Winter Expedition 4x4 “The Ring Road”: da Keflavik a Egilsstadir

località: keflavik, laugarvatn, kirkjiubaejarklaustur, hofn, egilsstadir
stato: islanda (is)

Data inizio viaggio: sabato 28 febbraio 2004
Data fine viaggio: mercoledì 3 marzo 2004

Arriviamo a Keflavik e subito l'Islanda si presenta: tempo cupo, una leggera fastidiosa pioggia e l'incessante ululare del vento.
Eppure proprio queste condizioni sono le più adatte per immergersi nelle calde acque della Blue Lagoon, di per sé già molto suggestiva, lo è ancor di più con il cattivo tempo. La Laguna Blu è un'enorme pozza d'acqua alimentata dalla centrale idroelettrica di Svartsengi e riscaldata dal sottosuolo lavico. L'acqua ha un colore celeste per via del fango di silice, bianco e limaccioso, depositato sul fondo della laguna. A causa del freddo le nuvole di vapore che s'innalzano dalla vasca sono particolarmente maestose. La Blue Lagoon è un'esperienza unica, assolutamente da non perdere! In quale altro posto potrete tranquillamente sguazzare, in una scenografica piscina circondata da campi lavici, con una temperatura di zero gradi e sotto la pioggia?
Lasciamo la prima delle tante meraviglie naturali per andarne a vedere altre raccolte in quello che è chiamato "il circuito d'oro" A Grindavik imbocchiamo prima la strada 427 e, poi, la 42 che attraversano la penisola di Reykianes. Si tratta di strade sterrate e nerissime per via del suolo vulcanico. Serpeggiano, infatti, tra distese di lava ricoperte da un irreale manto verde di soffice muschio e spessi licheni.
Arrivati a Hverageroi la strada ritorna asfaltata e c'immettiamo nel "circuito d'oro". La prima attrazione che incontriamo, ovviamente naturale, è il cratere di Kerið, profondo una cinquantina di metri e con un diametro di cento. All'interno il lago è completamente ghiacciato, le pareti hanno tonalità nere, rosse, verdi, marroni e gialle. Superiamo la diocesi di Skalholt e giungiamo poco prima che tramonti il sole alle cascate di Gullfoss, la maggior attrazione turistica di tutta l'Islanda. La caratteristica, oltre all'enorme massa d'acqua, è un doppio salto, il secondo dei quali si getta in uno spaventoso canyon profondo 70 metri.
Sette chilometri più a sud c'è Geysir un territorio pieno di sorgenti da cui sgorga acqua calda. Qui si può assistere, all'incirca ogni dieci minuti, all'eruzione dello Strokkur che spara getti di vapore fino ad un'altezza di 30 metri. Lo spettacolo è visibile già da lontano lungo la strada, ma quando arriviamo è ormai buio, visiteremo il campo geo-termico di Geysir, da cui ha origine la parola internazionale "geyser", l'indomani. All'alba, ossia alle 08:30, assistiamo a tre eruzioni di vapore dello Strokkur e osserviamo da vicino delle pozze in cui l'acqua bolle a tal punto da creare piccoli zampilli alti dieci, venti centimetri come nel caso del geyser di Litli. Lasciamo Geysir diretti a Pingvellir. La strada n° 365 è sbarrata da una transenna con un emblematico cartello: "closed". Indifferenti dell'avvertimento proseguiamo, ma dopo alcuni chilometri siamo costretti a fare marcia indietro. Cumuli di neve c'impediscono di continuare. Siamo allora costretti, per arrivare a Pingvellir, a prendere la statale n° 36, che volevamo evitare, in quanto la deviazione comporta un notevole allungamento. Pingvellir, un po' deludente, è un luogo roccioso di primaria importanza per gli Islandesi. Qui fu istituito nel lontano 930 d.C. l'Alping, il primo parlamento islandese. Vale la pena percorrere il sentiero che si sviluppa nella gola dell'Almannagjà, se non altro per avere la suggestione di camminare lungo la fossa tettonica che annualmente separa di pochi millimetri il continente americano da quello europeo.
Continua a piovere, lungo la strada, non incontriamo nessun mezzo e la metafora di cui spesso s'abusa "non c'è anima viva" nel nostro caso non è assolutamente un eccesso! Lo scroscio della pioggia insieme al rumore del motore del nostro 4x4 è interrotto, per ben due volte e nel breve tratto di qualche chilometro, dal frastuono di due potenze della natura, la cascata di Seljalandsfoss e Skógafoss, visibili già dalla Ring Road. Alla prima ci avviciniamo andandoci ben sotto incuranti degli spruzzi d'acqua essendo già bagnati fradici. In quella di Skógafoss risaliamo il ripido e breve sentiero che la costeggia per osservare il getto dall'alto. Se l'altezza delle cascate non è rilevante, la più alta, quella di Skógafoss, misura 60 metri, la portata d'acqua è, invece, impressionante. Prima di giungere a Vik una deviazione sulla strada 218 ci conduce, dopo una decina di chilometri, alle scogliere di Dyrhðlaey le cui pareti precipitano per più di 100 metri a picco sul mare. Stiamo in silenzio ad osservare il pauroso mare in burrasca le cui onde arrivano a lambire le scogliere. L'acqua ritraendosi dalla spiaggia nera lascia una schiuma bianca presentando una scena che sembra irreale. A Vik, il paese più meridionale dell'Islanda, siamo avvolti dalla nebbia cosicché dobbiamo rinunciare alla camminata che conduce al belvedere dei tre faraglioni.
La monotonia è rappresentata dalla solitudine e dall'isolamento, la strada continua ad essere una nostra esclusiva e dire che è come se stessimo percorrendo l'autostrada Milano - Roma, tuttavia il paesaggio cambia continuamente. Ora stiamo attraversando una vasta area piana caratterizzata da sabbia, ghiaia e sassi il "Sandur", che sarà la caratteristica paesaggistica fino oltre la laguna di Jökulsárlón.

Trascorriamo la notte a Kirkjubaejarklaustur. Al mattino, ormai non è una novità, le nuvole basse limitano la visibilità tanto che ci accorgiamo di essere in prossimità del Vatnajökull soltanto quando vediamo sul ciglio della strada il pilastro di uno dei tre ponti della Strada Circolare distrutti dalla piena creatasi dall'eruzione del Gjálp nel 1996. Il governo islandese, a testimonianza di altri prossimi e sinistri disastri causati dalla forza della natura, ha pensato di lasciarlo qui.
Al Parco dello Skaftafell avvistiamo finalmente il ghiacciaio. Una bufera di pioggia e vento c'impedisce di compiere le due ore di marcia per raggiungere il fronte del ghiacciaio di Skaftafellsjökull e la cascata di Svartifoss, ma saremo ripagati dal lago glaciale di Jökulsárlón, cosparso di iceberg provenienti da uno dei fronti del Vatnajökull, ad entusiasmarci. Assistiamo davanti a questi iceberg, che galleggiano nella parte della laguna più vicina al mare e sono, invece, imprigionati nel ghiaccio nella zona prossima al fronte del ghiacciaio, ad uno spettacolo che non sembra appartenere a questo mondo. Gli iceberg della laguna brillano di mille tonalità: bianchi, grigi, azzurri, blu e verdi. Superato il ponte della Ring Road che attraversa la laguna, subito dopo svoltiamo a sinistra, guadiamo un piccolo torrente e costeggiamo la laguna fin dove le condizioni del terreno lo permettono. Ci avventuriamo a piedi sul lago ghiacciato dove sbucano come funghi gli iceberg.
Continuiamo la nostra marcia sulla Ring Road ed arriviamo a Höfn. Nell'ostello completamente a nostra disposizione, approfittiamo del pomeriggio per risistemarci i bagagli e far asciugare la roba fino ad ora utilizzata. L'idea di passare una serata fuori a bere una birra è abbandonata dopo un breve giro. Le strade sono deserte.
A Breiðdalsvik troviamo la Ring Road interrotta siamo costretti a proseguire per Egilsstadir lungo la strada n° 96 e costeggiare i fiordi di Fáskrúðsfjörður e Reyðarfjörður. La deviazione, tuttavia, ci permette di assistere a scene caratteristiche dell'Islanda invernale come quelle di piccoli porti le cui acque del mare sono ancora parzialmente ghiacciate. Alla fine della giornata, dopo aver assaporato per quattro giorni nient'altro che paesaggi arriviamo a Egilsstadir, 1.800 abitanti, la città più grande finora incontrata

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