Tra le meraviglie dell'arte palladiana: una giornata a Vicenza

località: vicenza
regione: veneto
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: sabato 1 dicembre 2012
Data fine viaggio: sabato 1 dicembre 2012

Negli anni 1520 c’era un ragazzo quindicenne, di nome Andrea di Pietro, il quale, reduce da diciotto mesi di apprendistato di scalpellino a Padova, iniziava a frequentare la bottega dello scultore Girolamo Pittoni a Vicenza. Tutti notavano la sua abilità e infatti, il giovane era iscritto alla Fraglia dei Muratori già all’età di sedici anni. Dopo oltre un decennio di studi, l’incontro con il conte Gian Giorgio Trissino, poeta e tragediografo, cambiò la vita ad Andrea, a cominciare dal cognome: il suo mentore gli conferì l’aulico soprannome Palladio, iniziando a guidarlo negli studi.
La scoperta delle bellezze di Vicenza è un viaggio nell’arte di Andrea Palladio, l’architetto più importante della Repubblica di Venezia a cui Vicenza appartenne dal 1404 al 1797 vivendo il periodo più felice e proficuo della propria storia. Oggi gli edifici da lui progettati che suscitarono l’ammirazione anche di Goethe e di Salvador Dalì, sono patrimonio dell’umanità UNESCO.
Una delle principali mete della nostra passeggiata nella città dominata dal Monte Berico e attraversata da diversi fiumi che consentirono l’insediamento di popolazioni paleovenete già nel VI secolo a.C., è la Basilica Palladiana, il più celebre edificio pubblico della città. Affacciata sulla centralissima Piazza dei Signori, era il fulcro delle attività politiche ed economiche già nel Medioevo, così come dopo la ricostruzione palladiana a partire dal 1549. Di fianco alla Basilica il nostro sguardo è invitato a volare in alto seguendo la duecentesca Torre Bissara, alta ben 82 metri e sopravvissuta al devastante terremoto del 1347.
Vistiamo anche il Teatro Olimpico che il Palladio progettò utilizzando anche degli studi sul Teatro Berga, il primo anfiteatro romano della città, di cui all’epoca erano ancora visibili dei ruderi. I lavori di costruzione del Teatro Olimpico iniziarono nel 1580, anno in cui il grande architetto scomparve.
Girando in centro scopriamo che il nome di Palladio si lega anche a due altri simboli della città: al Gioiello di Vicenza, da lui progettato e alla Rua. Il primo era un modello della città di Vicenza, realizzato in placche d’argento nel 1578 e considerato uno dei capolavori della millennaria tradizione orafa cittadina, distrutto dal governo napoleonico. La Rua, ovvero “Ruota”, era una torre lignea a forma piramidale con una grande ruota incastonata al suo centro. Nel 1944 un bombardamento la distrusse, ma nel 2007 venne ricostruita e ripristinarono anche lo storico “Giro della Rua” in occasione della festa della Santa Patrona, la Madonna di Monte Berico.
Tra i numerosi splendidi edifici religiosi che visitiamo c’è, oltre alla Cattedrale, proprio il Santuario della Madonna di Monte Berico, costruito da due chiese sul luogo di due apparizioni della Madonna a una contadina nel 1426 e nel 1428.
Restiamo nel cuore storico della città anche per cena, accomodandoci presso i tavoli del Ristorante Al Pestello, al fianco della Chiesa di Santo Stefano, fondata nel XII secolo e costruita a partire dal 1695. “In questo luogo esisteva un’osteria sin dal 1910, infatti Al Pestello fa parte delle 1300 Imprese Storiche Italiane”, ci racconta Fabio Carta, sommelier e titolare del ristorante dal 1986, che gestisce insieme a Marco Majoli, alla guida della cucina con le “sue ragazze”. “Quando sono arrivato io, il locale era un semplice bar rionale, che ho deciso di trasformare in questa elegante trattoria la cui cuina è alla costante ricerca della vicentinità nelle ricette e nelle materie prime”, ci racconta Fabio. Prima ancora di assaggiare i piatti in cui i sapori tradizionali vengono esaltati da abbinamenti attuali, ci immergiamo nel fascino della cultura vicentina grazie al menù scritto in dialetto.
Iniziamo con le “caramelle” di bresaola al leggero aroma di grappa, e gustiamo anche la sopressa vicentina e pere alla griglia, oltre all’insalata di code di gamberi con crema di ceci. Dopo questi squisiti antipasti proseguiamo con i tipici bìgoli con anatra, lo strugolo ripieno di trota e sedano croccante, i tradizionali gargàti, ovvero dei maccheroncini al profumo di caffè al ragù bianco di maiale e veniamo introdotti perfino alla corte del Re del bosco al tartufo nero dei Berici, cioè le tagliatelle di farina di castagne. Annaffiamo queste prelibatezze con degli ottimi vini locali seguendo il vecchio proverbio: “la cucina mangia la cantina”. Tra le numerose pietanze optiamo per la fantastica polenta e baccalà alla vicentina, (non a caso Al Pestello fa parte dei “Ristoranti del Baccalà” scelti da Vicenza Qualità. Assaggiamo anche la pastissada de cavàl, le lumache in umido alla vicentina e il brasato di manzo al Cabernet dei Colli Berici. I nostri amici non resistono nemmeno ai petti di faraona con salsa di tartufo nero e allo spezzatino di musso al Tocai Rosso.
Ci rimane ancora tantissimo da scoprire di questa meravigliosa città, dove torneremo certamente, anche per deliziarci nuovamente con la buona cucina vicentina.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.Vicenza.it
www.ristorantealpestello.it
Ristorante Al Pestello
Contrà S. Stefano, 3 Vicenza
Tel.: 0444/323721

Le foto della città provengono da Wikimedia Commons e sono pubblicate ai sensi della licenzaCreative Commons – “Attribuzione Condividi allo stesso modo 3.0 Unported”.


Condividi questo articolo se ti è piaciuto...