Avventure in Indocina Parte prima

località: hanoi
stato: vietnam (vn)

Data inizio viaggio: domenica 12 gennaio 2003
Data fine viaggio: martedì 4 febbraio 2003

E' stato un viaggio piuttosto vario.
Siamo giunti in aereo via Singapore avendo come unico uno punto saldo, la prenotazione della prima notte in albergo nella capitale.
Io e Mimmo viaggiamo sempre così. Si definisce una meta che normalmente è uno stato (a volte neppure quello) e, quindi, si prenota un albergo per la notte dell'arrivo e per quella precedente alla partenza. Tutto il resto viene improvvisato sul posto.
Siamo due viaggiatori molto affiatati e da anni le nostre mogli ci lasciano sfogare la nostra voglia di avventura lasciandoci la libertà di un viaggio "selvaggio".
Il nostro tour del Vietnam si è svolto attraverso una visita di Hanoi e delle zone limitrofe, un'escursione di tre giorni alla meravigliosa baia di Halong, un treking sulle montagne al confine con la Cina alla ricerca delle tribù delle colline.
Abbiamo , poi, preso un aereo locale trasferendoci ad Ho Chi Min City (Saigon) da dove abbiamo organizzato la visita del delta del Mekong in bicicletta.
Questa prima parte riguarda la sola Hanoi.
Risulta difficile, per chi come me è stato studente in quegli anni, pensare al Vietnam senza ricordare fotografie con scene di guerra, elicotteri che scaricano soldati nelle risaie e volti segnati dall’orrore. In effetti, caso più unico che raro, questo popolo ha convissuto con un conflitto praticamente ininterrotto dal 1939 al 1979 anno dell’invasione cinese. Ma quali possono essere gli effetti di una guerra di quarant’anni sullo spirito di un popolo ? E come può apparire un paese in cui circa il 70 % degli abitanti ha meno di 30 anni per effetto del boom di natalità che la fine della guerra con gli USA ha generato e della quasi totale scomparsa delle generazioni precedenti ?
Erano queste le cose che pensavo mentre l’aereo della Thai atterrava all’aeroporto di Hanoi in un luminoso mattino di gennaio.
Ci avrei messo pochissimo a dare una risposta a queste domande. Può sembrare strano ma, infatti, la caratteristica dei vietnamiti che più colpisce chi li incontra per la prima volta è la mitezza.
Da un popolo che ha sconfitto francesi, americani e cinesi sui campi di battaglia, questa è una virtù per lo meno anomala ma, credetemi, è proprio il loro segno distintivo.
Il nome Hanoi è composto da due parole: Ha che significa “fiume” e Noi che vuol dire “all’interno” quindi l’intero nome equivale a “in mezzo al fiume”. Questa città è, infatti, circondata dal Fiume Rosso che forma alcuni laghetti all’interno della città stessa.
Il primo impatto col traffico di Hanoi è quello tipico di tutte le principali città dell’Asia “povera”.
I veicoli a quattro ruote sono i meno diffusi. Per la maggior parte le strade sono intasate da biciclette, motorette, carretti a mano ed una pletora di altri strani mezzi di trasporto. Non esistono regole ed il concetto di precedenza è sconosciuto come quello del senso di marcia.
Attraversare la strada in queste condizioni è un’impresa. Trovandosi in mezzo alla strada si è subito circondati da decine di mezzi che procedono da ogni direzione suonando il clacson senza sosta e, soprattutto, senza motivo. Il modo migliore per sopravvivere , forse l’unico, è quello di procedere senza titubanze lasciando agli altri il compito di schivarvi.
Lungo le strade gli artigiani hanno occupato il marciapiede di fronte alle botteghe buie per esporre la merce.Qui si vedono moltissime donne che lavorano. Sono oltre il 50 % della forza lavoro e questo è un altro retaggio della guerra che impegnava gli uomini al fronte e lasciava alle mogli l’onere del funzionamento del Paese.
La città vecchia di Hanoi è conosciuta col nome di 36 Pho Phuong ossia le trentasei strade.
Ogni via è caratterizzata da un particolare tipo di attività o corporazione. Esiste la strada dei ciabattini, quella degli orafi, il rione degli idraulici e quello dei macellai e così via. Ricorda molto le contrade medievali in cui le arti ed i mestieri trovavano un mutuo beneficio a radunarsi in una zona limitata. Hanoi è una delle città più inquinate al mondo.
Oltre ai fumi provenienti dai tubi di scappamento di mezzi a motore antiquati ed alla polvere rossiccia che viene spinta in città da un vento costante, dà il suo buon contributo all’inquinamento cittadino anche la perversa abitudine di usare la polvere di carbone per il riscaldamento.
Viene venduta ovunque sotto forma di cilindri di polvere pressata da circa un chilo.
Quasi tutte le persone che si incontrano per strada porta una mascherina da chirurgo per proteggersi dalla polvere e dallo smog. I più giovani usano fazzoletti legati sul naso e sulla bocca come fossero tanti banditi in mezzo ad una rapina.
Le 36 strade confinano col lago di Ho Hoan Kiem nel quale sorge un’isoletta con il bellissimo tempio della Montagna di Giada. Ho Hoan Kiem significa “Lago della spada restituita” ed è legato ad una leggenda. Circa 500 anni fa l’imperatore Le Thai To stava rientrando ad Hanoi da una campagna militare contro gli invasori cinesi Ming da lui vinta grazie ad una spada magica. Mentre attraversava il lago su di una barca, apparve improvvisamente una tartaruga d’oro che gli strappò la spada e scomparve nelle acque del lago. L’imperatore interpretò il fatto come una dimostrazione del volere degli Dei che la guerra terminasse. Decise, quindi, di stipulare la pace con i cinesi. Il tempio ricorda l’evento. Singolare è il fatto che nel 1968 si arenò sull’isolotto una gigantesca testuggine lunga 2 metri e pesante 250 kg. Gli zoologi stimarono l’età dell’animale in appunto 500 anni…… La sua enorme corazza è esposta nel tempio.
Dopo un sopralluogo generale della città per definire il programma fotografico dei prossimi giorni, saliamo su di un cyclo per tornare in albergo.
Il guidatore, sui sessant’anni, decide autonomamente di farci fare un tour della capitale raccontandoci in vietnamita tutti gli aneddoti di guerra che ogni singolo luogo gli porta alla mente. Non capendo una sola sillaba della sua lingua deduciamo il senso delle sue parole dal suo produrre il suono dei bombardamenti e dal mimare la pioggia di bombe picchiandoci sulle spalle e sulla testa.
Come spesso accade il mercato alimentare è una delle zone più interessanti da visitare di tutta la Città Vecchia. Lo spazio è sfruttato all’estremo con bancarelle ad entrambi i lati della strada ed anche al centro di essa. I due stretti camminamenti che avanzano sono ingolfati da persone che contrattano, altre che camminano, carretti che riforniscono di merce i banchi e motorette che si fanno strada fra questa folla portando tre o quattro passeggeri.
Come ogni mercato orientale che si rispetti ,anche, questo aggredisce il visitatore con un’onda quasi solida di odori, rumori e colori. Si ha l’impressione di essere immersi in questo mare di sensazioni.
Il gusto tipicamente asiatico nel disporre le mercanzie rende ogni banco un quadro impressionista.
In questa ridda di colori la frutta esotica gioca il ruolo principale. Qui si può trovare ogni tipo di mercanzia alimentare. Verdure e frutti di ogni tipo, spezie, carni bianche e carni rosse, pesce freschissimo spesso tenuto in vita in tinozze d’acqua, uova di gallina, oca , quaglia, piccione ed altre di uccelli di razze a me sconosciute. Più oltre banchi che offrono pane nella tipica forma a baguette mostrano che l’influsso francese non si è esaurito con la perdita della colonia. Al termine del mercato hanno trovato posto i banchi dei fiori. Un’esplosione di colori e forme che lasciano allibiti.
Nei pochi spazi lasciati liberi sul marciapiede, alcune donne hanno acceso dei fuochi fra due mattoni e lì cucinano per i loro clienti il Pho. Segue alla prossima puntata ....

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