Giro tra le colline in tramway: Una giornata ad Altavilla Monferrato

località: altavilla monferrato
regione: piemonte
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: venerdì 20 maggio 2011
Data fine viaggio: venerdì 20 maggio 2011

“E’ la nostra città, una città piccola e non ci passano i tram. Ma ci passa il fiume e sopra il fiume le foglie e sopra le foglie il Sole”, così dice una delle tante composizioni poetiche del cantautore Gianmaria Testa, nativo delle Langhe. Siamo abituati a vedere i tram solo nelle città più grandi, eppure, se avessimo voluto visitare Altavilla Monferrato fino a circa ottant’anni fa, quasi sicuramente ci saremmo arrivati in tram. La storia di questo comune sito al confine con la provincia di Asti, è strettamente legata alla storia dei tramway a vapore. Altavilla fu infatti una delle stazioni più impoprtanti della rete delle tranvie della provincia di Alessandria, che dal 1880 fino al 1936 collegava i comuni collinari con Casale Monferrato, Alessandria e Asti.
La curiosità di scoprire qualcosa di più su questi incredibili tram che riuscivano perfino ad arrampicarsi sulle colline di San Salvatore Monferrato, così come a Vignale, ci porta a visitare il Museo dei Tramways, nella frazione Cittadella. Scopriamo così, vedendo le vecchie locomotive e ascoltando il racconto di qualche persona anziana del luogo, che intorno ai tramway esiste una vera e propria letteratura, piena di episodi pittoreschi, a cominciare dai nomignoli che la gente affibbiava a questi mezzi di locomozione. A scatenare la fantasia popolare in tal senso erano i tempi di percorrenza, definiti “lumacheschi” dallo studioso Franco Castelli, (15 km in quasi due ore), oltre al loro sbuffare e sferragliare immersi nel fumo nero della ciminiera. Ecco allora gli alessandrini a chiamare il tram “caffettiera”, mentre in provincia si parlava di “rabaton” (ruzzolone, dati i frequenti deragliamenti), di “fruciam” (ferro vecchio), ma anche di “biglietto con diritto alla spinta”, visto che in salita non era raro che il convoglio si bloccasse, costringendo i passeggeri a scendere e a dover spingere la locomotiva. Si narra anche che i conducenti dei tram alzassero spesso il gomito, fatto comprensibile data la bontà dei vini di queste colline. Però Altavilla Monferato è famosa anche per la grappa, infatti a poca distanza dal Museo dei Tramway si trova il Museo della Grappa, presso una storica distilleria.
La nostra passeggiata prosegue in centro, dove ammiriamo la suggestiva Chiesa Parrocchiale dedicata a San Giulio d’Orta. Al suo interno sono conservate diverse preziose opere del Moncalvo, oltre all’Ultima cena del Caccia e le “Nozze di Cana” del Musso. Facciamo il giro del paese lungo l’antica cinta muraria costruita, insieme al castello, da Giovanni del Monferrato dopo il 1320. Oggi del maniero restano solo pochi ruderi, inglobati in un palazzo residenziale. Percorrendo le caratteristiche stradine che passano tra giardini traboccanti di fiori e case le cui finestre danno sulle splendide colline circostanti, raggiungiamo la Chiesa di Santa Maria Assunta, ma visitiamo anche una bella cappelletta dedicata a Sant’Anna.
Dopo questa passeggiata, piacevolmente stanchi e affamati, ritorniamo nei pressi del Museo dei Tramways e decidiamo di fermarci per cena presso il Caffè del Tranvai. “Il locale esiste dagli anni ’30 e all’epoca i tram passavano proprio qui davanti, ecco perché si chiama così. Io lo gestisco da nove anni e oltre alle specialità da ristorante, il nostro punto di forza sono le pizze, sottili e fatte nel forno a legna”, ci racconta il titolare Fabio Vergano. Dopo l’aperitivo ci accomodiamo presso i tavoli dell’ampia sala che può ospitare anche fino a settanta persone, e cominciamo a gustare gli antipasti: un bel tagliere misto di salumi, il tomino alla piastra con julienne di pere, l’Albese battuta al coltello, le cappesante con punte d’asparagi e patate croccanti, oltre all’insalata di mare. Mentre una parte del nostro gruppo opta per il menù da ristorante, gustando gli spaghetti con pecorino e pepe, gli agnolotti alla Monferrina e gli spaghetti “ubriachi”, con Dolcetto e pasta di salame, la maggiornaza di noi non resiste alle ottime pizze. Decidiamo di provare alcune delle più curiose tra le circa novanta varietà proposte: la pizza Selvatica, con mozzarella, mele e prosciutto di cinghiale, l’Equina, con sfilacci di cavallo, rucola e grana a scaglie, la Coffeè, con pomodoro, polvere di caffè, scamorza, speck e gin, oltre alla Biancaneve, con olio extravergine di oliva, mozzarella, certosa, pepe e rosmarino. Annaffiamo il tutto con delle birre in bottiglia provenienti da tutto il mondo, perfino dall’Argentina e dall’Australia.
I nostri amici continuano con una bella tagliata al Nebbiolo e con l’insalata di spada, bufala e pomodoro. Per la gioia dei bambini che sono con noi, ma non solo, concludiamo la nostra cena con delle fantastiche pizze dolci: la pizza Melinda, con vino bianco, mele a fette e zucchero e la pizza Melba, con vino rosso, pesche a fette e zucchero. A coronamento di questa esperienza golosa, arriva pure una pizza con nutella e panna che ci dividiamo facendola sparire in pochi minuti...

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.altavillamonferrato.al.it
Ristorante Pizzeria Caffè del Tranvai
Regione Cittadella, 3 Altavilla Monferrato (AL)
Tel. 0142/926401

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