Sul Lungomare con Mosè: Una giornata a Celle Ligure

località: celle ligure
regione: liguria
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: giovedì 14 aprile 2011
Data fine viaggio: giovedì 14 aprile 2011

Quando arriva la primavera, viene inevitabilmente voglia di fare un salto nei luoghi dove il Sole è di casa, dove anche i suoi raggi più deboli di Aprile sembrano quelli di Luglio, perché amplificati dai colori vivaci delle case che si affacciano sul mare.
Siamo nella provincia di Savona, e se il capoluogo è noto come la “Città dei Papi”, grazie a ben due Papi savonesi, Sisto IV e il nipote Giulio II, scopriamo che in realtà Sisto IV nacque nel 1414 in una frazione di Celle Ligure, chiamata Pecorile. Si tratta del Pontefice da cui prende il nome la Cappella Sistina, che proprio durante il pontificato di Giulio II venne affrescata da Michelangelo.
Il profumo del mare ci accompagna anche durante la visita al monumento religioso più importante di Celle, la Chiesa di San Michele Arcangelo. Infatti, il sacrato antistante la chiesa è formato da un mosaico di oltre mezzo milione di ciottolini di mare bianchi e neri, raccolti a partire dal 1894 da Don Agostino Delfino e dai suoi alunni, sulla battigia tra Camogli e Albisola. I sassi così raccolti sono stati trasportati a Celle con gozzi da pesca. All’interno della chiesa si trovano delle opere d’arte preziosissime, tra cui il polittico “San Michele e i Santi”, dipinto nel 1535 da Perin del Vaga, allievo di Raffaello. Secondo la leggenda, l’opera sarebbe un ex voto dedicato dal pittore a San Michele per aver trovato salvezza sulla spiaggia di Celle Ligure dopo un naufragio. I fatti storici riferiscono però che l’opera era stata commissionata all’artista dai pescatori cellaschi.
Celle Ligure viene citata nelle carte per la prima volta nel 1014, e nel XII secolo il suo territorio passò al Marchesato di Ponzone. E fu proprio Pietro Ivaldi, detto il Muto di Toleto, in quanto nativo della frazione Toleto di Ponzone, la patria del filetto baciato tra le colline dell’Alto Monferrato Acquese, a realizzare la celebre serie di dipinti raffiguranti episodi della vita di Cristo all’interno della Chiesa di San Michele Arcangelo di Celle.
Durante la nostra permanenza abbiamo visitato diverse delle numerose altre belle chiese, tra cui l’Oratorio di San Michele e la Chiesa di San Giorgio nella frazione Sanda.
Ed è proprio dalla frazione Sanda che parte uno degli itinerari turistici più entusiasmanti di Celle, il Sentiero botanico, che porta fino al luogo dove sorgeva la storica Torre Bregalla, detta Torre di Cardemei.
Tornando in centro, a due passi dalla Chiesa di San Michele Arcangelo, incontriamo nientemeno che Mosè: una statua del personaggio biblico, collocata all’interno di un grazioso giardino, ricorda la felicità dei cellesi di quando, nel 1909, l’acqua sorgiva del Nascio raggiunse la città.
Ma non solo: Mosè è anche il nome di uno dei ristoranti di più antica tradizione cellese, in Via Colla, esattamente dove decidiamo di coronare la giornata con una squisita cena tipicamente ligure. “Mosè è il soprannome dell’antica famiglia Rebagliati e fu dato a Giovanni Rebagliati alla fine dell’Ottocento, trisavolo di mio padre, perché durante le fredde serate autunnali, mentre si lavorava nel frantoio, Giovanni usava leggere la Bibbia, entusiasmandosi quando parlava del “Salvato dalle acque”, ci racconta Riccardo Rebagliati, che oggi gestisce il locale insieme alla Signora Franca, sua mamma. “Il locale è ricavato dalla cappella e dalla cantina del settecentesco Palazzo Avogadro”, ci svela la Signora Franca mentre ci accomodiamo ai tavoli dell’accogliente sala arredata con classe. Iniziamo con degli antipasti al carrello, e continuiamo con uno dei fiori all’occhiello del Ristorante, il risotto al radicchio rosso di Treviso, servito con code di scampi sgusciati, insaporiti al rosmarino e all’aglio vestito. Gustiamo anche il riso “A7 Milano – Genova”. Come fa intuire il suo nome, questo risotto, preparato con zafferano, gamberi, scampi sgusciati, zucchine e i loro fiori, unisce i sapori lombardi e quelli liguri. Alcuni di noi non resistono alle trofiette al pesto alla Cellasca con patate e fagiolini, mentre il resto del gruppo sceglie gli spaghetti alla Mosè, con aglio, acciughe in bagna cauda, pomodoro e pasta di olive nere taggiasche macinate. Facciamo seguire questi squisiti primi dalla frittura mista del “nostro mare”, la favorita di mamma Franca. Gustiamo anche un ottimo filetto di branzino spadellato, insaporito con aglio vestito e rosmarino, con sopra un goccio di aceto balsamico “Toro Albalà Don Arrope” e servito con patate lesse e pomodorini ciliegini. Accompagniamo il tutto con degli ottimi vini bianchi come il Pigato della Riviera Ligure di Ponente.
La dolce conclusione di questa bellissima giornata in Riviera ci vede assaggiare la Crema Mosè, oltre alla tarte tatin annaffiata con Calvados, e la Crème brulè, che, come testimonia un antico ricettario che ci mostra la Signora Franca, si dovrebbe chiamare Latte brulè. Comunque sia, queste bontà saranno senz’altro tra quei numerosi buoni motivi che ci faranno presto tornare a Celle Ligure.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comunecelle.it
www.ristorantemose.it
Via Colla, 30 Celle Ligure (SV)
019/991560

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