kerala, la terra di Dio

località: samudra
regione: kerala
stato: india (in)

Data inizio viaggio: martedì 16 novembre 2004
Data fine viaggio: venerdì 26 novembre 2004



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Kerala, God's own country-"la terra di Dio" : una breve vacanza "benessere", al mare, con massaggi ayurvedici

novembre 2004

Prima di atterrare all'aeroporto di Trivandrum il pilota aveva annunciato 34 gradi, e quando scendo, ancora vestito da Dharamsala 1350 m, mi sembra di entrare in un forno. Ma sono già troppo impegnato a guardare le palme che circondano l'aeroporto e a sentire il profumo della salsedine. L'albergo non è molto distante dall'aeroporto; un albergo moderno e bello. La mia camera è a 50 m dal mare e la stanza, dà su una verandina coperta da un bel porticato stile coloniale; i prati del grande parco che circonda il complesso sono tenuti in maniera sorprendentemente ordinata per essere in India. Mi siedo sulla veranda e ascolto il rumore delle onde gigantesche dell'oceano. Sono 26 anni che manco da Kovalam.
Il mio programma di vacanza è molto semplice: colazione, spiaggia, un paio di ore al giorno dedicate ai massaggi ayurvedici, cena con rum finale.
I massaggi sono stati prenotati presso un resort ayurvedico di proprietà del dottor Franklin, probabilmente cristiano.
Il giorno dopo il mio arrivo usufruisco di un servizio di trasporto in macchina messo a disposizione dalla clinica. Mi ritrovo in un bellissimo ambiente. Estremamente pulito, funzionale, e con tante piante e verde tutto intorno. La prassi vuole che conosca il dott. Franklin, nel suo studio piccolo ma curato fin nei dettagli. Presentazioni!
La mia prenotazione prevede per una settimana di "Panchakarma". Dopo la consueta visita e spiegazione di che cosa è la medicina ayurvedica, chiedo al dottore in cosa consiste questa "Panchakarma". Mi spiega che è una cura di purificazione a base di erbe, clisteri e altri trattamenti con il fine di purificare tutto il corpo.
Perplessità... Lo nota anche lui e mi dice che forse è meglio che faccia una settimana di ringiovanimento. Questo mi piace.
Mi affida nelle mani di un giovane massaggiatore, molto gentile e molto preparato; mi invita a spogliarmi. Rimango in mutandine. "Anche quelle", mi dice, e nota la mia reticenza; ubbidisco. Mi fa accomodare su uno sgabello e comincia a ungermi i capelli con olio di cocco, poi massaggia le braccia e la schiena. Mi fa sdraiare su un lettino, e noto la pulizia dell'ambiente... strano in India! Mentre mi massaggia la parte posteriore del corpo vedo sulla destra una corda che pende da una trave del soffitto. Guardo questa corda e il materasso sotto di essa e comincio a pensare al nome Franklin e a torture di vario genere. Finita la parte posteriore Gigi mi fa girare e comincia con l'altra parte del corpo; oramai sono unto e bisunto, e rimarrò in questo stato per tutta la settimana. Gigi termina con un massaggio al viso e alle orecchie.
Mi fa scendere e mi fa cenno di sdraiarmi sul materassino sotto la corda; ubbidisco silenziosamente.
Sono disteso sulla pancia e lui si attacca alla corda, che ha vari nodi a differenti distanze, e dopo avermi chiesto se la pressione del piede va bene comincia a massaggiarmi. È velocissimo e leggerissimo, talmente abile che sembra mi stia massaggiando con le mani.
La prima parte del trattamento, che si ripeterà per sette giorni, è finita. Sono tutto olio di cocco. Mi mette addosso un camicione verde e pulito e mi fa passare nell'altra camera consegnandomi nelle mani di due graziose e gentili signore.
Anche questa stanza è pulita come la prima. Su un lato vi è un magnifico tavolo di legno antico e sopra di esso un contenitore di terracotta con un beccuccio dal quale gocciolerà l'olio tiepido. Il massaggio si chiama "Dhara", è magnifico. Una delle signore spegne la luce e parla sottovoce con la sua collega, poi applica una sorta di benda sulla parte inferiore della fronte per non far gocciolare l'olio sul viso e comincia dolcemente a far dondolare il contenitore, da una tempia all'altra, facendolo passare sopra la fronte. Il massaggio Dhara dura 20 minuti.
Nei giorni seguenti il massaggio di Gigi rimane lo stesso ma cambia la seconda sessione.
Oggi ho il "Pizhichil". Gentilmente passato dalle mani di Gigi in quelle delle due signore, anche queste mi dicono che devo stare nudo. Sono imbarazzato! Mi fanno sdraiare sul solito tavolo e mi versano addosso litri di olio di cocco tiepido. Massaggiano tutto il corpo, portano via l'olio e ne versano dell'altro. Sono sul tavolo, totalmente unto, quindi girarmi diventa un'impresa notevole. Scivolo in giù ma le signore mi afferrano prontamente, cerco di girarmi ma non riesco a fare un movimento e se non fosse per l'aiuto delle signore mi ritroverei per terra.
Il giorno dopo è la volta del "Gnavarakizhi". Ancora mi sdraiano sul lettino in legno antico e le signore mi si presentano con una sorta di fagottino di stoffa contenente del riso bollito e una mistura di erbe; il tutto tiepido. Sistemate da un lato e dall'altro del corpo le due signore mi palpettano dalla testa ai piedi con questo impiastro, e appena raffreddatosi il primo, una terza fanciulla è pronta a passare altri due fagotti tiepidi.
Alla fine di questo trattamento, come anche del "Pizhichil", puliscono il corpo con foglie di palma asportando via tutto ciò che è rimasto di superfluo.
Ultimo giorno. Oggi è il turno di una maschera sul viso e sul corpo. Il viso viene cosparso con un impiastro di banana, papaia e altre erbe, il corpo con argilla e polvere di sandalo. Vengo lasciato li per 20 minuti e poi è il momento della sauna. Mi trovo in una stanzetta con un cubo abbastanza grande da poter contenere un corpo. Le pareti laterali sono di vetro, dentro vi è uno sgabello girevole per poter regolare l'altezza in modo che la testa possa uscire e essere tenuta ferma fra due tavole. Immettono del vapore caldo informandosi se la temperatura è piacevole, e mi lasciano a sudare per 20 minuti.
Finito!
Prima di uscire incontro di nuovo il dot. Franklin che si informa come è andata la settimana. Gli spiego che vengo da un India dove difficilmente si trova tanta pulizia e organizzazione, il chè mi ha lasciato piacevolmente sorpreso, come sono anche piacevolmente sorpreso della perfetta organizzazione e della preparazione tecnica, la cortesia e la discrezione del personale. Mi porta a visitare i bungalow del suo centro, anche questi eccezionalmente puliti e belli, con giardini intorno, ma manca qualcosa...la spiaggia. Franklin, vecchio volpone, mi capisce e mi dice che la spiaggia è distante solo 5 minuti e che una macchina della clinica ti ci porta quando vuoi e ti viene a prendere quando lo desideri!
Passo il pomeriggio sulla spiaggia riservata per i turisti. Non per un atteggiamento di "neo-colonialismo", ma gli indiani hanno l'abitudine di usare la spiaggia come toilette e quindi per evitare di inciamparsi in depositi indesiderati ci vogliono le spiaggie private. La mia è gestita da Khan. Affitta sdraio e ombrellone per 200 rupie al giorno e ti porta tutto quello che vuoi da bere o da mangiare. Il mare non permette di nuotare: l'oceano sembra sempre adirato e cavalloni simili a muri d'acqua si rovesciano continuamente sulla spiaggia; non rimane che giocare tuffandosi e facendosi trascinare sul bagnasciuga. Ricordo una delle prime immagini della spiaggia di Kovalam: 26 anni fa, 5 cadaveri di gente annegata per poca cautela giacevano sulla spiaggia.
Su una collinetta aridosso della spiaggia vi sono due ristorantini molto semplici e belli: il Lobster e il Saljemini. Sono puliti, con i tavolini coperti con tovaglie a quadretti bianchi e rossi, e la sera sono illuminati da candele in contenitori di vetro per ripararle dal vento. Passo li ogni sera, a mangiare gamberoni e aragoste, a bere birra e rum, e a guardare i cavalloni.
Me ne vado rilassato e felice e dall'aereo guardo ancora in giù; vedendo il mare pulito, le distese di cocco, ricordando la gentilezza della gente del sud si fa strada in me l'idea di venire a vivere in questo paradiso.








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