Motogiro in Peloponneso

località: klitoria, nafplio, monemvassia, elafonissi, githio, marmari, kotronas, kardamili, koroni, kiparissia, katakolo
regione: peloponneso
stato: grecia (gr)

Data inizio viaggio: venerdì 17 agosto 2007
Data fine viaggio: martedì 4 settembre 2007

Roma Bari imbarco per Patrasso. Da Patrasso,lungo l'autostrada, per Corinto deviazione da Diakoto su Kalvrita, pernottamento a Klitoria, di qui passaggio per Tripoli verso Argo e Nafplio, pernottamento presso questa città, di li lungokosta fino a Leonidio, poi tra le montagne salita fino a Kosmas,e discesa Geraki, Sikia fino a Monemvassia , qui sosta due giorni proseguendo per Neapoli, Elafonissis qui sosta due giorni, per prosegure poi fino a Githio, pernottamento, quindi giro di Mani per Aeropoli, Golimenas, Vathia, Marmari dove si sosta due girni, visitando Capo Tenaro, Porto Kagio. Si riprende per Kotronas. Chiuso il giro diMani, si costeggia il golfo messiniaco, fino a Kardamili, dove si pernotta. Attraverso Kalamata, verso Koroni, dove si pernotta. Tappa successiva attraverso Methoni e Pilos, fino a Kiparissia. Pernottamento. Visita di Olimpia, pernottamento a Katakolo. Tappa finale con sota a Kilini ed imbarco Patrasso

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venerdì 17 agosto 2007

Agosto 2007
In Giro per il Peloponneso con la Monster

Ancora una volta, anche per il 2007, malgrado gli anni, Resi ed io decidiamo di affrontare, per le nostre vacanze, con la nostra motocicletta Monter le strade della Grecia. Conosciamo già la Grecia, per vacanze precedenti, in macchina, in moto od in barca, ma avevamo battuto prevalentemente le isole e le coste ad esse prospicienti, ora vogliamo percorrere la grande isola, che dallo scavo del canale di Corinto è diventato il Peloponneso. Le tappe più lunghe, 450 km, sono la prima e l'ultima, correndo sulle autostrade che da Roma ci condurranno a Bari e viceversa.
Da tempo pensavamo a questa vacanza, ma per una serie di problemi e di impegni, siamo nonni di una numerosa schiera di nipoti, non eravamo in grado di programmare date e modi; la decisione di partire in moto l'abbiamo presa quasi all'improvviso.
Venerdì 17 agosto
Arriviamo al porto di Bari, senza aver prenotato il traghetto, ma per una moto c'è sempre un posto nella stiva, malgrado si sia in agosto, forse per la data, per i superstiziosi, considerata infausta (17 e venerdì), ci sono perfino due posti in cabina, possiamo dormire su comode cuccette, ciò che ci consente di giungere riposati ad affrontare la prima tappa in terra ellenica
Sabato 18 agosto.
Decidiamo di cominciare dall'interno, visitando la tanto decantata Kalavrita. Ho sul trasparente della borsa da serbatoio, una vecchia carta piuttosto imprecisa che, erroneamente, indica la strada per la meta programmata patire dalla periferia nord di Patrasso, mi dirigo, perciò, a malincuore, verso l'autostrada per Corinto. A malincuore perché, quella strada, che già conosco è molto trafficata. Mi accorgo troppo tardi dell'errore, ma non mi va di tornare indietro, altri due percorsi stradali partendo dalla costa del Golfo di Corinto conducono a Kalavrita, manco il primo, intercetto il secondo che parte da Diakofto , nota fra l'altro per la ferrovia che attraverso un percorso suggestivo la collega a Kalavrita.
Lasciato alle spalle l'incubo della autostrada, saliamo su una piacevole ottima strada dalle numerose curve, malauguratamente cominceremo a gustare l'amaro dei versanti arsi dagli incendi che in questa estate hanno devastato il Peloponneso e non solo. Non sarà l'unico triste spettacolo di questo giro, ma questo primo impatto ha effetti notevoli e nella nostra memoria si imprime, cancellando le immagini che realmente abbiamo visto, il ricordo di interi versanti, per una estensione incredibile, ridotti in cenere. Al limite superiore della zona bruciata in una taverna, lambita, ma risparmiata dal fuoco, consumiamo la prima insalata greca, e sorbiamo il primo retzina , il vino resinato, più in uso nell' Attica. meno diffuso in Peloponneso
Kalavrita ci delude un po', sarà per l'attesa generata dalla lettura di relazioni entusiaste che ci hanno indotti a salire, un po' per il confronto con il bel ricordo di Metsovo che visitammo nei lontani anni settanta, oggi forse anch'esso contaminato dal turismo arrembante.
Ci concediamo una breve sosta, un café-frappé, una visita alla stazioncina dove ci diverte la vista di una vecchia, piccola, locomotiva con il tender pieno di legno da ardere nella fornace della vaporiera.
La presenza di numerosi turisti, per lo più greci, la fama del luogo, ci inducono, per non spendere troppo, a proseguire verso sud per cercare altrove una " room to let ", qui è raro il termine "domatia" che abbiamo imparato in vacanze nelle isole. Percorriamo belle valli, su una strada più modesta della salita a Kalvrita, ma di sufficiente qualità.
Giunti a Klitoria ci arrestiamo ad un ameno hotel, che ci pare adatto alle nostre modeste pretese, ci rispondono che è completo. Probabilmente sospettano che essendo in moto, non ci fermeremo che per una notte e ci suggeriscono di rivolgerci alla stazione di servizio all'ingresso del villaggio dove i gestori affittano camere. La camera offertaci è pulita ed in ordine, ma qui pagheremo il massimo prezzo, 60 € per una notte, di tutta la vacanza. A Kalavrita avremmo speso meno!
Sistemate le nostre cose utili per la notte, che sono contenute nella borsa da serbatoio, usciamo per visitare Klitoria. E' un grosso paese, decoroso ed animato, giunti alla piazza grande, dove sotto i platani sono sistemate in bell'ordine numerose taverne, con tavoli all'aperto, ad uno dei essi ci sediamo. Poco a poco tutte le sedie intorno ai tavoli si riempiono, sembra che l'intera popolazione, pope e bambini compresi partecipino ad un gran banchetto, allegro ed animato, anche se le pietanze servite sono semplici e non granché variate.

domenica 19 agosto 2007

Domenica 19 agosto
.Di primo mattino, partiamo, attraversiamo un territorio montano piacevole, la strada è generalmente buona.
Prima di giungere a Tripoli, facciamo colazione in una stazione di servizio, con annesso caffè e minimercato,
serviti da bambini. A Tripoli non ci fermiamo, ansiosi di mare. La Strada che scende al Golfo Argolico, dai 655 m
di Tripoli, è una delle più belle e spettacolari, che rende piacevole la guida della moto. Lo spettacolo diviene
esaltante quando compare lontano il Golfo, verso il quale si scende con ampi tornanti. Più banale il percorso,
una volta giunti nella pianura costiera. Scegliamo di visitare per prima Argos. La città attuale, come molte
da queste parti, non è granché interessante, non così le rovine di epoca romana e precedente, come il teatro,
le terme ed altri ruderi, nonché il castello, che domina la città da un'alta collina.
. Al nostro arrivo la zona è ancora immune da incendi, ma fa molto caldo. Visitiamo i ruderi attigui alla città
attuale, mangiamo un panino, seduti sulle gradinate dell'antico teatro, mentre alcuni tecnici montano
attrezzature, supponiamo, per spettacoli programmati per i prossimi giorni.
Siamo messi a dura prova dal sole cocente, rinunziamo perciò a salire al forte. In questa caso ed in seguito,
in più di un occasione, abbiamo dovuto rinunziare a visitare siti che avrebbero meritato la nostra attenzione,
per rispettare il nostro programma di percorrere tutto il perimetro del Peloponneso nel troppo breve periodo
delle ferie che ci sono possibili e per non trasformare la nostra vacanza in un tour de force.
Rimontati in moto puntiamo su Nafplio, che dista pochi chilometri, percorriamo il lungomare per arrestarci in
corrispondenza del porto. Ci sediamo ad un tavolino, all'aperto per sorbirci un caffè alla greca, ammiriamo
il forte veneziano, detto Bourtzi, tutto circondato dal mare ed assistiamo, divertiti, al diverbio tra padroncini
di imbarcazioni che trasportano turisti per visitarlo; un diverbio, invero assai pacato, insolito per i greci che,
per accenti e tono della voce, sembrano sempre sul punto di litigare, anche se poi si tratta di una normale
conversazione. Nafplio, è in parte estesa sulla piana costiera, in parte, si arrampica su di una scoscesa dorsale
collinare, che innerva una penisola coronata al sommo da un sistema fortificato che si affaccia su due mari.
Una seconda fortezza si inerpica sulla radice della penisola ancora più alta e più erta. Ad Argo abbiamo rinunziato
ad arrampicarci verso il castro, qui non possiamo esimerci dal salire verso la prima fortezza. Una strada
carrabile ci consentirebbe di salire con la moto, ma preferiamo arrampicarci a piedi su scalinate e cordonate
che salgono tra le case. Occorre fare una certa attenzione, perché le alzate dei gradini sono in un calcare bianco
reso liscio e sdrucciolevole per l'usura di mille e mille passi. Giunti al sommo ci rendiamo conto che è valsa la pena
di affrontare la salita, che ci apre estesi panorami. La seconda fortezza ci accontentiamo di contemplarla
guardando all'insù. Ridiscendiamo percorrendo rampe e stradine piene di caffè e negozi di souvenir,
che ricordano altri siti turistici ben noti, forse impropriamente, mi richiamano le stradine di Ponza porto.
Sondiamo la possibilità di trovare un alloggio a prezzi convenienti, ma siamo presto dissuasi dalle richieste
eccessive, rimontiamo in moto e ci avviamo sulla strada che costeggia il golfo. Arrestatici una prima volta
ad un cartello "room to let", siamo già rassegnati a sborsare ancora una volta 60 €, per un camera non granché,
ma alla richiesta di avere un asciugamani, per ciascuno per la doccia, l'omone con cui stiamo trattando oppone un
netto rifiuto, non è disposto a fornirne più che uno, minuscolo, a testa, se non ci va bene possiamo pure
andarcene, suggerimento che accogliamo senza esitazione. Diversa l'accoglienza di una gentile signora,
alla periferia del primo villaggio successivo, che per 35 €, ci offre una bella domatia, asciugamani in abbondanza,
ed una colazione servita in camera. Gironzoliamo per il villaggio, il mare non ci invita a bagnarci la spiaggia è
fangosa, per avere un po' di fondo bisogna spingersi molto al largo, in più si è levata una forte brezza.
Finiamo la sera nella solita taverna. prima di coricarci.

lunedì 20 agosto 2007

Lunedì 20 agosto
Il giorno successivo ci attende una bella tappa, molto varia, per circa 170 km, seguiremo tratti di costa alta, poi saliremo sin oltre 1700 m per tornare attraverso villaggi, colline e pianure, a scendere al livello del mare. Il primo tratto ci offre panorami degni di essere paragonati alla costiera amalfitana,( i panorami della Grecia son per lo più meno ridenti, talvolta cupi,) il percorso è anche divertente dal punto di vista motociclistico, su strada generalmente buona fino a Leonidio da questo abitato la strada si spinge all'interno attraverso montagne e valli incombenti. Prima di abbandonare la costa, ci fermiamo in uno di quei piazzali caratterizzati da piccole edicole sormontate da una croce e dedicati a qualche Agios, ossia Santo, particolarmente venerato dalla religiosità locale. Siamo seduti su comode panchine, sotto una tettoia di incannucciato, quando un paio di camper si fermano accanto, ne scendono simpatici connazionali, già motociclisti, che ci esprimono la loro invidia per il nostro mezzo di trasporto, meno comodo, ma più appassionante. Ci offrono un buon caffè, questa volta all'italiana, ed una bottiglia di acqua appena uscita dal frigo, più appetibile di quella, più che tiepida, contenuta in una bottiglia legata sul nostro bagaglino, esposta al sole cocente. Procedono in senso inverso al nostro e ci preannunciano la durezza del tratto montano che andiamo ad affrontare.
Prima di iniziare a salire, ci portiamo sulla costa in quella che ci appare come la marina di Leonidio, per rifocillarci in una taverna prospiciente un piccolo porto, la proprietaria ci accoglie con un : "salve fratelli" che alla riscossione del conto giustifica: " ho un bisnonno siciliano, ecco perché fratelli!"
Ripresa la strada, sono un po' preoccupato, ripensando a quanto ci hanno raccontato gli amici italiani. Uno stato di tensione mi accompagnerà per tutto il tratto montano. Al principio le difficoltà non sono invero particolari, le valli sono aperte. Giunti nel primo abitato sul percorso, la strada si restringe in alcuni punti, ad una sola corsia, e si impenna in rampe assai ripide, con scarsa visibilità di chi potrebbe venirti incontro. Andando avanti incute un certo timore il fatto che verso valle, non ci sia nessuna protezione e spesso nei tatti a mezza costa si lambiscono dei veri e propri baratri. Si sa che guardrail e muretti non sono amici dei motociclisti, ma vedere con la coda dell'occhio scorrere a lato tutto quel vuoto, fa un certo effetto. Il fondo stradale non è dei migliori, qualche frana, non segnalata, restringe la sezione stradale e si fanno più frequenti i tornanti. In compenso il paesaggio offre scorci grandiosi, anche se piuttosto aspri, fino a che si raggiungono le quote più elevate, dove la vegetazione assume un aspetto marcatamente alpino.
Superato il crinale cominciamo a scendere da prima dolcemente, poi arrivati all'abitato di Kosmas la discesa si fa a tratti più ripida, con strettoie non segnalate, dove sarebbe un problema incontrare un veicolo in salita. Terminiamo in una piazza aperta su una grande chiesa, ombreggiata da maestosi platani, con gente seduta ai caffè. Malgrado che la stagione assai calda, faccia sentire, anche qui, i suoi effetti, si apprezza la relativa frescura, siamo infatti a 1680 m sul mare. Ci fermiamo solo un poco, restano ancora da percorrere più di settanta chilometri per la meta prefissata. La strada in discesa dopo un primo tratto, ha caratteristiche del tutto differenti, non più tornanti e rampe, ma un tracciato con ampie curve e un susseguirsi di rettifili che seguono il lento degradare della montagna.
Terminata la discesa, non è terminata la nostra tappa, il più è fatto, ma l'ultimo tratto, un po' perché di minore interesse, un po' perché, siamo stanchi sembra non dover finire mai; attraversiamo alcuni villaggi, seguiti dallo sguardo, appena interessato, degli uomini seduti ai caffè. In uno di questi abitati, ci ritroviamo in una strettoia molto ripida, angolata, dal fondo sdrucciolevole, come può capitare talvolta da queste parti.
Ancora qualche manciata di chilometri, dai e dai, alla fine si presenta a noi la meraviglia dello sperone roccioso che, verso terra, delimita la penisola dove sorge, nascosta alla vista: Monemvassia, . antico insediamento fortificato. E' quasi scuro, ma rinviamo a dopo la ricerca di una camera, soddisfatti di aver raggiunto la meta agognata. Ci sediamo ai tavolini di un caffè, in riva al mare, a contemplare il panorama, sorbendo un caffè-frappé. Siamo a Gefira, un villaggio eminentemente turistico, sorto, pare, proprio in funzione dell'antica cittadina fortificata.
Simo premiati della fatica, poiché troviamo, a 45 €, una buona sistemazione, in un bel complesso residenziale composto di camere con servizi, amministrate da un simpatico uomo dal pizzetto brizzolato, tanto che decidiamo di fermarci almeno due giorni.
In tre giorni di viaggio, dallo sbarco a Patrasso, abbiamo percorso un bel po' di chilometri e siamo già prossimi alla estremità meridionale del Peloponneso, ci meritiamo, dunque, un po' di sosta. Di Monemvassia abbiamo letto meraviglie, e pensiamo meriti una visita accurata. Questo mare è altrettanto apprezzabile e desideriamo tuffarci nelle sue acque.
Martedì 21 agosto
La mattina successiva, lasciamo la moto nel parcheggio e ci avviamo a piedi verso l'unica porta che si apre dal lato della terraferma nelle mura di cinta di Monemvassia, il cui nome pare voglia dire, appunto, unica porta. Per giungerci occorre percorrere uno stretto istmo, ed un chilometro circa di strada a mezzacosta lungo la riva del mare. La visita a questo antico insediamento richiede almeno una giornata, descriverla anche sommariamente richiederebbe più pagine, le descrizioni non mancano , anche in rete, alcune sono indicate nei Link allegati.
Avevamo letto, in una pubblicazione, datata, edita da National Geographic Magazine, a proposito di Monemvasia dello stupore dell'autore, per la scarsa attenzione del turismo per questo luogo, oggi non è davvero più così, lo stupore è piuttosto suscitato dalla disinvoltura, con la quale si interviene, ricostruendo antichi edifici in modi non proprio rispettosi delle corrette regole del restauro; è vero che per impedire che tutto cada in rovina, qualche concessione alle regole del profitto ed a qualche arbitrio sia giocoforza tollerare, ma ....
Malgrado l'invasione del mercato dei souvenir, e qualche altra stonatura, l'impressione suscitata ti prende nel profondo, sia per la bellezza del luogo: natura e opera dell'uomo, sia per la storia che quest'ultima rievoca. Girato in lungo ed in largo l'antico villaggio, è il turno del mare; scesi all'antico imbarcadero, al quale si accede da un varco nelle mura verso il largo, ci tuffiamo nell'acqua limpida, con gran soddisfazione.

Mercoledì 22 agosto
Il giorno successivo alla visita a Monemvassia, ci spingiamo più a sud per bagnarci tranquillamente alla marina di Xiphias; terminato il bagno procediamo oltre, per ammirare la costa, ci arrestiamo in fine sul colle che si affaccia sul bel mare di Agios Fokas, dove è in corso di attuazione un vasto progetto di lottizzazione. Di località dedicate all'Agios Fokas, non ne mancano in Grecia, alcune delle quali già colpite, come altre, dal flagello di iniziative di uno scorretto sviluppo turistico, che può avere effetti devastanti , è ciò che temiamo avvenga anche qui mentre osserviamo, rattristati, i cartelli pubblicitari e gli sbancamenti in corso.

giovedì 23 agosto 2007

Giovedì 23 agosto

Della penisola orientale della Lakonia, ci resta da visitare la parte più meridionale. Scavalcando la dorsale, per portarci su Neapolis, possiamo ammirare scorci panoramici assai belli, verso l'uno e l'alto mare. Un forte vento disturba non poco la marcia in moto, giunti a Neapolis, ci sediamo in un caffè, presso il porto ed assistiamo al rimorchio, da parte dalla guardia costiera, di uno sloop battente bandiera italiana, in evidente avaria di motore. Tra i marinai del porto cogliamo qualche risolino di scherno, anche a noi, che abbiamo a suo tempo sfidato il meltemi, con un 22 piedi, procedendo alla vela, sembra poco onorevole questa resa, anche se probabilmente lo skipper avrà avuto le sue buoni ragioni. L'equipaggio è formato da una coppia, lei resta a bordo e sembra volersi fare piccola piccola, lui, con aria imbronciata, si reca in capitaneria, per la burocrazia del caso.
Neapolis non offre molto di interessante, durante gli ultimi chilometri su strada, avevamo notato un camper deviare verso Elafonissos, ritorniamo fino al bivio per l'imbarco su uno dei traghetti, che in continuità fanno la spola tra la terraferma e l'isola. Elafonissos è meta turistica ambita, può sembrare difficile trovare una "room to let". Quando arriviamo in un nuovo posto, sono preso dall'agitazione, temendo di non trovare un alloggio, Resi invece impassibile è sempre certa di riuscirci, così anche qui; all'inizio sembra che io abbia ragione: due o tre approcci sul lungomare ricevono un rifiuto, quasi sembra snobbino turisti vagabondi quali siamo ed appariamo. Ci inoltriamo nelle stradine interne ed in breve riceviamo una risposta positiva.
I nostri ospiti sono una coppia di mezza età, lui affetto da diabete, lei sembra rassegnata ad una vita senza molte soddisfazioni e molti rimpianti. Ci fanno tenerezza, sediamo, all'uso locale, sulla porta di casa a conversare; a fianco, in parte murata, una morsa da fabbro, dipinta in blu, ricorda che il padrone di casa, era stato un fabbro. Siamo digiuni di greco, a parte le solite frasi, ma qui quasi tutti parlano almeno un poco di inglese, ci raccontiamo un po' le nostre vite: i figli, i nipoti, il lavoro gli acciacchi. Ci fermiamo due giorni, il primo esploriamo la riva che guarda la terraferma; il fondale scende poco, sabbia, ma sopratutto scogli e rocce sommerse, non l'ideale per il bagno e le nuotate. Allontanandoci dall'abitato raggiungiamo una zona con belle dune di sabbia, con macchia, in evidenza il ginepro, arbusti ma anche veri e propri alberi, con grosse bacche profumate.
Venerdì 24 Agosto
Il secondo giorno percorriamo a piedi la costa orientale, superando l'ostacolo del gran calore, che conteniamo con il molto bere, acqua che nelle nostre bottiglie diventa tiepida, fortunatamente c'è vento che ci rinfresca un poco. Nel primo tratto di strada incontriamo un piccolo cantiere, abbandonato, ora un vero cimitero di barche. Percorso, qualche chilometro ( quatto o cinque ?), siamo i soli a procedere a piedi, continuamente superati da ogni genere di veicolo, ci inerpichiamo sino ad un colle dal quale una discesa ed un buon tratto in piano ci separano dalla famosa spiaggia detta Simo, paragonata ad un lido caraibico. La profondità dell'arenile è notevole qualche centinaio di metri. Qui il vento che ci è stato amico, ci bersaglia con la sabbia che solleva. Una fila di sdraie popolate da forzati dell'elioterapia che stoicamente sopporta le raffiche, non ci seduce, ci spostiamo su un istmo che separa due cale, dove molte barche sono all'ancora, attendendo l'attenuarsi della furia del vento. Sull'istmo avendo l'acqua da entrambi i lati siamo al riparo dalla sabbia sollevata dal vento. Dopo l'esplorazione del sito, bagni rinfrescanti, la taverna ed una siesta su una duna all'ombra di un gran ginepro, ce ne torniamo, sempre a piedi alla base.
Sabato 25 agosto
Lasciata, con un po' di rimpianto Elafonissos, puntiamo su Ghithio, cercando di seguire le varianti stradali più prossime alla costa. Prima di entrare nella cittadina, per un bagno ristoratore, ci fermiamo alla caletta, che precede quella più nota per la presenza di un relitto di nave spiaggiata. Parcheggiata la Monster sotto un ulivo, scendiamo sulla spiaggia, mentre ci bagniamo, l'occhio corre sovente verso il fumo che ingrigisce il cielo, gli altri bagnanti, quasi tutti greci, non sembrano per nulla allarmati, ciò che ci tranquillizza. Nell'intervallo tra il bagno e la siesta sulla spiaggia, mangiamo, manco a dirlo, nella solita affollata taverna, posta sul poggio che domina la cala. E' pomeriggio avanzato, ma siamo ben lontani dall'ora del crepuscolo, quando rimontiamo in moto, il sole ancora alto appare rosso per il fumo che lo scherma e riflessi rossi illuminano sinistramente la strada, un elicottero dalle ampie pale, appare sulle colline alla nostra destra, il secchione d'acqua, sospeso alla sua fusoliera, ci fa l'effetto di un misero secchiello, confrontato all'incendio che intuiamo dietro il crinale.
Ghithio è una simpatica città che si sviluppa lungo la costa. Passeggiamo la sera, prima della taverna, sul lungomare, ci corichiamo in una camera annessa ad un caffè.

domenica 26 agosto 2007

Domenica 26 agosto
Prossimo obiettivo la penisola di Mani. La strada, come spesso in Peloponneso, alterna tratti costieri a tratti interni di caratteristiche collinari o montane. Decidiamo di visitare la penisola percorrendola in senso orario. Prima tappa Areopoli, la città di Ares, per i latini Marte.
Il tempo rimastoci, non è più tanto, non possiamo visitare tutto quanto vorremmo. Di Areopoli avevamo letto delle grotte di Pirgos Dirou, scendiamo a curiosare, non ci attirano le viscere della terra, e non entriamo nelle porte dell'Ade, ma ci limitiamo ad ammirare la piccola insenatura, piena di barche all'ancora. Ancora in moto, trascurando le mille deviazioni per gli abitati sparsi qua e là, percorriamo la strada principale.
Tutto intorno, non le solite case greche, bianche, spesso con infissi blu, come a riprendere i colori della bandiera, ma case in muratura di pietra a faccia vista, con gli spigoli marcati da bugne a filo di massi squadrati. Qui le famiglie erano in guerra tra loro e le case erano fortezze, le finestre feritoie. Purtroppo anche nella penisola di Mani si corre il rischio di snaturare, quanto la storia ha lasciato, molte torri ristrutturate con troppa leziosità, diventano ville, anzi molte ville costruite ex-novo sembrano una parodia della severità delle vecchie torri mimate con gusto difforme, molte sono anche le offerte per l'acquisto di aree ed edifici.
Ci fermiamo a Gerolimenas, un bel paese, che si affaccia sul mare circondato da severe barriere rocciose. qui il fuoco ha già bruciato macchia ed alberi. Ci fermiamo per riposarci e bagnarci in un mare limpido, in compagnia di anziani greci, prevalentemente donne, che si beano galleggiando e conversando con il capo coperto da cappelli a falde. Approfittiamo del paese abbastanza attrezzato per fare un poco di spesa e partiamo, con l'intento di raggiungere Alika. Non so dove, mi pare di aver letto che sia un villaggio di pescatori, ma giunto al bivio mi sembra tutt'altra cosa. Va detto che guidando una moto su strade tortuose, dal fondo di qualità incerta e leggendo al volo cartelli indicatori in caratteri greci non è improbabile incorrere in equivoci. In quarto ginnasio, in tempi remoti, ho studiato un po' di greco antico, ma per leggere debbo sillabare come un bimbo delle elementari. Vado avanti, intercetto un distributore della Mobil Oil, segnalato come ultimo posto carburante, ( l'avviso, valido, pare qualche anno fa, non è più veritiero, qualche decina di chilometri più avanti, sulla costa orientale, troveremo un altro distributore) Procedo, raggiungiamo Vathia , dopo un'impennata della strada pavimentata a cemento. Vathia è il centro dove più intatto si è conservato il carattere degli edifici e del complesso. Molti si fermano, fotografano e proseguono, il paese sembra quasi morto, non c'è neanche una taverna o un caffè, il che in Grecia vuol dire desolazione. Abbiamo di che fare colazione al sacco, ma non acqua, Resi chiede ad una gentile giovane signora, una dei rari abitanti, dove si possa acquistare, la risposta è "non ci sono spacci", accompagnata dal dono di una bottiglia ben fresca, dotazione della sua casa.. Consumato il nostro pasto proseguiamo.
Non andremo molto lontano, dopo qualche chilometro, incontriamo in successione due bivi, il primo offre come alternativa la costa orientale della penisola, la seconda Porto Kagio, noi intravedendo verso destra un insediamento che ci attira, si tratta di Marmari, decidiamo di preferirlo. E' un insieme di costruzioni in stile Mani, parte antiche, parte imitazioni recenti, il tutto si affaccia su un'insenatura bordata da un bel arenile, sovrastato da versanti in parte bruciati. Troviamo alloggio in una casa che sembra di nuova costruzione, ( 35 €) più in alto del nucleo centrale che comprende, un caffè ed una taverna. Decidiamo di fermarci due giorni, il primo più rilassato, a bagnarci dalla spiaggia di Marmari, il secondo per esplorare i dintorni
Lunedì 27 agosto
Alla spiaggia un gruppo di Italiani, che ci avevano notati ad Elafonissos, sulla spiaggia di Simo, ci avvicinano e nasce una di quelle rapide amicizie tipiche delle vacanze, ci raccontano dell'angoscia del giorno che ha preceduto il nostro arrivo, mentre a cena nella taverna, la televisione greca trasmetteva scene di incendio e nel frattempo ardeva il versante di fronte a Marmari. Mentre ci bagniamo nevica cenere, nel tardo pomeriggio si ripete il fenomeno osservato prima di arrivare a Githio: il sole, ben alto, già rosso, non sarà l'ultima volta che lo vedremo in queste vacanze.
Martedì 28 Agosto
Ci nasce il desiderio di partire per il versante orientale della penisola, ci informiamo per sapere se la strada al secondo bivio, che sulle nostre carte è segnata come uno sterrato, sia completa ed asfaltata, come ci era sembrato di capire osservando il traffico, la risposta è affermativa. ma non è sufficiente, infatti incendi verso Agios Kiprianos, ci informano, hanno determinato il blocco della strada. Ci conviene ritornare al proposito di esplorare l'estremità del promontorio che termina con Capo Tenaro detto anche Matapan.
Visitiamo per primo il tempio di Poseidon, suggestivo il luogo, un po' deludente il rudere, un relitto di muro di pietre squadrate, ed una piccola volta, certo non di età classica, i greci antichi non edificavano volte, ma resti di un sacello cristiano eretto sui ruderi del dio del mare. Paliros è un nucleo di case tipicamente Mani, non incontriamo nessuno, ma ci sono numerose automobili, parcheggiate. Scendiamo per la ripidissima strada che conduce a Porto Kagio , Piccolo Villaggio affacciato su un golfo ben ridossato, tutto circondato da alture.
Qualche turista, alcuni camper, una barca a vela che bordeggia per prendere il largo, natanti ormeggiati all'ancora, con una cima a terra, parte di un sistema per riportarle presso la riva, una ragazza ben in carne che si ostina, con una tecnica di immersione un po' maldestra, a pescare ricci, con gran produzione di spruzzi ed esibizione di natiche, avete presente la anatre quando beccano sul fondo con la coda al cielo?.
Ci portiamo sul lato destro, guardando il mare, della costa, ad un piccolo market, dove intendiamo comprare qualcosa per una colazione al sacco, il proprietario sta chiudendo la bottega, ma torna indietro e ci serve, lo rivedremo ripetere la stessa manovra più volte. Dopo gli acquisti risaliamo per un tratto un sentiero, poi ci buttiamo in acqua da una banchina. La visita termina alla taverna per un caffè. Quindi rientriamo a Marmari.

mercoledì 29 agosto 2007

Mercoledì 29 agosto

Lasciamo Marmari, risalendo verso la cresta che spartisce i due versanti della penisola di Mani, percorrendo ripide rampe e stretti tornanti. Giunti in alto non possiamo non fermarci ad ammirare il susseguirsi di insenature, villaggi, versanti coperti dalla macchia e gli orizzonti più lontani.
La discesa è ripida e sinuosa, il piacere di guidare non ricompensa del tutto l'attenzione necessariamente intenta alla strada, ma distolta dal panorama. Qui il fuoco è stato domato presto, non notiamo devastazioni evidenti. Questo versante della penisola ci appare più ridente, rispetto all'altro più aspro. Anche qui case torre in muratura a faccia vista secondo l'uso di Mani. Giunti alla radice della penisola ci dirigiamo verso Kotronas . Abbiamo qualche incertezza sulla strada, torniamo un pezzo indietro ad una frazione dove avevamo notato un gruppo di anziani seduti all'esterno di un caffè a conversare, alle nostre domande si animano e nel solito inglese approssimativo ci danno le giuste informazioni, non senza averci prima presentato uno di loro, centenario, quasi un vanto, circondato dalla premurosa attenzione degli altri, attenzione per i più vecchi che avevamo già notato in precedenza altrove nel nostro viaggio.
Ci portiamo all'estremità della banchina di un porticciolo dove ci tuffiamo nelle limpide, rinfrescanti acque. Terminato il periplo delle coste della penisola di Mani, Puntiamo su Aeropoli per chiudere il giro e proseguire verso Kalamata
Da un paesaggio marino ci si immette in una strada, con caratteristiche montane, che si inoltra in una valle piuttosto chiusa, la varietà dei paesaggi è una delle caratteristiche più apprezzabili del Peloponneso. Ad Areopolis non ci fermiamo e puntiamo verso nord. Presto ci affacciamo al ciglio che immette sulla costa orientale del grande Golfo Messiniaco, è uno spettacolo grandioso, una magnifica costa, chi si contrappone l'alta catena del Taigeto. Questo panorama avevamo già apprezzato giungendo da Githio ad Aeropolis. La strada, un buon tracciato, scende rapidamente dagli oltre duecento metri verso il mare, ma presto ci prende lo sconforto, questo versante che avevamo già ammirato qualche giorno fa, è segnato in modo grave dagli incendi, innescati solo poche ore dopo il nostro precedente passaggio, qui il fuoco ha conquistato il triste primato di danni e vittime, in questa estate funesta. Coltivazioni, oliveti, case anneriti dal fuoco ci inducono quasi ad una fuga ad occhi, metaforicamente, chiusi.
Presto prende il sopravvento, l'esigenza un po' egoistica, di goderci la nostra vacanza, deviamo dalla strada principale, verso la costa, per farci un bagno. La traversa che ci conduce al mare fa da asse ad una lottizzazione di case turistiche in costruzione, che ci ricorda moti deturpanti simili insediamenti che hanno sfigurato tanta parte delle nostre coste. Parcheggiamo la moto sotto un albero accanto ad automobili prevalentemente greche, e ci portiamo su una spiaggia affollata, per una sosta di riposo ed un bagno rinfrescante. La meta della tappa di oggi: Kardamili.ci accoglie, percorsi una quindicina di chilometri, con la ridente faccia di un sito immune dai disastri del fuoco, che pur segnala la sua prossimità con le nubi di fumo che ingrigiscono in parte il cielo. La cittadina è collocata in un paesaggio tra i più ridenti. Resi si mette alla ricerca di una camera, mentre io resto vicino alla moto, torna subito dopo la prima visita, questa volta, mi propone, anche a costo di un esborso maggiore, ( 40 €) di concederci un piccolo lusso, una camera con vista, approvo, e quando mi affaccio su un primo piano ricco di verde, banani compresi e su uno sfondo, una costa ed un mare stupendi, non posso che confermare la mia approvazione. Il complesso del quale fa parte la nostra camera, è di proprietà di una tedesca, che ha scelto di vivere qui, convive od è sposata con un greco, un tipo spiritoso e simpatico che cogestisce l'impresa. Le camere sono numerose, per i bagni c'è una discesa a mare, che da, su una piccola cala, a sinistra, con una breve spiaggia o se si preferisce, a destra, su un lido con una sfilata di sdraie ed ombrelloni. Per tirare un po' il fiato ci fermiamo per due giorni a godere del mare e del paesaggio.
Venerdì 31 agosto
Attraversata, non senza qualche difficoltà nell'interpretazione della segnaletica, Kalamata, una città dall'impronta e dalla dimensione urbane, volgiamo a sud per iniziare il periplo della penisola sud-occidentale del Peloponneso, prossima tappa Koroni , grazioso villaggio, con porto peschereccio, Un grande forte Veneziano, un lungomare, con molte taverne. Troviamo alloggio all'estremità , sinistra guardando il mare, in una camera a piano terreno, prospiciente il mare. Verso sinistra ci inoltriamo per bagnarci in mare, la profondità dell'acqua, anche avanzando molto non aumenta un granché. Ci fermiamo solo per un giorno, presi dalla pigrizia, non visitiamo il forte, preferiamo passeggiare lungo il mare e sul molo, alla cui estremità ci stupisce una grande ancora a grappino in acciaio inox.
Poco più di trenta chilometri e siamo a Methoni La strada è bella con scorci panoramici singolari, ma quando compare Methoni la visione è superlativa.
L'insediamento aatale è senza infamia e senza lode, almeno per quel po' che abbiamo visitato, ma l'ambiente naturale ed il castello sono molto belli ed interessanti. Dopo il rituale caffè, iniziamo la visita della città fortificata, meglio definirla così che castello, per la varietà e l'estensione, visita che richiede alcune ore, ben spese.
Quando arriviamo al punto più esterno, bersagliati implacabilmente dal sole, vediamo una visitatrice tuffarsi per tornare indietro a nuoto, con grande nostra invidia, ma siamo senza costumi e con le borse e la macchina fotografica, è giocoforza continuare la visita a piedi, percorrendo gli spiazzi assolati, ma è infine un fatto positivo, possiamo infatti vedere altre cose come i bagni turchi coperto da cupole nelle quali si aprono oblò a prender luce dall'alto. Uscendo dall'antica cinta fortificata, sentiamo forte il desiderio di un bagno rinfrescante, in mare molti ci hanno preceduti, il modo di bagnarsi di molti turisti, specialmente greci, è di starsene dritti immersi fino al collo con un cappello in testa.
La moto con i bagagli è parcheggiata verso i margini del villaggio; per prendere i nostri costumi andiamo fin la, indossatili ci avviamo alla spiaggia più vicina, ma ci accorgiamo che non è facile individuare il percorso per inoltrarsi verso l'acqua profonda, banchi di scogli appena sotto il pelo dell'acqua, rendono la cosa problematica, seguiamo un signora che pare conosca già i fondali, ma non sarà un gran bagno, rimpiangiamo di non esserci immersi verso l'estremità del forte.
Dopo una colazione al sacco, ed una breve siesta all'ombra di tamerici, riprendiamo la strada verso Pilos. .La vasta insenatura antistante, è la Baia di Navarrino, completamente protetta da ogni vento, famosa perché luogo della famosa battaglia navale dell'ottobre dell'anno 1827, battaglia vittoriosa, dei ribelli greci con l'apporto determinante della flotta anglo-franco-russa, sulla flotta ottomana ed egiziana, battaglia che segnò la fine del dominio turco.
Troviamo alloggio in un albergo, dal prezzo conveniente, situato presso un molo del porto, dal balconcino il panorama è inquadrato da un palo e fili elettrici disposti in modo confuso, come usa da queste parti. Poco distante un banchinaggio di cemento, con scalette per risalire dal mare ospita numerosi bagnanti, ai quali ci uniamo tuffandoci. Per oggi ne abbiamo abbastanza di visita a fortificazioni e trascuriamo di visitare quelle di Pilos,

sabato 1 settembre 2007

Sabato 1 settembre
Al risveglio, non si ridesta il desiderio di visitare le fortificazioni, siamo piuttosto desiderosi di recarci a visitare la laguna di Gialova, qualche chilometro più a nord. Separata da una barriera di sabbia dalla baia di Navarrino, la laguna è costituita in oasi naturalistica, un ambiente piacevole, ma forse perché siamo in una stagione non favorevole, vediamo ben poco di vivo, come fauna, ad eccezione di grumi di lumache abbarbicate a ramoscelli secchi, leggiamo nei cartelli di presenza di uccelli, luogo di sosta delle emigrazioni, ma non vediamo niente né in volo né sull'acqua, nasce spontaneo il paragone con gli stagni salini di Cagliari, con la loro moltitudine di fenicotteri, o con la riserva naturale di Nazzano, persino i gabbiani sono una rarità.
Dalla oasi passiamo alla Baia di Navarrino, ora siamo prossimi alla insenatura più settentrionale, percorriamo la barra sabbiosa che separa la laguna dal golfo, ci immergiamo per rinfrescarci e torniamo alla Monster che avevamo parcheggiato sulla strada. Diretti a Kiparissia, sul percorso visitiamo il Palazzo di Nestore, un complesso ridotto a ruderi nei quali si legge non molto più della pianta del palazzo del mitologico re ed una antica tomba micenea a pseudovolta, posti in un oliveto tra bellissime piante.
A Kiparissia, abbiamo ancora una volta una discrepanza con il proprietario di una camera di affitto, a proposito degli asciugamani per la doccia, il signore ha preferito rinunziare ad affittare piuttosto che darci due asciugamani, è singolare che questo tipo di conflitto ci sia capitato con uomini, le donne molto più agili mentalmente, ci hanno sempre fatto ponti d'oro, anche qui è così, solo un paio di isolati oltre.
Kiparissia è un insediamento molto esteso, che dal mare si estende notevolmente entroterra. Dopo il consueto bagno, fatto su una spiaggia estesa, piuttosto affollata, tentiamo di visitare la solita fortezza-castello, risalendo una strada che si arrampica verso l'ingresso, che però è sbarrato, tutto intorno il piazzale sembra trasformato in cesso pubblico. Ripieghiamo tutt'altro che soddisfatti ed osserviamo tra il preoccupato e lo stupito due giovani che vestiti e con le scarpe ai piedi, scendono quasi correndo giù per la scoscesa scarpata che sovrasta un alta falesia che da sul mare nel quale si gettano con un tuffo, in piedi, da almeno trenta metri.
Domenica 2 settembre
Oggi la meta è lontana dal mare: Olimpia, ma per un buon tratto la strada costeggia lo Jonio.
Dopo una quarantina di chilometri, scorgiamo tra le piante, sulla nostra destra una laguna od un lago costiero, un piacevole diversivo, ma tutto intorno lo spettacolo è desolante per gli alberi anneriti, e per la cenere che hanno lasciato gli incendi, avvertiamo anche l'odore del legno bruciato. Giunti al bivio per Kaiafas , propongo di seguire la deviazione, per visitare il lago, Resi è un poco perplessa, in alcuni punti si leva ancora fumo, ma ormai la rassicuro tutto è già bruciato, non ci dovrebbero essere pericoli. Per un breve tratto percorriamo la strada che al di la del lago ci riporta verso sud. La nostra ricognizione si arresta all'altezza delle terme di Kaiafa, dove incontriamo molte persone, ci impressiona in tanta desolazione, vedere gente, che almeno in apparenza pare tranquilla e serena.
Con qualche incertezza per dubbi sulla segnaletica, giungiamo ad Olimpia, la prima impressione non è favorevole, la città attuale da l'impressione di essere tutto un monumento al turismo ed al commercio di souvenirs, come quando si arriva ai nostri santuari, che di sacro, al primo impatto, sembrano aver poco, ma quando entriamo all'interno del recinto archeologico, benché prevalgano ruderi sui quali il tempo ha impresso il suo pesante marchio, l'emozione va alle stelle e malgrado il caldo, non ci perdiamo un dettaglio, fra l'altro ci affascinano rocchi di colonne in marmo dei quali l'erosione mostra, molto chiaramente, l'origine sedimentaria subacquea, con gusci fossili di conchiglie bene in evidenza,
Il bosco sacro, sulla collina che domina il sito, è molto danneggiato dal fuoco, vigili del fuoco irrorano il terreno, per smorzare eventuali focolai assopiti, ma l'impressione è che si voglia mostrare qui, ma l'abbiamo osservato anche lungo la strada, un attivismo che è mancato nel momento nel quale sarebbe servito. Per ultimo visitiamo il museo che contiene mirabili reperti ben mostrati, anche se i migliori pezzi pare siano ad Atene. Unica pecca, in fondo trascurabile, al bar annesso; una scritta dichiara che si può pagare con carta di credito, ma quando la esibisco, mi dicono che non c'è corrente, scusa manifestamente ridicola, tutto in giro ogni cosa è illuminata abbondantemente. Terminata la visita ad Olimpia, puntiamo su Katakolo che ci incuriosisce per la sua posizione su un promontorio. Ci immettiamo sulla autostrada per Patrasso. A Pirgos usciamo, attraversando la città abbiamo i soliti problemi dovuti alla segnaletica, infine risolti interrogando i passanti. Correndo su una strada di sezione e caratteristiche insolitamente elevate, raggiungiamo la piccola città portuale. Fatta sosta ad uno degli innumerevoli caffè che fronteggiano il bacino portuale, ci mettiamo alla ricerca di una camera, senza successo, fino a che un simpatico giovane in bicicletta ci avvicina e ci guida fino e su per una scalinata che risale sulla collina parallela alla costa. I gradini sono di varia dimensione sia come alzata che come pedata, dipinti di bianco e contornati di blu; ne contiamo parecchi prima di giungere a destinazione. Una fila di basse costruzioni, tra gli ulivi, bianche e blu come le scale, sono camere d'affitto ed alloggio del giovane e della sua famiglia che comprende la madre ed il padre il signor Tsokalas, già marinaio. Deduciamo che i tre hanno investito denaro e fatica per costruire questo complesso, sperando di migliorare la loro vita, compensando il faticoso accesso con prezzi concorrenziali e la bella vista che di lassù si gode. Sul ripiano che da accesso alle camere, ci sediamo ad un tavolo gustando la vista sul porto, il mare ed i dintorni, ed un bel grappolo d'uva offertoci.
Lunedì 3 settembre
Al risveglio vediamo una grande nave da crociera ormeggiata nel porto, dalla quale scendono numerosi i passeggeri per la visita a Katakolo ed il consueto shopping. Nel congedarci dai simpatici ospiti abbiamo il piacere della più bassa richiesta ( € 25 ) di tutta la vacanza.
Cerchiamo un posto per bagnarci, ma il porto occupa buona parte del fronte a mare, decidiamo perciò di proseguire per la prossima meta: Kilini o Killini porto d'imbarco per Zante e Cefalonia. Seguiamo il labirinto di strade minori, quando ormai comincio a credere di non riuscire mai a raggiungere Kilini, ecco che compare laggiù il porto. C'è anche una bella spiaggia con numerosi bagnanti, ne approfittiamo per un bel bagno. Il paesaggio è piacevole, ma non così emozionante come quello che abbiamo goduto per buona parte del nostro giro, nel cielo compaiono molte nubi che fanno prevedere un cambio del tempo, era in programma un pernottamento qui, ma per i due motivi detti sopra decidiamo che ci conviene puntare su Patrasso per rientrare a casa.
Ci infiliamo nel budello dell'autostrada, presto non siamo che una goccia nel flusso turbinoso del traffico, giunti alla città del porto d'imbarco, ancora una ultima volta perdiamo la successione dei cartelli segnaletici, andiamo ad intuito, ed infine, forse non per la via più breve, piombiamo nel caos del porto, manca poco all'ora d'imbarco, ma ce la facciamo a conquistare due posti ponte.

martedì 4 settembre 2007

Martedì 4 settembre
Sbarcati a Bari, riusciamo a scampare gli acquazzoni ed i temporali, che vediamo tutto intorno, solo a pochi chilometri da Roma, per proteggerci da qualche piovasco, indossiamo gli indumenti da pioggia che abbiamo scarrozzati in giro per il Peloponneso, senza mai doverli estrarre dai contenitori.
Il Peloponneso ci ha affascinati, se potessimo ripartiremmo subito. Gli abitanti sono per la maggior parte affabili e disponibili, salvo quando sono al volante, di un'auto o di un camion, allora diventano prepotenti e spericolati corrono come pazzi, sorpassano, rasentandoti, ovunque, sui dossi in curva, ignorando i divieti, riescono ad essere guidatori peggiori di noi italiani. Le strade sono ormai nella massima parte asfaltate, ma il manto stradale è spesso solcato sia in senso trasversale che longitudinale, il che in moto non è il massimo, non mancano tratti sdrucciolevoli specie negli abitati. La segnaletica, non sempre presente e completa, il più delle volte, è scritta sia in caratteri greci che latini, ma non sempre il che crea problemi. Un cartello stradale che manca del tutto è quello di "banchina non transitabile", ma non manca solo il cartello ma quasi ovunque ogni parvenza di banchina e l'asfalto termina direttamente, anche in autostrada, in canalette anche profonde, o con un bel gradino sul terreno esterno. Le strade di scorrimento od autostrade, hanno spesso incroci a livello, sono, prevalentemente, ad una sola carreggiata, senza spartitraffico.

Comunque viva la Grecia!


LINK
http://www.ongvirtualstore.it/venezia/vene6.asp
http://www.liberonweb.com/asp/libro.asp?ISBN=8804282738#Inizio
http://www.moto.it/roadbook/03.asp?EID=699
http://www.cisonostato.it/page.php?id=159
. http://www.pbase.com/chiaramonte/peloponneso
http://turismoinmoto.altervista.org/itinerari/Grecia/Peloponneso/Grecia%20-%20Peloponneso.htm
http://www.thegreektravel.com/lakonia/monemvasia.html
http://www.pbase.com/nikgr/mani
http://www.virtualtourist.com/travel/Europe/Greece/Prefecture_of_Laconia/General_Tips-Prefecture_of_Laconia-BR-1.html
http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/Grecia/diario_di_viaggio_grecia_336.ashx
http://www.ongvirtualstore.it/venezia/vene5.asp


http://www.liberonweb.com/asp/libro.asp?ISBN=8804282738#Inizio
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. http://www.pbase.com/chiaramonte/peloponneso
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