Ritorno felice in Oriente

regione: giro classico
stato: birmania (mm)

Data inizio viaggio: sabato 23 ottobre 2004
Data fine viaggio: domenica 14 novembre 2004

Yangon
Calaw trekking
Lago Inle
Mandalay, Inwa, Sagain, Amarapura, Mamyo
Pagan
Ngapali Beach
Yangon

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Italia/Bangkok/Yangon

sabato 23 ottobre 2004

Parto da una fredda e grigia Milano per arrivare ad una calda e incasinata Bangkok, molto migliorata dall'ultima visita del 1990. Ora si può girare facilmente con la nuova metrò, lo sky train che si intrecciano con i vaporetti lungo il fiume.
Ottengo il visto per la Birmania in giornata, compro il biglietto della Bangkok Airways in Kan Sung Road per Yangon e rivedo volentieri il Palazzo Reale, il Wat Pra Keo e navigo lungo il Chao Praya prima del volo per la Birmania.
Divido il taxi con una copia tedesca e arrivo in centro, tanta gente sui marciapiedi che vendono di tutto, clacson impazziti ed una buona guest-house (Beautiland Hotel) in centro a 10 USD. Vado subito a visitare la Sule Pagoda a pochi passi e rimango incantato da questa costruzione risalente a ben 2500 anni orsono. Incontro due birmani con i quali parlo di religione cattolica e buddista. Il più giovane si offre da guida gratis per la città. vuole solo imparare l'inglese. Accetto. Mi porta in taxi alla Shwedagon Pagoda, un'opera incredibile, con ingressi imponenti, tanto oro, guglie, templi e templetti e tanta gente che prega. Successivamente visiterò un altro tempio con un Budda gigante seduto e l'altro col Budda reclinato. Quindi il parco sul lago, Chinatown dove mangiamo e quindi il monastero dove vive. Aveva provato a fare il bonzo ma non faceva per lui. Il monaco capo che mi presenta non mi fa una bruona impressione: mastica betel e risponde al cellulare che in Birmania ha costi proibitivi. Giriamo in bus locali per risparmiare e per avere un contatto più immediato con i birmani. Tanta gente pigiata, nessuno che puzzi nonostante il gran caldo. Gli do consigli su come guadagnare con i turisti facendo la guida. Viene da Mandalay dove risiede ancora la sua famiglia che non vede da anni. Ha 25 anni e dice di esser ancora vergine. Gli offro anche la cena in una birreria ristorante karaoke dove si esibiscono delle ragazze cantando sopra un palco in fondo alla sala. Ky (questo è il nome della guida) beve la sua prima birra e va in balla. Si lascia andare a confidenze sulla sua vita. Lo riaccompagno al suo monastero e gli prometto che ci rincontreremo al mio ritorno nella capitale alla fine del viaggio. In effetti non lo rivedrò più e me ne dispiace anche se ancor oggi mi chiedo se il tentativo di truffa con il cambio nero lo vedeva complice. Mi aveva portato in un bar dove un tipo strano si era offerto di cambiarmi i dollari nella moneta locale. Dopo un primo cambio il tizio era riapparso dicendo che la mia banconota da cento dollari era falsa, me la faceva vedere e pretendeva la restituzione degli Kiats. Naturalmente quella non era la mia banconota, ma la sua!! Lo mandavo letteralmente a quel paese, aggressivamente. Sua ritirata e offerta a cambiare i rimanenti dollari, che rifiutavo. La mattina successiva partivo con pullman con aria condizionata per Calaw, circa 800 km a nord, 18 ore di viaggio per 7 dollari circa.
Vado

mercoledì 27 ottobre 2004

Durante il viaggio in pullman conosco un gruppo di birmane trentenni che mi offrono da mangiare e bere (sono affamato ed il pullman non si decide a fermarsi). Sono cantanti, ballerine e fotografe nelle feste di matrimonio. Le chiamo Spice Girls birmane, si divertono e mi prendono in simpatia. Un loro parente mi offre una crema balsamica che strofinata sulle mani e respirata a lungo apre la respirazione. Comprerò più avanti due vasetti di questa crema che tuttora uso avendo problemi di setto nasale deviato che mi rendono difficile la respirazione notturna. Arriviamo a Calaw. località di montagna in una bella valle, con mercato tipico dove comincerò lo sfrenato shopping e pagoda panoramica in collina, alle 4 di mattina. Trovo una buona guest-house a 3 dollari e mi informo subito sul possibile trekking. Me lo offrono addirittura in partenza alle 08.00, due giorni con arrivo al lago Inle con guida parlante inglese, pasti e pernottamento per soli 10 dollari. Accetto e faccio conoscenza con un simpatico birmano di 35 anni che mastica spesso il betel, in compagnia di un ragazzotto in veste di "porter" per la mia valigia da 20 kg. Incredulo protesto e invito a spedire l'ingombrante valigia con pick-up direttamente al lago. Niente da fare! Il porter è ben felice di fare il suo mestiere e mi strappa la valigia che si carica in spalla. Solo a metà del tragitto la guida trova un bastone di bambù, c'infila la valigia e lo aiuta nel trasporto. Incontriamo 7 villaggi di contadini, carretti con enormi buoi, giovani che trasportano pietre, campi di fiori gialli, sentieri all'ombra di alte fronde di bambù, bambini cui regalo matite colorate, contadine nei costumi tradizionali con bambini a tracolla. In serata arriviamo al monastero dove pernotteremo dopo una sosta per il pranzo in un villaggio intermedio. Le case sono di pareti sottili di bambù e strutture in travi pesanti di tek.
La gente è amichevole e nonostante la difficoltà della lingua riesco a comunicare con gesta e disegni. Uno mi ripara l'ombrello rotto che mai userò e che regalerò più avanti. La guida si rivela un ottimo cuoco e mi prepara un buon pranzo a base di noode, verdure cotte, uova strapazzate e te.
Vado in tilt nell'ultima salita e la guida mi offre il betel. Tentenno poi accetto. Sarà stato l'effetto placebo, stà di fatto che ho percorso la salita a razzo sputando lo schifoso impasto rosso dopo un paio di minuti di masticate. Il monastero è antico in legno massiccio, su palafitte con un interno buio e affascinante. Ci sono dei giovani bonzi che guardano la televisione in un angolo e altri ragazzotti del vicino villaggio. Il vecchio capo monaco non parla l'inglese, mi saluta ridendo e ordina al suo secondo di prepararmi il giaciglio ai piedi dell'altura del Budda seduto. Avrò un piumino che puzza di muffa che mi protteggerà dal freddo notturno con la guida ed il porter ai lati ed il vecchio monaco sordo che fa zapping a tutto volume impedendomi di dormire. Per fortuna la smette dopo un po'. La mattina il percorso è tutto in discesa fino al lago Inle. Saliamo in una lunga barca di legno a motore e percorriamo mezzo lago, attraversando campi galleggianti dove coltivano verdure e pomodori, case su palafitte, villaggi nell'acqua e alla fine il paese con tante guest-house,un imbarcadero, una bella pagoda d'argento e alcuni ristorantini. Alloggio di fronte all'imbarcadero al Gipsy Hotel per 5 dollari. Saluto la guida ed il porter che premio con una bella mancia e alcuni regali che accettano ben volentieri. Dopo una doccia rinfrescante vado alla scoperta del villaggio, trovo un bel monastero galleggiante e parlo per un'ora con il monaco capo che parla un buon inglese e mi dà informazioni sul buddismo che mi intriga tanto. Ho intenzione di abbracciare la filosofia/religione di Roberto Baggio che lo rende così sereno nonostante le tante delusioni che squadre e allenatori gli riservano. Passo la serata in uno strano ristorante delle 4 girls, sono volontarie che preparano ottimi pasti e che al momento del conto, ti invitano a pagare a propria discrezione, precisando che i guadagni vanno all'associazione che aiuta i giovani in difficoltà. Mangio e pago bene, sentendomi buono. Conosco Franziska una tedesca e mi accorgo con piacere che non ho dimenticato il tedesco studiato quarant'anni prima. La sera stessa abbordo una coppia spagnola di Barcellona per dividere assieme il costo della barca per esplorare il lago l'indomani. Accettano, così passiamo assieme una splendida giornata visitando templi, pagode, mercati, negozi di artigianato, un tempio in legno dove i monaci si esibiscono facendo saltare dei gatti ammaestrati dentro cerchi di ferro sollevati in aria. Assistiamo fortunati alla processione folcloristica sul lago: è l'ultimo giorno che la rappresentano. Tanta gente, musica, imbarcazioni decorate con ballerine e musicanti, mercato galleggiante, regate in barche lunghissime con tantissimi vogatori in piedi. La specialità del posto è remare con un piede e avere le mani libere per pescare. La sera stessa prendo un pullman per Mandalay e già rimpiango il bel lago e la coppia simpatica di spagnoli.

giovedì 28 ottobre 2004

Arrivo a Mandalay la mattina presto e trovo un' ottima guest-house a 10 dollari. la Royal Guest House in pieno centro.
Alla stazione mi accordo con due ragazzi che mi faranno da guida il giorno successivo. Hanno una scassatissima Mazda più vecchia di me e si ingegnano a portare in giro i turisti per pochi dollari. Il ragazzo che parla inglese cammina a stento: ha condotto il rick-shav (taxi-bicicletta) per 10 anni ed ha dovuto cambiare il mestiere rischiando la paralisi. Deve mantenere la giovane moglie e due figli. Mi fa pena, è un ragazzo estremamente sensibile ed intelligente. Avrebbe potuto essere una persona di carriera nel nostro mondo invece rischia la sedia a rotelle a meno di 30 anni.
Neanche io sono fortunato quel giorno. Ho un'infezione al dito medio della mano destra che si è gonfiato a dismisura, fa male e mi preoccupa. Dopo le tre escursioni del 1 novembre decido di farmi portare in una clinica dove un chirurgo diplomato a Edimburgo mi asporterà l'unghia dopo l'anestesia locale. Pagherò ben 60 dollari, ma i miei dolori e preoccupazioni termineranno. Ci penserò a farmi rimborsare dalla polizza Globy verde che avevo stipulato prima della partenza per 80 euro.
Visito Ammarapura ex capitale con un monastero da 1000 bonzi tutti in fila a mezzogiorno per l'unico pasto della gioranta ed il ponte più lungo del mondo in tek. Poi l'isola Inwa, pure ex capitale con un bel palazzo giallo del 1500 ed una torre dell'orologio. Prendiamo una barca traghetto e poi un carretto siciliano per visitare questo strano posto. Infine Sagain con la sua pagoda kitch in cima alla collina. La raggiungo salendo faticosamente nel caldo di mezzogiorno una lunga salita per fortuna coperta.
Il giorno dopo farò un'escursione a Mingun per vedere la più grande e incompiuta pagoda del mondo e la più grande campana.
All'imbarcadero farò amicizia con una coppia inglese che mi inviterà la sera alla salita della collina di Mandalay per il classico tramonto.
A Mingun mi scateno volente e non in uno shopping sfrenato di vestiti birmani che regalerò a colleghe e parenti.
Ad un certo punto, non resistendo il caldo pazzesco, mi denuderò dietro un gigantesco albero di Budda ed indosserò il famoso longyi, pareo indossato intelligentemente da tutti gli uomini birmani che stanno belli, comodi e freschi rispetto ai nostri appiccicaticci pantaloni. Per il resto del viaggio indosserò saranno il mio abbigliamento preferito.
Al ristorantino locale dopo un ottimo pranzo mi farò truccare il viso con la strana pasta ricavata da un ramo che viene strusciato contro una pietra bagnata. Donne, uomini e bambini usano difendere la loro pelle con questo strano intruglio
Il giorno successivo visiterò la città di Mandalay, seconda città della Birmania, un milione di abitanti circa, con un enorme palazzo reale e parco circondato da mura lunghissime e da un enorme canale. In fondo la famosa collina con la pagoda altrettanto kitsch quanto quella di Sagain.
Girerò in rick shaw con un simpatico driver che parla il miglior inglese finora incotrato. Visiterò anche il più bel monastero del 1500 in legno intarsiato con un'arte e maestria impareggiabili. I birmani sono i migliori lavoratori del legno.

PagaN OH Pagan!

martedì 2 novembre 2004

La mattina presto prendo il famoso battello lungo il grande fiume Irawaddy che dopo 8 ore ti porta ad uno dei siti archeologici più importanti del pianeta: la valle di Pagan.
Sono 2500 fra templi e pagode di ogni forma e stile oltre ad altrettante distrutte da recenti terremoti e che sono in restauro per opera dell'Unesco.
Alloggerò alla spartana ma simpatica guest-house New Park Hotel per 5 dollari, con aria condizionata, ventilatore e abbondante colazione come in tutte le guest house birmane.
Noleggerò una bicicletta cinese per 1 dollaro al giorno e attraverserò la valle in lungo ed in largo per 3 giorni, visitando e fotografando centinaia di templi e pagode, con viste mozzafiato al sorgere del sole ed al tramonto. Certi templi sono superiori alle nostre cattedrali in quanto ad imponenza e bellezza; alcune pagode come la Swezigon sono impareggiabili soprattutto quando sono illuminate di notte.
In mezzo alla valle ci sono anche villaggi di contadini da visitare tra un tempio e l'altro per una pausa bucolica.
La sera si cena nei ristorantini a lume di candela, a fianco di un tempio illuminato, bevendo l'ottima birra birmana e scegliendo fra la cucina cinese, indiana e....italiana, dato che la birmana non è granchè. Ti offrono gratuitamente anche lo spettacolo di marionette. Puoi anche permetterti un massaggio birmano per 2 dollari l'ora: attenzione però, è alquanto doloroso o almeno fastidioso. Ore dopo ti senti rinato e ringiovanito.

Mount Popa

sabato 6 novembre 2004

Per una sosta dopo centinaia di templi decido di fare un'escursione alla famosa montagna sacra Popa, un tempo di culto animista ora con tempietti buddisti con una scalinata non impossibile di circa mezzora di salita fra fastidiose scimmie e ragazzi che portano pesanti pietre per penitenza. Le porte di accesso sono spettacolari con enormi statue colorate ai piedi di mercati e bancarelle di artigianato, ristorantini e bar.
Arrivo in compagnia di Sandrine e Pauline, una inglese che vive a Singapore, campionessa di maratona ed una svizzera francese di Ginevra. Dividiamo il costo del pulmino di 15 dollari. L'escursione dura una mezza giornata, cento km tra andata e ritorno e ne vale la pena. Ci fermiamo in un simpatico posto di ristori che ci offre noci di cocco, dolci, liquori particolari , rum di canna da zucchero e gli immancabili pistacchi e te cinese.
La sera ceno con una guida birmana che parla un ottimo inglese, oltre al cinese ed al giapponese. Il ragazzo è molto informato sul suo paese e mi chiarisce molte cose al riguardo.
Segue anche la politica internazionale e mi racconta della rielezione di Bush Jr.

MARE, MARE, MARE....

lunedì 8 novembre 2004

Dopo due settimane di scorribande decido di passare l'ultima settimana nella bella spiaggia di Ngapali Beach. Il nome deriva da Napoli, dato che un napoletano arrivando colà disse:
"me paresse Napule!!!"
E' una bella spiaggia di sabbia lunga e larga con tonde pietre affioranti durante la bassa marea.
Alloggio all'hotel Linn Thar U a 10 dollari per la solita stanza
questa volta in bungalow in seconda fila con vista mare e stupendo tramonto.
Mi riposo sulle dure sedie a sdraio in legno all'ombra delle palme di cocco sopra una passerella in tek. Ristorante con terrazzo sul mare, giardino ben curato, personale gentile e 5 ristorantini dove si mangia dell'ottimo pesce e non solo:
aragoste, granchi, scampi, cocktail cubani a mezzo dollaro, sempre a lume di candela in ambienti simpatici in legno.
Ci si addormenta con il canto dei grilli, un cielo con milioni di stelle, dopo un tramonto mozzafiarto, sorseggiando la solita Myanmar beer.
Conosco Didier un francese di Parigi con il quale cenerò le prime sere. Ci sono coppie di ragazze, famigliole, coppie di amici e Didier ed io.
Faccio un'escursione in barca per 10 dollari per arrivare ad una bella spiaggia solitaria, fare snorkeling tra pesci colorati e coralli di poco inferiori a quelli di Sharm el Sheik.
Pranzo in una povera capanna ospite di una famiglia di cui divento amico. Li raggiungerò il giorno dopo via terra, dopo 4 interminabili ore, usando taxi, bus, moto e infine la più logica e semplice barca, dato che le strane sono piene di buche e ti fanno sobbalzare ogni momento.
Mi offrono il loro terreno in vendita a 5000 dollari.
Sono più di 1000 mq in collina coltivata ad ananas, palme di cocco, banane e spiaggia solitaria antistante. Purtroppo la strada è lontanina, il mare poco profondo, niente luce, solo una piccola sorgente d'acqua per cucinare il riso.
Ci farò un pensierino. Bisogna trovare un prestanome di fiducia e costruirsi una bella casa in tek e bambu con 3000 dollari.

VILLAGGIO DI PESCATORI

mercoledì 10 novembre 2004

E' bello stare al mare, riposarsi, nuotare, abbronzarsi, ma dopo un po' ....
C'è vicino vicino un intrigante villaggio di pescatori .
Gli uomini vanno in barca tutta la notte (si vedono le luci delle barche) e ritornano al sorgere del sole con il loro carico di pesce vario. Soprattutto sardine che le donne spargono sulla sabbia sopra enormi teloni di plastica a seccare per alcuni giorni prima di spedire il tutto nei vari mercati del paese e perfino in Cina.
I pesci più grossi vengono divisi e venduti ai ristoranti locali.
Ci sono pesci sanguisughe che si attaccano ai grossi pesci e li succhiano il sangue fino a farli morire dissanguati.
Pescano anche dalla riva con enormi reti che trascinano a riva lentamente per....tre grossi barili di una specie di plancton color beige che si mangia crudo con le mani ed è squisito.
Nelle povere capanne sotto le alte palme si svolge la loro dura vita fatta di tanto mare (nei mesi pescosi) a 30 dollari al mese.
I ragazzi più giovani giocano una specie di pallavolo con i piedi e la testa. Ci sono anche case in muratura e piastrellate esternamente: appartengono ai proprietari delle barche.
In spiaggia tanti bambini che fanno la popò, donne che portano le immondizie che il mare spazzerà, cani che si inseguono felici e carretti trainati da grossi bufali.
Chissà se questi grossi villaggi potranno continuare a vivere nelle loro belle spiagge o dovranno sloggiare per lasciar posto ai bungalows dei villaggi turistici, come già è successo?
Dicono di no, che il governo ora li protegge.
La cittadina di Tandwe, omonima del vicino aereoporto è una grossa città con molti viali alberati, tanti negozi e bar, alcune padode, un grosso fiume e relativo ponte ed una bella campagna circostante di campi di riso e capanne di contadinI.

Ritorno a Yangon

domenica 14 novembre 2004

Mesto il ritorno nella grande capitale da 5 milioni di persone.
Tutti i larghi marciapiedi sono occupati da ristorantini e bar.
I tavoli sono bassi, rasenti il selciato e le sedie sono....quelle dei nostri asili. Bisogna camminare .... in strada rischiando di finir sotto perchè il pedone qui non ha alcun diritto e ogni mezzo di trasporto meccanico ha la precedenza. Fortunatamente ti avvisano strimpellando tutti sul clacson. un concerto.
Vendono di tutto, anche CD Rom che ti insegnano ogni cosa in varie lingue. Peccato che pochi birmani abbiano il computer e Internet semi/proibito. Si riesce comunque a spedire una email a casa con mezzo dollaro, telefonare costa molto, molto di più.
La dittatura non si percepisce, la gente è indaffarata e pensa solo a lavorare e a pregare nei templi. Chissà quante brutture e prigioni piene, comunque sembra apparentemente un paese libero e tranquillo, poco polizia e pare, tanti controllori, ispettori corrotti che si approffitano e se la passano bene per non vedere e non segnalare.
Vivono meglio che in Cina, India, quasi tutta l'Asia, tigri escluse, tutta l'Africa e gran parte delle Americhe, alla faccia delle statistiche internazionali che lo classificano al quart'ultimo posto. Roba di tanti anni fa, sicuramente prima del 1992, da quando cioè hanno aperto all'economia privata, prima di farsi trascinare dalla Cina confinante e grande amica e fornitrice.
Visito l'interessante Museo Nazionale su 5 piani con tante statue antiche del Budda, tanti dipinti, costumi tradizionali delle varie etnie, steli in pietra con il loro strano alfabeto rotondo, gioielli e monili, perfino reperti preistorici come si addice ad un grande museo nazionale.
Passerò l'ultima sera al ristorante sulla grande barca sul lago, enorme, kitsch, con i soffitti da Versailles, tutta la cucina birmana a disposizione in un buffet da ghiottoni, spettacolo di danze tradizionali e musiche con strumenti strani. Infine il tradizionale spettacolo di marionette. Il tutto per 10 dollari, caro per la media dei prezzi birmani, ma ne vale la pena a conclusione di un ricco ed entusiasmante viaggio in un paese che, paradossalmente ha conservato le sue tradizioni grazie ad una brutta dittatura e probabilmente le perderà in pochi anni grazie alla nuova prossima democrazia liberale e globalizzata che già stà pressando i poveri birmani con gli enormi cartelloni pubblicitari e gli interminabili spot televisivi.
Aung San Su Kyi, premio nobel per la pace, leader dell'opposizione, agli arresti domiciliari dopo anni di prigione e probabile futura leader del paese dovrà misurarsi anche con questa problematica fondamentale e mi auguro che riuscirà a traghettare il suo paese alla libertà e democrazia senza fargli perdere le sue splendide caratteristiche e trasformarlo in una nuova Tailandia.