La Thai...non solo Buddah

località: bangkok
stato: tailandia (th)

Data inizio viaggio: venerdì 1 gennaio 2010
Data fine viaggio: venerdì 1 gennaio 2010

La partenza direzione Koh Samui è alle porte; tempo di fare velocemente i bagagli e allontanarci dal centro trafficatissimo di Singapore, tassista mongoloide permettendo. Il caldo è soffocante: dopo l'ennesimo starnuto dovuto all'aria condizionata con conseguente sbalzo di temperatura di circa 20 gradi, arriviamo finalmente in aeroporto. Singapore ci ha lasciato una grande emozione nel cuore, ed è difficile cambiare ancora una volta paese, ma questa è la missione che ci contraddistingue da anni: ANDARE ALLA SCOPERTA DI NUOVE, FANTASTICHE METE DOVE UN GIORNO TRASFERIRSI TUTTI INSIEME. Le gentilissime, quanto ufficialmente più sexy hostess asiatiche della Airasia.com, la compagnia asiatica low cost che serve praticamente tutto il sud est asiatico, ci impacchettano a dovere i bagagli, e ci fanno accomodare come da noi sempre richiesto vicino alle uscite di sicurezza. Il volo prevede lo scalo a Bangkok, e il cambio su un secondo aereo della "neo compagnia maledetta" Bangkok Airlines; sfiga ha voluto, infatti, che proprio la settimana prima di partire, un velivolo della suddetta compagnia di bandiera si sia incartato su una delle due torri di controllo del piccolo aeroporto di Samui! Sprezzanti del pericolo, abbiamo comunque deciso di affidarci a quest'ultima proprio per la remota possibilità che si verifichi l'ennesima tragedia nell'immediato. Approdiamo a Koh Samui nel tardo pomeriggio, perché il volo da Bangkok impiega poco più di mezz'ora per coprire la breve tratta; l'aeroporto di Samui è curatissimo, quasi come un giardino botanico. Tuttavia, la nostra attenzione è ovviamente catalizzata da quel che rimane dell'aereo incidentatosi pochi giorni prima e nascosto sotto a un telone (VEDI VIDEO); il taxi ci aspetta appena fuori, e vuole 400 bath (prezzo standard spenna turisti di agosto), per portarci in albergo, che scopriamo poi essere a esattamente cinque minuti. La scelta del resort di Chaweng è ricaduta sul Chaba Cabana, consigliatoci dalla cara amica napoletana conosciuta in quel di Redang; il resort è ospitale e abbastanza curato, anche se nei dintorni è facile trovare anche molto meglio a prezzi allineati…siamo ancora una volta stati vittime dell'alta stagione. Non appena sistemiamo i bagagli e realizziamo di aver riservato un alloggio decisamente più ospitale della cripta in cui eravamo rinchiusi a Redang, ci catapultiamo in spiaggia, nonostante la grande stanchezza del viaggio; la baia di Chaweng ci lascia subito a bocca aperta per il panorama creato dalla bassa marea, nonostante si debba camminare per circa trecento metri per raggiungere l'acqua più profonda. Dopo esserci informati sui prezzi delle moto d'acqua, su cui vige una sorta di mafia della zona ed il cui prezzo non è così a buon mercato (ma rimane un must che ci siamo imposti per questa vacanza), rientriamo per un veloce riposino, abbiamo bisogno di nuove forze per la serata. Indossiamo ciò che di più leggero abbiamo con noi (il tasso di umidità sarà attorno al 99%) e scendiamo in reception, dove sono arrivati i motorini che abbiamo ordinato nel pomeriggio, un obbligo per poter girare liberamente l'isola senza dover incappare in taxi strapieni e scomodissimi. Abbiamo già preso contatto con Don Peppo e Lucifero, fieri compagni di battaglie in terra croata ed estone, i quali ci stanno aspettando nel delirio di Chaweng, e più precisamente al Rice, il ristorante italiano/lounge bar che si trova nel passeggio principale; due splendide hostess locali ci attendono alla fontana all'ingresso, e ci guidano al tavolo del resto della truppa. Notiamo immediatamente che ci sono due nuovi elementi del gruppo; si tratta di due meccanici di Biella, che militano nel mondiale di rally, di cui ci danno una panoramica delle tappe principali: in pochi minuti si evince che non sono certo i bolidi da corsa il fulcro dei loro pensieri… Interpellato ripetutamente dal nostro gruppo di insurrezionalisti sull'entità delle bellezze del posto, Lucifero ci spiega brevemente come si compone la fauna locale: "Principalmente si tratta di turiste, in maggioranza inglesi e nordiche (di bassa qualità, sfondate dall'alcool e dal cibo), ragazze locali più o meno compiacenti, prostitute e transessuali…un menù senza dubbio ricco; la via principale dei locali è una sola, dove ci sono il Henry Africa's bar (bar,pool, tequila girls), Soul, Green Mango e Sound club". Terminata la nostra cenetta pre-guerriglia, ci muoviamo subito aggressivi, facendo capolino nel primo bar; all'Henry Africa's, sexy fanciulle locali vestite da cow boy servono tequila e altri shots in ampi vassoi di legno, e tengono compagnia ai turisti durante i loro gozzovigli; a una prima occhiata ci si rende subito conto dell'altissima percentuale di occidentali che battono questi luoghi. Facciamo un paio di giri di tequila, per addentrarci nell'atmosfera alcolica e condividere opinioni sempre più virili: è la volta dei biellesi, che, nel pieno dell'entusiasmo estraggono la loro macchinetta fotografica, mostrando da sotto il tavolo un paio di filmati a dir poco imbarazzanti che ritraggono il Duca e compagni durante le loro scorribande sessuali. " Ma dove cazzo li avete presi sti due??" - sussurro nell'orecchio di Lucifero, ancora piegato in due dai racconti demenziali dei due personaggi - "Sono fortissimi dai: li abbiamo conosciuti settimana scorsa e li abbiamo ospitati in villa per smezzare le spese..fanno di quelle orge!" La serata prosegue nella vicina discoteca, non ci si può sbagliare perché le discoteche sono tre: Soul, Green Mango, Sound club. Il tema della serata diviene ai nostri occhi sempre più cristallino: ragazzine, prostitute, transessuali, gay e turiste si mescolano nella movida globale della folla ansimante. Recuperiamo un secchiello (qui è molto utilizzato) di vodka e lemonsoda e, armati di quattro cannucce, cominciamo la perlustrazione, schivando gli ammalianti LADY BOY che ci toccano pericolosamente nelle parti basse appena li sfioriamo; questo è infatti il soprannome degli splendidi transessuali che in Thailandia sono diffusissimi, nonchè difficilissimi da distinguere da una femmina. Decidiamo di spostarci nella vicina balera, dove la musica non cambia (in tutti i sensi); bisogna essere molto selettivi con le scimmiette del posto, perché quello che cade subito all'occhio è la qualità, decisamente bassa. La fortuna non è dalla nostra, se non per il fatto che incrociamo le coppiette romane, conosciute in quel di Redang in Malesia, totalmente spaesate in questo marasma di casino misto a prostituzione lussureggiante; i ragazzi ci raccontano i loro tre giorni appena trascorsi qua (difficili obiettivamente da gestire per una coppia) ed i loro progetti di viaggio verso il Borneo, un must per qualunque turista coraggioso che si voglia impegnare nel Jungle Trekking! Lasciamo quindi il gruppo, ritornando da Lucifero e compagni, che nel frattempo sono stati raggiunti da due ragazze italiane. "Pensate un po' che - ci spiega Lucifero distaccandosi leggermente dal gruppo - non appena le abbiamo conosciute, si sono piantate nella nostra villa, e non ci mollano più!" La versione dei fatti non stupisce più di tanto il vecchio compagno di merende Sandalo, che di destinazioni ne ha viste tante, a cominciare dalla Romania: " Ci credo - replica infatti quest'ultimo - non siamo mica a Milano dove sono martellate dai loro 200 amici ogni 15 secondi..qui in Thailandia non le caga nessuno manco di striscio!" Il prode moschettiere ha pienamente ragione: a differenza di qualunque luogo di villeggiatura, i turisti appaiono completamente disinteressati alla fauna europea, perché assuefatti alle snelle figure delle piccole e umili fanciulle thai, con cui sembrano divertirsi "in moltissimi modi&quo

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