Gita nel mistero del Castello: Una giornata a Montegrosso d'Asti

località: montegrosso d'asti
regione: piemonte
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: venerdì 3 giugno 2011
Data fine viaggio: venerdì 3 giugno 2011

Nella Val Tiglione, alle porte di Asti, l’anno 1134 fu uno dei più drammatici della storia: la pestilenza decimò gli abitanti di numerose località site lungo il torrente che confluisce nel fiume Tanaro, e i pochi sopravvissuti pregavano disperati per trovare salvezza. A quel punto, come un’illuminazione divina, venne loro l’idea di trasferirsi sopra la collina più alta della zona: l’aria salubre di quel luogo, all’epoca completamente ricoperto di boschi, li avrebbe salvati dalla morte certa. Così su quel “monte grosso” è nato il paese di Montegrosso d’Asti, paese della salvezza.
Oggi questa graziosa località continua a sprigionare i suoi effetti benefici, ma ormai in chiave moderna e turistica: chi arriva qui dal grigiore delle metropoli, può sicuramente trovare sollievo dallo stress e godersi una piacevole giornata nelle atmosfere cariche di storia del luogo.
Passeggiando per le antiche “sternìe”, i vicoli scoscesi pavimentati con ciottoli di fiume, che si snodano tra case colorate tra le quali s’intravedono le interminabili catene delle colline astigiane, abbiamo la sensazione di essere finiti in un dipinto. Ci basta scambiare quattro chiacchiere con le persone del posto per scoprire che è davvero così: siamo in un dipinto di Enrico Paulucci. Il pittore nato a Genova nel 1901, è famoso tra l’altro per aver fondato nel 1929, insieme a cinque artisti tra cui Carlo Levi, i “Sei di Torino”, gruppo che si ispirava alla pittura francese postimpressionista di Cèzanne, Matisse, Dufy e altri. La madre di Paulucci era di Montegrosso e l’artista è sempre rimasto molto legato a questo luogo dove ha anche abitato per lunghi anni, realizzando numerosi dipinti in cui ritraeva questi splendidi paesaggi.
Da qualsiasi punto si alzi lo sguardo verso la parte alta del paese, si vede il Castello e l’attigua Chiesa Parrocchiale dei Santi Secondo e Matteo, con la sua cupola ottagonale e il pronao neoclassico. Raggiungiamo così il fulcro architettonico del paese visitando prima la Parrocchiale novecentesca, al cui interno è custodita un’importante tavola raffigurante la Sacra Famiglia. Arrivando all’imponente castello medioevale, notiamo subito una suggestiva torre, molto alta e rotonda. Arriviamo al portone del castello proprio nel momento in cui vediamo entrare un signore, così ci facciamo coraggio e chiediamo se è possibile dare un’occhiata anche all’interno. Ci accoglie il Castellano, il signor Graziano Motta, facendoci accomodare al robusto tavolo di legno al centro di una sala intrisa di storia. “Più che un castello, questo edificio era un vero e proprio forte, per una guarnigione di circa quaranta uomini”, ci racconta. Ma non è tutto. Si dice che in questo castello, e più precisamente proprio in quella torre che ci era piaciuta così tanto, viva anche un fantasma. “Io non l’ho ancora incontrato, ma so che si tratta di un frate a cui i ghibellini mozzarono la testa nel 1328, quando conquistarono la torre. Pare che una volta all’anno sulla torre affiorino pure dei rigagnoli di sangue”, ci rassicura il Castellano...
Dopo questi brividi romanzeschi ci avviamo verso un altro luogo storico della città: il Ristorante della Stazione, in Piazza Roero. “Questo locale ha circa 120 anni di storia alle spalle. Un tempo in questa piazza si svolgeva il mercato, e il bar-ristorante di allora non chiudeva mai per poter rifocillare i passeggeri che arrivavano col treno durante la notte”, ci racconta Gian Luca che gestisce il ristorante con Michela dal 2006, anno in cui i genitori di lei hanno passato il testimone alla figlia. “Questo Giugno festeggiamo vent’anni di gestione della nostra famiglia. Ma mia mamma continua ad aiutarci, gli agnolotti migliori li fa sempre lei”, ci confida Michela. Iniziamo con i peperoni con la bagna cauda, il vitello tonnato, la carne di fassona battuta al coltello e lo spumone di formaggi, ovvero una selezione di formaggi da tagliere frullati insieme, con marmellata di peperone e miele di Montaldo. Dopo questi squisiti antipasti della tradizione monferrina assaggiamo alcuni primi preparati con la pasta fatta in casa: i classici agnolotti quadrati fatti a mano alle tre carni col sugo d’arrosto, le tagliatelle di borragine dell’orto con il ragù di salsiccia e gli gnocchi al Castelmagno. Annaffiamo queste bontà con dei buonissimi vini scelti tra le circa novanta etichette disponibili, tra cui il Barbera, il Dolcetto, il Grignolino e il Bonarda, sia di aziende molto note che di piccoli produttori della zona. Continuiamo con il fritto misto alla piemontese, la rolata di coniglio con le erbe aromatiche al forno, servita con le patate, e alcuni di noi gustano anche una bella bistecca di fassona piemontese.
In attesa di tornare qui per l’imperdibile stagione dei tartufi, stavolta la nostra cena si conclude tra dolci tentazioni tra cui il bunet, lo zabaione al Moscato, il tiramisù con le fragole e la nocciolata, una torta morbida di nocciole ricoperta di granella di cioccolato...

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.montegrossodasti.at.it
www.ristorantedellastazione.it
Ristorante della Stazione – L’òstu Da Castagna
Piazza Roero, 3 Montegrosso d’Asti (AT)
Tel.: 0141/953167

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