CROAZIA E BOSNIA 2003 omaggio a Sarajevo

località: isola di krk, dubrovnik, sarajevo, mostar,
stato: croazia (hr)

Data inizio viaggio: venerdì 30 maggio 2003
Data fine viaggio: mercoledì 4 giugno 2003

Città di Castello, è una limpida e frizzante mattina, di buon ora, quando ci raduniamo per la partenza. Una dopo laltra le moto arrivano e si fermano al centro della piazza, quasi a far bella mostra di . Per alcuni è la prima volta e, di sicuro, èil sognoche si realizza; per altri un altro sogno divenuto ancora realtà. La prima tappa è l’<strong>Isola di Krkstrong>, in Croazia. Salutato il confine di Trieste ed, attraversata la Slovenia, entriamo in territorio croato. Man mano che ci avviciniamo alla costa aumentano i colori e gli odori mediterranei; la strada, copiando a meraviglia la frastagliata costa, ci invita e ci tenta. Passata la città di Rejika (Fiume), percorriamo un ardito e sottile ponte che collega la terraferma allisola. Il paesaggio cambia rapidamente; la macchia mediterranea invade il panorama e un profondo odore di liquirizia e di ginestre passa attraverso il casco. Il paese di Krk ci accoglie nella sua semplicità di borgo marinaro. <br /><br />Apriamo la giornata con una ricchissima colazione. Lasciata la lussureggiante <strong>Isola di Krkstrong>, raggiungiamo la strada costiera per percorrerla in direzione sud. Una strada trafficata, ma stupenda per il mototurista. Numerose le soste per immortalare con lobiettivo gli incantevoli scorci. Dopo una breve deviazione, salite le moto nel battello, raggiungiamo lisola di Pag. Il paesaggio che si presenta è davvero singolare, niente alberi, vegetazione scarsa, solo roccia e tanti, tanti muretti a secco che delimitano i confini e i pascoli di pecore. Gli odori della natura sono forti e il lungo nastro di asfalto li raccoglie tutti. Le baie e le insenature si susseguono numerose, quasi a voler trattenere lintenso azzurro del mare. Non resistiamo alla tentazione e, alla prima occasione, ci tuffiamo. Lasciata lisola e ritornati in terra ferma, si devia verso lentroterra croato. Il mare si allontana e le forme della campagna si avvicinano. Con essa arrivano anche il silenzio e una strana immobilità; per chilometri nessuna forma di vita, una campagna dalle forme sgraziate, che porta indelebili i segni dellinfernale «pulizia etnica». Schegge darma ancora per terra, lasfalto segnato, case sfregiate da pallottole e sventrate da esplosioni, abbandonate in fretta e mai più riabitate. I segni della vita che vi fu scomparsi; la natura, impegnata a riprendersi tutto, ben presto coprirà gli orrori; ma non sarà così per la coscienza, luomo ancora una volta, nonostante la memoria, non ha esitato a compiere unaltra atrocità. Lentamente percorriamo la strada, in silenzio, come se stessimo attraversando un cimitero. Verso sera giungiamo a Sinj, un grosso paese poco distante dal confine bosniaco. <br /><br />Ela giornata deltappone”, circa 600 km. da percorrere su strade non scorrevoli. Si parte di buon ora, il tempo ci assiste, una invitante strada in salita ci avvicina alla frontiera con la BosniaErzegovina. Il territorio è prevalentemente montuoso, ogni tanto si aprono splendidi altopiani ricchi di foreste. Alla frontiera sbrighiamo le formalità e via verso <strong>Mostarstrong>. Dallalto ammiriamo la città situata in una valle racchiusa da montagne. Entrando, sono ben visibili i segni lasciati dalla guerra; la città è attraversata dal fiume che la divide in due grandi quartieri, non più collegati dal famoso ponte, simbolo dellintegrazione, distrutto dai bombardamenti. Sono iniziati i lavori per ricostruirlo e nel frattempo ne è stato edificato un altro. Lasciata alle spalle <strong>Mostarstrong>, imbocchiamo la statale per <strong>Sarajevostrong>, che si snoda sotto gallerie buie e insidiose, attraversando innumerevoli centri abitati. Poi saliamo di quota; lungo la strada gruppi di bambini vendono miele. Le forme del paesaggio sono armoniose e accolgono disseminati i villaggi con le caratteristiche guglie delle moschee. Non altrettanto armoniosa deve essere la vita da queste parti, nonostante traspaia dalla gente una evidente laboriosità. <strong>Sarajevostrong> ci accoglie con tutti i suoi contrasti. Traffico intenso, grattacieli sventrati e grattacieli nuovissimi. Le case portano evidenti i segni deicecchini”. Il sole illumina i villaggi ed i bianchi cimiteri disseminati sulle colline circostanti. Visitiamo il quartiere mussulmano, con le sue moschee, le viuzze strette ricche di botteghe di artigiani. Sempre presenti le ronde dellesercito internazionale di stabilizzazione. Anche se fa mostra di un fascino particolare, non si respira unatmosfera distesa; la gente non ti guarda negli occhi, cammina in fretta. Ci vorrà del tempo, chissà generazioni, per ricucire gli strappi al vestito e allanima di questa affascinante signora dei Balcani. Sono circa le 16.00 e da <strong>Dubrovnikstrong> ci separano oltre 250 km. Il cielo si fa scuro, si prepara a piovere. <br />Non appena lasciamo <strong>Sarajevostrong> inizia a piovere. La strada sale in montagna, la pioggia si fa più intensa. Eun vero e proprio temporale, con fulmini e grandine, quello che ci accompagna al primo passo, la visibilità è ridotta, fiumi di terra e anche sassi invadono la stretta strada di montagna. A nessuno viene in mente di fermarsi, ormai lesperienza lituana ha insegnato che, dopo i primi km., ci si abitua anche ai temporali. Superiamo il peggio, è cessata anche la pioggia, ora la strada corre in discesa tra maestose pareti di roccia, per poi risalire in un tortuoso itinerario di montagna, tra fitti boschi e sparuti gruppi di umili case. Frequenti sono gli incontri con lapolicja”, che ha evidentemente il compito di effettuare una costante azione di controllo di questo territorio. A sera inoltrata raggiungiamo la frontiera ed usciamo dalla Bosnia. Ci attende <strong>Dubrovnikstrong>, arriviamo dallalto e la vista della città illuminata che si specchia sul mare è indimenticabile.. <br />Da qualsiasi parte il visitatore entri in città, non può fare a meno di esclamare stupore e meraviglia. Sia che entri dalle porte sotto gli austeri bastioni, che da uno dei tanti vicoli che ricordano Genova, lo scenario che si apre agli occhi è di quelli indimenticabili. Ecome entrare in un immenso palazzo del400, coperto da untetto di stelle”; il corso principale, largo, lastricato a marmo e contornato da eleganti facciate, ti accoglie e si mostra in tutto il suo splendore. Pare dessere capitati, a bordo di una macchina del tempo, secoli e secoli addietro; in una dimensione dove lequilibrio architettonico ha mirabilmente fuso le differenze di culture; dove il silenzio consente di parlare; dove gli occhi si scoprono avidi e insaziabili. Dieci anni fa, oltre il 70% delle strade e dei tetti (tipicamente rossi) è stato distrutto dai bombardamenti. Se non ci fossero delle tavole a ricordarlo, non ce ne saremmo accorti, tanto è stata tempestiva e rispettosa la ricostruzione. La circolazione dei veicoli è vietata, ma da sempre. Il rispetto per lambiente è implicito, mai ti sogneresti infatti, dentro un palazzo, di buttare per terra una cartaccia o una cicca. Ripresici dalla meraviglia, decidiamo che questo è il posto giusto per trascorrere lultima serata in terra croata ed affrontare una degna cena a base di pesce. Il ristorante, in uno dei tanti vicoli, ci accoglie con una bella tavolata allaperto, sotto lo stipite di un nobile palazzo. La cucina, ed anche il servizio, sono allaltezza del posto. Trascorriamo una delle migliori serate. E domani il ritorno con un traghetto che prenderemo a Spalato<br /><br /><br />

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