2 MESI IN GIRO PER IL SUD-EST ASIATICO...

stato: birmania (mm)

Data inizio viaggio: giovedì 21 dicembre 2006
Data fine viaggio: giovedì 4 gennaio 2007

Cena a Chang Mai, colazione a Bangkok e pranzo a Yangon. Ci sentiamo buisiness-men...
Ore 13.40 locali atterro all'aeroporto internazionale di Yangon...
Sul tragitto in taxi per il centro citta' la prima scena ci ricorda subito dove siamo, visto che siamo costretti ad accostare perche una macchina "ufficiale" anticipata e seguita da carri di militar police deve passare...qui tutto, o quasi e' proibito: suonare il clacson o girare in moto o bici che sia...
Signore e Signori tenetevi forte: Benvenuti in Myanmar!

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YANGON

giovedì 21 dicembre 2006

Pensavo di aver visto abbastanza, per lo meno in questa parte d'Asia, ma evidentemente mi sbagliavo.
Era tempo che un luogo non mi provocava quel continuo formicolio sulle braccia, una pelle d'oca continua. Non ho parlato per le prime 2 ore in cui abbiamo passeggiato per le strade, senza una meta precisa, di Yangon.
La prima considerazione per cercare di capire dove ci troviamo e' banale ma credo renda l'idea dicendo che qui e' dove l'India incontra il sud-est asiatico.
Ci sono subito delle immagini per le vie biene di buchi, ricoperte da montagne di spazzatura e brulicanti di persone che vanno e vengono da ogni parte: il 99% degli uomini veste una specie di gonna mentre mastica una specie di foglia che rende i denti quasi neri e sputano di continuo per terra, lasciando chiazze che sembrano sangue un po ovunque...
Le donne, dal canto loro, hanno la faccia dipinta con una crema giallo ocra, un po per difendersi dal sole ed un po per un questione estetica...E tutto mentre autobus degli anni '40, stracolmi di gente fino all'inverosimile, sfrecciano a tutta velocita' non curanti della tangibile possibilita' di mettere sotto 3 o 4 passanti alla volta come se fossero birilli da bowling...
Per le strade si vede e si vende di tutto. Durante la giornata incontriamo solo altri due turisti, che per una citta' di 5 milioni di abitanti non e' male...
Tra la folla che sembra correre senza meta ci rendiamo conto che qui l'attrazione principale siamo... noi!
Ma ancora una volta, la cordialita' della gente che ci saluta ad ogni angolo, che ci ferma, a volte per venderci qualcosa, a volte per il solo gusto di relazionarsi anche solo 2 minuti con noi, e' un benvenuto delizioso in questo paese.
Qui gli odori, i colori e le emozioni sono forti. Sembra realmente, senza esagerare, di essere in un altro mondo.
Un po piu abituati all'idea di essere a Yangon, visitiamo finalmente la Shwedagon Paya, la stupa piu incredibile e meravigliosa che potessi avere la fortuna di ammirare.
Enorme, imponente, quasi impossibile desrivere qualcosa del genere senza poterla vedere con i propri occhi.
Il mercato Bogyoke chiude poi la giornata, con i suoi piu di 2000 negozietti dove si vende di tutto e di piu, in perfetto stlie asiatico.
...e finalmente ed inaspettatamente troviamo un internet cafe, dove ci accorgiamo subito che ogni cosa e' proibita: da hotmail a messanger...ma come cambiano i soldi e vendono benzina al mercato nero, anche per le emails c'e' una scappatoia...

MANDALAY - AMARAPURA - INWA - SAGAING

giovedì 21 dicembre 2006

Come ci aspettavamo, le ore passate in autobus per raggiungere Mandalay, sono state un supplizio:
- partenza ore 16.00 per arrivare a destinazione alle 07.30 del giorno dopo.
- un'unica strada dove erano piu i buchi che i metri quadratri di asfalto.
- autobus di origine cinese, quindi sedili fatti per i loro, piccoli, “posteriori”.
- tv e karaoke per tutta la durata del viaggio (in tipico stile asiatico...)
- autogrill...autogrill?!?
Arrivare a Mandalay e' come prendere un autobus per il medioevo. Ho pensato e ripensato, ma e' per me impossibile trovare le parole per descrivere cio che ho visto. Se per girare usiamo carri trascinati da cavalli e l'aratro nelle campagne lo dirano ancora i buoi, non possiamo far altro che chiedere in giro la data di oggi per essere sicuri di non essere nel XIV secolo...
Per due giornio giriamo la citta' con la sua splendida vista dalla collina, i suoi tramonti mozzafiato, un numero esagerato di pagode, Amarapura e varie citta' che rodeano l'ultima capitale imperiale della Birmania su di uno scomodissimo "taxi" che, nella fattispecie e' una mazda del 1964 (!!!) con la forma e le dimensioni della topomobile. Tra buche e sorpassi da parte di camioncini/bus con persone attacate sopra e sotto il mezzo giriamo e giriamo e giriamo....e mangiamo piu polvere che in miniera...
...io finisco come al solito a giocare a pallone con un gruppo di bambini (ovunque vai sono loro i migliori, sempre e comunque...) e a contrattare fino all'ultimo centesimo anche per uno strappo su di un rishaw...

PAGAN

giovedì 21 dicembre 2006

Lasciamo Mandalay con l’idea, poi confermata a fine viaggio, che questa citta’ solo ce la ricorderemo per il buio intenso che regna in ogni strada appena il sole scompare …
Il giorno di S.Stefano passa rilassante su un battello il quale scorre poco piu’ veloce dello stesso fiume Ayeyarwady, che navighiamo fino a Bagan.
Finalmente riesco a visitare (solo a bordo di un carro trainato da un cavallo dall’originalissimo nome di Myanmar…) quella che sempre e’ stata una delle mie “mete archeologiche”: Pagan e’ immensa ed arrampicati sulla sommita’ di uno dei piu di 2000 templi sparsi per l’aerea storica, nel musicale silenzio creato dalla non-presenza di valanghe di turisti, contempliamo lo scenario piu’ emozionante dell’intero viaggio.
Qualcosa di assolutamente incomparabile per bellezza ed intensità.
E cosi’ partiamo, carichi di forze, direzione Lago Inle…

LAGO INLE

giovedì 21 dicembre 2006

Il supplizio del viaggio in bus viene ripagato dall'incanto della nostra ultima tappa in Birmania.
La cittadina di Nyaungshwe e' piccola e l'aria che si respira, oltre che fredda, e' estremamente rilassata. Tante guest-houses e ristorantini (dove la pizza e la pasta fresca vengono vendute ovunque, dopo che un cuoco bolognese e' passato di qui...almeno cosi dice la "leggenda"...in Myanmar...boh...) danno una vaga aria di backpackers-town, come dice la Lonely Planet, anche se qui piu che altro troviamo coppiette ed anziani...
La giornata scivola via lenta pedalando per il paesino. Ci fermiamo qua e la fino all'ora di pranzo, quando dopo una pizza ci intratteniamo a parlare con la carinissima proprietaria del ristorante "Mr.Cook", che parlando un po di inglese, ci da la possibilita' di sommergerla di domande sul buddhismo, il loro stile di vita e, con qualche difficolta' nell'avere delle risposte, sull'attuale situazione politica del paese e sulla dittatura che detiene ormai da decenni il potere.
Arriva cosi' la notte di capodanno e senza pretese, visto che qui alle 22 tutto e' gia morto andiamo a mangiare il nostro piatto di tagliatelle (buone!) immaginandoci gia alle 22.30 a letto...ma, a sorpresa (anche se a pensarci non dovrebbe sorprendere piu di tanto...) il ristorantino e' invaso da una trentina di italiani e finiamo cosi' ad uno dei 2 tavoli con persone improbabili ad aspettare la mezzanotte tra "disco-dance" cinese e partite a tombola nelle quali non si estraggono piu di 4 o 5 numeri (facendo attenzione sembra che gia con un ambo o al massimo un terno la gente vincesse...boh...)
Il cominciare l'anno in maniera diversa rende il "solito" piu interessante. Magari felpa e giacca ce li saremmo evitati, ma la giornata sara' bellissima ed il Lago Inle ancora meglio, con le sue palafitte, mercati flotanti e pescatori, famosi per remare con i piedi.
Indimenticabile.

La Birmania non puo che lasciare un segno profondo in chi la visita, in chi vive i suoi lughi e la sua gente.
La dura situazione sociale e politica da cui senmbra non riuscire ad emergere necesiterebbe una piu sincera ed utile attenzione da parte di quella comunita' internazionale che, in fin dei conti, e' come se si fosse dimenticata di questo paese e sopratutto della sua popolazione. Un disinteresse come sempre dettato da una coscienza che segue solo le regole di un mercato che neppure da lontano e' nella vita e realta' di questa gente. Gente che ancora una volta sbalordisce per l'intensita' della sua anima, vedendo in noi "stranieri-fortunati" non un motivo di invidia, ma delle semplici persone umane meritevolidei loro sorrisi ed attenzioni, sinceri e disinteressati. Puramente veri.
Della Birmania, oltre alle buche lungo le strade che non esistono, della magnificenza di Pagan, della polvere e delle meraviglie naturali ricordero' le faccie sorridenti della gente, delle mille attenzioni e saluti che sempre riserbano per te.
Mingalabaw!!!