Albania e Macedonia 2009

località: valona, berati, tirana, korça, ohrid
stato: albania (al)

Data inizio viaggio: venerdì 31 luglio 2009
Data fine viaggio: sabato 15 agosto 2009

Prologo: il viaggio
Siamo partiti alla volta dell’Albania e della Macedonia il 31 luglio 2009 da Brindisi, con la nave che ci avrebbe portato a Valona (Vlora in albanese). Al check in eravamo gli unici italiani presenti (eccetto una ragazza fidanzata con un albanese che andava a conoscere i futuri suoceri); c’era una fila spaventosa già due ore prima che aprisse lo sportello, noi ci siamo accodati e ci siamo predisposti ad una lunga attesa. C’è da dire che abbiamo fatto subito conoscenza con il popolo albanese, quando la gente si è accorta che eravamo italiani (c’è voluto poco) tutti hanno iniziato ad attaccarci bottone, a chiedere cose, stupiti e segretamente orgogliosi che andavamo a visitare il loro paese. Quello dello stupore sarà una costante di tutto il nostro viaggio, ci siamo sentiti chiedere mille volte dai locali “Perché siete venuti in vacanza in Albania?” segno chiaro del fatto che di turisti da queste parti ne vedono pochi…
Anche al check in la gente ci chiedeva “Ma davvero andate in Albania in vacanza?” ed alla nostra conferma erano tutti contenti…
Quando è aperto l’ufficio dove due o tre funzionari di pubblica sicurezza controllavano (senza grande entusiasmo) i visti e la documentazione, abbiamo cercato di farci notare visto che i cittadini UE non hanno bisogno di visto o di passaporto ma…non siamo stati notati e siamo rimasti in fila per un tempo interminabile fin quando un albanese in coda con noi non mi ha preso di peso e mi ha indicato un’uscita che bypassava le forche caudine del controllo passaporti…lì era la fila per gli italiani, solo che la fila non c’era…così in due minuti abbiamo mostrato le carte d’identità ad una poliziotta e siamo saliti sulla nave vergognandoci un po’ di essere così privilegiati.
Peraltro abbiamo capito subito una cosa molto importante: gli albanesi sono molto cortesi ed ospitali e non fanno mai mancare il loro aiuto al turista bisognoso. Stavamo per salire sulla nave per l’Albania per cui eravamo già “cosa loro”, già loro ospiti, per questo il signore al check in mi aveva mostrato come passare in pochi minuti mentre lui si sarebbe dovuto sorbire almeno altre due ore di fila.
Sul viaggio nulla da dire, non avevamo preso le cuccette per cui ci siamo coricati in terra, sotto gli occhi un po’ critici degli albanesi ricchi che andavano a dormire nella loro cabina…
Il viaggio da Brindisi dura poche ore, quando siamo arrivati in vista di Valona, poco prima dell’alba, la nave si è fermata ed ha aspettato in modo da non arrivare ancora a notte, insomma verso le sei siamo entrati nel porto, costellato di relitti semisommersi di pescherecci e siamo sbarcati in cima ad un lunghissimo molo che abbiamo dovuto percorrere a piedi fino ad un edificio doganale in cui il controllo è stato piuttosto rapido: un’occhiata alla carta di identità ed un sorriso dopodiché siamo usciti dalla porta sul retro ed eccoci in Albania!
Valona (Vlora o Vlorë)
Il porto di Valona è identico a tutti i porti: odore di acqua ferma, gasolio e pesce, rumore di vecchi diesel marini e di sartie che sbattono sugli alberi delle barche a vela, qualche pescatore e nessun altro a giro.
Evitiamo di raccontare il primo impatto con questo paese per non rovinare la sorpresa a chi (noi speriamo che siano molti!) deciderà di visitarlo. Erano le sei e mezza, di gente non ce n’era molta ed anche i bar erano chiusi, così abbiamo passeggiato un po’ per la via principale, alberata di palme e affiancata da file di palazzoni orrendi come credevamo ce ne fossero solo nella periferia romana. Dopo un po’ abbiamo deciso di andare in albergo (lo avevamo prenotato dall’Italia) ed abbiamo scoperto che, se il corso era così ben tenuto, le strade secondarie che vi si immettono sono spesso sterrate e sempre piene di buche che fatalmente si trasformano in enormi pozzanghere e che le case che vi si affacciano sono dei tuguri che cadono letteralmente a pezzi. Ovviamente anche davanti ai tuguri sono parcheggiate numerose Mercedes ma di questo avremo modo di riparlare.
L’albergo era nuovissimo e piuttosto lussuoso (quindi piuttosto brutto) e sorgeva come un fungo in mezzo ad un quartiere di catapecchie, quando siamo arrivati il manager, che parlava italiano meglio di noi, ci ha accolto con molto calore e ci ha detto che la nostra stanza non era libera…attimo di terrore…quindi ci avrebbe dato l’unica stanza libera ovvero la suite (!). Io non ero mai stato prima in una suite d’albergo, quella aveva un letto enorme, il salottino con mobile bar, la Jacuzzi in bagno (che goduria), un fagiano impagliato su un mobile e tanto spazio che si sarebbe potuta disputare una bella partita di calcetto. Un vero lusso, il tutto per l’esorbitante cifra di 46 euro per notte (in due)! Sarebbe stata peraltro la sistemazione nettamente più cara di tutto il viaggio (assieme all’albergo di Tirana).
Valona non ha moltissimo da offrire al turista, la piccola moschea di Muradi (molto carina), qualche monumento del realismo socialista (di cui il sottoscritto è un appassionato) circondato da un parco in cui dei bei vecchietti passano il tempo giocando a carte sulle panchine, e poco più…quindi abbiamo impiegato il nostro tempo a girellare per la città ed a cercare di capire questo paese.
Innanzi tutto abbiamo capito che la lingua albanese non è ostica ed impronunciabile come le lingue slave, magari può far paura a chi la vede scritta perché è zeppa di strani segni o di lettere assortite in maniera singolare, ma la pronuncia di quasi tutte le parole non presenta difficoltà. Se parlerete qualche parola di albanese farete incetta di sorrisi e vi guadagnerete la simpatia dei locali. Inoltre in questa zona dell’Albania quasi tutti parlano italiano per cui non è assolutamente difficile comunicare.
Due o tre avvertenze sono assolutamente necessarie: non bevete acqua del rubinetto soprattutto in estate altrimenti il vostro intestino potrebbe ribellarsi, chiedete bevande senza ghiaccio (pa akull) perché questo è fatto con acqua di rubinetto. Non si tratta di rischi marginali, chi scrive ne ha fatto una sgradevole esperienza personale. Inoltre occhio a dove mettete i piedi! Noi non abbiamo visto, come dicono molti, i tombini scoperchiati in mezzo alla strada ma queste e soprattutto i marciapiedi sono pieni di buche, talvolta dei veri crateri profondi un metro e finirci dentro potrebbe indurvi a fare conoscenza con i servizi sanitari albanesi (che tutti sconsigliano). La guida degli albanesi varia da molto disinvolta a criminalmente suicida per cui è sempre opportuno guardare bene prima di attraversare, non aspettarsi mai che, strisce o non strisce, un albanese si fermi per nessun motivo per farvi attraversare la strada, avere 4 occhi insomma. Quasi nessun albanese aveva la patente alla metà degli anni ’90 per cui i guidatori che incontrate nella migliore delle ipotesi guidano da non più di 15 anni…e hanno imparato tutti insieme per cui non hanno potuto approfittare dell’esperienza di persone più esperte.

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