RAPPORTO MOLTIPLICANTE 1

località: bastia
regione: corsica
stato: francia (fr)

Data inizio viaggio: mercoledì 1 luglio 1987
Data fine viaggio: venerdì 3 luglio 1987

RAPPORTO MOLTIPLICANTE

Il primo giorno
La sensazione che può dare l'argilla spalmata sul viso è a dir poco sublime, questa penetra ogni poro della tua pelle, e poco a poco secca ogni millimetro dell'epidermide.
Dapprima la sensazione è di una frescura assoluta poi poco alla volta diventa uno stato quasi fastidioso; e non vedi l'ora che tu possa lavartela dal viso.
Ricercare in queste tenebre la soddisfazione diventa quasi un problema di relazione sado-masochistica, perché è tanta la voglia di sollevarsi da questa situazione, quanta quella di volerci rimanere.
Ma la pelle oramai sta per essere tirata al massimo della sua tensione; certo che da bambino potersi impiastricciare a questo modo sarebbe stato un gran divertimento, soprattutto nel tornare a casa stupendo la propria madre.
Non ci fu molto tempo per capire che il viaggio, nei particolari logistici, era ormai stato organizzato, il traghetto era stato prenotato, la bicicletta era partita per tempo, rimanevano solamente i bagagli da fare, ohimè decidendo cosa si era disposti a lasciare, e per ultimo prendere il treno per La Spezia e partire, lasciando dietro a sé ogni problema o ricordo.
La bianca nave che ci portava verso il "Dito Corso" era ormai partita. Era bello lasciarsi baciare dal sole e accarezzare dal vento. Se chiudevi gli occhi potevi immaginare al tuo fianco una graziosa fanciulla.
Questo tratto di viaggio mi era già noto, per questo motivo decisi di iniziarlo da qui. Sapevo già che quando saremmo approdati a BASTIA sarei potuto andare a dormire in quel solito campeggio in riva al mare. Poi il giorno dopo avrei potuto iniziare la mia fuga verso l'altro capo della Corsica.
La scena che stavo vivendo seduto al tavolo della pizzeria del campeggio, da un lato rapiva la mia curiosità, dall'altra mi procurava un certo timore. Nel tavolo di fronte erano seduti due ragazzi intorno alla trentina, e dal loro fare sembrava che si divertissero alquanto. I loro modi rispecchiavano ampiamente quel genere di persona che io reputo senza sentimento, quel genere che prima o poi ti chiederanno qualcosa, proprio nel momento che meno te lo aspetti, ti chiederanno una sigaretta, o se no di anticipargli la spesa della consumazione, che naturalmente il giorno dopo ti restituirà tutto, anche se è chiaro che non ci sarà un prossimo incontro.
Il loro non sentimento, sta’ proprio nel non riconoscere questo fatto in se stessi, proprio per meglio poter derubare l'altro del suo sentimento, e potersene poi fuggire senza correre.
E loro lo sanno che non potranno fermarsi a nessuna stazione, perché ogni fermata sarebbe subito bruciata dalla propria incapacità di vivere, è impossibile riuscire a incontrare il loro sguardo, perché se ciò capitasse leggeresti nei loro occhi tutta la disperazione che li accompagna.
La ragazza che era con loro, li stava per raggiungere al tavolo, ma in modo molto esplicito le fanno capire che non era molto gradita la sua presenza, mentre la sera prima, nell’afosa intimità della tenda di uno dei due, le cose probabilmente stavano in modo alquanto diverso.
Ma quella era un'altra sera probabilmente della sua presenza si sarebbero pregiati più tardi, lei imperterrita faceva finta di non capire, quindi passando dal bar ritorna qualche minuto dopo con la sua bevanda, che posa sul loro tavolo, prontamente uno dei due, turbato da quest’incomprensione del messaggio precedente, le prende il bicchiere di mano e ne versa il contenuto nel vaso di ortensie. Lei a quel punto sconcertata dalla cosa, ma direi anche abituata a queste pubbliche scenate, si guarda intorno ricercando un possibile alleato, e in una prima fase è convinta di trovarlo nel barista, la cui unica complicità sta’ nel versarle un'altra bevanda nel bicchiere vuoto.
Fiera di questa sua conquista, passeggia nel dehors, cercando tra i pochi ospiti, credo che fossi l'unico oltre i due e il barista, la possibile compagnia per la serata.
Mi chiede in un probabile tedesco se può unirsi al mio tavolo, le rispondo in modo alquanto distaccato, ma in modo affermativo. Dopo circa cinque minuti d’inutile francese scopriamo che è inutile continuare questa triste relazione.
Probabilmente non fosse accaduto ciò che i miei occhi avevano visto, sarei stato molto più disponibile a scambiare con lei quattro chiacchiere, anche in quell'inutile francese.... Ma credo che ciò non sarebbe mai accaduto.
Il vuoto della mia tenda si riempì quasi d'incanto di torbidi fantasmi, la pizza mangiata tre ore prima non fece altro che accentuare la mia sete. Nelle tende intorno a me si poteva amoreggiare senza timore di essere scorsi, ma la paura per il giorno dopo era enorme, e qui con me non c'era nessuno per potersi dimostrare coraggioso. Li eravamo io e lei da soli, il resto che ci stava intorno poteva solo servirci.
Dalla riva del mare m'illudevo di poter scorgere le luci della costa toscana, invece solo i pochi bagliori delle barche alla pesca, continuavo a passeggiare e ad ascoltare il mare. Le urla della ragazza continuavano a rompere il mio silenzio, ma alla fine si sarebbe quietata.
Il sonno mi riportò alla tenda.

Il secondo giorno
L'indomani la sveglia mi rese felice, l'alba in quel luogo proveniva dal continente italico, mi portava un sorriso a me familiare. Potevo pensare a quelle ridenti e faticose colline toscane che mi avevano visto più volte coinvolto ad avvolgermi in loro.
Quando iniziai il mio cammino il sole aveva ormai contato le dieci, e speravo tanto che sarebbe stato clemente.
In un’ora di cammino contavo già i miei bei venti chilometri, che per il carico che mi portavo appresso era una distanza ragguardevole, ma a poco a poco notavo che la mia media scemava.
Poco a poco che sudavo le mie energie sembravano quasi rigenerarsi, non tanto in potenza, ma soprattutto in voglia di continuare a sudare.
Quel tratto di strada mi era amico, sulla mia destra senza dover deviare troppo vedo dei bimbi giocare presso un casolare, col mio francese sempre più sicuro chiedo loro, di offrirmi dell'acqua, sembrano molto contenti della mia richiesta e mi portano da bere, non ho molto da dire loro nemmeno nulla da raccontare. In altra occasione mi sarei fermato più a lungo con loro e sicuramente avrei escogitato un sistema per sedurre la loro attenzione.
Il paesaggio che stavo attraversando non mi suscitava alcun’emozione, tutto era troppo piatto.
Quando il sole era ormai tramontato, mi trovavo nella baracca del bureau del campeggio a contare i pochi franchi che avevo a disposizione.
Un bagno in mare rinfrancò la stanchezza del mio corpo.
Guardavo seduto davanti alla mia tenda nella speranza di un furtivo sorriso, quasi di fronte a me era accampata la famiglia di Roberto, era molto bella anche loro erano in bicicletta, il loro vino anche se non buono fu importante, passammo tutta la serata a progettare un futuro incontro.

Il terzo giorno
Il mattino dopo li salutai, chissà se ci rivedremo ancora.
Quel tratto di costa, per quel che mi ricordavo, mi avrebbe riservato una lieve salita.
Il mattino era splendido, finalmente dalla costa incominciavano ad inerpicarsi gli scogli. Nei piccoli momenti di discesa la leggera brezza che ti accarezzava il viso, portava con se quel meraviglioso profumo di salmastro
Di lì in avanti iniziava il mio vero viaggio. Quello che fino adesso era successo io già lo conoscevo, quello che di lì in avanti potrà accadere sarà da me ben accetto.
(segue....)

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