poi, dal propietario che era il signore che con solerzia ci serviva (anche lui con il nonno italiano, come tutti gli argentini che si rispettano...) ci è stato spiegato che lavorano molto portando il cibo in giro per il quartiere a commercianti, impiegati, operai e via dicebdo, cibo che viene ordinato via telefono. Dopo il dolce abbiamo chiesto il conto ed abbiamo speso 53 pesos in due (euro 10,60)comprese due birre da cl 66, una gazzosa ed il pane. Mi fa particolarmente piacere segnalare questo "tipico" locale in quanto mi ricorda la mia giovinezza a Genova e poi, prezzi a parte (che comunque per noi genovesi contano molto...), sia la carne che tutto il resto erano davvero squisiti. Se così non fosse, non riscuoterebbero certo tanto successo con gli operai ed impiegati del "barrio".
Già il nome la dice lunga..."LA FAVORITA DE TODOS" - Sandwicheria - Cafeteria - PARILLA (sandwich de miga, triple de jamon y queso) Calle Teniente General Juan Domingo Peron nr. 1229. Il biglietto da visita, che propongo, molto artigianale e su carta "normale" non bada certo alla forma (cm. 6,5 x 4,5) ma rende comunque l'idea; però in questo caso ciò che vale è la sostanza (della carne...). Pomeriggio relax e ancora un poco di shopping nelle due vie pedonali in attesa dell'ora di cena dove abbiamo appuntamento con Leonardo e Analia, una giovane coppia, di recente sposi. Analia è impiegata nell'agenzia presso la quale ci siamo appoggiati per il nostro viaggio.
Vengono a prenderci all'albergo e con la loro Volkswagen "Gol" (Gol, no Golf) andiamo nel vicino barrio di Puerto Madero dove avevamo prenotato al ristorante La Caballeriza, luogo per gli amatori della carne alla brace, con un arredamento molto tipico, sullo stile cavallerizzo, naturalmente. Non li conoscevamo di persona, solo per contatto ma si sono rivelati una coppia simpatica, con la quale non ci siamo resi conto del passare delle quattro ore che stavamo assieme. Lui era stato in Italia, a Bologna, per comprare dei macchinari per ospedale e naturalmente non ha fatto altro che elogiare la cucina emiliana che gli era stata "iniettata" a grandi dosi. Non abbiamo passato la mezzanotte: all'indomani mattina dovevano prendere il "buquebus" (traghetto) che, in tre ore di attraversata del rio de la Plata ci avrebbe portato sull'altra sponda, a Montevideo.
Puerto Madero.
Giorno 315 marzo 2008
Secondo fine settimana a Baires.
Dopo le due settimane passate in Uruguay, era nostra intenzione fare rientro con il Buquebus (traghetto), come all'andata: tre ore di comodo relax sul Rio de la Plata. Gli orari però, non coincidevano per essere la sera del sabato a Buenos Aires dove avevamo appuntamento con Marcelo e Fernanda, una giovane coppia dell'età di nostra figlia, che avevamo conosciuto tre anni prima quando siamo stati in Patagonia, per andare a cena alla casa di tango "El Viejo Almacèn". Una discreta levataccia, per essere in vacanza, per prendere l'aereo alle 08:30 all'aeroposto di Carrasco, unico volo della mattinata. Neanche il tempo di alzarci e subito si atterra all'Aeroparque. Mattinata in centro a piedi. Nel pomeriggio ci siamo incontrati con Marcelo che ci ha portatio a prendere un caffè al rinomato Cafè Tortoni, Avenida de Mayo, 725.
Vale la pena soffermarsi un monento su quello che è considerata una "icona" di Buenos Aires. Inaugurato nel 1858, prende il nome da una locale del Boulevard des Italiens a Parigi, punto d'incontro dell'elite della cultura parigina del diciannovesimo secolo. Nel tempo, viene frequentato da illustri personaggi ed è stato dichiarato "sito di interessa nazionale" dela Consiglio della Città di Buenos Aires. Lasciato i Caffè Tortoni ci incaminiamo verso Avenida Corrientes. Passando davanti alla casa Rosada vediamo un certo movimento di persone. Ci sarà il cambio della guardia ed ammainabandiera in forma solenne in quanto 196° anniversario della fondazione dei "Granaderos a caballo" il reggimento di cavalleria che fa da scorta e sicurezza al Presidente della repubblica. Poco prima delle 18 arriva, a piedi, la banda del reggimento, seguita da un picchetto.
All'ammainabandiera sono presenti anche i veterani della guerra della Malvinas i quali si schierano per conto loro e dopo il saluto, come ogni sera ropono le righe al grido de "Viva la Patria". Dopo la cerimonia, concerto della banda nel Parco Cristoforo Colombo, retrostante alla Casa Rosada. Assistono un migliaio di persone; non avrei creduto di vedere una tale partecipazione ad una manifestazione militare. L'autobus passa a prenderci all'hotel in Avenida Corrientes e ci porta al "Viejo Almacèn", per la cena e lo spettacolo di tango. Sia la prima che il secondo sono di ottima qualità. Validi artisti. Si esibisce anche un complesso che suona musica andina, molto applaudito. E' domenica: ultimo giorno a Baires. Volevamo andare a vedere i mercatini di San Telmo, però ce ne dimentichiamo dopo aver attraversato le "deserte" Calle Florida e Lavalle. passeggiamo per Puerto Madero.
Visitiamo la nave scuola della Marina "Presidente Sarmiento", ora in pensione ed ancorata al Puerto per essere visitata da scolaresche e turisti. Pranziamo al Ristorante "La Caballeriza", non facendoci mancare l'ultimo asado. Nel tardo pomeriggio, andando verso l'aeroporto di Ezeiza, notiamo che stanno rientrando in città i gitanti della domenica. Sui prati cirsostanti l'autostrada si notano ancora molte persone che senz'altro rimarranno per il "chorrasco" serale: si vedono i fuochi sotto le griglie. All'aeroporto di Ezeiza c'è in partenza un vero mare di gente di tutte le nazionalità. Abbiamo una gran voglia di rientrare. Rientriamo. La vacanza è bella anche perchè poi finisce.
Tipica osteria popolare: "La favorita de todos"